sabato 10 novembre 2012
Fenomeni paranormali in Provincia MB: l'assessore vede "buchi nell'acqua e polveroni"
Riceviamo e pubblichiamo
di Biagio Catena Cardillo, Comitato Beni Comuni MB
A chi è appassionato di fenomeni paranormali consigliamo di collegarsi al sito della Provincia.
Si aprirà un documento dal titolo “Servizio idrico della Brianza: il Garante avalla la scelta della Conferenza dei Sindaci”.
Chi avrà la compiacenza di leggere il documento indicato potrà rendersi conto che i “luminari” del servizio idrico della Provincia hanno interpretato la segnalazione inviatagli dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) come l’avallo all’affidamento del servizio idrico a Brianzacque. Sottolineano, poi, che l’Autorità non impugnerà il provvedimento e non minaccia ricorsi ma “auspica che per il futuro vengano presi in considerazione i principi indicati, riservandosi di monitorare l’operato dell’Amministrazione”.
Secondo la Provincia, quindi, il 17 ottobre l’Autorità Garante si sarebbe convocata in adunanza e, dopo aver analizzato la delibera di giunta provinciale n. 85/2011, la nota del 1° dicembre 2011, protocollo 57506/98/2011/275 dell’Ufficio d’Ambito Territoriale Omogeneo e il relativo schema di convenzione, nonché il parere vincolante della conferenza dei comuni reso in data 22.12.2011, avrebbe deliberato che, tutto sommato, non interessa a nessuno che la provincia abbia adottato provvedimenti illegittimi: l’importante è che per il futuro si seguano le regole.
Bando agli scherzi, facciamo un po’ di chiarezza. L’AGCM, come si evince dalla nota che potete leggere cliccando qui, ha chiaramente segnalato alla provincia che: “l’affidamento in house a Brianzacque è avvenuto in assenza dei necessari requisiti per tale forma di affidamento”, riservandosi di monitorare l’operato della provincia.
Ai sensi dell’art. 21-bis della L. n. 287/1990, come modificato dall’art. 35 del D.L. n. 201/2011:
1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato è legittimata ad agire in giudizio contro gli atti amministrativi generali, i regolamenti ed i provvedimenti di qualsiasi amministrazione pubblica che violino le norme a tutela della concorrenza e del mercato.
2. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, se ritiene che una pubblica amministrazione abbia emanato un atto in violazione delle norme a tutela della concorrenza e del mercato, emette, entro sessanta giorni, un parere motivato, nel quale indica gli specifici profili delle violazioni riscontrate. Se la pubblica amministrazione non si conforma nei sessanta giorni successivi alla comunicazione del parere, l'Autorità può presentare, tramite l'Avvocatura dello Stato, il ricorso, entro i successivi trenta giorni.
Pertanto, se la Provincia entro sessanta giorni non si conforma alla segnalazione ricevuta, revocando ogni provvedimento relativo all’affidamento a Brianzacque, l’AGCM presenterà ricorso tramite l’Avvocatura dello Stato.
Non si riesce a comprendere come la provincia possa interpretare la segnalazione come l’avallo del percorso della provincia.
Un’ultima precisazione risulta doverosa. Il Consigliere Poletti ritiene che l’alternativa al percorso seguito dalla provincia sarebbe la privatizzazione. Non è vero! Questo è l’ennesima mistificazione della realtà! L’unica strada percorribile è l’affidamento del servizio idrico a un soggetto in possesso dei necessari requisiti (la grande patrimoniale brianzola che nascerebbe a seguito delle varie operazioni di incorporazione tra quelle storicamente esistenti sul territorio) e sua erogazione tramite la controllata Brianzacque!
Il documento pubblicato sul sito della provincia, che potrebbe anche suscitare grasse risate a chi legge, desta invece gravi preoccupazioni perché è l’ennesima dimostrazione che il servizio idrico è stato messo nelle mani sbagliate.
Quindi, per il bene di tutti chiediamo all’Assessore Sala, al CdA dell’ATO e ai loro suggeritori annidati nei CdA di Brianzacque e Alsi: "per decenza, dimettetevi!!!"
di Biagio Catena Cardillo, Comitato Beni Comuni MB
A chi è appassionato di fenomeni paranormali consigliamo di collegarsi al sito della Provincia.
Si aprirà un documento dal titolo “Servizio idrico della Brianza: il Garante avalla la scelta della Conferenza dei Sindaci”.
Chi avrà la compiacenza di leggere il documento indicato potrà rendersi conto che i “luminari” del servizio idrico della Provincia hanno interpretato la segnalazione inviatagli dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) come l’avallo all’affidamento del servizio idrico a Brianzacque. Sottolineano, poi, che l’Autorità non impugnerà il provvedimento e non minaccia ricorsi ma “auspica che per il futuro vengano presi in considerazione i principi indicati, riservandosi di monitorare l’operato dell’Amministrazione”.
Secondo la Provincia, quindi, il 17 ottobre l’Autorità Garante si sarebbe convocata in adunanza e, dopo aver analizzato la delibera di giunta provinciale n. 85/2011, la nota del 1° dicembre 2011, protocollo 57506/98/2011/275 dell’Ufficio d’Ambito Territoriale Omogeneo e il relativo schema di convenzione, nonché il parere vincolante della conferenza dei comuni reso in data 22.12.2011, avrebbe deliberato che, tutto sommato, non interessa a nessuno che la provincia abbia adottato provvedimenti illegittimi: l’importante è che per il futuro si seguano le regole.
