domenica 1 febbraio 2026
Camminare nella storia: torna “Andar per Borghi” con la Martesana di Erba
Riprendono i percorsi alla scoperta del territorio grazie alle iniziative della Martesana di Erba, che inaugura una nuova stagione di cammini culturali e paesaggistici con l’evento “Tra torri, chiese e castelli nell’antica Corte di Casale”, inserito nel ciclo Andar per Borghi.
L’appuntamento è per domenica 8 febbraio, dalle 9.00 alle 13.00, con un itinerario a piedi che attraverserà luoghi di grande valore storico e ambientale tra Bindella, Longone e Cassina Mariaga, nel cuore della Brianza. Un’occasione per riscoprire il territorio con passo lento, osservando il paesaggio e ascoltando racconti, leggende e aneddoti legati all’epoca degli Sforza.
Il percorso, ad anello, partirà dal parcheggio tra via I° Maggio e via A. Meucci e condurrà i partecipanti alla chiesa di San Giorgio a Bindella, alla Torre dei Tagliasacchi di Longone, alla chiesetta di San Bernardino e a Torricella, per poi rientrare al punto di partenza. Un cammino che intreccia storia, arte e natura, valorizzando borghi minori e testimonianze spesso poco conosciute.
La partecipazione è su prenotazione. Per informazioni: 334 87 54 952.
Bonifica da diossina sulla tratta B2 di Pedemontana: stato dei lavori, criticità e nuove non conformità
I gruppi ambientalisti e le liste civiche Sinistra e Ambiente – Impulsi, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate, che partecipano al Tavolo Permanente sulla Bonifica da Diossina sulla Tratta B2 di Pedemontana, tornano a informare cittadini e istituzioni sugli ultimi sviluppi di un intervento tanto delicato quanto cruciale per la salute pubblica e per il territorio della Brianza.
Stato di avanzamento delle operazioni di bonifica
Ad oggi, quasi tutte le aree contaminate lungo la tratta B2 risultano oggetto di intervento:
- Meda – Lotto 1
- Seveso – Lotti 2 e 2A
- Cesano Maderno – Lotti 3, 3A, 4, 5 e 6
Le lavorazioni hanno previsto la scarificazione dello strato superficiale (Top Soil) fino a 20 cm e, dove stabilito dai piani di bonifica, anche dello strato intermedio, con profondità variabili fino a 50 cm o fino a 120 cm.
Questi interventi si inseriscono in un contesto già ampiamente documentato dai gruppi ambientalisti attraverso precedenti comunicazioni e approfondimenti:
- Bonifica da diossina: mentre altre aree sorgente non raggiungono l’obiettivo di collaudo, Pedemontana e Pedelombarda Nuova continuano ad essere reticenti nell’esaudire le richieste documentali
- Pedemontana e bonifica da diossina: molte celle delle aree sorgenti non raggiungono l’obiettivo di conformità
- Bonifica da diossina: i dati di ARPA non convalidano 2 dei primi 3 collaudi
Nuove non conformità nel Lotto 3A di Cesano Maderno
Le più recenti analisi condotte da ARPA e dalla Parte nel Lotto 3A di Cesano Maderno hanno evidenziato il mancato raggiungimento dell’obiettivo di bonifica di 10 ng/kg (Tabella A) in altre due aree sorgenti, che vanno ad aggiungersi alle non conformità già certificate in precedenza.
Area sorgente 19A
- Obiettivo di bonifica: NON RAGGIUNTO
- Valore ARPA: 37 ng/kg
- Valori Pedelombarda Nuova: 9,6 – 11,7 ng/kg
Area sorgente 33
- Obiettivo di bonifica: NON RAGGIUNTO
- Valori ARPA: non ancora disponibili
- Valori Pedelombarda Nuova (ng/kg): 75 – 98 – 90 – 11,6 – 26,8 – 24 – 29,6 – 26,7 – 12,9 – 29 – 15 – 16,2 – 27,4 – 15,9 – 19 – 22,1 – 17,8 – 17 – 19,2 – 13,8 – 12,4 – 10,9 – 17,5 – 29,4 – 16,7 (con ripetizioni di valori superiori alla soglia prevista)
Si tratta quindi di due ulteriori non conformità, che confermano una criticità strutturale nelle operazioni di bonifica delle aree sorgenti.
