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venerdì 6 giugno 2025

Il Comitato difesa del territorio di Lissone si mobilita contro Pedemontana: “Con la salute non si scherza”

Assemblea partecipata a Santa Margherita: al centro la salute, la viabilità e la mobilitazione contro Pedemontana


Si è tenuta ieri sera, giovedì 5 giugno, presso il Centro Civico di via Savio 33 a Santa Margherita di Lissone, un’assemblea pubblica promossa dal Comitato per la difesa del territorio - NO Pedemontana. Numerosi i partecipanti, a testimonianza della crescente preoccupazione per gli impatti ambientali e sociali legati ai cantieri dell’autostrada.

Durante l’incontro, molto sentito e partecipato, si è discusso di temi cruciali per la comunità locale: dalla viabilità alle opere di compensazione ambientale (tra cui il "naufragato" progetto del Parco tra Macherio e Lissone), passando per il nodo fondamentale della qualità dell’aria.

I cantieri della Pedemontana, come ricordato dal Comitato, si trovano a pochi metri da luoghi sensibili come la scuola Rodari, il cimitero di Bareggia e gli oratori di Santa Margherita e Bareggia. Una situazione che solleva forti interrogativi sulla tutela della salute pubblica.

Per questo motivo è stata lanciata una richiesta chiara ai Sindaci di Lissone e Macherio: sollecitare ARPA Lombardia all’installazione immediata di una centralina per il monitoraggio della qualità dell’aria nei pressi dei cantieri. "La qualità dell’aria è un diritto – è stato ribadito – e con la salute non si scherza."


L’assemblea è stata anche l’occasione per rilanciare le prossime iniziative del Comitato: un nuovo incontro il 12 giugno al Parco dei Pompieri di Lissone e una grande manifestazione provinciale prevista per il 4 ottobre, che vedrà la partecipazione di tutti i comitati contro la Pedemontana.

Non sono mancati anche momenti più leggeri, con l'annuncio della partecipazione del comitato ai tornei dell’oratorio di Santa Margherita, al via martedì sera. Inoltre, è stato rilanciato il tesseramento per il 2025 e la possibilità di acquistare le magliette del comitato: “Tesserarsi significa credere nelle idee e nelle battaglie del comitato, contribuendo a sostenerne le attività.”

A conclusione della serata, il Comitato ha rivolto un appello a tutta la cittadinanza: andare a votare domenica 8 e lunedì 9 giugno ai referendum. “La lotta contro Pedemontana – hanno ricordato – si fa anche difendendo i valori della partecipazione democratica e l’estensione dei diritti dei lavoratori.”

 


 

domenica 15 ottobre 2017

Comitato No Pedemontana: il 22 ottobre un referendum fasullo dove non si decide niente

Riceviamo e pubblichiamo il seguente appello del Comitato No Pedemontana

22 ottobre: un referendum inutile e costoso

Inutile nel metodo; l’articolo 116 della Costituzione prevede già che le Regioni possano chiedere allo Stato maggiori competenze e autonomie.

Inutile nel contenuto; è sufficiente leggere il quesito per rendersi conto di quello che chiede ai cittadini: niente. Di fatto è un quesito generico che non specifica nulla.

Quando si svolsero i referendum sul nucleare o sull’acqua vi erano domande precise a cui rispondere: favorevoli o contrari alla riapertura di centrali nucleari in Italia? favorevoli o contrari alla privatizzazione dell’acqua?

In questo caso si chiede (cosa non necessaria) se la Regione può andare a trattare: ma a trattare cosa? Per fare cosa? Non si sa.

In realtà nelle intenzioni del presidente Maroni, il Referendum del 22 ottobre è una investitura per poter dire “La Lombardia sono io”.
No! la Lombardia sono i cittadini Lombardi, di cui tra l’altro vengono sperperati oltre 50 milioni di euro per questa farsa. Cittadini a cui ovviamente non è stato chiesto di pronunciarsi su Pedemontana, come non è stato chiesto di pronunciarsi su Bre.Be.Mi o sulle altre grandi opere che che hanno devastato i territori e peggiorato la vita di chi li abita, o sull’ennesima “riforma” ai danni della sanità pubblica.

Noi vogliamo decidere di cio che ci riguarda, sul territorio, la mobilità, la salute. Non ci interessano referendum fasulli in cui non si decide niente. L’operazione propagandistica che sta dietro a questo Referendum deve essere boicottata per mandare un messaggio forte a chi governa la Regione che i territori devono essere ascoltati davvero.
L’unico modo, secondo noi, è disertare il voto.
Boicotta il referendum, il 22 ottobre non votare.

mercoledì 13 settembre 2017

I Lombardi al voto: se ne parla al Mulino di Peregallo


REFERENDUM !
I  LOMBARDI  AL  VOTO


Venerdì 15 settembre - ore 20.45
presso il Mulino Peregallo, in via dei Mulini, 4 a Briosco (MB)

incontro/dibattito con 
Ettore Adalberto Albertoni e Renato Ornaghi
modera Edoardo Fregoso

L'incontro, promosso da Brianze in collaborazione con il Circolo Culturale Carlo Cattaneo di Parma,  vuole essere un momento partecipativo, senza bandiere ideologiche, di informazione e dibattito sul tema dell'ampliamento delle competenze e delle risorse a disposizione della Regione Lombardia. Argomento su cui noi lombardi saremo chiamati a pronunciarci con il referendum consultivo che si terrà il prossimo 22 ottobre.



BRIANZE in collaborazione con CIRCOLO CULTURALE CARLO CATTANEO

*  Si prega di parcheggiare in fondo a Via Peregallo, seguendo le indicazioni
 

** Per visitare il Mulino : Coop. Aretè (3338024913) - info@cooparete.it

martedì 12 aprile 2016

Monza: le ragioni per andare a votare Sì al referendum del 17 aprile

 
Giovedì 14 alle ore 21
Urban Center, Via Turati, 8 - Monza
 
Tutte le ragioni per andare a votare SI al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni nel nostro mare.

- Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale e ricercatore Università insubria
- Marco Molgora, ex assessore ambiente prov. Lecco
- Gianni Del Pero, geologo WWF - Insieme in rete per uno Sviluppo Sostenibile

domenica 10 aprile 2016

Circolo Ambiente: la più bella passeggiata di domenica 17 aprile in Brianza



Tutti a piedi o in bicicletta a votare "Sì" al referendum del 17 aprile contro le trivelle!

