domenica 23 ottobre 2016
Muri a secco sul Monte Barro
E' il sesto anno ormai che Parco Monte Barro e WWF Lecco propongono con successo l'attività sui "muretti a secco", manufatti di ingegneria edilizia a cui l’uomo ricorre per conquistare nuovi spazi, spesso da destinare alla coltivazione su pendii collinari o montuosi altrimenti impossibili da sfruttare, ma anche luoghi di importante valenza ambientale per le numerose specie vegetali e di microfauna che queste strutture possono ospitare.
Sabato 22 ottobre, in una fredda mattina autunnale, un gruppo di una decina di volontari coordinati dal tecnico Michael Wolfger, ha provveduto alla ristrutturazione di un tratto di muretto a secco lungo un sentiero che collega Camporeso a Migliorate, sulle pendici sud occidentali del Monte Barro. Dalla preparazione dei sito alla ricostruzione del basamento e via via fino alla finitura, un tratto di muro ha ripreso vita in tutto il suo originario splendore.
L’iniziativa sui muri a secco è solo una delle numerose attività che gli attivisti del WWF Lecco portano avanti all’interno dell’area protetta del Parco Barro, andando ad affiancarsi alle ricerche sul gambero di fiume, alle bugbox per favorire la presenza di insetti impollinatori, alla manutenzione naturalistica degli stagni... in un susseguirsi di impegni per la tutela dell’ambiente e della biodiversità.
Immagini di proprietà WWF Lecco
sabato 22 ottobre 2016
Pedemontana è insostenibile. Di Pietro ne prenda atto e restituisca la concessione!
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| In nero le tratte di Pedemontana realizzate ad oggi (in alto le tangenziali di Varese e Como, sotto la tratta da Busto Arsizio a Lentate sul Seveso) |
Giovedì scorso Antonio Di Pietro, presidente di Pedemontana, nel corso di un
incontro con i sindaci del varesotto ha avanzato la proposta di
nazionalizzare o regionalizzare le tangenziali di Como e Varese. [Per approfondire leggi qui e qui]
Pubblichiamo di seguito il commento che ci ha inviato Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia.
Pubblichiamo di seguito il commento che ci ha inviato Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia.
Secondo il pef (piano economico finanziario) del 2009 le tangenziali avrebbero dovuto costare 420 mln di opere e 130 di somme a disposizione per un totale di 550 mln su 4,7 mld complessivi, quindi circa il 12% dell'investimento. Nel pef 2013 il conto finale è aggiornato a 600 mln.
Per l'80% le tangenziali di Como e Varese sono state pagate con il contributo pubblico, quindi se si statalizzano come chiede Di Pietro lo Stato o la Regione ci devono mettere tra i 100 e i 150 mln.
Questa soluzione, proposta dal presidente di Pedemontana Antonio Di Pietro, richiede la revisione radicale del PEF ed un nuovo passaggio al CIPE, che per poter approvare la revisione del PEF deve avere sul tavolo un altro PEF, credibile, per il completamento dell'opera, che è cosa impossibile.
Proporre la nazionalizzazione delle tangenziali senza un piano per il resto dell'opera serve solo a non affrontare il problema centrale della insostenibilità dell'intero progetto e del rischio di fallimento. Rischio traffico, rischio ambiente (carotaggi Seveso) e mercato finanziario che ha voltato le spalle al progetto dovrebbero spingere ad un ripensamento e ridimensionamento dell'opera.
Quindi per salvare gli interessi dei due capoluoghi si sacrificano quelli di tutto il resto del territorio.
Ma se Di Pietro vuole salvare l'opera e fare l'interesse pubblico una soluzione ce l'ha, ed è quella che lui stesso ha firmato nella convenzione 2007: è la restituzione della concessione per impossibilità di rispettarla, che oggi può essere concertata senza particolari problemi mentre se si aspetta ancora ci sono almeno due gravi rischi:
- che Pedemontana fallisca e la concessione intera torni a CAL(Concessioni Autostrade lombarde di Regione e Anas), ma dopo una procedura che potrebbe durare anni a danno del territorio
- che sia CAL a svegliarsi, finalmente - o il ministero dei Trasporti ad intervenire - per denunciare il mancato rispetto della convenzione e revocare la concessione, con una procedura che può chiedere i danni a Pedemontana e ai sui soci (quindi a Serravalle che detiene l'80% delle azioni di Pedemontana).
