domenica 6 luglio 2014

Fotoracconto dell'escursione che ha unito il Bosco delle Querce al Parco della Brianza Centrale

Massimiliano Fratter (a destra) e alcuni partecipanti
Nonostante il tempo incerto una ventina di persone hanno partecipato all'escursione ciclo-pedonale al Bosco delle Querce di Meda e Seveso e al Parco Brianza Centrale di Seregno.

Massimiliano Fratter, direttore del Parco Regionale del Bosco delle Querce, ha ripercorso le vicende di come la popolazione ha subito e affrontato il disastroso incidente dell'ICMESA di 38 anni fa.

Il pianoro sopra la "vasca dei rifiuti e dei ricordi" di Seveso
Il prato "oasi delle farfalle"
Il grande pioppo del parco, unico albero preesistente alla bonifica
Sul ponte della Milano-Meda vengono illustrati i possibili ampliamenti del parco
Successivamente il gruppo, inforcate le biciclette, si è diretto verso il Parco del Meredo dove sono state illustrate sia le criticità (tangenzialina di Pedemontana, collegamento ferroviario "a salto di montone" tra le linee ferroviarie Seregno-Saronno e Como-Milano) sia gli interventi che hanno reso fruibile il Parco alla popolazione.

Tappa all'inizio della vicinale "ai Boschi di san Pietro"
La Farnia Monumentale nei pressi del ponticello ferroviario
La visita è proseguita con l'illustrazione delle vicende storiche legate al Meredo, alle cascine Ceredo e Donnetta per poi concludersi al Parco 2 Giugno.

Tappa alla cascina Ceredo

sabato 5 luglio 2014

Diossina e Pedemontana: il valore della memoria per quale futuro?



10 Luglio 1976 / 10 Luglio 2014

A 38 anni di distanza dall’incidente dell’ICMESA di Meda che provocò la fuoriuscita di una nube di diossina TCCD, sostanza tra le più tossiche mai rilasciata nell’ambiente, un territorio ferito dall’inquinamento è in attesa di avere risposte sui progetti che prevedono di realizzare l’Autostrada Pedemontana sui terreni contaminati dalla diossina.

Giovedì 10 luglio 2014 - ore 18.00
Centro visite Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce - via Ada Negri  - Seveso

Interventi:
  • Paolo Butti - Sindaco di Seveso - Le richieste dei Sindaci
  • Massimiliano Fratter - Direttore del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce - La memoria della diossina per progettare il futuro
  • Alberto Colombo - Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile - Un grido di allarme nel tempo presente
  • Coordina Gemma Beretta - Portavoce di Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile
Sono stati invitati i Sindaci dei comuni che furono coinvolti nell’incidente del 1976 e quanti ora interessati dal passaggio dell’Autostrada Pedemontana Lombarda. Sono stati invitate le associazioni, i cittadini e i consiglieri regionali.

Lettera aperta di Legambiente a Renzi: 
“Basta favori a Pedemontana e Brebemi”

Al Governo Legambiente denuncia le bugie della propaganda autostradale lombarda

 
Legambiente scrive al premier Renzi e al ministro Lupi: lo fa a pochi giorni dalla seduta del CIPE in cui si dovrebbe discutere la decisione di esentare dalle tasse la realizzazione e l'esercizio delle autostrade lombarde Pedemontana e Brebemi - ma il condizionale è d'obbligo, visto che da tre mesi la fatidica seduta del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica è stata continuamente rinviata -. Un’esenzione che vale come un contributo pubblico per oltre un miliardo e mezzo a sostegno delle due opere, e di cui si avvantaggeranno solo proprietà e azionisti delle società private che beneficeranno delle entrate dai pedaggi, salatissimi per gli utenti, nel prossimo ventennio.

