Visualizzazione post con etichetta Giorgio Majoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Majoli. Mostra tutti i post

lunedì 13 aprile 2026

Parco di Monza: dalla tutela negata al business della Formula 1

Il dibattito sul futuro del Parco di Monza torna al centro dell’attenzione pubblica dopo le recenti decisioni del Consiglio comunale. Il comunicato che pubblichiamo solleva questioni cruciali: tutela del patrimonio storico, impatto ambientale e uso delle risorse pubbliche. Al di là delle posizioni, il testo offre una ricostruzione dettagliata e critica che merita di essere conosciuta e discussa. Lo proponiamo ai lettori come contributo al confronto sul destino di uno dei parchi storici più importanti d’Europa.

Rendering di parte degli interventi in deroga illustrati nella seduta del Consiglio Comunale del 26 marzo 2026

IN UN PARCO NON SI COSTRUISCE ANCHE SE CI OBBLIGA LIBERTY MEDIA!

a cura del Comitato per il Parco “A. Cederna” e del Comitato “La Villa Reale è anche mia”

La sera di giovedì 9 aprile 2026 sono stati approvati dal Consiglio comunale di Monza i lavori per nuove edificazioni all’autodromo nell’ottocentesco Parco di Monza, con un solo voto contrario. Garantita la rovina, da precaria a stabile, per il futuro del nostro Parco.
Pare di essere tornati al 1908, quasi 120 anni fa, quando Marinetti, nel suo Manifesto del futurismo, scriveva, tra l’altro: "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia."
Sappiamo che, dopo più di un secolo, le cose non sono andate proprio così: di auto e di congestioni da traffico non se ne può proprio più; di inquinamento dell’aria si muore prematuramente e consentire rumori assordanti in un Parco che dovrebbe essere, anche per legge, un’oasi di quiete, non è tollerabile. Ma per denaro, consenso e voti si può fare questo e altro.

Si può ignorare, per mancata conoscenza o per disattenzione intenzionale, cosa ha rappresentato e potrebbe continuare a rappresentare in futuro la presenza e il consolidamento dell’autodromo nel Parco storico.

Ci corre l’obbligo di ricordare, soprattutto ai giovani e a quelli che lo ignorano, che già nel 1922, quando il Senatore Silvio Crespi (liberale di destra) decise di far edificare l’autodromo nel Parco di Monza, ebbe le forti opposizioni del Ministero della pubblica istruzione, di esponenti del mondo della cultura e dell’arte che vedevano una profanazione dello storico Parco voluto da Napoleone nel 1805, con forti perplessità legate alla tutela del paesaggio e all'abbattimento massiccio di alberi nel Bosco Bello. Non mancavano i primi ambientalisti che cercavano di tutelare quel luogo. Anche molta parte della stampa locale si opponeva fortemente (ad esempio “Il Cittadino”).

Il Cittadino, 22 giugno 1922

Poi, con l’avvento del ventennio fascista, fu tutta un’altra storia, anche peggiore. Oltre all’autodromo (1922) venne realizzato nel 1924 un ippodromo collocato tra Villa Mirabello e Mirabellino (impianto chiuso nel 1976 e poi eliminato negli anni ‘90) e infine venne realizzato anche un Golf nel 1928. Il tutto perché l’Associazione combattenti e reduci, che aveva avuto in concessione il Parco dalla Casa reale, volle mettere a reddito quelle aree. Così ci ritroviamo ancora oggi con quelle deturpazioni e quelle logiche distruttive.

Il Corriere di Monza e della Brianza, 14 marzo 1922

Solo nei primi anni ’80, si cominciò anche in Comune a Monza a vedere in modo critico l’ingombrante presenza dell’autodromo per tentare di renderlo meno incompatibile. I tecnici che iniziarono a studiare a fondo lo scempio del Parco di Monza cercarono anch’essi di limitarne i danni che, soprattutto con il GP di Formula 1, venivano arrecati ogni anno al Parco da migliaia di tifosi e vandali.

Tra questi Studi e Piani, meritevoli di citazione sono: Il PRG del 1971 di Piccinato (vigente fino al 2007) che nella Norme tecniche di attuazione, all’art. 21, zona Verde pubblico, diceva tra l’altro: “per il Parco di Monza nessuna nuova costruzione”. Poi lo Studio realizzato dalla Prof. Annalisa Maniglio Calcagno della Facoltà di Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova, passato in Consiglio comunale nel 1991, che proponeva tra l’altro “la demolizione della pista sopraelevata dell’anello di alta velocità dell’autodromo, circuito ormai in disuso da molti anni, che taglia in due un’ampia porzione del parco e buona parte del famosissimo bosco bello”.

Un vero Piano regolatore generale (PRG) venne presentato in Consiglio comunale nel ’95 e adottato nel 1997, redatto da Leonardo Benevolo (come noto, uno dei maggiori storici europei di architettura e urbanistica) comprensivo anche di quell’area, alla quale era dedicato uno specifico elaborato di dettaglio che indicava come obiettivo da perseguire nel tempo, il restauro filologico dell’antico disegno del Canonica del Parco stesso.

