martedì 24 novembre 2020

Legambiente Seregno: realizzato un piccolo giardino delle farfalle al parco della Porada

L'aiuola dopo l'intervento

L'aiuola prima dell'intervento

Continuano le iniziative di Legambiente Seregno a favore del verde cittadino. Nei giorni scorsi alcuni volontari si sono occupati dell'aiuola situata presso il Centro di Educazione Ambientale di via Alessandria.

 

Fatima, responsabile del circolo locale, ci ha così illustrato l'iniziativa: "La nostra festa dell'albero ha preso avvio dall'inizio del mese e sta procedendo molto bene. In questi giorni abbiamo realizzato un piccolo giardino delle farfalle nei pressi della nostra sede posta all'interno del Parco della Porada."

 

Di seguito le foto di alcune fasi dei lavori e delle essenze utilizzate.












 

giovedì 19 novembre 2020

Seregno avrà una nuova area boschiva. Legambiente regala 300 piante alla città.

 

Lo scorso mese di luglio il Circolo Legambiente di Seregno aveva lanciato l'iniziativa "Un albero per amico!🌳" per regalare una nuova area boschiva alla città. Grazie ai volontari dell'associazione ambientalista l'iniziativa si è ora concretizzata con l'arrivo di 300 nuove piante. 



Il sorprendente appello di Assolombarda e Università Bocconi: "Usate di più Teem, Brebemi e Pedemontana"


di Dario Balotta, presidente ONLIT, (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture)  

Assolombarda ha presentato nei giorni scorsi i risultati della ricerca curata dal Centro Green dell’Università Bocconi (cliccare qui) con l’obiettivo di avanzare  le proprie proposte di policy in merito alla dotazione infrastrutturale della Lombardia, necessaria a rispondere alla domanda del futuro dei trasporti e della logistica attraverso la partecipazione delle imprese alle catene globali del valore. Si è trattato nient’altro che della ripetizione del solito e ormai stantio refrain con l’elenco delle infrastrutture che dovrebbero essere un pilastro della ripresa post Covid: una lunga lista di oltre 20 opere infrastrutturali, stradali e ferroviarie che assicurerebbe lo sviluppo della competitività del sistema manifatturiero e dei trasporti. Insomma, una mini-legge obiettivo lombarda con metà delle opere elencate che sono già in contratto di programma, quindi sono richieste già esaudite. Come l’autostrada della Valtrompia e la Tav Brescia Verona i cui lavori sono già partiti. Dopo aver ricordato il ruolo dell’export delle imprese lombarde (è sempre in crescita il valore del PIL sulle esportazioni), non è stata però proposta nessuna simulazione, nessuna analisi della domanda e nessuna valutazione dei costi. Non importa quanto costeranno e a cosa serviranno le opere pubbliche, basta farle, dicono ad Assolambarda.

Viene richiesto il raddoppio della Milano Mortara ma da anni si sta pensando ad un raddoppio non totale e selettivo per risolvere i vincoli progettuali che ne hanno bloccato i lavori. Si scopre che da Cremona a Mantova, in piena pianura Padana, urge la realizzazione di un’autostrada il cui traffico previsto non è neppure la metà di quello di una strada provinciale, e il raddoppio di una linea ferroviaria che già oggi può gestire 80 treni al giorno quando ne circolano meno della metà (30 al giorno): il dubbio che basti e avanzi una delle due opere non li ha neppure sfiorati. Al posto del potenziamento della Lecco Colico le gallerie lungo lago, del Monte Basso e sotto Lecco non sono potenziabili mentre non è stato richiesto il potenziamento della Novadrese da Arosio a Cermenate dove si collega alla Milano Meda e a Pedemontana 12 km ad una corsia sempre stressati e pericolosi sarebbe una alternativa alla tratta C di pedemontana e costerebbe meno di un quinto.

Il sensato perseguimento di alti standard di efficienza dei nodi e delle reti sulle tratte internazionali e verso i nuovi terminal, come quello di Cavatigozzi (CR), non tiene conto che ogni giorno lo scalo movimenta 5 treni, ma dispone di una capacità di 12 treni/giorno.  

Sorprende l’indicazione di adottare sistemi di pedaggiamento autostradali “univoci” al fine di evitare forme di aggiramento delle nuove tratte della TEEM, della Brebemi e della Pedemontana: perché i pendolari dell’automobile e i Tir dovrebbero per forza entrare in autostrada? Forse per contribuire con i pedaggi al pagamento di opere che hanno un’insufficiente domanda di traffico? 

 

Forse riconoscere che attualmente ci sono bisogni sociali più urgenti poteva mettere un freno alla richiesta di denari pubblici sempre ed ovunque, senza nemmeno peritarsi di presentare un minimo di giustificazioni quantitative. Assolombarda, infine, ha del tutto dimenticato infine il tema dell'assoluta mancanza di concorrenza nel settore dei trasporti, che è la ragione di fondo della sua scarsa efficienza e degli alti costi che debbono sostenere le imprese. 

 

Una strada di troppo. 
Pubblichiamo sembre ben volentieri gli interventi di Dario Ballotta: questa volta la sua affermazione favorevole "al potenziamento della Novadrese da Arosio a Cermenate" ci ha decisamente sorpreso. Da sempre gli ambientalisti comaschi non "gradiscono" il potenziamento (quadruplicamento) della Novedratese peraltro previsto nel fantasmagorico Piano Marshall-Fontana.

martedì 17 novembre 2020

Como: un Natale con uno sguardo alla natura


Sarà un Verde Natale quello confezionato dalla Fondazione Alessandro Volta con la collaborazione di diverse associazioni culturali del territorio che “a chilometro zero” organizzeranno un calendario di eventi itineranti e diffusi in centro storico. Un modo di far sentire tutti uniti, immersi nella tradizione del Natale, in piena sicurezza e per favorire lo shopping natalizio con appuntamenti “a sorpresa” in 11 punti di snodo dei flussi pedonali in 8 pomeriggi dalle 15.30 alle 18.30 dal 5 dicembre al 6 gennaio. Un calendario “vivo”, fatto di piccoli eventi con oltre 250 animazioni che coinvolgeranno quasi 200 “artisti” grazie alla collaborazione di 18 organizzazioni del territorio.
 