Dario Balotta, responsabile trasporti Legambiente Lombardia
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venerdì 21 ottobre 2016
Pedemontana e diossina: i dati e le conseguenze della "caratterizzazione"
a cura del Coordinamento ambientalista
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE
E' ormai agli atti dei Comuni interessati la documentazione della Caratterizzazione dei suoli delle zone A, B, R del disastro ICMESA che sono interessate dal progetto della Pedemontana.
Una corposa documentazione il cui fulcro centrale è la relazione tecnica descrittiva elaborata da "Nuova Briantea" cioè dal Raggruppamento Temporaneo d'Imprese (RTI) con capogruppo Strabag, su mandato di Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) e Concessioni Autostradali Lombarde (CAL).
"Insieme in rete" ne è entrata in possesso a mezzo di accesso agli atti fatto da una sua componente presente in un Consiglio Comunale.
Nella relazione, per la prima volta, appare in un elaborato ufficiale, oltre alle due note vasche/discariche di Meda e Seveso presenti nel Bosco delle Querce, quelle che vengono definite come la terza vasca di Cesano Maderno e una fossa approssimativamente ubicata al confine tra Bovisio e Desio.
Della vasca di Cesano Maderno e della fossa tra Bovisio e Desio le capacità volumetrica non sono note, "non si hanno informazioni certe" e lì vennero presumibilmente sepolti gli animali contaminati da diossina TCDD e abbattuti nel 1976.
Con il piano di caratterizzazione sono stati indagati 214 punti così suddivisi:
- 22 punti in zona A con 66 campioni
- 45 punti in zona B con 135 campioni
- 137 punti in zona R con 411 campioni
- 10 punti esterni anche alla zona con 30 campioni.
Ogni campione è stato gestito con un'aliquota analizzata dal laboratorio di fiducia di Nuova Briantea, una consegnata ad ARPA per le analisi di contradditorio e una terza aliquota sigillata e conservata dall'appaltatore per eventuale e successivo controllo.
Le analisi chimiche, espresse come sommatoria delle componenti PCDD (tutte le policloro-dibenzo-p-diossine) + PCDF (furani) e condotte secondo un ben definito protocollo nel Top Soil (primi 20 cm), nel livello intermedio (da 20 cm a 1 metro) e nel livello profondo (da 1 metro a 2 metri) hanno ricercato la presenza di diossine e in particolare della “nostra diossina”, la TCDD, la più tossica e pericolosa.
Sono 387 dati analitici suddivisi per zone (ogni dato è un valore) che hanno portato ai seguenti risultati:
nel livello superficiale, TOP SOIL,
37 superamenti del limite per siti a verde pubblico e privato oltre quindi il limite di 10 ngE kg-1 SS (nano grammi equivalenti, unità di misura che unisce il peso del contaminante alla sua pericolosità)
4 superamenti del limite per siti ad uso commerciale industriale (100ngE kg-1 SS)
nel livello intermedio
22 superamenti del limite per siti a verde pubblico e privato (10 ngE kg-1 SS)
nel livello profondo
4 superamenti del limite per siti a verde pubblico e privato (10 ngE kg-1 SS)
Quindi dalle analisi APL abbiamo 63 superamenti del limite a verde e 4 superamenti del limite industriale.
ARPA ha per parte sua analizzato 46 campioni relativi a 46 differenti sondaggi.
Il contradditorio ha portato ad attribuire a ciascun campione specifico la maggiore tra le concentrazioni ottenute nel confronto del dato di ARPA con quello del laboratorio di Nuova Briantea.
