venerdì 20 febbraio 2026

Nuovo ospedale di Seregno: una scelta già scritta dentro il Parco GruBrìa?

L'area agricola di San Salvatore - Dosso, dove si ipotizza di costruire il nuovo ospedale

L’assemblea di quartiere di San Salvatore Dosso, raccontata dalla stampa locale, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione decisiva per il futuro della città: la localizzazione del nuovo ospedale di Seregno.

Le dichiarazioni del sindaco Alberto Rossi e degli assessori presenti meritano però una lettura attenta, perché al di là delle parole formali emergono orientamenti politici già piuttosto chiari, anche se non dichiarati apertamente.

L’Amministrazione comunale afferma di valutare due possibilità:
  1. il riuso di aree dismesse all’interno del tessuto urbano,
  2. la costruzione del nuovo presidio sull’area agricola del Dosso, di proprietà di ASST.
Ma il modo in cui queste alternative vengono presentate non è affatto neutro.
Le aree dismesse vengono subito descritte come troppo piccole (circa 15.000 mq), frammentate, private e con tempi lunghi di acquisizione. Un elenco di limiti che le rende, di fatto, un’opzione poco credibile.

Sull’area del Dosso, al contrario, il racconto si fa concreto: concept già immaginato, modello “scandinavo”, aumento dei posti letto, inserimento nel verde. Tutti elementi che indicano che la progettazione mentale è già partita da lì.

Planimetria dell'area dove si propone di costruire il nuovo ospedale

Un passaggio particolarmente significativo delle dichiarazioni è quello in cui si evoca lo scenario peggiore: la possibilità che il nuovo ospedale venga realizzato in un altro Comune.

Questo argomento introduce una forte pressione politica: la scelta non viene presentata come il risultato di un confronto tra alternative, ma come una decisione obbligata. Accettare il Dosso o rischiare di perdere un presidio fondamentale di sanità pubblica.

È una strategia comunicativa evidente: non si dichiara apertamente la scelta, ma la si costruisce come inevitabile.

Sul tema del consumo di suolo, il sindaco ha sostenuto che Seregno sarebbe il Comune della provincia con il più basso tasso di crescita. Ma i dati ISPRA aggiornati a fine 2025 raccontano un quadro meno consolante.

Seregno ha già superato il 54% di suolo consumato, collocandosi tra i Comuni più urbanizzati della Brianza. In un territorio già così saturo, ogni ulteriore consumo – soprattutto di suolo agricolo – ha un peso ambientale enorme, anche se l’incremento percentuale annuo appare contenuto.

Parco GruBrìa. L'area agricola vista dal Dosso

C’è poi un aspetto cruciale che nel dibattito pubblico viene appena sfiorato, se non del tutto omesso: l’area agricola del Dosso fa parte del Parco GruBrìa.

Il GruBrìa è un Parco Locale di Interesse Sovracomunale nato per tutelare gli ultimi suoli agricoli continui della Brianza centrale, contrastare la frammentazione territoriale e offrire una funzione ecologica, climatica e paesaggistica in una delle aree più urbanizzate d’Italia.

Costruire un grande polo ospedaliero all’interno del perimetro del Parco significa mettere in discussione il senso stesso dello strumento di tutela, aprendo un precedente che rischia di svuotare di significato ogni vincolo ambientale.

Mentre questo dibattito è in corso, emerge però un’ulteriore considerazione, sollevata anche da operatori sanitari: è davvero necessario costruire un nuovo polo ospedaliero?

Dopo la chiusura del presidio seregnese, molti servizi sono stati redistribuiti e assorbiti dagli ospedali di Desio e Vimercate, che sembrano averli integrati senza particolari criticità strutturali.

Questo apre uno scenario diverso da quello raccontato: forse il problema principale non è la mancanza di edifici, ma la carenza cronica di personale sanitario e di risorse umane, una questione che nessun nuovo ospedale – per quanto moderno e “immerso nel verde” – può risolvere da sola.

Se con una parte dei fondi disponibili fosse possibile potenziare e qualificare le strutture esistenti, migliorando dotazioni e organici, avrebbe senso consumare nuovo suolo agricolo – per di più dentro un Parco – per realizzare un nuovo edificio?