“Mai come ora il Natale assumerà connotazioni di speranza per un nuovo rilancio, anzi, la sobrietà e le preoccupazioni ci faranno riscoprire, ed ulteriormente apprezzare, il suo vero significato tradizionale di rinascita. Fondazione Volta, nella speranza di una seppur limitata quotidianità - spiega Luca Levrini, Presidente di Fondazione Volta – non si è potuta sottrarre al dovere di animare e scaldare la città, e parte delle sue periferie, durante il Natale. Elfi, bande, fregamusun, Babbi Natale, tutti pronti a camminare e sorridere insieme ai comaschi per un verde Natale, verde sostenibile, verde speranza ma anche verde come la tradizione vuole vestiti i Babbi Natale. Il racconto del Natale, che non volevamo fare mancare alla città, sarà dunque legato alla tradizione ma anche alla cultura sostenibile: proporremo un decalogo con 10 regali con uno sguardo alla natura. Cose semplici, quotidiane ed applicabili per rendere il Natale occasione virtuosa, di cultura sostenibile ed ecologica. Suggerimenti che vogliono richiamare il tradizionale “calendario dell’Avvento”, dieci regali che ognuno potrà fare alla Natura e che Fondazione Volta vuole divulgare in modo innovativo in collaborazione con esperti del mondo della sostenibilità. Partecipare al bando della amministrazione comunale per gli eventi natalizi è stato per noi ulteriore motivo per aggregare le realtà territoriali, fornire una cultura sostenibile ma soprattutto cercare di “illuminare e scaldare” una tradizione da tutti attesa”.
 
Verde Natale è pensato per le famiglie che passeggiando per le vie del centro città si sentiranno immerse in un grande villaggio popolato da Elfi in bicicletta, Babbi Natale giocolieri, formazioni itineranti delle storiche bande cittadine, coristi e musicisti dell’Accademia “Giuditta Pasta”, zampognari e i tradizionali Frega Musun brianzoli che da una via all’altra creeranno una variegata colonna sonora fatta di canti e musiche tradizionali reinterpretate. Appuntamento speciale, poi, sarà con i campioni del Calcio Como e del Basket Cantù.
 
Verde Natale proporrà sei azioni sostenibili che per l’intero corso della manifestazione coinvolgeranno e interpelleranno direttamente il pubblico. Buone pratiche per vivere in modo più sostenibile e poter salvaguardare la natura. Le azioni saranno misurate così da poter poi condividere il loro effetto pratico. Si potrà dare energia alle luci che illuminano i monumenti e alimentano gli impianti acustici “green”; si potrà ascoltare esperti che racconteranno storie “verdi”; esprimere “verdi” desideri. Particolare attenzione verrà posta alla realizzazione dei costumi che indosseranno gli artisti utilizzando tessuti “sostenibili”. Il compito sarà affidato al Laboratorio Cou(L)ture Migrante, progetto di imprenditoria sociale che coinvolge donne e uomini richiedenti asilo provenienti da diverse parti del mondo e residenti a Como. Ci saranno anche “regali sostenibili” per chi si farà coinvolgere dalle storie, ma le sorprese non sono finite e non vogliamo svelarle tutte ora.
 
Impossibile perdersi tutto questo per chi arriverà in città. Tutte le informazioni saranno sul web e in città nei bar e ristoranti si troveranno cartine-guida con tutti gli appuntamenti in programma: dalle mostre alle iniziative rivolte ai visitatori. Anche in caso di lockdown la città sarà raccontata nei suoi luoghi e spazi facendo vivere online dal salotto di casa gli stessi eventi pensati per “Verde Natale”, come se fosse la città ad “entrare” nelle nostre case.


Ci sarà un Natale diverso a Como, 

e tu puoi sostenerlo!


A sostegno dell’iniziativa “Verde Natale” Fondazione Alessandro Volta ha lanciato una campagna di raccolta fondi grazie alla collaborazione con la piattaforma di crowdfunding della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca. Tutti i dettagli e le modalità per donare sono disponibili cliccando qui e sui canali social Facebook e Instagram.

Meda. Ambito di trasformazione AT1 (ex-Medaspan): cambia la proprietà, cambia il piano attuativo, restano tutte le perplessità

 

La configurazione del nuovo Piano Attuativo sull'area ex-Medaspan - cliccare sopra per ingrandire

a cura di Sinistra e Ambiente di Meda e Impulsi Sostenibilità e Solidarietà

 

In data 13/10/2020 s'è tenuto un incontro secretato della Commissione Territorio e Ambiente con argomento l'attuazione del piano sull'ambito di trasformazione AT1 (ex Medaspan) dove è prevista la realizzazione di un centro commerciale.


A distanza di un mese, il 9/11/2020, è stata pubblicata sull'albo pretorio la delibera di Giunta di adozione del Piano Attuativo per quell'ambito di trasformazione con allegata documentazione. Come è nostra consuetudine, l'abbiamo analizzata per poi dare informazioni precise e dettagliate.
 

Dagli elaborati si comprende che alcune cose sono cambiate rispetto al progetto originale della Pabel approvato il 25/01/2016 dall'allora Giunta Caimi. Innanzi tutto la proprietà è passata dalla Pabel spa, legata ad una catena di distribuzione trovatasi in difficoltà, alla società Officine Mak srl. La Officine Mak srl, a dispetto del nome è una realtà che si occupa di attività immobiliari con finalità residenziale e commerciale. Questa società risulta incorporata nel gruppo Consonni Company. Non sarà quindi evidentemente l'utilizzatore finale che si insedierà nell'area. La nuova proprietà, subentra quindi come proponente del Piano Attuativo, variandolo.

 

L'AGGIORNAMENTO DEL PIANO ATTUATIVO 

 

C'è una riduzione della capacità edificatoria in progetto che passa da mq. 25.455 di Superficie Lorda a Pavimento (SLP) a mq. 15.410 di SLP, con una suddivisione della componente commerciale.
Mentre il Piano attuativo del 2016 era costituito da un unico edificio con la parte destinata a Centro Commerciale avente una superficie di vendita pari a 9900 mq, l'attuale proposta di aggiornamento delle Officine Mek prevede tre medie strutture di vendita tra loro distinte e separate su tre edifici - piano terra con posteggi, primo piano e secondo piano (massima altezza di circa 15 mt) - più un quarto edificio con la struttura a piano terra.


Le tre strutture principali hanno un dimensionamento massimo di mq. 2.500 di Superficie di Vendita (SV) sia per settore merceologico alimentare sia per quello non alimentare.

E' previsto anche l'insediamento di funzioni complementari, compatibili ed accessorie quali attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, attività paracommerciali, di artigianato di servizi, terziarie, ludico-ricreative e per l’intrattenimento.

 

La tabella di confronto tra PA del 2016 e attuale PA
 
Scompare completamente dal progetto la struttura alberghiera, il centro del gusto e le attività complementari che l'amministrazione Pd di Caimi considerava caratterizzanti e che consentivano di edulcorare il "core businness" di un centro commerciale con grande struttura di vendita. 

La suddivisione per lotti delle strutture

 

LA VIABILITÀ ACCESSORIA

 

Nel nuovo Piano Attuativo è compresa anche la viabilità di accesso con tre rotatorie, un sottopasso sulla rampa di accesso alla S.P 35 (superstrada), un ponte su Tarò e la bretella di aggiramento voluta dal 2017 dall'amministrazione comunale che dovrebbe essere realizzata dentro la fascia di rispetto ferroviaria e per la quale servirà, con ogni probabilità (ai sensi del DPR 753 del 11 luglio 1980 art. 58) autorizzazione da F.S.
E' previsto anche un tracciato ciclopedonale, seppur ridisegnato e ridimensionato rispetto al precedente Piano Attuativo.