“Nelle condizioni in cui versano l'economia e il bilancio dello Stato italiano riteniamo eticamente ed economicamente inaccettabile un simile regalo ai signori delle concessionarie, pagato dagli stessi contribuenti che poi, in veste di utenti, dovranno sborsare anche il pedaggio delle autostrade più care d'Italia”, dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia e firmatario della lettera inviata al Governo. Ma nel mirino dell'associazione ambientalista non c’è solo la contabilità economica di due opere che hanno fallito clamorosamente il loro piano di finanziamento privato, ma anche il conto ambientale che rischia di chiudersi con la devastazione già avvenuta per la BreBeMi, che ha cancellato centinaia di ettari di pianura agricola tra Milano e Brescia, e quella ancora in parte evitabile di Pedemontana, che dopo avere sbancato centinaia di ettari di bosco tra il varesotto e il comasco ora si accorge di non avere soldi né credito per proseguire nella sua opera di devastazione.

“Al Governo abbiamo anche voluto sottolineare le bugie che appartengono alla propaganda di queste grandi opere - prosegue Di Simine - innanzitutto la bugia del finanziamento privato, perché Brebemi ha potuto chiudere gli accordi con le banche solo drenando risorse dal credito agevolato concesso da BEI e Cassa Depositi e Prestiti, e Pedemontana ha già sprecato gran parte dei 1200 milioni di contributi pubblici diretti. E anche la bugia dell'Expo 2015 a cui le opere sono state furbescamente collegate quando non esiste nessun collegamento reale con l'accessibilità al sito espositivo, che avrebbe semmai bisogno di connessioni serie e funzionali con il sistema del trasporto pubblico”.

Che fare allora? La Brebemi è già pronta per l'apertura e dunque, secondo l'associazione, non c'è bisogno di sconti fiscali: la aprano e andremo a verificare se ci sono davvero i flussi di traffico che avrebbero dovuto giustificare un'infrastruttura così pesante. Diverso il discorso per Pedemontana: “Un mostro da 5,2 miliardi di euro, soldi che non si sa dove andare a prendere anche in caso di defiscalizzazione. Questo è l'ultimo momento utile per fermare l'avanzamento dell'opera e rivedere completamento il progetto. Siamo sicuri che i problemi viabilistici della Brianza possano essere risolti con un progetto molto meno costoso e devastante per il territorio, e magari senza neanche dover ricorrere a un’autostrada a pedaggio”.

La Poesia al Mulino Peregallo di Briosco


In questi giorni il Lambro ha pensato di riappropriarsi del Mulino, 
lasciando una scia di fango e di umidità che rende impossibile lo svolgimento della serata dedicata alla Poesia
prevista per giovedì 10 luglio 2014.

IL MULINO MACINA POESIA 
 si terrà quindi

martedì 22 luglio 2014

stesso luogo, stessa ora.

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Come arrivare al Mulino di Peregallo:

venerdì 4 luglio 2014

Meredo: preziosa anomalìa di territorio scampato all’edificazione


In occasione di una nostra recente visita al Meredo, finalizzata alla realizzazione dei post che sono apparsi ultimamente, abbiamo incontrato Franco Formenti, che ama e si interessa particolarmente a questi luoghi.
Gli abbiamo chiesto di condividere con noi la sua passione. In questi giorni ci ha inviato il materiale che pubblichiamo in questo post.

Premessa

Il Felice, conosciuto tra i colleghi come l’ultimo “paisàn”, sua moglie Maria e il loro cane, serio come lo sono i cani dei contadini, l’amico Nava e la sua bicicletta, la sfortunata famiglia Curioni, il falegname; le loro cascine erano semplici e umili come gli abitanti che vi hanno vissuto, nei cortili non vi erano automobili ed erano aperti, senza bisogno di cancelli né di recinzioni…
Se non ci sono più le persone restano gli edifici, purtroppo in stato di abbandono e alcuni anche disabitati, a rispecchiare il loro modo di vivere e, per quanto è loro possibile, tramandarne utilmente la memoria a una nuova generazione che stà perdendo i buoni valori legati al territorio e al lavoro.
Non vi sono monumenti, né paesaggistici né architettonici, ma un contesto rurale e artigiano ancora quasi integro, piccoli particolari di cultura popolare che si spera possano conservarsi il più possibile così che il Meredo, preziosa anomalìa di territorio scampato all’edificazione grazie alle linee ferroviarie, ma poi anche dalle infrastrutture continuamente minacciata, possa continuare a rappresentare in Seregno un’oasi dalla valenza non soltanto ecologica.


