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domenica 18 gennaio 2026

Una storia restituita alla città: pietra d’inciampo per Claudio Appennini

L’appello del sindaco per rintracciare i familiari.


Seregno si prepara ad accogliere una nuova pietra d’inciampo, un segno concreto di memoria che restituisce nome e dignità a una vittima della violenza nazifascista. A darne notizia è stato il sindaco Alberto Rossi con un lungo e sentito messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, nel quale ha raccontato la storia di Claudio Appennini e annunciato tempi e luogo della posa.

«Ieri (giovedì 15 gennaio) sono stato in Provincia, insieme al Comitato Pietre d’Inciampo, per ritirare una nuova pietra che nei prossimi giorni verrà posata a Seregno. È dedicata a Claudio Appennini», ha scritto il primo cittadino, sottolineando il valore simbolico di questo gesto.

Il sindaco ha ripercorso la vicenda umana e storica di Appennini, presentandolo come «un ragazzo come tanti». Arruolato all’inizio della guerra come artigliere nel 13° Reggimento Artiglieria della Divisione “Granatieri di Sardegna”, Claudio fu impegnato prima in Jugoslavia e poi, dal 1942, nella difesa di Roma. Dopo l’8 settembre 1943, però, la sua storia incrociò uno dei momenti più drammatici della storia italiana.

«Dopo l’8 settembre 1943 rifiutò di arrendersi. Combatté contro i tedeschi a Porta San Paolo, uno dei primi episodi della Resistenza», ha ricordato Rossi. La sconfitta portò alla cattura dei soldati italiani sopravvissuti e alla loro deportazione in Germania. Anche a Claudio venne offerta più volte la possibilità di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ma la sua scelta fu sempre la stessa: «Disse sempre no. Un no consapevole, pagato con condizioni di prigionia durissime».

Claudio Appennini morì nel campo di prigionia di Küstrin, oggi Kostrzyn nad Odrą in Polonia, il 19 marzo 1945, «a pochi mesi dalla fine della guerra», come ha evidenziato il sindaco.

Particolare rilievo è stato dato all’annuncio della cerimonia di posa della pietra d’inciampo, un momento aperto alla cittadinanza: «La pietra d’inciampo verrà posata il 31 gennaio alle ore 15, in via San Benedetto, all’incrocio con via Stefano», ha precisato Rossi. Un appuntamento che vuole essere non solo commemorativo, ma anche di riflessione collettiva.

«Sarà un gesto semplice, ma importante: restituire un nome, una storia, un volto a chi è stato cancellato dalla violenza della storia», ha scritto ancora il sindaco, richiamando il significato profondo delle pietre d’inciampo.

Nel suo messaggio, Alberto Rossi ha voluto lanciare anche un appello pubblico: ad oggi non sono stati rintracciati eventuali familiari di Claudio Appennini. «Colgo anche questa occasione per fare un appello: ad oggi non siamo riusciti a rintracciare eventuali familiari di Claudio Appennini. Se qualcuno avesse informazioni, o riconoscesse questo nome come parte della propria storia familiare, sarebbe importante potersi incontrare», ha dichiarato.

Il post si chiude con una riflessione che riassume il senso dell’iniziativa: «Le pietre d’inciampo servono a questo: non a celebrare, ma a ricordare. A fermarsi un attimo, abbassare lo sguardo, e capire che dietro ogni nome c’è stata una vita».

Un invito alla memoria e alla responsabilità, che il 31 gennaio troverà forma concreta nelle strade di Seregno.

Memoria senza ambiguità: una riflessione necessaria

La posa della pietra d’inciampo dedicata a Claudio Appennini richiama il senso più profondo della memoria: ricordare chi ha pagato con la vita il rifiuto del nazifascismo. Appennini disse no alla Repubblica Sociale Italiana, un no consapevole che lo condusse alla deportazione e alla morte.

Proprio per questo, l’iniziativa pone una domanda sul modo in cui la città racconta la propria storia. Nel 2015, nel cimitero di Seregno e a ridosso del monumento ai Caduti, è stata collocata una lapide dedicata ai “combattenti seregnesi della Repubblica Sociale Italiana”, priva di qualsiasi contestualizzazione critica.

Le pietre d’inciampo – come ricordato dal sindaco – non celebrano, ma ricordano. Restituiscono un nome a chi è stato cancellato dalla violenza di un regime. La coesistenza di queste memorie, una che ricorda chi ha detto no e un’altra che normalizza l’esperienza della RSI, apre una contraddizione evidente.

Non per dividere, ma per chiarezza storica e civile: lo spazio pubblico non è neutro. E la memoria, per essere davvero tale, deve essere coerente.

lunedì 1 maggio 2023

1° Maggio. Il Comitato Pietre d'inciampo di Monza e Brianza ricorda gli operai e le operaie che si ribellarono alle barbarie nazifasciste


“S’ode … passa la Fiumana dell’umanità
genti correte ad ingrossarla. Il restarsi è delitto.
Filosofo lascia i libri tuoi
a metterti alla sua testa,
la guida coi tuoi studi.
Artista con essa ti reca ad alleviarle i dolori colla bellezza che saprai presentarle
operaio lascia la bottega
in cui per lungo lavoro ti consumi e con essa ti reca
e tu chi fai? La moglie il pargoletto teco conduci
ad ingrossare
la fiumana dell’Umanità assetata di
giustizia – di quella giustizia conculcata fin qui
e che ora miraggio lontano splende”

 

Giuseppe Pellizza, Volpedo, 1895. 

Scritto a margine di un disegno preparatorio di "Fiumana". 

