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mercoledì 5 agosto 2026

L’ago e il pagliaio. Via Colzani a Seregno: le domande ancora aperte su viabilità, percorsi pedonali e verde


Nel quartiere Sant'Ambrogio si torna a parlare dell'intervento nell'edificio abbandonato da anni all'angolo tra via Edison e via Colzani, destinato ad accogliere un'attività di ristorazione con servizio drive-through. Del progetto avevamo già parlato qualche giorno fa (leggi qui), osservando soprattutto il rapporto tra il nuovo insediamento e la viabilità della zona e richiamando l'immagine dell'ago e del pagliaio: concentrarsi sul singolo intervento rischia di far perdere di vista le trasformazioni complessive che stanno interessando il quartiere.

A partire da quel post, un abitante del quartiere ci ha segnalato alcune questioni che, a suo avviso, meritano un approfondimento, dopo aver esaminato gli elaborati relativi al progetto. Abbiamo ritenuto utile rendere pubbliche queste osservazioni perché riguardano non tanto l'intervento edilizio in sé, quanto il suo inserimento nel contesto esistente.


Va chiarito innanzitutto che le osservazioni non riguardano la proprietà dell'immobile né mettono in discussione il progetto presentato. Le questioni sollevate riguardano piuttosto l'inserimento della nuova attività nel contesto esistente e le possibili conseguenze sulla viabilità, sui percorsi pedonali, sul verde e, più in generale, sulla convivenza tra il nuovo insediamento e gli altri usi dello spazio pubblico. È del tutto possibile che questi aspetti siano già stati valutati dagli uffici comunali e dagli altri soggetti competenti nell'ambito dell'iter del progetto. In questo caso, saremmo ben lieti di pubblicare le risposte e i chiarimenti che consentano di capire come tali questioni siano state valutate e affrontate. L'obiettivo, quindi, non è mettere in discussione il progetto presentato e autorizzato, ma contribuire a una discussione pubblica su come un nuovo insediamento possa inserirsi nel modo migliore in questa parte del quartiere. Le osservazioni che seguono sono quindi da intendersi come domande aperte di un cittadino attento alle trasformazioni della sua città.

Pedoni: dove passa davvero il percorso?

Una delle questioni più evidenti riguarda la continuità dei percorsi pedonali. Negli elaborati sono individuati diversi passaggi, ma il loro collegamento non appare sempre chiaro. In particolare, viene evidenziato il percorso pedonale sul lato dell'area e ci si domanda perché non venga prolungato in modo da collegare più direttamente la scala di accesso al parcheggio e l'attraversamento pedonale previsto. Il problema potrebbe sembrare marginale guardando la singola planimetria. Ma non lo è se si considera che l'area sarà interessata da un movimento significativo di persone e automobili. Una domanda molto semplice, dunque, sarebbe: qual è il percorso pedonale effettivamente previsto per chi arriva a piedi e come viene garantita la continuità del percorso? E soprattutto: quello che appare nei rendering corrisponde esattamente a ciò che è rappresentato nelle planimetrie?


Un parcheggio interrato e il traffico di via Edison.


Un secondo elemento riguarda l'uscita dal parcheggio interrato. Gli elaborati mostrano l'accesso e l'uscita dei veicoli sulla viabilità esistente. Le osservazioni richiamano la situazione di via Edison, dove in determinati momenti si verificano rallentamenti e code. Da qui nasce una domanda sulla sicurezza: come si inserirà il traffico proveniente dal parcheggio nella circolazione esistente? E ancora: quali effetti potrà avere l'uscita dei veicoli in prossimità di un'intersezione già trafficata? Non è una questione secondaria, soprattutto perché il progetto prevede anche il servizio drive-through, che comporta una movimentazione aggiuntiva di automobili all'interno dell'area.

Il percorso pedonale e lo scarico merci.

Un'altra osservazione riguarda un percorso indicato negli elaborati come destinato allo scarico merci. La rappresentazione grafica, però, secondo le osservazioni ricevute, non sembra rendere immediatamente evidente la distinzione tra percorso pedonale e percorso carrabile. Da qui una domanda che meriterebbe una risposta progettuale precisa: come avviene concretamente lo scarico delle merci e quale sarà il percorso utilizzato dai mezzi? La questione è particolarmente importante quando percorsi pedonali, accessi carrabili, parcheggi e aree di servizio vengono a trovarsi molto vicini.

Il verde: quali alberature sono previste?

C'è poi il tema del verde. Negli elaborati viene evidenziato il mantenimento del platano esistente lungo il margine stradale. È certamente positivo. Ma proprio questo elemento fa nascere una domanda più generale: quale sarà il bilancio complessivo del verde nell'area? Nelle osservazioni vengono richiesti nuovi alberi e il ripristino di alberature, anche in considerazione della trasformazione di un'area che sarà sottoposta a un maggiore traffico automobilistico. Non è soltanto una questione estetica. Alberature e superfici verdi hanno un ruolo nella qualità dello spazio pubblico, nella mitigazione dell'impatto degli insediamenti e nella vivibilità del quartiere. Per questo sarebbe interessante conoscere con precisione quante nuove alberature siano previste, dove verranno collocate e quale sarà il bilancio tra quelle esistenti, quelle conservate e quelle eventualmente eliminate.

E poi c'è la metrotranvia.

C'è infine un elemento che rende il progetto particolarmente delicato: la futura metrotranvia. Nella documentazione esaminata, alcune rappresentazioni sembrano non coincidere perfettamente tra loro e, soprattutto, non sempre è immediato comprendere come le diverse infrastrutture - strada, percorso pedonale, parcheggio, accessi e metrotranvia - dovranno integrarsi. È un tema tutt'altro che marginale. Un nuovo esercizio commerciale con drive-through viene infatti collocato in un'area destinata a essere interessata da una trasformazione importante della mobilità urbana. Per questo sarebbe opportuno comprendere se e come, nella progettazione, sia stato considerato il futuro assetto della viabilità e dei percorsi pedonali e ciclabili.

Piccoli dettagli o problemi più grandi?

Presi singolarmente, alcuni dei rilievi possono apparire come dettagli. È proprio questo, però, il punto. Un attraversamento pedonale che non sembra collegato perfettamente al percorso successivo. Un accesso carrabile vicino a una strada trafficata. Un percorso la cui funzione non è immediatamente comprensibile. Il rapporto fra parcheggio, drive-through e viabilità. Un numero limitato di alberature. Il coordinamento con la futura metrotranvia. Nessuno di questi elementi, da solo, necessariamente determina un problema. Ma è la loro somma che merita attenzione.

Ed è qui che torniamo all'immagine dell'ago e del pagliaio.

Nel nostro precedente post ci eravamo chiesti se, concentrandosi sul singolo intervento, non si rischiasse di perdere di vista la trasformazione complessiva del quartiere. Oggi la questione può essere posta in termini ancora più concreti: non basta sapere se il singolo progetto è formalmente autorizzabile. Occorre anche interrogarsi su come funzionerà lo spazio urbano una volta che il progetto sarà realizzato. Perché un quartiere non è la somma delle singole planimetrie. È l'insieme delle strade, dei marciapiedi, degli attraversamenti, degli alberi, dei parcheggi, del traffico e delle persone che ogni giorno li utilizzano. E allora forse vale la pena guardare non soltanto l'ago, ma anche quanto è già cresciuto il pagliaio intorno ad esso.

mercoledì 22 luglio 2026

Seregno, Quartiere Sant'Ambrogio. Una trasformazione silenziosa: il rischio di una cementificazione senza una visione d'insieme


Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sui problemi quotidiani dei quartieri – manutenzioni, parcheggi, arredo urbano o iniziative locali – nel quartiere Sant'Ambrogio di Seregno è in corso una trasformazione urbanistica molto più profonda, destinata a modificare in modo permanente l'assetto dell'intera zona.

