sabato 1 agosto 2026

Ozono alle stelle, aria tossica: anche Monza oltre la soglia di allarme

241 microgrammi di ozono per metro cubo a Monza Parco e 226 a Monza Centro. Sono tra i valori più preoccupanti registrati in Lombardia nella giornata di ieri, quando l’ondata di caldo si è accompagnata a concentrazioni di ozono atmosferico molto elevate. Legambiente Lombardia: “Aria insalubre in tutta la regione”.

Le elevatissime concentrazioni di ozono in atmosfera rilevate giovedì 30 luglio da ARPA Lombardia

Non c’è soltanto il caldo a rendere particolarmente difficile l’aria che si respira in questi giorni in Lombardia. A preoccupare è anche l’ozono, le cui concentrazioni hanno raggiunto livelli molto elevati in gran parte della regione. A segnalarlo è Legambiente Lombardia, sulla base dei dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio di ARPA Lombardia.

Il quadro riguarda direttamente la Brianza. Nei giorni scorsi, a Monza Parco sono stati registrati 241 microgrammi di ozono per metro cubo, superando così il livello di allarme di 240 microgrammi/m³ come valore orario. Un dato particolarmente significativo perché colloca Monza, insieme a Valmadrera e Calusco d’Adda, tra le località lombarde dove è stata oltrepassata la soglia di allarme.

Anche Monza Centro ha registrato un valore molto elevato, pari a 226 microgrammi/m³, ben al di sopra del livello di attenzione. Numeri che, secondo Legambiente, hanno esposto centinaia di migliaia di persone a concentrazioni di ozono potenzialmente dannose per le mucose respiratorie e oculari.

Il valore guida per la tutela della salute umana è infatti di 120 microgrammi/m³ come media misurata su otto ore. Nella giornata considerata, sottolinea Legambiente, questo valore è stato superato da tutte le stazioni di misura, comprese quelle situate in area alpina.

La situazione più critica si è concentrata nella Lombardia occidentale e lungo la fascia prealpina. Oltre a Monza Parco, dove si è arrivati a 241 microgrammi/m³, sono stati rilevati 243 microgrammi/m³ a Valmadrera, nel Lecchese, e 246 a Calusco d’Adda, nella Bergamasca. Ma valori molto elevati sono stati registrati anche a Bergamo (233), Lecco (229), Varese (204), Como (200) e, come detto, Monza Centro (226). Il dato brianzolo assume quindi particolare rilievo: Monza Parco è stata una delle tre stazioni lombarde nelle quali è stato superato il livello di allarme di 240 microgrammi/m³. Il fenomeno, inoltre, non riguarda esclusivamente le aree urbane. A Perledo, sul lago di Como, sono stati misurati 228 microgrammi/m³, mentre a Moggio, in Valsassina, il valore si è attestato a 215. È un elemento importante per comprendere la natura dell’inquinamento da ozono.

L’ozono è infatti un inquinante secondario: non viene emesso direttamente da una singola fonte, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni chimiche che coinvolgono diversi precursori in presenza di forte radiazione ultravioletta. Tra questi ci sono gli ossidi di azoto prodotti soprattutto dal traffico, i solventi utilizzati nelle attività industriali e il metano proveniente, tra l’altro, dagli allevamenti e dalle risaie. Questo spiega anche perché gli effetti dell’inquinamento possano manifestarsi a decine di chilometri di distanza dalle sorgenti emissive. Gli inquinanti precursori vengono trasportati dall’atmosfera e l’ozono può raggiungere concentrazioni elevate anche in località lontane dai grandi centri urbani.

A spiegare la gravità del fenomeno è Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, che sottolinea come l’ozono non debba essere considerato soltanto un problema legato alla qualità dell’aria.

“L’ozono è classificato tra gli inquinanti climatici. Si tratta di un gas allo stesso tempo ad effetto serra, quindi in grado di contribuire all’aumento delle temperature, sia un potente inquinante in grado di determinare azioni tossiche su tutti gli organismi viventi, infliggendo danni ai tessuti animali e vegetali.”

Per Legambiente, dunque, caldo e ozono rappresentano due aspetti strettamente collegati di una stessa crisi ambientale. Di Simine parla infatti di “ennesima spia chimica e climatica dell’insostenibilità ambientale del sistema insediativo, produttivo ed agricolo della Lombardia”, ricordando che la regione è quella europea maggiormente colpita da questo inquinante estivo. E aggiunge:

“I livelli altissimi di concentrazione nell’aria che respiriamo sono un indicatore molto preciso della distanza, enorme, che separa le misure ambientali attuate dalla nostra regione dagli obiettivi di transizione ecologica ed energetica.”

Un passaggio che riguarda da vicino anche la Brianza, territorio caratterizzato da un’elevata densità abitativa, da una forte presenza di infrastrutture e traffico e dalla vicinanza con l’area metropolitana milanese. I dati registrati a Monza mostrano infatti come il problema dell’inquinamento atmosferico non possa essere ricondotto soltanto alle concentrazioni di polveri sottili nei mesi invernali: anche durante l’estate, quando il cielo è limpido e le giornate sono caratterizzate da forte insolazione, l’aria può raggiungere livelli di insalubrità preoccupanti.

La formazione dell’ozono è favorita proprio dalle condizioni che caratterizzano le giornate più calde e stabili: forte insolazione e scarsa ventilazione. Per questo i picchi si verificano generalmente nelle ore più calde della giornata e possono proseguire fino al pomeriggio e alla sera. In queste condizioni, la prima forma di tutela consiste nel ridurre l’esposizione. Legambiente invita a evitare le attività fisiche intense, soprattutto nelle ore pomeridiane e serali, quando le concentrazioni possono raggiungere i valori più elevati, e suggerisce di trascorrere queste ore in ambienti chiusi e, per quanto possibile, freschi. Sul piano della prevenzione, invece, l’associazione richiama la necessità di intervenire sui precursori dell’ozono: ridurre l’uso dell’automobile, limitare l’impiego di solventi e prestare attenzione alle pratiche agricole, compreso lo spandimento di liquami e digestati. Sono misure che possono incidere sulle emissioni, ma che mostrano anche quanto il problema sia complesso: l’ozono non si forma necessariamente dove vengono emessi i suoi precursori e la sua presenza è il risultato dell’interazione tra emissioni, condizioni meteorologiche e radiazione solare.

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