sabato 24 gennaio 2026

Bicipolitana di Seregno: perché vale la pena continuare a parlarne

I tabelloni della rete ciclabile di Seregno, anno 2002

Dopo la pubblicazione del post sulla futura Bicipolitana di Seregno sono emerse alcune osservazioni critiche nel confronto informale con persone che la città la attraversano quotidianamente in bicicletta. Considerazioni arrivate in forma privata, ma dirette e puntuali, che ci sono sembrate utili per chiarire meglio alcuni passaggi e, soprattutto, per provare ad andare un po’ più a fondo nel merito del progetto.

Una delle osservazioni più nette riguarda l’uso stesso delle parole. Parlare di “rete” ciclabile, guardando lo stato attuale dei percorsi, appare a molti eccessivo. E in effetti la Bicipolitana di Seregno, almeno nella sua prima fase, non nasce come una rete articolata, ma come la riqualificazione e la messa in evidenza di un asse principale, con una diramazione verso Carate Brianza. Chiamarla “bicipolitana” può sembrare ambizioso, se non addirittura fuorviante, soprattutto quando i tratti interessati coincidono in parte con ciclopedonali strette, marciapiedi promiscui e percorsi interrotti da barriere e discontinuità.

L’ironia, in questi casi, viene quasi spontanea. Ma dietro il sorriso c’è una questione seria: una mappa colorata non rende automaticamente sicuro o funzionale uno spazio. Se il percorso resta di fatto un marciapiede adattato, con conflitti continui e poca leggibilità, il nome conta poco. Ed è su questo punto che le osservazioni raccolte colpiscono nel segno.

Nel precedente post si parlava del rischio che la bicipolitana resti un’operazione di comunicazione se non accompagnata da una reale riduzione della velocità delle auto e da un miglioramento complessivo della sicurezza stradale. Alcuni dei confronti successivi fanno notare che forse non si tratta nemmeno di un rischio, ma di una constatazione: per come il progetto è stato pensato e presentato oggi, la dimensione simbolica sembra prevalere su quella trasformativa.

Non è una critica infondata. La storia recente della mobilità ciclabile a Seregno è fatta anche di progetti annunciati, pannelli informativi e visioni che, a distanza di anni, non hanno prodotto una rete continua e davvero usabile. Il confronto con vecchi progetti, risalenti anche a vent’anni fa, alimenta la sensazione di un passo indietro più che di un progresso, soprattutto per chi usa la bici ogni giorno e vede con facilità dove si potrebbe intervenire in modo semplice ed efficace.

Questo non significa che tutto sia da buttare. Alcuni interventi recenti, come la velostazione in stazione, rispondono a bisogni reali e hanno un senso chiaro, soprattutto per chi arriva dal nord della città e utilizza il treno. Altri, come i nuovi parcheggi coperti per biciclette, appaiono invece più discutibili, sia per costi che per utilizzo effettivo, con il paradosso – segnalato anche in modo ironico – di essere spesso occupati da motocicli.


Le considerazioni emerse pongono però anche una domanda più ampia: che tipo di città vuole essere Seregno dal punto di vista della mobilità? Se l’obiettivo è davvero favorire l’uso quotidiano della bicicletta, allora la bicipolitana non può restare un intervento isolato. Servono collegamenti realmente percorribili da Desio a Giussano e verso Carate, e poi il coraggio di estendere il ragionamento ad altri assi urbani fondamentali, come Monti, Parini, Stoppani, Wagner. E serve, soprattutto, una politica sistematica di moderazione del traffico, senza la quale qualsiasi percorso ciclabile resta fragile.

In qualche scambio, con una battuta solo apparentemente provocatoria, è stata evocata persino una “buspolitana”: una rete di trasporto pubblico urbano finalmente leggibile ed efficace. L’ironia aiuta a sdrammatizzare, ma il punto è serio. La mobilità sostenibile non si costruisce per compartimenti stagni, né con un solo progetto bandiera.

