domenica 26 aprile 2026
Parco GruBrìa: tra nuove minacce e segnali positivi
Negli ultimi mesi il nostro blog ha dedicato diversi approfondimenti alla situazione del Parco GruBrìa, mettendo in evidenza le criticità e i rischi crescenti che insistono su uno dei pochi sistemi verdi rimasti in un territorio fortemente urbanizzato come quello della Brianza.
I segnali di pressione sul Parco sono molteplici e, in alcuni casi, già concretamente visibili.
Abbiamo raccontato degli impianti fotovoltaici previsti nei territori di Bovisio e Desio, interventi che sollevano interrogativi importanti sul consumo di suolo e sulla coerenza con la funzione stessa di un’area protetta. Abbiamo poi segnalato la pesante trasformazione in atto tra Desio e Seregno, dove una porzione significativa del Parco è stata compromessa per la realizzazione del grande deposito della metrotranvia.
Un’infrastruttura che, paradossalmente, rischia di nascere già monca: restano infatti forti dubbi sulla reale possibilità di completare l’intero tracciato, vista la mancanza di risorse economiche. Si fa sempre più concreta l’ipotesi che la linea possa fermarsi a Nova Milanese, rendendo ancora più evidente la sproporzione tra l’impatto ambientale già prodotto e l’utilità effettiva dell’opera.
A questi elementi si aggiungono altri progetti critici: la tangenziale Meda–Seregno che interessa il Parco del Meredo e la proposta – a dir poco discutibile – di realizzare un nuovo ospedale all’interno del Parco, in zona Dosso a Seregno. Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore consumo di suolo in un contesto che dovrebbe invece essere preservato e valorizzato.
Di fronte a questo quadro, non mancano però segnali che vanno nella direzione opposta e che meritano di essere evidenziati.
È di questi giorni la notizia che i consigli comunali di Giussano, Meda e Cesano Maderno hanno deliberato l’adesione al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, evoluzione dell’attuale Parco GruBrìa. Un passaggio importante nel percorso di regionalizzazione del Parco, che prosegue quindi con l’ingresso di nuovi comuni.
Si tratta, è bene dirlo, di aree non particolarmente estese. Tuttavia il loro valore non va misurato solo in termini di superficie: queste adesioni contribuiscono a rafforzare quella rete di connessioni ecologiche e corridoi verdi che rappresentano un elemento fondamentale in un territorio caratterizzato da un’altissima densità abitativa e infrastrutturale.
In contesti come quello brianzolo, infatti, la continuità ecologica è spesso più importante dell’estensione stessa delle singole aree: piccoli tasselli possono fare la differenza nel mantenere un minimo di equilibrio ambientale.
Il quadro che emerge è quindi, ancora una volta, contraddittorio: da un lato pressioni sempre più forti e interventi che rischiano di compromettere definitivamente porzioni di territorio; dall’altro, tentativi – ancora parziali ma significativi – di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.
Torneremo nei prossimi giorni ad approfondire nel dettaglio i singoli interventi e le evoluzioni in corso, perché ciò che accade oggi nel Parco GruBrìa non riguarda solo alcune aree verdi, ma il futuro ambientale complessivo del nostro territorio.
sabato 25 aprile 2026
Macherio, Pedemontana e PL24: nuove voci contro la “polverizzazione”
Dopo la pubblicazione del nostro precedente post sul futuro del Progetto Locale 24 (PL24), abbiamo ricevuto diversi riscontri. Tra questi il contributo di Sinistra e Ambiente Meda, da tempo impegnata – insieme ad altre realtà del territorio – nel monitoraggio e nell’analisi degli effetti legati alla realizzazione di Pedemontana.
Il loro intervento non introduce elementi del tutto nuovi, ma rafforza e conferma, con parole nette, le preoccupazioni già espresse nei mesi scorsi da più soggetti ambientalisti della Brianza. Proprio per questo merita di essere riportato in modo ampio.