Bando agli scherzi, facciamo un po’ di chiarezza. L’AGCM, come si evince dalla nota che potete leggere cliccando qui, ha chiaramente segnalato alla provincia che: “l’affidamento in house a Brianzacque è avvenuto in assenza dei necessari requisiti per tale forma di affidamento”, riservandosi di monitorare l’operato della provincia.
Ai sensi dell’art. 21-bis della L. n. 287/1990, come modificato dall’art. 35 del D.L. n. 201/2011:
1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato è legittimata ad agire in giudizio contro gli atti amministrativi generali, i regolamenti ed i provvedimenti di qualsiasi amministrazione pubblica che violino le norme a tutela della concorrenza e del mercato.
2. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, se ritiene che una pubblica amministrazione abbia emanato un atto in violazione delle norme a tutela della concorrenza e del mercato, emette, entro sessanta giorni, un parere motivato, nel quale indica gli specifici profili delle violazioni riscontrate. Se la pubblica amministrazione non si conforma nei sessanta giorni successivi alla comunicazione del parere, l'Autorità può presentare, tramite l'Avvocatura dello Stato, il ricorso, entro i successivi trenta giorni.
Pertanto, se la Provincia entro sessanta giorni non si conforma alla segnalazione ricevuta, revocando ogni provvedimento relativo all’affidamento a Brianzacque, l’AGCM presenterà ricorso tramite l’Avvocatura dello Stato.
Non si riesce a comprendere come la provincia possa interpretare la segnalazione come l’avallo del percorso della provincia.
Un’ultima precisazione risulta doverosa. Il Consigliere Poletti ritiene che l’alternativa al percorso seguito dalla provincia sarebbe la privatizzazione. Non è vero! Questo è l’ennesima mistificazione della realtà! L’unica strada percorribile è l’affidamento del servizio idrico a un soggetto in possesso dei necessari requisiti (la grande patrimoniale brianzola che nascerebbe a seguito delle varie operazioni di incorporazione tra quelle storicamente esistenti sul territorio) e sua erogazione tramite la controllata Brianzacque!
Il documento pubblicato sul sito della provincia, che potrebbe anche suscitare grasse risate a chi legge, desta invece gravi preoccupazioni perché è l’ennesima dimostrazione che il servizio idrico è stato messo nelle mani sbagliate.
Quindi, per il bene di tutti chiediamo all’Assessore Sala, al CdA dell’ATO e ai loro suggeritori annidati nei CdA di Brianzacque e Alsi: "per decenza, dimettetevi!!!"
venerdì 9 novembre 2012
Befana sul Lambro 2013: BEFANA ESSENZIALE
Gioco e poesia: l’irrinunciabile
CADONO LE RAGNATELE...
Eccoci, dopo le ripetute e ripetute intenzioni di lasciare che la Befana si addormentasse, almeno per un po', a parlarne di nuovo e di nuovo il fuoco si riaccende. Davvero le intenzioni erano serie e determinate… ma si sa, spesso le cose cambiano ed i cambiamenti portano novità, arie fresche giù per il fiume. Si era stanchi, si era in pochi (e forse lo si sarà ancora), si pensava che fosse l'ora giusta per dire basta, per nascondere la barca della Befana, invece lei si è fatta sentire in noi. Capita.
Proprio ieri, al capannone-laboratorio, tra i presenti è nata una nuova discussione (il laboratorio è anche questo) sulla conta delle forze che abbiamo e alla fine, come d'incanto, una lunga e nera ragnatela è caduto dall'altissimo e vecchio soffitto sui fogli dei primi disegni sparsi sul tavolone… come se la scopa della Vecchia avesse dato un colpetto per dire la sua. Un segno, evidentemente un chiarissimo segno. Ed allora avanti!!!
Cari amici della Befana, dopo questo piccolo prologo, siamo qui a dire che si aprono le danze, cominciano i laboratori del fine settimana e lo scriviamo con una grande pulita speranza.
Possiamo contare sulla collaborazione di nuove realtà e ne siamo felicissimi perché, oltre all'evidente apporto pratico, vediamo la più allargata e grande condivisione delle idee che sostengono questa esperienza. L'attenzione al tema ambientale ed al suo costante bisogno di essere salvaguardato, il tentativo titanico della ricostruzione di un immaginario perduto, l'infanzia ed il suo rapporto con la natura sono le colonne, come dire… sono “la scopa” della Befana che, nel vedere l'interessamento di nuove persone, ha deciso di ripresentarsi per ricordarci di non mollare, di non lasciare che le ormalizzazioni coprano le fantasie.
Possiamo contare sull'aiuto di nuovi soggetti. Alcuni G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) della Valle del Lambro e l'Associazione Genitori delle Scuole di Carate interverranno nella produzione delle Lampade (così importanti) e con la presenza di genitori e bambini nelle varie fasi di realizzazione; la Comunità Solaris di Carate già collabora con la presenza di ragazzi in alcuni giorni della settimana; l’associazione “Casa di Emma”.