Proprio per questo, alla luce delle osservazioni emerse nel confronto, abbiamo deciso di proseguire il discorso. Non per bocciare la Bicipolitana di Seregno, ma per capire se e come possa diventare qualcosa di più di un’operazione di immagine. Continuare a parlarne, raccogliere punti di vista diversi e pretendere coerenza tra parole e spazio urbano è probabilmente il minimo indispensabile. Anche perché, come spesso accade, la distanza tra una buona idea e una città migliore non sta nei rendering, ma nelle scelte quotidiane.

La bicipolitana arriva a Seregno: un’idea semplice, una sfida complessa

La bicipolitana di Seregno. Linea 1 da Desio a Giussano. Linea 2 diramazione verso Carate Brianza

Negli ultimi anni molte città italiane hanno iniziato a parlare di bicipolitana, un termine che richiama volutamente la metropolitana ma che viene applicato alla mobilità ciclabile. Come spiegava Il Post nel 2023, l’idea non è tanto quella di costruire nuove piste ciclabili ovunque, quanto di mettere ordine e dare continuità a ciò che già esiste, creando una rete riconoscibile, leggibile e facile da usare anche per chi non è un ciclista esperto. In questo modo la bicicletta smette di essere solo uno strumento per il tempo libero e diventa, almeno nelle intenzioni, un vero mezzo di trasporto quotidiano.

Anche Seregno si appresta ora a intraprendere questa strada. Il sindaco Alberto Rossi ha annunciato che nel corso del 2026 prenderà avvio la bicipolitana di Seregno, a partire dalla Linea 1, che collegherà Desio e Giussano lungo l’asse nord–sud, e dalla Linea 2, che non sarà una linea autonoma ma una diramazione della prima verso Carate Brianza, lungo l’asse della SS36. Una terza linea è prevista come possibile sviluppo futuro, ma al momento resta ancora da definire. Il progetto è stato formalizzato con l’approvazione, alla fine dello scorso anno, del Documento di Indirizzo alla Progettazione da parte del Comune.

Ma cos’è davvero una bicipolitana? Non esiste una definizione unica. Il termine nasce a Pesaro, la prima città ad adottarlo, e viene poi ripreso da realtà molto diverse tra loro, come Bologna, Firenze, Rimini o, più vicina a noi, Desio. In tutti i casi, però, l’idea è quella di organizzare la rete ciclabile come una mappa di linee, ciascuna con un colore e una direzione chiara, che collegano quartieri, scuole, stazioni, parchi e servizi. La bicipolitana, quindi, non coincide automaticamente con nuove infrastrutture, ma è fatta anche di segnaletica chiara, continuità dei percorsi, messa in sicurezza dei punti critici, integrazione con il trasporto pubblico e capacità di comunicare in modo semplice come muoversi in bici in città.

Nel caso di Seregno, il progetto parte da una scelta precisa: valorizzare e rendere più leggibile la rete esistente. La Linea 1 segue in gran parte strade e percorsi già presenti, coincidenti anche con il tracciato ciclabile di interesse provinciale Giussano–Nova. Da questa dorsale principale si sviluppa la Linea 2 verso Carate Brianza, pensata come estensione funzionale dell’asse nord–sud e non come linea indipendente. Gli interventi previsti riguardano soprattutto la segnaletica dedicata, l’evidenziazione dei punti di conflitto con il traffico motorizzato, il miglioramento degli attraversamenti e l’indicazione chiara dei collegamenti verso quartieri, scuole, impianti sportivi, parchi e stazione ferroviaria. L’investimento iniziale è contenuto, poco meno di 90 mila euro, e conferma l’impostazione “leggera” del progetto: prima costruire la rete e la sua riconoscibilità, poi eventualmente rafforzarla nel tempo.

I sei percorsi della Bicipolitana di Desio

Guardando a pochi chilometri di distanza, l’esperienza di Desio offre un termine di confronto interessante. Qui la bicipolitana è inserita in un piano più ampio che comprende zone 30 diffuse, doppio senso ciclabile nelle strade a senso unico, interventi di moderazione del traffico e una rete secondaria ciclopedonale. Il risultato non è solo una mappa di linee colorate, ma un tentativo di rendere le strade più vivibili e sicure per tutti, ciclisti e non. È un aspetto che può rappresentare uno spunto importante anche per Seregno.