Punti d’interesse

A sud della linea FNM per Saronno:  
  • Crusun
  • Cascina Nava (metà ‘800), con affresco della Madonna del Pianto
  • Cascina Teresa, o Somaschini (anni ‘20)
  • Cascina Tumas, o Vitali (anni ’20)
  • Cascina Bana (anni ‘50)
  • Cascina Pegà, o Crippa (inizio ‘900)
  • ex Osteria dei Set Basej (anni ‘50)

A est di Viale Nazioni Unite: 
  • Casotto per gli attrezzi e ciliegi isolati 
  • Cascina Pelucchi (fine ‘800)
  • Cascina Curioni (metà ‘800)
  • Cascina Brivio, già “Strasciaferri” (fine ‘700), con affresco della Madonna di Santa Valeria
  • Cascina Silva, o Colli (inizio ‘900), con affresco di Madonna col Bambino (zona detta “Rivun”

A ovest di Viale Nazioni Unite: 
  • Cascina Ciceri (anni ’50)
  • Cruseta
  • ex casotti per gli attrezzi
  • strade vicinali
  • farnia monumentale (zona detta “Sassonia”)
  • ponticello ferroviario in mattoni 
  • gelso e terrapieni ferroviari (zona detta “Sotto il ponte” o “Campo ciliegio”)
Nomi delle cascine e date sono tratte da: Sant’Ambrogio, una chiesa e la sua gente, a cura di L. Losa

Viabilità storica e vicinali

Il territorio considerato era compreso tra due strade:
  • l’antica strada Ponte Albiate – Meda, un decumano romano (come confermano ritrovamenti avvenuti in occasione dei primi scavi per la fognatura) al cui incrocio con la Valassina è sorta Seregno e che portava, quindi, da una parte al Lambro e dall’altra al dominante Monastero di San Vittore, citato anche nei Promessi Sposi, e lungo la quale sorsero diversi edifici religiosi e cascine (Chiesetta di Santa Valeria, Cascina Ceredo, Cascina Donetta);
  • la strada per Cassina Savina, cioè l’attuale Via Solferino, che dal centro di Seregno arrivava fino al Crusun e quindi a detta Cascina e a quella di San Carlo.

Rispetto ad esse si era sviluppato il sistema di vicinali tuttora presente seppur frammentato dalle infrastrutture: la maggior parte delle vicinali è infatti orientata in senso longitudinale proprio per assecondare, ritengo, l’antica strada per Meda e non certo la linea FS per Como; che le ferrovie siano arrivate dopo è, poi, evidente con la linea FNM per Saronno che addirittura taglia alcune vicinali.
Già i  loro nomi rimandano a tempi lontani e a un contesto tipicamente di aperta campagna. Così compaiono (anzi si ripetono, tanto da poter generare equivoci) le località alle quali conducevano: San Pietro, Meré, Cassina Savina; nonché il tenue ricordo di vicini brughiere e boschi scomparsi.

Date importanti sulle ferrovie


1849: FS Monza-Camerlata (Como), apertura della stazione di Seregno: la linea costituisce un ostacolo all’espansione dell’abitato verso sud-ovest;
anni '80 del XIX secolo: traforo del Gottardo, FNM Seregno-Saronno-Novara, FS Seregno-Ponte San Pietro (Bergamo), tramvie: Seregno diventa un discreto polo per i trasporti con le immaginabili conseguenze positive per l’economia.

Natura artificiale


In origine anche i terreni del Meredo erano probabilmente ricoperti da brughiere e grandi boschi di specie autoctone. Nel corso dei secoli questi sono stati sfruttati e sostituiti da filari e qualche area boschiva prevalentemente di robinie e, soprattutto, coltivazioni per lo più a carattere cerealicolo (a causa anche dell’assenza di corsi d’acqua, fatta eccezione per una roggia delle poche che erano a Seregno e della quale ormai sono scomparse le tracce), ma anche frutteti nella zona vicina al bivio ferroviario, vigne nonché gelsi.