Il contradditorio porta all'aumento del numero dei superamenti dei livelli di CSC:
- 68 superamenti del limite verde (di cui 16 in aree definite da APL “con destinazione d’uso verde” ed altri 17 “in aree in corrispondenza delle quali si prevede la realizzazione di interventi di mitigazione ambientale e le aree tecniche/di cantiere, avranno una destinazione d’uso di tipo verde”. Quindi ulteriori 33 ambiti che dovrebbero essere sottoposti a bonifica o ad altra azione conseguente alla individuazione del superamento del limite di legge)
- 5 superamenti del limite industriale
Ai risultati di questa fase di caratterizzazione vanno aggiunti i risultati delle precedenti indagini APL del 2008 (vedi mappa qui) che tra indagine preliminare e indagine integrativa rilevò:
- 55 superamenti del limite verde
- 15 superamenti del limite industriale.
Arriviamo dunque a 61 superamenti del limite verde e a 16 superamenti del limite industriale nelle analisi precedenti il 2016.
Prendendo quindi in esame, come è corretto fare, tutte le analisi sinora fatte, su tutta la tratta B2 e inizio C troviamo complessivamente 129 superamenti del limite verde, di cui almeno 43 ambiti che dovrebbero essere sottoposti a bonifica o ad altra azione conseguente alla individuazione del superamento del limite di legge e 21 superamenti del limite industriale anch’essi da assoggettare a bonifica.
Le azioni da intraprendere in relazione al progetto dell'autostrada, alla bonifica dei terreni interessati o ad altre differenti soluzioni sarà conseguente alle valutazioni che si daranno rispetto ai risultati di questa caratterizzazione.
Regione Lombardia nel tavolo tecnico del 19 ottobre 2016 ha evidenziato alla soc. Pedemontana che i termini per la presentazione di Analisi di Rischio e Piano di Bonifica sarebbero scaduti (entro sei mesi dall’ Approvazione del Piano di Caratterizzazione, sia che si conteggi dalla Conferenza dei Servizi del 29 luglio 2015 o dal Decreto Regionale di Approvazione dell’ottobre 2015) ed ha concesso 30 giorni di tempo per presentare un pre-piano che delimiti gli ambiti contaminati sui quali poi dovrà sviluppare Analisi di Rischio e Progetto di Bonifica.
Nel caso APL non confermasse il suo interesse nella realizzazione dell’opera dando seguito alle obbligazioni conseguenti con esproprio delle aree e attuazione della bonifica, il procedimento risulterebbe concluso.
Alla luce dei dati disponibili viene dunque confermato il rischio legato all'escavazione e alla movimentazione del terreno, mostrando una contaminazione diffusa lungo le aree intersecate dal tracciato autostradale con un rischio sanitario connesso anche laddove il valore assoluto delle diossine non supera i limiti stabiliti dalla normativa ambientale per l’attivazione di operazioni di bonifica.
L’aerodispersione della diossina con gli scavi, potrebbe costituire un pericolo per l’esposizione di cittadini ed operatori in tali aree.
Vorremmo rimarcare che il coordinamento ambientalista "Insieme in rete", sin da subito si è speso con intense interlocuzioni a tutti i livelli affinché venisse recepita la necessità e l’obbligatorietà di una caratterizzazione dei suoli per definire il livello di contaminazione da Diossina TCDD.
E’ quindi anche grazie all’insistenza e al nostro assiduo operare che la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) e, per la parte che gli compete, Regione Lombardia si trovano ora a dover trovare soluzione a una criticità complicata ma reale che non può più essere sminuita.
---------
Rassegna stampa
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| Il Giorno - 22/10/2016 |
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| Il Cittadino - 22/10/2016 |
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giovedì 20 ottobre 2016
Campi e cascine a San Carlo
Diossina: le verità evidenti
Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato del
Coordinamento No Pedemontana
Apprendiamo attraverso il comunicato stampa congiunto dei Sindaci di Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, che sono stati comunicati da Società Pedemontana i risultati del piano di caratterizzazione eseguito tra maggio e giugno nelle aree interessate dal tracciato previsto per l’Autostrada.
Leggendo il comunicato degli Amministratori sembrano confermate le aspettative più preoccupanti. Nei campioni prelevati nella ex Zona B il 40% presenta superamenti della soglia di rischio prevista per legge; alcuni superamenti addirittura sarebbero stati rilevati anche nella ex zona A (quella bonificata!!!) e nella ex zona di rispetto (quella appena sfiorata dall’inquinamento!!!). Naturalmente sarà necessario vedere in dettaglio i dati elaborati, accostandoli poi a quelli delle precedenti campagne di indagine. Ma già ora si possono trarre alcune conclusioni.