I punti di forza del progetto seregnese sono evidenti. C’è una visione di rete che supera la logica dei singoli tratti scollegati, c’è un’attenzione ai collegamenti sovracomunali con Desio, Giussano e Carate Brianza, e c’è la volontà di attivare rapidamente la bicipolitana senza attendere grandi opere. Soprattutto, il progetto manda un messaggio culturale chiaro: la bicicletta può essere un mezzo di trasporto ordinario, adatto agli spostamenti quotidiani.

Allo stesso tempo, non mancano le criticità. Il rischio, già evidenziato nel dibattito nazionale, è che la bicipolitana resti in parte un’operazione di comunicazione se non è accompagnata da una reale riduzione della velocità delle auto e da un miglioramento complessivo della sicurezza stradale. Segnalare un percorso non basta se le strade restano veloci e poco accoglienti, soprattutto per chi non è abituato a muoversi in bici. Anche il tema delle zone 30, uno degli strumenti più efficaci per ridurre gli incidenti, sembra per ora restare sullo sfondo. Inoltre, l’uso di strade esistenti può creare discontinuità o punti critici che scoraggiano gli utenti meno esperti, e il progetto appare ancora molto tecnico, con poco spazio esplicito per il coinvolgimento attivo di cittadini e associazioni.

Proprio per questo, la Bicipolitana di Seregno andrebbe letta come un punto di partenza, non come un traguardo. Accompagnarla con una diffusione reale delle zone 30, intervenire sui nodi più pericolosi, rafforzare il legame con la stazione ferroviaria e monitorarne l’uso nel tempo potrebbe trasformarla da buona idea a infrastruttura davvero utile. La bicipolitana, da sola, non basta. Ma può diventare la spina dorsale di una città più calma, accessibile e vivibile, se inserita in una visione più ampia di trasformazione dello spazio urbano.

venerdì 23 gennaio 2026

Cavagna di Lecco: “si può ancora salvare”. Il Circolo Ambiente rilancia e smaschera la scelta politica sull’edificabilità


La partita su Cavagna di Lecco non è affatto chiusa. Anzi, dalle parole emerse in Commissione Urbanistica arriva una conferma che rende ancora più evidente la natura politica, e non tecnica, delle scelte contenute nella Variante al PGT.

A rilanciare la notizia è il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che ha diffuso un comunicato netto, accompagnato da un estratto video, in cui viene chiarito un passaggio finora taciuto o minimizzato: l’edificabilità di Cavagna poteva essere completamente cancellata.


Durante la Commissione Urbanistica del 22 gennaio, infatti, il tecnico incaricato del PGT, arch. Antonio Mugnai, parlando dell’ambito di Cavagna ha dichiarato che tra le opzioni prese in considerazione vi era anche quella di “eliminare tutto l’ambito”, ovvero azzerare l’edificabilità.

Un’affermazione che cambia il quadro.

Come scrive il Circolo Ambiente:

“CAVAGNA DI LECCO SI PUÒ (ancora) SALVARE!
Oggi, 22 gennaio, in Commissione Urbanistica di Lecco, il tecnico del Pgt, arch. Antonio Mugnai, nel parlare di Cavagna ha detto che una delle possibilità che avevano sul tavolo era anche quella di ‘eliminare tutto l’ambito’, ovvero cancellare tutta l’edificabilità.

Confermando quindi che la scelta – contenuta nella Variante – di mantenere l’edificabilità, è stata una chiara scelta politica dell’Amministrazione comunale!

Quindi le cose si possono ancora cambiare, salvando Cavagna.”


Parole che pesano come macigni e che smentiscono la narrazione secondo cui “non c’erano alternative”.
Le alternative c’erano, eccome. E una di queste prevedeva la tutela integrale dell’area, senza nuove volumetrie.