Una serie di progetti, alcuni già realizzati, altri approvati o in fase di definizione, stanno infatti interessando contemporaneamente via Colzani, via Edison, via Platone, via Toselli e l'area della futura metrotranvia. Considerati singolarmente possono apparire come normali interventi edilizi; osservati nel loro insieme delineano invece un processo di progressiva densificazione urbana che meriterebbe una riflessione più ampia.


Abbiamo ricevuto una planimetria elaborata sulla base di documenti pubblici e di sopralluoghi sul territorio che mette in evidenza come il quartiere sia interessato contemporaneamente da numerosi interventi. Tra questi figurano nuovi condomini già autorizzati, altri in costruzione e ulteriori progetti in fase di definizione, oltre alla nuova rotatoria di via Nazioni Unite, alla futura fermata della metrotranvia e alla riqualificazione di piazza Fari. A questi si aggiungono cambi di destinazione d'uso di aree private e la progressiva sostituzione di spazi verdi con nuove edificazioni. Tra gli elementi segnalati vi è anche la prevista scomparsa di un'area boscata privata sul lato sud di via Colzani, destinata a lasciare posto a una nuova palazzina. Il risultato è un progressivo aumento delle superfici costruite, degli abitanti e del traffico potenziale in un quartiere che già oggi rappresenta uno dei principali punti di accesso alla città.


Il problema, secondo le osservazioni contenute nella documentazione che abbiamo ricevuto, non è tanto il singolo edificio quanto l'effetto cumulativo di tutti gli interventi. Ogni nuovo insediamento comporta infatti nuove automobili, maggiori necessità di parcheggio, incremento della domanda di servizi e un inevitabile consumo di suolo. Se questi cambiamenti vengono valutati separatamente, si rischia di perdere la percezione della trasformazione complessiva. È proprio questa mancanza di una lettura unitaria che viene indicata come una delle principali criticità: il quartiere starebbe cambiando rapidamente senza che vi sia un confronto pubblico proporzionato alla portata delle modifiche.

Tra i progetti più discussi compare quello relativo a piazza Fari, presentato come un intervento di riqualificazione da circa 300 mila euro con l'obiettivo di restituire ai cittadini uno spazio più verde e accessibile. Emergono però diversi interrogativi sul progetto, riguardanti in particolare la nuova organizzazione della viabilità, l'accessibilità ai parcheggi e il funzionamento complessivo dell'area. Secondo chi ci ha scritto, alcune soluzioni progettuali sembrerebbero creare percorsi meno funzionali rispetto alla situazione attuale, con possibili ripercussioni sulla circolazione locale. Vengono inoltre evidenziati dubbi sulla riduzione di alcuni posti auto, sull'utilizzo degli spazi e sulla reale efficacia delle modifiche previste. L'amministrazione comunale in un suo intervento pubblico ha spiegato che il progetto nasce da un percorso partecipativo avviato nel 2023, con l'obiettivo di migliorare la qualità urbana della piazza, incrementare il verde, favorire nuovi spazi di aggregazione e migliorare l'accessibilità. L'amministrazione precisa inoltre che l'area sarà monitorata per verificarne il funzionamento una volta conclusi i lavori.


Il futuro del quartiere Sant'Ambrogio non dipende soltanto dai nuovi edifici. Nei prossimi anni entreranno infatti in funzione anche la metrotranvia Milano-Seregno e le opere connesse, mentre l'intero territorio brianzolo sarà interessato dagli effetti della Pedemontana Lombarda, con inevitabili ripercussioni sui flussi di traffico. L'interazione tra questi grandi interventi infrastrutturali e la crescente urbanizzazione del quartiere rischia di produrre effetti che andrebbero valutati nel loro insieme, considerando non solo gli aspetti edilizi ma anche quelli ambientali, viabilistici e della qualità della vita.


La vicenda del quartiere Sant'Ambrogio pone una questione che riguarda molte realtà urbane: le trasformazioni non avvengono attraverso un unico grande progetto, ma tramite una successione di interventi apparentemente indipendenti. Proprio per questo diventa fondamentale che cittadini, comitati e amministrazione riescano a leggere il territorio nella sua complessità. Il rischio, altrimenti, è quello di accorgersi della portata dei cambiamenti soltanto quando saranno ormai irreversibili. Più che discutere del singolo cantiere, sarebbe quindi opportuno aprire un confronto pubblico sul futuro complessivo del quartiere: sul consumo di suolo residuo, sul mantenimento delle aree verdi, sulla mobilità, sui servizi e sulla capacità del territorio di assorbire nuove edificazioni senza perdere qualità urbana. Perché la vera domanda non è se ogni singolo progetto sia legittimo, ma se la somma di tutti questi interventi stia costruendo il quartiere che i cittadini desiderano per i prossimi decenni.

Aggiornamento 23/07/2026

L'ago e il pagliaio

Dopo la pubblicazione di questo post sono giunte alcune osservazioni che contribuiscono ad allargare ulteriormente la riflessione.

È stato ricordato che già nell'ottobre 2023 il Comitato di quartiere Sant'Ambrogio aveva presentato numerose osservazioni e proposte nell'ambito della Variante Generale al Piano di Governo del Territorio. A quasi tre anni di distanza, tuttavia, su quelle proposte non risulta essersi aperto un vero confronto pubblico con l'Amministrazione comunale.

La questione assume particolare rilievo anche perché gli attuali Comitati di quartiere si avvicinano alla conclusione del loro mandato. Se il confronto dovesse essere rinviato ancora, esiste il rischio che le istanze elaborate da chi conosce approfonditamente il territorio vengano discusse quando gli interlocutori saranno ormai cambiati, disperdendo il patrimonio di conoscenze e di lavoro accumulato in questi anni.

Un'altra osservazione coglie efficacemente il senso dell'intera vicenda: il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sul singolo intervento – oggi, ad esempio, piazza Fari – mentre passa quasi inosservata la somma di tutte le trasformazioni urbanistiche che stanno interessando il quartiere. Eppure è proprio l'effetto cumulativo di questi interventi che rischia di modificarne profondamente l'identità.

In altre parole, si discute dell'ago, mentre il pagliaio continua a crescere.

lunedì 13 aprile 2026

Metrotranvia e viabilità: un’assemblea locale con impatti sovracomunali

I lavori della metrotranvia nel quartiere Sant'Ambrogio

Segnaliamo ai nostri lettori un appuntamento che, pur nascendo a livello di quartiere, tocca temi che abbiamo più volte affrontato su Brianza Centrale e che hanno ricadute ben più ampie, sia sul piano ambientale sia su quello della mobilità a scala brianzola.

Il Comitato di quartiere Sant’Ambrogio di Seregno organizza infatti la propria Assemblea generale mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 21.00 presso il salone dell’Oratorio Sant’Ambrogio (via Edison 54/D). All’incontro sono stati invitati il Sindaco Alberto Rossi e gli assessori competenti, che interverranno sui diversi punti all’ordine del giorno.


