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giovedì 8 marzo 2018

Palazzo Litta si presenta a Cesano Maderno


di Daniele Santambrogio, Associazione "Vivere il palazzo e il giardino Arese Borromeo"

Venerdì 16 marzo 2018 alle ore 21 in Sala Aurora a Palazzo Arese Borromeo (ingresso libero) si terrà la presentazione del recente libro dedicato a Palazzo Litta di Milano.

Saranno presenti alcuni degli autori che illustreranno il loro lavoro di ricerca storico-artistica su uno dei più bei palazzi nobiliari milanesi.
Come noto esiste un profondo legame storico tra Palazzo Litta di Milano e il nostro palazzo di Cesano, dal momento che furono entrambi realizzati a metà Seicento dallo stesso committente, il conte Bartolomeo III Arese, il primo come residenza cittadina, il secondo come dimora di campagna.

martedì 23 maggio 2017

Il romanzo di Milano: una storia lunga 500 anni

Venerdì 26 Maggio 2017
ore 18,15
Sala Civica Monsignor Gandini
Via XXIV Maggio, 10
Seregno

In occasione dell'inaugurazione della quinta edizione del festival storico-letterario "Voci della Storia"  
Tito Livraghi presenta il suo nuovo libro "Il romanzo di Milano"

Con proiezione di immagini e reading a cura di Nellina Galla
Modera l’incontro Eva Musci
Ingresso libero, fino a esaurimento posti

Le città somigliano a un grande teatro. Le quinte sono le vie, le case, le chiese, le fabbriche, i negozi. Gli attori sono gli abitanti, che hanno costruito e continuano a costruire la trama dello spettacolo, interpretandola. Sul palcoscenico si sono esibiti milioni di comparse e primi attori. A volte è stata rappresentata una commedia, a volte una tragedia.

La casa al civico 14 di via Borgonuovo è stata completamente distrutta dai bombardamenti del 1943. Dopo la ricostruzione si ritrova senza memoria. Gli uomini non lo sanno, ma le case sono vive, vedono, pensano, giudicano; il loro cervello si trova nella chiave di volta del portone. Casa Landriani, la più antica della via, viene incaricata dalle altre di raccontarle la loro storia. E lei incomincia dal 1491, quando è nata. Ne esce una storia milanese lunga cinquecento anni, narrata come un romanzo, ma con attori veri.


Tito Livraghi, milanese, medico, è noto a livello internazionale per avere proposto un innovativo metodo per la cura dei tumori epatici. È l’autore più citato nella letteratura radiologica. Amante della fotografia, dei viaggi, della montagna e grande conoscitore e cultore della storia di Milano, ha pubblicato svariati volumi, fra i quali A spasso con la storia di Milano; Milano: i luoghi e la storia (Meravigli, 2014) e il fortunato romanzo storico La Riviera di Milano (Meravigli, 2015).

sabato 29 aprile 2017

Cascina Vignazza a Mariano Comense: il museo contadino che non ti aspetti


Cascina Vignazza si trova nella zona settentrionale di Mariano Comense.
L'edificio, ancora ben conservato, presenta un impianto compatto alleggerito dal doppio ordine di logge.

Il corpo residenziale
 

Nei loggiati superiori sono esposti attrezzi delle attività contadine di un tempo.

 
La vista dal loggiato
Le stanze sono arredate con mobili d'epoca ed espongono una collezione di oggetti della vita contadina, raccolti negli anni grazie alla passione del proprietario, che ora vive altrove, ma ha trascorso nella cascina i primi anni della sua vita.

 
 
 
 
 
 

Nel porticato si possono ammirare alcune pitture devozionali ed altri attrezzi utilizzati dai contadini.

Sant'Antonio da Padova
La Madonna
 
 
Uno dei graticci che venivano utilizzati per l'allevamento dei bachi da seta
Il corpo della stalla, ancora in funzione, è situato sul lato destro. Dall'edificio sporgono le vecchie latrine.

