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sabato 28 marzo 2026

Verde urbano a Seregno: tra nuove piantumazioni e alberi abbattuti


Il tema del verde urbano è tornato al centro dell’attenzione a Seregno, dopo un intervento del sindaco Alberto Rossi sulla propria pagina Facebook. Il post, pubblicato in concomitanza con episodi di forte vento, prova a tenere insieme due aspetti spesso percepiti come contrapposti: la sicurezza e la tutela del patrimonio arboreo.

Il sindaco parte da un punto sensibile, quello degli abbattimenti, sottolineando come ogni intervento venga effettuato sulla base di perizie agronomiche e con l’obiettivo di prevenire rischi, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. “Ogni albero abbattuto è un dispiacere”, scrive Rossi, ribadendo però la necessità di intervenire su piante morte o malate.

Accanto a questo, l’amministrazione mette in evidenza l’attività di piantumazione: 210 nuove piante messe a dimora nelle ultime settimane in diverse zone della città, tra parchi, scuole e strade, per un investimento di circa 70 mila euro. Il messaggio conclusivo è chiaro: “Tagliare quando serve, ma soprattutto piantare, rigenerare, far crescere”.

Un’impostazione che, almeno nei principi, trova il nostro consenso: intervenire quando non ci sono alternative e, al tempo stesso, investire sul verde. Tuttavia, il dibattito sul tema è più ampio e complesso, e non si esaurisce nel semplice equilibrio tra abbattimenti e nuove piantumazioni.

Uno dei punti più discussi riguarda proprio il rapporto tra alberi abbattuti e alberi piantati. Nel post del sindaco vengono forniti dati dettagliati sulle nuove messe a dimora, ma non sul numero delle piante rimosse. Un elemento che è importante per valutare in modo completo le politiche sul verde.

C’è poi una questione di natura qualitativa, oltre che quantitativa. Come sottolineano molti esperti, non tutti gli alberi hanno lo stesso valore. Un albero adulto, con decenni di crescita alle spalle, svolge funzioni ecosistemiche – dall’assorbimento di CO₂ alla regolazione del microclima, fino al supporto alla biodiversità – che una pianta giovane non può garantire nel breve periodo.

Su questo punto è particolarmente netto Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale ed esperto di alberi monumentali. In una recente intervista ha evidenziato come la sostituzione di alberi maturi con nuove piantumazioni non sia, di per sé, una compensazione equivalente: il valore ecosistemico di una pianta adulta è “nettamente superiore” rispetto a quello di un giovane albero.

Zanzi richiama, a questo proposito, anche una stima del professor William Moomaw: per compensare il valore di un solo albero abbattuto di circa 80 anni di vita, sarebbe necessario mettere a dimora oltre 3000 nuove piante con una circonferenza del tronco non inferiore a 14 centimetri, in modo da garantire fin da subito una funzione fotosintetica significativa.

Zanzi richiama anche l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: ogni albero non è un elemento isolato, ma un piccolo ecosistema che ospita fauna, funghi e microrganismi. La sua rimozione comporta quindi una perdita più ampia rispetto alla sola pianta.

Un altro tema riguarda la gestione del rischio. Secondo l’agronomo, il pericolo di caduta spontanea degli alberi è generalmente molto basso, mentre una parte significativa degli incidenti sarebbe legata a manutenzioni non corrette o a danni all’apparato radicale causati da interventi umani. Da qui l’invito a puntare maggiormente sulla cura e sulla gestione corretta del patrimonio esistente.

Questo non significa negare la necessità degli abbattimenti in presenza di situazioni di reale pericolo, ma piuttosto inserirli in una visione più ampia, che privilegi – quando possibile – la conservazione e la cura delle piante mature.

Il punto di incontro tra queste diverse posizioni sembra emergere proprio nella frase conclusiva del sindaco: intervenire quando necessario, ma soprattutto investire nella crescita del verde. Una sintesi che, per essere pienamente efficace, richiede però trasparenza sui dati complessivi (abbattimenti e nuove piantumazioni) e una riflessione più approfondita sul valore del patrimonio arboreo esistente.

Perché, se è vero che piantare nuovi alberi è fondamentale per il futuro, è altrettanto vero che il verde urbano è fatto anche – e soprattutto – di ciò che è già cresciuto nel tempo. E che, proprio per questo, rappresenta una risorsa difficile da sostituire.

martedì 25 maggio 2021

Il verde urbano come risorsa per il territorio


 

Giovedì 27 maggio 2021 ore 17.30


Il verde urbano come risorsa per il territorio
 

Un momento di approfondimento sulla gestione del verde pubblico anche in funzione del potenziamento del Capitale Naturale e della biodiversità

Introduce i progetti: Stefania Mazzaracca – Istituto Oikos
Modera: Lorenzo Baio – Legambiente Lombardia

Ne parliamo con

  • Paolo Lassini – autore del manuale “Spunti per una gestione sostenibile del verde urbano”
  • Barbara Raimondi – autrice del manuale “Il verde urbano come rifugio e fonte di alimentazione per gli insetti impollinatori”

Segui la pagina fb: Sistema Olona – Diario dei Testimoni

Registrazione dell'evento al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=2IYSOc4Qo6I
Per informazioni scrivere alla mail: lorenzo.baio@legambientelombardia.it

mercoledì 6 gennaio 2021

Osservazioni sul futuro di Como. Parte 1° - Il sistema del verde


 

a cura di Fridays For Future Como

 

Visto l'avviso pubblicato dal comune di Como riguardo all'avvio del procedimento di variante generale al piano di governo del territorio (cliccare qui)...

