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giovedì 23 maggio 2024

Acque agitate in Brianza: tra allerta rossa e critiche verdi

La diga di Inverigo giovedì 16/05/2024

In merito agli eventi meteo che hanno interessato la Brianza, il Parco Valle del Lambro è intervenuto sulla sua pagina Facebook per fornire spiegazioni. L'evento meteorologico di lunedì 20 maggio, che prevedeva una precipitazione di 40/80 mm di pioggia in 24 ore, ha effettivamente registrato una media di 40 mm sul bacino del Lambro.

La previsione ha portato all’individuazione di un’allerta rossa per due motivi principali: la vicinanza temporale al precedente evento meteo del 14-16 maggio, che aveva completamente saturato i suoli, e il carattere temporalesco di una parte del nuovo evento meteo. Per questo motivo si è mantenuta alta l'attenzione, soprattutto sui corsi d'acqua minori, che risentono particolarmente delle precipitazioni temporalesche.

 

Planimetria della cava di Brenno

Martedì 21 maggio, il temporale più significativo ha colpito l'area del Seveso, con 73 mm di pioggia in un'ora, causando danni importanti. A livello di bacino del Lambro, è stata ridotta la portata in uscita dal Cavo Diotti per evitare di sovrapporsi con la piena di valle. Inoltre, sono stati invasati circa 100.000 metri cubi d'acqua nella diga di Inverigo (CO) e 20.000 metri cubi nella Cava di Brenno a Costa Masnaga (LC).

 

La cava di Brenno. Foto del 2022

Nella mattinata di mercoledì 22 maggio è iniziata la progressiva riapertura degli scarichi del Cavo Diotti per abbassare il livello del lago di Pusiano (CO). Nella stessa giornata, è stata revocata la preallerta per rischio diga, poiché il livello del lago è sceso sotto i 120 cm dallo zero dell'idrometro, mentre è stata mantenuta la preallerta per rischio idraulico di valle, per superare il limite di scarico di 10 mc/s.

 


Sul tema è intervenuto anche il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che ha ricordato: "Le esondazioni di fiumi e torrenti e i conseguenti allagamenti delle aree golenali sono fenomeni assolutamente naturali, avvenuti storicamente e ciclicamente. Quello che invece è cambiato nel nostro territorio, da almeno 50 anni a questa parte, è che l'uomo ha costruito nelle medesime aree di esondazione naturale dei corsi d'acqua, aumentando così i rischi legati agli allagamenti." Il Circolo ha inoltre criticato il ruolo del Parco, affermando: "Il compito del Parco non è progettare e costruire nuove opere di regimazione, bensì preservare il territorio dalla cementificazione. Invece, il Parco Valle Lambro sembra fare esattamente il contrario! A cosa serve allora un Parco? Basterebbe una stazione appaltante di opere pubbliche!"
 
"Lo stesso discorso - ci ricorda Roberto Fumagalli, presidente dell'associazione ambientalista - si può fare per quanto riguarda le vasche di laminazione sull'asta del fiume Lambro, destinate - secondo le Istituzioni che le hanno previste e progettate (Regione e Parco Valle Lambro) - a proteggere Monza e Milano dagli allagamenti. Ebbene, anche in questo caso si ragiona solo col parametro dell'intervento di tipo 'idraulico', senza considerare i fiumi come elementi naturali e, soprattutto, senza prevedere nessun intervento per contenere la galoppante cementificazione. Ricordiamo a tal proposito che la nostra Regione è quella col maggior consumo di suolo e che la provincia di Monza Brianza è la più cementificata d'Italia, per non parlare della città di Milano dove non solo non si rileva alcun provvedimento per invertire la rotta rispetto alle scelte di politica urbanistica che stanno 'riempimento' i pochi spazi 'vuoti' rimasti. Per la soluzione dei problemi di dissesto del bacino del Lambro si punta tutto solo all'aspetto idraulico della laminazione delle piene, principio sacrosanto ma che dovrebbe avvenire anzitutto mantenendo libere le zone di esondazione naturale, evitando di concentrarsi solo e unicamente sulla realizzazione di nuove opere di regimazione, quali chiuse, paratie, bacini di contenimento che, comunque, portano ad un'ulteriore artificializzazione degli argini dei fiumi e che rischiano di 'ingabbiare' le poche aree naturali a ridosso dei corsi d'acqua."


giovedì 16 maggio 2024

Circolo Ambiente: "Allarme allagamenti. Il problema non sono i fiumi, ma il cemento!"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Nei giorni scorsi, e in particolare nella giornata di ieri, mercoledì 15 maggio, si sono verificati nel Lecchese e nel Monzese, numerosi eventi legati alle abbondanti piogge, soprattutto allagamenti e frane.
Chiariamo anzitutto una cosa: le esondazioni di fiumi e torrenti e i conseguenti allagamenti delle aree golenali sono fenomeni assolutamente naturali, avvenuti storicamente e ciclicamente. Quello che invece è cambiato nel nostro territorio, da almeno 50 anni a questa parte, è che l'uomo ha costruito nelle medesime aree di esondazione naturale dei corsi d'acqua, determinando in questo modo un sicuro aumento dei rischi legati appunto agli allagamenti.


Ora, in conseguenza dei sempre più frequenti eventi di dissesto idrogeologico (connessi anche con la crisi climatica), l'approccio delle Istituzioni (AIPO, Regione, Comuni, ecc.) tende spesso a ribaltare il problema, ovvero - per proteggere gli edifici costruiti nelle aree a rischio - si preferiscono ingabbiare i fiumi e i torrenti. Così ad esempio nascono progetti nefasti per realizzare nuove arginature in cemento dei torrenti, che non fanno altro che aumentare il pericolo. Si pensa cioè solo ad alzare o artificializzare gli argini, ma in questo modo - visto che la quantità di acqua che scende dal cielo non si può ovviamente ridurre - si ha come conseguenza che le esondazioni si spostano più a monte o a valle, aumentando di fatto i rischi di dissesto.