Le stalle, in linea con l'edificio principale
Le latrine
Il complesso rurale è arricchito dalla presenza del pozzo, del forno (anch'esso ancora funzionante) e da edifici accessori.
La cascina è visitabile solo in occasione di visite organizzate o previo accordo con i proprietari.

Il pozzo
La legnaia
L'edificio del forno
Il forno
I pollai
Cascina Vignazza. Vista dalla strada

domenica 19 giugno 2016

Il Parco della Brughiera e Villa Padulli di Cabiate


Domenica 19 giugno 2016 una quarantina di persone si sono ritrovate davanti alla portineria di Villa Padulli a Cabiate per percorrere i sentieri del Parco della Brughiera.

La portineria di Villa Padulli
Il primo tratto del percorso, ristrutturato recentemente, costeggia il torrente Valletta. Il sentiero prosegue poi attraverso boschi di robinia, tiglio, farnia e ontano nero.

 

La stagione, finora particolarmente piovosa, rendeva il torrente ricco d’acqua e i sentieri fangosi. Lungo il percorso si sono osservati anche fenomeni erosivi di notevole rilevanza e le relative opere di contenimento realizzate dal Parco della Brughiera.


Dopo aver attraversato numerosi ponti e semplici aree di sosta (realizzati negli anni dal Gruppo Naturalistico della Brianza) ed essere risaliti lungo una scarpata, si giungeva al confine con Mariano Comense e infine al laghetto Azzurro.

 

Il gruppo riprendeva quindi il cammino ritornando a Cabiate dove, dopo un rinfresco offerto dall'Amministrazione Comunale, si è svolta la visita del parco e di Villa Padulli, attualmente in rovina ed oggetto di una petizione per chiedere un aiuto al Governo Italiano per il suo recupero.

Il maestoso carpino monumentale all'ingresso del parco
Di seguito una descrizione della Villa.
(tratta dal sito brianzadesigndistrict)

Il portico
Villa Padulli venne edificata dalla famiglia veronese dei Padulli, già fiorente nel XIII secolo che nei secoli aveva contratto matrimoni di grande prestigio e influenza con i Borromeo e i Melzi d'Eryl e nel XIX secolo aveva scelto Cabiate quale propria residenza ufficiale.

La limonaia
La villa venne eretta in due tempi diversi: la casa padronale venne edificata all'inizio dell'Ottocento, mentre l'area della servitù venne eretta a partire dal 1860. Ospiti della famiglia furono, tra gli altri, Antonio Rosmini e Alessandro Manzoni.

Monumento eretto nel 1909, 50° anniversario della seconda guerra d'indipendenza
La struttura venne edificata a ridosso di una collina naturale terrazzata, immersa nel verde di un ampio parco che sovrasta direttamente l'intero abitato cittadino. Gli interni, con la tipica struttura della casa di campagna ottocentesca, vennero realizzati con soffitti affrescati e pavimenti a mosaico. La villa disponeva anche di una cappella privata oggi in disuso.

La scuderia
Per chi volesse ripercorrere i sentieri del Parco della Brughiera e visitare la Villa suggeriamo di partecipare alla passeggiata di domenica 26 giugno 2016 (maggiori informazioni cliccando qui).

domenica 18 maggio 2014

Ceredo: la ricerca della cascina perduta

La cascina Ceredo a Seregno
Il nome Ceredo deriva da cerredo o cerreto, a sua volta derivante da cerrus, ovvero cerro o quercia; la denominazione rimanda quindi all'antica copertura boschiva dei luoghi.