Le quantità di terreno contaminato asportato
In data 12 gennaio 2026, a quasi due mesi dalla richiesta formale, i gruppi hanno ricevuto da Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) le tabelle ufficiali relative alle quantità di terreno avviate a smaltimento, alla tipologia di discarica, e all’elenco degli impianti utilizzati, con suddivisione per i due operatori incaricati della bonifica.
I dati trasmessi coprono le operazioni fino al 30 novembre 2025. Nel frattempo, è stata segnalata un’ulteriore asportazione di terreno contaminato nel Lotto 1 di Meda, non ancora inclusa nei conteggi ufficiali.
La richiesta di chiarimenti sul destino dei terreni
L’analisi della documentazione ricevuta ha confermato informazioni già note grazie ai Piani di Smaltimento ottenuti tramite accesso agli atti, ma ha anche sollevato nuovi interrogativi.
Per questo, in data 23 gennaio 2026, i gruppi ambientalisti hanno inviato una nuova nota ufficiale a Pedemontana, chiedendo chiarimenti specifici sul destino di 7.917,82 tonnellate di terreno classificato per “Discarica Non Pericolosi”, conferite alla società VITER S.r.l.
Secondo quanto riportato sul sito della società, VITER risulta titolare di due impianti a Saronno (VA):
- Via H. Grieg 87 – per Rifiuti Speciali Pericolosi e Non Pericolosi
- Via H. Grieg 71 – per Rifiuti Speciali Non Pericolosi
Tuttavia, entrambi gli impianti risultano autorizzati al trattamento e non allo stoccaggio, mentre dai Piani di Smaltimento risulterebbe il conferimento diretto del terreno. Una discrepanza che richiede urgenti chiarimenti.
Criticità operative e richieste sul futuro degli interventi
Nella stessa comunicazione, i gruppi hanno inoltre:
- rimarcato alcune incongruenze operative nel Lotto 1 di Meda, legate all’assenza di presidi precauzionali che Autostrada Pedemontana Lombarda aveva invece dichiarato pubblicamente durante gli incontri informativi sulla bonifica;
- chiesto informazioni dettagliate sui piani di intervento e sul cronoprogramma operativo per tutte le aree sorgenti che non hanno raggiunto l’obiettivo di bonifica, considerando il numero ormai significativo di celle non conformi.
Il quadro che emerge conferma l’importanza del controllo civico e ambientale esercitato da associazioni, comitati e liste civiche locali. La bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana non è solo un’opera tecnica, ma una questione che riguarda trasparenza, tutela della salute e responsabilità verso il territorio.
I gruppi coinvolti ribadiscono la necessità di chiarimenti puntuali, dati completi e interventi correttivi tempestivi, affinché la bonifica non resti un’operazione solo formale, ma garantisca realmente la messa in sicurezza delle aree interessate.
sabato 31 gennaio 2026
Monza oggi: una fotografia critica della città, tra cemento, diritti e futuro
È uscito il Libro Bianco sulla città di Monza 4.0, un documento collettivo, denso e articolato, curato da comitati e associazioni cittadine, che prova a rispondere a una domanda semplice ma decisiva: come sta davvero cambiando Monza?
A poca distanza da una nuova tornata elettorale, il Libro Bianco 4.0 rappresenta molto più di un’analisi tecnica. È una presa di parola della società civile, che mette insieme dati, osservazioni, esperienze di quartiere e valutazioni critiche sull’operato delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni, con particolare attenzione all’attuale.
Il Libro Bianco nasce dal lavoro sul campo di comitati, associazioni ambientaliste, realtà sociali e osservatori civici. Ne emerge una fotografia della città reale, spesso distante dalla narrazione ufficiale fatta di slogan su “transizione ecologica”, “consumo di suolo zero” e “Monza green”.