A questo punto il nodo diventa duplice:
  • territoriale, perché si propone di costruire su suolo agricolo protetto in una città già oltre il 54% di consumo di suolo;
  • sanitario, perché non è affatto scontato che la risposta ai bisogni di cura passi necessariamente da una nuova struttura.
Il rischio è che la costruzione di un nuovo ospedale diventi una risposta edilizia a problemi che sono invece organizzativi, gestionali e di personale.

Se davvero si ritiene inevitabile costruire un nuovo ospedale dentro il Parco GruBrìa, lo si dica chiaramente, spiegando:
  1. perché non bastano le strutture esistenti,
  2. perché la rigenerazione urbana non è praticabile,
  3. perché il consumo di suolo agricolo sarebbe un prezzo accettabile.

giovedì 19 febbraio 2026

Erba, abbattuti gli alberi del parco di via Volta: la dura presa di posizione del Circolo Ambiente


La recente eliminazione di numerose alberature nel parco di via Volta, nel centro di Erba, ha suscitato forte preoccupazione e indignazione nel mondo ambientalista locale. A intervenire con un comunicato molto critico è il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che parla apertamente di “scempio ambientale” e chiama in causa le responsabilità dell’Amministrazione comunale.

Secondo quanto denunciato dall’associazione, dopo due giorni di interventi di taglio “a terra restano solo i resti di quello che è stato uno scempio ambientale”. Il Circolo Ambiente sottolinea come siano stati abbattuti “decine di alberi, molti apparentemente sani”, cancellando di fatto quello che viene definito “un piccolo polmone verde in centro città, che garantiva ossigeno e refrigerio”.


Nel comunicato si evidenzia come l’area sia ora destinata a una profonda trasformazione urbanistica: “Di quello che era uno storico parco alberato, restano ora solo cataste di piante. Adesso quell’area è purtroppo destinata ad ospitare una distesa di cemento e asfalto, per un inutile intervento edilizio, previsto e autorizzato dall’Amministrazione comunale.”

Un altro punto centrale della presa di posizione riguarda il ruolo degli enti di tutela. Il Circolo Ambiente rende noto di aver ricevuto una risposta dalla Soprintendenza, in seguito a una segnalazione formale: “Il Soprintendente afferma di non avere competenza sul progetto, essendo l’area non vincolata dal punto di vista paesaggistico, ma auspica che la Commissione comunale per il paesaggio abbia valutato con attenzione il progetto.”

Un auspicio che, secondo l’associazione, non troverebbe riscontro nei fatti. Nel comunicato si legge infatti: “La Commissione comunale si è limitata a dare parere favorevole, classificando il progetto con un ‘giudizio d’impatto neutro’, ignorando la cancellazione e la cementificazione dello storico parco alberato.”

Il parco prima del taglio

La Soprintendenza, nella sua risposta, richiama inoltre la necessità di tutelare il patrimonio arboreo e storico: “Si auspica che siano state tenute in debita considerazione la possibilità di conservare in sito alberature significative e di pregio, piantumate in prevalenza a partire dagli anni Settanta e Ottanta, e quella di prevederne un’adeguata compensazione in caso di abbattimento.”

Ma, secondo quanto riferisce il Circolo Ambiente, le compensazioni previste sarebbero del tutto insufficienti: “Da ciò che sappiamo, la compensazione delle alberature avverrà solo in parte, con i soliti piccoli alberelli che faranno da contorno all’asfalto del nuovo parcheggio. Nulla a che vedere con gli alberi di alto fusto tagliati nei giorni scorsi.”

Nel documento si richiama infine anche il valore storico dell’area, con riferimento al muro di cinta lungo via Volta, “arteria tracciata tra la metà e la fine dell’Ottocento”, che la stessa Soprintendenza invita a preservare.


Il comunicato si chiude con una considerazione amara da parte dell’associazione ambientalista, che sintetizza il senso della protesta: “Resta l’amaro in bocca per uno scempio ambientale che si poteva evitare, se solo il Sindaco e la Giunta avessero avuto a cuore la tutela degli alberi e del verde, anziché continuare a riempire il territorio di cemento e asfalto.”

