Venerdì 13 novembre, alle ore 21, nella Sala civica Santa Margherita di Lissone, si terrà un'assemblea pubblica, organizzata dal Comitato per la difesa del territorio di Lissone, dedicata a due grandi interventi infrastrutturali che interessano il nostro territorio: Pedemontana e metrotranvia Milano-Seregno.
Due opere diverse, due vicende che sollevano questioni importanti sul futuro della Brianza e sulle scelte che riguardano la mobilità, l'ambiente e il consumo di suolo.
L'assemblea propone un confronto a partire da due domande: perché finire la metrotranvia e perché fermare Pedemontana?
Interverranno:
- Jennifer Moro – Metrotranvia: perché finirla?
- Francesco Facciuto – Pedemontana: perché fermarla?
- Luca De Vincentis – Testimonianza dal territorio.
- Marco Donadel – Il cambiamento climatico in città.
Sono temi che hanno trovato e continuano a trovare ampio spazio su Brianza Centrale, anche se le due infrastrutture richiedono considerazioni differenti.
Per quanto riguarda Pedemontana, la posizione del blog è di netta contrarietà. La realizzazione dell'autostrada sta comportando una profonda trasformazione del territorio, con sottrazione di aree agricole, frammentazione degli spazi naturali e consumo di suolo. A questi effetti si aggiungono costi economici, ambientali e sociali che ricadono sulla collettività. Una grande opera che solleva interrogativi sulla sua effettiva utilità e sulla sostenibilità delle scelte infrastrutturali che stanno ridisegnando la Brianza.
Diverso è il discorso per la metrotranvia Milano-Seregno. Brianza Centrale sostiene l'importanza del trasporto pubblico. Questo non significa, tuttavia, condividere tutte le scelte progettuali e realizzative. Una delle criticità più rilevanti riguarda la realizzazione del deposito della metrotranvia nell'area verde compresa tra Desio e Seregno. Un intervento che comporta la trasformazione di una porzione di territorio ancora libero, con perdita di superfici verdi e consumo di suolo. Altre criticità riguardano il tracciato. A Desio, in via Milano, il progetto ha suscitato la protesta di cittadini che, con una raccolta di circa 350 firme, hanno chiesto di evitare l'abbattimento di un gruppo di alberi di pregio, individuando soluzioni alternative. Sono questioni che meritano di essere affrontate apertamente. Investire nel trasporto pubblico non dovrebbe significare rinunciare alla tutela del territorio e del patrimonio verde.

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