Attraverso capitoli tematici, il documento affronta nodi centrali per la qualità della vita urbana:
- urbanistica e consumo di suolo
- tutela dell’ambiente e crisi climatica
- mobilità e trasporti
- diritto alla salute
- diritto all’abitare
- legalità e trasparenza amministrativa
- partecipazione dei cittadini
- vivibilità dei quartieri, dal centro alle periferie
Il filo conduttore è chiaro: più cemento, meno verde, più traffico, meno servizi, mentre le disuguaglianze crescono e gli spazi pubblici si riducono.
Per chi si occupa di ambiente e territorio, il Libro Bianco 4.0 è un atto d’accusa documentato contro un modello di sviluppo che continua a privilegiare la rendita immobiliare rispetto alla tutela del suolo, del verde e della salute.
Vengono analizzati i piani attuativi approvati, le varianti urbanistiche, i ritardi sul nuovo PGT e le contraddizioni tra dichiarazioni politiche e scelte concrete. I quartieri raccontano cosa significa, nella vita quotidiana, vivere in una città dove si costruisce ancora troppo e si pianifica troppo poco.
Il Libro Bianco non è pensato solo per gli addetti ai lavori. È rivolto a tutte e tutti: cittadini, amministratori, candidate e candidati, associazioni, studenti.
L’obiettivo è lasciare una traccia, costruire memoria e offrire strumenti critici per partecipare consapevolmente al dibattito pubblico sul futuro di Monza e della Brianza.
👉 Il Libro Bianco 4.0 può essere scaricato gratuitamente cliccando qui.
Associazioni e Comitati che aderiscono al Coordinamento: Circolo Legambiente Alexander Langer Monza - CCR: Gruppo Ambiente e territorio - Desbri di MB - Connetti Monza e Brianza - Comitato Aria Pulita Monza - Comitato via Blandoria - Comitato per il Parco A. Cederna - Comitato La Villa Reale è anche mia - Comitato Sant'Albino - Gallarana - Comitato Saicosavorremmoincomune (Q. Regina Pacis-San Donato) - Comitato via Boito Monteverdi - Comitato Ospedale Umberto 1° - Comitato Triante - Comitato Pro Buon Pastore - Comitato salvaguardia Buon Pastore - Comitato Bastacemento - Presidio ex Macello - Comitato San Fruttuoso Bene Comune - Osservatorio antimafie di MB Peppino Impastato.
Il WWF ricorda Antonio Bossi: alberi, memoria e educazione ambientale nelle Torbiere di Albate
L’iniziativa si svolgerà nell’Oasi WWF del Bassone – Torbiere di Albate, luogo simbolo del suo percorso umano e professionale, con la messa a dimora di alberi e arbusti: un gesto semplice e potente, che unisce il ricordo alla cura del territorio, nel segno della biodiversità e della responsabilità collettiva.
Antonio Bossi ha lasciato un’impronta profonda soprattutto nell’educazione ambientale, considerata da lui non come trasmissione di nozioni, ma come esperienza viva, condivisa, capace di accendere curiosità e consapevolezza. Fu tra i protagonisti, già nei primi anni Ottanta, della valorizzazione dell’Oasi delle Torbiere di Albate Bassone, allora “una zona umida ai margini della città”, contribuendo alla realizzazione dei pannelli didattici e dei materiali divulgativi che ancora oggi accompagnano visitatori e scolaresche.
Nelle prossime settimane, accanto ai pannelli da lui ideati, ne verrà aggiunto uno nuovo che raccoglie una sua testimonianza personale, preziosa per comprendere lo spirito con cui ha vissuto il volontariato e l’educazione ambientale. «Era il 1982, studiavo scienze naturali ed ero iscritto da pochi mesi al WWF», raccontava Bossi, ricordando l’inizio della collaborazione con la sezione di Como e l’emozione delle prime visite guidate. Un episodio, in particolare, segnò una svolta: «Fu in una di queste occasioni che un’insegnante… mi avvicinò per complimentarsi per il lavoro svolto e per la qualità dell’esposizione durante la visita guidata». Da lì prese avvio una lunga avventura accanto a studenti e insegnanti, “in classe e sul campo, accompagnando le classi in attività all’aperto, nei boschi, lungo i sentieri, intorno a un lago”.