Mulini di Baggero: una passeggiata tra acqua, storia e paesaggio nella Valle del Lambro


La Brianza non è solo industria e urbanizzazione: è anche acqua, memoria e paesaggio. È da questa consapevolezza che nasce la passeggiata “Mulini di Baggero”, un nuovo appuntamento di cammino narrato e ambientale nel cuore della Valle del Lambro, organizzato dall'ARCI di Macherio e pensato per riscoprire territori spesso attraversati senza essere davvero osservati.

Foto di Gianni Casiraghi

Il percorso accompagna i partecipanti in un anello che unisce Nibionno, Costa Masnaga e Merone, seguendo il corso del fiume Lambro e delle sue derivazioni artificiali. È proprio l’acqua la protagonista silenziosa della giornata: una risorsa naturale che per secoli ha alimentato mulini, opifici e comunità locali, lasciando segni ancora ben visibili nel paesaggio.


Fulcro dell’escursione sono i Mulini di Baggero, uno dei complessi molitori storici meglio conservati della Brianza. Qui la forza dell’acqua veniva trasformata in energia e lavoro, in un equilibrio antico tra attività umane e ambiente. La visita guidata al mulino consente di entrare fisicamente in questo sistema, osservando da vicino ruote idrauliche, canali e strutture che raccontano una lunga storia di ingegno e adattamento al territorio.

Informazioni pratiche


La passeggiata si svolgerà domenica 1 marzo 2026.
Il ritrovo è previsto alle ore 8.30 in località Tabiago di Nibionno (LC), presso il parcheggio del Cimitero di Tabiago, in via Cimitero (coordinate indicative: 45.75163, 9.26137).

Il termine dell’escursione è previsto intorno alle 13.45.

L’itinerario è un anello collinare di circa 8,9 km, con un dislivello complessivo di circa 180 metri. Si sviluppa su sentieri facili, strade urbane e percorsi ciclopedonali e campestri. È consigliato l’uso di bastoncini da escursionismo.

La passeggiata include la visita guidata al Mulino di Baggero ed è riservata ai soci ARCI.
L’iscrizione è obbligatoria, con un numero massimo di 30 partecipanti, ed è prevista una sottoscrizione di 5 euro.

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

lunedì 16 febbraio 2026

Monte San Primo: dalla neve che non c’è più a un nuovo turismo possibile


Riceviamo e pubblichiamo


Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 15.45, presso la Sala Civica di Piazza Martignoni a Camnago Volta, si terrà l’incontro “Quale turismo per il Triangolo Lariano? San Primo e non solo…”.

L’incontro sarà occasione per riflettere sui modelli turistici da adottare in un territorio montano in cui è necessario coniugare il rispetto della natura con la fruibilità dei luoghi e le attività delle comunità locali.

Verrà presentato il libro “Monte San Primo. Una montagna straordinaria. Un progetto da riconsiderare”, alla presenza dell’autrice Nunzia Rondanini.

Il volume nasce a seguito del vivace dibattito, ripreso anche a livello nazionale e perfino internazionale, iniziato nell’autunno del 2022, quando il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano annunciarono la disponibilità di circa 5 milioni di euro per “rilanciare il turismo” nel territorio del Monte San Primo. Si tratta di finanziamenti provenienti in parte dalla stessa Comunità Montana, in parte dalla Regione e in parte dal Ministero degli Interni (tre milioni di euro).

Quando si prese visione del primo progetto di fattibilità tecnica ed economica, relativo alla prima tranche del finanziamento, emerse però che il “rilancio turistico” prevedeva, tra i vari interventi, il ripristino di un comprensorio sciistico in un’area dove la neve cade ormai solo per pochi giorni all’anno, oltre a nuovo consumo di suolo legato alla realizzazione di ampi parcheggi.

Si levarono così numerose voci critiche, fino alla formazione di un coordinamento denominato “Salviamo il Monte San Primo”, che annovera oggi ben 39 associazioni e gruppi: alcuni di valenza regionale, come Legambiente, WWF, CAI, Lipu, Federazione Speleologica Lombarda, e altri attivi da anni a livello locale, come il Circolo Ambiente Ilaria Alpi o il Gruppo Naturalistico della Brianza.

Nunzia Rondanini è membro di questo comitato; di professione architetta, è un’attenta e appassionata conoscitrice di questi luoghi fin dall’infanzia, nei quali è tornata a vivere dopo periodi trascorsi all’estero. Nel libro descrive le bellezze naturali di questo scrigno di biodiversità, ripercorre la storia del Monte San Primo e racconta come sia cambiata nel tempo la vita delle persone che lo animano.