L’esemplare di gelso presso il terrapieno della ferrovia, una sorta di “terrazzamento” con muri a secco dei quali si può intravvedere qualche residuo, è uno degli ultimi di quella che era una caratteristica piantagione brianzola posta a segnare i confini dei fondi. Ovviamente, suo scopo era l’allevamento del baco, e quindi la lavorazione e il commercio della seta. Tale attività ebbe l’apice dello sviluppo nell’800 e interessò probabilmente anche le cascine storiche del Meredo; non per niente alla festa di Santa Valeria si portavano a benedire le uova dei bachi. Pare che per migliorarne la produzione fosse necessario risanare gli ambienti delle cascine, il che paradossalmente generava indiretti vantaggi igienici anche per i contadini che le abitavano, da aggiungere ovviamente al ritorno economico.


L'uso agricolo ormai non è più quello tradizionale. Di esso sono in qualche modo testimonianza anche i casotti un tempo utilizzati per il deposito degli attrezzi e dei quali oggi restano rarissimi esempi ma soprattutto, è il caso del Meredo, ruderi ormai divenuti macchie di vegetazione spontanea.

“Crusun” e “Cruseta”


Il “Crusun” attuale risale al 1931 e fino al 1963 (inaugurazione della Chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio) era il fulcro di una festa rionale. Ha sostituito una piccola croce col Cristo in ferro posta alla sommità di una colonna di granito che, notoriamente, segnava la fine dell’abitato e l’inizio della campagna.
Il “Crusun” e la “Cruseta” erano probabilmente croci campitali, come ve ne sono in tutta Italia, ovvero elementi propiziatori per i campi, intorno alle quali le famiglie si raccoglievano per le funzioni di benedizione previste dal calendario liturgico.


Sulle mappe si osserva che, quando non c'era la ferrovia Seregno-Saronno, la Vicinale ai Boschi di San Pietro cominciava dal “Crusun” e quindi le due croci erano disposte su uno stesso percorso. Mi permetto, così, di ipotizzare che la funzione della “Cruseta” fosse una delle seguenti:
  • segnava il limite di una proprietà;
  • segnava il limite di una strada (su alcune mappe l’attuale Via Saronno non prosegue oltre    e appare come una traversa della Vicinale ai Boschi di san Pietro);
  • segnava il percorso della principale roggia che esisteva a Seregno (i vecchi dicono che vi era un'altra croce più piccola in zona Ceredo lungo il percorso di tale roggia);
  • segnava un percorso votivo dal “Crusun” ai luoghi di San Pietro.
Le cascine


Molte delle cascine una volta presenti sono scomparse per ritrovare al loro posto, soprattutto nel quartiere Crocione, villette e i famosi “palazzoni”. Ma le cascine superstiti hanno ciascuna delle peculiarità per cui possono ancora costituire, con analogie e differenze, un compendio tipologico.
Logica ovunque presente è quella dell’orientamento E-O che, insieme alla presenza costante di piante da frutto e a foglia caduca (frequenti il cachi e il ciliegio) ma anche di “impianti tecnologici” come il pozzo o la cisterna per l’acqua, applicavano in modo umile soluzioni delle quali oggi si è appropriata la “bioarchitettura”.
La distribuzione a mo’ di corte, gli ambienti comuni, elementi quali il ballatoio per accedere alle camere, il camino per cucinare nonché per riscaldare il locale cucina (unica zona giorno) o, a modo suo, persino il cesso in cortile raccontano, invece, di un modo di vivere meno comodo ma che favoriva, volenti o no, una certa socializzazione.
Oggi quasi inconcepibile, normalmente le cascine e i terreni non avevano recinzioni!
Oggi i più giovani, cresciuti in alloggi “appartati e condizionati”, forse nemmeno riescono a concepire tanti valori legati alla vita di cortile!  In futuro i ragazzi crederanno, almeno quello, che in cortile si lavorava e si viveva tutti insieme? Che i bambini tornavano da scuola da soli e che ad aspettarli a casa c’era la mamma, e poi gli amici senza bisogno di fissare un appuntamento telefonicamente?
Le cascine, se non avevano annessi addirittura degli Oratori, sicuramente avevano delle semplici immagini dipinte o affrescate, dimostrazione dell’importanza che, a ragione o a torto, aveva la religione nella vita quotidiana e nel lavoro.
Spesso si tratta di cascine che gli strumenti urbanistici non definiscono né monumentali né storiche ma che comunque caratterizzano il paesaggio rurale del Meredo con elementi di valore testimoniale e a volte anche estetico e che per questo, a mio modesto parere, meriterebbero di essere conservate.