Il blog Brianza Centrale si unisce al ricordo di Antonio Bossi, sottolineando il valore di iniziative come questa, che tengono insieme memoria, educazione e azione concreta. Piantare alberi in una zona umida significa rafforzare ecosistemi fragili e, allo stesso tempo, coltivare il futuro di una comunità più consapevole. È l’eredità più autentica di chi ha dedicato la propria vita a far conoscere e amare la natura, passo dopo passo, lungo i sentieri condivisi.
Giornata mondiale delle Zone Umide: escursione naturalistica a Brenna e Alzate con Legambiente Cantù
In occasione della Giornata mondiale delle Zone Umide, il Circolo Legambiente di Cantù propone un’iniziativa aperta alla cittadinanza per riscoprire il valore dell’acqua e degli ecosistemi ad essa legati nel territorio brianzolo.
L’appuntamento è per domenica mattina 1° febbraio 2026, con un’escursione guidata nei dintorni della stazione di Brenna Alzate.
L’iniziativa partirà dalla stazione, in via Stazione 1 a Brenna (CO), con ritrovo alle ore 9.30 per la verifica delle iscrizioni, e si concluderà indicativamente verso le 12.00, sempre in stazione, dopo aver percorso un breve tracciato che si sviluppa anche in territorio di Alzate.
La passeggiata condurrà i partecipanti alla scoperta di due aree di particolare interesse naturalistico:
- il “Pescherun”, una piccola area che si affaccia verso il Santuario della Madonna di Rogoredo, un tempo influenzata dalla presenza della roggia vecchia, oggi incassata;
- il Zoc del Peric, zona di grande importanza per la ricchezza di biodiversità e per la sua collocazione all’interno del PLIS omonimo.
L’escursione sarà un’occasione per conoscere più da vicino la risorsa acqua così come si manifesta nel paesaggio locale: piccole aree umide, risorgive, corsi d’acqua minori affluenti e non, che arricchiscono un contesto dominato da boschi e colline moreniche, caratterizzate dal ceppo, capace di filtrare e garantire la presenza dell’acqua nei fondovalle.
Il percorso si svolgerà in parte nel bosco; si segnala la possibile presenza di fango lungo i sentieri, per cui è consigliato un abbigliamento adeguato.
La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione tramite il portale di Legambiente: “Le aree umide e il reticolo idrico minore”
giovedì 29 gennaio 2026
Seregno: dalla Bicipolitana alla città ciclabile
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| Bicinfesta per Seregno |
Nei precedenti post (leggi qui e qui) abbiamo raccontato l’arrivo della Bicipolitana a Seregno e discusso perché, almeno sulla carta, possa rappresentare un’idea interessante. Ma abbiamo anche espresso più di una perplessità: al momento l’operazione sembra assomigliare più a un intervento di immagine che a un vero progetto strutturale di mobilità ciclabile.
Per capire se questa impressione è fondata — e soprattutto per capire cosa manca davvero — vale la pena tornare indietro di 24 anni, a un documento che oggi suona sorprendentemente attuale: il testo con cui nel 2002 l’allora assessore all’Urbanistica Arturo Lanzani presentava la rete di percorsi ciclabili e pedonali di Seregno (vedi box di approfondimento sotto).
Nel suo scritto Lanzani parlava esplicitamente della necessità di costruire una “rete di percorsi ciclabili e pedonali parallela a quella automobilistica”, non una sommatoria di tratti scollegati. Una visione che metteva insieme mobilità, qualità urbana, spazi pubblici, parchi e connessioni tra quartieri.
Non si trattava di uno slogan, ma di una progettualità articolata, fondata su cinque punti chiave:
- due grandi direttrici ciclabili Nord–Sud ed Est–Ovest;
- la pedonalizzazione del centro, legata alla riqualificazione urbana;
- una circonvallazione ciclabile capace di connettere parchi e servizi;
- una rete di percorsi ciclabili e pedonali nei parchi;
- collegamenti sicuri tra quartieri densamente abitati e scuole e servizi pubblici.
Rileggendo oggi quel testo, colpisce non solo la chiarezza dell’impianto, ma il fatto che molti di questi obiettivi siano ancora oggi irrisolti.