E' questo l'invito che il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” rivolge a tutti i cittadini affinché vadano a votare "" al prossimo referendum che chiede l'abrogazione della norma che consente di prorogare fino ad esaurimento le trivellazioni di petrolio e di gas in mare.

E propone che ai seggi, anziché in auto, ci si vada a piedi o in bicicletta, per rivendicare una nuova politica energetica, con meno petrolio e con più energia pulita.

Si ricorda che il referendum si terrà in tutta Italia (e non solo nelle regioni interessate dalla trivellazioni marine). Ed ecco come il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” spiega perché è doveroso andare a votare (e votare "") anche in Lombardia, che ovviamente non è direttamente interessata dalle perforazioni in mare. Spiegano gli ambientalisti: "Anche in Lombardia dobbiamo dare un segnale chiaro alla politica: occorre dire stop al petrolio e rilanciare le energie pulite. La Lombardia è la regione più edificata e più industrializzata d'Italia e pertanto quella che consuma più energia: proprio per questo occorre dare un segnale di controtendenza: votando "", anche i Lombardi potranno sostenere una nuova politica energetica, fatta di meno combustibili fossili e di più energie rinnovabili!".

A tal proposito gli ambientalisti ricordano che per tutto lo scorso inverno le nostre città sono state interessate da livelli altissimi di smog (con settimane di superamento delle soglie di allarme per l'inquinamento dell'aria), che è causato dal riscaldamento degli edifici e dal traffico veicolare, ovvero dalla combustione dei derivati del petrolio. La ricetta per contenere lo smog passa pertanto dalla riduzione dell'uso delle fonti fossili, a favore di quelle pulite. Per questo il referendum del 17 aprile costituisce un'importante occasione per dire stop al petrolio, anche per ridurre l'inquinamento dell'aria che respiriamo.

Per tutti questi motivi l'invito del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” è quello di andare a votare "" al referendum del 17 aprile, contro le trivelle ma soprattutto a favore delle fonti rinnovabili, che aiuteranno a ridurre l'inquinamento delle nostre città.


sabato 26 marzo 2016

Noi siamo per l'acqua pubblica!


di Marco Bersani, Attac Italia

Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua, Partito Democratico, governo Renzi e ministro Madia tentano un doppio affondo per chiudere definitivamente l’anomalia di un pronunciamento democratico dell’intero paese, frutto di un’esperienza di partecipazione dal basso senza precedenti e di un’alfabetizzazione sociale che ha imposto il paradigma dei beni comuni contro il pensiero unico del mercato.

Nei prossimi giorni la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, approderà nell’aula parlamentare: vi arriverà, tuttavia, con una serie di emendamenti, portati avanti dal Partito Democratico, che  ne stravolgerà il testo e il significato, eliminando ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa, che ne costituivano il cuore e il senso.

E’ bene che il PD sappia fin da subito che tutto questo non solo non viene fatto nel nostro nome, ma che è un’espressione di disprezzo della volontà popolare chiara, netta e senza ritorno.

E, mentre in Parlamento si consuma questa ignobile farsa, è finalmente disponibile il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015.

Tuttavia, mentre il comma c) dell’art. 19 della legge cosi recita: “individuazione  della  disciplina  generale  in  materia   di regolazione e  organizzazione  dei  servizi  di  interesse  economico
generale di ambito locale (..) tenendo conto dell’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011”, ecco quali sono le finalità dichiarate del decreto attuativo, così come riportate nell’analisi di impatto allegata:

a) ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità;
b) garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati.

Il decreto è un vero e proprio manifesto liberista che –art. 4, comma 2- promuove “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.

Logica conseguenza di quest’assunto sono:

a)    l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali a rete attraverso società per azioni (art. 7, comma 1);
b)    l’obbligo, laddove la società per azioni sia a totale capitale pubblico, di rendere conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato (art. 7 comma 3), di presentare un piano economico-finanziario relativo a tutta la durata dell’affidamento, sottoscritto da un istituto di credito (art. 7, comma 4), di acquisire il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

E perché sia chiaro a tutti come l’anomalia referendaria vada definitivamente consegnata agli archivi, ecco ricomparire, dopo anni con cui si era tentato di nasconderla dentro la dicitura “oneri finanziari”, l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano democraticamente abrogato.

Il totale disprezzo della volontà popolare e della democrazia non poteva essere meglio esternato.
Hanno annichilito il paese con la trappola-shock del debito pubblico e lo hanno rinchiuso nella gabbia del pareggio di bilancio, del patto di stabilità e dei vincoli monetaristi: ora si apprestano alla definitiva espropriazione di ciò che ci appartiene per consegnarlo ai grandi interessi delle lobby finanziarie.

Alle donne e agli uomini che in tutti questi anni hanno detto chiaramente come l'acqua e i beni comuni siano garanzia di diritti universali e, come tali, da sottrarre al mercato e da restituire alla gestione partecipativa delle comunità territoriali, il compito di fermare Renzi, Madia e le lobby della finanza, che hanno deciso di assecondare.

Oggi più che mai si scrive acqua, si legge democrazia.

venerdì 14 giugno 2013

Due anni dai Referendum: in Lombardia serve una nuova legge regionale per l'acqua pubblica!


Il 13 giugno, in occasione del secondo anniversario dei vittoriosi Referendum per l’acqua pubblica, i Comitati Acqua della Lombardia hanno organizzato un presidio in largo Cairoli a Milano. In mezzo alle bandiere blu con la scritta "il mio voto va rispettato", i Comitati acqua hanno ricordato come, a distanza di due anni, i Referendum restano di fatto inattuali, sia a livello nazionale che regionale.

Ma oggi i Comitati hanno registrato un piccolo risultato positivo: l’Assessore all'Ambiente della Regione Lombardia, Claudia Terzi, durante un confronto radiofonico, ha preso l’impegno ad incontrare al più presto i Comitati per avviare un confronto sulle modifiche all’attuale legge regionale sull'acqua.

Attualmente la Lombardia ha una pessima legge che ha espropriato i Comuni dalle competenze sui servizi idrici, affidandole alle Province, e che ha definito l’acqua un bene di interesse economico nonostante lo Statuto regionale tuteli il "carattere pubblico dell'acqua". 



I Comitati chiedono da tempo una nuova legge quadro che definisca l’acqua un diritto e un bene comune, da gestire direttamente dai comuni, escludendo il ricorso ai privati.