Cascina Brivio



Originariamente denominata “Strasciaferri” e successivamente Brivio, dai nuovi acquirenti provenienti da Missaglia alla fine dell’800, era in origine l’unico abitato del territorio, oltre alla Cascina Meredo. La struttura morfologica si può riscontrare in altri fabbricati rurali come in cortili del centro storico. Presente affresco della “Madonna di Santa Valeria”.


Cascina Silva


Costruita agli inizi del ‘900 e indicata sulle mappe catastali come Cascina Colli, poteva ritenersi una vera e propria azienda agricola, così come in altre parti di Seregno era con le Cascine dell’Ospedale Maggiore (le cosiddette Numero 1, 2 e 3) e le Cascine Polo e Abissinia. Presenti affresco di “Madonna col Bambino”, ripiano con cornice per Presepio e altri vari elementi che rievocano profumi, e forse anche decadenza, di una volta.




Tre cascine: Pelucchi, Nava, Curioni

Sono indicate col nome di chi, proprietario o affittuario, le ha abitate da sempre. Risalenti alla seconda metà dell’800, hanno sostanzialmente la stessa logica distributiva: l’abitazione a due piani orientata in senso est-ovest e col prospetto principale a sud sull’aia; stalla e fienile a ovest in un corpo distinto ma addossato; ulteriori depositi a sud in corpi staccati.
Attualmente disabitate, pur con le intuibili conseguenze che ciò comporta, conservano ancora gli elementi edilizi originali.





Presso la Cascina Pelucchi, in particolare, è interessante il corpo della stalla-fienile che offre un prospetto piacevole sul Parco arricchendo un ambiente rurale per adesso ancora coerente e recuperabile costituito, oltre che dalle cascine, da uno degli ultimi casotti per gli attrezzi, da ciliegi isolati nei prati, filari, macchie.


 
Presso la Cascina Nava, invece, è certamente meritevole l’affresco con “Madonna del Pianto” all’altezza del ballatoio.


 

Della Cascina Curioni sono stati demoliti i vecchi depositi, uno dei quali grazioso poteva, con un po’ di fantasia, ricordare un tempietto; per il momento l’intenzione della nuova proprietà è, comunque, di riproporre un uso agricolo di tale cascina.

Cascine Teresa e Tumas


Anche queste, degli anni ’20, hanno un aspetto caratteristico dato dalla copertura le cui falde, diversamente da tutte le altre cascine, sono orientate nel senso del lato maggiore dell’edificio e delle quali una è molto più lunga per coprire anche il corpo aggiunto della stalla-fienile. La vicinanza delle cascine potrebbe suggerire la definizione di “cascine sorelle”.


Della Cascina Tumas è in corso un risanamento alquanto rispettoso ma purtroppo insieme è anche stato chiuso il terreno pertinenziale con rete e siepe di laurotto che non consentono di apprezzarlo.