Ribadiamo quindi che, come in tutte le questioni ambientali, la soluzione non è il contenimento dei fenomeni acuti (allagamenti, frane, ecc.) ma la prevenzione. Nel caso del dissesto idrogeologico, l'unica vera prevenzione è lo stop al consumo di suolo: occorre cancellare tutte le previsioni urbanistiche di edificazione non ancora attuate, passando a PGT a reale 'consumo di suolo zero'. Per farlo serve solo la volontà politica, cosa che i comuni, purtroppo, non hanno il coraggio di fare! Anche la pessima legge regionale urbanistica (che doveva intervenire proprio per contenere il consumo di suolo) consente di fatto di continuare a cementificare. E questo lo si vede chiaramente dai dati sull'aumento del consumo di suolo nella nostra Regione.  
Lo ripetiamo: per contenere gli allagamenti non bisogna intervenire sui corsi d'acqua, al contrario occorre preservare ed ampliare le aree di esondazione naturale dei corsi d'acqua. 

 

"Non è la pioggia, è il cemento!"

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La gestione delle piogge e delle dighe nel Parco Valle del Lambro

La diga di Inverigo

In merito alle piogge torrenziali di questi giorni il Parco Valle del Lambro ha diffuso questo pomeriggio il seguente comunicato: "L'evento meteorologico che ha interessato la Brianza nelle ultime 36 ore ha portato un volume di pioggia di oltre 30 milioni di metri cubi. La portata d’acqua si è riversata su terreni già saturi dalle significative piogge precedenti. Il Parco Regionale della Valle del Lambro, proprio in previsione del maltempo, aveva già provveduto allo svuotamento preventivo del Lago di Pusiano e alla preparazione della diga di Inverigo (Como). Nel corso della giornata di mercoledì 15 maggio e nella notte successiva, il Cavo Diotti, diga di Pusiano, è rimasto chiuso con lo scopo di evitare l’aggravamento di una situazione già critica in valle. Sono stati così accumulati nel lago oltre sei milioni di metri cubi d'acqua. In contemporanea i tecnici dell’ente Parco hanno operato in continuità presso la diga delle Fornaci a Inverigo, arrivando a riempire il milione di metri cubi disponibili, fino a sfiorare alle ore 18 il colmo massimo. Inoltre, come già accaduto per l’evento di novembre 2023, il Parco ha provveduto a invasare la piena della Bevera di Molteno (Lecco) per oltre un milione di metri cubi nella Cava di Brenno a Costa Masnaga. Nella giornata di oggi, giovedì 16 maggio, in previsione delle possibili ulteriori piogge, l’ente Parco sta provvedendo al progressivo svuotamento della diga delle Fornaci e successivamente del Cavo Diotti, con portate comunque inferiori a quelle di piena transitate nelle ore scorse, al fine di mantenere il sistema in equilibrio e con l’obiettivo di gestire eventuali aggravamenti della situazione meteorologica."

 

Per ulteriori aggiornamenti vi consigliamo di seguire la pagina Facebook del Parco.

mercoledì 8 giugno 2022

Como. Supporto attivo vuol dire rispondere ai bisogni della popolazione


Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato


Durante le frane che hanno colpito il nostro Lago nell’estate 2021, abbiamo portato il nostro supporto attivo nelle zone di Cernobbio, Blevio, Moltrasio e Laglio.

Con la modalità di azione che lo contraddistingue, Supporto Attivo Como ha da subito messo tutte le forze di cui disponeva al servizio della popolazione colpita, con l’intenzione di tradurre il principio della solidarietà in azione concreta.


Sfruttando la nostra presenza sul territorio e la rete costruita con altre realtà presenti in diverse città, tra cui Uds Como, Brigate Volontarie per l’Emergenza e Mutuo Soccorso Milano, abbiamo raccolto decine di persone che sono volontariamente intervenute nelle zone alluvionate sotto il coordinamento di chi gestiva le operazioni di soccorso.


La situazione che si è creata con le frane degli scorsi giorni ci vede di nuovo sul campo con lo stesso spirito e la stessa motivazione. In questi e nei prossimi giorni saremo a Laglio per portare di nuovo il nostro contributo materiale, coordinandoci con chi gestisce le operazioni. (Qui per unirsi al gruppo)

Ma proprio perché la nostra rete si pone l’obiettivo di fare fronte concretamente alle esigenze della popolazione, non possiamo accontentarci semplicemente di contribuire ad alleviare i danni a disastro avvenuto, soprattutto se questo disastro si ripete immutato a cadenza regolare.


Per noi, fare fronte concretamente ai bisogni delle persone significa prevenire l’emergere di situazioni di emergenza anziché riparare ai danni quando queste si verificano. È un principio che vogliamo affermare in tutte le nostre attività, dall’intervento in situazioni di dissesto alla rete di supporto che offriamo alle famiglie in difficoltà economica nel nostro operato quotidiano.

Una solidarietà degna di questo nome non ci consente di stare semplicemente a guardare di fronte a un disastro annunciato. Per questo motivo, non possiamo limitarci a portare aiuto materiale nelle zone colpite, ma intendiamo dare alle persone la possibilità di organizzarsi perché la situazione non si ripeta di nuovo.

Sarà questo il nostro obiettivo nel prossimo futuro.


Supporto Attivo Como
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