La viabilità prevista

 

NECESSITÀ DI UNA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE E PRESCRIZIONI REGIONALI GIUDICATE DAL PROPONENTE COME "SUPERATE"

 

Officine Mak srl cerca di presentare le tre strutture di vendita come distinte ed autonome con funzionalità e gestioni separate, per evitare l' applicazione della LR 5/2010, che prevede l’assoggettamento a procedura di verifica di VIA (di competenza comunale) per la “costruzione di centri commerciali con superficie di vendita fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti o con superficie di vendita fino a 2.500 mq nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti”.
 
Tutto ciò anche se appare evidente il configurarsi di un complesso commerciale su cui sarebbe invece opportuno l'assoggettamento ad una Valutazione di Impatto Ambientale, visto e considerato il richiamo di traffico aggiuntivo e la sua ubicazione in una zona particolarmente critica di Meda nonchè per le ricadute sulla rete dei negozi di prossimità. 

Il proponente oltretutto mantiene e si riserva altresì la facoltà all’allocazione di insediamenti di grande struttura di vendita espletando le procedure previste dall’art. 6 della LR 6/2010.
Riguardo invece alla prescrizione contenute nella DGRL n. X/4668 del 23.12.2015 con l’obbligo di sottoscrizione di un Accordo di Programma per la definizione degli interventi infrastrutturali correlati alla trasformazione dell’area “Ex Medaspan” e al vincolo prescrittivo di chiusura del passaggio a livello (di via Cadorna/Piave) e conseguente necessità di superamento della linea ferroviaria FNM per procedere all'apertura della grande struttura di vendita, il proponente li ritiene entrambi superati nonostante la Segreteria tecnica dell’Accordo di Programma non abbia ancora concluso i propri lavori.
L'interpretazione che dà è che l’aggiornamento del PA non contiene (contrariamente a quanto previsto nel PA del 2016)la previsione di allocazione in sito di una grande struttura di vendita, la cui attivazione era stata subordinata al vincolo prescrittivo della realizzazione di “opere sostitutive di chiusura dell’attuale passaggio a livello (...)”, da declinarsi anche in specifico Accordo di Programma.
 
Inoltre il proponente sostiene che la realizzazione delle nuove strutture di vendita e la loro apertura possono essere indipendenti da qualsivoglia opera di superamento della linea ferroviaria di FNM.
Al proposito, nella relazione tecnica, viene scritto che "il nuovo assetto dimensionale e distributivo contenuto nell’odierno aggiornamento del PA comporta una significativa riduzione dei flussi di traffico, rendendo, dunque, pienamente compatibile e sostenibile l’attivazione degli interventi in progetto anche in assenza della realizzazione del previsto sottopasso".
 

LA NOSTRA VALUTAZIONE, LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

 

Rispetto a quanto più volte esplicitato e considerando la posizione presa quando - allora presenti in Consiglio Comunale come gruppo di Sinistra e Ambiente - bocciammo la variante parziale al PGT sull'area ex Medaspan dove la Pabel prevedeva l'insediamento di un centro commerciale con una superficie di grande vendita, annessi servizi e un albergo, le nostre perplessità permangono.
La nuova configurazione, anche se diminuisce la Superficie Lorda di Pavimento (SLP), mantiene la stessa natura e le stesse finalità progettuali.
L'immagine di ingresso nella città sarà comunque costituita da un anonimo centro commerciale, anzi, da un "complesso commerciale" configurato su altrettanto anonimi scatoloni di cemento, il primo dei quali, per la posizione e la funzione, supponiamo destinato alla ristorazione veloce. C'è anche una "piazza artificiale inserita tra questi cubi e annessi ampli e spalmati posteggi a servizio. Non certo un panorama edificante e un buon biglietto da visita per Meda.
Un progetto che di "qualitativo" ha dunque ben poco, che rimarca altre simili realizzazioni sparse per la Brianza. Oltretutto con una superficie a verde, un verde ricostruito e ben poco naturale, che risulta essere ridotta rispetto al precedente Piano Attuativo. Una struttura che recherà oltretutto danno alla rete dei negozi di prossimità della nostra città.
C'è poi l'aspetto viabilistico molto problematico nel comparto in cui questa struttura si trova inserita.
Il traffico aggiuntivo richiamato da questo polo commerciale ne aumenterà la criticità.
Anche la bretellina, chiesta ed ottenuta dall'amministrazione, mostra i suoi limiti, innestandosi su di una via dallo stretto calibro qual'è via Busnelli con un collo di bottiglia determinato delle dimensioni inadeguate del ponte con passaggio semaforizzato sotto le FS in direzione di Seveso. All'altro capo, in prossimità della rotatoria di via Cadorna, questa nuova arteria potrebbe interferire con il percorso ciclopedonale che conduce al quartire Polo (Meda sud).
Questo raccordo risulta poi insistere dentro l'area definita come fascia di rispetto della linea FS per cui saranno con ogni probabilità necessarie le debite autorizzazioni per la sua realizzazione.
Nel comparto, risulta ancora tutta da risolvere il "superamento" della linea FNM Milano-Asso che l'amministrazione intende attuare con la realizzazione del sottopasso in via Cadorna/Piave e con lo spostamento dell'alveo del Tarò. 


Tempistiche incerte, che si protarranno negli anni e finanziamenti regionali per ora solo previsti.
Si rischia anche che la realizzazione di questa area commerciale si concretizzi indipendentemente dal superamento della linea ferroviaria e dalla chiusura del passaggio a livello.
Il proponente cerca infatti di dimostrare che ciò che si farà sull'area ex Medaspan avrà un'incidenza minima sul traffico corrispondente e che pertanto si potrà procedere con l'edificazione senza vincoli legati alle criticità viabilistiche esterne al perimetro dell'AT1.


E' un azzardo ma non è chiaro come l'amministrazione intenda muoversi per evitare questo azzardo.
Dai dati ricavati dal Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e dalla realtà, questa zona del Comune di Meda risulta avere già volumi di traffico veicolare tra i più elevati, in entrambe le direzioni, tra quelli registrati nel nostro territorio, con una significativa presenza di veicoli pesanti.
Non è poi secondario che nè il progetto del sottopasso nè i suoi tempi di realizzazione sono nelle disponibilità dell'amministrazione, perchè totalmente demandati a Regine Lombardia e a FNM, come dimostrato nella risposta all'interrogazione del Polo Civico.


Questa situazione, unita alla solidità finanziaria, con un consistente avanzo di amministrazione accantonato negli anni precedenti (seppur in parte utilizzato per l'emergenza Covid19) non giustifica necessità immediata di incasso di oneri di urbanizzazione e suggerirebbe prudenza e attenta valutazione nelle decisioni da prendere. E' poco comprensibile la fretta mostrata nell'assecondare l'operazione dell'attuale proprietà dell'area ex Medaspan. Operazione che ripropone ancora una volta un modello di sviluppo non più sostenibile, opposto ad una sana pratica per la costruzione di comunità e in contrasto con la vocazione manifatturiera di Meda. 