Questa caratterizzazione conferma quello che tutti sanno da sempre: la zona interessata dal passaggio di Pedemontana è piena di diossina, eredità del “disastro ICMESA del 1976. Siamo messi una volta di più di fronte alla fragilità del nostro territorio e alla necessità di tutelarlo, insieme alla nostra salute. Questa tutela deve essere la priorità, e non una Autostrada insostenibile (da tutti i punti di vista, ambientale e finanziario) e che invece VA FERMATA.
Per una amara coincidenza, nella stessa settimana della comunicazione dei dati sulla persistente presenza di diossina nei nostri territori, è previsto il Convegno del 20 e 21 ottobre presso la FLA dal titolo “Resilienza e rischio nei 40 anni di Seveso” perfetta conclusione di un ciclo di iniziative commemorative (Seveso + 40) imperniate sulla “resilienza” (termine quanto mai di moda) e sulla retorica della “rinascita della comunità” e del recupero ambientale. Una narrazione che ha edulcorato e ripulito il passato e si propone di rassicurare per il futuro, ma che si scontra con i dati di realtà.
Ed è sconcertante ma in fondo indicativo, che ad officiare il secondo giorno del convegno intervenga quel Raffaele Cattaneo di cui molti a Seveso – e negli altri comuni colpiti dall’inquinamento -, ricordano le performances in materia di rischio diossina: dalle dichiarazioni alla TV Svizzera nel 2013 all’intervento presso la il Comitato delle Regioni presso l’Unione Europea a Bruxelles, nel giugno scorso (“ha fatto più danni l’allarmismo della diossina”).
Il problema diossina non è stato risolto veramente ma soltanto sminuito. Oggi ne abbiamo l’ennesima conferma.
Chiediamo alle Amministrazioni locali non solo di rendere disponibili ma di divulgare al più presto i dati della caratterizzazione, non per una procedurale “trasparenza” ma per l’assoluto e inviolabile diritto della popolazione a conoscere la situazione reale.
Chiediamo inoltre alle Amministrazioni di prendere atto una volta di più che l’unico modo per tutelare territorio e cittadini – per il problema diossina e non solo – è farla finita con questo inutile e dannoso progetto di Autostrada.
Si fermino per sempre i lavori di Pedemontana e si realizzino quanto prima un’ indagine su tutta l’area inquinata e un piano di messa in sicurezza definitivo del territorio a tutela della salute di tutti noi.
Coordinamento No Pedemontana
blog: https://nopedemontana.wordpress.com
Facebook: https://www.facebook.com/No-Pedemontana-574408359298181/?fref=ts
Coordinamento No Pedemontana
Apprendiamo attraverso il comunicato stampa congiunto dei Sindaci di Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, che sono stati comunicati da Società Pedemontana i risultati del piano di caratterizzazione eseguito tra maggio e giugno nelle aree interessate dal tracciato previsto per l’Autostrada.
Leggendo il comunicato degli Amministratori sembrano confermate le aspettative più preoccupanti. Nei campioni prelevati nella ex Zona B il 40% presenta superamenti della soglia di rischio prevista per legge; alcuni superamenti addirittura sarebbero stati rilevati anche nella ex zona A (quella bonificata!!!) e nella ex zona di rispetto (quella appena sfiorata dall’inquinamento!!!). Naturalmente sarà necessario vedere in dettaglio i dati elaborati, accostandoli poi a quelli delle precedenti campagne di indagine. Ma già ora si possono trarre alcune conclusioni.
Questa caratterizzazione conferma quello che tutti sanno da sempre: la zona interessata dal passaggio di Pedemontana è piena di diossina, eredità del “disastro ICMESA del 1976. Siamo messi una volta di più di fronte alla fragilità del nostro territorio e alla necessità di tutelarlo, insieme alla nostra salute. Questa tutela deve essere la priorità, e non una Autostrada insostenibile (da tutti i punti di vista, ambientale e finanziario) e che invece VA FERMATA.