Il PRG di Benevolo diceva tra l’altro: “Oggi il restauro del parco richiede tre modifiche principali: la rimozione dei resti abbandonati dell’ippodromo, la rimozione della pista d’alta velocità dell’autodromo, anch’essa fuori uso e non recuperabile, e le modifiche del percorso attuale necessarie al ripristino della continuità fisica e paesaggistica del viale Mirabello”. E poi proseguiva: “Si deve anche intervenire sull’area del Golf, con un ampliamento della zona boschiva e una parziale apertura al pubblico, in particolare per la ricostruzione del cannocchiale visivo dell’ex viale delle noci” (n.d.r.- tra autodromo e golf)”.

Nel 1996, in occasione di quel PRG, la Soprintendente di Milano Lucia Gremmo, scriveva in modo molto chiaro: “Gli usi impropri che maggiormente incidono sull’area del complesso (del Parco, ndr) anche in relazione alla considerevole superficie occupata, e che, come tali, risultano altamente incompatibili con il carattere storico-artistico dello stesso sono: l’autodromo, con le relative attrezzature (campeggio, piscina, etc.) e gli abnormi afflussi di folla ed il golf, in quanto, come giustamente affermato dagli stessi progettisti, hanno rotto la sua (del Parco) unità spaziale e hanno condotto anche a un assetto frammentato delle masse arboree, in cui va perduta la grande dimensione che è il suo pregio principale. A ciò bisogna aggiungere, per quanto concerne il golf, la modifica morfologica del terreno”.
La Regione Lombardia, con la sua Legge 40 del ’95, aveva promosso e approvato nella seconda metà degli anni ’90 “il Piano 1997-98 per la rinascita del Parco di Monza” che prevedeva ben 35 progetti d’intervento e 20 miliardi di finanziamenti insieme ad altri Enti locali e organismi pubblici, finalizzati al “recupero ecologico - monumentale del Parco recintato più grande d’Europa” e per rimediare quindi a quella pesante situazione creatasi a causa degli impianti impropri.



Non va dimenticato, nei primi anni del 2000, il Piano di Settore per il Parco di Monza, redatto dal Centro Studi PIM su incarico del Parco regionale della Valle Lambro, dotato di Piano territoriale approvato dalla Regione nel 2000, che riaffermava tra l’altro, nel proprio elaborato progettuale: “conseguente demolizione dell’anello di alta velocità del circuito, almeno per la parte interferente con la prospettiva dal Mirabello (curva nord e curva sud)” e, per il Golf: “Ritocco del perimetro del golf nell’estremità settentrionale (spostamento di una buca), per favorire la continuità del percorso periferico nord-sud e nel confine meridionale per la ricostituzione di un ambiente di rispetto attorno alla testa del fontanile Pelucca”.

Poi quasi più nulla, se non esattamente il contrario di quello che emergeva da quegli studi di dettaglio. Solo nel maggio del 2023, dopo anni dall’incarico, è stato presentato e approvato un costoso Masterplan della Villa Reale e del Parco di Monza, strumento che, come noto, non ha alcuna valenza legale o urbanistica e non impegna gli amministratori né a seguirlo né a realizzarlo, non essendo vincolante.


Così ci troviamo oggi che il Consiglio comunale trionfante ha approvato praticamente all’unanimità (centro destra e centro sinistra uniti), salvo il voto contrario di una lista civica indipendente (Piffer), una serie di deturpanti e costosi lavori in Autodromo (circa 75 milioni di euro a carico del contribuente, che si sommano ai 27 milioni annui pretesi da Liberty Media, il nuovo padrone della F.1 per mantenere la titolarità del GP al circuito monzese); a questo proposito, non si comprende perché con tutte le centinaia di migliaia di biglietti venduti dall’Autodromo (più di 300.000), quei lavori debbano essere pagati dai contribuenti, anche di quelli che proprio non si interessano di Formula 1 se non anche contrari.

Come noto, si tratta della soprelevazione dei box (definito a suo tempo: “il Pirellone rovesciato” amovibile), di un edificio per la direzione di gara e di una nuova sala stampa, oltre che, con due delibere di Giunta, rendere definitive alcune tribune che, in precedenza venivano rimosse dopo il GP di F1. Decine di migliaia di nuovi metri cubi complessivi in un parco storico (circa 30 mila, dato peraltro non reso noto).


Tutto questo per poter avere la titolarità del GP, piegandosi vergognosamente all’imposizione ricattatoria di Liberty Media, incuranti del fatto che per Liberty Media l’unico interesse è fare soldi a palate, sfruttando il business miliardario della F1 anche ampliando a dismisura il numero dei GP: si parla addirittura di arrivare a 30 appuntamenti annui Il rischio per il circuito di Monza è quello di rimanere stritolato nell’inevitabile competitività del mercato globale della Formula 1. Cosa ci chiederà la prossima volta? Di incoronare il vincitore del GP con la Corona Ferrea come Napoleone?