Si punta su un terziario commerciale che si sta sgretolando e che si fa concorrenza imponendo prezzi ingiusti ai produttori e riducendo i diritti e i salari dei lavoratori.


Stante il panorama, servirebbe indubbiamente un approfondimento che potrebbe esserci se  l'amministrazione comunale prescrivesse  una Valutazione di Impatto Ambientale  ai sensi dell'Allegato B, punto 7 lettera b6 della LR 5/2010 proprio in virtù delle tante incognite gravanti su questa realizzazione.

lunedì 16 novembre 2020

La logistica al tempo del Covid. Onlit: "Con Amazon il monopolio si sposta dal pubblico al privato"


 

di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture)

Questa fase di pandemia ha dato un nuovo impulso allo sviluppo dell’e-commerce e ad Amazon. Causando ulteriori distorsioni della concorrenza anche in Italia. La UE ha finalmente aperto due indagini nei confronti di Amazon. 

 

La prima riguarda la distorsione della concorrenza nei confronti dei venditori indipendenti che utilizzano la stessa piattaforma di e-commerce, usando le informazioni raccolte ma non condivise. 

 

La seconda indagine riguarda invece la fornitura da parte di Amazon di servizi logistici agli stessi venditori indipendenti. Secondo la Commissione, Amazon fornirebbe un trattamento preferenziale ai venditori che usano i suoi servizi. Viene inoltre alla luce la carenza di regole che riguardano la tassazione del settore. Amazon ha stretto un accordo con poste Italiane per la distribuzione dei pacchi. Il monopolio pubblico è stato diviso con il colosso privato. 

 

I contratti di lavoro, spesso inesistenti, gli effetti ambientali e territoriali della nascita come funghi di centri logistici e la crescita abnorme di veicoli in circolazione, quindi di traffico e inquinamento per la distribuzione a domicilio sfuggono a qualsiasi controllo pubblico. Emerge un grande buco nero nella normativa che dovrebbe regolare il settore in questa fase di sviluppo sia europea che nazionale. 

 

La Commissione indagherà se sussiste la possibilità per i venditori di proporre i propri prodotti agli acquirenti, privilegiando coloro che usano i servizi di stoccaggio e di consegna nell’ultimo miglio di Amazon, rispetto a quelli che non lo fanno. Le regole adottate non devono favorire artificialmente le offerte al dettaglio di Amazon o avvantaggiare quelle dei rivenditori che utilizzano i servizi logistici e di consegna di Amazon.

venerdì 13 novembre 2020

Smog a Como e provincia: servono provvedimenti per disinquinare l'aria!

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

È ancora allarme polveri sottili nell’aria. E ancora una volta le Istituzioni, Governo, Regioni e Comuni, non fanno nulla!
Ieri a Como la centralina ARPA ha misurato ben 74 microgrammi/mc di PM10 - pertanto ben oltre il limite di legge di 50 microgrammi -, e addirittura 60 del più pericoloso PM 2,5, con un indice di qualità dell’aria definito “Molto scarso” (sempre ieri il PM 10 a Erba era a 71, a Cantù 69).

Il problema è generalizzato su tutta la Pianura Padana, ma questo non può essere una scusante per le Istituzioni che, ancora una volta, non si muovono. Al contrario Regione Lombardia nelle scorse settimane ha prorogato fino a inizio 2021 la deroga alla circolazione dei diesel euro 4 (!), andando quindi contro qualsiasi logica.


Altrettanto grave l’impasse istituzionale a livello nazionale. Proprio a inizio mese la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per aver “sistematicamente e persistentemente” violato le norme sull’inquinamento atmosferico, proprio per le polveri sottili! Una situazione che va avanti da decenni! (Cliccare qui). Ovvero lo Stato italiano, coi vari Ministri dell’Ambiente che si sono succeduti, non ha fatto abbastanza (oseremmo dire che hanno fatto poco o nulla) per risolvere il problema dell’inquinamento dell’aria nella parti più inquinate del Paese, che sono anzitutto la Lombardia e la Pianura Padana.


Secondo noi le Istituzioni, Regione in testa e poi i Comuni del territorio, devono da subito mettere in campo provvedimenti seri e duraturi per disinquinare l’aria. È giusto che - in questa difficile fase che stiamo vivendo - la priorità di azione debba essere dedicata all’allarme virus, ma anche la questione smog è un problema di ordine sanitario, che rischia di interessare la parte più debole della popolazione, ovvero gli anziani e chi soffre di patologie respiratorie.
 
Per questo il nostro, ennesimo, appello alle Istituzioni: si prendano provvedimenti per limitare il traffico nei centri urbani, riscaldamenti a meno di 19°C per gli edifici pubblici e privati. Ma soprattutto chiediamo di ripensare l’intera mobilità nelle città. E poi incentivare l'uso di fonti energetiche pulite, passando dai combustibili fossili alle rinnovabili: fotovoltaico e solare termico, pompe di calore, ecc.. Solo così si riuscirà a migliorare la qualità dell'aria del nostro territorio.

giovedì 12 novembre 2020

Le associazioni ambientaliste non dimenticano il taglio dei pini di Malgrate


 

Chi pensava che l’attuale emergenza sanitaria avrebbe fermato le associazioni ambientaliste nella propria lotta a tutela delle risorse ambientali, ha oggi un motivo in più per ricredersi.

Ricordate l’amara vicenda dei pini del lungolago di Malgrate? Dodici esemplari di Pinus pinea abbattuti nel gennaio di quest’anno, nell’ambito del progetto di “riqualificazione” del lungolago malgratese.
Il progetto, fortemente contestato nella parte in cui prevedeva l’abbattimento degli alberi ultracinquantenni che ornavano il lungolago, aveva destato una vera e propria sollevazione di popolo. Gli alberi di Malgrate avevano unito nella lotta per la tutela del bene comune e del patrimonio arboreo adulto urbano, non soltanto le associazioni per così dire addette ai lavori, ma anche cittadini comuni, affezionati a quei pini che costituivano ormai parte dell’identità del Comune e dei suoi abitanti.




Le associazioni ambientaliste lecchesi, in primis WWF e Legambiente, avevano cercato di intavolare un dialogo con le amministrazioni locali, al fine di individuare un’alternativa coerente con la riqualificazione della zona lungolago che consentisse però di preservare il patrimonio arboreo esistente. Lello Bonelli, Presidente di WWF Lecco, aveva dichiarato: “pur non considerando come secondaria l’esigenza di dare al lungolago un’uniformità estetica, riteniamo che un buon progetto avrebbe dovuto tener conto del valore anche paesaggistico rappresentato dai bellissimi esemplari già esistenti e rigogliosi che da decenni caratterizzano, con la loro elegante chioma, una parte del lungolago. Ci auguriamo che sia ancora possibile una rivalutazione del progetto che prenda in considerazione gli aspetti ambientali fino ad ora trascurati”.




