martedì 28 aprile 2026

Parco GruBrìa: Cesano Maderno dice sì al Parco Regionale

In verde scuro le aree di Cesano che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Anche Cesano Maderno ha formalmente avviato il percorso verso l’istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Il Consiglio comunale del 17 aprile 2026 ha infatti approvato all’unanimità la richiesta di istituzione del Parco Regionale ai sensi della legge regionale 86/83, risultando uno dei tre Comuni esterni all’attuale perimetrazione del PLIS GruBrìa ad aver aderito al progetto, insieme – nei giorni successivi – a Meda e Giussano.

La deliberazione è stata approvata con 24 voti favorevoli su 24 presenti, a conferma di una convergenza ampia su un tema strategico per il futuro del territorio.

Nel dispositivo, il Comune definisce con chiarezza i contenuti e gli obiettivi della propria scelta: “DI RICHIEDERE l’istituzione del Parco Regionale [...] che comprenda il territorio del PLIS GruBrìa [...] oltre ad ogni area posta lungo il Seveso e/o a tale scopo individuata dalle Amministrazioni interessate ed in particolare dal Comune di Cesano Maderno.”

Contestualmente, vengono approvati il documento preliminare e la planimetria che individuano le aree comunali da includere nel futuro Parco, elementi fondamentali per la definizione del perimetro complessivo.

Un passaggio significativo riguarda anche la prospettiva istituzionale: “DI ESPRIMERE contestualmente la volontà di recesso dal PLIS GruBrìa, una volta conclusa la procedura di istituzione del Parco regionale.” Una scelta che chiarisce la direzione intrapresa: il passaggio da un parco locale (PLIS) a un livello di tutela più forte e strutturato, quale quello regionale.

La relazione accompagnatoria alla delibera offre un’analisi approfondita del territorio e delle dinamiche che lo hanno trasformato nel tempo.

La parte nord del nuovo parco con evidenziate in verde scuro le nuove aree inserite

L’obiettivo principale è chiaramente indicato: “La conservazione del sistema articolato di spazi liberi ancora presenti lungo l’asta del torrente Seveso [...] in un territorio [...] sottoposto a forti pressioni antropiche.” Un territorio che ha conosciuto uno sviluppo rapido e spesso poco governato: “Questo territorio ha conosciuto, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Ottanta, una rapida urbanizzazione che ha spesso preceduto la capacità di pianificazione.” Da qui emerge un elemento chiave: “Le politiche di salvaguardia si sono spesso mosse a posteriori, per contenere e ricucire ciò che era già stato profondamente modificato.” Nonostante questo, negli anni si sono sviluppati interventi di rigenerazione ambientale: rimboschimenti, creazione di aree umide, riqualificazioni fluviali e sviluppo di reti per la mobilità lenta.

I dati riportati nella relazione restituiscono un quadro molto chiaro. Nell’area interessata dalla proposta, il suolo urbanizzato raggiunge circa il 66%, lasciando agli spazi aperti solo il 34% del territorio. Di questi, la maggior parte è costituita da aree agricole, mentre i boschi rappresentano una quota limitata e frammentata. Un contesto che rende evidente l’urgenza di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.


La relazione individua con precisione anche le principali minacce future.
Tra queste:

  • la realizzazione delle tratte B2 e C della Autostrada Pedemontana Lombarda;
  • il raddoppio ferroviario della tratta Orio al Serio–Malpensa a Seregno;
  • il deposito della metrotranvia Milano Parco Nord–Seregno;
  • ulteriori interventi infrastrutturali previsti o in fase di studio.

Interventi che rischiano di compromettere definitivamente la continuità ecologica: “Impatto molto forte [...] ostacolando il corridoio ecologico [...] provocando la perdita degli ultimi ampi spazi aperti fra l’edificato.”

È in questo scenario che si inserisce la proposta del nuovo Parco. Non solo uno strumento di tutela, ma un cambio di scala nella gestione del territorio: “Il Parco porterebbe con sé la possibilità di una gestione integrata, coordinata e sovracomunale di aree che, singolarmente, hanno effetti limitati, ma che complessivamente possono rappresentare un sistema.”

L’obiettivo è quello di costruire un sistema capace di:

  • rafforzare la rete ecologica;
  • migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici;
  • contenere il degrado ambientale;
  • aumentare la qualità della vita.

Particolarmente centrale è il tema della resilienza: “Aumentare la capacità del territorio di mitigare, adattarsi e rispondere agli impatti dei cambiamenti climatici [...] diventa tanto più importante quanto più un territorio è soggetto a pressioni insediative.”

L’istituzione del Parco Regionale richiederà un iter articolato: dopo le delibere comunali, sarà il Consorzio del Parco GruBrìa a formalizzare la richiesta, che passerà poi alla Regione Lombardia per l’avvio della conferenza programmatica e del successivo iter legislativo. Solo al termine di questo processo il Parco potrà essere istituito formalmente.

Con la delibera di Cesano Maderno – che precede di alcuni giorni le adesioni di Meda e Giussano – prende forma concreta anche l’allargamento del progetto verso Comuni finora esterni al PLIS. Un elemento fondamentale per costruire un sistema di tutela più ampio e coerente, capace di superare i confini amministrativi e rispondere in modo più efficace alle criticità ambientali della Brianza. Come già emerso nei precedenti post, il quadro resta segnato da una forte contraddizione: da un lato nuove infrastrutture e consumo di suolo, dall’altro tentativi di rafforzare la tutela e ricostruire una rete ecologica. La sfida sarà trasformare questo percorso in uno strumento concreto ed efficace, capace non solo di proteggere ciò che resta, ma di ricostruire – nel tempo – un equilibrio ambientale oggi profondamente compromesso.

Legambiente Seregno educa le nuove generazioni partendo dalla cura del territorio


In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il circolo di Legambiente Seregno ha dato vita a molto più di una semplice attività di pulizia: un vero momento educativo e di cittadinanza attiva, capace di coinvolgere e sensibilizzare la comunità locale, a partire dai più giovani.

L’iniziativa, svolta al Parco dei Tigli di Cassina Savina (Cesano Maderno), ha visto la partecipazione di soci, famiglie e numerosi bambini. Proprio questi ultimi sono stati al centro dell’azione dei volontari, che hanno trasformato un gesto pratico – raccogliere rifiuti – in un’occasione concreta di apprendimento. Attraverso l’esempio diretto, il dialogo e la condivisione, i volontari hanno trasmesso un messaggio chiaro: la cura dell’ambiente è una responsabilità collettiva che si costruisce giorno dopo giorno.

Durante la mattinata, i partecipanti hanno raccolto una decina di sacchi di rifiuti, contribuendo a restituire decoro a un’area verde molto frequentata. Ma il risultato più importante va oltre i numeri. L’esperienza ha mostrato come l’educazione ambientale non passi solo da campagne informative o slogan, bensì da azioni vissute in prima persona, capaci di lasciare un segno duraturo.


Il coinvolgimento dei bambini rappresenta infatti un investimento sul futuro: vedere adulti impegnati in prima linea, partecipare attivamente e comprendere l’impatto dei propri gesti sono elementi fondamentali per formare cittadini più consapevoli. In questo senso, Legambiente Seregno si conferma un presidio educativo sul territorio, capace di coniugare intervento concreto e formazione civica.

Resta l’amarezza per l’incuria che ancora colpisce spazi pubblici destinati alla socialità e al gioco. Tuttavia, giornate come questa dimostrano che esiste una risposta possibile, fatta di partecipazione, responsabilità e impegno condiviso.