Se guardiamo con onestà allo stato attuale della città, possiamo dire che:
- il punto 2 (pedonalizzazioni e riqualificazione del centro) è stato realizzato in maniera significativa, pur con limiti e contraddizioni;
- il punto 4 (percorsi nei parchi) è probabilmente quello meglio sviluppato, grazie alla presenza di aree verdi importanti come la Porada e gli altri parchi urbani.
Ma restano largamente incompiuti o marginali:
- il punto 1, cioè le grandi direttrici Nord–Sud ed Est–Ovest;
- il punto 3, la circonvallazione ciclabile;
- il punto 5, i collegamenti sicuri e continui tra quartieri e servizi quotidiani.
Ed è proprio qui che entra in gioco la Bicipolitana.
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| La Bicipolitana presentata dall'amministrazione comunale, 2026 |
Il progetto della Bicipolitana, così come presentato finora, sembra concentrarsi soprattutto sull’aspetto simbolico e comunicativo: nomi delle linee, mappe stilizzate, richiami al trasporto pubblico. Tutti elementi utili, ma che non possono sostituire infrastrutture sicure, continue e realmente funzionali per chi si muove ogni giorno in bicicletta.
Se però vogliamo essere onesti fino in fondo, va detto che la Bicipolitana comincia almeno a ragionare — seppur parzialmente — sul punto 1 della visione di Lanzani, in particolare su un possibile asse Nord–Sud. È poco? Sì. È sufficiente? No. Ma è un inizio.
Il problema è che, senza un quadro complessivo e senza una dichiarazione politica chiara su dove si vuole andare nei prossimi 10–15 anni, la Bicipolitana rischia di restare un’operazione di immagine: una mappa colorata che non cambia davvero il modo di muoversi in città.
Il richiamo al testo di Lanzani può aiutare l’amministrazione comunale a misurare il progetto della Bicipolitana rispetto a una visione ampia e lungimirante già esistente.
La domanda, oggi, è semplice e politica: "l’amministrazione intende riprendere quella visione e portarla a compimento, oppure limitarsi a interventi parziali e comunicativi?"
Se la Bicipolitana vuole essere qualcosa di più di un’operazione d’immagine, deve diventare l’inizio consapevole di una strategia complessiva, coerente con quella progettualità lungimirante del 2002 e aggiornata alle urgenze ambientali e climatiche del presente.
Perché la vera sfida non è disegnare nuove linee sulle mappe, ma cambiare davvero le priorità della città.
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| Volantino "Seregno città ciclabile", 2002 |
Una rete di percorsi ciclabili e pedonali per una città verde e ospitale
Le prime piste ciclabili vengono realizzate a Seregno nel corso degli anni Ottanta (via Cadore e via Monti). Si tratta di iniziative importanti. Per la prima volta, a fronte di un traffico automobilistico sempre più intenso, si pensano percorsi protetti per i ciclisti e si intuisce quanto sia importante favorire questa forma di mobilità locale alternativa all’auto.
Solo nella seconda metà degli anni Novanta, tuttavia, la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili si fa più intensa e soprattutto si inquadra in un disegno complessivo, in un’ipotesi di costruzione di una “rete” di percorsi ciclabili e pedonali parallela a quella automobilistica.
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| Pianta delle piste ciclabili, 2002 |
La carta qui riprodotta indica il momentaneo punto di arrivo di queste realizzazioni (le piste ciclabili e i percorsi pedonali già realizzati) e le principali iniziative programmate per i prossimi anni (le piste ciclabili e i percorsi pedonali previsti). La carta fornisce dunque un servizio per chi oggi si muove in bicicletta, ma rappresenta anche l’esplicitazione di un programma che l’Amministrazione comunale è impegnata a realizzare, coerentemente con quanto previsto dal PRG approvato nel 1998 e con la successiva programmazione delle opere pubbliche, in forme nel tempo sicuramente integrabili e perfezionabili sulla base di eventuali proposte da parte di cittadini e associazioni.