Milano, Pinacoteca di Brera


Oggi, 1 maggio 2023, passando per via, davanti a quelle pietre d’ottone incastonate nell’asfalto, ricordiamo quegli operai e quelle operaie che si ribellarono fin dal 1943 alle barbarie nazifasciste; molti pagarono con la deportazione nei lager e la morte in schiavitù; i loro scioperi, la loro scelta di opporsi aprì le porte alla Resistenza di popolo, grazie alla quale oggi il nostro Paese è in pace, libertà e democrazia.
L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La vera ricchezza è proprio nel lavoro per tutti: nella dignità umana, nel rispetto del prossimo, nelle prospettive di una vita serena e nel diritto alla felicità.

Comitato Pietre d'inciampo a Monza e in Brianza
Tratto dalla pagina Facebook del Comitato

venerdì 28 gennaio 2022

Seregno. Una pietra d'inciampo per Luigi Camisasca

 


Sabato 29 gennaio 2022, ore 16.00

Piazza Liberazione, Seregno

Posa della pietra d'inciampo dedicata a Luigi Camisasca

 

Luigi Camisasca (uno dei 9 IMI seregnesi finora individuati) nato a Seregno il 14 /9/ 1915, di mestiere calzolaio, abitava al Lazzaretto in via Macallè, 25.   Apparteneva alla 1^ Compagnia di Sanità, nel giugno del 1940 viene assegnato al 197° Ospedale da Campo in Grecia, catturato in una località imprecisata dopo l'8 settembre 1943 viene internato in uno Stalag del Terzo Reich non ancora individuato muore all'età di 29 anni il 30/3/1945 nell’ospedale di Osnabruck (Germania). Sepolto nel Cimitero Militare Italiano d'Onore di Amburgo (Germania). Riquadro 4-Fila G- Tomba 30.

 

Scheda curata da Francesco Mandarano

martedì 18 gennaio 2022

Seregno. Una pietra d'inciampo per Giovanni Re, "musico, soldato e cospiratore"


 

Sabato 29 gennaio 2022, alle ore 15, in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, verrà posata a Seregno, piazza Martiri della Libertà, una pietra d'inciampo per ricordare Giovanni Re, "musico, soldato e cospiratore", internato in Germania nel campo di lavoro di Lengenfeld dove morì nel 1945.  


La lapide posta sulla casa dove abitò a Milano:
Quì abitò
GIOVANNI RE
musico soldato cospiratore
che alle libere armonie
del giusto e del bello
ascese dall'orrendo martirio
dei campi di Germania.
Milano 1891 - Lengenfeld 1945

 

Nato a Milano il 25/11/1891, ha partecipato alla prima guerra mondiale riportando mutilazioni a seguito di ferite. Venne decorato di due medaglie al Valore. Fin dal 1919 propagandò i suoi ideali democratici nel milanese e nel pavese. Nel 1939 venne arrestato e condannato a 5 anni di confino politico scontato a Capestrano in Abruzzo.

Il 3/5/1943, avendo i fascisti trovato nella sua abitazione un piccolo arsenale che serviva per la lotta di Liberazione, venne arrestato e condannato a morte. Fingendosi pazzo ritardò l'esecuzione e venne liberato, in seguito ai fatti del 25 luglio 1943, il 26 luglio dello stesso anno. 

Sfollato a Seregno, dove lavorava la moglie (prof.ssa Pedrazzi, scuola di avviamento professionale di via Stoppani), organizzò con il suo aiuto gli sbandati e i renitenti alla leva mandandoli in montagna a formare gruppi di combattenti. In seguito organizzò anche una raccolta di armi per rifornire i partigliani.

Arrestato nuovamente il 15/2/1944 dopo due giorni venne  rilasciato.

 

La lapide posta nel parco XXV Aprile in ricordo dei partigiani seregnesi
 

Nuovamente arrestato il 15/6/1944, consegnato alle SS tedesche il 10/8/1944 venne condannato a morte con altri 24 detenuti politici. Mentre 15 di essi venivano fucilati in Piazzale Loreto, egli, con altri otto, venne deportato in Germania e internato nel campo di eliminazione di Flossemburg. Prelevato alla fine di gennaio 1945, venne inviato al lavoro al distaccamento di Lengenfeld dove morì il 2 febbraio 1945. Aveva cinquantaquattro anni.

 

 

Dopo la cerimonia in ricordo di Giovanni Re la manifestazione si sposterà in piazza Liberazione per la posa della pietra d'inciampo dedicata a Luigi Camisasca.


mercoledì 20 gennaio 2021

Le parole di memoria in Brianza. Una settimana di eventi on line dedicati alla memoria della deportazione


 

Dal 20 al 27 gennaio 2021

interviste, teatro e letture dedicate alla memoria della deportazione


La pandemia non ferma il percorso di costruzione di una rete solida della "memoria" in Brianza, avviato lo scorso anno con il coinvolgimento delle Istituzioni locali a supporto dell'attività del Comitato Pietre di Inciampo.

Quest'anno, non essendo possibile organizzare nei Comuni la posa delle Pietre di Inciampo, si è proposto di organizzare una serie di eventi online per celebrare LE PAROLE DI MEMORIA, attraverso un programma di iniziative per la durata di una settimana, al fine di coinvolgere cittadini e studenti delle scuole superiori, per non dimenticare. 

[Per accedere agli eventi cliccare qui]


20 gennaio ore 17.45 – Pietre d’Inciampo
diretta streaming a cura di Carlo Gaeta e Claudio Calvi
La puntata è dedicata al tema della Memoria della Shoah e della Deportazione, all’impegno della Provincia a costruire una rete tra i Comuni con l’adesione al Comitato Pietre di inciampo, il primo a valenza provinciale in Italia.
 