Per una amara coincidenza, nella stessa settimana della comunicazione dei dati sulla persistente presenza di diossina nei nostri territori, è previsto il Convegno del 20 e 21 ottobre presso la FLA dal titolo “Resilienza e rischio nei 40 anni di Seveso” perfetta conclusione di un ciclo di iniziative commemorative (Seveso + 40) imperniate sulla “resilienza” (termine quanto mai di moda) e sulla retorica della “rinascita della comunità” e del recupero ambientale. Una narrazione che ha edulcorato e ripulito il passato e si propone di rassicurare per il futuro, ma che si scontra con i dati di realtà.
Ed è sconcertante ma in fondo indicativo, che ad officiare il secondo giorno del convegno intervenga quel Raffaele Cattaneo di cui molti a Seveso – e negli altri comuni colpiti dall’inquinamento -, ricordano le performances in materia di rischio diossina: dalle dichiarazioni alla TV Svizzera nel 2013 all’intervento presso la il Comitato delle Regioni presso l’Unione Europea a Bruxelles, nel giugno scorso (“ha fatto più danni l’allarmismo della diossina”).
Il problema diossina non è stato risolto veramente ma soltanto sminuito. Oggi ne abbiamo l’ennesima conferma.
Chiediamo alle Amministrazioni locali non solo di rendere disponibili ma di divulgare al più presto i dati della caratterizzazione, non per una procedurale “trasparenza” ma per l’assoluto e inviolabile diritto della popolazione a conoscere la situazione reale.
Chiediamo inoltre alle Amministrazioni di prendere atto una volta di più che l’unico modo per tutelare territorio e cittadini – per il problema diossina e non solo – è farla finita con questo inutile e dannoso progetto di Autostrada.
Si fermino per sempre i lavori di Pedemontana e si realizzino quanto prima un’ indagine su tutta l’area inquinata e un piano di messa in sicurezza definitivo del territorio a tutela della salute di tutti noi.
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mercoledì 19 ottobre 2016
Ragazzi in Brughiera per la tutela della Genziana
Venerdì 28 ottobre 2016 alcuni ragazzi dell’istituto d’istruzione superiore “Luigi Castiglioni” di Limbiate saranno impegnati in una uscita didattica molto particolare a conclusione di un percorso iniziato nell’anno scolastico 2015/2016 nell’ambito di un progetto cofinanziato da Fondazione Cariplo.
Circa 35 ragazzi e ragazze delle classi quarte saranno accompagnati da alcuni professori dell’istituto superiore e dai ricercatori del Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia e dell’Università degli Studi di Milano, in una brughiera degradata nel Parco delle Groane per riqualificare l’area e ripopolarla con una specie floristica molto rara e delicata ossia la Gentiana pneumonanthe.
La giornata inizierà con la pulizia dell’area dalla vegetazione in eccesso e da eventuali rifiuti per poi procedere alla messa a dimora delle piantine prodotte nei laboratori della scuola.
I nuovi "nuclei” serviranno da base di partenza per la ricolonizzazione dell'area da parte della pianta e verranno monitorati nei mesi successivi.
L’evento rientra in una delle azioni previste nel “Progetto FraGenziane Fragmented Gentiana pneumonanthe populations, habitats and associated fauna in local ecological network” iniziato nel 2015 i cui capofila sono il Parco Regionale del Monte Barro e il Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia affiancati da Parco Regionale delle Groane, Consorzio Parco Brughiera Briantea, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Milano Bicocca, Università degli Studi di Pavia, Associazione LIPU onlus e Istituto di Istruzione Superiore Luigi Castiglioni oltre a degli Distretto Florovivaistico Alto-Lombardo WWF Lombardia.
In caso di previsioni meteo avverse l’uscita verrà rinviata a venerdì 11 novembre 2016.
martedì 18 ottobre 2016
Pedemontana e diossina: la contaminazione riguarda tutta l'area, anche quella relativa a Meda (ditelo al sindaco Caimi)
di Sinistra e Ambiente - Meda
Escono le prime notizie relative ai dati della Caratterizzazione dei suoli contaminati da diossina TCDD che verranno interferiti dal tracciato dell'autostrada Pedemontana e, come era prevedibile, l'amministrazione di Meda continua a restare nella sua nicchia di compiacente passività, staccata rispetto alle azioni, alle valutazioni e alle comunicazioni dei Comuni di Cesano Maderno, Seveso, Barlassina, Desio e Bovisio Masciago.