Ora, più tecnicamente:
Il 12 novembre ci sarà un laboratorio specifico di formazione ai nuovi genitori per la costruzione delle lanterne e luminarie presso l'atelier Solaris di Carate e più avanti, nei pomeriggi del sabato, laboratori d'insieme e momenti particolari per i bambini alimenteranno il mito con percorsi vicino al fiume alla ricerca di… merende “condivise” potranno allietare la permanenza.
A partire dai pomeriggi di sabato 10 e domenica 11 novembre inizieranno nei fine settimana i laboratori al capannone di Agliate. Vi aspettiamo, fiduciosi che la nostra vecchia e nuova avventura possa contagiare. Il tema di quest'anno invita all'essenziale, ma....
C.C.A. Commissione di Cultura Alternativa
Per informazioni:
Enrico Mason 339 5984689
Aldo Sangalli 338 1450108
BEFANA ESSENZIALE
Gioco e poesia: l’irrinunciabile
Contributo di Mario Vergani
La Befana sul Lambro di quest’anno è essenziale. Dire essenziale non significa ridotta, impoverita o minore. Insomma non è la medesima cosa alla quale siamo stati abituati da Venticinque anni, solo un po’meno. No, niente di meno! La stessa, ma differente. Un filo che non si spezza, e che mantiene appunto l’essenziale. L’essenziale è dunque ciò a cui non di cui non si può fare a meno, ciò al quale non si può rinunciare pena la scomparsa di quanto invece definisce un’esperienza. L’essenziale è dunque l’irrinunciabile, il punto di resistenza oltre al quale non si può andare.
Cos’è stato ed è per il Laboratorio della Befana irrinunciabile, cosa lo ha definito nella sua essenza e lo ha reso riconoscibile attraverso le numerose versioni che si sono succedute nel tempo? Il gioco e la poesia. Questi sono sempre stati i due elementi che hanno caratterizzato l’ideazione, il lavoro, l’espressione della Befana.
Quanto di meno essenziale, direte voi. L’essenziale sarebbero invece i beni primari, quelli di prima necessità. Dice l’obiettore: “possiamo ben fare a meno di gioco e poesia, quando manca l’essenziale”. E questo è certamente vero. Ma diciamo che non è tutto; perché tra i bisogni vitali dell’uomo - quelli che si esprimono con la massima intensità nell’infanzia - ci sono il gioco e la poesia. Lo vediamo bene nei bambini: non possono fare a meno di giocare e di respirare nell’atmosfera rarefatta dell’immaginario; e così noi stessi adulti: non ne possiamo fare a meno, se non al prezzo di ridurre la nostra vita a poca cosa, alla dimensione della sopravvivenza.
Qui interviene la seconda ragione della scelta del nostro tema di quest’anno. La ragione sociale e politica di questa decisione. Anche in questo caso il Laboratorio della Befana opera un intervento politico di resistenza. Rispetto a cosa? Rispetto all’idea che, date le condizioni attuali di crisi e di difficoltà, i cittadini non possano chiedere di più e d’altro che il minimo vitale; ci sentiamo obiettare: “non fate gli schizzinosi, prendete quello che c’è: nel lavoro, nelle scelte di vita, nelle frequentazioni… E invece no! Con la Befana essenziale, intendiamo anche affermare che c’è dell’altro, irrinunciabile per una vita umana piena e degna, al di là delle miserevoli condizioni di pura sussistenza cui molte vite sono oggi ridotte.
Un’altra ragione di riflessione sull’essenzialità infine è relativa all’esperienza espressiva e artistica che qualifica la Befana. Il Laboratorio ha sempre fatto la scelta dei materiali poveri, una scelta di principio, che anche quest’anno si ripete; ma questa si lega anche a una intenzione estetica: nelle opere della Befana la tecnica è sempre stata legata ad un togliere il superfluo, piuttosto che all’aggiungere, al caricare. In questa esperienza estetica che nel corso degli anni si è perfezionata, quel che conta, l’essenziale, è il gesto.
Il gesto essenziale, tale perché non si riferisce immediatamente ad un contenuto identificabile, non veicola direttamente un messaggio o un significato, ma è una vibrazione di senso che si rivolge all’interpretazione diversa di ognuno, di tutti coloro che si disporranno a sentire e a vedere.
Befana essenziale significa che di tutto questo non vogliamo né possiamo davvero fare a meno.
MostraFelice_13Gioco e poesia: l’irrinunciabile
Contributo di Mario Vergani
La Befana sul Lambro di quest’anno è essenziale. Dire essenziale non significa ridotta, impoverita o minore. Insomma non è la medesima cosa alla quale siamo stati abituati da Venticinque anni, solo un po’meno. No, niente di meno! La stessa, ma differente. Un filo che non si spezza, e che mantiene appunto l’essenziale. L’essenziale è dunque ciò a cui non di cui non si può fare a meno, ciò al quale non si può rinunciare pena la scomparsa di quanto invece definisce un’esperienza. L’essenziale è dunque l’irrinunciabile, il punto di resistenza oltre al quale non si può andare.
Cos’è stato ed è per il Laboratorio della Befana irrinunciabile, cosa lo ha definito nella sua essenza e lo ha reso riconoscibile attraverso le numerose versioni che si sono succedute nel tempo? Il gioco e la poesia. Questi sono sempre stati i due elementi che hanno caratterizzato l’ideazione, il lavoro, l’espressione della Befana.