“In qualità di gruppo ambientalista che da tempo si occupa della vicenda Pedemontana, insieme con il Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, Legambiente Seveso e il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, abbiamo cercato di interloquire con l’amministrazione [...] per convincerla dell’importanza di mantenere il progetto originale di Compensazione Ambientale del PL24, anche se abbandonato da Lissone, vista la sua unicità.”
Un passaggio che richiama un elemento centrale: il tentativo – documentato – di aprire un confronto con l’amministrazione per preservare l’impianto originario del progetto. Tentativo che, a quanto emerge, non ha portato ai risultati sperati.
“Macherio, dopo iniziali incertezze, ha scelto la strada peggiore, cioè quella di frammentare gli interventi sul suo territorio comunale su superfici scollegate.”
Il giudizio è netto e non lascia spazio a interpretazioni: la frammentazione viene definita esplicitamente come l’opzione più negativa tra quelle possibili.
“Questa scelta inficia lo scopo e l’obiettivo originale delle Compensazioni Ambientali per ricucire parzialmente un territorio devastato dall’autostrada Pedemontana Lombarda.”
Qui si torna al punto chiave già evidenziato nel nostro articolo: senza una visione unitaria, la compensazione perde la sua funzione principale, ovvero quella di riequilibrare – almeno in parte – l’impatto di un’infrastruttura estremamente invasiva.
“Anche dinanzi al disastro conseguente alla realizzazione dell’infrastruttura, l’amministrazione ha scelto una logica d’intervento minimale che non consentirà di realizzare una progettazione ambientale compatta e significativa.”
Un’ulteriore critica che introduce un tema importante: non solo la frammentazione, ma anche la scala degli interventi, giudicata insufficiente rispetto alla portata dell’impatto ambientale.
“Tristezza infinita nel verificare che alcune amministrazioni sono ben lontane dallo spendersi efficacemente per preservare il proprio territorio.”
Una chiusura amara, che esprime chiaramente il sentimento di frustrazione di chi, da anni, segue da vicino questa vicenda.
E, ancora una volta, torna la domanda di fondo: può esistere una compensazione ambientale efficace senza una visione unitaria?
venerdì 24 aprile 2026
Di erbe e antichi saperi: il WWF Lecco organizza una giornata tra natura e tinture tradizionali
Un’immersione totale nella natura per riscoprire antiche tradizioni quasi dimenticate. È questa la proposta del WWF Lecco per domenica 10 maggio con l’evento “Di erbe e antichi saperi”, una giornata che coniuga l’esplorazione del territorio con la creatività artigianale.
L’iniziativa, pensata per tutti gli amanti della natura e del fai-da-te, si articolerà in due momenti distinti.
La mattinata sarà dedicata a un’escursione guidata all’interno del suggestivo Parco Monte Barro, accompagnati da esperte Guide Ambientali Escursionistiche (GAE); i partecipanti potranno esplorare la ricca biodiversità del parco, imparando a conoscere la flora locale e le sue proprietà.
Dopo una pausa per il pranzo al sacco, il pomeriggio si trasformerà in un vero e proprio laboratorio creativo: presso la Sala CFA di Villa Bertarelli (Galbiate), si terrà infatti un workshop pratico di tintura naturale. I partecipanti avranno l’opportunità di apprendere e sperimentare le tecniche tradizionali per estrarre pigmenti da piante ed erbe, e utilizzarli per colorare i tessuti; un’arte antica che permette di creare sfumature uniche e sostenibili, in perfetta armonia con l’ambiente.
Ciascun partecipante, al termine dell’esperienza, potrà portare a casa alcuni materiali colorati con le proprie mani.
Per maggiori informazioni, dettagli sulle modalità di iscrizione e per compilare il modulo di preiscrizione, è possibile fare riferimento al sito ufficiale del WWF Lecco, all’indirizzo wwf.lecco.it/tintori.
Magreglio è il comune del Triangolo Lariano con le fognature messe peggio!