Come detto, l’Assessore Terzi si è detta disponibile a discutere e condividere l’impostazione di una nuova legge, che tenga conto anche delle sentenze Corte Costituzionale che hanno di fatto bocciato l’attuale norma regionale.
Dalla loro parte i Comitati intendono predisporre un testo di legge di iniziativa popolare che, in applicazione dei Referendum, garantisca la gestione totalmente pubblica dell’acqua, da attuarsi tramite l'affidamento ad enti di diritto pubblico, e pertanto fuori dalle regole del mercato. Inoltre, in vista di una possibile revisione delle Province, la nuova legge regionale dovrà ripristinare la potestà dei Comuni ed infine assicurare il finanziamento degli investimenti sulle reti e sugli impianti (acquedotti, fognature e depuratori), che in Lombardia necessitano di urgenti investimenti, anche per evitare le sanzioni, applicate dall’Unione Europea, per inadempimenti alla direttiva sulla depurazione.

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati Acqua Pubblica


lunedì 4 febbraio 2013

Il Comitato Beni Comuni MB chiede al Prefetto di revocare l'affidamento della gestione unica dell'acqua a Brianzacque

Il Comitato Beni Comuni MB chiede un intervento diretto del Prefetto al fine di far revocare l'affidamento alla società Brianzacque s.r.l. inerente la gestione unica del servizio idrico integrato, ciò a tutela del grave pregiudizio alla qualità dei servizi resi alla cittadinanza.

Di seguito pubblichiamo il testo della lettera  inviata al Prefetto.

Al Prefetto Provincia di Monza e Brianza

RICHIESTA DI INTERVENTO DIRETTO DEL PREFETTO

Il sottoscritto Biagio Catena Cardillo, (...), in qualità di portavoce del Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza,

FORMULA ESPRESSA ISTANZA 

affinché il Prefetto di Monza e Brianza, ai sensi dell'art. 11, comma 4, del d.lgs. n. 300/1999, con intervento diretto, chieda all'Ufficio per l'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale ATO-MB di revocare l'affidamento alla società Brianzacque s.r.l. inerente la gestione unica del servizio idrico integrato, ciò a tutela del grave pregiudizio alla qualità dei servizi resi alla cittadinanza.

CHIEDE

di essere avvisato di ogni iniziativa, per ogni ulteriore azione di difesa.

MOTIVI

1.- L'art. 11, comma 4, del d.lgs. n. 300/1999 disciplina che '4.  Nell'esercizio  delle  funzioni  di  coordinamento previste dai commi  2  e  3 il Prefetto, sia in sede di conferenza provinciale sia con   interventi  diretti,  può  richiedere  ai  responsabili  delle strutture   amministrative  periferiche  dello  Stato  l'adozione  di provvedimenti volti ad evitare un grave pregiudizio alla qualità dei servizi resi alla cittadinanza anche ai fini del rispetto della leale collaborazione  con  le  autonomie  territoriali. Nel caso in cui non vengano  assunte  nel  termine  indicato le necessarie iniziative, il Prefetto,  previo  assenso  del Ministro competente per materia, può provvedere  direttamente,  informandone preventivamente il Presidente del Consiglio dei Ministri.'

2.- L'Ufficio per l'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale ATO-MB (d'ora innanzi ATO-MB) omette di adempiere all'effetto del referendum sull'acqua pubblica del giugno 2011. Esso ha affidato (si veda il punto 6 per la precisazione) alla società Brianzacque s.r.l. la gestione unica del servizio idrico integrato. Tale affidamento costituisce un grave pregiudizio alla qualità del servizio reso alla cittadinanza poiché contrario a quanto dispone la sentenza della Corte Costituzionale n. 62/2012 che ha pronunziato sugli effetti del citato referendum. In breve, nella specie, si contesta che l'affidamento: AA) non è avvenuto con gara pubblica; BB) Brianzacque s.r.l. non ha i requisiti di legge per essere affidataria del servizio; CC) il contestato affidamento de quo costituisce una serie prolungata di affidamenti in deroga (con palese violazione altresì dell'esercizio del potere in deroga che, al contrario di quanto è avvenuto, è da esercitarsi in via straordinaria una tantum).

3.- Come detto, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 62/2012 è intervenuta nella questione inerente la gestione del servizio idrico integrato (originata dagli esiti referendari del giugno 2011). La sentenza citata (che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune norme delle Regione Puglia in materia di servizio idrico integrato) definisce nel dettaglio il quadro giuridico in merito all’abrogazione dell’art. 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008 giusto l'effetto del referendum indetto con d.p.r. 23 marzo 2011. La motivazione di essa 1) afferma la non reviviscenza delle norme abrogate dal citato art. 23-bis; 2) pone il principio che la deliberazione delle forme di gestione del S.I.I. (Servizio Idrico Integrato) e l’aggiudicazione di tale gestione deve avvenire nel rispetto dei principi e delle disposizioni vigenti nel diritto dell’Unione Europea.

4.- I principi posti dalla citata sentenza della Corte Costituzionale n. 62/2012 non sono rispettati dall'ATO-MB. Da ciò il grave pregiudizio alla qualità del servizio reso ai cittadini.

5. – Con provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 22/10/2012 l’affidamento a Brianzacque è stato dichiarato in “assenza dei requisiti richiesti”;

6.- Il sottoscritto comitato è stato promotore del referendum in parola ed agisce a tutela di esso e della Costituzione (che nella specie è violata per quanto sopra dimostrato).

7.- Circa la contestata condotta si rileva che ad oggi la procedura dell'affidamento di cui sopra (del quale si chiede la tempestiva revoca) non risulta essere completata giacché il procedimento stesso è stato interrotto dopo il parere espresso dalla conferenza dei Comuni.

8.- Che tutto ciò si concretizza in un grave pregiudizio che gli utenti ricevono in riferimento ad ogni atto emesso dalla suddetta Società in quanto i rapporti giuridici risultano essere viziati per i motivi sopra esposti con grave pregiudizio della certezza del diritto e delle posizioni giuridiche degli utenti.