Quanto di meno essenziale, direte voi. L’essenziale sarebbero invece i beni primari, quelli di prima necessità. Dice l’obiettore: “possiamo ben fare a meno di gioco e poesia, quando manca l’essenziale”. E questo è certamente vero. Ma diciamo che non è tutto; perché tra i bisogni vitali dell’uomo - quelli che si esprimono con la massima intensità nell’infanzia - ci sono il gioco e la poesia. Lo vediamo bene nei bambini: non possono fare a meno di giocare e di respirare nell’atmosfera rarefatta dell’immaginario; e così noi stessi adulti: non ne possiamo fare a meno, se non al prezzo di ridurre la nostra vita a poca cosa, alla dimensione della sopravvivenza.
Qui interviene la seconda ragione della scelta del nostro tema di quest’anno. La ragione sociale e politica di questa decisione. Anche in questo caso il Laboratorio della Befana opera un intervento politico di resistenza. Rispetto a cosa? Rispetto all’idea che, date le condizioni attuali di crisi e di difficoltà, i cittadini non possano chiedere di più e d’altro che il minimo vitale; ci sentiamo obiettare: “non fate gli schizzinosi, prendete quello che c’è: nel lavoro, nelle scelte di vita, nelle frequentazioni… E invece no! Con la Befana essenziale, intendiamo anche affermare che c’è dell’altro, irrinunciabile per una vita umana piena e degna, al di là delle miserevoli condizioni di pura sussistenza cui molte vite sono oggi ridotte.
Un’altra ragione di riflessione sull’essenzialità infine è relativa all’esperienza espressiva e artistica che qualifica la Befana. Il Laboratorio ha sempre fatto la scelta dei materiali poveri, una scelta di principio, che anche quest’anno si ripete; ma questa si lega anche a una intenzione estetica: nelle opere della Befana la tecnica è sempre stata legata ad un togliere il superfluo, piuttosto che all’aggiungere, al caricare. In questa esperienza estetica che nel corso degli anni si è perfezionata, quel che conta, l’essenziale, è il gesto.
Il gesto essenziale, tale perché non si riferisce immediatamente ad un contenuto identificabile, non veicola direttamente un messaggio o un significato, ma è una vibrazione di senso che si rivolge all’interpretazione diversa di ognuno, di tutti coloro che si disporranno a sentire e a vedere.
Befana essenziale significa che di tutto questo non vogliamo né possiamo davvero fare a meno.
Fonte immagini: http://www.befanalambro.net/
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Campagna WWF “RiutilizziAMO l’Italia”contro il consumo del suolo
WWF: “L’ITALIA DA RIUTILIZZARE ATTRAVERSO I TUOI OCCHI”
Presentati oggi all’Urban Promo di Bologna i primi dati sul censimento di idee per il recupero di aree dismesse o degradate inviate da cittadini e associazioni al WWF Italia
Alcune cifre: 250 le segnalazioni di cui il 65% aree edificate abbandonate; il 42% delle proposte riguarda il riuso; il 54% la rinaturalizzazione o l’agricoltura
Segnala anche tu le aree dismesse o degradate fino al 30 novembre immaginando come vorresti riconvertirle su wwf.it/riutilizziamolitalia
Un patrimonio edilizio abbandonato e spesso pericolante, terreni incolti e degradati, aree di scavo ed ex cantieri che rischiano di trasformarsi in discariche e depositi che potrebbero inquinare il suolo, contribuendo al degrado del territorio e dell’ambiente. Aree che sono oggetto, secondo le previsioni urbanistiche, di progetti di nuove case, infrastrutture, centri commerciali, in netto contrasto con la forte domanda da parte di cittadini e associazioni di loro ri-utilizzo sociale e ambientale. E’ questa la fotografia scattata dal WWF Italia grazie alle circa 250 segnalazioni finora raccolte online per la Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” (wwf.it/riutilizziamolitalia), che chiede a cittadini ed esperti (urbanisti, architetti, geologi, studenti universitari ecc.) di segnalare entro il prossimo 30 novembre le aree dismesse o degradate indicando anche proposte, programmi e progetti per la loro riqualificazione attraverso la scheda di censimento su www.wwf.it/riutilizziamolitalia. I risultati sin qui ottenuti dalla Campagna sono stati presentati questa mattina dal WWF nell’ambito di Urban Promo 2012, la rassegna dedicata alla rigenerazione urbana in corso a Bologna fino al 10 novembre, con una conferenza stampa presso il Comune di Bologna con le istituzioni locali e saranno approfonditi a seguire con un workshop, che si terrà dalle ore 15 nella Sala Esposizioni di Salaborsa, insieme con la Rete nazionale di docenti ed esperti provenienti da 11 differenti università italiane con il compito di offrire un supporto tecnico scientifico alla Campagna WWF sia per il censimento delle aree che per le proposte di riqualificazione.
“La campagna WWF ‘RiutilizziAMO l’Italia’ vuole essere uno screening delle aree degradate e inutilizzate e delle proposte e progetti virtuosi di riconversione e riqualificazione del territorio elaborati da singoli cittadini, comitati e associazioni. Un’iniziativa che servirà così ad individuare alternative concrete alla nuova edificazione: il WWF Italia ha infatti stimato che in assenza di interventi correttivi, il consumo di suolo nei prossimi 20 anni in Italia sarà di oltre 75 ettari al giorno. Già oggi nel nostro Paese non si può tracciare un diametro di 10 km senza intercettare un nucleo urbano. L’iniziativa ha l’intento di contribuire ad un movimento culturale per la riqualificazione del territorio, del paesaggio e degli ecosistemi, valorizzando nel contempo le economie locali e recuperando spazi per la collettività”, ha detto Stefano Leoni, presidente WWF Italia.