Diretta con:

  • il Presidente della Provincia di Monza e Brianza Luca Santambrogio
  • il Vice Presidente Comitato Pietre d’inciampo Mb Fabio Lopez,
  • Loris Maconi, coordinatore nord Italia ANPI, fondatore del Comitato P.I.

“La deportazione in Brianza”
I Sindaci fondatori del Comitato Pietre d’Inciampo Mb

  • Maurilio Longhin Sindaco di Cesano Maderno
  • Concetta Monguzzi Sindaco di Lissone
  • Alberto Rossi Sindaco di Seregno

“Rocce e Crepe della Memoria”
Gli studenti dialogano con il Prof. Raffaele Mantegazza sulla Memoria

 

CALENDARIO EVENTI

Le Testimonianze, La Memoria - dalle ore 9.00 in avanti - “pillole d’inciampo per non dimenticare” sul sito internet e sulla pagina Facebook della Provincia di Monza e della Brianza
 

21 gennaio - La deportazione politica
Intervista al Pres. Anpi Provinciale MB Fulvio Franchini - “la Resistenza e la deportazione”
Intervista al Prof. Francesco Mandarano, Comitato Scientifico P.I. - “la deportazione militare” 

 

22 gennaio - Rocce e crepe della memoria. Un dialogo tra generazioni Prof. Raffaele Mantegazza e Francesco Sacchetti a cura dell'Amministrazione Comunale di Arcore e sez. Anpi di Arcore. 

 

23 gennaio - Storie di bambini invisibili. Un viaggio dalla Shoah al tempo presente. Intervento di Gabriele Nissim Presidente di Gariwo e membro del Comitato scientifico P.d’Inciampo. 

 

24 gennaio - Coltivare i Giardini dei Giusti per contrastare la “cultura del nemico”. Intervento di Gabriele Nissim 

 

25 gennaio - Storie di deportazione “Pietre d’inciampo di Monza e Brianza 2021”. A cura degli studenti degli Istituti scolastici Liceo Artistico E. Majorana Cesano Maderno, I.I.S. Meroni Lissone, Liceo Artistico Nanni Valentini Monza, Liceo Artistico Einstein Vimercate.
 

26 gennaio ore 9.00 - spettacolo teatrale “Il treno fischiò”
a cura di Cartanima teatro con gli allievi dell’Accademy Musical Arts Uno spettacolo lineare, asciutto, forte, senza sbavature e implacabile nel raccontare attraverso parole di sopravvissuti, di scrittori e di poeti, l'irrappresentabile realtà dei lager. La scena è una catasta di ricordi e di oggetti che evocano vicende e orrori lontani ma sempre attuali. Gli uomini sono complici di ciò che li lascia indifferenti. La Memoria è l'unica strada che conduca alla consapevolezza e apra la mente e il cuore a riflessioni sul passato che sono riflessioni oggi più che attuali. Testo di Andrea Di Cianni; Regia: Alberto Genovese; Tecnico audio e luci: Davide Moltrasio; Riprese video: Tommaso Brillo; Scene e costumi: Cartanima lab; Produzione: Cartanima teatro. 26 gennaio - Storie di Giusti - Desio “La bambina dietro gli occhi” Yeudith Kleinman Intervista alla Prof.ssa Rossana Veneziano, Graduated Yad Vashem e membro del Comitato scientifico di Pietre d’Inciampo.

27 gennaio dalle ore 9.00
Intervista a EDITH BRUCK, scrittrice, testimone della Shoah, passata per Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen e la marcia della morte.
Intervista a FRANCO PERLASCA, figlio del Giusto tra le Nazioni Giorgio Perlasca, che salvò più di 5000 ebrei a Budapest
Intervista a MILENA BRACESCO, figlia di Enrico Bracesco, antifascista, deportato a Mauthausen e assassinato nel Castello di Hartheim – a cura di Roberta Miotto 

In diretta streaming dalle 10.45
PAROLE DI MEMORIA a cura di Carlo Gaeta e Claudio Calvi - La puntata è dedicata al Giorno della Memoria. Al ricordo doloroso della perdita che non deve esimerci dalla vita. La Memoria, senza un impegno per il futuro non serve a nulla.

  • Luca Santambrogio, Presidente Provincia
  • Milena Bracesco, Presidente Comitato pietre d’Inciampo
  • Roberta Miotto, fondatrice Comitato Pietre d’Inciampo
  • Diretta Cerimonia Pietra d’inciampo Seregno - ore 11.00
  • Diretta Cerimonia Pietra d’inciampo Lissone - ore 11.15

La Memoria in Brianza:

  • Dario Allevi, Sindaco di Monza
  • Luca Veggian, Sindaco di Carate Brianza
  • Francesco Sartini, Sindaco di Vimercate
  • “Ricordare il dolore ma celebrare la vita” - Gli studenti dialogano con il Prof. Raffaele Mantegazza, docente di scienze umane all'Università di Milano-Bicocca.


Per scaricare il programma in formato pdf cliccare qui.
Per accedere ai contenuti on line cliccare qui.

domenica 26 gennaio 2020

Pietre d'inciampo. La storia di Ferdinando Silva

Seregno, Piazza Caprera. Un momento della commemorazione di Ferdinando Silva
Ieri 25/1/2020, in occasione della posa della Pietra d'Inciampo in ricordo del Caporale  Ferdinando Silva si è svolta una commossa e partecipata manifestazione. Riportiamo di seguito l'intervento del Prof. Francesco Mandarano, Membro del Comitato Pietre d'Inciampo della Provincia di Monza e Brianza e Vicepresidente  Associazione Nazionale Divisione ACQUI.



Chi era Ferdinando Silva?  