Come blog, riteniamo utile portare all’attenzione questo momento di confronto pubblico perché tra i temi previsti figurano due questioni che seguiamo da tempo e che presentano evidenti implicazioni sovracomunali:

  • I cantieri della metrotranvia, infrastruttura destinata a incidere in modo significativo sulla mobilità dell’intera Brianza, con effetti diretti anche in termini ambientali, consumo di suolo, cantierizzazione e riorganizzazione del trasporto pubblico;
  • La rotonda di via Nazioni Unite, intervento apparentemente locale ma in realtà inserito in un sistema viabilistico più ampio, con impatti su traffico, sicurezza e qualità dell’aria.

Accanto a questi, l’assemblea affronterà anche altri temi legati alla vita del quartiere, tra cui:

  • polizia locale di prossimità
  • cittadinanza attiva
  • eventi 2026
  • piazza Fari e piazza Senses (chiostro)

Riteniamo che occasioni come questa rappresentino spazi importanti di informazione e confronto pubblico, soprattutto quando si discutono progetti e criticità che superano i confini del singolo quartiere.

sabato 3 gennaio 2026

Tangenziale di Pedemontana, rotatoria di via Nazioni Unite e traffico “indotto”

Le riflessioni sulla rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno (leggi qui) si arricchiscono di uno spunto ricevuto in questi giorni: alcuni disegni e una breve considerazione che ci hanno aiutato ad allargare lo sguardo dal singolo intervento al sistema complessivo della mobilità. A partire da questo stimolo, ricevuto da Luciano Minotti – che ringraziamo – abbiamo provato a mettere in fila alcune osservazioni sugli effetti indiretti che i grandi progetti infrastrutturali possono produrre sulla rete stradale locale e interconnessa.

La nuova rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno e il rischio traffico da Pedemontana. In verde le zone sensibili a rischio traffico.

Va chiarito fin dall’inizio che la richiesta della rotatoria è fortemente sostenuta dagli abitanti della zona e dal Comitato di Quartiere, e questa esigenza non è oggetto di discussione. Il tema che poniamo riguarda piuttosto il contesto in cui l’opera si inserisce e gli effetti che può contribuire a generare se non accompagnata da una visione più ampia.

Il punto di partenza è lo svincolo di Seveso della Pedemontana. Come noto, questo svincolo è progettato per consentire esclusivamente le manovre da e verso Milano. Chi proviene dalla zona sud di Seregno ed è diretto sulla Pedemontana in direzione Malpensa – o viceversa – non troverà lì una soluzione diretta. La scelta più “logica” e conveniente, dal punto di vista del conducente, sarà quindi quella di raggiungere lo svincolo di Meda.

Ed è qui che entra in gioco la rete locale. Per arrivare a Meda, una parte consistente del traffico potrebbe scegliere di attraversare vie oggi percepite come secondarie: via Saronno, via Meredo, via Vignazzola, fino a innestarsi sugli assi di collegamento verso lo svincolo. Non si tratta di un’ipotesi astratta, ma di un comportamento già osservato in molti contesti simili: quando un’infrastruttura principale non offre tutte le manovre desiderate, il traffico tende ad “adattarsi” utilizzando la viabilità minore.

Focus zona Meredo con evidenziati i transiti da disincentivare.

Un aspetto spesso sottovalutato è che questo asse di attraversamento non riguarda solo Seregno e Meda, ma coinvolge direttamente anche l’abitato della frazione Meredo di Seveso. Scelte infrastrutturali operate in due Comuni rischiano così di produrre effetti significativi su un terzo territorio, che si troverebbe a subire l’aumento dei flussi senza benefici diretti. In contesti residenziali di piccole dimensioni, anche incrementi contenuti di traffico possono incidere pesantemente su sicurezza, qualità ambientale e vivibilità.

In questo quadro, la rotatoria di via Nazioni Unite – pur rispondendo a un’esigenza reale del quartiere – non va considerata come un elemento isolato. Un’intersezione più fluida, che consente manovre oggi precluse, può rendere complessivamente più attrattivo un certo itinerario, soprattutto in presenza di nuove grandi infrastrutture come Pedemontana. Il rischio è che strade nate per servire la mobilità locale diventino progressivamente corridoi di attraversamento.

Via Saronno e l’area del parco del Meredo rappresentano un punto particolarmente delicato: sezione stradale limitata, contesto residenziale e ambientale, funzione che dovrebbe restare prevalentemente di accesso. Un aumento dei flussi potrebbe tradursi in più traffico, più rumore, maggiore insicurezza per pedoni e ciclisti e una pressione crescente su un’area verde che svolge già oggi un ruolo importante di equilibrio.

Una delle criticità della Tangenziale Meda–Seregno di Pedemontana riguarda proprio la scarsa attenzione agli effetti sulla rete stradale “minore”. Le valutazioni si concentrano sui nodi principali, mentre ciò che accade sulle strade comunali e nei quartieri – spesso oltre i confini amministrativi – resta in secondo piano, pur essendo lì che si manifestano gli effetti quotidiani.

In questo senso, la rotatoria non è il problema, ma può diventare parte di un problema più ampio se inserita in una visione frammentata. Le verifiche sugli impatti di traffico e gli interventi di mitigazione – limitazioni selettive al traffico di attraversamento, moderazione della velocità, protezioni ambientali e una chiara gerarchizzazione della rete viaria – dovrebbero accompagnare l’opera fin dall’inizio.

Segnalare questi rischi in anticipo non significa mettere in discussione le opere, ma provare a governarne gli effetti. La pianificazione serve a questo: anticipare, non inseguire. Integrare queste considerazioni nel dibattito pubblico può aiutare cittadini e amministratori a compiere scelte più consapevoli, tutelando la qualità della vita e il valore dei territori coinvolti, anche quando gli effetti si estendono oltre i confini di un singolo Comune.

venerdì 26 dicembre 2025

Fluidificare o attirare traffico? Riflessioni sulla rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno

Via Nazioni Unite, la rotatoria verrà realizzata in corrispondenza dell'intersezione con la strada vicinale del Merè Nord 

Lo scorso mese di novembre la Giunta comunale di Seregno ha approvato il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica dell’intervento di “Realizzazione della rotatoria di via Nazioni Unite”. 

L'area di intervento. Fonte: Relazione generale

Si tratta di un passaggio amministrativo rilevante, che segna l’avanzamento concreto di un intervento discusso da tempo. A questo quadro si affianca il parere espresso dagli uffici della Provincia di Monza e Brianza, che, pur confermando la conformità urbanistica dell’opera agli strumenti di pianificazione vigenti, richiama esplicitamente la necessità di adottare interventi di mitigazione e compensazione ambientale. Le aree interessate dalla realizzazione della rotatoria risultano infatti ricomprese nella Rete verde di ricomposizione paesaggistica individuata dal PTCP provinciale, rispetto alla quale deve essere garantita la continuità ecologica, come indicato nel parere provinciale.

È però importante chiarire fin da subito che la realizzazione della rotatoria nasce anche da una richiesta degli abitanti del quartiere, che da anni si percepiscono come isolati a causa della conformazione della viabilità e della presenza della ferrovia. Migliorare l’accessibilità, la sicurezza degli spostamenti e la possibilità di entrare e uscire dal quartiere in modo più agevole è un’esigenza reale, che merita ascolto e rispetto. Le riflessioni che proponiamo non mettono in discussione questa esigenza, né vogliono contrapporre interessi diversi, ma nascono proprio dalla volontà che l’intervento risponda davvero, nel tempo, ai bisogni di chi vive in quest’area.