Il Ceredo entra nella storia nella seconda metà del XIII sec., quando il bosco originario era ormai ridotto a pochi residui e la quasi totalità delle terre era destinata ad arativo. A quell'epoca risalgono infatti i primi documenti che lo nominano e soprattutto la contesa che oppose, dal 1273 al 1311, il Monastero di S. Vittore di Meda, proprietario quasi esclusivo dei terreni, alla famiglia dei Torriani, che se ne impossessarono in due riprese. La disputa vide trionfare il Monastero, in seguito alla sconfitta definitiva dei Torriani da parte dei Visconti, e da allora le Monache rimasero padrone indiscusse del Ceredo fino alla soppressione del Monastero stesso nel 1798 (vedi più avanti).

La Madonna del latte, affresco sulla facciata della cascina
A proposito di cereali, dobbiamo ricordare che il frumento all'epoca era un prodotto piuttosto pregiato, che il mais naturalmente non era ancora conosciuto in Europa e che la base dell'alimentazione popolare era costituita da una mistura di segale e miglio, così come il canone d'affitto pagato alle Monache per le terre del Ceredo dal comune di Seregno, che alla fine del XIII sec., variava dalle 85 alle 130 moggia all'anno.

Comunque nella zona non c'era traccia di abitazioni, per le quali bisognava aspettare ancora due secoli. E' del 1495 infatti la prima notizia della "cassina del Ceredo", allora "costituita da due case contigue con antistante portico, rustici di paglia per gli attrezzi agricoli, stalla, aia, orto e vigneto per i due fittavoli che si dividevano la conduzione dell'intero podere.  (...) Oltre alla solita mistura di segale e miglio, vi si producevano rape, fagioli, ceci, olio di lino, grano e - dopo la parziale riconversione in vigneto di quelle che un tempo erano soltanto terre arative - anche il vino, il cui largo consumo ne stimolava la produzione, prevista nei canoni di fine Quattrocento accanto alla cera, ai capponi, alle uova, a ciliege, amarene e marroni." [M. Tagliabue in (1)]


Questo contratto di locazione ne fa la prima cascina di Seregno di cui si abbia notizia, anche se probabilmente coeva o addirittura più antica deve considerarsi la cascina Arienti (ora frazione San Carlo), visto che nei due censimenti alla metà del '500 questa risultava di 5 e poi di 7 "fuochi" (cioè famiglie) mentre quella del Ceredo ne contava solo tre.


Nella seconda metà del XVII sec. le monache di Meda fecero costruire una chiesetta per i fittavoli, che fu intitolata a S. Ambrogio; la cascina veniva ora chiamata "il Chiaré". Pochi anni dopo probabilmente furono demolite o rimaneggiate le prime abitazioni per costruire una grande cascina, che rimane in parte ancora oggi e che reca incisa la data del 1694.

Questa cascina è quella che risulta dalle mappe del Catasto teresiano, redatte all'inizio del secolo successivo (1721-22). Queste stesse mappe ci danno una fotografia della situazione: le proprietà del Monastero di Meda comprendevano oltre al Ceredo anche le aree degli attuali parchi della Porada e del Meredo; parte del terreno arativo era vitato o, in minor misura, "con moroni", ovvero piante di gelso, chiaro sintomo del fatto che stava prendendo piede la bachicoltura; resistevano solo circa 38 pertiche di bosco, pari a poco meno di 25.000 mq.

Catasto Teresiano - 1722
Nel frattempo, verso la metà del '600, nella nostra zona era stata introdotta la coltura del granoturco, che si diffuse sempre più nel XVIII sec., mentre perdevano importanza i cosiddetti "cereali minori" come la segale e il miglio.
Ma alla fine di quel secolo la Rivoluzione arrivava a coinvolgere, o a sconvolgere, anche la cascina del Ceredo. Nel 1798 infatti il Monastero di Meda fu soppresso e i suoi beni incamerati dalla Repubblica Cisalpina e poi ceduti per pagare forniture militari. L'acquirente a sua volta vendette il Chiarè con la maggior parte dei terreni circostanti a Giuseppe Rivolta. Questi trasformò tutta l'ala est della cascina in una villa, che esiste ancor oggi. Forse contemporaneamente venne costruita una parte nuova di lato e davanti alla cascina, che la chiudeva a corte allungata, con il lato aperto verso la villa.