Era uno dei 9 internati militari seregnesi, uno dei 98 dei Comuni della Provincia di Monza  deceduti nei lager del Terzo Reich e sepolti nei grandi Cimiteri Militari Italiani in Germania, Austria e Polonia. Ora riposa nel Cimitero di Amburgo insieme ad altri cinquemila connazionali.  Furono 650 mila gli Internati Militari Italiani che risposero NO, due volte, a una prima  proposta  i giorni successivi all' 8 settembre 1943  subito dopo essere stati catturati,  di continuare  a combattere ancora come alleati con i tedeschi e poi, una volta giunti nei lager,  alla seconda proposta  di far parte dell'esercito della Repubblica Sociale  fascista  di Salò, quando l'alternativa era chiarissima , dire no significava finire nelle baracche dietro il filo spinato.

Furono circa 50 mila quelli che pagarono  con la vita il loro rifiuto. Per troppo tempo e per varie cause sono stati dimenticati, anzi li abbiamo dimenticati. Oggi la posa di questa pietra deve segnare l'inizio dell'uscita da questo lungo oblio. In Brianza quest'anno vengono collocate 21 pietre , 2 dedicate a  soldati una qui a Seregno e un'altra a Briosco.

Cosa siamo riusciti a sapere di questo umile caporale della Fanteria . La ricerca è iniziata nel novembre 2018 e ringrazio Roberto Mauri agente della Polizia Municipale  per avermi aiutato per la ricerca anagrafica.

Era nato a Seregno il 7 aprile 1909 il padre sichiamava Pietro,  la madre Rusnighi Severina. Richiamato, alle armi nel 1942 era stato destinato in Albania. Apparteneva al 440° Battaglione costiero fu catturato nei dintorni di Durazzo il 10 settembre 1943.

Non ho finora ritrovato né parenti né foto,  possiamo solo immaginarcelo dai dati riportati sul Foglio Matricolare: occhi e capelli castani,  alto un metro e sessantanove, di corporatura robusta , era un muratore,  sapeva scrivere e leggere,  avendo superato, alla visita di leva,  una prova consistente nello scrivere una frase e poi leggerla la frase era:” amo la patria”.

Come sono arrivato, senza ombra di dubbio,  a stabilire che abitava proprio qui? Da una scoperta effettuata nell'estate scorsa esaminando i pochi documenti contenuti nel fascicolo personale Militare, conservato presso l'Archivio di Stato di Milano, tra i documenti c'era questa cartolina che mi ha dato 4 informazioni importanti:  1) l'indirizzo, 2) il nome della moglie, Antonietta Longoni, 3) il nome del figlio Pietro,  4) lo Stammlager dove si trovava  nel dicembre del 1943 cioè  lo Stalag VI/F  a Bocholt nella regione della Renania Settentrionale.

 

Il passo succesivo è stato quello di rintracciare lo stato di famiglia e così ho potuto sapere che nel 1934, all' età di 25 anni, aveva sposato Antonietta Longoni, magliaia e nel 1936 era nato Pietro; altra informazione, nel 1948 Antonietta si era  risposata e trasferita a Milano e qui le mie ricerche si sono dovute, temporaneamente, fermare perchè non mi è stato permesso di accedere all'Archivio  del Comune di Milano in quanto in fase  di digitalizzazione. Il figlio Pietro Silva potrebbe ancora vivo o qualche altro componente della famiglia.

La ricerca  quindi continua.

Prof. Francesco Mandarano

venerdì 10 gennaio 2020

Brianza: 17 comuni per 21 pietre d'inciampo

Gunter Demnig posa le pietre d'inciampo a Seregno (2019). Foto di Paul Barker Hemings
Dalla Colonia (Germania) alla Brianza nel segno della memoria: con la posa di 21 nuove pietre d’inciampo anche la provincia MB partecipa alla costruzione del più grande monumento diffuso d’Europa, nato su iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, per ricordare le vittime della Shoah e della deportazione.

Le pietre di inciampo, infatti, sono installazioni che hanno la forma di piccoli blocchi quadrati di pietra (10x10 cm.), ricoperti di ottone lucente, che vengono posti davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza (nel selciato del posto di lavoro o di arresto) un deportato nei campi di sterminio nazisti per ricordarne il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione e la data di morte. Queste installazioni diffuse in diverse città dell’Europa rappresentano metaforicamente delle tessere per costruire un grande mosaico della memoria.

Dal 16 gennaio al 1° febbraio in 17 Comuni MB sono programmate le cerimonie di posa per ricordare i cittadini della Brianza che non fecero più ritorno a casa.


La prima cerimonia si terrà a Monza giovedì 16 gennaio alle 11 in via Prina, dove c’era la dimora dei coniugi Alessandro Colombo e Ilda Zamorani, italiani ebrei, morti ad Auschwitz nelle camere a gas.

Il 1° Comitato provinciale per le pietre di inciampo di Monza e Brianza: l’arrivo delle pietre di inciampo nei Comuni MB è il risultato del lavoro promosso dal Comitato nato lo scorso anno su iniziativa di Aned, Anpi, Associazione Senza Confini di Seveso.

Si tratta del primo Comitato a valenza provinciale che si è costituito in Italia con l’obiettivo di realizzare una rete della memoria coinvolgendo le istituzioni e le associazioni locali. Ne è Presidente Milena Bracesco, figlia di un deportato, Vice Presidente Aned Monza- Sesto San Giovanni, Vice Presidente Fabio Lopez, Figlio di un salvato dalla Shoah, segretaria Roberta Miotto, vice Presidente di “Senza confini” e consigliere Loris Maconi, Presidente sezione Provinciale di Anpi.

La Provincia MB ha aderito al progetto nel 2019 per allargare la partecipazione a tutti i Comuni MB portando all’attenzione dell’Assemblea dei Sindaci il progetto Europeo promosso dall’artista tedesco.