Biagio Catena Cardillo, Portavoce Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza

Allegati:
-    Segnalazione dell’AGCM del 22.10.2012 relativa all’affidamento del SII a Brianzacque;
-    Risposta del Sindaco di Lissone a interpellanza Consiliare dalla quale si evince la situazione di incertezza del diritto in relazione all’affidamento a Brianzacque che si riverbera anche nell’attività dei Comuni.

mercoledì 13 giugno 2012

Ad un anno dai Referendum: vogliamo l’acqua pubblica in tutta la Lombardia!


di Roberto Fumagalli, referente regionale Lombardia Referendum Acqua
 
Esattamente un anno fa, il 13 giugno 2011, si festeggiava la straordinaria vittoria dei due Referendum nazionali sull’Acqua, coi quali la maggioranza (ben 27 milioni) degli Italiani ha chiesto che l’acqua sia considerata un bene comune, non privatizzabile, gestito secondo criteri di solidarietà e pertanto fuori dalle logiche del mercato e del profitto.

Ma ad un anno di distanza, l’acqua è ancora sotto l’attacco dei privatizzatori. Già ad agosto 2011, a soli due mesi dalla vittoria referendaria, il governo Berlusconi (sostenuto da Pdl e Lega, con l’opposizione di Pd e Udc) aveva tentato una manovra, solo in parte rientrata, per obbligare i comuni a mettere sul mercato, ovvero a privatizzare, la aziende di gestione dei servizi pubblici locali, tra cui l’acqua. Ma la sferzata pro-mercato si intensifica ora col governo Monti (sorretto da una diversa maggioranza composta da Pdl, Pd e Udc, con la Lega schierata all’opposizione) che, col pretesto dello “sviluppo” per uscire dalla pesante crisi economica, sta conducendo una pressante campagna politica e giuridica per la liberalizzazione dei servizi pubblici, col rischio che anche la gestione dell’acqua venga affidata al mercato e ai privati.

I cittadini e i Comitati per l’acqua pubblica di tutta Italia non hanno mai smesso di lottare strenuamente contro queste nuove ondate di privatizzazioni. Sabato 2 giugno, decine di migliaia di persone hanno sfilato a Roma davanti ai palazzi del potere per chiedere il rispetto dei referendum, ovvero una gestione pubblica e partecipata dell’acqua e dei servizi primari.

Nel frattempo il compito di attuare i referendum è delegato ai Sindaci, che dovrebbero introdurre gestioni totalmente pubbliche dei servizi idrici, applicando tariffe che escludano profitti per i gestori degli acquedotti. Ma spesso gli stessi primi cittadini si rendono “complici” della privatizzazione: col paradosso del pedissequo rispetto delle leggi, i Sindaci finiscono per avallare le ricette liberiste dei governi (Berlusconi o Monti, pari sono), ma nel contempo non rispettano il volere che la maggioranza degli Italiani ha espresso col voto ai referendum!

È quello che rischia di succedere anche nelle principali città del Nord Italia, i cui Sindaci (tutti di centro-sinistra) stanno ipotizzando la cosiddetta Multiutility del Nord, che si formerebbe dalla fusione delle ex municipalizzate di Milano e Brescia (A2A), di Torino, Genova e dell’Emilia (Iren), di Bologna (Hera). Una maxi azienda da quotare in Borsa, che trascinerebbe nella speculazione finanziaria anche la gestione dell’acqua di città lombarde, legate ad A2A, come Brescia, Varese, Como, Lecco, Sondrio, Bergamo, Monza. Alla faccia dei referendum!

A complicare le cose in Lombardia vi è l’attuale quadro normativo e la totale inerzia della giunta Formigoni: nella nostra Regione occorre modificare al più presto la legge regionale (approvata nel 2010, ovvero prima del referendum), che ancora prevede la privatizzazione. I Comitati acqua della Lombardia, che avevano fortemente contestato la norma voluta dalla giunta Formigoni, poche settimana fa sono ritornati alla carica, consegnando ai Consiglieri regionali un Appello (sottoscritto da centinaia tra sindaci, assessori e consiglieri comunali, associazioni) in cui si chiede di modificare la legge regionale, riattribuendo ai Comuni la titolarità sui servizi idrici e introducendo una gestione pubblica e partecipata degli acquedotti.

In definitiva, ad un anno di distanza da quel 13 giugno 2011, la politica fa esattamente il contrario di quanto votato coi referendum, dimostrandosi sempre più lontana dai desiderata dei cittadini.
Dalla pesante crisi economica si esce anche con un efficiente governo pubblico dei beni comuni, da contrapporre ai disastri del libero marcato.

In Lombardia, così come in tutta Italia, è tempo che l’acqua venga sottratta alle logiche del mercato e del profitto, scongiurando la privatizzazione e prevedendo una gestione pubblica ed efficiente dei servizi idrici.

Le info sui Referendum Acqua sono aggiornati sui seguenti siti:

- www.acquabenecomune.org

- www.contrattoacqua.it

lunedì 23 gennaio 2012

"Obbedienza civile": parte la campagna per far rispettare il voto del referendum sull'acqua


di Graziano Polli, presidente di Immagina Lomazzo

Martedì scorso numerose persone hanno assistito alla presentazione del libro di Marco Bersani “Come abbiamo vinto il referendum", organizzata dall'associazione Immagina Lomazzo . Oltre all'autore, hanno animato il dibattito anche Edi Borgianni, responsabile del Comitato Referendario Provinciale - Acqua Como, Riccardo Bianchi responsabile di Lura Ambiente SpA e Samuele Arrighi, rappresentante dell'amministrazione comunale.

Non si è trattato solo di una chiacchierata sui Beni Comuni: sono emerse anche proposte concrete che potrebbero risultare utili ai cittadini e agli enticoinvolti.

In particolare, Bersani ha suggerito di creare un'azienda speciale per il “Sub-ambito Lura”, aggiungendo Saronno agli 8 paesi che già hanno il servizio idrico integrato, gestito da Lura Ambiente SpA. L'idea sembra già aver trovato un certo consenso: Lura Ambiente SpA scongiurerebbe il rischio di smembramento tra il gestore unico varesino e quello comasco; i comuni lariani che aderiscono al servizio eviterebbero i costi derivanti dal fatto che il depuratore di Caronno (Va) appartiene ad un diverso ATO (Ambito Territoriale Ottimale, coincidente col territorio della provincia).

Inoltre, un consigliere comunale presente in sala ha preso accordi “in diretta” col dirigente di Lura Ambiente SpA per assicurare al Consiglio Comunale, attraverso report periodici, una più approfondita informazione rispetto all'operato della società.

La platea lomazzese è stata riscaldata da alcuni passaggi dell'intervento di Marco Bersani; ne riportiamo un estratto:”Non bisogna rassegnarsi, abituarsi ad accettare qualsiasi compromesso per non corrucciare i nuovi “dei dell'olimpo”, le multinazionali.