Testo e fotografie di Franco Formenti (*)

© riproduzione riservata


(*) Franco Formenti è autore del documentario "Felice Dosso" di cui trovate notizie nei seguenti post:
- http://brianzacentrale.blogspot.it/2010/05/ampliare-il-parco-per-salvare-la.html
- http://brianzacentrale.blogspot.it/2010/04/felice-dosso.html

- http://brianzacentrale.blogspot.it/2010/05/chiese-cascine-e-natura-della-brianza.html
 

Ha organizzato inoltre visite guidate alla vecchia Seregno di cui trovate notizie in:
- http://brianzacentrale.blogspot.it/2014/04/vecchia-seregno-addio.html
- http://brianzacentrale.blogspot.it/2011/04/lavoro-e-religione-lungo-lantica-via.html 

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domenica 29 giugno 2014

Il Meredo di Seregno: un'eredità verde da preservare


Le terre comprese nella forcella ferroviaria ad ovest di Seregno sono la più vasta area agricola sopravvissuta - miracolosamente - entro i confini comunali.

Per secoli il suo destino fu strettamente legato a quello delle terre più a nord, cioè a quelle del Ceredo, con cui almeno fino al '700 condivideva anche il nome. Della storia del Ceredo abbiamo già scritto in un precedente post. Ricordiamo qui che fin dal Medioevo anche quello che adesso a Seregno viene chiamato Meredo (dal nome della cascina in comune di Seveso) faceva parte quasi per intero dei possedimenti del Monastero di San Vittore di Meda.

Catasto Teresiano 1722, mappe attivazione, fogli 6-7-11-12. In rosso le proprietà del Monastero di Meda; in verde le strade vicinali ancora esistenti.


Le mappe del Catasto del 1722 ci mostrano la vasta tenuta delle Monache, che era chiamata il Chiarè, così come la cascina sorta lungo la strada per Meda. Poco più ad est si trovava la Cascina Donnetta; ma nessuna costruzione era presente nell'area ora compresa tra le linee ferroviarie. I terreni erano coltivati a cereali, con la presenza di gelsi e in alcuni piccoli appezzamenti con filari di viti. L'unica macchia boschiva allora rimasta (visibile a sud ovest della Cascina Chiarè) è sopravvissuta in parte ancora oggi, subito a sud della linea ferroviaria per Como, dove una farnia monumentale sembra testimoniare l'antico aspetto dei luoghi.

La farnia monumentale del Meredo (foto scattata durante Bicinfesta 2014)
Possiamo notare come le strade vicinali siano rimaste quasi invariate; anche i nomi attuali ci rimandano al passato: le strade vicinali "alle brughiere" e "ai boschi" di S.Pietro (di Seveso) ci ricordano la vasta zona a boschi o brughiera che esisteva, ancora nell' '800, a nord-est di Seveso, oltre il Meredo, alla Cavalla, e che si estendeva anche in comune di Meda.
La vicinale del Merè conduceva dalla Cascina del Ceredo a quella che all'inizio del '700 era una piccola cascina di due sole case, appena oltre il confine comunale; nel 1770 vi abitavano 18 persone.

Cascina Meredo a Seveso
Nelle mappe del catasto teresiano non c'è traccia della chiesetta esistente ancor oggi, che invece è riportata nel catasto del secolo successivo. I terreni del Meredo sevesino non appartenevano al Monastero di Meda; nel 1723 la cascina apparteneva a Benedetto Santambrogio e la maggior parte dei terreni ai conti Borromeo, Rho e a certi Brioschi.

L'oratorio di San Benedetto (Meredo di Seveso)
Nella zona di Seregno che prenderà il nome di Meredo la prima cascina nasceva a fine '700: si trattava della Cascina Monti, poi Brivio; mezzo secolo più tardi sorgeva la Cascina Curioni, ora sede della Cooperativa Sociale Il castagno.

Cascina Monti (ora Brivio) vista da nord
Dipinto della Madonna di Santa Valeria sulla facciata di Cascina Brivio
A metà del XIX secolo la costruzione della ferrovia per Como venne a dividere le sorti del territorio che attraversava: le aree a nord destinate in futuro ad un'espansione edilizia che ha risparmiato solo limitate superfici; quelle a sud, anche a causa della costruzione quarant'anni più tardi della linea per Saronno, condannate all'isolamento, che però le ha preservate quasi intatte fino ad oggi.