Planimetria di progetto

La relazione progettuale individua come obiettivo principale l’aumento della sicurezza dell’intersezione tra via Nazioni Unite e la strada vicinale del Merè Nord, oggi regolata da un incrocio a raso fortemente canalizzato che consente solo alcune manovre. La rotatoria renderebbe possibili svolte oggi non consentite, migliorerebbe la leggibilità dell’incrocio e favorirebbe una maggiore fluidità dei movimenti veicolari. Si tratta di obiettivi comprensibili e, sul piano locale, condivisibili. Allo stesso tempo, è evidente che l’intervento non si esaurisce in una mera opera di ingegneria stradale, ma incide su un contesto territoriale più ampio, riconosciuto anche dagli enti sovracomunali come delicato sotto il profilo ambientale e paesaggistico.

La nostra principale preoccupazione, tuttavia, non riguarda il manufatto in sé, ma gli effetti che esso potrebbe produrre sul sistema della mobilità nel suo complesso. Rendere più semplici e veloci alcune manovre oggi impossibili significa infatti abbassare le barriere all’uso di questo asse stradale. In altre parole, ciò che oggi rappresenta un disincentivo al passaggio potrebbe domani trasformarsi in un elemento di attrazione. È quindi legittimo chiedersi se un intervento pensato per fluidificare il traffico locale non rischi, allo stesso tempo, di attirare nuovo traffico di attraversamento.

Via Saronno

Via Saronno, in particolare, ha una sezione stradale limitata, che oggi funge anche da fattore di contenimento naturale dei flussi. Se la nuova rotatoria rendesse più conveniente l’utilizzo di questo percorso, l’aumento dei volumi di traffico potrebbe riversarsi su una strada che non è dimensionata per assorbirli. In questo caso il rischio non sarebbe tanto quello di risolvere un problema, quanto di spostarlo o amplificarlo, con ricadute sulla qualità della vita, sul rumore e sull’inquinamento in un’area già fragile.

Queste considerazioni assumono un peso ancora maggiore se si guarda al contesto territoriale complessivo. L’area a est di viale Nazioni Unite è fortemente condizionata dalla presenza della forcella ferroviaria, che limita le alternative di collegamento e rende il quartiere di fatto intercluso. In una situazione simile, anche incrementi non particolarmente elevati del traffico di attraversamento possono produrre effetti significativi sulla vita quotidiana di chi utilizza queste strade non per transitare, ma per accedere alla propria casa. A ciò si aggiunge il fatto che la Provincia ha richiamato la necessità di garantire la continuità ecologica della Rete verde: un aumento della pressione veicolare rischierebbe quindi di incidere non solo sulla vivibilità del quartiere, ma anche sugli equilibri ambientali che la pianificazione sovracomunale intende tutelare.

Le possibili ricadute del traffico generato dalla tangenziale Meda-Seregno

C’è poi uno scenario futuro che merita particolare attenzione. La prevista realizzazione della nuova tangenziale tra Meda e Seregno, connessa al sistema di Pedemontana, potrebbe modificare in modo rilevante i flussi veicolari sull’intero quadrante. È legittimo domandarsi se, in presenza di una rotatoria più permeabile e di manovre rese più agevoli, parte del traffico proveniente da fuori città possa trovare più comodo attraversare via Saronno e via Nazioni Unite, invece di dirigersi verso nord in direzione di via Cadore. Non si tratta di affermare che questo accadrà con certezza, ma di chiedersi se questo scenario sia stato adeguatamente valutato e, in caso affermativo, con quali risultati.

Le nostre non sono certezze, ma dubbi. Dubbi che auspichiamo siano stati affrontati attraverso analisi puntuali dei flussi di traffico attuali e futuri e verifiche di coerenza con la pianificazione sovracomunale. Saremmo sinceramente contenti di sbagliarci. Proprio perché la rotatoria è stata fortemente voluta dal quartiere, riteniamo però che sia nell’interesse di tutti che l’opera funzioni davvero nel lungo periodo e non si trasformi, col tempo, in una nuova fonte di disagio per gli stessi residenti.

Strada vicinale del Merè Nord, intersezione con via Nazioni Unite

In questo senso, le indicazioni contenute nel parere della Provincia di Monza e Brianza, che richiamano esplicitamente l’obbligo di interventi di mitigazione e compensazione territoriale, rappresentano un riferimento importante. Chiedere che tali misure siano chiaramente definite, rese pubbliche e integrate con una valutazione complessiva degli effetti sulla mobilità non significa mettere in discussione l’intervento, ma contribuire a renderlo più equilibrato e sostenibile. Se queste osservazioni possono essere utili per introdurre correttivi, soluzioni di accompagnamento al traffico e interventi di mitigazione ambientale, allora crediamo che condividerle sia un atto di responsabilità e di attenzione verso il territorio, non una contrarietà pregiudiziale all’opera.

lunedì 20 ottobre 2025

Viabilità in crisi nel quartiere Sant’Ambrogio di Seregno: “Siamo ostaggi dei passaggi a livello”

A sx: la coda lungo via Saronno. A dx: il passaggio a livello vie Saronno / Bottego / Sabatelli

Il Comitato di quartiere Sant’Ambrogio di Seregno torna a far sentire la propria voce con un duro post su Facebook che denuncia ancora una volta i problemi di viabilità che, da anni, affliggono la zona sud-ovest di Seregno. Una situazione ormai diventata ciclica e che sembra non trovare soluzione, segno – secondo il Comitato – di una scarsa capacità di intervento e di attenzione verso questa parte della città.

Uno dei nodi principali è quello della viabilità nord/sud ed est/ovest. Nelle ultime settimane, in particolare, la circolazione lungo via Saronno è stata fortemente compromessa a causa delle prolungate chiusure del passaggio a livello di via Bottego/Sabatelli, con conseguenti code chilometriche che si estendono fino all’imbocco con la Strada vicinale Merè Nord, nei pressi dell’area dove il Comune ha finalmente deciso – dopo dieci anni di trattative con RFI – di realizzare la rotonda di via Nazioni Unite. Tuttavia, al momento, mancano ancora informazioni certe sui tempi e sulle modalità di realizzazione, così come su altri interventi attesi nel quartiere: dalla ripavimentazione di Piazza Don Luigi Fari alla messa in sicurezza di Piazza Senses (il Chiostro), fino alla riqualificazione degli orti comunali di via Crocefisso.

Progetto della rotonda di via Nazioni Unite

Il Comitato ha inoltre monitorato i tempi effettivi di chiusura del passaggio a livello, evidenziando dati che parlano da soli:

  • Martedì 14 ottobre: addirittura un’ora e mezza, dalle 17:59 alle 19:31
  • Mercoledì 15: dalle 17:59 alle 18:25 (26 minuti)
  • Venerdì 17: oltre 50 minuti, dalle 18:00 alle 18:51

In diversi momenti, la barriera rimane abbassata per 7-8 minuti senza che transiti alcun treno. Una situazione che provoca non solo disagio, ma anche pericolo, considerando che la strada è molto stretta e non consente manovre alternative: chi vi si immette, spesso guidato dai navigatori, rimane letteralmente intrappolato.

Quartiere Sant'Ambrogio: l'area compresa nella forcella ferroviaria

Durante l’ultimo direttivo del Comitato di Quartiere, i residenti hanno espresso tutta la loro esasperazione, condivisa anche dagli automobilisti di passaggio. “Non si può continuare a rimanere sequestrati nelle proprie case o in coda per colpa di un sistema che non funziona”, denunciano dal Comitato. In attesa di una seria riflessione sull’intero nodo ferroviario a nord della stazione FS, la richiesta è chiara: ridurre le chiusure prolungate e garantire una mobilità sicura e continuativa per pedoni e automobilisti.

