martedì 2 febbraio 2021

Zoc del Peric: un sito internet per far conoscere l’area a Parco tra Lurago d'Erba e Alzate Brianza


 

Il 2 febbraio di ogni anno è la Giornata mondiale delle zone umide. Quest’anno, per celebrare la giornata, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ha voluto concentrarsi sulla valorizzazione dell'area umida dello “Zoc del Peric”, posta a confine tra Alzate Brianza e Lurago d’Erba. Si tratta di un importante stagno in cui sono presenti importanti specie di flora e di fauna: tra queste ultime la rarissima rana di Lataste e il tritone crestato, e più di 100 specie di uccelli.
 

Quest'anno, viste le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria - e quindi nell’impossibilità di organizzare eventi in loco -, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, ha creato un nuovo sito internet (il cui dominio è www.zocdelperic.it), per far conoscere le bellezze naturalistiche dell'intera area del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) Zoc del Peric, e in particolare della zona umida che dà il nome al parco stesso. Il sito web è stato creato in accordo con altre associazione (Le Contrade e Calnach, entrambe di Inverigo) e con le amministrazioni dei tre Comuni facenti parte del PLIS, ovvero Alzate, Lurago e Inverigo. Sul sito internet (ancora in fase di costruzione), che è stato sviluppato da Antonio Bertelè del Circolo Ambiente, già si possono visionare alcune informazioni di base sullo Zoc e alcune foto.

 


 

Negli ultimi anni l'area umida del Zoc del Peric è stata valorizzata anche grazie ai volontari del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che vi hanno organizzato campi di volontariato internazionale, visite guidate di scolaresche, interventi di manutenzione dei sentieri, oltre all’installazione di alcune bacheche informative sulla flora e sulla fauna dei luoghi.

In definitiva il nuovo sito www.zocdelperic.it è un’ulteriore occasione per conoscere le bellezze naturalistiche del nostro territorio, anche in periodo di lockdown. Questo nell’attesa che si possano riprendere le visite guidate e gli interventi di valorizzazione dell’area umida.

Dal WWF Lecco al WWF Australia

Fare pace con la natura e costruire un futuro sostenibile unica garanzia per la nostra salute e il nostro benessere.

 

Il fronte di fuoco che avanza nella zona di Bowraville, New South Wales. Credit: Adam Dederer

Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Molte delle malattie emergenti come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviara, influenza suina e il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (COVID19) non sono catastrofi del tutto casuali, ma sono la conseguenza indiretta del nostro impatto sugli ecosistemi naturali.

La comparsa di nuovi virus patogeni per l’uomo, precedentemente circolanti solo nel mondo animale, è un fenomeno ampiamente conosciuto come spillover. In ecologia ed epidemiologia lo spillover - che si potrebbe tradurre come “tracimazione” - indica il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra, e si pensa che questo passaggio possa essere alla base anche dell’origine del nuovo coronavirus.

(Per saperne di più sullo spillover può essere molto interessante rivedere l’intervista di Fabio Fazio a David Quammen, scrittore e divulgatore scientifico, che già otto anni fa aveva previsto con estrema precisione la diffusione dell’attuale pandemia: https://youtu.be/vEmml7f1R7k)

Globalmente gli scienziati sono consapevoli che tra le cause della diffusione di malattie infettive emergenti, vi siano fattori importanti come la perdita di habitat, la creazione di ambienti artificiali, la manipolazione e il commercio di animali selvatici e più in generale la distruzione della biodiversità.

Gli incendi in Australia

Tra i più disastrosi episodi di distruzione della biodiversità dell’anno appena trascorso, basta tornare a gennaio 2020, piena estate in Australia, con la disastrosa stagione degli incendi dell'estate australiana, ribattezzata "estate nera".

Nello stesso periodo si affacciavano anche le prime immagini della pandemia in Cina, con Wuhan e i suoi abitanti chiusi in casa. Scene inimmaginabili, che presto avremmo purtroppo vissuto anche in Italia.


Un koala aggrappato ad un albero bruciato nella zona devastata di Kangaroo Island , Australia meridionale. Credit: Julie Fletcher

E l’emergenza Coronavirus ha fatto passare in secondo piano l’emergenza Australia, dove sono andati in fumo più di 19 milioni di ettari di territorio.

Un report WWF pubblicato a luglio 2020 (Australia's 2019-2020 Bushfires: The Wildlife Toll), ed effettuato da cinque diverse istituzioni, ha stimato che ad aver sofferto le conseguenze degli incendi potrebbero essere stati quasi 3 miliardi di animali, in gran parte rettili e anfibi, ma anche 180 milioni di uccelli e 143 milioni di mammiferi.