Un ringraziamento va a tutti i volontari e ai cittadini che hanno preso parte all’iniziativa, contribuendo non solo a ripulire un parco, ma a diffondere una cultura del rispetto ambientale che parte dai gesti più semplici e quotidiani.

Parco GruBrìa: anche Giussano entra nel percorso verso il Parco Regionale del Seveso

In alto, in verde scuro, le aree giussanesi che entreranno nel nuovo Parco

Dopo aver raccontato dell’adesione del Comune di Meda al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, un nuovo tassello si aggiunge a questo percorso: anche Giussano ha formalmente deciso di entrare in questa progettualità.

La scelta è arrivata in una data simbolica, quella del 22 aprile, Giornata della Terra, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la richiesta di istituzione e adesione al nuovo Parco Regionale.

Un passaggio che il Comune definisce chiaramente come strategico: “Si tratta di un passaggio strategico nell’ottica della pianificazione territoriale che inserisce anche Giussano all’interno di una progettualità finalizzata a rafforzare la tutela del verde, salvaguardare le aree ancora libere e costruire una rete ecologica sovracomunale.” Un elemento importante, soprattutto se letto alla luce del contesto brianzolo, dove la pressione urbanistica e infrastrutturale continua a ridurre e frammentare gli spazi aperti. Il progetto del nuovo Parco Regionale nasce infatti dall’evoluzione del PLIS GruBrìa, un sistema che già oggi supera i 2.000 ettari e che interessa numerosi comuni tra la provincia di Monza e Brianza e la Città Metropolitana di Milano. “Proprio per rispondere a queste criticità, i Comuni già aderenti hanno promosso la trasformazione in parco regionale, con l’obiettivo di incrementare il livello di tutela ambientale e accedere a maggiori risorse per interventi di riqualificazione e sviluppo sostenibile.” È in questo quadro che si inserisce la decisione di Giussano, che pur non facendo parte finora del PLIS GruBrìa ha scelto di aderire, riconoscendo il valore più ampio dell’iniziativa.

Dettaglio delle nuove aree di Giussano che entreranno nel nuovo parco

Le parole del sindaco Marco Citterio chiariscono bene il senso politico e amministrativo della scelta: “Con questa scelta Giussano compie un passo importante nella direzione della tutela del proprio territorio e della qualità della vita dei cittadini. In un contesto come il nostro fortemente urbanizzato, rafforzare la presenza di verde e mettere in sicurezza le aree ancora libere significa investire concretamente sul futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni.”

Non solo tutela, ma anche opportunità: “Questa decisione rappresenta anche un’opportunità strategica per sviluppare una progettualità di medio e lungo periodo, permettendo al Comune di partecipare a bandi pubblici e accedere a risorse dedicate alla riqualificazione ambientale, alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione del territorio.” Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il tema – sempre più attuale – della gestione del suolo e dei rischi ambientali: “Preservare terreni permeabili e non edificati significa garantire la presenza di suoli in grado di assorbire l’acqua, contribuendo a ridurre il rischio idrogeologico e a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici sempre più intensi.”

Accanto alle valutazioni positive, non sono mancate anche letture critiche. Sui social è intervenuto Gianni Del Pero, già presidente di WWF Lombardia e attuale vicepresidente di WWF Insubria, che ha evidenziato le contraddizioni del Comune di Giussano, ricordando come in passato siano state assunte scelte urbanistiche fortemente impattanti, tra cui la realizzazione del centro commerciale Iperal. Una critica che, sul piano sostanziale, richiama un tema reale: la difficoltà di conciliare nuove politiche di tutela con un passato segnato da significativo consumo di suolo. Meno convincente appare invece il tono ironico utilizzato nel definire il progetto del Parco del Seveso, che rischia di spostare il confronto dal merito delle scelte a una contrapposizione poco utile. Resta infatti un dato: l’adesione al futuro Parco Regionale rappresenta comunque un passo nella direzione della tutela delle aree verdi residue. Un passo che non cancella le scelte del passato, ma che può contribuire – se accompagnato da coerenza nelle decisioni future – a costruire una visione diversa per il territorio.

Il percorso, naturalmente, è ancora lungo: “Nei prossimi mesi Regione Lombardia procederà con la convocazione della conferenza programmatica che definirà il perimetro definitivo del Parco e ne avvierà formalmente l’istituzione.” Nel frattempo, il quadro che emerge è sempre più chiaro: accanto a scelte che continuano a consumare e frammentare il territorio, si stanno muovendo anche processi che puntano – almeno nelle intenzioni – a ricostruire una rete ecologica e a rafforzare gli strumenti di tutela. Una contraddizione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più decisivo ciò che accadrà nei prossimi mesi.

lunedì 27 aprile 2026

Tra erba salvadega e parole antiche: il fascino del dialetto in cammino


Domenica 26 aprile si è svolta a Mariano Comense una passeggiata davvero speciale, capace di unire natura, storia e lingua in un’esperienza coinvolgente e sorprendentemente attuale. L’iniziativa, dal titolo evocativo “L’erba di Patè. Erba salvadega e stori eretich cuntà su in dialet”, è stata organizzata dal Circolo Culturale Seregn de la memoria in collaborazione con il Comitato Parco Regionale Groane Brughiera.

Già dal titolo si coglieva il senso profondo della proposta: un percorso alla scoperta delle erbe selvatiche raccontate in dialetto, intrecciato con la storia antica del territorio. Il termine “Patè”, infatti, rimanda ai patarini, movimento eretico medievale che proprio in queste zone ha lasciato tracce e suggestioni ancora oggi affascinanti.


L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno che da anni il Circolo porta avanti per riscoprire e valorizzare il dialetto e le lingue locali. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un percorso di riscoperta – e spesso di vera e propria scoperta – della ricchezza espressiva di un mondo che sta progressivamente scomparendo. Un mondo in cui il linguaggio era profondamente legato alla realtà quotidiana, capace di descriverla con precisione e sfumature oggi difficili da ritrovare.


Le erbe spontanee ne sono un esempio emblematico, ma il discorso si estende anche agli strumenti del lavoro e alla vita contadina. Il dialetto conserva infatti una terminologia molto più ricca e specifica rispetto all’italiano standard. Anche la lingua italiana offre esempi di grande ricchezza lessicale in alcuni ambiti, come nel caso della vite: qui troviamo infatti una distinzione articolata tra ceppo, fusto, tralcio, viticcio, pampino, grappolo, raspo, racimolo e vinaccioli. Tuttavia si tratta di casi circoscritti. Nei dialetti, invece, questa precisione e varietà terminologica è molto più diffusa e capillare, estesa a numerosi aspetti della vita quotidiana, dalle piante spontanee agli oggetti e agli strumenti del lavoro.


Guida d’eccezione della giornata è stato Fabio Galimberti, autore del libro Regoi e Munda, che con competenza e passione ha accompagnato i partecipanti lungo il percorso, narrando in dialetto storie, curiosità e saperi legati al territorio. Un racconto vivo, capace di rendere il dialetto immediatamente comprensibile e naturale anche per chi lo frequenta meno.


