giovedì 9 luglio 2026

La migliore risposta alle provocazioni? Continuare a riempire le piazze per la pace


Nei giorni scorsi un episodio avvenuto durante il presidio per la Palestina di giovedì a Seregno ha suscitato sconcerto. Mentre i manifestanti erano riuniti in piazza Concordia per ricordare i mille giorni di guerra e di distruzione a Gaza, un uomo, passando in bicicletta con la propria famiglia, ha invitato il figlio a fare il saluto romano e a gridare "Viva il Duce". Una delle partecipanti ha scelto di denunciare l'accaduto ai carabinieri, ritenendo che un gesto di questo tipo non potesse essere considerato una semplice bravata o una provocazione da ignorare.

Esprimiamo la nostra piena solidarietà alle persone che hanno assistito a quella scena e, in particolare, a Simona, che ha scelto di non voltarsi dall'altra parte e di denunciare quanto accaduto. Denunciare non significa alimentare polemiche, ma affermare un principio fondamentale: la nostra democrazia si fonda sul rifiuto del fascismo e sull'antifascismo, valori sanciti dalla Costituzione.


Sappiamo che, dopo la pubblicazione della notizia, sui social sono comparsi numerosi insulti e provocazioni rivolti ai manifestanti. È comprensibile che tra chi organizza e partecipa ai presìdi si sia aperta una riflessione: rispondere o ignorare? Replicare o non cadere nella trappola di chi cerca soltanto visibilità e scontro?

La risposta più efficace, probabilmente, non si trova nei commenti di Facebook. Si trova nelle piazze.

Chi provoca punta a spostare l'attenzione. Vorrebbe trasformare una mobilitazione nata per chiedere pace, giustizia e diritti per il popolo palestinese in una sterile disputa fatta di insulti e provocazioni. Sarebbe un errore concedergli questo risultato.


La risposta migliore è continuare a esserci. Con la stessa dignità, lo stesso silenzio quando serve, la stessa determinazione che caratterizza questi presìdi settimanali. Ogni persona in più presente in piazza è una risposta concreta all'odio, all'indifferenza e ai tentativi di intimidazione.

Per questo rilanciamo l'appuntamento di questa sera, giovedì 9 luglio, dalle 18 alle 19 in piazza Conciliazione a Desio.


Partecipare significa affermare che lo spazio pubblico appartiene a chi esercita i propri diritti in modo pacifico, non a chi cerca di intimidire o provocare. Significa dimostrare che la solidarietà è più forte dell'odio e che la memoria democratica non è un esercizio retorico, ma un impegno quotidiano.

La risposta alle provocazioni non è il silenzio, ma una piazza ancora più partecipata.

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