lunedì 13 aprile 2026

Parco di Monza: dalla tutela negata al business della Formula 1

Il dibattito sul futuro del Parco di Monza torna al centro dell’attenzione pubblica dopo le recenti decisioni del Consiglio comunale. Il comunicato che pubblichiamo solleva questioni cruciali: tutela del patrimonio storico, impatto ambientale e uso delle risorse pubbliche. Al di là delle posizioni, il testo offre una ricostruzione dettagliata e critica che merita di essere conosciuta e discussa. Lo proponiamo ai lettori come contributo al confronto sul destino di uno dei parchi storici più importanti d’Europa.

Rendering di parte degli interventi in deroga illustrati nella seduta del Consiglio Comunale del 26 marzo 2026

IN UN PARCO NON SI COSTRUISCE ANCHE SE CI OBBLIGA LIBERTY MEDIA!

a cura del Comitato per il Parco “A. Cederna” e del Comitato “La Villa Reale è anche mia”

La sera di giovedì 9 aprile 2026 sono stati approvati dal Consiglio comunale di Monza i lavori per nuove edificazioni all’autodromo nell’ottocentesco Parco di Monza, con un solo voto contrario. Garantita la rovina, da precaria a stabile, per il futuro del nostro Parco.
Pare di essere tornati al 1908, quasi 120 anni fa, quando Marinetti, nel suo Manifesto del futurismo, scriveva, tra l’altro: "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia."
Sappiamo che, dopo più di un secolo, le cose non sono andate proprio così: di auto e di congestioni da traffico non se ne può proprio più; di inquinamento dell’aria si muore prematuramente e consentire rumori assordanti in un Parco che dovrebbe essere, anche per legge, un’oasi di quiete, non è tollerabile. Ma per denaro, consenso e voti si può fare questo e altro.

Si può ignorare, per mancata conoscenza o per disattenzione intenzionale, cosa ha rappresentato e potrebbe continuare a rappresentare in futuro la presenza e il consolidamento dell’autodromo nel Parco storico.

Ci corre l’obbligo di ricordare, soprattutto ai giovani e a quelli che lo ignorano, che già nel 1922, quando il Senatore Silvio Crespi (liberale di destra) decise di far edificare l’autodromo nel Parco di Monza, ebbe le forti opposizioni del Ministero della pubblica istruzione, di esponenti del mondo della cultura e dell’arte che vedevano una profanazione dello storico Parco voluto da Napoleone nel 1805, con forti perplessità legate alla tutela del paesaggio e all'abbattimento massiccio di alberi nel Bosco Bello. Non mancavano i primi ambientalisti che cercavano di tutelare quel luogo. Anche molta parte della stampa locale si opponeva fortemente (ad esempio “Il Cittadino”).

Il Cittadino, 22 giugno 1922

Poi, con l’avvento del ventennio fascista, fu tutta un’altra storia, anche peggiore. Oltre all’autodromo (1922) venne realizzato nel 1924 un ippodromo collocato tra Villa Mirabello e Mirabellino (impianto chiuso nel 1976 e poi eliminato negli anni ‘90) e infine venne realizzato anche un Golf nel 1928. Il tutto perché l’Associazione combattenti e reduci, che aveva avuto in concessione il Parco dalla Casa reale, volle mettere a reddito quelle aree. Così ci ritroviamo ancora oggi con quelle deturpazioni e quelle logiche distruttive.

Il Corriere di Monza e della Brianza, 14 marzo 1922

Solo nei primi anni ’80, si cominciò anche in Comune a Monza a vedere in modo critico l’ingombrante presenza dell’autodromo per tentare di renderlo meno incompatibile. I tecnici che iniziarono a studiare a fondo lo scempio del Parco di Monza cercarono anch’essi di limitarne i danni che, soprattutto con il GP di Formula 1, venivano arrecati ogni anno al Parco da migliaia di tifosi e vandali.

Tra questi Studi e Piani, meritevoli di citazione sono: Il PRG del 1971 di Piccinato (vigente fino al 2007) che nella Norme tecniche di attuazione, all’art. 21, zona Verde pubblico, diceva tra l’altro: “per il Parco di Monza nessuna nuova costruzione”. Poi lo Studio realizzato dalla Prof. Annalisa Maniglio Calcagno della Facoltà di Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova, passato in Consiglio comunale nel 1991, che proponeva tra l’altro “la demolizione della pista sopraelevata dell’anello di alta velocità dell’autodromo, circuito ormai in disuso da molti anni, che taglia in due un’ampia porzione del parco e buona parte del famosissimo bosco bello”.

Un vero Piano regolatore generale (PRG) venne presentato in Consiglio comunale nel ’95 e adottato nel 1997, redatto da Leonardo Benevolo (come noto, uno dei maggiori storici europei di architettura e urbanistica) comprensivo anche di quell’area, alla quale era dedicato uno specifico elaborato di dettaglio che indicava come obiettivo da perseguire nel tempo, il restauro filologico dell’antico disegno del Canonica del Parco stesso.

Il PRG di Benevolo diceva tra l’altro: “Oggi il restauro del parco richiede tre modifiche principali: la rimozione dei resti abbandonati dell’ippodromo, la rimozione della pista d’alta velocità dell’autodromo, anch’essa fuori uso e non recuperabile, e le modifiche del percorso attuale necessarie al ripristino della continuità fisica e paesaggistica del viale Mirabello”. E poi proseguiva: “Si deve anche intervenire sull’area del Golf, con un ampliamento della zona boschiva e una parziale apertura al pubblico, in particolare per la ricostruzione del cannocchiale visivo dell’ex viale delle noci” (n.d.r.- tra autodromo e golf)”.