Una Azienda Spa ha come fine il profitto economico: se vorrà sopravvivere dovrà necessariamente invitare i propri clienti a consumare acqua, non potrà mai promuovere una campagna credibile contro lo spreco idrico.

Una Azienda Spa, come tutte le Spa, pagherà le tasse allo Stato, cioè a Roma. Una Azienda Speciale pubblica lascerebbe queste risorse sul territorio.

L'amministrazione comunale non potrà avere davvero voce in capitolo in una Spa, si limiterà a delegare problemi e responsabilità alla gestione privata.

La legge regionale n. 18/2006 prevede per gli ATO l’obbligo di separare l’erogazione del servizio dalla gestione delle reti, creando nuovi “carrozzoni” e moltiplicando i Consigli di Amministrazione. Ma quel che è peggio obbliga a mettere a gara (ossia a privatizzare) l’erogazione dei servizi idrici, cioè il core business dell’acqua.

Il referendum di giugno mirava a far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti. 27 milioni di italiani si sono espressi a favore della cancellazione del profitto”.

Dal 21 luglio 2011 è stata pertanto abrogata la norma che consentiva ai gestori di caricare nelle bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.

A distanza di alcuni mesi, però, i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato l’esito referendario, mentre il Governo Monti lasciava intendere che la privatizzazione dell'erogazione dei servizi idrici, cacciata dalla porta col voto, sarebbe rientrata dalla finestra per decreto.

Per questo motivo è nata la campagna di “obbedienza civile” che - spiega Marco Bersani - ”Consiste nel pagare le bollette relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011 applicando una riduzione pari alla componente di costo della “remunerazione del capitale investito. La campagna è stata chiamata di “obbedienza civile” perché in realtà non si tratta di “disobbedire” ad una legge ingiusta, ma più semplicemente di avere comportamenti del tutto conformi alle vigenti leggi, così come modificate dagli esiti referendari”.

Ieri il Governo ha ritirato il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le Aziende Speciali, ma la mobilitazione del “popolo dell'acqua” continua per la piena attuazione del risultato referendario: ripubblicizzazione del servizio idrico e definizione di una tariffa corretta.

La serata è stata ripresa, il video è sul sito di Immagina Lomazzo, www.immaginalomazzo.org

mercoledì 11 gennaio 2012

L'acqua rimarrà pubblica? Ne parliamo a Lomazzo con Marco Bersani


Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, emesso a seguito delle insistenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Monti e suoi ministri sulle liberalizzazioni, tra cui quella dell'acqua.

La posizione del Forum è chiara: col voto ai Referendum del 12 e 13 giugno 2011, la maggioranza (27 milioni) dei cittadini italiani hanno chiesto che l'acqua non venga privatizzata e resti in mani pubbliche.

COMUNICATO STAMPA

Non esiste liberalizzazione del servizio idrico che rispetti i referendum.
Basta trucchi e trucchetti, il Governo Monti rispetti il voto popolare

Ormai da giorni il Presidente del Consiglio Monti e i suoi ministri parlano di privatizzazioni alludendo anche ad un intervento sul servizio idrico. Ultimi in ordine di tempo il sottosegretario Polillo secondo cui il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e il sottosegretario Catricalà che ha annunciato “modifiche che non vadano contro il voto referendario” alla gestione dell'acqua.

Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell'acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico.

Non pensi il Governo Monti con la scusa di risanare il debito di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni.

Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

L'applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese, per questo il Forum chiede, come già fatto e sinora senza risposta, un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Nel contempo chiede a tutte le realtà che hanno sostenuto i referendum, ai partiti che da fuori o dentro il Parlamento hanno dato indicazione per il “Sì” ai referendum di giugno, di prendere da subito una netta posizione in difesa del voto democratico del popolo italiano.

sabato 9 luglio 2011

Dopo la vittoria ai referendum in Lombardia serve una legge regionale per l’acqua pubblica


Dopo la vittoria ai referendum, i Comitati lombardi chiedono di modificare la norma regionale sui servizi idrici
In Lombardia serve una legge regionale per l’acqua pubblica
Il 15 luglio a Milano un seminario per lanciare le proposte


La legge regionale sui servizi idrici deve essere modificata, per allinearsi al voto dei referendum sull’acqua pubblica”. Dopo la vittoria ai referendum dello scorso 12 e 13 giugno, i Comitati lombardi per l’acqua pubblica incalzano la Regione Lombardia, replicando alle dichiarazioni dell’Assessore all’ambiente, Marcello Raimondi, che, in risposta ad un’interrogazione consigliare, ha affermato che la Regione non intende rivedere la sua legge e resta in attesa delle decisioni del Governo.

La richiesta dei Comitati è invece quella di modificare al più presto la norma regionale, per recepire la volontà dei cittadini che, col voto referendario, hanno chiesto che l’acqua venga considerata un bene comune, la cui gestione deve essere affidata ad aziende totalmente pubbliche.

La Lombardia è l'unica regione d'Italia ad essersi dotata di una legge regionale (la n. 21/2010, che modificava la precedente l.r. 26/2003) in applicazione del cosiddetto decreto Ronchi (abrogato dal 1^ quesito referendario) che obbligava alla privatizzazione della gestione.

Inoltre il Consiglio dei Ministri ha impugnato per incostituzionalità la medesima legge regionale, poiché “presenta  profili di illegittimità costituzionale” in quanto “le norme regionali  invadono … la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e della tutela della concorrenza e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni”.

Infine la stessa legge regionale prevede la soppressione delle A.ATO (ovvero le assemblee dei sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale) e la loro sostituzione con gli Uffici d’Ambito provinciali. Proprio con la soppressione delle A.ATO i Comuni verrebbero espropriati dalla titolarità in materia di servizio idrico integrato, mentre i cittadini si vedrebbero esclusi dalla possibilità di conoscere e presenziare alle assemblee in cui vengono discusse e votate le decisioni sull’acqua, infatti, a differenza delle assemblee dell’A.ATO, le riunioni dell’Ufficio d’Ambito non sono pubbliche.
Alla luce di questi elementi, i Comitati acqua della Lombardia chiedono un urgente revisione della legge regionale n. 21/2010, sia per la parte riguardante le modalità di affidamento (art. 49), sia per la parte relativa agli organismi di governo dei servizi idrici (art. 48) in sostituzione delle A.ATO.