Sorgente del Lambro (Menaresta) a Magreglio
a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"
Magreglio (CO) è il comune del Triangolo Lariano con le fognature messe peggio! Il dato risulta dall'analisi dei dati sulla situazione delle reti fognarie della zona del Triangolo Lariano, in base all'elaborazione resa nota dal nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi".
Magreglio, come detto, è il Comune messo peggio, con la quasi totalità (circa il 97%, dai dati in nostro possesso) delle proprie reti fognarie ancora di tipo misto, cioè dove non esiste la separazione tra le acque chiare (piogge) e quelle scure (reflui).
Così commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente: "È incredibile che Magreglio, ovvero il Comune che ospita le sorgenti del fiume Lambro, sia quello con le fognature messe peggio! Nel territorio di Magreglio la quasi totalità delle reti fognarie risultano ancora di tipo misto e, pertanto, inadeguate al corretto smaltimento dei reflui fognari. Una situazione che grida vendetta, si dovrebbero indirizzare gli investimenti in termini prioritari proprio per la separazione delle acque chiare dalle acque scure".
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Scolmatore di piena lungo il fiume Lambro |
Sormano 92%, Proserpio 82%, Lasnigo 79%, Caslino d'Erba 78%, Eupilio 77%, Erba (che è anche di gran lunga il comune più popoloso di tutta l'area) 76%, Barni e Caglio col 75%. A cui seguono altri comuni con percentuali di poco sotto al 75%.
Continua Fumagalli: "Fa oltretutto specie che due comuni del Triangolo Lariano, ovvero Magreglio e Lasnigo, abbiano oggi come sindaci l'attuale e l'ex presidente della Comunità Montana, ovvero figure che dovrebbero avere una visione più ampia del territorio, e invece nei loro rispettivi comuni la situazione delle fognature è molto arretrata.
Lo ribadiamo: in tutta l'area del Triangolo Lariano si doveva - e si deve ora! - prevedere interventi, anche intercettando fondi pubblici (statali o regionali), da utilizzare in termini prioritari proprio per la sistemazione delle fognature, ovvero per separare le acque chiare dalle acque scure. Oltre, naturalmente, all'estensione della rete fognaria a quelle località non ancora servite da pubblica fognatura! Sono questi gli investimenti prioritari da mettere in campo, per il bene dell'ambiente e per il risanamento dei nostri fiumi e dei nostri laghi, in primis del lago di Pusiano".
martedì 21 aprile 2026
Festa delle Oasi Lipu 2026: appuntamento a Cesano Maderno tra natura e partecipazione
Presso l’Oasi Lipu di Cesano Maderno torna anche quest’anno la Festa delle Oasi e Riserve promossa dalla LIPU, in programma sabato 9 e domenica 10 maggio 2026. Due giornate di attività pensate per avvicinare il pubblico alla natura, con proposte diversificate tra educazione ambientale, benessere e iniziative per famiglie.
Il programma di sabato 9 maggio si concentra su esperienze espressive e attività legate al rapporto tra persona e ambiente. In mattinata è previsto “Orchestra Selvatica”, un laboratorio musicale che utilizza suoni e suggestioni naturali, seguito da “La Natura come Tela”, percorso di arteterapia. Nel pomeriggio spazio al benessere con una lezione di yoga all’aperto rivolta agli adulti, mentre in parallelo si svolgeranno letture dedicate ai bambini. La giornata si chiuderà con una dimostrazione di Tai-Chi aperta al pubblico.
Domenica 10 maggio sarà invece maggiormente orientata alla scoperta dell’oasi. Le visite guidate, organizzate dai volontari LIPU, accompagneranno gruppi di adulti e bambini lungo i percorsi naturalistici, con momenti di approfondimento su habitat e specie presenti. Tra queste, anche una visita tematica sul “Sentiero per tutti”, pensata per garantire accessibilità. La mattinata includerà inoltre laboratori artistici e attività sensoriali per i più piccoli.
