sabato 19 settembre 2026

Dal Parco GruBrìa al nuovo Parco regionale: una rete verde per la Brianza che resiste al cemento

2.150 ettari, 11 Comuni e circa 10 chilometri di sistema fluviale: la prospettiva del nuovo Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale è un passo che il blog Brianza Centrale ha sempre auspicato.

 


Ci sono notizie che meritano di essere raccontate non soltanto per quello che annunciano, ma anche per il percorso che le ha rese possibili. È il caso della Conferenza programmatica per l'istituzione del Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, svoltasi il 16 settembre 2026 nella sede del PLIS GruBrìa a Nova Milanese. La prospettiva ci interessa particolarmente perché va nella direzione che il blog Brianza Centrale ha sostenuto e auspicato da anni: rafforzare la tutela degli spazi aperti della nostra parte di Brianza, superando la frammentazione amministrativa e territoriale e mettendo in relazione boschi, aree agricole, corsi d'acqua, parchi, percorsi ciclabili e aree naturali.

Non è quindi una novità che guardiamo con favore. È piuttosto un nuovo capitolo di una storia che seguiamo da tempo. Il percorso può essere letto attraverso alcune tappe. Prima c'è stato il sostegno al Parco Brianza Centrale, quando la difesa degli spazi aperti passava soprattutto attraverso la costruzione di parchi locali. Poi è arrivata la proposta di un ampliamento verso est con il progetto del Parco Almasolis, nella prospettiva di creare una maggiore continuità tra le aree verdi della Brianza centrale. Successivamente, con l'unione con il Parco del Grugnotorto e del Villoresi, è nato il PLIS GruBrìa, mettendo insieme territori e amministrazioni in un sistema di tutela più ampio. 
Oggi si apre la prospettiva della regionalizzazione. Sono passaggi diversi, ma legati da una stessa idea: in una delle aree più densamente urbanizzate della Lombardia, le aree verdi rimaste non possono essere considerate semplicemente come vuoti tra un edificio e l'altro. Sono una parte fondamentale del territorio. E proprio per questo devono essere messe in rete, protette e possibilmente ampliate.

La proposta del nuovo Parco regionale interessa 2.150 ettari, coinvolge 11 Comuni e comprende circa 10 chilometri di sistema fluviale, considerando Seveso e Tarò. I Comuni interessati sono Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lissone, Meda, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano, Seregno e Varedo. Circa 1.830 ettari sono già compresi nel PLIS GruBrìa, mentre altri 320 ettari sono oggi privi di protezione. Questi numeri sono importanti. Ma lo è ancora di più il principio che sta dietro alla proposta: mettere insieme territori che fino a oggi sono stati spesso considerati separatamente. Perché la natura non segue i confini comunali. Un corridoio ecologico non si interrompe perché cambia il Comune. Un corso d'acqua non diventa un altro corso d'acqua quando attraversa una strada provinciale. Un'area agricola non perde il proprio valore ambientale perché si trova a pochi metri dal confine amministrativo di un altro territorio. E nemmeno il problema del consumo di suolo si ferma davanti ai cartelli che indicano l'ingresso in un nuovo Comune.

La Brianza del cemento ha bisogno di una rete verde. È una considerazione particolarmente importante in un territorio come quello brianzolo. Qui la trasformazione del territorio è stata intensa e continua: nuove strade, insediamenti produttivi e commerciali, espansioni residenziali, infrastrutture e grandi opere hanno progressivamente frammentato gli spazi aperti. Anche per questo, quando si parla di tutela, non basta più ragionare per singole “oasi”. Occorre costruire connessioni.

Il comunicato del GruBrìa parla esplicitamente di una nuova “infrastruttura verde per la Brianza centrale”. È un'espressione che ci sembra particolarmente significativa. Perché per decenni abbiamo considerato infrastruttura quasi esclusivamente ciò che viene costruito: strade, svincoli, ferrovie, capannoni, parcheggi. Oggi dovremmo imparare a considerare infrastruttura anche ciò che non dobbiamo costruire, ma conservare e collegare.