Questi numeri comprendono sia gli animali morti direttamente negli incendi da cui non riuscivano a scappare, che quelli che si sono poi ritrovati a vivere in un habitat particolarmente ostile con pochissima acqua, pochissime prede e pochissimi luoghi in cui ripararsi da eventuali predatori.

Dermot O’Gorman, amministratore delegato di WWF Australia, ha detto: «È difficile pensare a un altro evento che negli ultimi decenni, ovunque nel mondo, abbia ucciso o avuto un impatto su così tanti animali. Per la biodiversità, è uno dei peggiori disastri della storia moderna».

Dal WWF Lecco al WWF Australia

Sulla base della consapevolezza delle conseguenze che la perdita di biodiversità determina in termini di diffusione di malattie infettive, l’impegno del WWF per la tutela ambientale non è quindi un lusso, ma un preciso impegno che va anche a tutelare la salute umana.

Per questo motivo WWF Lecco ha deciso di destinare una donazione di duemila euro al WWF Australia nell’ambito del “Bushfires Appeal”, una risposta all’emergenza incendi per salvare la fauna selvatica, ripristinare ciò che è andato perduto e proteggere la biodiversità del continente australiano.

 

Minty è l'opossum curato da Wildcare a Carwoola, New South Wales. Minty ha subito ustioni a tutte e quattro le zampe durante la crisi degli incendi boschivi. Credit Matthew Harri

«È stato un anno difficile anche per l’associazionismo» -dice Lello Bonelli, presidente WWF Lecco- «tra la burocrazia cui siamo stati costretti per gli adeguamenti normativi del Terzo Settore e il blocco di tutte le attività “in campo”: abbiamo dovuto rinunciare ai tradizionali corsi, serate, eventi… tutte occasioni che normalmente contribuiscono alla raccolta fondi per la nostra Associazione.»

«Abbiamo potuto assicurare un minimo di attività, soprattutto per i bambini, con il concorso di disegno online, le escursioni naturalistiche (ovviamente limitatissime nel numero di partecipanti), la pubblicazione di un libretto, scritto e illustrato da nostri attivisti, in collaborazione con il Parco Monte Barro.»

«Siamo riusciti ad assicurare la nostra attività di “vigilanza” sul territorio, con osservazioni ai PGT dei Comuni, segnalazioni, opposizioni e denunce su ogni tentativo di sfruttamento del patrimonio ambientale, non ultimo l’esposto alla Corte dei Conti lombarda per lo scellerato taglio dei pini di Malgrate. Siamo attenti alle problematiche derivanti dalle cave, dal progetto di teleriscaldamento alimentato a rifiuti, dalle scorribande di motocross sul Monte di Brianza. E appena portiamo a casa qualche vittoria, come nel caso del blocco della centralina idroelettrica sul torrente Fraina, subito bisogna ripartire per bloccare un altro tentativo di attacco ambientale sul Pioverna, o i progetti di inquinamento luminoso delle nostre montagne…»

 

Joey, un wallaby di palude rimasto orfano, è stato curato al Milton Village Vet a seguito della crisi degli incendi. credit: Leonie Sii.

«Le tematiche da gestire non ci mancano, ma per assicurare, oltre all’impegno locale, anche la vision internazionale della più grande associazione ambientalista a livello mondiale, ci è sembrato doveroso contribuire a un progetto come quello del WWF Australia, con uno sforzo economico per noi particolarmente impegnativo in quest’anno così difficile.».

Il grazie da Sydney a Lecco

«Dear WWF Lecco team» -comincia così la lettera di Dermot O’Gorman, CEO di WWF Australia – che ringrazia il panda lecchese per «la vostra generosissima donazione», che andrà a sostenere in particolare le attività finalizzate a «ripristinare le foreste e l'habitat della fauna selvatica, fermare la deforestazione, creare corridoi sicuri per la nostra fauna selvatica…».

«Sono davvero grato» -sottolinea O’Gorman- «per la vostra generosità e spero che vi sentiate tutti orgogliosi sapendo che state facendo la differenza per la fauna selvatica nativa dell'Australia.».

 

A questo piccolo koala femmina, Annie, sono state appena tolte le bende per poterle cambiare. È stata curata presso il centro di recupero di Mallacoota e successivamente trasferita allo Zoo di Melbourne per un periodo di riabilitazione. credit: Veronica Joseph.



I cittadini di Meda domandano: "Signor Sindaco, è consapevole dei rischi e delle criticità del sottopasso?"