Nel pomeriggio proseguiranno le attività per famiglie con un laboratorio creativo per bambini, affiancato da una nuova visita guidata. La manifestazione si concluderà con un aperitivo in terrazza, momento informale di chiusura dell’evento.
Durante entrambe le giornate saranno presenti iniziative collaterali: la mostra “Amica Terra”, dedicata ai temi dell’enciclica Laudato Sì, attività di trucca-bimbi a tema naturale, un banchetto di libri usati a sostegno dell’Associazione Amici della Biblioteca di Cesano Maderno e, nella giornata di domenica, sessioni di Nordic Walking con istruttori qualificati. È prevista inoltre la presenza di spazi informativi, tra cui quello di Vittoria’s Farm con esposizione di tracce e reperti.
L’area picnic e i prati intorno al centro visite saranno accessibili per chi desidera fermarsi durante la giornata. Alcune attività richiedono la prenotazione; per dettagli organizzativi e aggiornamenti è possibile consultare il sito ufficiale dell’oasi.
Info: OASI LIPU CESANO MADERNO
Via Don Luigi Orione 43, 20811 Cesano Maderno (MB)
tel 0362.546827; e-mail: oasi.cesanomaderno@lipu.it;
www.oasicesanomaderno.it; facebook: Oasi LIPU Cesano Maderno
La fame di asfalto: Pedemontana pronta a divorare il P.A.N.E.
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| La tratta D breve di Pedemontana e i confini del P.A.N.E. |
Il recente comunicato di Regione Lombardia sulla Pedemontana, che annuncia l’esclusione di ventuno Comuni dalla cosiddetta “tratta D lunga”, merita di essere letto con attenzione non solo per ciò che afferma esplicitamente, ma soprattutto per ciò che lascia intendere tra le righe.
A prima vista, la decisione viene presentata come una scelta di “buonsenso”, capace di liberare i territori da vincoli urbanistici ormai superati e di restituire margini di pianificazione agli enti locali. Un linguaggio rassicurante, che richiama ascolto e condivisione. Tuttavia, proprio questa narrazione solleva interrogativi importanti, perché il superamento della tratta D lunga non equivale affatto a un ridimensionamento dell’infrastruttura, bensì al contrario consolida implicitamente il percorso della cosiddetta “tratta D breve”.
Ed è qui che il comunicato si fa significativo per ciò che non dice.
In un momento in cui sono in corso ricorsi e contestazioni contro la tratta D breve – un progetto che, se realizzato, comporterebbe la devastazione del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.) – la Regione sceglie di non affrontare apertamente il nodo centrale della questione: l’impatto ambientale e territoriale dell’opera. Si preferisce invece parlare di semplificazione amministrativa, di allineamento degli strumenti urbanistici, di aggiornamenti tecnici. Tutti elementi reali, certo, ma che rischiano di funzionare come una cortina fumogena rispetto al tema più rilevante.
Perché liberare i Comuni dal tracciato “storico” significa, di fatto, sgomberare il campo da alternative e rafforzare un’unica direzione progettuale. Una direzione che insiste su un’area agricola e naturale di grande valore, senza che vi sia stato un vero confronto pubblico all’altezza delle conseguenze.
Ma c’è un ulteriore elemento che merita attenzione, e che nel comunicato resta completamente implicito. La rimozione dei vincoli legati alla Pedemontana non rappresenta automaticamente una tutela per quei territori. Al contrario, apre uno scenario tutto da scrivere.
Senza il corridoio di salvaguardia, quelle aree tornano nella piena disponibilità pianificatoria dei Comuni, attraverso i rispettivi PGT. E qui si apre una domanda cruciale: quale sarà la loro destinazione futura? Se da un lato si può auspicare una valorizzazione ambientale o agricola, dall’altro non si può ignorare che la richiesta di svincolo nasce spesso dalla volontà di rendere nuovamente utilizzabili quelle aree per nuovi progetti. E questi progetti potrebbero tradursi non in parchi o tutele, ma in nuove edificazioni, infrastrutture locali, espansioni residenziali o produttive.