Il Circolo Ambiente ha anche diffuso l’estratto video della Commissione Urbanistica, a conferma di quanto dichiarato:
👉 https://youtu.be/9KX-Y6iYlzY

La conclusione è inevitabile: non siamo di fronte a un vincolo tecnico, ma a una decisione politica, assunta dall’Amministrazione comunale, che ha scelto di mantenere l’edificabilità nonostante fosse possibile eliminarla del tutto.

Questo significa una cosa sola: Cavagna può ancora essere salvata, ma serve una chiara inversione di rotta politica.

La mobilitazione dei cittadini, delle associazioni e dei comitati non è quindi inutile né tardiva. Al contrario, è oggi più che mai fondata e legittima.

La palla torna alla politica.
E le responsabilità, ora, sono sotto gli occhi di tutti.

Pedemontana vista da vicino: l’Operazione “Umarell” per difendere il territorio


In Brianza, si sa, i cantieri non passano mai inosservati. C’è sempre qualcuno che si ferma, guarda, commenta, scuote la testa. È una figura ormai entrata nell’immaginario collettivo: l’umarell, il cittadino-attento-per-definizione, mani dietro la schiena e sguardo fisso oltre la recinzione arancione.

Da questa figura ironica, ma profondamente reale, nasce Operazione “Umarell”, l’iniziativa che si terrà domenica 25 gennaio 2026, con appuntamento alle ore 10.00 all’angolo tra via Bassi e via Briani, nel quartiere San Giorgio a Desio.

L’idea è semplice e insieme molto seria: monitorare insieme i cantieri e documentare la devastazione del territorio in corso. Senza slogan urlati, senza gesti eclatanti. Solo occhi aperti, presenza, attenzione. Perché osservare è già un atto politico, e testimoniare è il primo passo per difendere ciò che resta del nostro suolo.

L’ironia dell’“umarell” serve ad abbassare le difese, a rendere l’iniziativa accessibile e persino sorridente. Ma dietro la battuta – “Ussignur… rieccoli”, “Se fa no inscì” – c’è una consapevolezza profonda: la Brianza continua a perdere pezzi di territorio, spesso nel silenzio generale. Cantieri che avanzano, alberi che spariscono, suolo che viene consumato irreversibilmente.

Operazione “Umarell” non è una protesta tradizionale, ma un’azione di testimonianza collettiva. Stare lì, guardare, fotografare, raccontare. Creare memoria. Perché ciò che non viene visto e documentato, molto facilmente viene dimenticato.

L’iniziativa è coordinata da No Pedemontana, Suolo Libero e in collaborazione con il M.U.LO – Movimento Umarell in Lotta. Un’alleanza che unisce ambientalismo, cittadinanza attiva e quel pizzico di autoironia che rende più forte anche le battaglie più serie.

Invitiamo chiunque abbia a cuore il territorio, chi ama questa Brianza già troppo sfruttata, e anche chi semplicemente vuole “dare un’occhiata”, a partecipare. Perché a volte, per difendere il futuro, basta fermarsi un attimo e guardare con attenzione.

Con le mani dietro la schiena, se volete. Ma con gli occhi ben aperti.

Tangenziale Meda-Seregno. Assemblea di quartiere e viabilità: quando i cittadini aiutano a correggere i progetti

La rotatoria Einaudi / Wagner vista dall'alto. Immagine tratta dalla pagina Facebook del Comune di Seregno.

Nell’articolo pubblicato martedì 20 gennaio dal Giornale di Seregno, il sindaco di Meda afferma che la nuova rotatoria tra le vie Einaudi e Wagner sarebbe stata “studiata per ripristinare il doppio senso di circolazione su via Einaudi”. Una dichiarazione che, letta oggi, non può che far piacere: il ripristino del doppio senso è una richiesta che come cittadini e come blog Brianza Centrale abbiamo avanzato più volte, nell’interesse della vivibilità del quartiere Ceredo e di una gestione più razionale del traffico.