I lavori imposti dalla società di mass media statunitense, diventata patron della F1 dal 2017, rispondono alla pretesa di fare dei 200 ettari in concessione ad ACI uno dei tanti circuiti “Luna Park” (vedi fan zone su Roccolo e Gerascia) da sfruttare al massimo, del tutto indifferenti al fatto che l’autodromo sia dentro un Parco che ha 220 anni di storia.

Che senso ha ancorare il presente e il futuro della città a un GP quasi fosse l’ultima spiaggia, l’unica risorsa?

Ripensare al Parco (al quale non arriva alcun finanziamento se non una tantum), alla storia, anche industriale, alla vocazione culturale, ai bisogni reali dei cittadini è la vera strada che amministratori di buon senso dovrebbero perseguire.

Il caso poi vuole che la concessione delle aree dell'Autodromo di Monza da parte del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza all'Automobile Club d'Italia (ACI) scadrà il 31 dicembre 2028. Nonostante la concessione delle aree scada prima, il contratto per l'organizzazione del Gran Premio di Formula 1 è stato rinnovato fino al 2031. Non solo: il Consorzio, ente concedente, scadrà nel 2029. Un vero pasticcio e un incastro che parrebbe più pensato che subìto. Il solito ricatto: “Forse non volete far correre il GP di F1 a Monza?”.

Bianca Montrasio, Giorgio Majoli, Roberto D’Achille

martedì 25 novembre 2025

Variante PTCP 2025: la Brianza rischia di perdere terreno


Negli ultimi mesi la Provincia di Monza e Brianza ha avviato il percorso di aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), lo strumento che definisce le regole generali per l’uso del territorio: dove si può costruire, quali aree devono essere tutelate, come va preservata la rete ecologica, quali interventi sono compatibili con la tutela ambientale e paesaggistica.

Il PTCP, dunque, non è un documento tecnico per pochi addetti ai lavori: è il quadro che orienta le scelte urbanistiche dei Comuni e che influisce concretamente sulla qualità dell’ambiente, sul consumo di suolo, sulla sicurezza idrogeologica e sulla protezione degli spazi naturali.

Nel 2025 la Provincia ha pubblicato una nuova proposta di modifica – la “Variante 2025” – presentata come un aggiornamento tecnico e cartografico. Tuttavia, come abbiamo già evidenziato su questo blog, queste modifiche toccano aspetti sensibili della pianificazione territoriale, introducendo nuove regole e maggiore flessibilità in settori che incidono direttamente sulla tutela del paesaggio, delle aree agricole e della rete ecologica provinciale.

Secondo la normativa italiana ed europea, quando una modifica di piano può avere effetti significativi sull’ambiente, dev’essere sottoposta a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS): un processo trasparente che analizza gli impatti delle scelte e permette la partecipazione dei cittadini e delle associazioni.

Proprio su questi aspetti è intervenuto il Coordinamento Ambientalista “Osservatorio PTCP di Monza e Brianza”, che ha presentato una serie di osservazioni e richieste formali, sostenendo che la Variante 2025 contenga cambiamenti troppo rilevanti per essere approvati senza una VAS completa.

Di seguito, proponiamo un’intervista approfondita a Giorgio Majoli, portavoce del Coordinamento, per capire meglio quali siano le criticità rilevate e perché, secondo gli ambientalisti, questa Variante debba essere valutata con maggiore attenzione.

Intervista a Giorgio Majoli

Giorgio Majoli, al centro, durante un sopralluogo

D. Majoli, avete appena presentato una serie di osservazioni alla Provincia sulla “Variante 2025” del PTCP. Perché questa scelta?

R. «Perché la Variante 2025 non è una semplice modifica minore, come viene presentata. Analizzando i documenti abbiamo riscontrato criticità rilevanti che non possono essere liquidate con un semplice screening. Secondo noi, per la portata dei cambiamenti e per i potenziali impatti cumulativi sul territorio, serve una Valutazione Ambientale Strategica completa, trasparente e partecipata. Le norme europee e nazionali sono chiare: quando un piano può incidere sull’ambiente in modo significativo, la VAS è obbligatoria.»

D. Entriamo nel merito. Una prima criticità riguarda l’aumento di “flessibilità normativa”. Cosa intendete?
R. «La Variante introduce margini di interpretazione molto ampi nelle aree tutelate. Questo significa che norme nate per garantire salvaguardia e protezione diventano più controverse, più interpretabili, e quindi potenzialmente più vulnerabili.
La preoccupazione è chiara: una disciplina troppo “flessibile” rischia di diventare una porta aperta a deroghe e trasformazioni difficili da controllare. In un territorio fragile come la Brianza, questo è particolarmente pericoloso. Abbiamo bisogno di chiarezza, stabilità e certezze, non di incertezze normative.»


D. Avete segnalato anche il rischio di nuove edificazioni in aree geomorfologicamente fragili. Perché?
R. «Perché le modifiche all’articolo 11 potrebbero permettere interventi edilizi perfino in valloni, orli di terrazzo, scarpate e altri ambiti geologicamente delicati, se questi ricadono dentro aree urbanizzate.
In Brianza molte zone sensibili sono ormai inglobate nella città: ciò significa che la Variante potrebbe indirettamente favorire nuove costruzioni proprio dove il territorio è meno adatto. Questo comporta rischi sia per la sicurezza idraulica sia per il consumo di suolo, che qui è già oltre i livelli di guardia.»