“Conoscere consistenza, caratteristiche e localizzazione delle aree disponibili per la rigenerazione è il primo indispensabile passo verso la costruzione di un progetto per la città contemporanea che ponga la resilienza alla base del riutilizzo”, ha dichiarato Patrizia Gabellini, Assessore all’Urbanistica, Ambiente, Qualità Urbana e Città Storica del Comune di Bologna.
“La necessità di fermare un ulteriore consumo di suolo e concentrarsi sulle aree già degradate è particolarmente forte in Emilia Romagna, la regione italiana che nella seconda metà del secolo scorso ha registrato il tasso più alto di cementificazione, con un incremento medio di ben 9 ettari al giorno”, ha aggiunto Cinzia Morsiani, Presidente del WWF Emilia Romagna. “Da uno studio del WWF Emilia Romagna emerge che l’espansione urbana è cresciuta molto di più della popolazione residente: la superficie urbanizzata pro-capite si è triplicata, passando da 180 mq nel 1976 a 538 mq nel 2008. Un esempio concreto di recupero realizzato dal WWF - conclude la Morsiani - è ad esempio l’attuale stagno didattico dei Giardini Margherita di Bologna: un’area naturale creata rimuovendo il cemento di una vecchia piscina comunale”.
I DATI
Ecco in dettaglio le prime elaborazioni della Campagna RiutilizziAMO L’Italia promossa dal WWF a meno di un mese dalla sua scadenza: delle circa 250 segnalazioni ricevute ben il 65% riguarda aree edificate abbandonate (191 siti), il 10% terreni incolti degradati, l’8% terreni incolti in evoluzione (dove si assiste a fenomeni spontanei di rinaturalizzazione), 7% ex-cantieri, 5% aree di scavo. Edifici inutilizzati e ‘scheletri di cemento’ non solo costituiscono la componente più impattante sul territorio italiano ma sono anche ‘portatori sani’del principale fattore di rischio individuato dal database WWF sotto la voce ‘Strutture abbandonate pericolanti’: un pericolo che riguarda il 36% delle aree censite, seguito da discariche e depositi (21%) e inquinamento del suolo (12%.). E se per le previsioni urbanistiche verificate la destinazione d’uso più gettonata è ‘l’espansione edilizia’, la vocazione che cittadini e associazioni vorrebbero invece per il proprio territorio è decisamente ‘green’: il 42% chiede il riutilizzo di aree già edificate per evitare nuovo consumo di suolo, il 54% indica soluzioni di rinaturalizzazione o agricole (22% come verde urbano, 19% rete ecologica, 7% orti urbani e sociali, 6% agricoltura) e per il 4% altre soluzioni. Riguardo alla distribuzione geografica delle aree segnalate, il 53% proviene da Sud e Isole, il 28% dal Nord e il 19% dal Centro. A rispondere all’appello, soprattutto associazioni e comitati locali, da cui proviene il 60% delle segnalazioni, a cui si aggiungono, per il 34%, i singoli cittadini, mentre per il 6% non viene specificata la provenienza.
RIUTILIZZIAMO L’ITALIA IN PILLOLE - INFOGRAFICA
Presentati oggi all’Urban Promo di Bologna i primi dati sul censimento di idee per il recupero di aree dismesse o degradate inviate da cittadini e associazioni al WWF Italia
Alcune cifre: 250 le segnalazioni di cui il 65% aree edificate abbandonate; il 42% delle proposte riguarda il riuso; il 54% la rinaturalizzazione o l’agricoltura
Segnala anche tu le aree dismesse o degradate fino al 30 novembre immaginando come vorresti riconvertirle su wwf.it/riutilizziamolitalia
Un patrimonio edilizio abbandonato e spesso pericolante, terreni incolti e degradati, aree di scavo ed ex cantieri che rischiano di trasformarsi in discariche e depositi che potrebbero inquinare il suolo, contribuendo al degrado del territorio e dell’ambiente. Aree che sono oggetto, secondo le previsioni urbanistiche, di progetti di nuove case, infrastrutture, centri commerciali, in netto contrasto con la forte domanda da parte di cittadini e associazioni di loro ri-utilizzo sociale e ambientale. E’ questa la fotografia scattata dal WWF Italia grazie alle circa 250 segnalazioni finora raccolte online per la Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” (wwf.it/riutilizziamolitalia), che chiede a cittadini ed esperti (urbanisti, architetti, geologi, studenti universitari ecc.) di segnalare entro il prossimo 30 novembre le aree dismesse o degradate indicando anche proposte, programmi e progetti per la loro riqualificazione attraverso la scheda di censimento su www.wwf.it/riutilizziamolitalia. I risultati sin qui ottenuti dalla Campagna sono stati presentati questa mattina dal WWF nell’ambito di Urban Promo 2012, la rassegna dedicata alla rigenerazione urbana in corso a Bologna fino al 10 novembre, con una conferenza stampa presso il Comune di Bologna con le istituzioni locali e saranno approfonditi a seguire con un workshop, che si terrà dalle ore 15 nella Sala Esposizioni di Salaborsa, insieme con la Rete nazionale di docenti ed esperti provenienti da 11 differenti università italiane con il compito di offrire un supporto tecnico scientifico alla Campagna WWF sia per il censimento delle aree che per le proposte di riqualificazione.