  • Un bosco.
  • Un campo.
  • Un fontanile.
  • Un corso d'acqua.
  • Un corridoio ecologico.
  • Un percorso ciclabile.
  • Un parco urbano collegato a un'area agricola.

Tutti elementi che, se isolati, hanno un valore. Ma che possono averne uno molto maggiore quando diventano parti di una rete.

La proposta individua alcuni assi fondamentali: il sistema nord-sud del Seveso, della Ciclovia Mi-Me e della dorsale VeloVal (mobilità ciclabile lungo la SS36), le connessioni trasversali del Canale Villoresi e della Greenway, oltre alla rete di percorsi pedonali e ciclabili. Non si tratta quindi soltanto di delimitare un perimetro. L'ambizione dichiarata è quella di mettere a sistema ciò che già esiste e di intervenire dove le connessioni sono interrotte. È un'impostazione che riteniamo particolarmente importante. Perché uno dei problemi della Brianza contemporanea è proprio la frammentazione: aree verdi separate da strade, ferrovie e urbanizzazioni; corsi d'acqua confinati e spesso poco accessibili; percorsi ciclabili che terminano davanti a una strada; aree agricole rimaste isolate dentro un territorio sempre più costruito. Il nuovo Parco potrebbe diventare uno strumento per affrontare proprio questo problema.

Il territorio interessato dalla proposta dispone già di un patrimonio ambientale tutt'altro che trascurabile. Il comunicato parla di circa 100 ettari di boschi pubblici, cinque specchi d'acqua, un torrente, un articolato reticolo irriguo e oltre 200 specie di vertebrati. Sono numeri che aiutano a cambiare prospettiva. La Brianza centrale non è soltanto quella delle strade trafficate, dei capannoni, delle aree commerciali e delle nuove infrastrutture. Esiste anche una Brianza verde, spesso frammentata e poco conosciuta, che proprio per questo rischia di essere considerata sacrificabile. Il Parco può contribuire a renderla riconoscibile. E soprattutto a renderla più difficile da sacrificare.

Questa riflessione assume un significato ancora maggiore mentre il territorio continua a essere interessato da grandi trasformazioni infrastrutturali. La vicenda della Pedemontana, con i suoi cantieri, le nuove infrastrutture, le opere connesse e la conseguente trasformazione di aree agricole e naturali, ci ricorda quanto sia concreto il problema della frammentazione territoriale. Non è necessario ripetere qui tutte le osservazioni che il blog Brianza Centrale ha fatto negli anni. Ma proprio per questo riteniamo importante che, accanto alle grandi infrastrutture viarie, venga costruita e rafforzata anche un'altra infrastruttura: quella ecologica e paesaggistica. Una rete capace di garantire continuità agli spazi aperti.

  • Di collegare i parchi.
  • Di proteggere i corsi d'acqua.
  • Di conservare le aree agricole.
  • Di recuperare quelle degradate.
  • Di creare percorsi per la mobilità dolce.
  • Di ridurre, dove possibile, gli effetti della frammentazione e delle isole di calore.

In altre parole: se il territorio viene continuamente trasformato, deve esistere anche una politica altrettanto forte per ciò che vogliamo conservare.

Nel comunicato del GruBrìa compare un'altra espressione interessante: “tutela attiva”. Il presidente Arturo Lanzani spiega: «Tutela attiva del territorio significa che il Parco regionale potrà con maggiore forza materializzare progetti, potenziare risorse, incrementare il benessere delle comunità». È un concetto condivisibile, a condizione che “tutela attiva” non significhi semplicemente realizzare nuovi interventi, ma prima di tutto dare valore a ciò che ancora esiste. Il progetto indica infatti obiettivi che vanno nella direzione del recupero e della riqualificazione: aree degradate o abbandonate, patrimonio rurale e storico, reticolo idrico, forestazione, corridoi ecologici, contrasto alle isole di calore. Sono tutti temi che, in un territorio densamente urbanizzato, hanno una relazione diretta con la qualità della vita delle persone.

