mercoledì 15 aprile 2026

Metrotranvia Milano–Seregno: tra divisioni istituzionali e la pressione dei territori per andare avanti

Il deposito della metrotranvia al confine tra Seregno e Desio

La metrotranvia Milano–Seregno si trova oggi in una fase delicatissima, sospesa tra la necessità di andare avanti e le difficoltà concrete nel farlo. I cantieri sono aperti, le risorse non bastano e le istituzioni coinvolte faticano a trovare una linea comune. Eppure, proprio mentre lo scontro politico si intensifica, dai territori emerge una richiesta sempre più chiara: evitare a tutti i costi che l’opera resti incompiuta.

Via Platone a Seregno

A rendere evidente questa tensione è anche la posizione di Simone Cairo, sindaco di Bresso, che ha scelto un approccio diretto e pragmatico. Cairo chiede innanzitutto chiarezza sulle responsabilità e sui numeri, indicando nella Città Metropolitana di Milano il soggetto che deve farsi carico delle decisioni. Non esclude il coinvolgimento del Governo, ma solo per una parte specifica degli extracosti, legata a modifiche normative intervenute in corso d’opera. Per il resto, la sua posizione è netta: non si può procedere senza copertura finanziaria, e se le risorse non ci sono, bisogna avere il coraggio di ridimensionare il progetto o persino fermarlo, pur di evitare anni di cantieri bloccati.

Il percorso della metrotranvia

Questa impostazione si inserisce però in un quadro più ampio e tutt’altro che coeso. La Città Metropolitana di Milano continua a difendere la centralità dell’opera, puntando su una collaborazione tra enti e su un possibile riavvicinamento al Governo per ottenere nuove risorse. Dall’altra parte, la Regione Lombardia mantiene una linea più rigida, sostenendo che i finanziamenti già stanziati siano sufficienti e che eventuali extracosti debbano essere coperti internamente, senza ulteriori richieste allo Stato.

In questo intreccio di responsabilità e posizioni divergenti, il rischio è che il confronto resti bloccato proprio mentre i cantieri avanzano a rilento. Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso decisivo in queste vicende: la realtà fisica dei lavori già avviati.

Il deposito realizzato nel Parco GruBrìa

Nei comuni della Brianza più a nord, come Seregno, Desio e Nova Milanese, la posizione appare infatti più compatta e orientata alla prosecuzione dell’opera. Qui il tema non è solo politico o finanziario, ma anche e soprattutto concreto. Un esempio emblematico è il deposito della metrotranvia, già parzialmente realizzato al confine tra Seregno e Desio, all’interno di un’area di valore ambientale. Quella struttura, oggi incompleta, è già percepita come un elemento di forte impatto sul territorio. Lasciarla così, senza completare l’infrastruttura a cui è destinata, significherebbe trasformarla definitivamente in un “ecomostro”, con un danno evidente sia dal punto di vista paesaggistico sia per la credibilità delle istituzioni.

È proprio questa situazione a rendere, per molti amministratori locali, l’ipotesi di uno stop totale difficilmente sostenibile. Se da un lato c’è la preoccupazione, espressa da Cairo, di evitare cantieri infiniti e senza prospettiva, dall’altro cresce la consapevolezza che tornare indietro, a questo punto, avrebbe costi – economici e politici – forse ancora più alti.


Il risultato è una frattura che non è tanto sull’obiettivo finale, quanto sul percorso per arrivarci. Tutti, almeno formalmente, continuano a dire di voler completare la metrotranvia. Ma divergono profondamente sulle responsabilità, sulle risorse e sulle priorità. Da una parte c’è chi spinge per una soluzione immediata e sostenibile, anche a costo di ridimensionare l’opera. Dall’altra chi insiste sulla necessità di preservarne l’integrità, cercando nuove risorse e mantenendo una visione più ampia.

In mezzo, ci sono i territori e i cantieri già aperti, che rendono ogni scelta più urgente e più difficile. Perché più passa il tempo, più aumenta il rischio che la situazione degeneri in uno scenario che tutti dicono di voler evitare: strade compromesse, opere incompiute e un’infrastruttura che resta sulla carta.

È probabile che la soluzione, se arriverà, sarà un compromesso. Una rimodulazione del progetto che consenta di salvare almeno le parti più avanzate e strategiche, contenendo i costi entro limiti sostenibili. Non sarà una vittoria piena per nessuno, ma potrebbe essere l’unico modo per evitare che la metrotranvia Milano–Seregno diventi l’ennesimo simbolo di un’opera pubblica mai davvero conclusa.

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