Questo blog segue da anni i problemi della viabilità del quartiere Sant’Ambrogio, proponendo anche soluzioni concrete per migliorare la situazione. Il grido d’allarme del Comitato mette in luce non solo i problemi di isolamento che caratterizzano questa zona incastonata nella “forcella ferroviaria” del Meredo, ma anche un deficit di attenzione nei confronti dei suoi abitanti.

Immagine tratta dal post: Trasformare un problema in opportunità: il Parco del Meredo come fulcro della mobilità di Seregno

Non tutta la responsabilità ricade sul Comune: molti disagi derivano dall’aumento della frequenza dei treni, un fatto positivo in sé ma che avrebbe dovuto essere accompagnato da interventi locali adeguati per mitigare gli effetti sul traffico. Tuttavia, anche il Comune non è esente da colpe: di fronte a una situazione così evidente e denunciata da anni, alcune soluzioni sulla viabilità andavano attuate con maggiore decisione e tempestività.

La sensazione, tra i residenti, è che si continui a navigare a vista, mentre il quartiere resta imbottigliato in un sistema viabilistico fragile e ormai al limite.

mercoledì 15 ottobre 2025

Grande successo per la passeggiata narrante alla scoperta delle vie vicinali del Quartiere Sant’Ambrogio

Foto di gruppo a Cascina Monti Brivio

Sabato 11 ottobre si è svolta la passeggiata narrante alla scoperta delle vie vicinali del Quartiere Sant’Ambrogio, che ha registrato il tutto esaurito. La grande partecipazione ha superato ogni aspettativa: i posti disponibili erano al completo e, visto l’interesse suscitato, gli organizzatori stanno già valutando di riproporre l’iniziativa la prossima primavera, per permettere anche a chi non ha potuto iscriversi di partecipare.


Dopo i saluti iniziali di David Savoca, presidente del Comitato di Quartiere, hanno preso la parola i rappresentanti del Parco GruBrìa, che ha concesso il patrocinio all’evento e, al termine della passeggiata, ha proposto coinvolgenti interventi di educazione ambientale rivolti ai bambini.

Il percorso è stato arricchito dai contributi di numerosi esperti:

  • Alberto Isnenghi del WWF Insubria ha curato la parte naturalistica, accompagnando i partecipanti alla scoperta della flora locale;
  • Zeno Celotto, presidente del Circolo culturale Seregn de la memoria, ha raccontato con passione aneddoti e curiosità storiche legate alle strade vicinali, alla crocetta votiva e alla toponomastica del quartiere;
  • Massimiliano Morelli ha illustrato la storia e le caratteristiche delle cascine del Parco del Meredo, offrendo uno sguardo approfondito sul passato agricolo della zona.
  • Francesca Salmaso, in rappresentanza del Parco GruBrìa, ha illustrato gli interventi che il Parco ha in corso a Seregno, descritti più nel dettaglio in questo post


La passeggiata, lunga circa 4-5 km, ha condotto i partecipanti lungo antichi tracciati rurali, immersi nel paesaggio agricolo che ancora oggi caratterizza il Meredo. Si sono toccati luoghi significativi come la Strada Vicinale del Merè Nord, le Cascine Ciceri e Silva, il rimboschimento del 2009 e la suggestiva crocetta votiva, un tempo segnale sacro e pratico per orientarsi nei campi.


Tappe particolarmente apprezzate sono state il rimboschimento del 2017, esempio virtuoso di rinaturalizzazione, e la farnia monumentale, silenziosa testimone dei secoli trascorsi. L’itinerario ha toccato la Strada Vicinale alle Brughiere di San Pietro e Cascina Pelucchi, destinata a diventare un centro polifunzionale per persone con disabilità, segno di un futuro che intreccia memoria e nuove forme di socialità.


La conclusione del cammino, nel cortile di Cascina Monti-Brivio, è stata resa ancora più piacevole da un piccolo rinfresco offerto dagli abitanti, momento conviviale che ha chiuso la giornata in un clima di comunità e condivisione.



Questa iniziativa ha permesso a tutti di camminare dentro la storia del quartiere, riscoprendo vie vicinali, cascine e crocette votive come frammenti di un tempo che continua a parlare al presente. Le strade percorse non sono solo percorsi fisici, ma testimonianze vive di un patrimonio agricolo, culturale e sociale da custodire e valorizzare.

sabato 11 ottobre 2025

Seregno e la “Definettiana”: una proposta ferroviaria rimasta nel cassetto

S. Brenna, P. Enriquez, Alternativa progettuale alla soluzione di RFI per l'incrocio ferroviario nel nodo di Seregno tra la gronda Malpensa - Orio al Serio e la tratta Chiasso - Milano di Alptransit NFTA. Vedute prospettiche, dalla mostra "Periferie e Nuove Urbanità", Triennale di Milano, 2003

Tra le pieghe della storia urbanistica e ferroviaria della Brianza si trova un progetto che, pur non essendo mai stato realizzato, racconta molto sulle ambizioni infrastrutturali del territorio. Si tratta della cosiddetta “Definettiana”, una proposta di stazione doppia al bivio ferroviario di Seregno elaborata nel 2003 dagli architetti Sergio Brenna e Pedro Enriquez e presentata nella mostra Periferie e Nuove Urbanità alla Triennale di Milano.

L’idea prendeva ispirazione da uno schema di stazione doppia concepito nel 1937 da Giuseppe de Finetti per il bivio tra la Milano–Domodossola e la Milano–Torino. Brenna ed Enriquez lo reinterpretarono per l’incrocio tra la linea Milano–Chiasso e la cosiddetta Gronda ferroviaria Malpensa–Bergamo, cercando di risolvere l’attuale intersezione a raso, considerata poco compatibile con un eventuale potenziamento dei servizi.

Il progetto prevedeva di far sovrappassare (o, in alternativa, sottopassare) il ramo ovest della Gronda ferroviaria, accostandolo alla Milano–Chiasso da sud. La stazione doppia avrebbe potuto migliorare l’accessibilità interna al territorio, integrandosi con il tracciato della Pedegronda e con i collegamenti già previsti dai progetti comunali di Seregno e Cesano Maderno.

S. Brenna, P. Enriquez, Alternativa progettuale alla soluzione di RFI per l'incrocio ferroviario nel nodo di Seregno tra la gronda Malpensa - Orio al Serio e la tratta Chiasso - Milano di Alptransit NFTA. Vedute prospettiche, dalla mostra "Periferie e Nuove Urbanità", Triennale di Milano, 2003

Oltre alla funzione ferroviaria, l’intervento mirava a creare una polarità per servizi intercomunali, valorizzando l’area di tutela ecologico-ambientale adiacente, senza comprometterla. In questo senso, la proposta di Brenna ed Enriquez rappresentava un modello di stazione integrata, pensata come nodo funzionale e spazio urbano insieme.

Il progetto non è mai stato realizzato e rimane una testimonianza interessante delle riflessioni urbanistiche e infrastrutturali della Brianza negli anni Duemila. La sua rilettura oggi offre un’occasione per conoscere meglio le scelte progettuali che hanno interessato il nodo ferroviario di Seregno e per apprezzare la continuità tra le idee storiche di De Finetti e le sperimentazioni contemporanee.