D. Nel vostro documento parlate anche di impianti a fonti rinnovabili: non siete favorevoli?
R. «Anzi, siamo favorevolissimi. Ma la Variante prevede la possibilità di installare impianti a fonti rinnovabili anche in aree agricole strategiche e nella rete ecologica, senza però definire criteri chiari per localizzazione e valutazione degli impatti.
Senza regole precise – lo ribadiamo – anche un intervento virtuoso può creare danni, ad esempio interrompendo corridoi ecologici o frammentando spazi naturali fondamentali. Le energie rinnovabili vanno sviluppate, ma con criteri robusti e non lasciando spazio all’improvvisazione.»

D. Un’altra criticità riguarda l’introduzione dei SIP. Cosa non funziona?
R. «La Variante introduce una nuova categoria di interventi, i Servizi di Interesse Provinciale, ma non ne definisce la tipologia.
Questo rende impossibile una valutazione trasparente degli impatti. È una sorta di scatola vuota che un domani potrebbe essere riempita con qualsiasi cosa, anche con funzioni potenzialmente insediabili nella Rete Verde, che è l’ossatura ecologica del territorio.
Una previsione così vaga è in contrasto con l’obiettivo di non compromettere la funzionalità ecologica dei nostri sistemi verdi.»


D. Le compensazioni ambientali sono un tema centrale. Cosa non va nella Variante?
R. «È stato introdotto un nuovo articolo sulle compensazioni ambientali e territoriali, ma senza indicare standard minimi, indicatori misurabili, criteri chiari.
Senza numeri e parametri verificabili la compensazione rischia di diventare una formalità burocratica che non garantisce un reale equilibrio ecologico.
Noi chiediamo criteri precisi e meccanismi certi di applicazione. Una compensazione deve ristabilire ciò che si perde, non limitarsi a dichiararlo.»


D. Parliamo di partecipazione. Perché ritenete inadeguati i tempi previsti?
R. «Perché la Provincia ha messo a disposizione i documenti per soli 30 giorni, un tempo insufficiente per un confronto pubblico serio su scelte che influenzeranno il territorio per decenni.
Chiediamo un incontro pubblico, più tempo e più strumenti di partecipazione. La VAS completa garantirebbe proprio questo: trasparenza, confronto e coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni.»


D. In sintesi, cosa chiedete alla Provincia?
R. «Chiediamo una cosa semplice e di buon senso: che la Variante 2025 venga assoggettata a Valutazione Ambientale Strategica completa.
Non siamo contrari agli aggiornamenti del PTCP, ma qualunque modifica che incide sulle tutele ambientali deve essere valutata con la massima attenzione.
La Brianza è una delle aree più consumate d’Italia: ogni passo verso una maggiore flessibilità urbanistica deve essere accompagnato da garanzie solide, verificabili e trasparenti. Altrimenti il rischio è di compromettere ulteriormente un territorio che ha già pagato troppo.»

 

Per scaricare le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista cliccare qui.

 

sabato 5 luglio 2025

Monza, 28.000 firme contro il taglio del bosco urbano: “Sarebbe deforestazione urbana”

Area del bosco, nel contesto del polo istituzionale di Monza. Foto di Andrea Accattato

Ha superato quota 28.000 firme la petizione su Change.org intitolata “NO al taglio del bosco di 25.000 mq al Polo istituzionale a Monza”, diventando di fatto una battaglia che trascende i confini cittadini e si impone come tema di interesse nazionale. Lo annuncia il Coordinamento di Comitati e Associazioni monzesi, che definisce il risultato “un già grande traguardo che merita ascolto e rispetto”.

Al centro della protesta c’è un’area di circa 25.000 metri quadrati nel cosiddetto Polo istituzionale della città, dove sorge spontaneamente un bosco cresciuto negli ultimi vent’anni sui terreni bonificati dell’ex caserma militare. Sull’area grava ora la possibilità che venga abbattuta per far posto a nuove costruzioni pubbliche, tra cui uno studentato.

“È proprio l’esistenza del BOSCO, tale per estensione e caratteristiche, che oggi ‘presenta il conto’ all’Amministrazione Pilotto”, si legge nel comunicato diffuso dal Coordinamento, “perché impone una SCELTA CRUCIALE”.

Per i comitati, l’abbattimento sarebbe una ferita ambientale gravissima in una città già fortemente urbanizzata.

Contornata in rosso l'area del "bosco urbano" che il comune vuole tagliare 

“Un BOSCO è VITA, è FLORA e FAUNA, è BIODIVERSITÀ, è un FORTISSIMO DETERRENTE CONTRO L’INQUINAMENTO, LA CRISI CLIMATICA, LE ISOLE DI CALORE,”
sottolineano gli attivisti, “soprattutto nel luogo dove il bosco è sorto e cresciuto, quel ‘triangolo mortifero’ come è stato già definito, che ha fortemente bisogno di un contrasto ai veleni che i cittadini della zona quotidianamente respirano.”