...anche noi, del movimento ambientalista Fridays For Future Como, abbiamo presentato le osservazioni al fine che la variante al P.G.T. indirizzi le scelte dell'Amministrazione verso una migliore gestione ambientale: del sistema del verde (vedi sotto), delle aree dismesse (parte 2° - cliccare qui) e della mobilità urbana (parte 3° - cliccare qui).

 

Proposta n. 1a – IL SISTEMA DEL VERDE
 

Il Comune di Como non è dotato del Piano del Verde comunale; con tale strumento (necessario e integrativo della pianificazione urbanistica generale) è possibile stabilire, in base alle priorità determinate dalle esigenze del territorio, gli obiettivi previsti in termini di miglioramento dei servizi ecosistemici, gli interventi di sviluppo e valorizzazione del verde urbano e periurbano a lungo termine, le risorse economiche da impegnare e le modalità di monitoraggio degli obiettivi raggiunti
e di coinvolgimento delle comunità locali. Il Piano del Verde prevede il censimento del verde pubblico (e delle attrezzature pubbliche/ludico-sportive) con implementazione del catasto degli alberi, il Regolamento del verde pubblico e privato (quello comunale risale al 2010), oltreché la redazione del bilancio arboreo.
 

Il documento Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile del Ministero dell’Ambiente (2017), individua quale standard minimo per una corretta gestione sostenibile del verde urbano il Censimento, il regolamento e Piano, ma anche il bilancio arboreo.Inoltre si ritiene indispensabile l’adeguamento di quanto esistente alle recentissime disposizioni introdotte dal Decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 10 marzo 2020, Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde.

Proposta n. 1b – IL SISTEMA DEL VERDE
 

Al punto 2.4 della relazione dell'ultimo P.G.T. approvato nel 2016 si cita che il comune di Como non ha richiesto l’inserimento dell’area della palude di Albate nella proposta di ampliamento del Parco delle Groane, in quanto secondo lo stesso atto, l'area viene ritenuta ampiamente tutelata dalla vigente normativa e già interessata da un apposito organismo di gestione. Tuttavia, riteniamo che l’ecosistema della palude di Albate non può essere tutelato solo dalla normativa attuale e questo per
due motivi principali:

  1. L'attuale SIC è gestito tramite piano di gestione dalla provincia di Como. Piano che non garantisce sufficienti investimenti sul territorio e inoltre non è in grado di leggere le interrelazioni esistenti tra l'oasi del Bassone e le aree verdi circostanti;
  2. Solo una parte delle aree verdi a sud di Albate sono incluse all'interno del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Palude di Albate” per un totale di 90 ettari, quindi sono escluse da forme di maggiore tutela (vincolistica e di governo) tutte le aree verdi di importanza ambientale esterne al SIC;
  3. La gestione del territorio esterna al SIC è attualmente definita dai piani di governo del territorio dei singoli comuni (Senna Comasco e Casnate con Bernate) che, non essendo coordinati tra loro, non garantiscono sufficientemente la salvaguardia delle aree verdi esistenti.

Fatte queste dovute premesse e valutato che questo territorio presenta tutte le caratteristiche ambientali, paesistiche e culturali previste dalla legge per l’inserimento di queste aree in un Parco Regionale, chiediamo che la nuova variante al P.G.T. preveda l'adesione del comune di Como al parco regionale Groane-Brughiera, affinché si garantisca una nuova forma di tutela delle aree verdi attualmente incluse nel Sito di Importanza Comunitaria “Palude di Albate” e quelle esterne al S.I.C., ma attigue allo stesso.
Perchè chiediamo l'adesione del comune di Como a questo parco e non a un altro? Perchè dal punto di vista ecosistemico l'oasi del Bassone rientra nel bacino idrografico del torrente Seveso e il perimetro dell'attuale parco regionale Groane-Brughiera termina a soli 2 km più a sud (nel comune di Cucciago) della palude di Albate.
 

Di conseguenza, i risultati, che il comune potrebbe raggiungere annettendo le aree sopra descritte nel parco regionale Groane-Brughiera, saranno quelli di una generale miglioria ambientale del territorio. Infatti un parco regionale può:

  • attuare investimenti al fine di migliorare le superfici forestali attualmente compromesse dal punto di vista della biodiversità a causa dalla presenza di specie esotiche invasive (es. Prunus serotina, Ailanthus altissima, Robinia pseudacacia);
  • erogare misure di incentivazione (in parte derivanti anche da fondi europei o regionali) ai coltivatori diretti o alle aziende agricole al fine di convertire ecologicamente il sistema agricolo verso forme di produzione agricola sostenibile. Ovvero, forme di investimenti che vadano: verso l'azzerramento della presenza del settore zootecnico sul territorio (responsabile del 18% delle emissioni a gas serra climalteranti a livello globale), verso un'agricoltura che adotti pratiche sostenibili;
  • tutelare gli habitat in cui nidificano le specie faunistiche presenti (gallinella d'acqua, germano reale, svasso, tuffetto, porciglione, picchio rosso maggiore, falco di palude, gru, falco pescatore, rana di Lataste);
  • garantire la continuità ecologica del territorio al fine di contrastare i fenomeni di depauperamento della biodiversità causati da inquinamento e urbanizzazione e garantire la preservazione del paesaggio e dell'identità storica – culturale del territorio;
  • istituire regole uniformi per tutta una serie di attività od interventi di grande rilievo sociale, su tutto il territorio interessato, come: le attività artigianali, commerciali, di servizio, agrosilvo-pastorali; la circolazione veicolare e la mobilità sostenibile; la ricerca scientifica; le emissioni sonore e luminose; le attività da affidare all’occupazione giovanile, alle associazioni di volontariato; l’accessibilità al parco ai disabili e ai portatori di handicap;
  • migliorare la fruibilità del territorio, in modo da incrementare una certa cultura ambientale da parte della popolazione residente e migliorare l'usufruibilità da parte di associazioni o gruppi di cittadini in quelli che sono i fabbricati storici-architettonici del S.I.C. “Palude di Albate” (es. Cascina Bengasi). Questo anche per creare centri di aggregazione sociale a contatto con la natura.


Leggi anche:

Parte 2° - LE AREE DISMESSE

Parte 3° - IL PIANO DELLA MOBILITA' / ANALISI DEI SERVIZI ECOSISTEMICI

lunedì 7 dicembre 2020

Sovico: la giusta direzione


Pubblichiamo alcune foto riguardanti le recenti piantumazioni avvenute a Sovico nell'ambito del progetto Nexus. 

 


L'intervento, previsto dalla precedente amministrazione di Uniti per Sovico, è avvenuto lo scorso mese di novembre ed ha riguardato le  aree verdi pubbliche comprese tra via Antonio Meucci e la Strada Consortile delle Roncole. 

Foto di Alfredo Colombo.


martedì 24 novembre 2020

Legambiente Seregno: realizzato un piccolo giardino delle farfalle al parco della Porada

L'aiuola dopo l'intervento

L'aiuola prima dell'intervento

Continuano le iniziative di Legambiente Seregno a favore del verde cittadino. Nei giorni scorsi alcuni volontari si sono occupati dell'aiuola situata presso il Centro di Educazione Ambientale di via Alessandria.

 

Fatima, responsabile del circolo locale, ci ha così illustrato l'iniziativa: "La nostra festa dell'albero ha preso avvio dall'inizio del mese e sta procedendo molto bene. In questi giorni abbiamo realizzato un piccolo giardino delle farfalle nei pressi della nostra sede posta all'interno del Parco della Porada."

 

Di seguito le foto di alcune fasi dei lavori e delle essenze utilizzate.












 

martedì 4 febbraio 2020

Verde urbano a Meda: non servono soluzioni improvvisate, serve una strategia


di Gianluigi Cambiaghi e Alberto Colombo, portavoce del gruppo Impulsi - Sostenibilità e Solidarietà

Nell'affrontare il tema della tutela e dello sviluppo del verde urbano il gruppo di Impulsi-Sostenibilità e Solidarietà ha posto recentemente l'attenzione sulla necessità che sul nostro territorio fortemente urbanizzato (con una densità abitativa di 2824 abitanti per kmq e un consumo di suolo pari al 52%) si rispettino gli obblighi e le enunciazioni che la legge 14 gennaio 2013, n.10, intitolata Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani impone, seppur senza sanzioni, ai comuni con più di 15000 abitanti, Meda compresa.

Sinora a Meda, invece di dare piena rispondenza alla menzionata legge, si preferisce percorrere soluzioni improvvisate quali quelle che hanno portato nello scorso novembre alla decisione di far tagliare una dozzina di pini in buone condizioni lungo la via Trieste e in via Cialdini, angolo via Tiziano. Il tutto senza nemmeno un parere tecnico qualificato.

Anche la successiva piantumazione con alberi giovani non ha certo compensato il danno causato dall’abbattimento di alberi adulti. Il taglio è stato generalmente ritenuto eccessivo e privo di adeguate informazioni alla cittadinanza e ha indotto le minoranze, presenti in Consiglio comunale, a protocollare una mozione che, riprendendo quella presentata da Sinistra e Ambiente, purtroppo rimasta inapplicata anche se approvata il 15/12/2016 dal Consiglio Comunale, impegni il sindaco e la giunta alla stesura di un regolamento del verde pubblico e privato. Il 30 gennaio 2020 la nuova mozione è stata condivisa e votata all'unanimità, senza però definire una data certa d'avvio della procedura.

Noi riteniamo che, per quanto indispensabile, il regolamento del verde rappresenti, come piano delle regole, solo una parte, sicuramente la più delicata per via delle questioni disciplinari e prescrittive che richiedono equilibrio ed intelligenza, di una strategia che prevede altri dispositivi per una corretta progettazione e per una gestione sostenibile ambientalmente, economicamente e socialmente del verde urbano.