Nella carta si colgono i cinque principali principi ispiratori di quanto fin qui realizzato e di quanto previsto nei prossimi anni:
- a) la creazione di due percorsi che attraversano la città da nord a sud e da est a ovest (il primo in via di ultimazione, il secondo in gran parte ancora da realizzare);
- b) la pedonalizzazione di alcune strade e piazze del centro, connessa a questi due percorsi ciclabili e strettamente legata alla valorizzazione delle attuali vie commerciali, alla riqualificazione di strade e piazze storiche, di piazza Risorgimento e alla realizzazione del nuovo Municipio (pedonalizzazione ancora limitatamente avviata);
- c) la costruzione, già in buona parte realizzata, di una sorta di “circonvallazione” ciclabile della città che attraversa i principali spazi rimasti inedificati e connette i principali parchi urbani e molti importanti servizi pubblici (scuole, attrezzature sportive, ecc.);
- d) una più fitta rete di percorsi pedonali e ciclabili con funzioni ricreative nel Parco 2 Giugno, alla Porada, nel Parco Falcone e Borsellino al San Carlo e nel Meredo;
- e) infine, la realizzazione di alcuni percorsi di connessione tra quartieri densamente abitati e le principali scuole o servizi pubblici (al Dosso, al Fuin, al Lazzaretto, a Sant’Ambrogio, al Ceredo, a Santa Valeria, ecc.).
- a) con la pista ciclabile della Nuova Valassina, purtroppo a oggi realizzata solo parzialmente e tuttora priva sia delle sistemazioni a verde originariamente previste sia di un efficiente programma manutentivo;
- b) con un possibile e auspicabile percorso ciclabile che, da est a ovest, connetta la pista ciclabile in via di realizzazione nel Parco del Lambro (dal Parco di Monza a Carate) e i numerosi percorsi ciclabili delle Groane, attraversando i comuni di Carate Brianza, Albiate, Seregno, Seveso e Barlassina e riutilizzando non pochi tratti già autonomamente realizzati dai singoli comuni.
Prof. Arch. Arturo Lanzani
Assessore all’Urbanistica
mercoledì 28 gennaio 2026
1976–2026 | Disastro diossina | 1. L’ICMESA prima della nube
Nel 2026 ricorre il 50° anniversario del disastro diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.
Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente diossina TCDD si diffuse su Seveso, Meda e i comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.
Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile. Fu il punto di arrivo di oltre trent’anni di inquinamenti, omissioni, controlli insufficienti e scelte industriali compiute in spregio alla salute pubblica.
Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprendere davvero il significato di quella tragedia.
Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale avvia un percorso di memoria storica e civile, riprendendo e condividendo il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda, basato sulla ricerca documentale dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, Ed. Auditorium, 2006), parte del progetto Ponte della Memoria.
Prima puntata
L’ICMESA prima della nube
La prima puntata, che alleghiamo integralmente in PDF, ricostruisce la storia dell’ICMESA dal suo insediamento a Meda nel 1945 fino all’avvio della produzione del 2,4,6-triclorofenolo, intermedio per diserbanti e disinfettanti.
Dalla documentazione emerge che:
- fin dall’inizio l’attività produttiva ebbe un impatto pesante su ambiente e salute;
- si susseguirono segnalazioni sanitarie, proteste della popolazione, episodi di intossicazione e moria di bestiame;
- le autorità intervennero più volte con diffide, ordinanze e prescrizioni, spesso disattese o rinviate;
- l’ICMESA poté continuare a operare grazie a proroghe, carenze normative e controlli inefficaci.
Un quadro che mostra come, per oltre trent’anni, la fabbrica abbia operato in spregio alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, creando le condizioni che portarono al disastro del 1976.
La seconda puntata, di prossima pubblicazione, sarà dedicata all’impiantistica e alle lavorazioni per la produzione del triclorofenolo, scelte che condussero direttamente alla fuoriuscita della nube contenente diossina TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-para-diossina) del 10 luglio 1976.
Ricordare il disastro diossina significa interrogarsi su modelli di sviluppo, responsabilità d’impresa, ruolo delle istituzioni e diritto alla salute.
Per questo abbiamo già chiarito le ragioni dell'impegno affinché il cinquantenario sia memoria viva e veritiera, e non una ricorrenza rituale:
👉 Dal disastro diossina al Bosco delle Querce: 50 anni di memoria attiva