Com’è noto, le amministrazioni locali si sono dimostrate sorde alle proposte avanzate, da ultimo in un incontro tenutosi nella metà di gennaio scorso alla presenza dei presidenti di Legambiente e WWF. In tale incontro, emergeva che il progetto di riqualificazione del lungolago – per stessa ammissione dell’Amministrazione Comunale – si basava su “una valutazione architettonica, paesaggistica ed economica” che non aveva tenuto in considerazione le piante esistenti. Addirittura, non erano state effettuate perizie agronomiche sul progetto di taglio; soltanto le citate associazioni ambientaliste incaricavano un perito in tal senso, l’agronomo Dott. Giorgio Buizza, le cui osservazioni non sono state tuttavia nemmeno prese in considerazione dalle Amministrazioni coinvolte.
In sostanza, il progetto non si era occupato di preservare gli alberi esistenti, ridisegnando il lungolago come se non ci fossero. Così, nonostante proteste, sit-in e una grande mobilitazione di cittadini e associazioni per opporsi al taglio, i dodici pini che abbellivano Malgrate da oltre cinquant’anni sono stati, semplicemente, eliminati.

La diatriba sul punto non può però dirsi conclusa. È di oggi la notizia che WWF Lecco – in persona del Presidente Lello Bonelli e Legambiente Lecco – in persona della Presidente Laura Todde, con il patrocinio dell’Avvocato Loretta Davanzo, hanno presentato un esposto alla Procura della Corte dei Conti lombarda, al fine di sollecitare un controllo sulla correttezza delle procedure seguite per arrivare al taglio dei pini di Malgrate, anche da un punto di vista di proporzione costi/benefici rispetto all’alternativa della conservazione. Nello specifico la dettagliata relazione di stima del Dott. Buizza, allegata all’esposto, quantifica la perdita patrimoniale per il Comune di Malgrate in oltre trecentomila euro.

Nell’esposto, oltre a portare all’attenzione della citata Procura le problematiche attinenti al rispetto dei passaggi, che avrebbero dovuto essere prese in considerazione prima di un intervento tanto invasivo quanto l’asportazione totale delle piante, si sottolinea, come già più volte fatto in passato, l’importanza fondamentale del “bene albero”, specialmente nel nostro contesto storico. Come già illustrato all’epoca dei fatti dai rappresentanti locali di WWF e Legambiente, infatti, “la decisione di tagliare le dodici piante non tiene conto che le condizioni ambientali sono mutate e che tagliare alberi sani e forti oggi dovrebbe muovere una sensibilità diversa rispetto al passato”.

Dopo la lunga battaglia legale contro le minicentrali idroelettriche sul torrente Fraina, in Comune di Premana, che avrebbero portato danni irreversibili all’equilibrio idrogeologico dei luoghi, e che si è conclusa pochi giorni fa con lo stop del progetto, WWF e Legambiente aprono un nuovo fronte: in attesa di conoscere l’esito dell’esposto presentato alla competente Procura, un importante segnale è stato inviato alle Amministrazioni pubbliche del territorio: c’è sempre un occhio vigile a tutela dell’ambiente.

lunedì 9 novembre 2020

I confini del Parco a Meda sono incongruenti. Dalla Regione arrivano gli "impulsi" per la verifica

 

Il 10 ottobre 2020, il gruppo Impulsi-Sostenibilità e Solidarietà di Meda scriveva all'ente parco regionale Groane-Brughiera e alla Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi - Unità Organizzativa Parchi, Aree Protette e Consorzi di Bonifica di Regione Lombardia per chiedere se fosse o meno stata attivata una procedura di correzione dei confini medesi del parco regionale che risultano difformi rispetto a quelli del PLIS Brughiera ora accorpato al Parco Regionale Groane-Brughiera.


A distanza di circa un mese, è arrivata una prima risposta dalla struttura regionale che si occupa di parchi.Nella sostanza, la richiesta di accesso agli atti ci viene negata poichè alla struttura non risulta essere in esecuzione alcun iter di rettifica.


Nella risposta, l'uffico regionale precisa che "in merito alla rettifica dei perimetri, il confine di un parco regionale può essere modificato con l'approvazione di un Piano Territoriale di Cooordinamento (PTC) o di una sua variante, oppure con l'avvio di un percorso legislativo su istanza dell'ente gestore del parco".

 
Proprio l'Ente Parco sta elaborando la VARIANTE al Piano Territoriale di Coordinamento per adeguare il PTC dopo l'accorpamento delle aree della brughiera.

Si spera dunque che nel predisporre il nuovo PTC si tenga conto anche di questa necessità più volte evidenziata sia a livello comunale sia alla Regione Lombardia sia all'ufficio tecnico del Parco Groane-Brughiera.

L'ufficio regionale ci ha messi altresì a conoscenza di una sua comunicazione all'Ente Parco Groane-Brughiera in cui viene chiesta una "oppurtuna verifica in merito ad eventuali imprecisioni o errori materiali nella definizione del nuovo confine del Parco ampliato, riportati nella planimetria" e una "cortese sollecitudine di rappresentare alla direzione gli esiti della verifica".
 
 
Con la variante al PTC, verificheremo se questa incongruenza verrà finalmente sanata. 
Sotto le risposte della Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione, Sistemi Verdi Parchi, Aree Protette e Consorzi di Bonifica.




venerdì 6 novembre 2020

Dai treni alle autostrade. FNM cerca di salvare Pedemontana

di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture)

Dopo il dissesto di Trenord che dura dalla sua nascita, brutale evidenza del fallimento del federalismo ferroviario e che ha generato quotidiani e pesanti disservizi per i pendolari (ritardi, soppressioni di treni e infine contagi) prima, durante e dopo la pandemia ora FNM cerca il salto di specie, come il Covid passando dai treni alle strade. L’azienda regionale quotata in borsa ha sottoscritto con la regione Lombardia l’accordo di acquisizione dell’82,4% della Milano Serravalle per 519,2 milioni di euro. 

 

L’accordo prevede anche che la regione sottoscriva l’aumento di capitale da 350 milioni di Pedemontana. Di fatto un’altra enorme erogazione di risorse pubbliche della Regione alla gestione fallimentare di Pedemontana. 

 

L’obiettivo “civetta” di FNM è  di quelli roboante ma più che mai generico di costituire il primo polo integrato autostrada-ferro-gomma in Italia, una holding strategica nel settore infrastrutture in lombardia. Lo facesse un operatore di successo sarebbe un conto, ma che estenda il proprio perimetro operativo chi ha dimostrato di non saper gestire le sue funzioni originarie spaventa. E spaventa ancora di più che lo scopo reale sia un altro: per non far fallire Pedemontana (e il suo progetto vecchio di 50 anni) entro il 2021 deve mettere in cassa 500 milioni previsti dalla convenzione firmata con il Ministero dei Trasporti. Ciò nel tentativo estremo (più volte fallito perché il mercato finanziario non crede più in questa opera) di farsi finanziare il 2 miliardi necessari per proseguire nell’investimento (fermo da 10 anni) e di poter accedere alla defiscalizzazione per 480 milioni di euro.