Lo scorso gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, sono state posate le prime pietre di inciampo a Cesano Maderno, Lissone, Seregno.

Quest’anno, oltre ai primi tre Comuni, hanno aderito altri 14 Comuni in cui saranno posate le nuove installazioni: Monza, Bernareggio, Bovisio Masciago, Briosco, Brugherio, Cogliate, Desio, Limbiate, Meda, Nova Milanese, Sovico, Sulbiate, Verano Brianza, Villasanta.

Sito dedicato: www.provincia.mb.it/pietredinciampomb

giovedì 9 gennaio 2020

Da Mariano ad Auschwitz. La storia senza ritorno di Anna Maria Terracina


Sabato 11 gennaio 2020 - ore 10

Da Mariano ad Auschwitz 
La storia senza ritorno di Anna Maria Terracina

Incontro con Paolo Ciampi autore del libro "Una Famiglia", con due testimonianze dell'epoca presso la Sala Civica di Piazza Roma, Mariano Comense

Si sentono in salvo. Anna Maria, sua mamma, il marito e i bambini hanno abbandonato la loro casa e si sono rifugiati in un appartamento distante poche decine di metri, sempre lungo via IV Novembre. Troppo rischioso rimanere in quell’abitazione, con i rastrellamenti in corso. Tra poche ore, hanno deciso, lasceranno anche Mariano, alla ricerca di un posto più sicuro. Ma poi, ecco il lampo, nella testa di Anna Maria: le medicine della nonna. Le hanno lasciate nella vecchia casa.

«Torno subito», dice, e corre in strada. Ma arrivata davanti al portone, le si gela il cuore. La stavano aspettando. «Deve venire con noi, signora», le ordinano i carabinieri. Lei sa che i suoi figli la stanno guardando, dalla finestra del rifugio. Ma non può ricambiare lo sguardo: svelerebbe il nascondiglio. Non si vedranno mai più.

Anna Maria Terracina, ebrea, viene arrestata il 1 dicembre del ’43 nei rastrellamenti decisi dal regime fascista. Il ricordo di quei momenti diventa memoria in occasione della giornata dedicata alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Mariano le renderà omaggio con la posa della prima pietra d’inciampo della città, proprio in via IV Novembre, il prossimo 26 gennaio 2020 alle ore 15

domenica 27 gennaio 2019

Seregno: cinque pietre d'inciampo per ricordare la famiglia Gani


Ieri, 26 gennaio 2019, sono state posate, a Seregno, cinque pietre d'inciampo per ricordare la famiglia ebrea Gani, vittima della persecuzione razziale in Brianza (qui potete leggere la loro storia).

Le persone davanti al portone della Ca' Bianca
Oltre quattrocento persone hanno dapprima partecipato all'ammainabandiera in via Umberto per poi proseguire in corteo verso la Ca' Bianca, ultima residenza della famiglia Gani, dove l'artista tedesco Gunter Demnig ha posato le pietre d'inciampo.

La posa delle pietre di inciampo a Seregno. Foto di Paul Barker Hemings
Ad accompagnare il momento cruciale della messa in posa, l'assolo di violino di Valentina Villa (dalle musiche del film “Schindler’s list”)  e le letture di documenti eseguita dagli alunni delle scuole superiori.

Particolarmente struggente la lettura della lettera scritta il 1° marzo del 1943 da Regina Gani, nel periodo in cui la famiglia era sfollata a Seregno, all’amica e compagna di scuola Dada Flack, anch’ella colpita dai provvedimenti del 1938.

Regina scrive: “ Carissima Dada, sto diventando cattiva con tutto e con tutti, ho i nervi: insomma, sono stufa di annoiarmi, di non poter parlare con persone che voglio, di dover rendere conto di ogni minimo passo che faccio, del minuto che vengo in ritardo. Vorrei vederti, poterti spiegare, aprirti il mio cuore, essere sole noi due, proprio come dici tu, ma è una cosa tanto impossibile, è come un miraggio, a cui non credo neppure. Ti supplico, scrivimi presto, subito; ho bisogno di ricevere una tua lettera, di avere il tuo conforto, mi fa tanto bene. Ti bacio. Tua Reggy.”

Foto di Paul Barker Hemings
Sono seguiti gli interventi dei rappresentanti del Comitato Pietre d'Inciampo, del sindaco Alberto Rossi, di un insegnante del Liceo Manzoni di Milano da cui Regina Gani fu espulsa nel 1938 per le leggi razziali e dello storico Pietro Arienti che ha raccontato come ha scoperto la vicenda della famiglia Gani.

A Cesano Maderno la pietra d'inciampo dedicata ad Arturo Martinelli


Ieri, 26 gennaio 2019, si è svolta a Cesano Maderno la cerimonia per la posa della pietra d'inciampo dedicata ad Arturo Martinelli, internato al campo di Fossoli e fucilato, nel 1944, nel poligono di tiro a Cibeno (Carpi).

Oltre ai diversi interventi istituzionali, significativi e coinvolgenti, è da sottolineare il contributo davvero notevole delle scuole medie: i ragazzi hanno cantato l'Inno nazionale, Bella ciao e La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) di Francesco Guccini; hanno letto testi brevi ma intensi, di Primo Levi, di Liliana Segre e hanno ricostruito la figura di Arturo Martinelli. Il tutto è il risultato di un lungo lavoro: bravissimi!


La pietra è stata posta all'ingresso della sede comunale, dove tutti saranno costretti a "inciampare" e a ricordare.

Arturo Martinelli abitava al Villaggio A.C.N.A. dove lavorava il padre Emilio, nella via che porta, ora, il suo nome.

