lunedì 27 aprile 2026

Tra erba salvadega e parole antiche: il fascino del dialetto in cammino


Domenica 26 aprile si è svolta a Mariano Comense una passeggiata davvero speciale, capace di unire natura, storia e lingua in un’esperienza coinvolgente e sorprendentemente attuale. L’iniziativa, dal titolo evocativo “L’erba di Patè. Erba salvadega e stori eretich cuntà su in dialet”, è stata organizzata dal Circolo Culturale Seregn de la memoria in collaborazione con il Comitato Parco Regionale Groane Brughiera.

Già dal titolo si coglieva il senso profondo della proposta: un percorso alla scoperta delle erbe selvatiche raccontate in dialetto, intrecciato con la storia antica del territorio. Il termine “Patè”, infatti, rimanda ai patarini, movimento eretico medievale che proprio in queste zone ha lasciato tracce e suggestioni ancora oggi affascinanti.


L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno che da anni il Circolo porta avanti per riscoprire e valorizzare il dialetto e le lingue locali. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un percorso di riscoperta – e spesso di vera e propria scoperta – della ricchezza espressiva di un mondo che sta progressivamente scomparendo. Un mondo in cui il linguaggio era profondamente legato alla realtà quotidiana, capace di descriverla con precisione e sfumature oggi difficili da ritrovare.


Le erbe spontanee ne sono un esempio emblematico, ma il discorso si estende anche agli strumenti del lavoro e alla vita contadina. Il dialetto conserva infatti una terminologia molto più ricca e specifica rispetto all’italiano standard. Anche la lingua italiana offre esempi di grande ricchezza lessicale in alcuni ambiti, come nel caso della vite: qui troviamo infatti una distinzione articolata tra ceppo, fusto, tralcio, viticcio, pampino, grappolo, raspo, racimolo e vinaccioli. Tuttavia si tratta di casi circoscritti. Nei dialetti, invece, questa precisione e varietà terminologica è molto più diffusa e capillare, estesa a numerosi aspetti della vita quotidiana, dalle piante spontanee agli oggetti e agli strumenti del lavoro.


Guida d’eccezione della giornata è stato Fabio Galimberti, autore del libro Regoi e Munda, che con competenza e passione ha accompagnato i partecipanti lungo il percorso, narrando in dialetto storie, curiosità e saperi legati al territorio. Un racconto vivo, capace di rendere il dialetto immediatamente comprensibile e naturale anche per chi lo frequenta meno.


Dopo aver attraversato tratti boschivi, accompagnati anche dalle GEV del Parco – che insieme al Comune di Mariano Comense hanno concesso il patrocinio all’iniziativa – il gruppo ha raggiunto la suggestiva Cascina Vignazza. Qui ad accogliere i partecipanti è stato Michele Molteni, uno dei proprietari, che ha guidato la visita a una struttura rimasta quasi intatta nel tempo. All’interno, alcuni locali ospitano un autentico museo della vita contadina: un vero gioiello, ricco di oggetti e testimonianze, che meriterebbe di essere maggiormente valorizzato e sostenuto.


Dopo la sosta, il percorso è proseguito verso Cascina San Martino e la sua chiesa romanica, per poi inoltrarsi nuovamente nelle aree boschive della brughiera fino al rientro al punto di partenza.

All’inizio della giornata non mancava qualche dubbio: una passeggiata interamente in dialetto avrebbe potuto risultare difficile da seguire? L’esperienza ha invece dimostrato il contrario. Nessuno ha sentito il bisogno di chiedere traduzioni, segno che il dialetto, quando vissuto e contestualizzato, resta uno strumento comunicativo efficace e accessibile. Più che limitare, arricchisce il modo di esprimersi, offrendo nuove sfumature e profondità.


Per tutti – organizzatori e partecipanti – è stata un’esperienza pienamente riuscita, da ripetere senza esitazioni.

Per rimanere aggiornati sulle prossime iniziative, l’invito è a seguire le pagine social del Circolo Culturale Seregn de la memoria e questo blog, dove verranno raccontati con piacere i futuri appuntamenti.

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