Dopo aver attraversato tratti boschivi, accompagnati anche dalle GEV del Parco – che insieme al Comune di Mariano Comense hanno concesso il patrocinio all’iniziativa – il gruppo ha raggiunto la suggestiva Cascina Vignazza. Qui ad accogliere i partecipanti è stato Michele Molteni, uno dei proprietari, che ha guidato la visita a una struttura rimasta quasi intatta nel tempo. All’interno, alcuni locali ospitano un autentico museo della vita contadina: un vero gioiello, ricco di oggetti e testimonianze, che meriterebbe di essere maggiormente valorizzato e sostenuto.


Dopo la sosta, il percorso è proseguito verso Cascina San Martino e la sua chiesa romanica, per poi inoltrarsi nuovamente nelle aree boschive della brughiera fino al rientro al punto di partenza.

All’inizio della giornata non mancava qualche dubbio: una passeggiata interamente in dialetto avrebbe potuto risultare difficile da seguire? L’esperienza ha invece dimostrato il contrario. Nessuno ha sentito il bisogno di chiedere traduzioni, segno che il dialetto, quando vissuto e contestualizzato, resta uno strumento comunicativo efficace e accessibile. Più che limitare, arricchisce il modo di esprimersi, offrendo nuove sfumature e profondità.


Per tutti – organizzatori e partecipanti – è stata un’esperienza pienamente riuscita, da ripetere senza esitazioni.

Per rimanere aggiornati sulle prossime iniziative, l’invito è a seguire le pagine social del Circolo Culturale Seregn de la memoria e questo blog, dove verranno raccontati con piacere i futuri appuntamenti.

Sabato 2 maggio la “Serata anfibi allo Zoc del Peric”


Sabato 2 maggio 2026 si terrà la “Serata anfibi allo Zoc del Peric”. L’evento è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e da Le Contrade, col patrocinio dei Comuni di Alzate Brianza e Lurago d’Erba, in occasione della giornata internazionale “Save the frogs day!”, e ha lo scopo di conoscere e salvaguardare gli anfibi, in un mondo in cui diventano sempre più rare le aree umide che ospitano queste specie, a loro volta minacciate di estinzione. 

La serata consisterà in una visita all’area umida dello ‘Zoc del Peric’, tra la frazione di Fabbrica Durini (comune di Alzate Brianza) e quella di Colciago (comune di Lurago d’Erba), dove conosceremo da vicino la vita delle rane e degli altri anfibi.


Si ricorda che nel PLIS ‘Zoc del Peric’ è stata riscontrata la presenza di ben 8 specie di anfibi sulle 9 presenti in Brianza. Per questi motivi, l’area umida è riconosciuta come AREN (Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale) dalla Societas Herpetologica Italica.
Lo ‘Zoc del Peric’ è di particolare interesse per la batracofauna (gruppo degli anfibi), essendo una delle poche aree brianzole che risulta non ancora invasa completamente dalle specie esotiche invasive, anche se è purtroppo presente la tartaruga palustre americana.
Il Parco dello 'Zoc del Peric' inoltre rappresenta un punto cruciale per la salvaguardia della biodiversità della Brianza comasca, poiché svolge la funzione di connessione ecologica fra il SIC “Fontana del Guercio” e il Parco Regionale della Valle delle Lambro, risultando strategica nella costruzione della rete ecologica provinciale.



Quella del 2 maggio sarà un’interessante esperienza dedicata a bambini e adulti, per vivere una serata in un’area biologicamente strategica, pur assediata da capannoni e aree fortemente urbanizzate.
Il ritrovo è alle 21 al parcheggio del cimitero di Fabbrica Durini. Si consiglia un abbigliamento adeguato e calzature adatte a una zona umida. In caso di pioggia l’evento sarà cancellato.
E' consigliata la prenotazione via email a: info@circoloambiente.org


 

Meda verso il Parco Regionale del Seveso: un segnale positivo nel cuore della Brianza


Dopo aver raccontato nei giorni scorsi le numerose criticità che gravano sul Parco GruBrìa – tra consumo di suolo, infrastrutture invasive e progetti fortemente impattanti – registriamo un segnale che va nella direzione opposta.

A seguito del nostro ultimo post, abbiamo ricevuto e pubblichiamo ampi stralci del comunicato di Sinistra e Ambiente Meda, che annuncia un passaggio significativo nel percorso di istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

“Da tempo il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda chiedeva che le ultime aree libere rimaste nel quartiere Polo - Meda Sud delimitate dalla via Po e dalla ferrovia Milano-Como-Chiasso venissero preservate e tutelate con il loro inserimento nel Parco [...] Lo avevamo fatto una prima volta nel 2014 [...] e a seguire nel 2019 [...], riproponendo successivamente la richiesta.”

Una richiesta reiterata negli anni e che oggi trova finalmente un primo riscontro politico: “Ora, a distanza di anni, questa proposta comincia a muovere i primi passi poiché condivisa dal sindaco Luca Santambrogio e dalla sua maggioranza.”

Il passaggio formale è arrivato con il Consiglio Comunale del 23 aprile 2026: “Con l’atto d’indirizzo [...] approvato [...] con 14 voti favorevoli [...] e un’astensione incomprensibile (Polo Civico), anche il Comune di Meda ha deciso di promuovere e far parte di questo Parco Regionale identificando e proponendo l’inserimento di una serie di superfici libere.”

Si tratta di un atto importante, che inserisce Meda all’interno del percorso di ampliamento e trasformazione del Parco GruBrìa in un parco regionale, rafforzandone – almeno nelle intenzioni – il ruolo di tutela ambientale in un territorio tra i più urbanizzati d’Italia.

In verde scuro le aree medesi che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Le aree individuate, tuttavia, raccontano bene anche la fragilità di questo contesto. “Come mostra la cartografia, si tratta di zone libere residue, alcune di piccole dimensioni, completamente inurbate e non contigue.” Un dato che conferma quanto già evidenziato nei nostri precedenti articoli: il suolo libero in Brianza è ormai frammentato, residuale, spesso isolato all’interno di un tessuto urbano continuo. Tra le aree proposte figurano, oltre alle zone di Meda Sud, anche spazi come il Parco Beretta Molla, l’area di via Tre Venezie–Carnia, l’alveo del torrente Certesa/Tarò, l’Ambito di Connessione Ecologica della Valle dei Mulini – dove è prevista una compensazione ambientale legata a Pedemontana – e diverse altre superfici distribuite sul territorio comunale.

Particolarmente significativo è il riferimento all’utilizzo delle risorse legate proprio a Pedemontana: “Superfici [...] inserite, come da noi chiesto, anche nelle acquisizioni possibili utilizzando i fondi di Pedemontana definiti nella prescrizione 51 del CIPESS per la qualità ambientale.” Un passaggio che si collega direttamente al dibattito aperto sul tema delle compensazioni ambientali e sulla loro efficacia, già affrontato nel nostro precedente post sul PL24.


Il futuro Parco Regionale, nelle intenzioni, avrà una dimensione ampia: “Comprenderà il PLIS GruBrìa che si estende su oltre 2.000 ettari [...] e si amplierà con [...] l’ingresso di Meda, Cesano Maderno e Giussano e con l’inclusione di alcune aree spondali del fiume Seveso.”
Un progetto ambizioso, che punta a ricostruire – almeno in parte – una rete ecologica oggi fortemente compromessa.

Ma il comunicato non nasconde le difficoltà: “È ancora lungo il cammino da percorrere affinché gli spazi liberi rimasti [...] possano assumere una configurazione ampia e pregiata con la rinascita e ricostruzione di piccoli e preziosi ecosistemi naturali.”