“Conoscere consistenza, caratteristiche e localizzazione delle aree disponibili per la rigenerazione è il primo indispensabile passo verso la costruzione di un progetto per la città contemporanea che ponga la resilienza alla base del riutilizzo”, ha dichiarato Patrizia Gabellini, Assessore all’Urbanistica, Ambiente, Qualità Urbana e Città Storica del Comune di Bologna.
“La necessità di fermare un ulteriore consumo di suolo e concentrarsi sulle aree già degradate è particolarmente forte in Emilia Romagna, la regione italiana che nella seconda metà del secolo scorso ha registrato il tasso più alto di cementificazione, con un incremento medio di ben 9 ettari al giorno”, ha aggiunto Cinzia Morsiani, Presidente del WWF Emilia Romagna. “Da uno studio del WWF Emilia Romagna emerge che l’espansione urbana è cresciuta molto di più della popolazione residente: la superficie urbanizzata pro-capite si è triplicata, passando da 180 mq nel 1976 a 538 mq nel 2008. Un esempio concreto di recupero realizzato dal WWF - conclude la Morsiani - è ad esempio l’attuale stagno didattico dei Giardini Margherita di Bologna: un’area naturale creata rimuovendo il cemento di una vecchia piscina comunale”.
I DATI
Ecco in dettaglio le prime elaborazioni della Campagna RiutilizziAMO L’Italia promossa dal WWF a meno di un mese dalla sua scadenza: delle circa 250 segnalazioni ricevute ben il 65% riguarda aree edificate abbandonate (191 siti), il 10% terreni incolti degradati, l’8% terreni incolti in evoluzione (dove si assiste a fenomeni spontanei di rinaturalizzazione), 7% ex-cantieri, 5% aree di scavo. Edifici inutilizzati e ‘scheletri di cemento’ non solo costituiscono la componente più impattante sul territorio italiano ma sono anche ‘portatori sani’del principale fattore di rischio individuato dal database WWF sotto la voce ‘Strutture abbandonate pericolanti’: un pericolo che riguarda il 36% delle aree censite, seguito da discariche e depositi (21%) e inquinamento del suolo (12%.). E se per le previsioni urbanistiche verificate la destinazione d’uso più gettonata è ‘l’espansione edilizia’, la vocazione che cittadini e associazioni vorrebbero invece per il proprio territorio è decisamente ‘green’: il 42% chiede il riutilizzo di aree già edificate per evitare nuovo consumo di suolo, il 54% indica soluzioni di rinaturalizzazione o agricole (22% come verde urbano, 19% rete ecologica, 7% orti urbani e sociali, 6% agricoltura) e per il 4% altre soluzioni. Riguardo alla distribuzione geografica delle aree segnalate, il 53% proviene da Sud e Isole, il 28% dal Nord e il 19% dal Centro. A rispondere all’appello, soprattutto associazioni e comitati locali, da cui proviene il 60% delle segnalazioni, a cui si aggiungono, per il 34%, i singoli cittadini, mentre per il 6% non viene specificata la provenienza.
RIUTILIZZIAMO L’ITALIA IN PILLOLE - INFOGRAFICA
| 1. Le idee di riutilizzo |
| 2. Le principali tipologie di aree segnalate |
| 3. I fattori di rischio rilevati |
| 4. Le segnalazioni: da dove arrivano |
martedì 6 novembre 2012
Fermiamo l'inutile autostrada Varese Como Lecco
di Tiziano Grassi, Presidente del Comitato per il Parco regionale della Brughiera
Visti gli ultimi articoli apparsi sulla stampa locale e vista la sentenza del TAR Lombardia contro il Comune di Orsenigo (CO) che si era opposto al passaggio sul proprio territorio dell'inutile e devastante autostrada Varese Como Lecco, abbiamo ritenuto indispensabile riprendere l'argomento molto importante per il futuro del Parco Regionale della Brughiera inviando ai Sindaci dei Comuni interessati il comunicato che trovate sotto. Il documento ha anche la funzione di riprendere con tutte le associazioni a noi vicine, il lavoro di partecipazione nel coinvolgere gli amministratori locali e quelli che in un prossimo futuro governeranno in Regione, per cercare di costruire un fronte di difesa dagli attacchi che il nostro territorio potrebbe subire se partisse veramente il progetto di questa opera inutile.
Purtroppo su questi progetti gli interessi economici che gravitano intorno sono enormi e quindi il nostro e vostro impegno dovrà essere altrettanto consistente se riteniamo davvero importante salvaguardare gli ultimi spazi a verde rimasti. Per conoscere e seguire i vari impegni sono sempre attivi tutti i vari nostri siti, compreso anche uno spazio su Facebook dedicato alla lotta contro la VA CO LC che vi invito a visitare chiedendo l'amicizia e postare documenti o commenti.