Il Coordinamento respinge anche la narrazione che dipinge l’area come un luogo degradato: “Non quindi, come colpevolmente narrato, ‘un luogo insano, una zona fuori controllo, infestata da specie alloctone biologicamente incompatibili con le specie autoctone…’”.

Il bosco, spiegano i comitati, è frutto di una rigenerazione urbana naturale. Negli anni 2000 l’area fu bonificata, demolendo gli edifici della caserma militare e rimuovendo le macerie. Dove si progettavano nuove strutture pubbliche, però, nulla venne mai costruito, e la natura ha fatto il resto.

“Questo bosco è un meraviglioso esempio di ‘rigenerazione urbana’, non voluta e forse per questo splendidamente riuscita,” si legge nel comunicato. “Sull’area già bonificata è cresciuto indisturbato un bosco rigoglioso.”

Secondo il Coordinamento, l’area sarebbe protetta da precisi vincoli di legge. Il bosco rientrerebbe infatti nella tutela paesaggistica prevista dall’art. 142, comma 1, lett. g) del D.Lgs 42/2004 (Codice dei beni culturali), oltre che sotto tutela forestale ai sensi dell’art. 3, comma 3, del D.Lgs 34/2018.

“Si tratta di vincoli per legge sovraordinati che prevalgono sugli strumenti urbanistici e che sono indipendenti dagli stessi,” precisano gli ambientalisti.

Anche Legambiente Monza è intervenuta ufficialmente sul caso. Con una lettera datata 4 giugno 2025, ha informato Regione Lombardia, il Soprintendente della Provincia di Monza e Brianza, l’Agenzia del Demanio e il sindaco Paolo Pilotto dell’esistenza del bosco spontaneo.

Secondo i rilievi riportati nel comunicato, il bosco ospita una varietà significativa di specie: pioppo tremulo, pioppo bianco, pioppo cipressino, olmo, platano, robinia, bagolaro, sambuco, rosa canina, rovo bianco. Vi è “buona presenza di rinnovazione naturale” e alcuni alberi perimetrali raggiungono un’altezza media di 20 metri, mentre nel resto del bosco pioppi e olmi si attestano sui 14-16 metri.

Legambiente ha anche chiesto che l’area venga formalmente riconosciuta nella cartografia Forestale Regionale e inserita nel Piano d’Indirizzo Forestale dell’Alta Pianura, ancora in corso di definizione.

“L’accertamento della dimensione del bosco e delle sue qualità è prodromico per ogni valutazione di eventuale compensazione ambientale prevista dalla Legge,” spiegano i comitati.

Uno dei punti più contestati riguarda la Variante al Piano di Governo del Territorio (PGT) dedicata al Polo Istituzionale.

“Nella Variante al PGT Polo Istituzionale e nella Valutazione preliminare di assoggettamento o meno alla VAS, l’esistenza di questo bosco è stata colpevolmente e totalmente omessa,” denuncia il Coordinamento. “Ecco perché abbattere questo bosco sarebbe una sorta di ‘degenerazione urbana’.”

Il timore è che la distruzione del bosco sia prevista per realizzare uno studentato, una scelta ritenuta “ecologicamente grave” e urbanisticamente sbagliata.

“La realizzazione di uno studentato, distruggendo un BOSCO di 25.000 mq, non può ignorare la riflessione della sua collocazione in un’area infelice per i collegamenti pubblici,” affermano gli ambientalisti, “che comporta la realizzazione di parcheggi sotterranei del tutto superflui per il capolinea della futura M5, se mai arriverà, perché sono già disponibili più di 1.000 posti nel parcheggio multipiano sotterraneo del Centro Commerciale Bennet.”

Gli attivisti sottolineano che Monza rischierebbe di passare alla storia come la prima città italiana a praticare una vera e propria “deforestazione urbana”.

“Oppure, malauguratamente,” scrivono i comitati, “mantenere una posizione deludente, oltre che grave in termini ecologici, facendo diventare Monza la prima città la cui Amministrazione ha il ‘coraggio’ di mettere in atto un piano di ‘DEFORESTAZIONE URBANA’ abbattendo un bosco di 25.000 mq, ignorando così tutte le migliaia di contributi scientifici che spiegano quanto sia VITALE la presenza del verde nelle nostre città.”

Dal Coordinamento arriva infine un nuovo appello al sindaco Paolo Pilotto e alla Giunta comunale: “RINNOVIAMO LA RICHIESTA a Sindaco e Giunta affinché rivedano la loro posizione, valutando con i dovuti approfondimenti tecnici, che sono mancati del tutto, il prezioso valore di questo bosco, bene comune che, salvaguardato, rappresenterebbe di per sé un grande passo nella realizzazione di iniziative di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico cui sono chiamate tutte le città.”

Gli ambientalisti chiedono inoltre l’avvio immediato di un confronto pubblico, come già sollecitato anche dalla Consulta di quartiere, per “fare chiarezza e informare correttamente la cittadinanza”.