Questi ulteriori strumenti, non alternativi ma complementari, individuati dal Comitato per lo Sviluppo del verde pubblico, istituito ai sensi dell’art. 3 della legge per monitorarne l'applicazione e promuoverne l'attuazione, sono: il Censimento del Verde, strumento conoscitivo essenziale per il bilancio arboreo (art.2), per la programmazione dei servizi, per la progettazione e per la stima degli investimenti economici.

Il Sistema Informativo del Verde, strumento volontario per la gestione informatizzata dei dati inventariati e il Piano Comunale del Verde che è lo strumento che, oltre a disegnare una visione strategica dell’assetto naturale della città, definisce i principi e fissa i criteri d’indirizzo per la realizzazione di aree verdi pubbliche nell’arco della futura pianificazione urbanistica generale (art. 6, comma 1 lettera e della Legge 10/2013). E' evidente a questo punto che a tutti i soggetti direttamente coinvolti, come il municipio, e a quelli che si sentissero chiamati in causa, come i gruppi d’interesse locali e i cittadini attivi sull’ambiente, sarà chiesto uno sforzo anzitutto nell'approccio che non potrà non prescindere dalla prospettiva, dagli obiettivi e dalla metodologia delineati dalla strategia. In secondo luogo nello stanziamento di risorse che a regime dovrà auspicabilmente essere pari al 3% del bilancio ordinario comunale.

Per far sì che i costi d'avvio si evolvano in investimenti produttivi (affermazione verificata e avvalorata in numerose pubblicazioni e convegni scientifici), occorrerà inevitabilmente investire nelle persone; in tutte quelle attente e interessate all'ambiente e più in generale alla collettività e disposte a collaborare e a essere utili.

All'amministrazione il compito di individuare le più preparate professionalmente e quindi a separare, a nostro avviso, l'ufficio ecologia/ambiente dall’Area Infrastrutture e Gestione del Territorio da cui oggi dipende, nominando, se le condizioni di legge lo permettessero, un responsabile del servizio verde che abbia competenze tecniche in materia (un dottore agronomo o forestale) o se ciò non fosse attualmente possibile, in attesa di pubblicare il bando, si formino uno o più tecnici del verde tra coloro che si proponessero per il ruolo.

Perché la sfida sia accettabile e i risultati attesi alla portata, sarà importante ricercare la collaborazione del Comitato per lo Sviluppo che per legge deve supportare i comuni; si utilizzi la comunicazione per sensibilizzare i cittadini mediante azioni mirate e differenziate a seconda dei soggetti. Decisivo sarà il loro attivo coinvolgimento, come pure delle scuole, dei gruppi, delle associazioni, dell'ente parco Groane-Brughiera nella gestione e valorizzazione partecipata di questo importante bene comune.

Ci auguriamo che si giunga al prossimo 21 novembre 2020, Giornata Nazionale degli Alberi, senza altri inutili e dannosi tagli affinché possa anche a Meda essere celebrata con un effettiva e concreta volontà di tutela e con azioni reali che accrescano e proteggano il nostro patrimonio arboreo.

Esistono dunque opportunità innovative che andrebbero colte e applicate anche se sinora a Meda, continua a mancare, tanto nelle discussioni che nelle decisioni, la consapevolezza dell'importanza di una politica ambientale pubblica non separata da quelle di controllo dello sviluppo economico.


martedì 23 aprile 2019

La Favola di Trenno (con lieto fine)


Bosco in Città: meraviglioso! Un’area di mezzo milione di mq di verde agricolo annessa al parco! Il più grande polmone verde agricolo connette il Municipio 8 al sistema verde agricolo metropolitano!

di Enrico Fedrighini

Ero un giovane ecologista che insieme a un gruppo di simpatici, volonterosi e un po’ strambi utopisti del Gallaratese (Mauro, Luca, Vittorio, Gigi, Alberto, Loredana e altri) amava lottare contro i mulini a vento. Spesso riuscivamo a cogliere l’obiettivo: avevamo inventato il Parco Pertini ripulendolo da rifiuti e degrado; avevamo lanciato la mobilitazione per fermare la superstrada nel parco di Trenno (via Mafalda di Savoia, nel tracciato originario, tagliava a metà il parco). Allora i mulini a vento erano rappresentati soprattutto da un potente palazzinaro originario di Paternò, che possedeva quasi tutte le aree agricole della periferia di Milano: le acquistava per poche lire e improvvisamente – non ho mai capito per quale particolare congiunzione astrale – quelle stesse aree si trasformavano dall’oggi al domani in aree edificabili, grazie a una puntuale variante del Piano Regolatore comunale, al Gallaratese come in via Ripamonti e in via dei Missaglia.

Succede un giorno che, dopo avere ripulito insieme l’area verde abbandonata che diventerà poi l’attuale Parco Pertini, entriamo in contatto con i barbudos di Italia Nostra: Sergio e Silvio, agronomi del Centro di Forestazione Urbana in grado di strappare al degrado una discarica a cielo aperto della periferia ovest, trasformandola in quella meraviglia ambientale e paesaggistica oggi nota al mondo come Bosco in Città. “Bisogna stare attenti” ci avvertono Sergio e Silvio “il Palazzinaro ha acquistato tutti i terreni agricoli attorno alla Cascina Melghera. Probabilmente ha in mente qualcosa…”.