Allo scopo di approfondire questi temi, è in programmazione un Seminario dal titolo "Dopo i Referendum per l’acqua pubblica: Per un governo pubblico dell’acqua in Lombardia", che si terrà nella mattinata di venerdì 15 luglio p.v. a Milano (presso la Camera del Lavoro - c.so Porta Vittoria n. 43). L'obiettivo del Seminario è di delineare gli scenari per un governo e una gestione pubblica dell'acqua in Italia e in Lombardia, a seguito dei Referendum del 12 e 13 giugno. Interverranno docenti, esperti, sindaci (cliccare qui per scaricare il programma). Sono invitati sindaci, presidenti di provincia, consiglieri regionali e provinciali, amministratori di aziende pubbliche.

Coordinamento Comitati Acqua Pubblica Lombardia

Per informazioni:

Roberto Fumagalli, Referente regionale Lombardia Referendum Acqua
email: roberto@circoloambiente.org

mercoledì 15 giugno 2011

Vizi e virtù delle acque per il consumo umano. Conoscere e prevenire i problemi della falda in Lombardia

di Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia

Il ciclone della partecipazione è arrivato, più forte che mai, e ci ha dato una diversa idea dell'Italia. Lasciamo volentieri ai commentatori politici ogni considerazione sugli effetti del voto referendario negli assetti di governo e opposizione: la nostra campagna è sempre rimasta sul merito delle questioni sulle quali i cittadini consultati hanno risposto, decretando che l'italia è fuori dall'era nucleare e che nuove regole devono essere fissate per garantire il controllo pubblico sull'accesso all'acqua.

Non poteva esserci risultato migliore per potersi mettere al lavoro su temi, così strategici per il futuro del nostro Paese. Mettersi al lavoro, certo, perchè la vittoria referendaria non è la fine, ma semmai l'inizio di un percorso che, per noi, ha due obiettivi:
- garantire l'efficace tutela della risorsa idrica dagli eccessi di sfruttamento e da ogni inquinamento
- affermare un nuovo e diverso modello energetico, che ci liberi dalla dipendenza dalle fonti fossili e sviluppi un concetto di competitività basata sull'efficienza e sul risparmio di energia e materie prime

Cominciamo dall'acqua. L'acqua non è un bene comune solo quando sgorga dal rubinetto, ma anche prima - quando giace nei fiumi, nelle falde, nei laghi - e dopo - quando esce dalle nostre case, dalle fabbriche, dai campi agricoli, per ritornare a fare il suo ciclo. Dipende molto da noi che l'acqua resti pulita, perchè il nostro diritto di accesso a risorse idriche di qualità non si esaurisce nel momento in cui tiriamo lo scarico: lì finisce il diritto e inizia la responsabilità, una responsabilità di cui non ci facciamo carico adeguatamente se le nostre fogne perdono o non sono collegate a depuratori, se i depuratori non funzionano a dovere, se a casa nostra non ci facciamo carico di sprechi, se le attività economiche non si occupano del trattamento dei loro scarichi...

E allora facciamoci carico dei problemi del bene idrico in Italia. Problemi che chiedono quattro risorse: intelligenza, conoscenze, volontà e soldi. Intelligenza e conoscenze non ci difettano, si tratta di condividerle e metterle a servizio della causa; la volontà la abbiamo dimostrata con il voto referendario. I soldi invece bisogna trovarli...
Nei prossimi mesi Legambiente fissa appuntamenti per confrontarsi con i grandi giacimenti idrici della nostra regione: fiumi, laghi, montagne. Continuate a seguirci, dunque.
Ma vogliamo cominciare dal giacimento più prezioso di oro blu: le falde. Una risorsa di altissima qualità, di composizione perfetta per l'uso umano, custodita dalle profondità del sottosuolo... ma non per questo invulnerabile. Qual è lo stato della falda in Lombardia? In che misura devono preoccuparci i fenomeni di inquinamento di cui spesso danno conto le cronache? e quali sono le garanzie che questi inquinamenti non mettano in pericolo la sicurezza e la salubrità delle fonti di approvvigionamento di acqua potabile?

Vizi e virtù delle acque per il consumo umano. 
Conoscere e prevenire i problemi della falda in Lombardia
Convegno, Acquario Civico di Milano, via Gadio 2, MILANO (M2 Lanza), venerdì 17 giugno 2011 ore 9.00-12.30

Con questo convegno tentiamo di affrontare con trasparenza e oggettività le problematiche legate alla falda sotterranea, cercando di fare chiarezza fra i numerosi casi “eclatanti” di contaminazione chimica/naturale e spiegando la differenza fra le acque “grezze” di falda, monitorate da Arpa e l’acqua servita dagli acquedotti che viene giornalmente monitorata dai gestori e dalle Asl.
  • Registrazione e saluti - NICOLETTA ANCONA - Acquario e Civica Stazione Idrobiologica di Milano
  • Casi critici di inquinamento della falda nella nostra regione - EDOARDO BAI - Comitato scientifico di Legambiente Lombardia
  • Stato di qualità della falda in Lombardia VALERIA MARCHESI - Arpa Lombardia
  • Indagini indipendenti sull'acqua al consumo CLAUDIA CHIOZZOTTO - Associazione Altroconsumo
  • L'organizzazione dei controlli in Regione Lombardia MAURIZIO SALAMANA – D.G. Sanità, Regione Lombardia
  • Controllo dei contaminanti sull'acqua potabile: il caso di Milano CARLO CARRETTINI - Direttore acquedotto MMSpa
  • Le sostanze che non dobbiamo temere nella nostra acqua SILVANA GALASSI - Professore di Ecologia dell'Università degli Studi di Milano
  • Controlli dell'acqua di falda e criticità per la salute pubblica VIVIANE IACONE - D.G. Ambiente, energia e reti, Regione Lombardia
  • Conclude DAMIANO DI SIMINE - Presidente Legambiente Lombardia
per comunicare la propria partecipazione e per informazioni: l.baio@legambiente.org, 02 87386480

lunedì 13 giugno 2011

Vittoria ai Referendum: ora acqua pubblica anche in Lombardia!


Soddisfazione dei Comitati Acqua della Lombardia per successo dei Sì ai Referendum sull’acqua
 

“Cancellata anche la legge regionale lombarda che obbliga alla privatizzazione degli acquedotti!”


di Roberto Fumagalli, referente regionale Lombardia Referendum Acqua

Il superamento del quorum e la vittoria dei Sì ai due Referendum nazionali sull’Acqua rappresenta una grande soddisfazione per i Comitati che da anni sono impegnati a difesa dell’acqua pubblica.

