domenica 20 settembre 2026

Dalla Resistenza alla Costituzione: l’ANPI Seregno racconta le 21 madri costituenti


La storia della Repubblica non comincia soltanto nelle aule dell’Assemblea Costituente. Comincia anche nella lotta contro il fascismo, nella Resistenza e nella conquista di diritti che fino ad allora erano stati negati a una parte fondamentale della società. È questo uno dei significati della mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946”, inaugurata sabato 19 settembre alla Biblioteca Civica “E. Pozzoli” di Seregno.


Promossa dalla sezione ANPI di Seregno, intitolata al partigiano seregese Livio Colzani, e realizzata con il patrocinio del Comune, la mostra arriva in occasione dell’ottantesimo anniversario del suffragio universale e del primo voto delle donne italiane. All’inaugurazione sono intervenute l’assessora alla Cultura Federica Perelli e la presidente dell’ANPI Seregno Mariadele Frigerio. Una performance teatrale ha poi dato voce alle storie delle ventuno protagoniste. Al termine è intervenuto il sindaco per l’inaugurazione ufficiale.


Il dato di partenza è noto, ma vale la pena ricordarlo: il 2 giugno 1946 le donne italiane votarono per la prima volta in una consultazione politica nazionale e poterono essere elette. Nell’Assemblea Costituente entrarono 21 donne su 556 componenti. Quelle ventuno non furono però semplicemente le prime parlamentari della storia italiana. Molte di loro arrivavano da esperienze maturate durante gli anni della dittatura e della guerra, dalla clandestinità alla Resistenza, dall’organizzazione politica alla lotta contro l’occupazione nazista e il fascismo. La conquista della democrazia e quella dei diritti non furono quindi due percorsi separati. La Repubblica nacque dalla sconfitta del fascismo e dalla volontà di costruire un ordinamento fondato su principi radicalmente diversi da quelli della dittatura. E tra questi principi c’era anche l’uguaglianza tra donne e uomini.


Nel suo intervento, la presidente dell’ANPI Mariadele Frigerio ha ricordato proprio questo percorso, sottolineando come le ventuno costituenti, pur appartenendo a culture politiche e religiose diverse, riuscirono a confrontarsi e a sostenere le battaglie delle altre, andando oltre le divisioni di partito quando erano in gioco i diritti delle donne e i principi della nuova Repubblica. Non fu un percorso semplice. Il fascismo aveva costruito anche attraverso la legislazione e la propaganda una precisa idea del ruolo femminile nella società. E quella cultura non scomparve automaticamente con la fine della dittatura. Le donne che entrarono nella Costituente si trovarono così a dover conquistare uno spazio politico che sulla carta era stato appena aperto, ma che nella realtà continuava a essere condizionato da una società profondamente segnata da una cultura patriarcale.


Diritti conquistati, non concessi. È forse questo uno degli aspetti della mostra che parlano più direttamente al presente. L’articolo 3 della Costituzione afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. L’articolo 37 riconosce alla donna lavoratrice gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni spettanti al lavoratore. Sono principi che oggi possono apparire acquisiti, ma che ottant’anni fa rappresentavano una rottura profonda con il passato. E soprattutto non sono diritti arrivati spontaneamente né concessi dall’alto. Sono il risultato di conflitti, battaglie politiche, partecipazione e scelte compiute da persone che, in un momento decisivo della storia italiana, hanno contribuito a cambiare il Paese. Per questo la memoria della Costituente non riguarda soltanto il passato.


Quando Mariadele Frigerio ha ricordato che «i diritti di cui godiamo oggi non sono piovuti dal cielo e non sono per sempre», ha toccato un punto essenziale: la Costituzione non è soltanto il documento che racconta come è nata la Repubblica, ma è anche il riferimento con cui misurare la qualità della democrazia nel presente. Ricordare come sono stati conquistati quei diritti significa anche ricordare che la democrazia ha bisogno di essere praticata, difesa e continuamente attuata.


Anche la scelta dell’allestimento va nella stessa direzione. I 45 pannelli della mostra non sono raccolti in una sala separata, ma attraversano gli spazi della biblioteca, dall’ingresso alle aree di lettura. I ritratti e le parti pittoriche sono opera dello street artist Carlo Gori, mentre la grafica è curata da Alice Ciangottini. La rosa, elemento ricorrente nelle schede, diventa il filo visivo che accompagna le storie delle ventuno donne. La mostra diventa così parte della vita quotidiana della biblioteca. Non bisogna necessariamente andare a cercarla: è la storia che viene incontro a chi entra, studia, legge o prende un libro in prestito. È una scelta particolarmente significativa quando si parla di Resistenza, antifascismo e Costituzione. Perché la memoria non dovrebbe essere qualcosa da confinare nelle celebrazioni o nelle ricorrenze, ma uno strumento per comprendere il presente. Accanto alla mostra è stata infatti allestita anche una bibliografia dedicata, per permettere a chi vuole approfondire di andare oltre i pannelli e conoscere meglio le biografie, le idee e le battaglie delle ventuno costituenti.


Ottant’anni dopo quel 2 giugno, le fotografie e i nomi delle ventuno donne della Costituente possono apparire come una pagina ormai lontana. Ma basta guardare la Costituzione per accorgersi che molte delle questioni sulle quali si confrontarono sono ancora al centro della vita democratica: uguaglianza, lavoro, dignità, diritti, partecipazione, parità tra donne e uomini. Ed è proprio questo che rende utile una mostra come questa. Non soltanto ricordare chi furono le ventuno madri costituenti, ma capire da dove arrivano i diritti che oggi consideriamo normali e quanto sia stato necessario lottare per conquistarli.

La mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946” rimarrà aperta fino a sabato 3 ottobre 2026 negli spazi della Biblioteca Civica “E. Pozzoli” di via Cavour. Un invito, quindi, a entrare in biblioteca e incontrare quelle ventuno donne. Non come figure lontane consegnate alla storia, ma come protagoniste di una vicenda che riguarda ancora il nostro modo di vivere la democrazia.

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