Un parco non è soltanto un confine. È forse questo il punto fondamentale. Il nuovo Parco regionale non dovrebbe essere visto semplicemente come un nuovo perimetro sulla carta. La sua efficacia dipenderà da quello che quel perimetro consentirà di fare.

  • Dalla capacità di coordinare i Comuni.
  • Dalla disponibilità di risorse.
  • Dalla capacità di intervenire sulle aree degradate.
  • Dalla possibilità di creare connessioni dove oggi esistono interruzioni.
  • Dalla tutela effettiva delle aree agricole e naturali.

E anche dalla capacità di rendere questi luoghi più conosciuti e fruibili dalle persone.

Il comunicato parla di una rete nella quale “natura, paesaggio, agricoltura, storia e fruizione pubblica possano integrarsi”. È una prospettiva che condividiamo.

La Conferenza programmatica del 16 settembre è dunque un passaggio importante, ma non è ancora la nascita del nuovo Parco. Gli esiti della Conferenza costituiranno la base per il prosieguo dell'istruttoria regionale e per il successivo percorso amministrativo e legislativo necessario alla sua istituzione. È quindi adesso che occorrerà seguire con attenzione i prossimi passaggi. Da parte nostra continueremo a farlo. Perché, al di là delle diverse denominazioni e dei diversi strumenti amministrativi, il filo conduttore è sempre lo stesso.

Parco Brianza Centrale. Parco del Grugnotorto e del Villoresi. GruBrìa. Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Sono tappe di un percorso lungo, nel quale l'idea di fondo non è cambiata: difendere gli spazi aperti della Brianza centrale e metterli in relazione. Oggi quella prospettiva sembra fare un passo avanti. E, in un territorio sottoposto a una pressione urbanistica e infrastrutturale sempre maggiore, non è una questione secondaria. È una questione di futuro. Perché una Brianza sempre più costruita ha bisogno di boschi, campi, acqua, alberi, corridoi ecologici, paesaggio e spazi pubblici. E questi elementi, una volta perduti, non si possono ricostruire con la stessa facilità con cui si costruisce una strada. Per questo il percorso verso il nuovo Parco regionale merita di essere seguito e sostenuto.

2 commenti:

  1. Leggo con piacere che il nuovo Parco Regionale (ben diverso dall'irrealistico Parco fluviale del Seveso...) va avanti. La cartografia pero' e' sbagliata perché mancano ancora le aree di Meda. La Valle dei Mulini sarà collegata al Parco Groane-Brughiera con il sentiero ciclo campestre della Vigna e del Vecchio Mulino mentre il tratto limitrofo alla Ciclovia Milano Meda di Via Trieste-Einaudi e l'area in Meda Sud e' giusto che si saldino al "nuovo" GruBria.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La cartografia è già stata aggiornata: si è trattato semplicemente di un errore nel caricamento del file, che abbiamo verificato e corretto immediatamente.

      Per il resto, prendiamo atto delle tue osservazioni sulla Valle dei Mulini, sul collegamento con il Parco Groane-Brughiera e sulle aree di Meda Sud.

      Quello che invece continuiamo a non comprendere è il tono polemico e francamente inutile con cui accompagni queste osservazioni. Si può discutere nel merito delle perimetrazioni, delle scelte territoriali e delle diverse ipotesi di parco senza dover ogni volta cercare contrapposizioni o sottolineare presunti errori altrui.

      Da parte nostra abbiamo sempre sostenuto l'obiettivo di una maggiore tutela e connessione degli spazi verdi della Brianza centrale, indipendentemente da chi abbia avanzato le diverse proposte nel corso degli anni. Non abbiamo quindi alcun interesse a trasformare una buona notizia per il territorio in una disputa personale.

      Elimina

Invitiamo gentilmente chi utilizza questo spazio per i commenti a rimanere in tema con il contenuto del post e a mantenere un linguaggio rispettoso, anche quando le opinioni sono diverse. Si informa che non verranno pubblicati commenti contenenti promozioni commerciali.