E introduce anche un elemento di critica politica, in particolare rispetto alla posizione del Comune di Seveso: “Miope la scelta dell’amministrazione sevesina [...] di chiamarsi fuori, rivendicando una ‘proprietà gestionale’ sul polmone verde che comunque nessuno avrebbe messo in discussione.”

Infine, un richiamo importante al valore simbolico e ambientale del territorio: “Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda deve far parte di questo progetto, sia per il significato e la Memoria che ricopre sia perché esempio di buon intervento d’ingegneria ambientale.”

Nel complesso, quello di Meda rappresenta senza dubbio un segnale positivo. Un passo nella direzione della tutela, della pianificazione e della costruzione – seppur complessa – di una visione territoriale più ampia. Resta però evidente la contraddizione di fondo che abbiamo già evidenziato: mentre da un lato si prova a rafforzare il sistema delle aree protette, dall’altro continuano a moltiplicarsi interventi che consumano suolo e frammentano ulteriormente il territorio. Una tensione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più urgente una visione coerente e unitaria.

Più avanti torneremo sul tema, pubblicando anche aggiornamenti riguardo l’adesione dei Comuni di Giussano e Cesano Maderno, per completare il quadro di un processo che potrebbe ridisegnare – almeno in parte – il futuro ambientale di questo territorio.

domenica 26 aprile 2026

Parco GruBrìa: tra nuove minacce e segnali positivi


Negli ultimi mesi il nostro blog ha dedicato diversi approfondimenti alla situazione del Parco GruBrìa, mettendo in evidenza le criticità e i rischi crescenti che insistono su uno dei pochi sistemi verdi rimasti in un territorio fortemente urbanizzato come quello della Brianza.

I segnali di pressione sul Parco sono molteplici e, in alcuni casi, già concretamente visibili.

Abbiamo raccontato degli impianti fotovoltaici previsti nei territori di Bovisio e Desio, interventi che sollevano interrogativi importanti sul consumo di suolo e sulla coerenza con la funzione stessa di un’area protetta. Abbiamo poi segnalato la pesante trasformazione in atto tra Desio e Seregno, dove una porzione significativa del Parco è stata compromessa per la realizzazione del grande deposito della metrotranvia.

Un’infrastruttura che, paradossalmente, rischia di nascere già monca: restano infatti forti dubbi sulla reale possibilità di completare l’intero tracciato, vista la mancanza di risorse economiche. Si fa sempre più concreta l’ipotesi che la linea possa fermarsi a Nova Milanese, rendendo ancora più evidente la sproporzione tra l’impatto ambientale già prodotto e l’utilità effettiva dell’opera.

A questi elementi si aggiungono altri progetti critici: la tangenziale Meda–Seregno che interessa il Parco del Meredo e la proposta – a dir poco discutibile – di realizzare un nuovo ospedale all’interno del Parco, in zona Dosso a Seregno. Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore consumo di suolo in un contesto che dovrebbe invece essere preservato e valorizzato.

Di fronte a questo quadro, non mancano però segnali che vanno nella direzione opposta e che meritano di essere evidenziati.

È di questi giorni la notizia che i consigli comunali di Giussano, Meda e Cesano Maderno hanno deliberato l’adesione al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, evoluzione dell’attuale Parco GruBrìa. Un passaggio importante nel percorso di regionalizzazione del Parco, che prosegue quindi con l’ingresso di nuovi comuni.

Si tratta, è bene dirlo, di aree non particolarmente estese. Tuttavia il loro valore non va misurato solo in termini di superficie: queste adesioni contribuiscono a rafforzare quella rete di connessioni ecologiche e corridoi verdi che rappresentano un elemento fondamentale in un territorio caratterizzato da un’altissima densità abitativa e infrastrutturale.

In contesti come quello brianzolo, infatti, la continuità ecologica è spesso più importante dell’estensione stessa delle singole aree: piccoli tasselli possono fare la differenza nel mantenere un minimo di equilibrio ambientale.

Il quadro che emerge è quindi, ancora una volta, contraddittorio: da un lato pressioni sempre più forti e interventi che rischiano di compromettere definitivamente porzioni di territorio; dall’altro, tentativi – ancora parziali ma significativi – di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.

Torneremo nei prossimi giorni ad approfondire nel dettaglio i singoli interventi e le evoluzioni in corso, perché ciò che accade oggi nel Parco GruBrìa non riguarda solo alcune aree verdi, ma il futuro ambientale complessivo del nostro territorio.

sabato 25 aprile 2026

Macherio, Pedemontana e PL24: nuove voci contro la “polverizzazione”


Dopo la pubblicazione del nostro precedente post sul futuro del Progetto Locale 24 (PL24), abbiamo ricevuto diversi riscontri. Tra questi il contributo di Sinistra e Ambiente Meda, da tempo impegnata – insieme ad altre realtà del territorio – nel monitoraggio e nell’analisi degli effetti legati alla realizzazione di Pedemontana.

Il loro intervento non introduce elementi del tutto nuovi, ma rafforza e conferma, con parole nette, le preoccupazioni già espresse nei mesi scorsi da più soggetti ambientalisti della Brianza. Proprio per questo merita di essere riportato in modo ampio.

“In qualità di gruppo ambientalista che da tempo si occupa della vicenda Pedemontana, insieme con il Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, Legambiente Seveso e il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, abbiamo cercato di interloquire con l’amministrazione [...] per convincerla dell’importanza di mantenere il progetto originale di Compensazione Ambientale del PL24, anche se abbandonato da Lissone, vista la sua unicità.”

Un passaggio che richiama un elemento centrale: il tentativo – documentato – di aprire un confronto con l’amministrazione per preservare l’impianto originario del progetto. Tentativo che, a quanto emerge, non ha portato ai risultati sperati.

“Macherio, dopo iniziali incertezze, ha scelto la strada peggiore, cioè quella di frammentare gli interventi sul suo territorio comunale su superfici scollegate.”

Il giudizio è netto e non lascia spazio a interpretazioni: la frammentazione viene definita esplicitamente come l’opzione più negativa tra quelle possibili.

“Questa scelta inficia lo scopo e l’obiettivo originale delle Compensazioni Ambientali per ricucire parzialmente un territorio devastato dall’autostrada Pedemontana Lombarda.”

Qui si torna al punto chiave già evidenziato nel nostro articolo: senza una visione unitaria, la compensazione perde la sua funzione principale, ovvero quella di riequilibrare – almeno in parte – l’impatto di un’infrastruttura estremamente invasiva.

“Anche dinanzi al disastro conseguente alla realizzazione dell’infrastruttura, l’amministrazione ha scelto una logica d’intervento minimale che non consentirà di realizzare una progettazione ambientale compatta e significativa.”

Un’ulteriore critica che introduce un tema importante: non solo la frammentazione, ma anche la scala degli interventi, giudicata insufficiente rispetto alla portata dell’impatto ambientale.

“Tristezza infinita nel verificare che alcune amministrazioni sono ben lontane dallo spendersi efficacemente per preservare il proprio territorio.”

Una chiusura amara, che esprime chiaramente il sentimento di frustrazione di chi, da anni, segue da vicino questa vicenda.

E, ancora una volta, torna la domanda di fondo: può esistere una compensazione ambientale efficace senza una visione unitaria? 

venerdì 24 aprile 2026

Di erbe e antichi saperi: il WWF Lecco organizza una giornata tra natura e tinture tradizionali


Un’immersione totale nella natura per riscoprire antiche tradizioni quasi dimenticate. È questa la proposta del WWF Lecco per domenica 10 maggio con l’evento “Di erbe e antichi saperi”, una giornata che coniuga l’esplorazione del territorio con la creatività artigianale.