Escono dunque due comunicati dai contenuti differenti uno collettivo siglato dai cinque Sindaci e uno, separato dagli altri, dell'amministrazione medese di Caimi che segna il suo isolamento costruito sull'unica ossessione che la Pedemontana possa andare avanti comunque con l'auspicio unicamente di un tavolo tecnico di informazione e condivisione "nelle fasi di realizzazione dell'opera".
Un po' "poco" rispetto a quanto le analisi chimiche dellla Caratterizzazione hanno riscontrato.
Pare che il sindaco Caimi e la sua amministrazione ancora non si siano resi conto delle conseguenze di ciò che, probabilmente involontariamente, è stato anche scritto nel comunicato medese riprendendolo dal ben più corposo testo divulgato degli altri sindaci e cioè che "la contaminazione residua derivante dall'incidente Icmesa comprende tutta l'area interessata dalla realizzazione della Pedemontana".
C'è scritto di tutta l'area interessata dalla Pedemontana e cioè anche quella relativa a Meda.
C'è un altro passaggio dove appare evidente che Caimi e i suoi hanno poco compreso i contenuti dei report della Caratterizzazione e quanto gli altri Comuni invece dettagliano.
ARPA ha infatti chiesto nel suo rapporto di commento alle risultanze analitiche di APL, l'effettuazione di ulteriori approfondimenti consistenti in altre analisi dei campioni prelevati oppure nuovi sondaggi per una corretta definizione del modello concettuale della contaminazione.
Non una cosa da poco. Significa che potrebbero esserci altri superamenti oltre a quelli già certificati pari a un 40% di analisi oltre i limiti di legge sia in zona A che in B e R, che si vanno oltretutto a sommare ai superamenti del 2008.
Questo definisce una contaminazione da diossina TCDD diffusa su tutte le aree intersecate dall'autostrada.
Dinanzi ad una simile e grave situazione risulta pertanto a dir poco stupefacente il finale del comunicato dell'amministrazione medese che nelle sue contorsioni bizantine evidenzia ancora una "granitica volontà" affinchè la Pedemontana sia comunque realizzata.
Del resto, come gruppi ambientalisti e come ricordiamo ancora bene le strampalate affermazioni del sindaco di Meda quando si smarcò dagli altri 5 comuni non condividendo la scelta da loro fatta nell'avvalersi del supporto tecnico del geologo Gianni Del Pero. (vedi MEDA: LE POLEMICHE PRETESTUOSE DEL SINDACO CAIMI).
Così come indimenticabile fu, nel corso di un'assemblea di Insieme in Rete a Meda nel 2014 il suo polemizzare contro di noi proprio sulla validità dei dati del 2008 che, a suo dire, potevano ingenerare allarmismo (vedi IL 16-04-014 A MEDA, CON INSIEME IN RETE, S'E' DISCUSSO DI PEDEMONTANA).
Anche sul Piano di Caratterizzazione, il contributo da parte del Sindaco Caimi è stato nullo, l'amministrazione medese non ha mai avanzato proposte integrative e migliorative, contrariamente agli altri 5 comuni che hanno invece raccolto anche le istanze dei gruppi ambientalisti portandole al tavolo di discussione. (vedi PEDEMONTANA, DIOSSINA TCDD e PIANO DI CARATTERIZZAZIONE).
Insomma, l'isolamento di Meda è frutto delle scelte di un sindaco che con la sua giunta e maggioranza ha sempre mostrato la sua cieca volontà di voler vedere realizzata l'autostrada Pedemontana. Una volontà ormai completamente avulsa dalla realtà.
A breve, non mancheremo di dire la nostra come coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE sui risultati della caratterizzazione.
Cliccando qui potete trovare il comunicato unitario dei 5 Comuni (Cesano Maderno, Seveso, Barlassina, Desio e Bovisio Masciago) e a seguire quello del Comune di Meda.
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