In questo senso, la “Definettiana” è un esempio di come le proposte urbanistiche possano arricchire la memoria e la narrazione del territorio, anche quando rimangono nel cassetto. 

venerdì 3 ottobre 2025

Camminata Narrante nel Parco Agricolo del Meredo


Sabato 11 ottobre 2025 – ore 10
Ritrovo: Parcheggio Strada Vicinale del Merè Nord
Partecipazione gratuita – Iscrizione obbligatoria entro il 9 ottobre


Camminare può essere un modo per riscoprire luoghi familiari con occhi nuovi. È questo lo spirito della Camminata Narrante organizzata dal Comitato Sant’Ambrogio, insieme al Circolo Culturale Seregn de la memoria, il WWF Insubria e il Parco GruBrìa, in programma sabato 11 ottobre 2025 alle ore 10, lungo le strade vicinali del Parco Agricolo del Meredo.

Il ritrovo è fissato presso il parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord. Da lì partirà un percorso guidato che intreccia natura, storia rurale e memoria collettiva.

Il cammino segue il tracciato della Strada Vicinale, fiancheggiata da essenze autoctone e dalle Cascine Ciceri e Silva, quest’ultima con i suoi portici e loggiati che riportano all’organizzazione agricola di un tempo. Poco oltre si incontra un’area di rimboschimento realizzata nel 2009, dove querce, aceri e frassini raccontano la capacità della natura di rigenerarsi.

All’incrocio con la Strada Vicinale ai Boschi di San Pietro, una crocetta votiva testimonia l’antica funzione religiosa e pratica di questi segni: erano punti di orientamento, confini agricoli e tappe di processioni, vere e proprie “segnaletiche del sacro”.

La passeggiata si svolge nel Parco Agricolo del Meredo, il polmone verde più esteso di Seregno, con i suoi 70 ettari. Fino al 1798 apparteneva al Monastero di San Vittore di Meda; il suo nome antico, Ceredo, evocava i boschi di querce che un tempo ricoprivano la zona. Ancora oggi, lungo la Strada Vicinale del Merè, vicino al ponticello ferroviario, resiste una farnia monumentale, silenziosa testimone di secoli di storia.

L’ultima parte della camminata segue la Strada Vicinale alle Brughiere di San Pietro, fino a Cascina Pelucchi. Qui la natura appare più fragile, ma il futuro è carico di speranza: la cascina diventerà un centro polifunzionale per persone con disabilità, restituendo al luogo una vocazione sociale.

Lo sguardo si apre poi sul complesso di Cascina Monti-Brivio, custode della memoria contadina locale, e si prosegue fino a via Nobel, dove la camminata si conclude nel cortile della cascina. Qui i residenti offriranno un piccolo rinfresco finale, un momento conviviale per condividere l’esperienza.

Informazioni pratiche:

La partecipazione è gratuita, ma è necessaria l’iscrizione entro il 9 ottobre scrivendo a 
📧 comitato.santambrogio@seregno.info

Durante l’iniziativa sarà presente un gazebo informativo del Parco Grubria.

domenica 7 settembre 2025

Un giardino per Luigia Pozzoli Formenti: "la voce dei poveri la benedice"

L'inaugurazione del giardino a Luigia Pozzoli Formenti. A sin. il Sindaco Alberto Rossi e a dx. il nipote Roberto Pozzoli

Sabato 6 settembre 2025, nel quartiere Sant’Ambrogio di Seregno, è stata inaugurata un’area verde intitolata a Luigia Pozzoli Formenti, figura di spicco della vita civile e politica seregnese del dopoguerra.

La dedica di un giardino a una donna rappresenta un gesto raro e significativo: come più volte abbiamo sottolineato su questo blog, la toponomastica italiana continua a privilegiare i nomi maschili, relegando in secondo piano il contributo femminile alla storia collettiva (qui un approfondimento, qui un altro e ancora qui). 

Il retro del tabellone

La cerimonia è stata possibile grazie alla richiesta dell’ANPI di Seregno, sostenuta dal Comitato di Quartiere Sant’Ambrogio e dal Circolo Culturale Seregn de la memoria, che insieme hanno promosso l’iniziativa.

Sotto il pannello della dedica campeggia la frase «La voce dei poveri la benedice», che riprende il titolo del volume della collana I Ciculabet curato proprio dal Circolo Culturale in suo onore. Il titolo trae origine da una lettera che don Egidio Mariani, monaco dell’abbazia benedettina di Seregno, inviò a Luigia nel 1970.
Chi volesse ricevere una copia della pubblicazione può contattare l’associazione all’indirizzo e-mail info@seregndelamemoria.it

Chi era Luigia Pozzoli Formenti

Luigia Pozzoli in una foto del 1938

Nata a Desio alla fine della Prima guerra mondiale e cresciuta in una famiglia socialista che le trasmise ideali di libertà e giustizia, Luigia si trasferì a Seregno dopo il matrimonio con Aurelio Formenti, impegnandosi con lui nella Resistenza e nel Comitato di Liberazione Nazionale.

Negli anni della ricostruzione fu consigliera comunale per il PCI e animatrice dell’Unione Donne Italiane, sempre in prima linea nelle battaglie per la pace, i diritti delle donne e della classe lavoratrice. Ma il suo impegno andò oltre la politica istituzionale: molti la ricordano come una benefattrice, pronta ad aiutare chiunque fosse in difficoltà.

La sua iniziativa più amata fu la creazione delle colonie estive per bambini: la prima a Seregno, nella ex Casa del Fascio poi trasformata in Casa del Popolo, e altre in Valtellina. In quelle strutture, che portavano il nome del giovane partigiano seregnese Livio Colzani, ospitò anche bambini siciliani rimasti vittime del terremoto del Belice, accolti nella colonia di Aprica.

Luigia continuò a lottare fino all’ultimo per un mondo più giusto. Alla sua morte, nel 1994, fu salutata con rispetto e riconoscenza, anche da parte di chi non condivideva le sue idee politiche.

La presentazione del "ciculabet" a cura di Carmela Tandurella, autrice del libro su Luigia Pozzoli Formenti

Intitolare un giardino a Luigia Pozzoli Formenti non è soltanto un atto di giustizia verso una protagonista dimenticata della storia locale: è un invito a ricordare che l’impegno civile, la solidarietà e la difesa dei più fragili possono lasciare tracce durature.

Il verde che oggi porta il suo nome restituisce simbolicamente alla città quella generosità che per decenni Luigia ha donato a Seregno e ai suoi abitanti.

domenica 24 agosto 2025

Seregno ricorda Luigia Pozzoli Formenti: un giardino e un libro per onorarne la memoria


Figura di spicco della vita politica e del volontariato locale negli anni cruciali della Ricostruzione e del boom economico, Luigia Pozzoli Formenti ha rappresentato per Seregno un punto di riferimento nel segno dell’impegno civile e della solidarietà. Alla sua memoria, la città ha scelto di dedicare un luogo pubblico che resterà simbolo di riconoscenza e testimonianza per le generazioni future.

Sabato 6 settembre, alle ore 17.30, si terrà la cerimonia ufficiale di intitolazione del giardino di viale Edison a Luigia Pozzoli Formenti. L’area verde si trova non lontano dall’abitazione in cui visse a lungo, e sarà così un segno tangibile del legame profondo che la donna ebbe con il quartiere e la comunità.