L’autrice riassume quindi i contenuti del progetto contestato, mettendone in luce criticità, rischi e incongruenze, per arrivare a elencare le proposte alternative elaborate negli ultimi anni dal coordinamento, attraverso il confronto con le comunità locali e con esperti di diverse discipline.

Nel corso dell’incontro si discuterà dunque della possibilità di sviluppare un turismo sostenibile senza snaturare luoghi che, negli ultimi anni, sono stati interessati da profondi cambiamenti climatici, capaci di modificarne sempre più la fruibilità e di accentuarne la fragilità.

Introdurrà i temi dell’incontro Marzio Marzorati, di Legambiente Lombardia, presidente del Parco Nord Milano e responsabile del Centro di Educazione Ambientale Primalpe di Canzo, da anni impegnato nella diffusione di una cultura ecologica.

Verrà inoltre proiettato il breve cortometraggio “The Last Skiers”, di Veronica Ciceri, che esplora con uno sguardo antropologico il modo di vivere la montagna lariana nel passato, nel presente e nel possibile futuro. Il film è stato selezionato in diversi concorsi cinematografici, in particolare in Inghilterra, e ha vinto il premio “Miglior regista emergente” al Bergfilm-Festival di Tegernsee, in Germania.

Moderatore dell’incontro sarà Sergio Baccilieri, giornalista del quotidiano La Provincia.

La partecipazione è libera.

Circolo “Angelo Vassallo” – Legambiente APS Como


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Scempio ambientale a Erba, stanno tagliando gli alberi nel parco di via Volta!


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Stamattina, 16 febbraio, dalle ore 8:00 l'impresa incaricata dal proprietario dello storico parco alberato di via Volta a Erba, ha iniziato il taglio degli alberi di alto fusto! Un vero e proprio SCEMPIO ambientale!  
Il tutto per far spazio ad un'anonima palazzina di 4 piani e ad un nuovo parcheggio che verrà ceduto al Comune.


La nostra vibrante protesta è stata ribadita anche oggi, con un presidio organizzato dal Coordinamento BASE e dal nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi".  Abbiamo più volte gridato, insieme ai cittadini presenti: "State uccidendo alberi vivi!".
Il nostro grido di VERGOGNA è rivolto contro l'Amministrazione Comunale di Erba, che ha permesso lo scempio, consentendo anche il taglio degli alberi, basandosi solo sulla perizia agronomica eseguita dall'agronomo incaricato dai privati, quindi senza 'validazione' pubblica. Tra gli alberi tagliati sembrerebbe ve ne siano alcuni che lo stesso agronomo avrebbe definito sani. Denunciamo ancora una volta il parere favorevole concesso dalla Commissione comunale per il paesaggio, che ha classificato il progetto con "giudizio d’impatto neutro", ignorando quindi la cancellazione e cementificazione del parco alberato!

Da oggi il centro urbano di Erba perde uno storico parco alberato, un piccolo polmone verde, aggiungendo altro cemento e asfalto, in uno dei territori più cementificati della Provincia di Como!
Esprimiamo la nostra più pesante critica nei confronti dell'attuale Sindaco e Giunta di Erba: una vera e propria VERGOGNA!


venerdì 13 febbraio 2026

Quando l’archeologia racconta il territorio: musei, comunità e paesaggio nel Lecchese


Dopo il successo del primo appuntamento, già svoltosi a febbraio, il ciclo “L’archeologia racconta che…” prosegue con altri quattro incontri, da febbraio a luglio, pensati come brevi dialoghi divulgativi della durata di 45 minuti, seguiti da visite guidate ai musei o al territorio di circa 40 minuti. Una formula agile e accessibile, che invita all’ascolto, alla curiosità e al confronto.

Gli incontri sono costruiti come conversazioni tra due o tre interlocutori, rivolte a un pubblico non tecnico. L’obiettivo è raccontare la pluralità di temi che attraversano le discipline archeologiche, mettendo in relazione reperti, paesaggi, pratiche umane e questioni contemporanee. Al centro ci sono la tutela del patrimonio, la sua valorizzazione e la fruizione consapevole da parte della comunità, intesa come soggetto attivo nella conoscenza del territorio e della sua storia.