“Un bosco è vita, è biodiversità, è il nostro scudo contro il clima impazzito. Distruggerlo sarebbe un atto irreparabile,” conclude Giorgio Majoli, portavoce del Coordinamento.

Il dibattito, intanto, promette di accendersi ancora di più, mentre la variante al PGT si avvicina alla sua approvazione definitiva.

venerdì 6 dicembre 2024

Invito alle associazioni ambientaliste: riunione il 9 dicembre al CCR di Monza


Giorgio Majoli, rappresentante delle associazioni ambientaliste nell'Osservatorio provinciale PTCP della Provincia di Monza e della Brianza, rinnova l’invito a partecipare alla riunione prevista per lunedì 9 dicembre alle ore 21 presso il Centro Culturale Ricerca di Monza (via Ambrogiolo 6 - Centro Monza).

Sarà un’importante occasione per approfondire i temi, i tempi e i metodi di lavoro dell'Osservatorio, confrontarsi su questioni rilevanti per il territorio e creare una rete ancora più forte tra le associazioni impegnate per l’ambiente.

Vi invitiamo a partecipare numerosi e a diffondere questa comunicazione presso altre realtà interessate.

Nota: Portate con voi una giacca a vento, poiché il luogo potrebbe essere freddo.

sabato 16 novembre 2024

Invito alle associazioni ambientaliste della Brianza: verso una collaborazione nell'Osservatorio PTCP


Giorgio Majoli, riconfermato come rappresentante delle associazioni ambientaliste nell’Osservatorio provinciale PTCP della Provincia di Monza e della Brianza, ci invia questo messaggio, che desideriamo condividere:

"Vi informo che sono stato nominato come rappresentante delle associazioni ambientaliste nell'Osservatorio provinciale. Considerando alcune richieste di incontro emerse, e per illustrare il ruolo, i temi, i tempi e i metodi dell'Osservatorio, sentite alcune persone, ho deciso di convocare una riunione.

L'incontro si terrà presso il Centro Culturale Ricerca di Monza (via Ambrogiolo 6 - Centro Monza) lunedì 9 dicembre alle ore 21. Vi invito a diffondere questa comunicazione a chi ritenete opportuno e spero di vedervi numerosi.

Grazie e un saluto,
Giorgio Majoli"

Vi invitiamo a partecipare e a diffondere questa comunicazione presso altre associazioni interessate. Un’occasione per confrontarsi e approfondire temi di grande rilevanza per il territorio.

venerdì 8 novembre 2024

Provincia di Monza e Brianza: nominati i nuovi componenti dell'Osservatorio Provinciale del Paesaggio Rurale

Al centro: Giorgio Majoli, rappresentante delle associazioni ambientaliste nell'Osservatorio PTCP

Il Presidente della Provincia di Monza e della Brianza, Luca Santambrogio, ha ufficializzato la nuova composizione dell’Osservatorio Provinciale del Paesaggio Rurale, delle Pratiche Agricole e delle Conoscenze Tradizionali per il triennio 2024-2027. L’Osservatorio, istituito nel 2013, ha il compito di coordinare e promuovere iniziative per la tutela del paesaggio rurale e della rete ecologica provinciale, in linea con quanto stabilito dall’art. 5bis del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).

Tra i membri, la nomina di Giorgio Majoli, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste, rappresenta la voce più vicina al mondo ecologista. Majoli è stato proposto dal Coordinamento ambientalista dell'Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, un’ampia rete di gruppi e associazioni locali. Tra i membri del Coordinamento che hanno sostenuto la candidatura di Majoli figurano, tra gli altri, Alternativa Verde Desio, Amici della Natura Triuggio, Associazione Parchi del Vimercatese, Centro Culturale Ricerca Monza, Comitato per il Parco Antonio Cederna, Comitato "La Villa Reale è anche mia", Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, Legambiente (circoli Alexander Langer di Monza, Laura Conti di Seveso, Gaia di Usmate e di Seregno), Sinistra e Ambiente di Meda, e il Gruppo "Un Parco per Bernareggio". Hanno inoltre confermato il proprio appoggio a Majoli altre realtà significative, come Legambiente Lombardia, Italia Nostra Monza, Oasi Lipu di Cesano Maderno, WWF Lombardia, WWF Insubria e FAI Monza.

Majoli, in segno di riconoscenza verso le associazioni che lo hanno sostenuto, ha dichiarato: “Ringrazio tutti quelli che mi hanno indicato per la fiducia accordata, che spero di non deludere. Convocherò prossimamente una riunione in presenza a Monza con tutti per avere indicazioni e per raccontarvi quale sia il ruolo, i temi e i metodi nell'Osservatorio.”

L’Osservatorio sarà presieduto da Riccardo Borgonovo, delegato dal Presidente Santambrogio, e vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali, delle associazioni agricole, della Camera di Commercio e di esperti scientifici in vari ambiti. La pubblicazione del decreto sul sito ufficiale della Provincia rende trasparente la composizione dell’Osservatorio e permette ai cittadini di seguire gli sviluppi delle attività di tutela e valorizzazione del paesaggio rurale per i prossimi tre anni.