A tale proposito vi invito anche sulla pagina Facebook della Brughiera. Contro la VA CO LC
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Pedemontana
La "Befana sul Lambro 2013" si presenta
Venerdì 30 novembre 2012 - ore 21.00
BIBLIOTECA CIVICA “Monsignor GALBIATI” Verano Brianza
Presentazione del libro
AVERTI A CUORE
Poesie di Felice Viganò
a dieci anni dalla sua scomparsa.
Presentazione della
BEFANA SUL LAMBRO 2013
BEFANA ESSENZIALE
IL GIOCO E LA POESIA: IRRINUNCIABILI
OMAGGIO AL POETA
FIGURE
E PER AMICO UN FIUME
di Enrico Mason
La mostra di pittura sarà aperta al pubblico dal 1° al 9 dicembre 2012
tutti i giorni: dalle 15.00 alle 18.00
il sabato anche dalle 10.00 alle 14.00
A cura di:
Comune di Verano Brianza
BIBLIOTECA CIVICA “Monsignor GALBIATI” Verano Brianza
Commissione Cultura Alternativa
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Verano Brianza
lunedì 5 novembre 2012
Arcore: le associazioni ambientaliste scendono in campo per difendere dalla cementificazione la Rete Ecologica Regionale
Lettera aperta al presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi, all'assessore al Territorio e Parchi della Provincia di Monza Brianza Cristiano Crippa, al Presidente del Parco della Valle del Lambro Eleonora Frigerio ed al sindaco di Arcore Rosalba Colombo
Salvaguardiamo la Rete Ecologica Regionale: Non vogliamo un altro caso “Usmate”
Presidente Allevi, Assessore Crippa, Presidente Frigerio, Sindaco Colombo,
Vi scriviamo per chiedere la difesa dell'elemento primario della Rete Ecologica Regionale posto a cavallo della SP/7 in frazione La Cà di Arcore .
Si tratta di un'area agricola e paesaggistica di pregio confinante con il Parco Valle Lambro e con l'area feste del comune.
Nell'area è presente una fascia boscata posta a contorno di una stanza agricola di pregio e con una depressione indicante, probabilmente, la presenza di un antico paleoalveo.
Dalla lettura del documento di piano del Piano di Governo del Territorio di Arcore reso pubblico di recente e dalle recenti dichiarazioni a mezzo stampa rilasciate da esponenti della locale maggioranza in consiglio comunale, le intenzioni dell'amministrazione sembrerebbero quelle di realizzare un centro sportivo comunale proprio su quelle aree (o su parte di esse).
Tra l'altro si vorrebbe abbattere il centro Tennis esistente, posto in centro paese e riscostruirlo all’interno di un nuovo centro sportivo sull'area verde in questione.
Al posto del tennis attuale, manco a dirlo, nuova edilizia residenziale.
Riteniamo si tratti di una scelta profondamente anacronistica, figlia di una politica che in questi anni ha esasperato la dispersione urbanistica ed i cui effetti ben conosciamo visto che parliamo di un territorio martoriato da decenni di scelte pianificatorie sbagliate. Non dimentichiamolo, Arcore è inserita nella Provincia più cementificata d'Italia e con la realizzazione della autostrada Pedemontana vedrà la percentuale di suolo comunale urbanizzato schizzare a ben oltre il 50% del totale.
Il terreno in questione non è un'area verde qualsiasi è uno degli elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale (R.E.R.) in ambito di pianura (si veda cartina sotto, dove l'elemento primario è contornato in rosso).
La normativa regionale prevede delle prescrizioni precise a livello di pianificazione comunale (si vedano i dettami della legge regionale 12/2005).
In particolare ci permettiamo di far notare che la pianificazione comunale dovrebbe recepire quella regionale e nel caso di elementi primari della RER (come in questo caso) evitare:
- la riduzione dei varchi di rilevanza regionale;
- l’eliminazione degli elementi presenti di naturalità;
Peraltro tali indicazioni erano state recepite correttamente in fase di Valutazione Ambientale strategica (VAS) del PGT dal comune di Arcore stesso e quindi l'ipotesi risulta ancor più incomprensibile.
Da semplici cittadini, non vorremmo che l'amministrazione di Arcore si venga a trovare nella stessa situazione del limitrofo comune di Usmate Velate dove, a causa di una concessione edilizia relativa ad un comparto produttivo collocata su aree interessate dalla Rete Ecologica Regionale si è dato vita ad un lungo contenzioso giudiziario che ha visto contrapposti il comune e la provincia.
Una causa che ha visto alla fine la vittoria della Provincia di Monza Brianza al terzo livello di giudizio (Consiglio di Stato) con una sentenza che ha obbligato l'operatore privato ad un risarcimento di oltre un milione e trecentomila Euro in compensazioni ambientali, una cifra rilevantissima come è evidente e che rischia di minare alla radice anche la sostenibiità finanziaria dell’operazione.
In questo senso crediamo che il presidente Allevi vorrà salvaguardare la credibilità dell'istituzione che Egli rappresenta e vorrà sostenere con altrettanta forza le stesse posizioni di principio anche in riferimento alla questione arcorese.
L'ultima cosa di cui hanno bisogno i cittadini brianzoli in questo momento di crisi è assistere a scontri istituzionali che, comunque vada poi a finire, implicano costi a carico della comunità, sprechi di tempo e tensioni politiche davvero non necessarie. Un ripensamento del comune rappresenterebbe un atto di grande lungimiranza politica.
