giovedì 12 marzo 2026
Lo sci dei 15 giorni: il paradosso del Monte San Primo
Il cambiamento climatico sta trasformando profondamente il futuro del turismo invernale sulle Alpi. Un recente approfondimento pubblicato da tvsvizzera.it mostra come anche in Svizzera – uno dei Paesi simbolo dello sci alpino – molte stazioni stiano ripensando il proprio modello di sviluppo a causa della progressiva riduzione dell’innevamento.
Questa riflessione appare particolarmente significativa se letta in parallelo con il dibattito in corso sul Monte San Primo, sopra Bellagio, dove è stato approvato un progetto di fattibilità per il ripristino degli impianti sciistici. Un’idea che però si scontra con le conclusioni di uno studio scientifico coordinato dal professor Mauro Guglielmin, docente dell’Università degli Studi dell’Insubria, secondo cui lo sci in quell’area sarebbe ormai climaticamente ed economicamente insostenibile.
Guardando proprio all’esperienza svizzera emergono alcuni elementi che possono aiutare a leggere il caso del San Primo.
Uno dei punti centrali dell’analisi pubblicata da tvsvizzera.it riguarda la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture sciistiche. Gli studi utilizzati dalle stazioni svizzere indicano che, per essere economicamente redditizia, una pista dovrebbe poter contare su almeno 100 giorni di neve con uno spessore minimo di circa 30 centimetri.
Per questo motivo molti investimenti si stanno concentrando nelle località d’alta quota, dove le condizioni climatiche garantiscono ancora una stagione sciistica relativamente stabile. Al contrario, sotto la soglia critica dei circa 1600 metri di altitudine, la situazione diventa molto più incerta.
Il Monte San Primo si colloca proprio in questo scenario di fragilità climatica. Lo studio del professor Guglielmin, basato sui dati disponibili nell’area dell’Alpe Borgo e su rilevazioni dell’ARPA Lombardia, evidenzia infatti un aumento progressivo delle temperature invernali nel Triangolo Lariano e una diminuzione della durata dell’innevamento. Secondo l’analisi, anche ipotizzando un innevamento artificiale, la copertura sciabile potrebbe ridursi a circa 15–17 giorni nel mese di gennaio, rendendo l’impianto «assolutamente antieconomico».
Proprio nelle località a quote più basse, molte stazioni svizzere stanno cercando di ridurre la dipendenza dallo sci. Sempre secondo l’analisi di tvsvizzera.it, alcune destinazioni hanno iniziato a puntare su attività che richiedono meno neve e meno costi di gestione: escursioni invernali, ciaspolate, turismo lento, esperienze naturalistiche o attività sportive alternative.
In alcuni casi si è arrivati a scelte ancora più radicali: località come il Monte Tamaro in Ticino hanno abbandonato completamente lo sci, concentrandosi su un turismo diverso, più legato alla natura e alla fruizione del paesaggio. Questo approccio punta ad attrarre visitatori durante tutto l’anno, riducendo la dipendenza da una stagione invernale sempre più incerta.
Infine, l’esperienza svizzera mostra anche una realtà spesso poco raccontata: molti piccoli impianti hanno semplicemente chiuso. Decine di skilift di villaggio, un tempo molto frequentati, sono ormai inattivi a causa della cronica mancanza di neve. In molti casi restano sul territorio infrastrutture dismesse, difficili e costose da smantellare. È proprio questo scenario che il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, formato da 39 associazioni e sostenuto dallo studio scientifico commissionato all’associazione Simbio, teme possa ripetersi anche sopra Bellagio.
Lo studio coordinato dal professor Guglielmin conclude che le condizioni climatiche attuali e quelle previste nei prossimi 15 anni non consentiranno un innevamento artificiale efficace né la preparazione di piste da sci con le tecnologie attuali.
Il confronto con quanto sta accadendo in Svizzera suggerisce quindi una domanda di fondo: se molte località alpine stanno riducendo gli investimenti nello sci alle quote più basse e diversificando l’offerta turistica, ha ancora senso puntare sul ritorno dello sci in un’area dove gli studi scientifici indicano una stagione sempre più breve?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento
Invitiamo gentilmente chi utilizza questo spazio per i commenti a rimanere in tema con il contenuto del post e a mantenere un linguaggio rispettoso, anche quando le opinioni sono diverse. Si informa che non verranno pubblicati commenti contenenti promozioni commerciali.