Il blog Brianza Centrale desidera congratularsi con Giorgio Majoli per questo importante incarico. Siamo certi che il contributo di Majoli e delle realtà ambientaliste che lo sostengono sarà essenziale per promuovere la salvaguardia della bellezza e della biodiversità del nostro territorio. Auguriamo buon lavoro e siamo pronti a seguire le future attività e iniziative dell’Osservatorio.

mercoledì 7 agosto 2024

Case inutilizzate e speculazione immobiliare in Brianza: un’analisi critica


Prendiamo spunto dalla recente pubblicazione su Vorrei.org di un articolo di Giorgio Majoli, storico ambientalista di Legambiente Monza, sull'eccesso di case vuote in Brianza, per approfondire l'argomento e fornire indicazioni per contrastare il consumo di suolo. Secondo Majoli, l’idea che a Monza e in Brianza ci sia una carenza di abitazioni è spesso evocata da diverse agenzie immobiliari, che collegano tale presunta scarsità all’aumento dei prezzi degli immobili. Tuttavia, i dati ufficiali offerti dall’Istat raccontano una storia diversa, smontando il mito della mancanza di case nella zona e mettendo in luce una realtà più complessa e problematica.

Il Censimento 2021 delle abitazioni, condotto dall'Istat, rivela che in Brianza ci sono 435.794 abitazioni, delle quali ben 59.975 risultano non occupate, pari al 13,8% del totale. A Monza, su un totale di 62.809 abitazioni, 7.341 sono vuote, il che corrisponde all’11,7%. Questi numeri dimostrano chiaramente che non solo c'è un ampio stock di case disponibili, ma che il fenomeno delle abitazioni non occupate è in crescita costante.

L'innarestabile consumo di suolo a Monza

Negli ultimi 30 anni, a Monza, la percentuale di abitazioni di proprietà è cresciuta fino a raggiungere il 75% nel 2021, mentre le case in affitto sono diminuite. In Brianza, la quota di abitazioni di proprietà è ancora più alta, attestandosi all’81%. Questo dato indica una forte tendenza verso la proprietà immobiliare, che ha contratto ulteriormente il mercato degli affitti, rendendo meno disponibile questa forma di accesso alla casa per chi non può permettersi l'acquisto.

Se si considerano i Piani attuativi e i Permessi di costruire rilasciati a Monza negli ultimi 15 anni, emerge che la città potrebbe ospitare altre 10.000 famiglie senza la necessità di costruire nuove abitazioni. Questo dato comprende sia il patrimonio sfitto sia quello in costruzione o appena terminato. Nonostante ciò, le nuove costruzioni continuano a proliferare, portando con sé un inevitabile impatto ambientale e urbanistico.


Questa situazione si riflette anche nelle politiche provinciali. La recente variante al Piano Territoriale Provinciale (PTCP di MB), approvata nel 2022, conferma che nei Piani di Governo del Territorio (PGT) dei comuni brianzoli c’è un’offerta di abitazioni superiore al reale fabbisogno.

I dati dell'Istat e le osservazioni riportate pongono in luce una chiara speculazione edilizia e immobiliare, che privilegia il profitto di pochi a scapito del bene comune. Le case vuote rappresentano un’opportunità mancata non solo per chi cerca un’abitazione, ma anche per la comunità nel suo insieme, che vede aumentare i costi della vita senza un corrispondente miglioramento delle condizioni abitative.

L’attuale situazione solleva inoltre importanti domande sulla gestione del territorio e sulle politiche abitative messe in atto dagli amministratori locali. Questi dati sono noti, ma ci si chiede se siano mai stati realmente presi in considerazione nelle decisioni urbanistiche.

Analisi dei dati per aree geografiche


Area del Seveso

Le percentuali sotto il nome del comune indicano le abitazioni non occupate

  • Comuni: Barlassina, Bovisio-Masciago, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Cogliate, Desio, Lazzate, Lentate sul Seveso, Limbiate, Meda, Misinto, Seregno, Seveso, Varedo
  • Totale abitazioni: 144.192
  • Abitazioni non occupate: 20.959 (14,54%)

Meda con il 17,25% e Seregno con il 16,93% si distinguono con una delle più alte percentuali di abitazioni non occupate della Provincia.

Area della Valle del Lambro

Le percentuali sotto il nome del comune indicano le abitazioni non occupate

  • Comuni: Albiate, Arcore, Besana in Brianza, Biassono, Briosco, Camparada, Carate Brianza, Correzzana, Giussano, Lesmo, Lissone, Macherio, Renate, Sovico, Triuggio, Vedano al Lambro, Veduggio con Colzano, Verano Brianza, Villasanta
  • Totale abitazioni: 113.791
  • Abitazioni non occupate: 17.141 (15,06%)

In questa area, alcuni comuni come Veduggio (22,62%) e Renate (22,54%) mostrano tassi elevati di abitazioni vuote, ben sopra la media dell'area.