Dopo la cerimonia, nello spazio civico di via Bottego, il Circolo culturale “Seregn de la Memoria” presenterà il volume della collana i Ciculabet intitolato “La voce dei poveri vi benedice. In ricordo di Luigia Pozzoli Formenti”, scritto da Carmela Tandurella. Il libro raccoglie testimonianze e ricordi di una vita interamente spesa al servizio degli altri, in particolare dei bambini delle famiglie più bisognose, ai quali Luigia dedicò energie e passione attraverso l’organizzazione di colonie marine e montane.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Seregno, dal Comitato di quartiere Sant’Ambrogio, dall’ANPI sezione di Seregno e dal Circolo culturale Seregn de la Memoria, in un’ideale collaborazione che riflette i valori di partecipazione e memoria condivisa che furono al centro dell’impegno di Luigia Pozzoli Formenti.

Un ricordo che non è solo commemorazione, ma invito a custodire e proseguire un’eredità di solidarietà, cura della comunità e attenzione verso i più fragili.

martedì 5 agosto 2025

Seregno è pronta all’impatto della tangenziale di Pedemontana?

Gli interventi previsti dal PUT di Seregno su via Cadore. Come si può vedere dalla planimetria, la tangenziale di Pedemontana non è stata considerata.

“In seguito all'arrivo del cantiere di Pedemontana, lo studio del traffico diventa di fondamentale importanza.”

Così la vicesindaca di Desio, Jennifer Moro, dichiara oggi, 5 agosto 2025, a Il Giorno. Una frase che suona come un avvertimento anche per Seregno, dove le preoccupazioni per l’impatto della nuova tangenziale su via Cadore erano già state sollevate nel 2022 da diverse associazioni seregnesi.

Le osservazioni al PUT di Seregno presentate nel 2022 da diverse associazioni seregnesi

Già allora, le associazioni avevano denunciato l’assenza nel Piano Urbano del Traffico (PUT) della previsione di un peduncolo di accesso alla Pedemontana su via Cadore, chiaramente indicato nella documentazione di valutazione ambientale. Un’opera che, si leggeva nelle osservazioni, avrebbe portato “flussi di traffico sicuramente rilevanti” nella zona ovest della città, con impatti tali da mettere in dubbio la riclassificazione di via Cadore.
Tra le richieste figuravano: aggiornamento delle mappe del PUT, revisione della classificazione stradale, inserimento di misure di mitigazione, modifica del tracciato della tangenziale per ridurne l’impatto ambientale e realizzazione di percorsi ciclo-pedonali e fasce boscate protettive.

La controdeduzione dell'amministrazione comunale

Il Comune, nelle controdeduzioni, aveva risposto che il progetto della tangenziale era “ancora in evoluzione” e quindi non recepibile nel PUT.
Oggi, però, il quadro è cambiato: la rotatoria della tangenziale su via Cadore si farà.

Per questo chiediamo all’Amministrazione comunale di chiarire subito:

  • È stato avviato l’aggiornamento del PUT per includere i nuovi scenari di traffico generati dalla tangenziale?
  • Sono già in corso progetti per mitigare l’impatto su via Cadore, prima che l’opera entri in funzione?

Il tempo delle attese è finito: la realizzazione della tangenziale non è più un’ipotesi. Senza un piano di gestione e mitigazione del traffico, il rischio è di compromettere la vivibilità di un intero quartiere.

giovedì 19 giugno 2025

Pedemontana a Seregno: i Comitati di Quartiere chiedono chiarezza e coinvolgimento


Si è svolta ieri sera, presso la sala riunioni di via Bottego a Seregno, una partecipata riunione tra i rappresentanti dei Comitati di quartiere di Sant'Ambrogio, Lazzaretto-San Giuseppe, Ceredo e San Carlo. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto aperto e costruttivo sull’impatto ambientale e viabilistico dei cantieri della Tangenziale Meda-Seregno (Pedemontana Lombarda), ormai in fase avanzata anche sul territorio cittadino.

L’atmosfera è stata di grande collaborazione e condivisione: informazioni, dubbi e riflessioni hanno circolato liberamente, diventando un patrimonio comune dei partecipanti. La discussione ha permesso di fare chiarezza su molti aspetti critici legati ai lavori in corso e alle possibili ripercussioni nei quartieri coinvolti, sia in modo diretto che indiretto.

Alla conclusione della serata, i rappresentanti dei Comitati hanno unanimemente convenuto sulla necessità di richiedere un incontro urgente con il Sindaco di Seregno, Alberto Rossi. Obiettivo: organizzare un appuntamento pubblico, alla presenza dei tecnici di Pedemontana, per ottenere risposte puntuali e trasparenti su diverse questioni cruciali, tra cui:

  • le eventuali varianti progettuali e le opere di mitigazione previste per il Parco Agricolo del Meredo,
  • gli impatti sulla viabilità delle vie Cadore, Wagner e Saronno,
  • le conseguenze delle attività di cantiere sul quartiere San Carlo,
  • gli interventi previsti sul passaggio a livello di San Giuseppe,  e le ripercussioni sulla mobilità del quartiere San Salvatore.

I Comitati, esprimendo soddisfazione per il clima di collaborazione emerso, ribadiscono l'importanza di una comunicazione chiara e di una partecipazione attiva della cittadinanza nelle scelte che riguardano il futuro della città.

 

Rassegna stampa

 

Il Giorno, ed. Monza e Brianza, 2 luglio 2025

venerdì 30 maggio 2025

Seregno divisa in due: il Giro d’Italia evidenzia una frattura che a Sant’Ambrogio è permanente

Il passaggio a livello di via Bottego, spesso chiuso

Riceviamo e pubblichiamo


Mi chiamo Paola e vivo da oltre vent’anni nel quartiere Sant’Ambrogio. Questo pomeriggio [ndr: giovedì 29 maggio 2025], durante il passaggio della tappa del Giro d’Italia, mi sono ritrovata come tanti a dover riorganizzare la mia giornata: strade chiuse, traffico bloccato, città divisa in due. Un disagio, certo, ma passeggero. Eppure, per noi che abitiamo da questa parte della ferrovia, quella separazione temporanea è stata uno specchio di una realtà quotidiana.

Il nostro quartiere è fisicamente separato dal centro cittadino dalla linea ferroviaria. L’unico collegamento diretto è rappresentato da un passaggio a livello che, oltre a essere spesso chiuso per il passaggio dei treni, è destinato a venire eliminato definitivamente. Dopo di che? Cosa resterà per collegarci al resto della città?

Chi vive qui conosce bene la sensazione di essere ai margini. Anche all’interno del nostro stesso quartiere, c’è una zona ancora più isolata: il Meredo, racchiuso tra due linee ferroviarie, senza veri collegamenti e con prospettive ancora più incerte. Il rischio è che questa parte della città diventi una periferia dimenticata, una terra di mezzo priva di collegamenti efficienti.

Il passaggio del Giro è stato un evento festoso, certo, ma ha anche mostrato con estrema chiarezza quanto una divisione infrastrutturale possa condizionare la vita delle persone. Per noi, quel confine tracciato dalle transenne non è un’eccezione: è la norma.

Mi auguro che questa riflessione venga raccolta da chi amministra la città. Non basta riconoscere l’isolamento, serve un piano concreto per superarlo. Serve un sottopasso, un collegamento sicuro, un’idea di città che non lasci indietro nessuno.

sabato 21 dicembre 2024

Mobilità ciclabile tra Cesano e Seregno: progetti in corso e rischi da mitigare


Proseguono i lavori per la realizzazione della nuova pista ciclabile nel quartiere di Cassina Savina, a Cesano Maderno. Il progetto, che si estende per oltre un chilometro, rappresenta un importante tassello per la mobilità sostenibile, collegando Cesano Maderno con i comuni limitrofi di Seregno e Seveso. L'opera sarà completata entro la primavera del 2025.