In altre parole, il rischio è che si passi da un vincolo infrastrutturale a una possibile pressione urbanistica diffusa. Un cambiamento meno visibile, forse, ma non necessariamente meno impattante nel medio-lungo periodo.
Il comunicato parla di “ascolto dei territori”, ma molti territori coinvolti raccontano una realtà diversa: osservazioni ignorate, preoccupazioni liquidate, richieste di approfondimento rimaste senza risposta. Il risultato è una percezione crescente di opacità decisionale, in cui le scelte strategiche sembrano già definite mentre il dialogo resta formale, se non assente.
Anche il tempismo della decisione non è neutro. Intervenire sul Piano Territoriale Regionale mentre sono ancora aperti contenziosi sulla tratta D breve significa incidere indirettamente sul contesto in cui quei ricorsi si collocano. È una mossa che, pur tecnicamente legittima, appare politicamente orientata a consolidare uno scenario prima che il dibattito si sia realmente concluso.
In questo quadro, il “detto non detto” diventa il vero contenuto del comunicato: la conferma implicita che la tratta D breve è considerata l’opzione da portare avanti, anche a costo di sacrificare un patrimonio ambientale come il P.A.N.E. E che questo percorso prosegue senza un reale processo partecipativo, senza una trasparenza adeguata e senza una valutazione pubblica comparativa delle alternative.
Per chi ha a cuore il territorio della Brianza e la sua residua rete di spazi agricoli e naturali, questo passaggio non può essere archiviato come un semplice aggiornamento tecnico. È un segnale politico chiaro, che impone di alzare il livello di attenzione e di pretendere finalmente quel confronto aperto e sostanziale che finora è mancato.
Macherio, Pedemontana e PL24: quando le compensazioni si dissolvono
| Il defunto Progetto Locale 24 di Pedemontana |
C’erano tutti i segnali. C’erano le preoccupazioni espresse chiaramente, nero su bianco, un anno fa (leggi qui). Eppure oggi ci troviamo esattamente nel punto che avevamo cercato di evitare: lo smantellamento del Progetto Locale 24 (PL24) attraverso quella che viene definita, con un termine fin troppo edulcorato, una “polverizzazione” degli interventi.
Il comunicato diffuso da Progetto Macherio – e che trovate al termine di questo post – parla chiaro: l’amministrazione comunale si appresta a presentare un protocollo d’intesa con Pedemontana che stravolge completamente il progetto di compensazione ambientale sull’area di Bareggia – via Edison, frammentandolo in cinque interventi “altrove”. Una scelta che non solo cambia direzione, ma rinnega apertamente l’impianto originario del Masterplan del 2009.
Non conosciamo, al momento, la proposta alternativa avanzata da Progetto Macherio e su questo non esprimiamo alcun giudizio. Ma su ciò che invece è ormai evidente – la disgregazione del PL24 – non si può tacere.
Già nel marzo 2025, diverse associazioni ambientaliste della Brianza – Osservatorio PTCP Monza e Brianza, Legambiente Circolo Laura Conti Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale – avevano espresso forti timori rispetto a questa deriva. Durante l’incontro con l’amministrazione comunale, era emersa chiaramente la possibilità che le risorse destinate alla compensazione ambientale venissero disperse in una serie di piccoli interventi scollegati tra loro, con il rischio concreto di snaturare il progetto originario.
Quel progetto non era un’idea astratta: rappresentava una visione organica di rigenerazione ecologica, capace di restituire continuità ambientale a un territorio già pesantemente compromesso. L’acquisizione pubblica delle aree, la riforestazione, la creazione di corridoi ecologici e percorsi ciclopedonali: tutto concorreva a costruire un sistema, non una somma di interventi isolati.