L’iniziativa, pensata per tutti gli amanti della natura e del fai-da-te, si articolerà in due momenti distinti.

La mattinata sarà dedicata a un’escursione guidata all’interno del suggestivo Parco Monte Barro, accompagnati da esperte Guide Ambientali Escursionistiche (GAE); i partecipanti potranno esplorare la ricca biodiversità del parco, imparando a conoscere la flora locale e le sue proprietà.

Dopo una pausa per il pranzo al sacco, il pomeriggio si trasformerà in un vero e proprio laboratorio creativo: presso la Sala CFA di Villa Bertarelli (Galbiate), si terrà infatti un workshop pratico di tintura naturale. I partecipanti avranno l’opportunità di apprendere e sperimentare le tecniche tradizionali per estrarre pigmenti da piante ed erbe, e utilizzarli per colorare i tessuti; un’arte antica che permette di creare sfumature uniche e sostenibili, in perfetta armonia con l’ambiente.

Ciascun partecipante, al termine dell’esperienza, potrà portare a casa alcuni materiali colorati con le proprie mani.

Per maggiori informazioni, dettagli sulle modalità di iscrizione e per compilare il modulo di preiscrizione, è possibile fare riferimento al sito ufficiale del WWF Lecco, all’indirizzo wwf.lecco.it/tintori.

Magreglio è il comune del Triangolo Lariano con le fognature messe peggio!

Sorgente del Lambro (Menaresta) a Magreglio

a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Magreglio (CO) è il comune del Triangolo Lariano con le fognature messe peggio! Il dato risulta dall'analisi dei dati sulla situazione delle reti fognarie della zona del Triangolo Lariano, in base all'elaborazione resa nota dal nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi". 
Magreglio, come detto, è il Comune messo peggio, con la quasi totalità (circa il 97%, dai dati in nostro possesso) delle proprie reti fognarie ancora di tipo misto, cioè dove non esiste la separazione tra le acque chiare (piogge) e quelle scure (reflui). 

Così commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente: "È incredibile che Magreglio, ovvero il Comune che ospita le sorgenti del fiume Lambro, sia quello con le fognature messe peggio! Nel territorio di Magreglio la quasi totalità delle reti fognarie risultano ancora di tipo misto e, pertanto, inadeguate al corretto smaltimento dei reflui fognari. Una situazione che grida vendetta, si dovrebbero indirizzare gli investimenti in termini prioritari proprio per la separazione delle acque chiare dalle acque scure"

Scolmatore di piena lungo il fiume Lambro

In graduatoria, dopo Magreglio, vi sono poi gli altri comuni del Triangolo Lariano, ubicati sull'asta del fiume Lambro, con una situazione altrettanto pessima delle reti fognarie, in base alla rispettiva percentuale di fognature miste:   
Sormano 92%, Proserpio 82%, Lasnigo 79%, Caslino d'Erba 78%, Eupilio 77%, Erba (che è anche di gran lunga il comune più popoloso di tutta l'area) 76%, Barni e Caglio col 75%. A cui seguono altri comuni con percentuali di poco sotto al 75%. 
   
Continua Fumagalli: "Fa oltretutto specie che due comuni del Triangolo Lariano, ovvero Magreglio e Lasnigo,  abbiano oggi come sindaci l'attuale e l'ex presidente della Comunità Montana, ovvero figure che dovrebbero avere una visione più ampia del territorio, e invece nei loro rispettivi comuni la situazione delle fognature è molto arretrata.
Lo ribadiamo: in tutta l'area del Triangolo Lariano si doveva - e si deve ora! - prevedere interventi, anche intercettando fondi pubblici (statali o regionali), da utilizzare in termini prioritari proprio per la sistemazione delle fognature, ovvero per separare le acque chiare dalle acque scure. Oltre, naturalmente, all'estensione della rete fognaria a quelle località non ancora servite da pubblica fognatura! Sono questi gli investimenti prioritari da mettere in campo, per il bene dell'ambiente e per il risanamento dei nostri fiumi e dei nostri laghi, in primis del lago di Pusiano"




martedì 21 aprile 2026

Festa delle Oasi Lipu 2026: appuntamento a Cesano Maderno tra natura e partecipazione


Presso l’Oasi Lipu di Cesano Maderno torna anche quest’anno la Festa delle Oasi e Riserve promossa dalla LIPU, in programma sabato 9 e domenica 10 maggio 2026. Due giornate di attività pensate per avvicinare il pubblico alla natura, con proposte diversificate tra educazione ambientale, benessere e iniziative per famiglie.

Il programma di sabato 9 maggio si concentra su esperienze espressive e attività legate al rapporto tra persona e ambiente. In mattinata è previsto “Orchestra Selvatica”, un laboratorio musicale che utilizza suoni e suggestioni naturali, seguito da “La Natura come Tela”, percorso di arteterapia. Nel pomeriggio spazio al benessere con una lezione di yoga all’aperto rivolta agli adulti, mentre in parallelo si svolgeranno letture dedicate ai bambini. La giornata si chiuderà con una dimostrazione di Tai-Chi aperta al pubblico.

Domenica 10 maggio sarà invece maggiormente orientata alla scoperta dell’oasi. Le visite guidate, organizzate dai volontari LIPU, accompagneranno gruppi di adulti e bambini lungo i percorsi naturalistici, con momenti di approfondimento su habitat e specie presenti. Tra queste, anche una visita tematica sul “Sentiero per tutti”, pensata per garantire accessibilità. La mattinata includerà inoltre laboratori artistici e attività sensoriali per i più piccoli.

Nel pomeriggio proseguiranno le attività per famiglie con un laboratorio creativo per bambini, affiancato da una nuova visita guidata. La manifestazione si concluderà con un aperitivo in terrazza, momento informale di chiusura dell’evento.

Durante entrambe le giornate saranno presenti iniziative collaterali: la mostra “Amica Terra”, dedicata ai temi dell’enciclica Laudato Sì, attività di trucca-bimbi a tema naturale, un banchetto di libri usati a sostegno dell’Associazione Amici della Biblioteca di Cesano Maderno e, nella giornata di domenica, sessioni di Nordic Walking con istruttori qualificati. È prevista inoltre la presenza di spazi informativi, tra cui quello di Vittoria’s Farm con esposizione di tracce e reperti.

L’area picnic e i prati intorno al centro visite saranno accessibili per chi desidera fermarsi durante la giornata. Alcune attività richiedono la prenotazione; per dettagli organizzativi e aggiornamenti è possibile consultare il sito ufficiale dell’oasi.

Info: OASI LIPU CESANO MADERNO
Via Don Luigi Orione 43, 20811 Cesano Maderno (MB)
tel 0362.546827; e-mail: oasi.cesanomaderno@lipu.it;
www.oasicesanomaderno.it; facebook: Oasi LIPU Cesano Maderno

La fame di asfalto: Pedemontana pronta a divorare il P.A.N.E.

La tratta D breve di Pedemontana e i confini del P.A.N.E.

Il recente comunicato di Regione Lombardia sulla Pedemontana, che annuncia l’esclusione di ventuno Comuni dalla cosiddetta “tratta D lunga”, merita di essere letto con attenzione non solo per ciò che afferma esplicitamente, ma soprattutto per ciò che lascia intendere tra le righe.