 

giovedì 5 novembre 2020

Premana. Salvato il torrente Fraina

 

Vi ricordate gli striscioni pacifici, non politici, della protesta dei pesci di fiume di inizio anno? Erano comparsi in tutti Italia, e anche a Premana, frutto dell’iniziativa di un coordinamento che riuniva tutte le grandi associazioni di tutela ambientale e i comitati spontanei impegnati nella difesa degli ultimi fiumi e torrenti liberi dalla devastazione e dalla speculazione del mini idroelettrico.



A Premana la battaglia è stata vinta! Dopo dieci anni esatti dedicati alla tutela dell’Alpe Rasga e del torrente Fraina, hanno vinto gli Alpigiani che ne hanno difeso l’integrità, rivendicando anche la titolarità degli antichi usi civici su terre e acque a scopo di uso collettivo, e le Associazioni che li hanno sostenuti - primi tra tutti WWF e Legambiente Lecco.

Ma con loro, ci spiegano, ha vinto finalmente la ragione, il buon senso, la cura per il territorio, il paesaggio e l’ambiente, per i nostri luoghi.



È di ieri infatti la notizia che la Provincia di Lecco ha formulato un diniego definitivo, con conclusione del procedimento, all’autorizzazione unica richiesta dalla società Energia Futuro Srl, che avrebbe prosciugato un corso d’acqua ancora quasi intatto e naturale, stravolgendo con centinaia di metri di condotte da incassare in pareti rocciose o sotto l’antica strada militare i versanti fragili della Valvarrone, che proprio in questi giorni sono stati nuovamente oggetto di gravissimi episodi di dissesto.

Nel corso di questi anni, grazie anche all’impegno del legale che ha seguito con dedizione questa complessa vicenda, l’avv. Paola Brambilla, oggi Coordinatrice del Comitato Giuridico del WWF Italia, che spiega: “abbiamo contestato con osservazioni, diffide e ricorsi:

  • l’esclusione dalla procedura di valutazione di impatto ambientale, fatta con metodi in contrasto con la normativa europea, basata su dati di torrenti dell’appennino emiliano e non su rilievi puntuali e che non ha tenuto conto che il bacino del Varrone è già interessato da una decina di altre derivazioni, tra cui anche dighe;
  • la procedura con cui il Comune ha venduto al privato le proprie domande di derivazione, che erano invece state presentate per impedire l’impianto;
  • l’intenzione del Comune di vendere gli usi civici, che servono per mantenere ambiente e paesaggio e beni naturali alla fruizione di tutti, e non per fare gli interessi speculativi di pochi;
  • la localizzazione della derivazione e del tracciato in zone a rischio di dissesto (basta vedere cosa è successo alle opere della diga di Pagnona gli scorsi anni o cosa è successo in questi giorni alle pendici e strade attraversate dalle condotte dell’acqua);

infine, grazie a uno studio affidato a un esperto, si è anche dimostrato che si trattava di un’operazione meramente speculativa, che stava in piedi solo grazie agli incentivi”.

Ebbene, tutte ragioni fondate: ARPA ha certificato l’incompatibilità ambientale per le acque del prelievo, impedendo per legge l’erogazione dell’incentivazione, e i conti hanno smascherato la natura solo speculativa dell’operazione, al punto che la società stessa, si legge nel provvedimento di diniego, ha ammesso che senza incentivo l’operazione non si regge.



Dice Roberto Tenderini, portavoce degli Alpigiani:  "È veramente un risultato incredibile, frutto del lavoro portato avanti per 10 anni con tenacia, attenzione scrupolosa e tanta passione! È soprattutto il frutto di un lavoro di squadra, abbiamo lavorato sempre uniti, guidati magistralmente dal nostro super Eco-Avvocato Paola Brambilla. Avere al fianco persone come Mauro Spazzadeschi e Fabrizio Fazzini del Comitato Salviamo i Nostri Torrenti, instancabili nel supportarci  al fine di vedere riconosciuti i nostri diritti, tutelato il nostro territorio e difeso fino allo stremo il nostro torrente e l'Alpeggio è stata per noi una grande fortuna! Così come ringraziamo per il preziosissimo supporto anche gli altri due consiglieri di minoranza del gruppo Di Nuovo Premana, Piero Caverio e Angelo Gianola. Va ricordato ovviamente il Presidente dell'Associazione Alpe Rasga, Andrea Sanelli che non ha mai esitato un istante a sottoscrivere ogni iniziativa intrapresa. Tutti insieme siamo arrivati a questo grande risultato, che però per tutti noi non è certo la conclusione del percorso, poiché continueremo sicuramente ad essere vigili e a mantenere sempre alta la guardia, anche perché alcuni procedimenti sono ancora in corso, in particolare il ricorso al Commissario Usi Civici. Lavoreremo sempre per vedere riconosciuti i nostri diritti e per mantenere sempre LIBERA l'acqua del nostro meraviglioso torrente!”.

 


Lello Bonelli, presidente del WWF Lecco, conclude: “ci sono Regioni che hanno deliberato, proprio in questi giorni, l’esclusione di nuovi impianti di micro e mini elettrico sui corsi d’acqua alpini: stravolgono la natura, il paesaggio, minano i fragili equilibri idrogeologici del territorio. È una notizia che fa sperare, e che dimostra che istituzioni, associazioni ecologiste e comunità locali possono e devono essere alleate per la tutela del territorio e dell’ambiente.”

Il WWF al Comune di Meda: "Il Covid si combatte anche rispettando l'ambiente e le regole della civile convivenza"

Purtroppo abbiamo una situazione drammatica da un punto di vista sanitario ma non per questo ci dobbiamo dimenticare della tutela dell'ambiente e del rispetto delle regole della civile convivenza.

 

Per questo, il WWF Lombardia, dopo avere inviato tre esposti rimasti inevasi al Comune di Meda, ha inoltrato all'ente una diffida formale ad ottemperare a quanto richiesto.


Il testo della diffida

Egr. Sig. Sindaco Luca Santambrogio
Egr. Sig. Comandante Polizia Locale Valter Bragantini

Il sottoscritto Gianni Del Pero, ... nella sua funzione di Presidente Delegato WWF Lombardia, premesso che in più occasioni e con pec trasmesse in data (tra le varie) 02.12 2019 e 22.04.2020  ha presentato a questo Ente:
  • la segnalazione della presenza di recinzioni e manufatti privi di titolo autorizzativo in Via del Ry (anche con interruzione della fruizione della civica Via e l’impossibilità di accedere all’elemento del reticolo idrico secondario detto Torrente Ry), in ambiti limitrofi accessibili da Via Colombera (determinando l’impossibilità ad accedere al Parco Regionale delle Groane e della Brughiera) e, ancora, in Via Cavallina;
  • la segnalazione della presenza di scarichi di rifiuti inerti in Via Santa Maria e limitrofe (Via delle Betulle, Via del Ry) e lungo la prosecuzione di Via Varese, e la segnalazione di movimentazioni terre all’interno del territorio del Parco in ambiti accessibili da Via del Ry e da Via Cavallina.