Nel 1996, in occasione di quel PRG, la Soprintendente di Milano Lucia Gremmo, scriveva in modo molto chiaro: “Gli usi impropri che maggiormente incidono sull’area del complesso (del Parco, ndr) anche in relazione alla considerevole superficie occupata, e che, come tali, risultano altamente incompatibili con il carattere storico-artistico dello stesso sono: l’autodromo, con le relative attrezzature (campeggio, piscina, etc.) e gli abnormi afflussi di folla ed il golf, in quanto, come giustamente affermato dagli stessi progettisti, hanno rotto la sua (del Parco) unità spaziale e hanno condotto anche a un assetto frammentato delle masse arboree, in cui va perduta la grande dimensione che è il suo pregio principale. A ciò bisogna aggiungere, per quanto concerne il golf, la modifica morfologica del terreno”.
La Regione Lombardia, con la sua Legge 40 del ’95, aveva promosso e approvato nella seconda metà degli anni ’90 “il Piano 1997-98 per la rinascita del Parco di Monza” che prevedeva ben 35 progetti d’intervento e 20 miliardi di finanziamenti insieme ad altri Enti locali e organismi pubblici, finalizzati al “recupero ecologico - monumentale del Parco recintato più grande d’Europa” e per rimediare quindi a quella pesante situazione creatasi a causa degli impianti impropri.



Non va dimenticato, nei primi anni del 2000, il Piano di Settore per il Parco di Monza, redatto dal Centro Studi PIM su incarico del Parco regionale della Valle Lambro, dotato di Piano territoriale approvato dalla Regione nel 2000, che riaffermava tra l’altro, nel proprio elaborato progettuale: “conseguente demolizione dell’anello di alta velocità del circuito, almeno per la parte interferente con la prospettiva dal Mirabello (curva nord e curva sud)” e, per il Golf: “Ritocco del perimetro del golf nell’estremità settentrionale (spostamento di una buca), per favorire la continuità del percorso periferico nord-sud e nel confine meridionale per la ricostituzione di un ambiente di rispetto attorno alla testa del fontanile Pelucca”.

Poi quasi più nulla, se non esattamente il contrario di quello che emergeva da quegli studi di dettaglio. Solo nel maggio del 2023, dopo anni dall’incarico, è stato presentato e approvato un costoso Masterplan della Villa Reale e del Parco di Monza, strumento che, come noto, non ha alcuna valenza legale o urbanistica e non impegna gli amministratori né a seguirlo né a realizzarlo, non essendo vincolante.


Così ci troviamo oggi che il Consiglio comunale trionfante ha approvato praticamente all’unanimità (centro destra e centro sinistra uniti), salvo il voto contrario di una lista civica indipendente (Piffer), una serie di deturpanti e costosi lavori in Autodromo (circa 75 milioni di euro a carico del contribuente, che si sommano ai 27 milioni annui pretesi da Liberty Media, il nuovo padrone della F.1 per mantenere la titolarità del GP al circuito monzese); a questo proposito, non si comprende perché con tutte le centinaia di migliaia di biglietti venduti dall’Autodromo (più di 300.000), quei lavori debbano essere pagati dai contribuenti, anche di quelli che proprio non si interessano di Formula 1 se non anche contrari.

Come noto, si tratta della soprelevazione dei box (definito a suo tempo: “il Pirellone rovesciato” amovibile), di un edificio per la direzione di gara e di una nuova sala stampa, oltre che, con due delibere di Giunta, rendere definitive alcune tribune che, in precedenza venivano rimosse dopo il GP di F1. Decine di migliaia di nuovi metri cubi complessivi in un parco storico (circa 30 mila, dato peraltro non reso noto).


Tutto questo per poter avere la titolarità del GP, piegandosi vergognosamente all’imposizione ricattatoria di Liberty Media, incuranti del fatto che per Liberty Media l’unico interesse è fare soldi a palate, sfruttando il business miliardario della F1 anche ampliando a dismisura il numero dei GP: si parla addirittura di arrivare a 30 appuntamenti annui Il rischio per il circuito di Monza è quello di rimanere stritolato nell’inevitabile competitività del mercato globale della Formula 1. Cosa ci chiederà la prossima volta? Di incoronare il vincitore del GP con la Corona Ferrea come Napoleone?

I lavori imposti dalla società di mass media statunitense, diventata patron della F1 dal 2017, rispondono alla pretesa di fare dei 200 ettari in concessione ad ACI uno dei tanti circuiti “Luna Park” (vedi fan zone su Roccolo e Gerascia) da sfruttare al massimo, del tutto indifferenti al fatto che l’autodromo sia dentro un Parco che ha 220 anni di storia.

Che senso ha ancorare il presente e il futuro della città a un GP quasi fosse l’ultima spiaggia, l’unica risorsa?

Ripensare al Parco (al quale non arriva alcun finanziamento se non una tantum), alla storia, anche industriale, alla vocazione culturale, ai bisogni reali dei cittadini è la vera strada che amministratori di buon senso dovrebbero perseguire.

Il caso poi vuole che la concessione delle aree dell'Autodromo di Monza da parte del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza all'Automobile Club d'Italia (ACI) scadrà il 31 dicembre 2028. Nonostante la concessione delle aree scada prima, il contratto per l'organizzazione del Gran Premio di Formula 1 è stato rinnovato fino al 2031. Non solo: il Consorzio, ente concedente, scadrà nel 2029. Un vero pasticcio e un incastro che parrebbe più pensato che subìto. Il solito ricatto: “Forse non volete far correre il GP di F1 a Monza?”.

Bianca Montrasio, Giorgio Majoli, Roberto D’Achille

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