Anche in Lombardia è stato abbondantemente superato il quorum (oltre il 57 % dei lombardi è andato a votare); si ricorda che nella primavera del 2010 la Lombardia fu la regione col maggior numero di firme raccolte a sostegno dei Referendum sull’acqua (237 mila firme su un totale nazionale di 1 milione 400 mila).

Con la vittoria dei Sì al primo dei quesiti referendari, viene abrogato l’art. 23 bis del cosiddetto Decreto Ronchi, con cui l’acqua era stata definita un “servizio pubblico di rilevanza economica”, cioè una merce. Lo stesso Decreto imponeva a tutti i comuni di mettere sul mercato - entro il 31 dicembre del 2011 - la gestione dei servizi idrici. Pertanto ora i comuni e le province potranno optare per una gestione totalmente pubblica dei loro acquedotti, nell’interesse dei cittadini/utenti.

Con la vittoria dei Sì al secondo quesito, viene abrogata la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, pertanto ora la tariffa del servizio idrico non dovrà computare il profitto sulla gestione degli acquedotti.

Ma in Lombardia la vittoria dei Sì assume anche un altro valore: infatti con l’abrogazione del Decreto Ronchi viene di conseguenza cancellata anche la legge regionale (votata il 22 dicembre 2010) che, applicando l’art. 23 bis, obbligava alla privatizzazione dell’acqua nella nostra regione. Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.

Ora in Lombardia, così come in tutta Italia, l’acqua dovrà essere gestita solo a livello pubblico, scongiurando la privatizzazione delle gestioni.

Le info sui Referendum Acqua sono aggiornati sui seguenti siti:
- www.acquabenecomune.org
- www.contrattoacqua.it

Brianza: quorum e una valanga di sì

Il quorum sui quattro quesiti referendari - acqua, nucleare e legittimo impedimento - è stato raggiunto. L'affluenza in Brianza si pone attorno al 55 per cento, mentre dai primi dati scrutinati i SI' si attestano tra il 91% e il 95%.

PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA   54,78%

  1. AGRATE BRIANZA 59,99
  2. AICURZIO 61,83
  3. ALBIATE 57,14
  4. ARCORE 55,23
  5. BARLASSINA 50,66
  6. BELLUSCO 59,31
  7. BERNAREGGIO 56,89
  8. BESANA IN BRIANZA 56,91
  9. BIASSONO 51,18
  10. BOVISIO MASCIAGO 54,42
  11. BRIOSCO 54,72
  12. BRUGHERIO 56,67
  13. BURAGO DI MOLGORA 60,86
  14. BUSNAGO 55,66
  15. CAMPARADA 57,22
  16. CAPONAGO 58,47
  17. CARATE BRIANZA 51,42
  18. CARNATE 61,32
  19. CAVENAGO DI BRIANZA 61,94
  20. CERIANO LAGHETTO 59,98
  21. CESANO MADERNO 52,96
  22. COGLIATE 54,13
  23. CONCOREZZO 56,19
  24. CORNATE D'ADDA 57,53
  25. CORREZZANA 51,13
  26. DESIO 54,03
  27. GIUSSANO 49,31
  28. LAZZATE 53,13
  29. LENTATE SUL SEVESO 53,88
  30. LESMO 51,94
  31. LIMBIATE 55,21
  32. LISSONE 52,47
  33. MACHERIO 51,44
  34. MEDA 50,30
  35. MEZZAGO 63,65
  36. MISINTO 55,09
  37. MONZA 54,35
  38. MUGGIO' 58,63
  39. NOVA MILANESE 57,97
  40. ORNAGO 61,37
  41. RENATE 57,26
  42. RONCELLO 57,73
  43. RONCO BRIANTINO 61,38
  44. SEREGNO 48,65
  45. SEVESO 53,23
  46. SOVICO 55,26
  47. SULBIATE 62,93
  48. TRIUGGIO 55,63
  49. USMATE VELATE 60,17
  50. VAREDO 57,15
  51. VEDANO AL LAMBRO 51,38
  52. VEDUGGIO CON COLZANO 56,63
  53. VERANO BRIANZA 54,92
  54. VILLASANTA 55,00
  55. VIMERCATE 59,35

Il quorum della Brianza

Questi i dati dell'affluenza degli elettori in Brianza alle ore 22,00 di domenica 12/06/2011

PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA   42,64

  1. AGRATE BRIANZA 48,16
  2. AICURZIO 50,21
  3. ALBIATE 45,49
  4. ARCORE 43,84
  5. BARLASSINA 39,74
  6. BELLUSCO 46,84
  7. BERNAREGGIO 44,86
  8. BESANA IN BRIANZA 45,80
  9. BIASSONO 38,88
  10. BOVISIO MASCIAGO 43,76
  11. BRIOSCO 41,11
  12. BRUGHERIO 46,43
  13. BURAGO DI MOLGORA 48,15
  14. BUSNAGO 43,39
  15. CAMPARADA 44,62
  16. CAPONAGO 47,25
  17. CARATE BRIANZA 39,23
  18. CARNATE 49,60
  19. CAVENAGO DI BRIANZA 50,65
  20. CERIANO LAGHETTO 47,33
  21. CESANO MADERNO 40,93
  22. COGLIATE 41,93
  23. CONCOREZZO 45,67
  24. CORNATE D'ADDA 37,69
  25. CORREZZANA 38,77
  26. DESIO 41,86
  27. GIUSSANO 38,72
  28. LAZZATE 39,51
  29. LENTATE SUL SEVESO 40,43
  30. LESMO 39,82
  31. LIMBIATE 41,44
  32. LISSONE 40,50
  33. MACHERIO 40,47
  34. MEDA 38,78
  35. MEZZAGO 50,91
  36. MISINTO 41,91
  37. MONZA 42,75
  38. MUGGIO' 46,78
  39. NOVA MILANESE 45,04
  40. ORNAGO 49,28
  41. RENATE 43,67
  42. RONCELLO 46,34
  43. RONCO BRIANTINO 48,88
  44. SEREGNO 37,88
  45. SEVESO 41,22
  46. SOVICO 43,62
  47. SULBIATE 52,51
  48. TRIUGGIO 43,21
  49. USMATE VELATE n.p.
  50. VAREDO 43,20
  51. VEDANO AL LAMBRO 38,22
  52. VEDUGGIO CON COLZANO 44,77
  53. VERANO BRIANZA 41,39
  54. VILLASANTA 43,49
  55. VIMERCATE 39,13
Per i risultati definitivi cliccare qui.

martedì 7 giugno 2011

Aumentano a 35 i Sindaci della provincia di Lecco per il Sì ai Referendum sull’acqua

E' arrivato a quota 35 il numero dei Sindaci della provincia di Lecco (tra cui i primi cittadini di Lecco e di Merate) che sostengono il Sì ai Referendum sull'acqua.
All'elenco dei 25 reso noto la scorsa settimana (leggi qui), si sono aggiunti altri 10 Sindaci, per un totale di 35.