Non mancano riflessioni critiche su stereotipi e luoghi comuni legati al passato: alcune “verità di buon senso” vengono messe in discussione, mostrando come talvolta possano trasformarsi in vere e proprie fake news storiche.

I primi due appuntamenti si tengono presso il Museo Archeologico di Lecco, ospitato a Palazzo Belgiojoso, mentre i successivi tre si svolgono al Museo Archeologico del Barro, a Galbiate, con momenti di visita anche al Parco del Barro. A guidare il pubblico in questo percorso sono figure di riferimento dell’archeologia locale e nazionale, tra cui Marina Uboldi (direttrice del Museo del Barro), Nicolò Donati (conservatore del Si.M.U.L.) e Mauro Rossetto (direttore del Si.M.U.L.), affiancati da studiosi e studiose provenienti da università e istituzioni di ricerca.

I prossimi appuntamenti

Il programma affronta temi trasversali che intrecciano ambiente, società e cultura materiale:

  • Le armi raccontano che… (7 marzo): una riflessione sulla violenza nella preistoria e nell’alto medioevo, tra resti umani e fonti storiche.
  • Il cibo racconta che… (9 maggio): la storia dell’alimentazione antica tra risorse locali e contaminazioni culturali, con uno sguardo anche al rapporto tra uomo e ambiente.
  • L’oggetto racconta che… (6 giugno): storie di manufatti, tecnologie e sistemi produttivi del passato.
  • Il paesaggio racconta che… (4 luglio): l’abitare la montagna e l’adattamento umano tra clima, tecnologie e verticalità.

Tutti gli incontri si svolgono il sabato alle ore 16.00 e sono a ingresso gratuito.

Informazioni utili

Seregno e la via che non c’è: ricordando Piero Gobetti a cent’anni dalla morte

Fonte immagine: Wikipedia

A Seregno c’è una via che compare negli stradari comunali, nelle mappe ufficiali e perfino nel calendario della raccolta dei rifiuti. Si chiama via Piero Gobetti. Eppure, nella realtà, quella via non esiste: al suo posto c’è un cortile privato, chiuso da cancelli, senza targhe né passaggi. Una strada che c’è sulla carta, ma non nello spazio urbano.

Pianta classificazione in categorie delle strade, vie e piazze, febbraio 2021. Contornata in rosso via Piero Gobetti.
Pianta Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo, 2013. Sottolineata in rosso via Piero Gobetti.
Stralcio delle vie riportate nel Calendario raccolta rifiuti di Gelsia

Questa piccola storia locale, già raccontata, assume un significato particolare nel centenario della morte di Piero Gobetti. Perché Gobetti è stato, per molti versi, proprio come quella via: presente nei nomi, meno nei percorsi reali. Un intellettuale difficile da collocare, spesso ricordato più formalmente che davvero attraversato nel suo pensiero.

Nato a Torino nel 1901, Gobetti concentrò in poco più di sette anni, tra il 1918 e il 1926, un’intensità intellettuale straordinaria. Giornalista, editore e animatore culturale, fondò Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti. Fu tra i primi a comprendere la natura profonda del fascismo, definendolo “l’autobiografia della nazione”: non una parentesi, ma il prodotto delle debolezze storiche e civili dell’Italia.

Per questo la sua voce risultò intollerabile. Gobetti subì aggressioni e violenze squadriste, senza mai rinunciare alla propria indipendenza di giudizio. Costretto a rifugiarsi a Parigi, vi morì il 15 febbraio 1926, a soli 24 anni.

I cancelli indicano gli ipotetici imbocchi di via Gobetti, la via che non c'è

Oggi, come accade con quella via di Seregno che non si riesce a percorrere, anche Gobetti rischia di restare un nome senza cammino. Eppure il suo lascito non è una commemorazione, ma una richiesta esigente: pensare la libertà come responsabilità, accettare il conflitto come condizione della democrazia, rifiutare le scorciatoie.

Forse è per questo che quella via, nella realtà, non c’è. Perché la strada indicata da Gobetti non è comoda né lineare. Va cercata, ogni volta, da chi non si accontenta di una targa.