Cascina Melghera è un classico edificio rurale lombardo, in mezzo a campi e risaie, dove fino in epoca recente venivano ospitati stagionalmente i braccianti dell’azienda agricola gestita dal sig. Marziali. Agricoltura di qualità, alle porte della città. Un giorno arriva il Palazzinaro: compra tutto e non rinnova più il contratto agricolo con il mezzadro. La cascina viene abbandonata all’incuria e al degrado, un po’ come avviene in quegli stessi anni (fine Ottanta, primi Novanta) alle scuderie dell’adiacente impianto dell’ippodromo del galoppo di San Siro, dove il palazzinaro – sempre lui – sta costruendo palazzi in attesa di lottizzare l’intera area. I terreni agricoli di Trenno e del Gallaratese, con cascina Melghera, possono tornare utili come merce di scambio in una eventuale contrattazione urbanistica…

Ma qualcosa va storto al Palazzinaro. Alcuni ingenui, strambi e volonterosi utopisti - erano anni in cui di “pianificazione urbanistica” pare se ne occupassero sono due categorie di persone: i palazzinari e gli utopisti, su fronti opposti ovviamente…) - intuiscono il disegno e iniziano ad attivare adeguate contromisure. Chiediamo e otteniamo l’estensione del perimetro del Parco Agricolo Sud Milano fino a cascina Melghera, Bosco in Città e Ippodromo di San Siro; grazie a Italia Nostra Milano otteniamo il vincolo monumentale sull’intero Ippodromo del galoppo (1.500.000 mq di verde e scuderie sottratti per sempre alla speculazione); riusciamo ad impedire che l’area di Cascina Melghera venga trasformata in eliporto urbano (!) con un esposto all’Enac.

Il resto è storia recente. L’impero immobiliare del decaduto palazzinaro viene ripartito fra banche, finanziarie e immobiliari; emergono mancati versamenti di oneri di urbanizzazione per lottizzazioni effettuate negli anni ’90 in via Ripamonti, in cambio dei quali la nuova proprietà cede al Comune di Milano l’area agricola di 528.900 davanti a Cascina Melghera.


Il cerchio si chiude, il parco agricolo è salvo, il Bosco in Città non deve più temere per i propri confini, anzi può pensare più in grande.

Ogni tanto le favole hanno un lieto fine. Anche a Milano, zona Ovest, frazione Trenno.
Là dove osano le rane, tornate splendidamente a gracidare grazie alla drastica riduzione di pesticidi e fertilizzanti. E là dove osa anche la volpe insieme ai suoi cuccioli, senza il pericolo dei cacciatori.

martedì 26 dicembre 2017

Il patrimonio arboreo comunale di Monza: quale attenzione e quale tutela?


a cura dei Verdi ed Ecologisti Monza e Brianza

Tutti riconoscono l’importanza della conservazione del patrimonio arboreo per la salute e la vivibilità dell’ambiente cittadino. Presso la stazione ferroviaria sono presenti 2 platani di cui uno di notevole dimensioni e dalle caratteristiche monumentali. Alcuni lavori previsti nell’area potrebbero causare il loro abbattimento.

 Abbiamo chiesto al comune:
  • sono state fatte le opportune valutazioni per garantire contemporaneamente la realizzazione dei lavori, l’eventuale messa in sicurezza e la conservazione degli alberi in questione?
  • su questi alberi è stata effettuata un’analisi agronomica per valutarne le condizioni e la pericolosità?
  • il Comune ha chiesto o intende chiedere di tutelare quel platano con caratteristiche monumentali?
  • per il mantenimento del bilancio arboreo cittadino, in caso di inevitabile abbattimento, è stata chiesta la compensazione?
Lanciamo un appello

Come già previsto in tante città, anche a Monza è fondamentale adottare un regolamento per il verde urbano.

Per la nostra salute e sicurezza ma anche per la valorizzazione degli alberi presenti sia nelle aree pubbliche che in quelle private devono essere disciplinate le procedure, le valutazioni necessarie e le motivazioni prima di eseguire un abbattimento.

In più, per garantire il bilancio arboreo cittadino, gli abbattimenti devono essere compensati con altrettanti nuovi impianti nell’area e nella proprietà interessata o, in alternativa, su altra area all’interno del territorio comunale.

lunedì 12 giugno 2017

Seregno: piantumazioni "a sorpresa" nel Parco "10 Dicembre"


Lungo via Luini, nei pressi della rotonda di via Beato Angelico, si trova il Parco 10 Dicembre dedicato "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani".

Recentemente il parco è stato oggetto di piantumazioni e tagli d'erba in una zona limitata; la disposizione degli alberelli (circa trenta piante tra oleandri, noccioli, ulivi, melograni, ecc.) sembra sia stata fatta in modo tale da creare una siepe o cortina protettiva. Anche il taglio dell'erba è stato eseguito in una zona ben delimitata: solo tra le nuove piantumazioni ed alcuni edifici confinanti lasciando il resto del parco con l'erba alta.