L'attuale Oratorio della B.V. Addolorata
Il vecchio Oratorio di S. Ambrogio fu demolito e fu ricostruito sul lato della villa che dava verso la cascina; probabilmente in tale circostanza cambiò l'intitolazione, prendendo quella alla Beata Vergine Addolorata, in onore della statua lignea già presente nella vecchia chiesetta.

Il "Casun"
Altri fabbricati, tra cui il cosiddetto "Casun", furono aggiunti più tardi; possiamo vedere la situazione dopo la metà dell'800, che ci è rappresentata dal catasto del Lombardo-Veneto del 1856-73 (il fabbricato a C sulla destra è quello della villa).

Catasto Lombardo Veneto -1856/1873
Un nuovo restauro della cascina fu effettuato nel 1906, come ci informa la data incisa sul muro, che reca anche il nome Rivolta, famiglia che evidentemente deteneva ancora la proprietà. Negli anni successivi tuttavia la villa passava alla famiglia Fumagalli, che la possiede ancor oggi e con il cui nome è conosciuta.

Ca' Foeu o Casa delle margherite
Al 1914 risale la cascina Fumagalli, soprannominata Ca' Foeu o Casa delle margherite, fra via Induno e via Lambruschini, e sempre alla prima metà del XX sec. risalgono le case lungo via Lambruschini, dietro la chiesa attuale, e il caseggiato di fronte alla villa in via Cadore - soprannominato Tri Boeucc -, in cui si aprivano i negozi di prima necessità. Il tutto è fotografato nella bella veduta aerea del 1943, in cui si notano il bel giardino della villa e i campi estesi a perdita d'occhio.

Veduta aerea nel 1943. Immagine tratta dal sito della Parrocchia del Ceredo
Nella prima metà del '900 era ancora molto diffuso l'allevamento dei bachi da seta. Nella Curt de la Gesa o Curt de' Matt Matisch, come veniva chiamata adesso l'antica cascina, i gelsi crescevano spontaneamente, così come numerosi crescevano nella campagna circostante. La vendita dei bozzoli costituiva un'importante integrazione al ricavato dal lavoro dei campi, che era ancora prevalente.

Cascina Ceredo o Curt de la Gesa prima del 1980. Foto Radaelli, tratta da (3)
La villa Fumagalli fu sede durante l'ultima guerra di un incontro clandestino di partigiani a cui partecipò anche Sandro Pertini in rappresentanza del Comitato di Liberazione Nazionale.

E siamo ormai prossimi ai nostri giorni. E'del 1964 la costruzione dell'attuale chiesa di San Giovanni Bosco - di cui quest'anno ricorre il cinquantenario - ed era da poco iniziata quell'espansione edilizia, durata circa trent'anni, che ha snaturato completamente la fisionomia della frazione.

Il Ceredo ai giorni nostri (da Google Earth)
Nel 1980, dopo la demolizione della parte anteriore della Curt de la Gesa, veniva costruito un condominio proprio davanti all'antica cascina, che contemporaneamente veniva ristrutturata e rialzata di un piano.


Oggi per cercare la cascina del Chiaré bisogna entrare in un angusto vicoletto, al termine del quale il fabbricato che ci si trova davanti dice ben poco del suo lungo passato.

Testo di Chiara Ballabio 
Fotografie di Zeno Celotto

© riproduzione riservata
 
Riferimenti bibliografici:
1) Seregno. Una comunità di Brianza nella storia (secoli XI-XX). A cura di G. Picasso e M. Tagliabue - Seregno 1994
2) AA.VV. - Il futuro nella tradizione e nell'attualità - Besana Brianza, 1982
3) Parrocchia San Giovanni Bosco al Ceredo - Una comunità che fa memoria - Osnago, 1990