L'edificio in cui abitava la famiglia Martinelli
Studente universitario, aderì al gruppo di Giustizia e Libertà di Poldo Gasparotto. Arrestato per attività antifasciste negli ultimi mesi del 1943, portato a San Vittore con numero di matricola 546. Inviato a Fossoli il 27 aprile 1944, matricola campo 235, baracca 18/A.
Assassinato nella strage compiuta il 12 luglio 1944 al Poligono di Tiro di Cibeno, Carpi

E' sepolto nel cimitero Maggiore Musocco di Milano, campo 64, detto "della Gloria", lapide 189.

Secondo lo storico locale Pietro Arienti, le vittime politiche brianzole del nazifascismo furono oltre 250. Quella di Cesano è la prima pietra d'inciampo dedicata a uno di loro.

Un ricordo di Arturo Martinelli può essere scaricato qui. 
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Lissone: una pietra d'inciampo per ricordare Mario Bettega


Tutti i giovani che entreranno allo stadio della Pro Lissone  vedendo questa Pietra dovranno ricordare che Mario era un ragazzo come loro, amante del pallone ma soprattutto che credeva nella democrazia  e ha perso la vita per questo. 
Mario Bettega, omonimo e nipote

Ieri, 26 gennaio 2019, Lissone ha ricordato Mario Bettega, vittima dell'orrore nazifascista, con la posa di una pietra d'inciampo all'ingresso dello stadio "Luigino Brugola".

Mario Bettega nasceva a Lissone il 16 agosto del 1918. Operaio alla Breda e calciatore della Pro Lissone, ma anche antifascista e impiegato nella resistenza. Venne catturato dai repubblichini mentre consegnava un pacco di otturatori e caricatori alle SAP, Squadre di Azione Patriottica. Mario Bettega era anche un noto e apprezzato calciatore della Pro Lissone e con le sue conoscenze tra i giovani di Lissone, svolgeva un gran lavoro per sostenere ed estendere l'attività resistenziale.

Mario Bettega, calciatore della Pro-Lissone
Dal carcere di San Vittore di Milano nel novembre 1943 venne deportato, fu trasportato fino a Mauthausen, campo di punizione e di annientamento, dove i prigionieri dovevano fare fronte a condizioni di detenzione inumane e lavorare come schiavi nelle cave. Gli italiani deportati qui furono più di 8.000. Mario Bettega vi morì, all'età di 26 anni, il 19 marzo 1945.

Nel 1963, l'Amministrazione Comunale ha dedicato a Bettega una via di Lissone.

Leggi anche: Giornata della memoria. L'operaio calciatore che riforniva di armi i partigiani lombardi (su il Fatto Quotidiano).

venerdì 18 gennaio 2019

Pietre d'inciampo in Brianza


Le Pietre d'inciampo ricordano la persona: il nome, l'anno di nascita, il giorno ed il luogo della deportazione, la data della morte di uno dei deportati nei campi di sterminio. In Europa ne sono state installate oltre 70.000, in oltre 2000 località. La prima a Colonia, in Germania, nel 1992.
Si tratta di un piccolo cubo di pietra delle dimensioni di un sampietrino di 10 cm ricoperto su una faccia da una lamina di ottone lucente che riportata impressi i dati della persona deportata; in tedesco Stolpersteine.

E' questa l'iniziativa creata dall'artista Gunter Demnig quale reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, al fine di ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo che per qualsiasi motivo siano state perseguitate: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali.

L'inciampo non è fisico, ma visivo e mentale. Costringe chi passa ad interrogarsi sul significato del sampietrino, a ricordare quanto accaduto. In Italia, le prime "Pietre d'Inciampo" furono posate a Roma nel 2010 ed attualmente se ne trovano in varie città tra cui Bolzano, Brescia, Genova, Livorno, Milano, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia.

Per spiegare la propria idea, Gunter Demnig, che posa personalmente tutte le "Pietre d'Inciampo", ha fatto proprio un passo del Talmud: «Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome».
  
Le Pietre d'inciampo: il significato -  Stolpersteine nasce da un'idea dell'artista tedesco Gunter Demnig, per contrastare l'oblio e le cattive memorie sulla tragedia delle deportazioni nazifasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. L'episodio decisivo avviene a Colonia nel 1990, quando un cittadino contesta la veridicità della deportazione nel 1940 di 1.000 sinti della città renana, in occasione dell'installazione di un'opera scultorea per ricordarne la persecuzione. Da quel momento Demnig si dedica a costruire il più grande monumento diffuso d'Europa, attraverso l'installazione di "Pietre d'Inciampo.
  
Le Pietre d'inciampo: il programma -  Sabato 26 gennaio 2019 le "Pietre d'Inciampo" saranno posate anche nel cuore della Brianza, per la precisione a Cesano Maderno, Lissone e Seregno. A Cesano Maderno, alle ore 10.00 sarà onorata la memoria di Arturo Martinelli e la "Pietra d'inciampo" sarà posta in Piazza Arese. A Lissone, alle ore 14.00, i riflettori si accenderanno su Mario Bettega e la Pietra d'inciampo sarà sistemata davanti allo Stadio Comunale Brugola in Via Dante Alighieri, 30. A Seregno, alle 15.30 le "Pietre d'inciampo" saranno installate alla Ca' Bianca di via Trabattoni, 83 e dedicate ai componenti della famiglia Gani: Giuseppe Gani, Speranza Zaccar, Regina Gani, Ester Gani ed Alberto Gani.

Le Pietre d'inciampo in Brianza: il Comitato -  Le "Pietre d'inciampo" in Brianza aranno posate per iniziativa del Comitato per le Pietre d'inciampo di Monza e Brianza, il cui scopo è quello di  portare a conoscenza, diffondere e realizzare una memoria diffusa dei cittadini della nostra provincia deportati nei campi di concentramento e sterminio nazisti.