L'area in questione inoltre è stata individuata dal progetto Dorsale Verde Nord Milano (2008) come corridoio di collegamento tra il sistema fluviale del Lambro e quello delle colline briantee.
Come noto il progetto della Dorsale Verde è stato ripreso, opportunamente, anche dall’amministrazione provinciale nell'ambito della stesura del PTCP Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, che ha inteso identificare appunto i 'varchi' strategici, come quello in questione. Si tratta di corridoi verdi che permettono di collegare tra loro le aree naturali superstiti situate a Nord della metropoli meneghina, 'varchi' che andrebbero ampliati e consolidati, non occlusi totalmente o parzialmente.
Infine l'area sarà interessata dal percorso ciclopedonale n°16 LE VIE DEL PARCO del Parco della Valle del Lambro - Dal Parco di Monza ai Colli Briantei, di prossima realizzazione.
L'area è posta infatti al confine con il Parco Valle Lambro e pertanto si richiede al Parco stesso, nella persona del presidente, se non ci siano tutti gli estremi per la realizzazione di una Valutazione d'incidenza per misurare gli impatti dell'intervento ipotizzato sull'ambiente del parco.
Nessuno nega le esigenze della comunità arcorese in termini di strutture idonee alla pratica sportiva ma, come ben rappresentato dalle associazioni locali, soluzioni diverse sono percorribili recuperando l'esistente o terreni comunali interni al tessuto urbano della cittadina senza dover modificare l'uso di terreni situati in aree RER.
Ci auguriamo che l’indirizzo di pianificazione suggerito dalla provincia sia, ancora una volta , di questo segno.
Vi ringraziamo sin d'ora per tutto quello che vorrete fare per il futuro di Arcore, delle aree naturali che costituiscono la cintura verde arcorese e soprattutto per le aree naturali poste intorno al Parco della Valle del Lambro e che consentono al Parco di comunicare con gli altri ambiti naturali circostanti.
Cordiali Saluti
Associazioni e gruppi riuniti nel
Coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo sostenibile
Osservatorio PTCP Monza Brianza
Leggi anche: Arcore: No allo spostamento della piscina e del tennis a La Cà
Rete Ecologica Regionale e Prog Terr Enti Locali
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domenica 4 novembre 2012
800.188.606: il numero verde che tutela gli espropriati di Pedemontana e Teem
Espropriati dalla Pedemontana: ora c'è il numero verde
articolo tratto da Il Giorno - ed. Como
L’Associazione Tutela Espropri comunica l’apertura di un numero verde, l’800.188.606 specificamente dedicato a tutti i proprietari oggetto di espropri per la realizzazione delle nuove autostrade denominate Tangenziale Esterna est di Milano – Pedemontana Lombarda.
Gli espropri, nel totale dei due interventi, riguardano circa 10mila proprietari, la maggior parte dei quali, quasi ottomila, relativamente alla Pedemontana Lombarda, e i restanti relativamente a Tem, ed interessano le province di Milano, Lodi, Como, Monza e Varese. Le procedure espropriative sono in questi giorni in una fase molto calda specialmente per Teem, in cui gli adetti della società “Consorzio Costruttori Teem”, costituito da Impregilo, Impresa Pizzarotti, Coopsette, C.M.B., Unieco, C.m.C., Itinera e Pavimental, sono stati incaricati dalla Società Tangenziale Esterna spa di procedere alle Immissioni in possesso. Per quanto riguarda Pedemontana, invece, le operazioni di immissione in possesso sono iniziate già da un anno e continuano progressivamente sull’intero tratto.
Le due società, infatti, utilizzando una norma speciale di legge, stanno procedendo a prendere il possesso dei beni necessari alla costruzione dell’opera e alle aree di cantiere, pur non essendo divenuta proprietaria dei beni e pur non avendo, quindi, neppure iniziato a pagare gli stessi.
“La fase dell’immissione in possesso è una fase molto delicata, in quanto i proprietari per la prima volta hanno una percezione concreta di come l’esproprio coinvolgerà la loro proprietà” dichiara Corrado Brancati responsabile del servizio 800.188.606 aperto da Tutelaespropri. "E’ proprio in questa fase che i proprietari hanno necessità di informazioni precise e puntuali sia in relazione a quali siano i loro diritti economici, sia per comprendere il loro rapporto con i beni occupati dall’ente autostradale ma ancora in loro proprietà: chi pagherà le tasse d’ora in poi, quando e come potranno essere incassate le indennità di esproprio proposte, se sia obbligatorio accettare le indennità proposte o se si possa chiederne la rivalutazione, quali siano i diritti economici che la legge riconosce ai proprietari. Sono solo alcune delle domande che ci sentiamo rivolgere più spesso".
"E’ per questo motivo - prosegue Brancati - che la nostra associazione, associazione senza scopo di lucro per la diffusione della conoscenza dei diritti dei proprietari espropriati, ha deciso di aprire un numero verde, per garantire a tutti uno strumento facile e gratuito di informazione. Addetti qualificati risponderanno negli orari di ufficio. Speriamo così di fornire un servizio utile in una materia in cui le informazioni, anche fornite dagli ente esproprianti, sono in genere poche, confuse ed espresse in termini non facilmente comprensibili per chi già non si intenda della materia”.
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