Durante l'assemblea di quartiere, che si è tenuta la scorsa settimana, Francesco Mandarano, uno dei residenti, incuriosito dalla "particolarità" di tali lavori ha chiesto agli amministratori locali da chi fossero stati autorizzati senza però ricevere alcuna risposta.

Come si può vedere dalle foto qui pubblicate i lavori sono ben evidenti ed il fatto che vengano eseguiti senza che il Sindaco o gli Assessori non ne sappiano nulla ci lascia perplessi.

sabato 27 maggio 2017

Il regolamento del verde a Lissone

Immagine tratta dal sito del Comune di Lissone
Il comune di Lissone (MB) ha approvato un nuovo regolamento che ha l’obiettivo di tutelare il verde come bene comune, sia negli spazi pubblici sia in quelli privati.

Tra i punti salienti
  • Particolare tutela per alberi con circonferenza del tronco di almeno 80 cm e per piante di qualsiasi dimensione facenti parte di architetture vegetali con più di 50 anni. L’abbattimento deve essere autorizzato dall’Ufficio ecologia ed un numero uguale di esemplari deve essere reimpiantato a  compensazione . Nel caso di alberi con circonferenza superiore a 250 cm è richiesta la perizia di un tecnico abilitato con competenza in arboricoltura. E’ prevista una protezione specifica per gli alberi monumentali e per formazioni in macchie arboree.
  • Obbligo  per i proprietari di aree a verde private di effettuare interventi periodici di pulizia, taglio dell’erba, rimonda delle porzioni di chioma secche, difesa da parassiti e interventi necessari a tutela della pubblica incolumità.  Vietati  gli interventi di capitozzatura  (ammessa solo per gelso e salice).
  • Nel caso di nuove costruzioni, la documentazione relativa dovrà includere una planimetria riportante gli alberi presenti nell’area e l’indicazione di quelli da abbattere – previa autorizzazione subordinata alla reintegrazione con nuovi alberi in sostituzione di quelli rimossi.
  • Divieto di raccogliere fiori e frutti, accendere fuochi e abbandonare mozziconi accesi nelle aree verdi.

sabato 7 febbraio 2015

Seregno ha un'albero in meno

L'ingresso come si presenta attualmente
Se passate lungo la via che collega Seregno a Cassina Savina potrete notare la costruzione quasi ultimata di un nuovo centro sanitario. Uno degli ingressi è stato previsto lungo la pista ciclabile realizzata sul sedime della vecchia strada di collegamento con il quartiere Crocione. Purtroppo, nonostante lo spazio a disposizione, il varco di accesso veniva realizzato davanti ad uno degli alberi piantati anni orsono per realizzare un viale. Ed ora l'albero è sparito sostituito da una gettata di cemento. Un piccolo fatto che evidenzia la cura con cui viene trattato il verde a Seregno.

La situazione qualche mese fa: perchè costruire l'ingresso proprio davanti all'albero?
Chi ha autorizzato l'abbattimento dell'albero?
Leggi anche: Seregno: alla ricerca del viale perduto

giovedì 10 luglio 2014

Seregno: i tagli indiscriminati dell'erba nei parchi sono proprio necessari?

Prima e...
... dopo il taglio dell'erba.
Riceviamo e pubblichiamo la seguente interpellaza di Giuseppina Minotti, capogruppo della Fds di Seregno.

Signor sindaco,
ho scattato due immagini dei prati del parco 2 Giugno che mostrano la situazione prima e dopo il taglio dell'erba. Nella prima si vede una bellissima distesa di fiori gialli che nella seconda sono spariti.

Con questa interpellanza volevo sollevare il problema degli interventi sul verde, quando ci sono, fatti in modo "burocratico" e senza tener conto delle condizioni locali e temporali. Così succede che si taglino tutti i prati o nessuno mentre sarebbe buona norma procedere in modo selettivo anche allo scopo di preservare un minimo di habitat per la piccola fauna ed anche per ragioni estetiche.

Vorrei sapere se questo problema è in qualche modo considerato da parte degli uffici competenti e come si pensa di comportarsi in futuro.

Giuseppina Minotti
(capogruppo della FdS)

sabato 14 settembre 2013

Proposta per la gestione del verde pubblico ai tempi della crisi economica


di Mauro Brivio, segretario del Partito Democratico di Seregno

La gestione del verde pubblico a Seregno in questi mesi si è dimostrata un punto debole per la città: il sistema del verde urbano realizzato nel corso degli anni porta incalcolabili benefici, ma comporta anche oneri significativi, e poiché il Patto di Stabilità ha indotto l’amministrazione a tagliare le spese per il suo mantenimento, la carenza di manutenzione ne causa ciclicamente il degrado.

Sebbene in questi anni una maggiore sensibilità per i temi ambientali abbia permeato l’opinione pubblica e i decisori (anche se le lotte contro le speculazioni interessate non sono finite), ancora oggi è diffusa l’idea che il verde pubblico sia soltanto un lusso costoso e improduttivo. Non è così: ormai perfino i modelli economici più avanzati e gli strumenti con cui misuriamo economia e ricchezza tengono conto dei benefici che esso comporta, direttamente o indirettamente, per l’ambiente e per la qualità della vita, oltre che per la stessa economia e ricchezza di un territorio.

