Nel 2026 ricorre il 50° anniversario del disastro diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.
Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente diossina TCDD si diffuse su Seveso, Meda e i comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.
Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile. Fu il punto di arrivo di oltre trent’anni di inquinamenti, omissioni, controlli insufficienti e scelte industriali compiute in spregio alla salute pubblica.
Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprendere davvero il significato di quella tragedia.
Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale avvia un percorso di memoria storica e civile, riprendendo e condividendo il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda, basato sulla ricerca documentale dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, Ed. Auditorium, 2006), parte del progetto Ponte della Memoria.
Prima puntata
L’ICMESA prima della nube
La prima puntata, che alleghiamo integralmente in PDF, ricostruisce la storia dell’ICMESA dal suo insediamento a Meda nel 1945 fino all’avvio della produzione del 2,4,6-triclorofenolo, intermedio per diserbanti e disinfettanti.
Dalla documentazione emerge che:
- fin dall’inizio l’attività produttiva ebbe un impatto pesante su ambiente e salute;
- si susseguirono segnalazioni sanitarie, proteste della popolazione, episodi di intossicazione e moria di bestiame;
- le autorità intervennero più volte con diffide, ordinanze e prescrizioni, spesso disattese o rinviate;
- l’ICMESA poté continuare a operare grazie a proroghe, carenze normative e controlli inefficaci.
Un quadro che mostra come, per oltre trent’anni, la fabbrica abbia operato in spregio alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, creando le condizioni che portarono al disastro del 1976.
La seconda puntata, di prossima pubblicazione, sarà dedicata all’impiantistica e alle lavorazioni per la produzione del triclorofenolo, scelte che condussero direttamente alla fuoriuscita della nube contenente diossina TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-para-diossina) del 10 luglio 1976.
Ricordare il disastro diossina significa interrogarsi su modelli di sviluppo, responsabilità d’impresa, ruolo delle istituzioni e diritto alla salute.
Per questo abbiamo già chiarito le ragioni dell'impegno affinché il cinquantenario sia memoria viva e veritiera, e non una ricorrenza rituale:
👉 Dal disastro diossina al Bosco delle Querce: 50 anni di memoria attiva

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