Soci fondatori del Comitato sono le Amministrazioni Comunali di Cesano Maderno, Lissone e Seregno; ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) Monza/Sesto San Giovanni, l'ANPI provinciale e l'Associazione Senza Confini, promotore dell'iniziativa.

Possono aderire al Comitato tutti i Comuni della provincia di Monza e della Brianza, le associazioni, le scuole ed i singoli individui. Verrà affiancato dal Comitato Scientifico, rappresentato da associazioni e da singoli individui, che per affinità con le tematiche rappresentate, siano intenzionati a dare valore e supporto alle iniziative. Potrà inoltre valersi di esperti e di persone e/o associazioni particolarmente sensibili al tema della memoria, delle deportazioni e dei Giusti della Shoah.

Il Comitato, allo scopo di rafforzare una memoria comune delle persecuzioni nazifasciste, si impegna a scegliere i nominativi delle "Pietre" sulla base di criteri paritari tra tutti i vari tipi di deportazione e si impegna a proporre annualmente almeno un nominativo.

Il presidente è Milena Bracesco, nominata all'unanimità durante l'assemblea costituente svoltasi a Seregno il 14 gennaio 2019, con vice Fabio Lopez e segretaria Roberta Miotto (Associazione Senza confini di Seveso).

L'attività ha il patrocinio della Provincia di Monza e della Brianza.

Il manifesto di questa prima edizione è stato progettato e disegnato dall'IIS Ettore Majorana di Cesano Maderno ed il nominativo inciso sul sanpietrino è quello del padre della senatrice a vita Liliana Segre, scelto come simbolo di tutti i deportati italiani.
 
Le Pietre d'inciampo in Brianza: le dediche
  
Arturo Martinelli, nato l'1 settembre 1916 a Milano. Nel 1933 si trasferisce a Cesano Maderno dove il padre lavorava all'ACNA. Fu uno dei primi e più attivi collaboratori di Leopoldo Gasparotto, comandante partigiano delle Brigate Giustizia e Libertà della Lombardia. Arrestato alla fine del 1943 per la sua attività politica nell'ambito del Partito d'Azione, a San Vittore ebbe la matricola 546. Fu trasferito a Fossoli il 27 aprile 1944, con la matricola 235, e sistemato nella baracca 18, ancora oggi esistente. Nel campo modenese svolse il compito di "intendente del magazzino". Sua madre, Ester Adami, lo raggiunse al campo di prigionia per cercare di vederlo, rischiando di essere fucilata dopo che ebbe varcato il reticolato. Arturo Martinelli è uno dei martiri di Cibeno, dal nome della località vicino a Carpi, presso il cui poligono di tiro furono uccisi sommariamente 67 internati del campo. Degli internati fucilati il 12 luglio 1944 circa la metà erano lombardi e di questi, otto erano stati arrestati per la loro partecipazione alla Resistenza in Brianza. Il corpo di Martinelli, contrassegnato all'esumazione con il numero 21, fu riconosciuto dal padre Emilio. È sepolto nel cimitero Maggiore Musocco di Milano, campo 64, detto "della Gloria", lapide 189. La città di Cesano Maderno gli ha intitolato una via nella zona dove sorgeva il villaggio operaio dell'ACNA.

Mario Bettega, nato il 16 agosto 1918 a Lissone. Era un pilastro della squadra locale di calcio, la Pro Lissone. Lavorava in fabbrica alla Breda di Sesto San Giovanni. L'ambiente operaio favorì la sua decisione di sostenere la Resistenza, in particolare quella nascente in Brianza. Si dimostrò prezioso, asportando materiali dal suo reparto utili nella costruzione di piccoli ordigni esplosivi, confezionati in scatole di carne conservate vuote, che arrivavano dalla Montana, nota fabbrica a Lissone. Era insofferente al dispotismo ed alla prepotenza fascista e questo atteggiamento gli costò l'arresto. Tre uomini irruppero in casa sua il 23 febbraio 1944 e lo arrestarono, portandolo in Villa Reale a Monza per i primi interrogatori. Fu poi trasferito a San Vittore. Il 27 aprile 1944 fu trasferito nel campo di Fossoli ed il 21 luglio fu spostato nel campo di Bolzano. Venne deportato il 5 agosto a Mauthausen, con la matricola 82281. Trasferito in un primo momento a Gusen, fu poi rimandato a Mauthausen, dove morì il 19 marzo 1945 in una delle dieci baracche del sanitatslager, l'infermeria del campo, a causa della fame e dei maltrattamenti subiti.

La famiglia Gani, composta da Giuseppe Gani, classe 1895, sua moglie Speranza Zaccar, classe 1900, e dai loro figli Regina Gani, classe 1926, Ester Gani, classe 1928 ed Alberto Gani, classe 1934. Residenti a Milano e perseguitati per la loro origine ebraica, nel 1943 i coniugi Gani scelsero di riparare a Seregno, benché Giuseppe continuasse a fare la spola con il capoluogo per questioni professionali. I figli furono inizialmente ospitati dalla famiglia Mazza, nei locali sopra l'omonima trancia. Seguì quindi il trasloco alla Ca' Bianca, considerato un luogo più sicuro, dove la famiglia fu accolta nella casa di Luigi Casati. Nell'agosto del 1944 i fascisti irruppero nell'abitazione e catturarono Speranza Zaccar con i figli, mentre Giuseppe Gani, dopo essere riuscito a far perdere le proprie tracce grazie ad una segnalazione, venne alla fine individuato in zona Dosso, al confine con Albiate. I Gani furono quindi rinchiusi prima a Monza e poi nel carcere milanese di San Vittore, per approdare infine al campo di raccolta di Bolzano Gries, che aveva sostituito quello di Fossoli. Il 28 ottobre 1944 venne registrato il loro arrivo ad Auschwitz. Qui Giuseppe ed Alberto Gani e Speranza Zaccar furono immediatamente gassati, mentre Regina ed Ester Gani superarono la selezione e furono avviate al lavoro come schiave. Destinate poi al lager di Bergen Belsen, di loro non si seppe più nulla a partire dall'11 febbraio 1945.