Ne consegue che anche la percezione degli amministratori deve cambiare: quello del verde pubblico non può essere considerato soltanto un capitolo di bilancio da tagliare quando le risorse scarseggiano, così come per la stessa ragione a Seregno nessuno si sognerebbe di lasciare che le strade e le piazze siano coperte dai rifiuti per limitare le spese.

Ma evidentemente il problema si pone: è un problema di sostenibilità finanziaria e capacità gestionale, ma anche di sostenibilità ambientale. Posto che l’arresto del consumo di suolo ed il consolidamento del verde urbano sono una priorità per Seregno, occorre ora riflettere sul tipo di suolo e di verde utile e desiderabile per la città: la prospettiva di decrescita economica del Paese e la riduzione delle risorse delle municipalità ci consentono di realizzare ancora oggi un verde pubblico che necessiti di molta cura e manutenzione? Le estati sempre più calde e le crisi idriche che periodicamente svuotano i fiumi e danneggiano l’agricoltura della nostra regione rendono sostenibile un verde che richieda abbondanti irrigazioni? L’importazione di funghi e parassiti delle piante dal resto del mondo, e la diffusione crescente di allergie non ci impongono di ragionare su essenze diverse per la città?

Sono domande che poniamo alla città e alle sue istituzioni al fine di promuovere una riflessione sul tema, e con questa proposta portiamo un primo contributo, che muove da tre convinzioni:
  1. Che sia possibile ottenere risparmi sulla manutenzione del verde pubblico senza degradarlo;
  2. Che il sistema del verde esistente debba essere riconsiderato ed adeguato alle mutate esigenze;
  3. Che il verde urbano debba e possa crescere e consolidarsi, anche senza oneri per il pubblico.

Riduzione dei costi per la manutenzione

1. Censimento di alberi e filari della città al fine di individuare ed escludere dalla manutenzione ordinaria (cicli stagionali di potatura) quelli siti in spazi sufficientemente ampi da consentire uno sviluppo delle fronde che non rechi danno.

2. Analogo censimento di prati e suoli all’interno dei parchi del Meredo e del Dosso (PLIS), al fine di individuare e ridurre il numero di tagli dell’erba annuali per quelli sottoutilizzati e di prevalente valore paesaggistico.

3. Adozione volontaria di limitati spazi pubblici (giardini di quartiere, rotonde, isole spartitraffico etc.) per determinati periodi da parte di privati cittadini, associazioni o aziende a fronte di una manutenzione costante dei luoghi, con possibili benefici in termini di servizi erogati a livello comunale (ad esempio la concessione in uso di orti urbani a singoli cittadini, di spazi pubblici alle associazioni e di spazi pubblicitari secondo forme e modalità predeterminate).

4. Riforma del bando di gara per l’affidamento della manutenzione del verde pubblico in consorzio con altri comuni, al fine di ridurne i costi.

5. Introduzione per i cittadini (su richiesta e in un determinato periodo annuale) del diritto di legnatico (indirizzato e assistito dalle guardie ecologiche) orientato al mantenimento e alla pulitura ciclica di aree e fasce boscate del PLIS.

6. Obbligo per il cittadino (pena sanzione amministrativa) di mantenere pulita e ordinata la porzione di marciapiede o passaggio pedonale antistante al proprio stabile e di manutenere griglie, colletti e piedi degli alberi, al fine di garantire funzionalità e decoro dei passaggi per i pedoni.
Adeguamento del verde pubblico esistente

7. All’interno degli spazi residuali legati alla viabilità (svincoli, rotonde, spartitraffico etc.), laddove ciò non limiti la sicurezza stradale, sostituzione progressiva dell’erba e delle essenze presenti che richiedano irrigazione e manutenzione con essenze diverse, che non necessitino manutenzione e capaci di sopportare calore e siccità estiva.
Ampliamento e consolidamento del sistema del verde urbano

8. Dove necessario riutilizzo, per la sistemazione di nuovo verde urbano, di arbusti, cespugli ed alberi già collocati inopportunamente (spesso in modo sparso, rarefatto e incoerente) all’interno di spartitraffico e aiuole o ai margini delle strade.

9. Incremento del numero di orti urbani pubblici (da realizzarsi a costo zero per l’amministrazione, con il coinvolgimento dei cittadini richiedenti e senza dequalificare aree pregiate di verde) fino ad esaurimento della domanda, con contestuale rimozione di quelli abusivi, proliferati in particolare nelle aree urbane residuali ai margini di infrastrutture.

10. Elaborazione di piani quinquennali di forestazione urbana (completamento e ricostituzione di filari di alberi nei viali e nei parchi, forestazione dei margini del PLIS etc.) su aree pubbliche e private (attraverso adeguate convenzioni), da realizzarsi anche in assenza di risorse tramite la donazione gratuita di essenze vegetali da parte dell’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste tramite il coinvolgimento attivo di cittadini, associazioni, scuole etc.