A prima vista, la decisione viene presentata come una scelta di “buonsenso”, capace di liberare i territori da vincoli urbanistici ormai superati e di restituire margini di pianificazione agli enti locali. Un linguaggio rassicurante, che richiama ascolto e condivisione. Tuttavia, proprio questa narrazione solleva interrogativi importanti, perché il superamento della tratta D lunga non equivale affatto a un ridimensionamento dell’infrastruttura, bensì al contrario consolida implicitamente il percorso della cosiddetta “tratta D breve”.

Ed è qui che il comunicato si fa significativo per ciò che non dice.

In un momento in cui sono in corso ricorsi e contestazioni contro la tratta D breve – un progetto che, se realizzato, comporterebbe la devastazione del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.) – la Regione sceglie di non affrontare apertamente il nodo centrale della questione: l’impatto ambientale e territoriale dell’opera. Si preferisce invece parlare di semplificazione amministrativa, di allineamento degli strumenti urbanistici, di aggiornamenti tecnici. Tutti elementi reali, certo, ma che rischiano di funzionare come una cortina fumogena rispetto al tema più rilevante.

Perché liberare i Comuni dal tracciato “storico” significa, di fatto, sgomberare il campo da alternative e rafforzare un’unica direzione progettuale. Una direzione che insiste su un’area agricola e naturale di grande valore, senza che vi sia stato un vero confronto pubblico all’altezza delle conseguenze.

Ma c’è un ulteriore elemento che merita attenzione, e che nel comunicato resta completamente implicito. La rimozione dei vincoli legati alla Pedemontana non rappresenta automaticamente una tutela per quei territori. Al contrario, apre uno scenario tutto da scrivere.

Senza il corridoio di salvaguardia, quelle aree tornano nella piena disponibilità pianificatoria dei Comuni, attraverso i rispettivi PGT. E qui si apre una domanda cruciale: quale sarà la loro destinazione futura? Se da un lato si può auspicare una valorizzazione ambientale o agricola, dall’altro non si può ignorare che la richiesta di svincolo nasce spesso dalla volontà di rendere nuovamente utilizzabili quelle aree per nuovi progetti. E questi progetti potrebbero tradursi non in parchi o tutele, ma in nuove edificazioni, infrastrutture locali, espansioni residenziali o produttive.

In altre parole, il rischio è che si passi da un vincolo infrastrutturale a una possibile pressione urbanistica diffusa. Un cambiamento meno visibile, forse, ma non necessariamente meno impattante nel medio-lungo periodo.

Il comunicato parla di “ascolto dei territori”, ma molti territori coinvolti raccontano una realtà diversa: osservazioni ignorate, preoccupazioni liquidate, richieste di approfondimento rimaste senza risposta. Il risultato è una percezione crescente di opacità decisionale, in cui le scelte strategiche sembrano già definite mentre il dialogo resta formale, se non assente.

Anche il tempismo della decisione non è neutro. Intervenire sul Piano Territoriale Regionale mentre sono ancora aperti contenziosi sulla tratta D breve significa incidere indirettamente sul contesto in cui quei ricorsi si collocano. È una mossa che, pur tecnicamente legittima, appare politicamente orientata a consolidare uno scenario prima che il dibattito si sia realmente concluso.

In questo quadro, il “detto non detto” diventa il vero contenuto del comunicato: la conferma implicita che la tratta D breve è considerata l’opzione da portare avanti, anche a costo di sacrificare un patrimonio ambientale come il P.A.N.E. E che questo percorso prosegue senza un reale processo partecipativo, senza una trasparenza adeguata e senza una valutazione pubblica comparativa delle alternative.

Per chi ha a cuore il territorio della Brianza e la sua residua rete di spazi agricoli e naturali, questo passaggio non può essere archiviato come un semplice aggiornamento tecnico. È un segnale politico chiaro, che impone di alzare il livello di attenzione e di pretendere finalmente quel confronto aperto e sostanziale che finora è mancato.

Macherio, Pedemontana e PL24: quando le compensazioni si dissolvono

Il defunto Progetto Locale 24 di Pedemontana

C’erano tutti i segnali. C’erano le preoccupazioni espresse chiaramente, nero su bianco, un anno fa (leggi qui). Eppure oggi ci troviamo esattamente nel punto che avevamo cercato di evitare: lo smantellamento del Progetto Locale 24 (PL24) attraverso quella che viene definita, con un termine fin troppo edulcorato, una “polverizzazione” degli interventi.

Il comunicato diffuso da Progetto Macherio – e che trovate al termine di questo post –  parla chiaro: l’amministrazione comunale si appresta a presentare un protocollo d’intesa con Pedemontana che stravolge completamente il progetto di compensazione ambientale sull’area di Bareggia – via Edison, frammentandolo in cinque interventi “altrove”. Una scelta che non solo cambia direzione, ma rinnega apertamente l’impianto originario del Masterplan del 2009.

Non conosciamo, al momento, la proposta alternativa avanzata da Progetto Macherio e su questo non esprimiamo alcun giudizio. Ma su ciò che invece è ormai evidente – la disgregazione del PL24 – non si può tacere.

Già nel marzo 2025, diverse associazioni ambientaliste della Brianza – Osservatorio PTCP Monza e Brianza, Legambiente Circolo Laura Conti Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centraleavevano espresso forti timori rispetto a questa deriva. Durante l’incontro con l’amministrazione comunale, era emersa chiaramente la possibilità che le risorse destinate alla compensazione ambientale venissero disperse in una serie di piccoli interventi scollegati tra loro, con il rischio concreto di snaturare il progetto originario.

Quel progetto non era un’idea astratta: rappresentava una visione organica di rigenerazione ecologica, capace di restituire continuità ambientale a un territorio già pesantemente compromesso. L’acquisizione pubblica delle aree, la riforestazione, la creazione di corridoi ecologici e percorsi ciclopedonali: tutto concorreva a costruire un sistema, non una somma di interventi isolati.

Le associazioni lo avevano detto chiaramente: frammentare il PL24 avrebbe significato ridurne drasticamente l’efficacia, aumentare i costi di gestione e perdere un’occasione unica per il territorio.

Oggi, quella previsione si sta concretizzando. La “polverizzazione” del PL24 non è solo una scelta discutibile: è una scelta che svuota il concetto stesso di compensazione ambientale.

Le compensazioni, per loro natura, dovrebbero riequilibrare – almeno in parte – l’impatto di un’infrastruttura pesante come Pedemontana. Ma perché ciò avvenga, serve una visione unitaria, una massa critica di intervento, una progettualità coerente.

Spezzettare tutto in cinque interventi “altrove” significa invece ridurre l’impatto a livello simbolico più che reale. Significa trasformare una strategia ambientale in una serie di operazioni scollegate, incapaci di incidere davvero sul territorio.

E qui si apre una questione ancora più profonda, che va oltre le scelte degli ultimi mesi. Quando il progetto di Pedemontana è stato presentato, uno degli elementi chiave utilizzati per renderlo accettabile era proprio il sistema delle compensazioni ambientali. Ai territori è stato detto: l’impatto sarà mitigato, ci saranno interventi di riequilibrio, nasceranno nuove aree verdi, verrà restituito valore ambientale. Oggi scopriamo che quei progetti vengono disattesi, ridimensionati, frammentati.