A distanza di svariati mesi (periodo ben superiore ai 30 gg indicati nella normativa applicabile) non ha avuto nessuna risposta scritta in relazione alla suddetta richiesta ne notizia di intervento in merito, ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 del codice penale, così come modificato dall’art. 16 della legge 16 aprile 1990, n. 86

diffida


il responsabile del procedimento del competente servizio a compiere l’atto oggetto del dovere del suo ufficio (accertando e nel caso sanzionando le violazioni, adottando i provvedimenti necessari per la rimozione delle opere abusive e per il ripristino dei luoghi), o ad esporre le ragioni del ritardo entro il termine di 30 giorni dalla ricezione della presente richiesta inviando relativa comunicazione, con l’espresso avvertimento che, in difetto, sarà presentato esposto alla competente autorità giudiziaria.

Le mafie sono più forti, anche durante la crisi Covid-19


 

"Le mafie prendono più forza anche in questo momento di crisi causata dal Covid". Così si è espressa la dott.ssa Alessandra Dolci, responsabile della DDA di Milano, nel corso del videoincontro tenutosi il 3 novembre, dal titolo "Lotta alle mafie - L'antimafia in provincia di Como nell'era Covid". Il magistrato è intervenuto nell'ambito della conferenza on-line organizzata dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e dall'Arci di Como, che ha visto più di 200 contatti. 

 



Nel corso del dibattito, moderato dalla giornalista Paola Pioppi de “Il Giorno”, la dottoressa Dolci ha ricordato come la presenza della criminalità organizzata, e in particolare della 'ndrangheta, si sia rafforzata anche in questi momenti di crisi, a cominciare dai settori specifici come ad esempio nella fornitura di presidi sanitari (mascherine ed altri presidi) o nei servizi di pompe funebri. In pratica si può dire che le mafie si sono ormai infiltrate in ogni settore dell'economia legale ed illegale, dai pubblici esercizi (bar, ristoranti, videolottery, ecc.) fino al settore degli appalti e subappalti  pubblici, come ad esempio nelle forniture o nel movimento terra.

Ad una specifica domanda di Roberto Fumagalli, del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", sul tema delle ecomafie e dei traffici illeciti di rifiuti, la PM Dolci ha ricordato come in questo ambito le mafie realizzano elevati profitti, anche superiori rispetto al traffico di droga. Nel settore dei rifiuti quello che necessita, secondo il magistrato, sono maggiori controlli, soprattutto sui capannoni dismessi che spesso vengono riempiti di rifiuti; oltre ad un inasprimento delle pene, oggi troppo blande, per i reati ambientali. A seguito dei roghi di rifiuti, la Magistratura ha censito in Lombardia migliaia di siti a rischio. 


In definitiva quanto è emerso dalla videoconferenza è la necessità di creare maggiore attenzione sulla prevenzione del fenomeno mafioso, azione che deve coinvolgere cittadini, associazioni, istituzioni, oltre che ovviamente la Magistratura.

Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e l'Arci di Como si dicono sicuramente soddisfatti delle informazioni e delle riflessioni emerse durante la videoconferenza, che è stata seguita da oltre 200 persone. All’evento hanno partecipato molti sindaci e assessori del territorio, considerata anche l’adesione da parte dei Comuni di Alzate Brianza, Cabiate, Carugo, Inverigo, Lurago d'Erba e Mariano Comense.

martedì 3 novembre 2020

Fridays For Future Como: le alternative alla Canturina bis ci sono! (Parte 2°)


 

A cura del gruppo Fridays For Future Como

Il ripensamento del trasporto delle merci nell'era dell'e-commerce

La mobilità delle merci sta crescendo, sempre di più, anche a causa del Covid-19, che ha incentivato lo shopping online da parte dei consumatori. Basti pensare che nell'ultimo anno l'e-commerce in Italia sta incrementando del 76% rispetto al 2019. Per questo motivo riteniamo che gli Enti locali e le amministrazioni comunali debbano individuare misure e politiche in grado di contemperare da un lato le esigenze dei cittadini e delle aziende, dall'altro contenere le esternalità negative che una tale dinamica lasciata a se stessa inevitabilmente scaricherebbe sui territori in termini di traffico urbano.

Premesso che:

  1. sul nostro territorio sono presenti numerose stazioni ferroviarie, di cui alcune in passato furono adibite anche allo scalo delle merci (es. Cantù);
  2. il Piano Urbano del Traffico della città di Cantù non ha un'analisi dettagliata di quali siano le origini e le destinazioni del traffico merci;
  3. la spedizione delle merci direttamente a casa resta la modalità nettamente più utilizzata per circa l’84% delle spedizioni, seguita dal recapito nel luogo di lavoro (7%) o a un altro indirizzo (anche nel caso di acquisti per conto di terzi o regali).
  4. una parte dei problemi di traffico sono causati dall'ultima fase del processo logistico, che inizia dal momento in cui la merce lascia l'ultimo network distributivo (che può essere un magazzino, uno scalo merci, una stazione) e si conclude con la merce ordinata che arriva alla destinazione finale (logistica dell'ultimo miglio).

Ci chiediamo l'utilità di una nuova strada come la Canturina Bis che è pensata in una logica conservatrice dell'attuale modello di mobilità che non vede soluzioni alternative e più sostenibili ai problemi di traffico esistenti.

Qui di seguito trovate alcune nostre riflessioni attorno agli interventi che potrebbero servire per snellire l'inquinamento prodotto dal traffico dei corrieri che trasportano merci tramite consegna a domicilio.

La prima nostra proposta è quella che vengano creati dei centri di consegna per i pacchi merci di ridotta dimensione direttamente nelle stazioni ferroviarie. In modo tale che la merce viaggi su rotaia, e non su strada, dal luogo di produzione fino al raggiungimento del "network distributivo" (ovvero la stazione) e infine l'utente possa raggiungere il centro di consegna delle merci in modo sostenibile, usando i mezzi pubblici o le ciclabili.

Il secondo intervento che dovrebbe essere attuato è, nel caso di merci di grandi dimensioni, l'ottimizzazione della capacità di carico dei corrieri, in modo che questi circolino sulla rete stradale solo quando completamente pieni.

Infine, visto che secondo l'ultimo rapporto Ispra, l'80% dei veicoli commerciali leggeri che transitano nelle nostre città appartengono a una classe inferiore all'Euro 5, chiediamo investimenti da parte degli enti pubblici affinché le aziende possano convertire all'elettrico questi mezzi.

Perché serve investire importanti risorse economiche in una strada pensata 40 anni fa, con delle dinamiche territoriali completamente diverse da quelle attuali, quando ci sono alternative concrete e realizzabili sul territorio che possono realmente risolvere i problemi di traffico che assediano la città di Cantù?

Cambiamo rotta! No alla Canturina Bis!