Per approfondire leggi anche: Seregno. La storia della famiglia Gani

Le Pietre d'inciampo in Brianza: il programma completo
 
20 gennaio ore 10.00 Solaro - Centro Parco Polveriera Via della Polveriera, 2
"I ricordi non possono aspettare"
La memoria non dura un giorno - Celebrazione del Giorno della Memoria
Spettacolo itinerante in ricordo della deportazione.
Presentazione del "Comitato per le Pietre d'inciampo di Monza e Brianza"  a cura di Roberta Miotto, Associazione Senza confini.

23 gennaio ore 9.00 Cesano Maderno  - Biblioteca V. Pappalettera via Borromeo
"Percorso Vincenzo Pappalettera", per le scuole cesanesi

23/24 gennaio ore 9.15 Seregno - Cinema Roma via Umberto I°
proiezioni scolastiche con il film "Un sacchetto di biglie", di Christian Duguay

25 gennaio ore 9.10 Seregno -  Auditorium piazza Risorgimento, 36
proiezioni scolastiche con il film "La signora dello zoo di Varsavia" di Niki Caro

25 gennaio ore 21.00 Seregno - Biblioteca Civica Ettore Pozzoli p.za Mons. Gandini 9
"Giobbe. storia di un uomo semplice",  monologo di Roberto Anglisani dal romanzo di Joseph Roth.  A cura di Teatro d'Aosta

26 gennaio ore 8.30 Seregno - Cinema Roma via Umberto I°
proiezioni scolastiche con il film "La signora dello zoo di Varsavia" di Niki Caro

26 gennaio ore 11.00 Lissone - Palazzo Terragni Piazza Libertà
"Il sonno della ragione" mostra fotografica e documentaristica  a cura del Centro Culturale Fotografico Club F64. Immagini di Antonio Riva, coordinamento di Danilo Arosio.

26 gennaio ore 11.30 Lissone - Palazzo Terragni piazza Libertà
"Il lavoro rende liberi". Spettacolo Teatrale rivolto ai ragazzi delle classi quinte - L.S. Enriques Lissone. Regia di Filippo Mussi, con la Compagnia Teatrale Instabile

26 gennaio ore 15.00 Cesano Maderno - Biblioteca V. Pappalettera via Borromeo
"Storie per la Giornata della Memoria." Letture sulla Shoah per bambini a cura di Amici Biblioteca e ANPI Cesano Maderno. Partecipazione libera con prenotazione.

dal 26 gennaio ore 11.30 al 25 Aprile Cesano Maderno - Auditorium Disarò p.za Mons. Arrigoni
Mostra "Una valigia per Clara, una cesanese ad Auschwitz". La  storia della Shoah italiana raccontata attraverso le vicende di Clara Levi, giovane ebrea nata a Cesano, e della sua famiglia.
A cura degli studenti degli istituti Majorana e Versari di Cesano Maderno

dal 26 gennaio al 3 febbraio ore 17.00 Seregno - Museo Vignoli V. Santino de Nova
Mostra "Indifferenza". Importante è tornare a credere che sia possibile fare la differenza
del gruppo Giovani Pittori Crescono, a cura dell'Istituto Levi di Seregno.

27 gennaio ore 16.00 Lissone - Palazzo Terragni Piazza Libertà
"Il lavoro rende liberi". Spettacolo Teatrale aperto alla cittadinanza. Regia di Filippo Mussi, con la Compagnia Teatrale Instabile.

Lunedì 28/29/30 gennaio ore 9.30 Seregno - Auditorium piazza Risorgimento, 36
"La notte", lettura scenica per le scuole del regista e attore Christian Poggioni , dal romanzo di Elie Wiesel a cura del Liceo Parini di Seregno

3 febbraio ore 17.00 Cesano Maderno - Sala Aurora Palazzo Arese Borromeo
"Shoah: le donne", conferenza di Marina Napoletano
Interventi musicali a cura dell'Associazione Pro Musica.

23 febbraio ore 21 Cesano Maderno - Sala Aurora Palazzo Arese Borromeo via Borromeo
"Antisemitismo, quando è cominciato", con Marta Villa, docente di antropologia culturale Università degli Studi di Trento e Università della Svizzera Italiana.

La cerimonia posa delle Pietre d'inciampo, sabato 26 gennaio
(in collaborazione con l'Associazione Senza Confini di Seveso)

ore 10.00 a Cesano Maderno, presso il Palazzo Comunale di piazza Arese, 12
Pietra d'inciampo dedicata ad Arturo Martinelli, (1916-1944), deportato e assassinato a Fossoli il 12.07.1944. Presentazione a cura degli studenti della Scuola Media Salvo D'Acquisto

ore 14.00 a Lissone, presso lo Stadio Comunale Brugola Via Dante Alighieri, 30
Pietra d'Inciampo dedicata a Mario Bettega, (1918-1945), lissonese deportato e assassinato nel Campo di sterminio di Mauthausen il 19.03.1945.

ore 15.30 a Seregno, presso Ca' Bianca via Trabattoni,83
Pietra d'inciampo dedicata alla famiglia Gani, Giuseppe Gani, Speranza Zaccar, Regina Gani, Ester Gani, Alberto Gani (1944/1945) sfollati da Milano a Seregno, deportati e assassinati ad Auschwitz e Bergen Belsen. Assolo di violino dal film "Schindler's list" di Valentina Villa