venerdì 17 aprile 2026

Pedemontana, caos senza preavviso: le prescrizioni CIPE non sono un optional


Negli ultimi giorni, a Lissone, si è materializzato quello che molti cittadini temevano da tempo: un primo assaggio concreto dei disagi legati ai lavori della Pedemontana. Code interminabili, viabilità paralizzata e una sensazione diffusa di disorganizzazione e mancanza di rispetto verso chi vive quotidianamente il territorio.

Le segnalazioni arrivate dai residenti parlano chiaro. Via Santa Margherita completamente bloccata, senso unico alternato attivato senza preavviso, impossibilità per molti di uscire di casa negli orari di punta. “Stamattina non si esce da Santa Margherita”, scrive qualcuno. E ancora: “Anche da Bareggia stessa coda ferma”. Parole che restituiscono un disagio reale, concreto, che incide sulla vita quotidiana delle persone.


Ciò che più colpisce, tuttavia, non è solo il disagio in sé - inevitabile quando si affrontano opere di questa portata - ma il modo in cui questo disagio viene gestito, o meglio, non gestito. Durante una recente commissione urbanistica, alla presenza del sindaco, degli assessori competenti e dei dirigenti, non è stata fatta alcuna comunicazione preventiva rispetto ai lavori che avrebbero impattato pesantemente sulla viabilità il giorno successivo. Eppure, come emerge da documenti ufficiali pubblicati sull’albo pretorio, l’occupazione del suolo pubblico era già stata autorizzata.

È difficile credere che nessuno fosse a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Ed è ancora più difficile accettare che nessuno abbia ritenuto necessario informare tempestivamente i cittadini.


La risposta fornita dal Comune tramite l’app Municipium, che parla di “modifiche temporanee alla circolazione” e di “inevitabile disagio”, appare insufficiente e, per certi versi, distante dalla realtà vissuta. Perché qui non si tratta semplicemente di un disagio inevitabile, ma di un disagio aggravato dalla mancanza di comunicazione e pianificazione condivisa.

È importante chiarire un punto fondamentale: le prescrizioni del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) riguardano direttamente i lavori della Pedemontana. Non sono indicazioni astratte, ma condizioni vincolanti poste proprio per la realizzazione di questa infrastruttura.

Nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2010, sono stabiliti obblighi precisi che devono essere rispettati durante la cantierizzazione della Pedemontana. Tra questi:

  • Prescrizione n. 135: deve essere garantita un’adeguata informazione alla popolazione interessata riguardo allo svolgimento, alla tempistica e alla durata delle attività di cantiere.
  • Raccomandazione n. 17: devono essere predisposti piani dettagliati di circolazione dei mezzi d’opera, con indicazione di percorsi, orari, volumi di traffico e misure di mitigazione.
  • Prescrizione n. 159: devono essere adottate misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico durante i lavori.
  • Prescrizione n. 162: devono essere previsti piani di emergenza chiari e comunicati, soprattutto in contesti urbani sensibili.

Non si tratta quindi di buone pratiche facoltative, ma di obblighi specifici legati a quest’opera.


Vogliamo essere chiari: siamo contrari alla realizzazione della Pedemontana, per le sue ricadute ambientali, territoriali e sociali. Tuttavia, quanto sta accadendo in questi giorni pone un tema che va oltre questa posizione. Qui non si tratta, in questo caso, di essere “contro” o “a favore” dell’opera. Si tratta di pretendere il rispetto delle regole, delle prescrizioni e dei diritti dei cittadini. Anche chi sostiene l’infrastruttura dovrebbe chiedere che venga realizzata nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza. Perché il diritto all’informazione, alla sicurezza e alla vivibilità del proprio territorio non può essere sacrificato o gestito con superficialità.

Quello che si è visto in questi giorni a Lissone e Bareggia rischia di essere solo un piccolo anticipo di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni. E proprio per questo è fondamentale intervenire subito, correggere il metodo e ristabilire un rapporto di fiducia con la cittadinanza.

Informare non è un favore. È un obbligo preciso. E ignorarlo significa alimentare non solo il disagio, ma anche la rabbia e la sfiducia di un’intera comunità.

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