[Articolo precedente sulle alternative alla Canturina Bis cliccare qui]

 

Emergenza pandemia: WWF, LIPU e LEGAMBIENTE chiedono al Governo di sospendere l’attività venatoria

 

Condividiamo una lettera inviata al Presidente del Consiglio ed altre autorità con la richiesta di sospendere le attività venatorie, in considerazione  dell’attuale grave situazione della pandemia e delle modalità di caccia che non garantiscono un adeguato rispetto delle regole “anticovid”, da parte di chi svolge attività di caccia in questo periodo (ad es. le “braccate” per i cinghiali o l’utilizzo degli “appostamenti fissi”).


L’istanza è firmata dai Presidenti nazionali di WWF, LIPU e Legambiente (le tre associazioni ambientaliste che fanno parte del tavolo presso il Ministero dell’Ambiente sul “Piano antibracconaggio”).


Illustrissimi Presidente e Ministro,


l’approvazione del DPCM 24 ottobre 2020 “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19»” ha posto in evidenza l’urgenza, laddove fosse ancora necessario, di porre le massime attenzioni, prevenzioni e raccomandazioni, alle modalità di svolgimento di ciascuna attività, lavorativa e ricreativa, valutando e bilanciando divieti e autorizzazioni per non mettere ulteriormente in pericolo il primario diritto alla salute previsto dall’art. 32 Cost. e il futuro stesso del Paese.


A tal fine sono state compiute al livello nazionale scelte dolorosissime per attività lavorative e commerciali di ogni genere, culturali e ricreative, fino al ripristino dell’obbligo della didattica a distanza per il 75% dei giovani delle Scuole medie superiori, giovanissimi che più di ogni altra fascia d’età soffrono per la rinuncia allo sviluppo di relazioni sociali.


Orbene in questo drammatico contesto non sono state invece introdotte misure mirate a prevenire la diffusione del contagio durante lo svolgimento di un’attività meramente ludico-sportiva qual è l’attività venatoria. Si tratta di un’attività praticata da una popolazione costituita da circa 500.000 cittadini, oltre l’80% dei quali ha più di 50 anni di età e ben il 30% sono ultrasettantenni. La maggior parte di costoro rientra, quindi, nella fascia di popolazione più fragile ed esposta ad essere vittima del virus e/o a subirne gravi conseguenze, con maggiori rischi di ospedalizzazione e conseguente aggravio di tutto il sistema sanitario.


Va evidenziato, infatti, che l’insieme del numero dei titolari di concessione di licenza di caccia, nell’ordine di decine di migliaia di persone in ciascuna regione, la loro ampia mobilità tra province e regioni e il fatto che tale attività sia svolta in larghissima misura in forme collettive, come la caccia in braccata e la caccia al capanno, che portano in queste settimane all’assembramento di decine di migliaia di persone, sono tali da essere potenzialmente molto pericolose. Basti descrivere succintamente, per valutare il rischio di diffusione del contagio, l’attività di caccia da appostamento fisso, che viene svolta in capanni chiusi dotati solo di piccole feritoie da cui i cacciatori sparano agli uccelli migratori. Generalmente la dimensione è di pochi metri quadrati. In tali ambienti, privi di un efficace ricambio di aria, più cacciatori permangono insieme per numerose ore, talvolta insieme ad accompagnatori privi di licenza di caccia e, come più volte rilevato dal nostro personale di vigilanza volontaria, spesso senza indossare gli obbligatori dispositivi di protezione individuale.


Riteniamo altresì importante sottolineare che la caccia, attività ludico-sportiva, non può né deve essere confusa con le esigenze di gestione della fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, o dei danni alle attività antropiche ad esso correlati, in quanto la vigente legislazione nazionale assegna espressamente e opportunamente, con l’articolo 19 della Legge 157/92, esclusivamente alla diretta responsabilità delle Regioni e degli Enti gestori delle aree protette tali funzioni, da svolgere, laddove necessario, tramite l’appropriata redazione, approvazione e realizzazione di specifici piani di controllo faunistico.
Tutto ciò sinteticamente premesso, nell’interesse della Collettività, della primaria tutela del diritto ex art. 32 Cost. e nel rispetto dell’art. 191 TFUE, le scriventi Associazioni chiedono alle S.S. V.V. ill.me di sospendere tutte le forme collettive con cui può essere espletata l’attività venatoria, attività ludico-ricreativa.


Consapevoli dell’urgenza e importanza di agire senza indugi per rallentare la diffusione della pandemia in atto, con l’occasione rivolgiamo i più distinti saluti.


Stefano Ciafani, Presidente Legambiente onlus

Aldo Verner, Presidente LIPU onlus

Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia onlus.

lunedì 2 novembre 2020

Idee per un nuovo modello di sviluppo in Brianza


 

“Riteniamo che non ci sia più tempo da perdere per intraprendere senza indugio la strada per un nuovo modello di sviluppo”, con queste parole Giulio Fossati, segretario della Cgil di Monza e Brianza, annuncia una grande iniziativa sul tema dello sviluppo sostenibile: “Paesaggio. Territorio. Ambiente. Idee per la Brianza”, una maratona digitale in diretta sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Cgil di Monza e Brianza.

Mercoledì 4 novembre 2020, dalle 17, si alterneranno gli interventi di dodici relatori provenienti dal mondo dell’associazionismo ambientalista, dall’università, dal sindacato e dai coordinamenti territoriali. Si affronterà il nodo urbanistico della riqualificazione delle aree dismesse e si ragionerà di mobilità. Ma si affronteranno anche altri temi importanti come la tutela del paesaggio, la valorizzazione della rete dei parchi, il ciclo dei rifiuti e di smart cities.

“Il surriscaldamento climatico impone di mettere in atto una rivoluzione tecnologica che porti al contenimento delle emissioni di gas serra, alla crescita della coscienza collettiva rispetto l’utilizzo dei beni comuni”, spiega Fossati, che si occuperà di coordinare la giornata di lavoro. “Ci siamo posti obiettivi importanti attraverso il Piano per l’energia e il clima (PNIEC), che necessitano di scelte e impegni precisi. Anche il nostro territorio deve fare la sua parte”, continua Fossati, che aggiunge: “Dobbiamo mettere al centro strategie che riguardano l’urbanistica, i trasporti e la mobilità, la tutela dei boschi e del terreno agricolo, la gestione dei rifiuti e la produzione dei materiali. Questi settori rappresentano una parte degli impegni necessari per il cambiamento necessario per la tutela del pianeta. Per avviare un cambiamento tecnologico, che sia di qualità per la collettività, per il lavoro e per i cittadini”. Il dirigente della Cgil provinciale auspica “un nuovo modello di sviluppo che si integri con un nuovo modello sociale, responsabile e solidale, che rimetta al centro la persona e la comunità, il territorio e l’ambiente”.

La Cgil di Monza e Brianza vuole fare la sua parte con un’iniziativa che si svolge proprio in occasione dell’avvio dei lavori del piano provinciale Brianza ReStart, un patto sottoscritto anche dal sindacato di via Premuda.