11. In concerto tra il Comune di Seregno ed il Gruppo AEB, con il coinvolgimento di coltivatori diretti e operatori del verde, valutazione e studio di fattibilità per:
  • L’insediamento di una fattoria didattica all’interno del Parco del Meredo o del Dosso, che affianchi all’attività produttiva una serie di funzioni civiche (vendita di prodotti al dettaglio, prelievo dei prodotti direttamente in campo, ricezione di scolaresche etc.), tra cui in primis la cura del territorio nel quale è insediata (aree pubbliche comprese, senza oneri per il Comune).
  • La realizzazione di una centrale a biomasse (ampliando se possibile la rete di teleriscaldamento) alimentata con combustibile (biomassa vegetale) prodotto a ciclo rotativo biennale o triennale nei terreni agricoli e del PLIS che insistono su Seregno e nei comuni limitrofi, al fine di sgravare l’amministrazione dagli oneri di manutenzione dei parchi e di rendere economicamente produttivi suoli agricoli oggi coltivati solo grazie ad ingenti sovvenzioni pubbliche.
 12. Nella logica di un utilizzo degli oneri di urbanizzazione derivanti dal comparto edilizio ai soli fini della spesa strutturale, destinazione di una quota di tali oneri non inferiore al 25% finalizzata ad opere di compensazione ambientale.

venerdì 18 gennaio 2013

Seregno: c'era una volta un cedro secolare


Riceviamo dal Comitato Sicurezza S. Ambrogio e Comitato Solferino di Seregno la sottostante lettera aperta indirizzata  agli assessori Flavio Sambruni , Gianfranco Ciafrone , Riccardo Liviero e p.c. al sindaco Giacinto Mariani.
 
Abbiamo con rammarico constatato il vuoto che si è venuto a creare nel piccolo giardino pubblico tra la via Trento e la via Edison a seguito del taglio di un cedro secolare imponente il cui diametro alla quota di 150 cm era di circa 90 cm. Nella foto vedi la base tagliata il cui diametro risulta di 120 cm.

Era un “essere residente “ a cui moltissime persone facevano riferimento nei loro ricordi recenti e passati.
La sensazione di tutti i cittadini è amara constatando anche che lentamente ma inesorabilmente un po' per motivi naturali, un po' per incuria, un po' per mancata manutenzione, un po' per interventi “azzardati” …..il verde sia “storico” che “quotidiano”, situato soprattutto all'interno dei centri abitati, piano piano va a scomparire.
Non basta secondo noi adoperarsi alla salvaguardia di aree aperte e vaste come il parco del Meredo o della Porada, occorre almeno mantenere il verde esistente soprattutto se di alto valore come il cedro che è stato abbattuto.
Da informazioni raccolte da professionisti del settore del quartiere e da alcuni cittadini ivi residenti è stato emerso che con una accorto intervento il cedro avrebbe potuto essere mantenuto e non abbattuto.

Certamente il Comune di Seregno sarà intervenuto in maniera scientificamente motivata, non solo perchè un grosso ramo era caduto, purtroppo per mancanza di precedenti manutenzioni.
Lo stesso Comune avrà certamente valutato tutte le opzioni perchè una scelta o l'altra avrebbe comportato anche una certa differenza di costi.
Interpelliamo quindi l'Assessore ai Parchi Sambruni Enrico e l'assessore ai Lav. Pubblici Ciafrone Gianfranco che tanto si sono adoperati per gli orti urbani cittadini, per l'ampliamento del Parco della Porada...........per capire perchè è stato necessario il taglio di un albero “paesaggisticamente rilevante” e chiediamo contemporaneamente, in riferimento alla
normativa comunale specifica esistente ,che siano resi disponibili pubblicamente:
  • scheda relativa all'abbattimento e le relative considerazioni finali del fitopatologo che hanno reso necessario l'intervento (ev. inclinazione del fusto, stato fitosanitario, rotture, ferite, malformazioni, danni, …..) con le relative fotografie a colori come richiesto tra l'altro dall'Ufficio Manutenzione LLPP del Comune per i cittadini della città.
  • le prescrizioni specifiche in alternativa all'abbattimento
  • quante e quali nuove piante (genere..?....) di specifiche dimensioni sono previste a compensazione sul territorio, come richiesto tra l'altro dall'Ufficio Manutenzione del Comune
  • informazioni circa la destinazione del legno derivante dall'abbattimento: è stato recuperato? Se no perchè? Se sì a quale prezzo è stato ceduto dal Comune?
Cogliamo infine l'occasione per evidenziare nel parco di via Bottego:

  • lo stato di molti alberi dopo le nevicate della prima metà di dicembre 2012. Infatti numerosissimi rami di varie dimensioni giacciono a terra (v. foto sopra ).Chiediamo un intervento di pulizia e di messa in sicurezza delle alberature esistenti 
  • la “pesante” potatura di grandi conifere (v. foto sotto) eseguita probabilmente dagli operai di Trenord per la realizzazione delle linee aeree di alimentazione elettrica dei treni.
 

Il Comune di Seregno, ha dato l'autorizzazione di intervenire sugli alberi del Parco Comunale? E se sì con quali prescrizioni e con quali controlli? Se no, perchè non è stato chiesto e/o prescritto niente?

Riteniamo che la potatura, per alcune piante, non sia stata opportunemente eseguita creando pregiudizio alla staticità del fusto sbilanciato tutto su un lato esponendo l'alberatura a potenziali ribaltamenti in caso di forti venti.

Comitato Sicurezza S.Ambrogio e Comitato Solferino