Cascina Pelucchi (fine '800)
A cavallo del '900 nascevano altre due cascine: Cascina Pelucchi e Cascina Silva; in quest'ultima possiamo notare come l'architettura sia cambiata rispetto a quelle più antiche: l'altezza è maggiore, sono presenti il portico e i loggiati. Questa cascina è ancora in funzione, anche se produce solo per l'autoconsumo; mentre la cascina Pelucchi attualmente è abbandonata. Degli anni '50 è invece la cascina Ciceri.

Cascina Silva (costruita nel 1910)
Dipinto sotto il portico di Cascina Silva
Purtroppo negli ultimi quarant'anni quest'area ancora agricola è stata più volte a rischio di cementificazione. Nel 1975 partiva l'iter per la costruzione proprio in questa zona dell'Ospedale "Valle del Seveso", che doveva occupare 170 mila metri quadrati, a cui si dovevano aggiungere naturalmente quelli necessari per i collegamenti viabilistici sia con Seregno che con i comuni più ad ovest, che sarebbero stati serviti dal nuovo ospedale. Ma nel 1978, quando già si stava per iniziare l'acquisizione dei terreni, giunse la notizia che la Regione Lombardia nella stessa area aveva previsto un Centro interscambio merci. Il procedimento per la costruzione dell'ospedale subì un rallentamento e il progetto fu poi abbandonato, e fortunatamente anche del Centro interscambio merci non se ne fece niente.

Localizzazione delle cascine del Meredo
Fin dagli anni '60 si era cominciato a parlare di un sovrappasso sulla ferrovia per evitare l'attraversamento del centro di Seregno da parte del traffico automobilistico, ma l'opera fu realizzata solo negli anni '90 con lo scavalcamento della linea per Como-Chiasso e un sottopassaggio sotto la linea per Saronno. Questa infrastruttura costituì una notevole cesura tra la zona più periferica e quella più vicina al centro, che negli anni precedenti era stata già intaccata dalla costruzione di palazzi che avevano suscitato non poche polemiche.

Croce campitale lungo via Saronno
Nel 2001 fu istituito il Parco Sovracomunale della Brianza Centrale in cui rientrava anche il Parco agricolo del Meredo, costituendo quindi un'importante tutela su quest'area. Ma purtroppo questo non la mette al riparo in modo definitivo. In questi ultimi anni si sono susseguite varie ipotesi di occupazione (e distruzione) del suolo: dal campo da golf al laghetto per la pesca sportiva, entrambi progetti apparentemente compatibili con la tutela dell'ambiente, ma che in realtà avrebbero pesanti ripercussioni; un parcheggio - inutile - era stato previsto in via Saronno. E anche nel Piano di Governo del Territorio recentemente adottato in un'area del Meredo erano previste attività sportive, ma in seguito ad un'osservazione delle associazioni ambientaliste la funzione è stata modificata.

Nell'area contornata in rosso erano previste attività sportive. Le associazioni ambientaliste seregnesi hanno presentato al riguardo una osservazione (leggi qui al punto B6), che è stata accolta.
E non basta: altre minacce arrivano proprio da quelle ferrovie che negli anni passati hanno determinato l'isolamento, e quindi la conservazione, di questa zona. Infatti sono in progetto il quadruplicamento della linea per Como e un nuovo percorso della linea per Saronno che, attraversando l'intera area verde non lontano dal confine comunale, la porterebbe a scavalcare la linea per Como.

Riusciremo a consegnare ai nostri figli e nipoti quello che per tanti secoli è rimasto quasi immutato?

Testo di Chiara Ballabio 
Fotografie di Zeno Celotto

© riproduzione riservata
 
 
Riferimenti bibliografici:
1) Seregno. Una comunità di Brianza nella storia (secoli XI-XX). A cura di G. Picasso e M. Tagliabue - Seregno 1994
2) AA.VV. - Sant'Ambrogio una chiesa e la sua gente - Seregno 1994
3) Seregn de la memoria - Seregno cinquant'anni tra cronaca e storia, vol. 2° - Cabiate 1997
4) A. Maderna - Seveso nell'Archivio dei Secoli - Meda 1973
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