L'articolo pubblicato su "Il Giornale di Seregno" del 20/01/2026

Tuttavia, se in questi mesi sono emersi dubbi e perplessità, non è certo per fantasia o “sogni” di qualcuno, ma per elementi oggettivi. Sia il progetto originario sia la realizzazione concreta della nuova rotatoria Einaudi/Wagner consentono infatti il solo transito in senso unico in direzione nord. Si tratta però di una configurazione che può essere corretta con una modifica di poco conto, tale da consentire il ripristino del doppio senso di circolazione. È un dato tecnico, non un’opinione.

Il progetto della rotonda appena realizzata su via Einaudi/Wagner. Come si può notare, da via Cadore / Indipendenza, è consentito il solo transito in senso unico in direzione nord.

Per questo va riconosciuto un merito importante all’assemblea del quartiere Ceredo di Seregno: aver sollevato la questione pubblicamente ha permesso di chiarire un aspetto che altrimenti sarebbe passato sotto silenzio e ha spinto le due amministrazioni coinvolte a prendere atto della necessità di correggere quanto indicato dal progetto.

Via Indipendenza: il senso unico non è un’invenzione

PGTU Meda. Particolare Tav. 8

PGTU Meda. Part. Tav. 9

Sul tema del senso unico in via Indipendenza, stupisce leggere prese di distanza così nette. Il sindaco Santambrogio infatti afferma: «Non è assolutamente vero». Nessuno se lo è “inventato”: è nero su bianco nel PGTU di Meda approvato nel 2018.

Estratto dal PGTU Meda

Quel documento prevedeva il senso unico proprio per deviare il traffico di attraversamento sugli assi esterni, garantire l’accessibilità alle attività e riqualificare la via, incrementando anche gli spazi di sosta.

Prendiamo atto del cambio di posizione, motivato dalla presenza di un supermercato e di alcune attività. Curiosamente, si tratta delle stesse motivazioni che il Piano utilizzava per proporre l’istituzione del senso unico.

La rotatoria di via Cadore

La rotatoria di via Cadore prevista dal progetto di Pedemontana

Infine, un passaggio sulla futura rotatoria di via Cadore. È stata richiamata l’ipotesi di una soluzione definita “a biscotto”, senza che al momento siano stati presentati elaborati o indicazioni progettuali che ne chiariscano caratteristiche e funzionamento.

Quella di via Cadore è in ogni caso una rotatoria che rappresenta un nodo viabilistico strategico, fondamentale per la fluidificazione del traffico in un’area già oggi molto sollecitata. Proprio per questo, qualsiasi soluzione dovrà essere il risultato di una progettazione estremamente accurata, basata su flussi di traffico reali e su scenari futuri.

L’obiettivo deve essere uno solo: ridurre congestionamenti, rallentamenti e blocchi, anche prevedendo l’indirizzamento delle automobili lungo percorsi obbligati e più funzionali, che possono comportare tragitti leggermente più lunghi. È una scelta che va nella direzione giusta, perché meno traffico fermo significa anche meno inquinamento, meno rumore e una migliore qualità della vita per chi vive nei quartieri interessati.

giovedì 22 gennaio 2026

Volontariato forestale con WWF Insubria: ad Appiano Gentile un semestre per la biodiversità

Fonte immagini: Facebook WWF Varese Seprio

Prendersi cura dei boschi significa prendersi cura del futuro. Nel primo semestre del 2026 WWF Insubria, in collaborazione con il Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate, propone un ricco calendario di mattine di volontariato forestale aperte a tutti, dedicate alla tutela della biodiversità e alla cura degli ecosistemi locali.

Le iniziative rientrano nel progetto WWF Italia 2025 “Conservazione del Pinus sylvestris, miglioramento della biodiversità e contrasto agli effetti del cambiamento climatico nella Pineta Pedemontana Lombarda”, e rappresentano un’occasione concreta per contribuire alla salvaguardia di uno dei polmoni verdi più importanti del nostro territorio.