Le associazioni lo avevano detto chiaramente: frammentare il PL24 avrebbe significato ridurne drasticamente l’efficacia, aumentare i costi di gestione e perdere un’occasione unica per il territorio.
Oggi, quella previsione si sta concretizzando. La “polverizzazione” del PL24 non è solo una scelta discutibile: è una scelta che svuota il concetto stesso di compensazione ambientale.
Le compensazioni, per loro natura, dovrebbero riequilibrare – almeno in parte – l’impatto di un’infrastruttura pesante come Pedemontana. Ma perché ciò avvenga, serve una visione unitaria, una massa critica di intervento, una progettualità coerente.
Spezzettare tutto in cinque interventi “altrove” significa invece ridurre l’impatto a livello simbolico più che reale. Significa trasformare una strategia ambientale in una serie di operazioni scollegate, incapaci di incidere davvero sul territorio.
E qui si apre una questione ancora più profonda, che va oltre le scelte degli ultimi mesi. Quando il progetto di Pedemontana è stato presentato, uno degli elementi chiave utilizzati per renderlo accettabile era proprio il sistema delle compensazioni ambientali. Ai territori è stato detto: l’impatto sarà mitigato, ci saranno interventi di riequilibrio, nasceranno nuove aree verdi, verrà restituito valore ambientale. Oggi scopriamo che quei progetti vengono disattesi, ridimensionati, frammentati.
La domanda, allora, non riguarda solo l’attuale amministrazione. Riguarda l’intera filiera decisionale che, negli anni, ha sostenuto e promosso l’opera facendo leva anche su quelle promesse. Che valore avevano, allora, quelle compensazioni? Erano parte integrante di una visione o semplicemente uno strumento per rendere più digeribile un’infrastruttura altamente impattante? Perché se oggi possono essere smontate e “polverizzate” con relativa facilità, il dubbio è legittimo.
Disperdere le risorse in interventi sparsi significa, nei fatti, rinunciare a un vero progetto di compensazione ambientale.
Significa rinunciare alla possibilità di creare un’area verde continua e fruibile, capace di collegarsi alle residue zone naturali della Brianza.
Significa compromettere la valorizzazione di un contesto storico e paesaggistico unico, che comprende anche l’Oratorio di Santa Margherita alle Torrette.
Significa, soprattutto, non contrastare in modo adeguato l’impatto devastante di Pedemontana, che già sta dividendo il territorio comunale e compromettendo la qualità della vita dei cittadini.
In altre parole: si perde una visione, si perde un’occasione, si perde futuro.
Un appello alla partecipazione
Il consiglio comunale del 23 aprile non è un passaggio qualunque. È un momento decisivo.
Per questo è fondamentale che la cittadinanza partecipi. Non per assistere passivamente, ma per testimoniare con una presenza civile e nel pieno rispetto delle regole l’importanza di una scelta che riguarda il futuro del territorio. Perché quello che sta accadendo oggi non è una sorpresa. È l’esito di un percorso che era stato previsto, denunciato e – purtroppo – non evitato. E proprio per questo non può passare sotto silenzio.
Giovedì 23 aprile alle ore 21,00 ci sarà il consiglio comunale. Oltre alla presentazione del bilancio consuntivo del 2025, l'amministrazione in carica presenterà un protocollo d'intesa con Pedemontana nel quale verrà stravolto il progetto di compensazione ambientale sull'area attualmente utilizzata come deposito terra (Bareggia-via Edison) presentato sin dal 2009 polverizzandolo in 5 interventi "altrove"..... Progetto Macherio Bareggia ha presentato una proposta alternativa che verrà anch'essa discussa in Consiglio Comunale. Mai come ora è necessario che la cittadinanza sia presente al Consiglio Comunale, in presenza o in diretta streaming, visto che in gioco c'è il futuro del territorio in cui viviamo. Vi invitiamo pertanto a partecipare e a diffondere ai vostri contatti questo appello.



