Riportiamo di seguito un intevento di Mario Vergani - C.C.A. e Comitato per il diritto al Mito/Festa del bambino - e la cronaca dell'evento pubblicata sul Cittadino.
Ci è sembrato naturale quest’anno dedicare la Befana sul Lambro al drammatico episodio di devastazione ambientale che il fiume ha subito recentemente. Solo alcuni dati per richiamare l’accaduto: nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 febbraio 2010 è stato provocato un versamento di circa 2,5 milioni di litri di idrocarburi (pari a 170 autocisterne) fuoriusciti dalla “Lombarda Petroli” di Villasanta. Nonostante i ripetuti tentativi di arginare la marea nera, questa ha attraversato il fiume e si è scaricata nel Po, provocando enormi danni all’ecosistema e uccidendo numerosissime forme di vita vegetali e animali di un fiume, il Lambro, già tra i più inquinati d’Europa, oltre che dei territori circostanti, rive e canali collegati. Tracce di versamenti sono stati trovati anche a monte di Villasanta; dunque c’è stato chi ha approfittato del disastro per compiere un ulteriore crimine, scaricando in acqua illegalmente i liquami dei quali non sapeva come liberarsi. La coltre nera dalla superficie si è quindi depositata sul fondo, asfissiando il respiro del fiume.

Mario Vergani - C.C.A. e Comitato per il diritto al Mito/Festa del bambino
Testo e immagini tratte da http://www.befanalambro.net/
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Carate, in migliaia ad Agliate per la "Befana sul Lambro"articolo di Michela Salerno - da "Il Cittadino MB on-line"
foto by Pozzi

In migliaia anche quest'anno si sono riversati sulle rive del Lambro per assistere alla nuova edizione della “Befana”, dedicata al Lambro, alle paure e al ricordo ancora vivo dell'onda nera che lo ha travolto portando con sé i timori e gli errori del genere umano. Proprio l'“Ondaneira” ha dato inizio allo spettacolo e sovvertendo, l'ordine di scena, è calata sul fiume, come un enorme sipario nero. Si agitava, si contorceva, seguendo il ritmo lento e solenne della musica, come a esprimere il lutto della natura di fronte alla catastrofe, svelando un fiume di lacrime che sgorgavano copiose dall'inconsolabile occhio del Lambro.
Ecco però comparire una misteriosa figura: tiene in mano una scure, la agita, sembra voler tagliare il sudario nero che copre le acque. È l'artifizio poetico. È la capacità del fiume di riuscire, nel tempo, a sanare se stesso e le sue ferite passando “dalla vita alla morte, e dalla morte non alla vita, ma a una morte viva”. Sulla riva ecco dunque comparire una fanciulla vestita di bianco: si china, sembra voler accarezzare l'acqua, e, con dolcezza soave, semina fiori e petali per accompagnare il cammino del fiume e segnare il tempo della rinascita. Poi di nuovo silenzio e buio, rotti dall'improvviso bagliore di fuochi e fiammelle pronti a svelare un carnevale di lische di pesci, candelabri e scheletri . Ballano, giocano tra le acque del Lambro incuranti dell'allusione macabra che li accompagna. È già magia. Il pubblico, incantato, viene accompagnato nel mondo della fantasia, delle idee e della poesia. Tutti si ritrovano improvvisamente bambini, anche i più scettici, di fronte alla capacità di trasformare i brutti ricordi di una ferita ecologica ed esorcizzarla, tramutando le immagini del dramma in drammatica commedia. Ed è subito festa.

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