Area del Villoresi

Le percentuali sotto il nome del comune indicano le abitazioni non occupate

  • Comuni: Brugherio, Concorezzo, Monza, Muggiò, Nova Milanese
  • Totale abitazioni: 108.660
  • Abitazioni non occupate: 12.043 (11,08%)

Monza, il capoluogo, ha un tasso di abitazioni vuote dell'11,69%, il che rappresenta un numero considerevole di case non utilizzate, dato l'alto numero di abitazioni totali.

Area della Molgora

Le percentuali sotto il nome del comune indicano le abitazioni non occupate

  • Comuni: Agrate Brianza, Aicurzio, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Caponago, Carnate, Cavenago di Brianza, Mezzago, Ornago, Ronco Briantino, Sulbiate, Usmate Velate, Vimercate
  • Totale abitazioni: 58.153
  • Abitazioni non occupate: 8.201 (14,10%)

Aicurzio (20,16%) e Sulbiate (17,27%) evidenziano percentuali elevate di abitazioni non occupate, contribuendo alla media dell'area.

Area dell'Adda

Le percentuali sotto il nome del comune indicano le abitazioni non occupate

  • Comuni: Busnago, Cornate d'Adda, Roncello
  • Totale abitazioni: 10.998
  • Abitazioni non occupate: 1.631 (14,83%)

L'area dei comuni dell'Adda presenta una percentuale significativa di abitazioni non occupate, con Cornate d'Adda che ha quasi il 20% delle abitazioni vuote, la più alta dell'area.

Conclusione

Dall'analisi dei dati emerge chiaramente che in tutta la provincia di Monza e Brianza c'è una presenza significativa di abitazioni non occupate, con una media complessiva del 13,76%. Questo è un valore che, pur essendo inferiore alla media nazionale del 27,17%, è comunque preoccupante. Le aree della Valle del Lambro e del Seveso mostrano una media di abitazioni non occupate superiore a quella della provincia, il che potrebbe indicare una maggiore difficoltà nel collocare abitazioni sul mercato, sia in vendita che in affitto.

Questi dati confermano e ampliano le considerazioni fatte nell'articolo originale di Giorgio Majoli. Nonostante la percezione di una carenza abitativa, i numeri mostrano chiaramente che il problema non è la mancanza di case, ma piuttosto una gestione inefficace del patrimonio esistente, che rimane spesso inutilizzato. Ciò sottolinea l'importanza di riconsiderare le politiche abitative e urbanistiche nella provincia, puntando più sulla riqualificazione e sull'ottimizzazione delle risorse esistenti piuttosto che sulla continua espansione edilizia. 


Crediti: le piante sono state tratte dal sito della Provincia di Monza e Brianza. I dati sono stati inseriti da noi.

 

Rassegna stampa

Il Giorno, 8/8/2024

lunedì 2 novembre 2020

Idee per un nuovo modello di sviluppo in Brianza


 

“Riteniamo che non ci sia più tempo da perdere per intraprendere senza indugio la strada per un nuovo modello di sviluppo”, con queste parole Giulio Fossati, segretario della Cgil di Monza e Brianza, annuncia una grande iniziativa sul tema dello sviluppo sostenibile: “Paesaggio. Territorio. Ambiente. Idee per la Brianza”, una maratona digitale in diretta sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Cgil di Monza e Brianza.

Mercoledì 4 novembre 2020, dalle 17, si alterneranno gli interventi di dodici relatori provenienti dal mondo dell’associazionismo ambientalista, dall’università, dal sindacato e dai coordinamenti territoriali. Si affronterà il nodo urbanistico della riqualificazione delle aree dismesse e si ragionerà di mobilità. Ma si affronteranno anche altri temi importanti come la tutela del paesaggio, la valorizzazione della rete dei parchi, il ciclo dei rifiuti e di smart cities.

“Il surriscaldamento climatico impone di mettere in atto una rivoluzione tecnologica che porti al contenimento delle emissioni di gas serra, alla crescita della coscienza collettiva rispetto l’utilizzo dei beni comuni”, spiega Fossati, che si occuperà di coordinare la giornata di lavoro. “Ci siamo posti obiettivi importanti attraverso il Piano per l’energia e il clima (PNIEC), che necessitano di scelte e impegni precisi. Anche il nostro territorio deve fare la sua parte”, continua Fossati, che aggiunge: “Dobbiamo mettere al centro strategie che riguardano l’urbanistica, i trasporti e la mobilità, la tutela dei boschi e del terreno agricolo, la gestione dei rifiuti e la produzione dei materiali. Questi settori rappresentano una parte degli impegni necessari per il cambiamento necessario per la tutela del pianeta. Per avviare un cambiamento tecnologico, che sia di qualità per la collettività, per il lavoro e per i cittadini”. Il dirigente della Cgil provinciale auspica “un nuovo modello di sviluppo che si integri con un nuovo modello sociale, responsabile e solidale, che rimetta al centro la persona e la comunità, il territorio e l’ambiente”.

La Cgil di Monza e Brianza vuole fare la sua parte con un’iniziativa che si svolge proprio in occasione dell’avvio dei lavori del piano provinciale Brianza ReStart, un patto sottoscritto anche dal sindacato di via Premuda.