La pista ciclabile, già visibile in diversi tratti, collega il centro sportivo “Mario Vaghi” di via Po con l’area verde di via Paolo VI, passando per via Cantore e via Anna Frank. Quest’ultima è parallela alla riqualificata via Viganò. Il percorso prosegue fino a Seregno, dove si integra con i tracciati ciclabili del Parco della Porada, offrendo un itinerario sicuro immerso nel verde.

Questo progetto non si limita al contesto urbano, ma mira a creare una rete ciclabile intercomunale, in collaborazione con il Comune di Seregno. Riportiamo queste notizie diffuse in un comunicato stampa del Comune di Cesano Maderno. Tuttavia, segnaliamo che la mobilità dolce a Seregno, e in particolare nell'area sud-ovest della città, è ancora carente. Ad oggi non sono previsti cantieri specifici per affrontare queste criticità. La via Colzani rappresenta un punto ad altissimo rischio, soprattutto nelle ore di punta. Inoltre, risulta difficoltoso accedere in sicurezza e in continuità di percorso dal confine con Cesano alla stazione di Seregno, dove nonostante la presenza di un deposito bici (completato, sembra) in piazza XXV Aprile (Stazione), le biciclette restano, come sempre, "all'aria".

Il costo dell’opera che verrà realizzata a Cassina Savina si aggira intorno ai 400 mila euro, cofinanziati dalla Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto “La Brianza Cambia Clima”, che punta alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. La pista ciclabile sarà dotata di sistemi di drenaggio urbano sostenibile per prevenire gli allagamenti e migliorerà il microclima locale grazie alla piantumazione di alberi e arbusti autoctoni.

Tra le opere accessorie, è previsto l’adeguamento della viabilità con rialzi in carreggiata per attraversamenti pedonali sicuri, l’installazione di cancelli a molla per proteggere l’accesso alle aree verdi e l’incremento della biodiversità mediante nuove aree verdi.

Il Sindaco di Cesano Maderno Gianpiero Bocca ha sottolineato l'importanza strategica del progetto: “Questa nuova pista ciclabile rappresenta un collegamento fondamentale tra la rete ciclopedonale cittadina e quella di Seregno. In futuro, il circuito sarà potenziato per unire il centro di Cesano Maderno alle stazioni ferroviarie di Cesano, Seveso Baruccana e Seregno, incrementando l'offerta di mobilità sostenibile.” L’Assessore ai Lavori Pubblici e Ambiente, Manuel Tarraso, ha aggiunto: “Abbiamo scelto un tracciato che evita arterie trafficate, garantendo sicurezza e un percorso piacevole nel verde. Questo intervento è parte di un sistema integrato di collegamenti ciclopedonali che mira a migliorare la mobilità e la qualità della vita per i cittadini.”

Trasformare un problema in opportunità: il Parco del Meredo come fulcro della mobilità di Seregno

Il Meredo e il quartiere Sant'Ambrogio in una cartina degli anni '60

Il seguente contributo si inserisce nella discussione già avviata nel post pubblicato su questo blog lo scorso 12 dicembre 2024, che proponeva una visione innovativa per affrontare il tema della nuova bretella ferroviaria nel Parco del Meredo (leggi qui). L'autore, che abita nel quartiere e che ci ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha sviluppato un'idea estremamente interessante, che potrebbe rappresentare un passo avanti non solo per la viabilità del quartiere Sant'Ambrogio ma per l'intera città di Seregno. Le sue proposte, supportate da dettagliate piantine che accompagneranno questo testo, meritano un'attenta riflessione per il loro potenziale impatto positivo sulla mobilità urbana e sulla qualità della vita dei residenti.

Riceviamo e pubblichiamo
L’interessantissima proposta esposta da questo blog il 12.12.24 ha dimostrato come da un problema, come quello della nuova bretella ferroviaria nel parco del Meredo, possa scaturire un’opportunità per la città. Infatti, trasformare il tratto ferroviario seregnese della Seregno-Saronno in percorso alberato (v. dis.1 col.rosso) ciclopedonale dal confine con Seveso alla stazione, compreso il capolinea della metrotranvia, potrebbe agevolare i collegamenti tra aree distanti e faticosamente raggiungibili. Inoltre, risolverebbe (v. dis. 2) il problema dei movimenti dei residenti di via Como e Saronno Est, che sono “reclusi” tra le due linee ferroviarie.

Disegno 1

Si potrebbe anche pensare di non eseguire più la rotonda di via Nazioni Unite e finalizzare la relativa spesa ad altre opere viabilistiche, come quelle citate di seguito:
  • A1: Riapertura, come passaggio ciclopedonale e/o veicolare, del vecchio passaggio a livello chiuso da anni.
  • A2: Riapertura, come passaggio veicolare, del vecchio passaggio a livello di via Seveso chiuso da anni.
  • B: Nuovo percorso di accesso ciclopedonale alla nuova pista da via Savonarola o Crocefisso, senza dover scendere e risalire nel sottopasso di via Nazioni Unite.
  • C: Prevedere, visto che le rotaie sono già qualche metro sotto la quota strada, solo un sovrappasso ciclopedonale (v. col.giallo) allineato a viale Santuario per il collegamento dei quartieri S. Valeria e Ceredo con l’esistente via Como. Ciò agevolerebbe in sicurezza e velocità il collegamento alla stazione ferroviaria, ai bus, al mercato e al capolinea della metrotranvia.
  • D: Prevedere la soluzione dello scavalco della linea ferroviaria RFI attraverso due soluzioni (v. Bottego/v. Cap. Giulietti), una alternativa all’altra, ciclopedonali e veicolari a senso unico alternato.
Disegno 2

L’eventuale passaggio veicolare tra la via Seveso e la via Saronno (v. nodo A2), insieme al collegamento della via Saronno alla via Bottego (v. nodo D), permetterebbe un logico ed agevole collegamento veicolare (v. linea gialla) all’interno del quartiere Sant’Ambrogio e unirebbe nello stesso tempo tutta la zona ora “isolata” posta tra le due ferrovie al suo quartiere.

È importante sottolineare che l’eventuale nuovo sovrappasso tra via Luini (viale S. Valeria) e la via Como dovrà essere esclusivamente ciclopedonale e non veicolare, evitando in questa maniera anche e soprattutto speculazioni edilizie con cambi di destinazione d’uso dei terreni agricoli.

Disegno 3

Il nodo D risulterebbe molto importante perché sarebbe l’incrocio tra:
  • Il nuovo percorso lineare, sicuro e veloce ciclopedonale est-ovest ora inesistente a Seregno (col. rosso).
  • La testa di una delle due soluzioni di sottopassi da via Sabatelli o da via Cap. Giulietti (col. verde).
  • Il proseguimento del nuovo eventuale sovrappasso ciclopedonale proveniente da S. Valeria, che collegherebbe, solo con un nuovo sovrappasso, in maniera lineare, sicura e veloce anche il quartiere Ceredo alla stazione, valorizzando altresì il parco di via Marzabotto.
Queste soluzioni rappresentano una visione integrata che potrebbe migliorare sensibilmente la mobilità, la sicurezza e la vivibilità del quartiere Sant’Ambrogio e dell’intera città di Seregno.