La domanda, allora, non riguarda solo l’attuale amministrazione. Riguarda l’intera filiera decisionale che, negli anni, ha sostenuto e promosso l’opera facendo leva anche su quelle promesse. Che valore avevano, allora, quelle compensazioni? Erano parte integrante di una visione o semplicemente uno strumento per rendere più digeribile un’infrastruttura altamente impattante? Perché se oggi possono essere smontate e “polverizzate” con relativa facilità, il dubbio è legittimo.

Disperdere le risorse in interventi sparsi significa, nei fatti, rinunciare a un vero progetto di compensazione ambientale.

Significa rinunciare alla possibilità di creare un’area verde continua e fruibile, capace di collegarsi alle residue zone naturali della Brianza.
Significa compromettere la valorizzazione di un contesto storico e paesaggistico unico, che comprende anche l’Oratorio di Santa Margherita alle Torrette.
Significa, soprattutto, non contrastare in modo adeguato l’impatto devastante di Pedemontana, che già sta dividendo il territorio comunale e compromettendo la qualità della vita dei cittadini.

In altre parole: si perde una visione, si perde un’occasione, si perde futuro.

Un appello alla partecipazione

Il consiglio comunale del 23 aprile non è un passaggio qualunque. È un momento decisivo.

Per questo è fondamentale che la cittadinanza partecipi. Non per assistere passivamente, ma per testimoniare con una presenza civile e nel pieno rispetto delle regole l’importanza di una scelta che riguarda il futuro del territorio. Perché quello che sta accadendo oggi non è una sorpresa. È l’esito di un percorso che era stato previsto, denunciato e – purtroppo – non evitato. E proprio per questo non può passare sotto silenzio.

Documento / Il comunicato di Progetto Macherio

Giovedì 23 aprile alle ore 21,00 ci sarà il consiglio comunale. Oltre alla presentazione del bilancio consuntivo del 2025, l'amministrazione in carica presenterà un protocollo d'intesa con Pedemontana nel quale verrà stravolto il progetto di compensazione ambientale sull'area attualmente utilizzata come deposito terra (Bareggia-via Edison) presentato sin dal 2009 polverizzandolo in 5 interventi "altrove"..... Progetto Macherio Bareggia ha presentato una proposta alternativa che verrà anch'essa discussa in Consiglio Comunale. Mai come ora è necessario che la cittadinanza sia presente al Consiglio Comunale, in presenza o in diretta streaming, visto che in gioco c'è il futuro del territorio in cui viviamo. Vi invitiamo pertanto a partecipare e a diffondere ai vostri contatti questo appello.

Il cielo sopra il Parco GruBrìa


Venerdì 24 aprile 2026 alle ore 20.30 l'Associazione amici Parco del Grugnotorto propone l'osservazione guidata del cielo notturno e dei pianeti utilizzando telescopi messi a disposizione da esperti astrofili.
Ritrovo: presso l'ingresso dello Stadio Superga di Muggiò (via Legnano).

domenica 19 aprile 2026

L’erba di paté: natura, tradizione e dialetto brianzolo in cammino


Domenica 26 aprile 2026 il territorio della Brughiera torna protagonista con un’iniziativa che unisce natura, cultura e memoria locale: “L’erba di paté – Erba salvadega e stori eretich cüntà sü in dialet”. Un’escursione guidata nel Comune di Mariano Comense pensata per riscoprire le erbe spontanee commestibili e le storie rurali che hanno plasmato il paesaggio della Brianza.


L’iniziativa si svolgerà lungo i sentieri della brughiera, tra boschi, cascine e ambienti di grande valore naturalistico. Ad accompagnare i partecipanti sarà Fabio Galimberti, che guiderà il gruppo alla scoperta delle piante spontanee, raccontandone usi tradizionali in cucina e curiosità legate alla cultura contadina locale. Il tutto sarà narrato in dialetto brianzolo, per un’esperienza ancora più autentica e immersiva.


🌿 Un viaggio tra natura e saperi locali

L’escursione non è solo una camminata, ma un’occasione per:

  • imparare a riconoscere le erbe selvatiche edibili
  • riscoprire antichi usi culinari e popolari
  • valorizzare il patrimonio culturale immateriale del territorio
  • vivere la natura in modo consapevole e rispettoso

🕒 Programma della giornata

  • Ore 8:45 – Ritrovo a Mariano Comense (Strada del Radizzone, parcheggio Piattaforma Ecologica)
  • Ore 9:00 – Partenza escursione
  • Soste – Cascina Vignazza (con visita guidata) e Cascina San Martino
  • Ore 13:00/13:30 – Rientro

📍 Dati tecnici

  • Lunghezza: circa 5 km (percorso ad anello)
  • Dislivello: circa 100 m
  • Difficoltà: facile, adatta a tutti con minimo allenamento
  • Consigli: scarpe da trekking o stivali antiscivolo (possibili tratti fangosi)

⚠️ Iscrizione obbligatoria

  • La partecipazione è gratuita ma a numero chiuso (max 25 persone).
  • 👉 Iscriviti qui: https://bit.ly/escursione-26-04
  • In alternativa è possibile iscriversi tramite QR code presente nella locandina.

Per informazioni:
Tiziano – 331 227 1052
📧 informazioni@comitatoparcobrughiera.it

 

Il Parco GruBrìa sotto pressione. Centomila metri quadri di pannelli: il prezzo del “progresso” a Bovisio


Nel territorio di Bovisio Masciago torna al centro del dibattito la tutela del Parco GruBrìa, uno degli ultimi polmoni verdi della Brianza, oggi minacciato da un progetto che rischia di trasformarne radicalmente il volto.

A sollevare con forza la questione è la lista civica Altra Bovisio Masciago, che ha acceso i riflettori sulla scelta dell’amministrazione comunale di esprimere parere favorevole alla realizzazione di un impianto fotovoltaico privato proposto dalla società Open Solar. L’intervento è previsto su un’area a nord di via San Rocco, in zona Cascina Bertacciola, e comporterebbe l’installazione di pannelli a terra su circa 100.000 metri quadrati di suolo oggi libero e di valore ambientale.

In cambio, il Comune otterrebbe alcune opere compensative: la riasfaltatura di un tratto di via Bertacciola, la posa di cavi lungo via Podgora e l’utilizzo di asfalto fonoassorbente su via Desio. Un pacchetto di interventi che appare però modesto rispetto all’impatto previsto sul territorio, sia in termini di consumo di suolo sia di alterazione del paesaggio.

Il nodo, ancora una volta, non è la contrarietà alle energie rinnovabili. Il fotovoltaico è uno strumento fondamentale nella transizione energetica, ma la sua diffusione non può avvenire sacrificando aree verdi tutelate, soprattutto in contesti già fortemente urbanizzati come la Brianza. La questione è piuttosto individuare soluzioni che non mettano in competizione sostenibilità ambientale e produzione energetica.

A rendere ancora più complessa la vicenda è la posizione dello stesso ente gestore del Parco, che ha evidenziato criticità significative: l’intervento risulterebbe in contrasto con gli obiettivi di tutela del territorio e con le norme di pianificazione provinciale, oltre che con disposizioni di legge. Un giudizio che lascia intravedere anche possibili sviluppi sul piano legale.

Ora la decisione passa alla Provincia di Monza e Brianza, chiamata a esprimersi su un progetto che solleva interrogativi non solo tecnici, ma anche politici e culturali. In gioco non c’è soltanto un impianto, ma il modello di sviluppo che si intende perseguire per il territorio.