Qui sotto l'elenco dei nuovi sindaci sottoscrittori.

Lecco
- Virginio Brivio
Abbadia Lariana – Cristina Bartesaghi
Barzago - Mario Tentori
Barzio - Andrea Ferrari
Merate - Andrea Robbiani
Pasturo – Guido Agostoni
Cassago Brianza - Gianmario Fragomeli
Valgreghentino - Ernesto Longhi
Ballabio - Luigi Pontiggia
Colle Brianza - Marco Manzoni

domenica 5 giugno 2011

A Carugate una serata per discutere dell'illusione nucleare

‘IL NUCLEARE: ENERGIA DEL FUTURO?’

lunedì 6 giugno 2011 alle ore 21,00
c/o ATRION, Carugate, Via S. Francesco, 2


Al referendum del 12 e 13 giugno siamo chiamati ad esprimere il nostro parere sulla decisione che il nostro paese ritorni a produrre energia nucleare, nonostante gli italiani abbiano già espresso il loro dissenso con il referendum del 1987.

Si tratta di decidere la politica energetica italiana per almeno i prossimi 50-60 anni, la strada che prendiamo oggi influenzerà la vita dei nostri figli e i figli dei nostri figli.

E' fondamentale quindi trattare la questione nucleare con serietà e con il dovuto approfondimento, per decidere se il nucleare è veramente l'energia del futuro.

La serata proposta ci darà l'opportunità di porre tutte le nostre domande a due esprerti:

  • Sergio Zabot, ingegnere, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e coordinatore del piano per l'efficienza energetica della provincia di Milano.
  • Carlo Monguzzi, ingegnere chimico, autore del primo saggio sulle piogge acide in Italia, è stato presidente del Gruppo Verde della Regione Lombardia.

Serata organizzata da: Wwf Martesana, ‘Il seme’ Bottega e Gruppo di Acquisto Solidale, Associazione Milleusi, Associazione La Comune Luigi Bottasini onlus, Coafra Cascina Nibai.

Il segreto del quorum

50% più uno. Sta lì il segreto del quorum, in quel ‘più uno’.
Il ‘più uno’ può nascondersi nel vicino di pianerottolo cui non hai ricordato la data del voto, nella zia alla quale non hai spiegato che le centrali non stanno solo in Giappone ma le vogliono portare anche in Italia. O nell’amico che non hai accompagnato al seggio prima di andare al mare. Allora forza: tutti a caccia del ‘più uno’, per buttare il nucleare fuori dall’Italia.

La ricetta è semplice :
  1. *presto ai seggi*: vai a votare nelle prime ore di domenica 12 giugno: se i primi dati sull’affluenza sono buoni anche gli indecisi si decideranno;
  2. *informazione a domicilio*: se vai a cena da un amico scarica il volantino o l’adesivo e mettilo nelle cassette delle lettere del condominio:  http://www.fermiamoilnucleare.it/?page_id=470
  3. *mail virali*: spedisci a tutta la tua rubrica e condividi coi tuoi amici un promemoria per il referendum (il volantino, un video che ti piace, una foto…)
  4. *taxi referendario*: quando vai al seggio passa a prendere un amico, accompagna qualcuno che non ha la macchina o ha problemi ad andare a votare;
  5. *fantasia*: telefonate, sms, cene referendarie, manifesti, fai tu.
E fai girare questo messaggio!!!!!!!!!!!!!!!!

Grazie per tutto ciò che riuscirai a fare.

Vignetta di Marco Biani

sabato 4 giugno 2011

Iniziative referendarie a Monza: un quorum e una valanga sì

Il 12 e il 13 andiamo a votare. Passaparola.

In attesa del 12, il Comitato Provinciale vi invita ad una serie di appuntamenti.

5 giugno  2011
UNA CATENA UMANA REFERENDARIA LUNGO IL LAMBRO
h. 10,30 al Parco di Monza, Porta San Giorgio (davanti al golf club)
Si arriva fino a via mulino del Cantone, si attraversa viale Cavriga, via Valle dei Sospiri e dopo il ponte delle Catene si esce dal parco in corrispondenza della porticina delle Grazie vecchie, si raggiunge il centro di Monza attraversando le vie Montecassino, Annoni, Aliprandi e Vittorio Emanuele II. Si percorrono in seguito le vie Italia, corso Milano e via Borgazzi fino a piazzetta Filicaia, si devia per il sottopasso di via Toniolo e si arriva a san Rocco fino al depuratore, luogo del recente sversamento di sostanze petrolifere.

6 giugno 2011
INCONTRO  DIBATTITO STUDENTESCO
h 16,00 presso sala Bruno Trentin  Camera del Lavoro via Premuda 17 Monza

7 giugno 2011
presentazione del libro L’ACQUA (NON ) E’ UNA MERCE con l’autore Luca Martinelli
h 18,00  Presso la Bottega del Villaggio Globale via Zucchi 37 Monza

8 giugno 2011
DIVERTIRSI 6 artisti di ZELIG a Monza per l’acqua bene comune gruppi musicali giovanili, poesia e teatro dalle ore 18,00 in Piazza San Paolo Monza

9 giugno 2011
UN QUORUM E UNA VALANGA DI SI Tavola rotonda
h 17,30 presso sala Bruno Trentin  Camera del  Lavoro   via Premuda 17 Monza

10 giugno 2011
GRANDE CENA BATTIQUORUM
h. 20,30 presso Circolo di Viale Libertà Monza
IMPORTANTE: se volete partecipare alla cena bisogna dare conferma al Comitato Provinciale entro lunedì sera.

Per informazioni www.benicomunimonza.jimdo.it