Le attività si svolgeranno il sabato mattina, dalle 8:45 alle 12:00, tra febbraio e giugno 2026, e comprendono interventi pratici di grande valore ambientale:

  • piantumazione di specie autoctone,
  • manutenzione delle piantumazioni già eseguite,
  • gestione e contenimento delle specie invasive ed esotiche,
  • cura ordinaria dei sentieri, in particolare del sentiero 543.

Interventi mirati che contribuiscono a rafforzare la resilienza del bosco ai cambiamenti climatici e a migliorare la qualità degli habitat naturali.

Il calendario delle mattine di volontariato


Sabato 7 febbraio
– Cascina Filata (incrocio via Varese / via Cascina Filata), Appiano Gentile
Piantumazione di specie autoctone in area riqualificata del Parco

Sabato 7 marzo – Cascina Fornace, via Alcide De Gasperi, Appiano Gentile
Piantumazione nell’area riqualificata ai margini del sentiero 543

Sabato 4 aprile – Cascina Filata
Manutenzione delle piantumazioni e gestione del ricaccio di specie invasive

Sabato 2 maggio
– Cascina Fornace
Manutenzione delle piantumazioni e gestione delle specie invasive ed esotiche

Sabato 6 giugno – Cascina Fornace
Manutenzione ordinaria del sentiero 543 e gestione delle specie esotiche

Le attività sono aperte a tutti: cittadini, famiglie, giovani, appassionati di natura o semplici curiosi. I minorenni possono partecipare se accompagnati da un adulto. È gradita la comunicazione preventiva della propria partecipazione.

Non sono richieste competenze specifiche: i volontari saranno affiancati dai referenti WWF e dal personale del Parco. Si consiglia di portare guanti da lavoro o da giardinaggio, calzature adatte a terreni fangosi e, se disponibili, attrezzi come pala, cesoie o roncola.



Per partecipare o ricevere maggiori informazioni:

martedì 20 gennaio 2026

aGREENment: il Parco GruBrìa al centro della transizione climatica della Brianza urbana

Muggiò. Vista sul Resegone

Nel cuore di uno dei territori più urbanizzati della Lombardia, il Parco GruBrìa compie un passo decisivo verso il futuro climatico della Brianza. Con l’avvio ufficiale di aGREENment, la nuova Strategia di Transizione Climatica sostenuta da Fondazione Cariplo, il Parco si afferma non solo come infrastruttura verde, ma come attore politico, ambientale e sociale centrale nella risposta locale alla crisi climatica.


La Strategia nasce nell’ambito della quarta edizione della Call for Ideas “Strategia Clima”, promossa dal programma F2C – Fondazione Cariplo per il Clima, che ha selezionato aGREENment come una delle quattro nuove strategie finanziate a livello lombardo. Un riconoscimento di grande rilievo, che porta a dodici il numero complessivo di Strategie di Transizione Climatica sostenute dal 2020, per un investimento totale di quasi 18 milioni di euro.

Elemento distintivo di aGREENment è il ruolo del Parco GruBrìa come ente capofila, affiancato dai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con la collaborazione di WWF Insubria e di una rete ampia di partner territoriali. In un contesto amministrativo spesso frammentato, la scelta di affidare il coordinamento a un parco locale assume un valore politico e simbolico forte: riconosce al GruBrìa la funzione di cerniera ecologica e istituzionale tra comuni, cittadini e territorio.

Il Parco GruBrìa, nato per tutelare e valorizzare uno dei pochi sistemi verdi continui della Brianza centrale, diventa così il luogo fisico e concettuale da cui far partire una strategia climatica integrata, capace di superare i confini comunali e affrontare problemi che, per loro natura, non conoscono barriere amministrative.

Nova Milanese. Piana del Novale

La Strategia si sviluppa su un’area di quasi 40 km², abitata da circa 150.000 persone, collocata nella fascia nord dell’area metropolitana milanese e nella provincia di Monza e Brianza. È un territorio segnato da criticità ambientali profonde e stratificate: consumo di suolo elevato, frammentazione ecologica, perdita di biodiversità, qualità dell’aria compromessa, problemi idraulici e idrici, isole di calore urbane sempre più intense, presenza di attività ad alto impatto energetico.

Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una proiezione futura, ma una realtà quotidiana: eventi meteorologici estremi, allagamenti ricorrenti, ondate di calore che colpiscono in modo particolare anziani, bambini e persone fragili. In questo scenario, il Parco GruBrìa rappresenta una delle principali infrastrutture di resilienza territoriale, un presidio verde capace di mitigare gli impatti climatici e di offrire benefici ecosistemici fondamentali.

Allo stesso tempo, il territorio conserva importanti potenzialità: aree verdi periurbane, spazi agricoli residuali, una tradizione amministrativa dinamica e un tessuto sociale sempre più sensibile ai temi ambientali. aGREENment nasce proprio da questo equilibrio tra fragilità e risorse, con l’obiettivo di trasformare il Parco in motore di rigenerazione ecologica e sociale.

Il primo atto operativo della Strategia è la costituzione dell’Alleanza per il Clima del Parco GruBrìa, uno strumento di governance multilivello e partecipata, aperto a istituzioni pubbliche, terzo settore, imprese e cittadini. Non un semplice tavolo di confronto, ma un dispositivo pensato per rafforzare la capacità di azione collettiva del territorio e per ampliare progressivamente il partenariato, a partire dal coinvolgimento del Comune di Desio.

Attraverso questa Alleanza, il Parco GruBrìa si propone come spazio di coordinamento permanente, in cui politiche ambientali, sociali ed energetiche possano essere progettate e attuate in modo integrato.

Paderno Dugnano. Oasi dei Gelsi

La Strategia aGREENment si articola in 16 azioni, organizzate attorno a quattro assi strategici: mitigazione delle emissioni, adattamento climatico, sostenibilità dello sviluppo territoriale e rafforzamento della capacità di autosviluppo del sistema locale. Il valore complessivo degli interventi è di 3,13 milioni di euro, di cui oltre 1,54 milioni finanziati da Fondazione Cariplo, mentre la parte restante è garantita dal partenariato pubblico e dai soggetti coinvolti.

Entro il 2030, aGREENment punta a:
  • rafforzare la resilienza urbana e territoriale;
  • avviare Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali;
  • incrementare in modo significativo le superfici verdi e il capitale naturale;
  • migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici;
  • adattare spazi pubblici e scolastici agli impatti climatici;
  • promuovere una nuova strategia per il territorio agricolo, orientata alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Molte di queste azioni trovano nel Parco GruBrìa il loro ambito naturale di sperimentazione, in particolare per quanto riguarda forestazione urbana, gestione delle acque, depavimentazione e connessione ecologica.

Seregno. Parco del Meredo

Come ha sottolineato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, aGREENment non è soltanto un progetto ambientale, ma una vera e propria scelta politica e amministrativa, che mette al centro la cooperazione tra enti e la responsabilità verso le generazioni future. Il sostegno di Fondazione Cariplo rafforza la credibilità del percorso intrapreso e conferma la capacità del Parco di tradurre una visione climatica in azioni concrete.

Anche i sindaci dei Comuni coinvolti hanno evidenziato il valore strategico di un approccio sovracomunale, capace di integrare politiche ambientali, sociali ed energetiche e di incidere realmente su un territorio complesso come quello della Brianza centrale.

L’inserimento di aGREENment nella rete regionale delle alleanze climatiche promosse da Fondazione Cariplo colloca il Parco GruBrìa all’interno di un laboratorio lombardo della transizione ecologica, fatto di visione di lungo periodo, governance innovativa e interventi tangibili.

aGREENment rappresenta un passaggio cruciale: dimostra che anche in uno dei territori più urbanizzati d’Italia è possibile costruire politiche climatiche strutturate, a partire dal verde esistente e dal ruolo strategico dei parchi locali. Il GruBrìa non è più soltanto uno spazio da difendere, ma diventa un’infrastruttura chiave per immaginare e costruire un futuro climatico più giusto, resiliente e condiviso.