Cresce intanto l’attenzione sul tema, insieme alla richiesta di un ripensamento che coinvolga istituzioni, forze politiche, associazioni e cittadini. Difendere il Parco GruBrìa significa preservare un bene comune sempre più raro, e ribadire che la transizione ecologica non può tradursi in nuove forme di consumo di suolo.

sabato 18 aprile 2026

Area ex Meroni di Erba: il Circolo Ambiente chiede chiarezza sulle verifiche ambientali


Il tema della possibile bonifica dei terreni nell’area ex Meroni di Erba torna al centro dell’attenzione pubblica. A sollevare la questione è il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che richiama quanto previsto dal Piano di Governo del Territorio (PGT) vigente del Comune.

Secondo quanto indicato nel PGT, per l’area dismessa di via Leopardi è stabilito che i titolari “dovranno prevedere, preliminarmente alla riconversione del sito, uno specifico Piano di indagine ambientale finalizzato a verificare la salubrità del luogo ai fini del giudizio di risanamento. Tale piano è finalizzato alla verifica della presenza o meno di contaminazioni e la conseguente necessità di attivare l’iter tecnico amministrativo di bonifica ... . La costruzione di nuove strutture sulle aree oggetto di bonifica è subordinata al completamento delle opere di risanamento e alla Certificazione di salubrità dell’area da parte dell’autorità competente”.


Nonostante queste indicazioni, il Circolo Ambiente evidenzia come nella Delibera di Giunta con cui è stato recentemente approvato il Piano Attuativo per la riqualificazione dell’ex Meroni non vi sia alcun accenno esplicito a tali obblighi. Solo nello schema di convenzione viene previsto che i titolari assumano alcuni impegni, tra cui quello di “presentare, entro 60 giorni dal termine delle opere di demolizione, il piano di caratterizzazione ambientale per l’eventuale bonifica delle aree”.

Il Circolo non nasconde le proprie preoccupazioni riguardo alle modalità con cui verranno condotte le verifiche ambientali. Per questo motivo ha richiesto al Comune una serie di informazioni, con l’obiettivo di ottenere la massima certezza che le verifiche previste corrispondano alla reale situazione di rischio ambientale dell’area, così come richiamato nel PGT vigente, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Nel dettaglio, sono state avanzate richieste precise all’amministrazione comunale: chiarimenti su come e in quali punti verranno eseguiti i campionamenti e le analisi; indicazioni sul tipo di verifiche e sulle modalità di validazione, dal punto di vista pubblico, delle indagini preliminari, dei campionamenti, delle analisi e dell’eventuale successivo Piano di bonifica.

A supporto di tali richieste, la lettera è stata inviata per conoscenza anche ad ARPA Lombardia, dipartimento di Como. Inoltre, il Circolo ha chiesto al Comune di ricevere, non appena disponibile, copia del Piano di caratterizzazione ambientale per l’eventuale bonifica, insieme agli esiti delle verifiche e delle validazioni effettuate dagli enti pubblici competenti, nonché la Certificazione di salubrità dell’area che sarà rilasciata dall’autorità competente.

A concludere l’intervento è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente, che sottolinea: “Anziché pensare al ‘pergolato’ (che la Giunta ha chiesto che venga eseguita dal privato come ‘compensazione’), sarebbe meglio che il sindaco – che è il primo tutore della salute pubblica – si preoccupasse di far sapere alla collettività dove e come verranno realizzate le analisi sul terreno, per scongiurare ogni rischio di contaminazione ambientale. Ora attendiamo precise risposte dal Comune”.

venerdì 17 aprile 2026

Pedemontana, caos senza preavviso: le prescrizioni CIPE non sono un optional


Negli ultimi giorni, a Lissone, si è materializzato quello che molti cittadini temevano da tempo: un primo assaggio concreto dei disagi legati ai lavori della Pedemontana. Code interminabili, viabilità paralizzata e una sensazione diffusa di disorganizzazione e mancanza di rispetto verso chi vive quotidianamente il territorio.

Le segnalazioni arrivate dai residenti parlano chiaro. Via Santa Margherita completamente bloccata, senso unico alternato attivato senza preavviso, impossibilità per molti di uscire di casa negli orari di punta. “Stamattina non si esce da Santa Margherita”, scrive qualcuno. E ancora: “Anche da Bareggia stessa coda ferma”. Parole che restituiscono un disagio reale, concreto, che incide sulla vita quotidiana delle persone.


Ciò che più colpisce, tuttavia, non è solo il disagio in sé - inevitabile quando si affrontano opere di questa portata - ma il modo in cui questo disagio viene gestito, o meglio, non gestito. Durante una recente commissione urbanistica, alla presenza del sindaco, degli assessori competenti e dei dirigenti, non è stata fatta alcuna comunicazione preventiva rispetto ai lavori che avrebbero impattato pesantemente sulla viabilità il giorno successivo. Eppure, come emerge da documenti ufficiali pubblicati sull’albo pretorio, l’occupazione del suolo pubblico era già stata autorizzata.

È difficile credere che nessuno fosse a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Ed è ancora più difficile accettare che nessuno abbia ritenuto necessario informare tempestivamente i cittadini.


La risposta fornita dal Comune tramite l’app Municipium, che parla di “modifiche temporanee alla circolazione” e di “inevitabile disagio”, appare insufficiente e, per certi versi, distante dalla realtà vissuta. Perché qui non si tratta semplicemente di un disagio inevitabile, ma di un disagio aggravato dalla mancanza di comunicazione e pianificazione condivisa.

È importante chiarire un punto fondamentale: le prescrizioni del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) riguardano direttamente i lavori della Pedemontana. Non sono indicazioni astratte, ma condizioni vincolanti poste proprio per la realizzazione di questa infrastruttura.

Nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2010, sono stabiliti obblighi precisi che devono essere rispettati durante la cantierizzazione della Pedemontana. Tra questi:

  • Prescrizione n. 135: deve essere garantita un’adeguata informazione alla popolazione interessata riguardo allo svolgimento, alla tempistica e alla durata delle attività di cantiere.
  • Raccomandazione n. 17: devono essere predisposti piani dettagliati di circolazione dei mezzi d’opera, con indicazione di percorsi, orari, volumi di traffico e misure di mitigazione.
  • Prescrizione n. 159: devono essere adottate misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico durante i lavori.
  • Prescrizione n. 162: devono essere previsti piani di emergenza chiari e comunicati, soprattutto in contesti urbani sensibili.

Non si tratta quindi di buone pratiche facoltative, ma di obblighi specifici legati a quest’opera.


Vogliamo essere chiari: siamo contrari alla realizzazione della Pedemontana, per le sue ricadute ambientali, territoriali e sociali. Tuttavia, quanto sta accadendo in questi giorni pone un tema che va oltre questa posizione. Qui non si tratta, in questo caso, di essere “contro” o “a favore” dell’opera. Si tratta di pretendere il rispetto delle regole, delle prescrizioni e dei diritti dei cittadini. Anche chi sostiene l’infrastruttura dovrebbe chiedere che venga realizzata nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza. Perché il diritto all’informazione, alla sicurezza e alla vivibilità del proprio territorio non può essere sacrificato o gestito con superficialità.

Quello che si è visto in questi giorni a Lissone e Bareggia rischia di essere solo un piccolo anticipo di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni. E proprio per questo è fondamentale intervenire subito, correggere il metodo e ristabilire un rapporto di fiducia con la cittadinanza.

Informare non è un favore. È un obbligo preciso. E ignorarlo significa alimentare non solo il disagio, ma anche la rabbia e la sfiducia di un’intera comunità.