Meda. L'alluvione del 1951

 

Lettera aperta del Comitato Cittadino Superamento Ferrovia, Meda

Sig. Sindaco, Lei vorrebbe realizzare un sottopasso tra le vie Seveso e Cadorna, un’opera importante, che avrebbe un grande impatto sulla città, su noi cittadini e sulle future generazioni, ma noi abbiamo tanti dubbi e prima vorremmo avere delle risposte chiare.
 

I frontisti del sottopasso di via Seveso-Cadorna e gli abitanti di Meda interessati (direttamente o indirettamente: tutti) dall’opera e dalla chiusura delle strade limitrofe, Le chiedono:

  • Lei sa che si tratta di un’area ad alto rischio idraulico e alluvionale dove le regole comunali, regionali e il buon senso, vietano scavi e opere sotto il livello di campagna?
  • Lei sa che il sottopasso prevede diversi e costosi espropri, con maggiori rischi di ricorsi, molti di più rispetto a possibili soluzioni alternative?
  • Lei sa che il sottopasso costerebbe alle casse pubbliche (di tutti noi) 11 milioni, mentre altre alternative ugualmente efficaci costerebbero solo 3 milioni?
  • Lei sa che paralizzerebbe la città con un cantiere di tre anni, cioè che per tre anni dirotterebbe il traffico pesante nel centro cittadino?
  • Lei sa che farebbe poi convergere il traffico sull’unica arteria centrale di via Seveso quando invece lo stesso traffico potrebbe essere distribuito su vie tangenziali e periferiche?
  • Lei sa che penalizza cittadini e imprese, impedendo od ostacolando gli accessi sulle vie Cadorna, Seveso, Gioia, Busnelli, Francia e chiudendo l’accesso a via Verdi con generale perdita di valore (da indennizzare) degli immobili della zona?
  • Perché non vuole pensare e considerare soluzioni alternative meno penalizzanti per il traffico dolce di pedoni, ciclisti e traffico locale?
  • Perché accetta di delegare totalmente a Ferrovienord la progettazione e la realizzazione del sottopasso, senza poter decidere modi, tempi e dettagli dell’opera a vantaggio della nostra città?
  • Non sarebbe più saggio, prudente e vantaggioso ottenere lo stesso risultato di superamento della ferrovia senza tutti i rischi sopra elencati, ai quali finora non sono state date risposte?
  • Non sarebbe Suo preciso dovere valutare la possibile alternativa del sovrappasso su via Busnelli (che collegherebbe la rotonda di via Cadorna con via Milano) o altre soluzioni e promuovere un incontro pubblico con la cittadinanza e gli enti coinvolti?

2 febbraio: Giornata Mondiale delle Zone Umide


 

In onore della Giornata Mondiale delle Zone Umide nel 50° della Convenzione Internazionale di Ramsar: 

 

Laghi, laghetti e zone umide del parco delle Groane e della Brughiera:

 
Lagune, delta dei fiumi, stagni, paludi, acquitrini, torbiere sono solo alcune delle zone umide che il 2 febbraio di ogni anno vengono celebrate nel World Wetlands Day in onore della Convenzione Internazionale di Ramsar (1971) sottoscritta in Iran per la loro tutela da 157 Paesi al mondo il 2 febbraio di 50 anni fa.

Valore. Le zone umide occupano circa il 6% della superficie del Pianeta e producono globalmente il 24% del cibo. I bacini idrografici e le zone umide delle aree boschive forniscono il 75% delle riserve mondiali di acqua dolce. Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 40% della biodiversità totale. Le zone umide ricoprono anche un’enorme importanza per i servizi ecosistemici che “svolgono”: nel “Millennium Ecosystem Assessment” viene attribuito ai servizi ecosistemici complessivi delle zone umide un valore economico di 15 mila miliardi di dollari. Questi ambienti sono insostituibili serbatoi per la risorsa idrica, sono fondamentali per la pesca; contribuiscono a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Esempio sono le pianure alluvionali del Danubio, che ricoprono un ruolo essenziale nel ridurre i danni da alluvioni valutato nel 1995 in 650 milioni di euro .

Minacce. Purtroppo però le zone umide sono tra gli ecosistemi più a rischio del Pianeta, nonostante siano straordinari bacini di vita e fondamentali serbatoi di CO2. Il 90% di questi ambienti sono scomparsi nell'ultimo secolo nella sola Europa a causa delle trasformazioni indotte dall’uomo, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. In Italia tra il 1938 e il 1984 abbiamo perso il 66%  di queste aree (ISTAT & ISMEA, 1992). In Europa circa 3 milioni di ettari originari, all'inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1 milione e 300.000 ettari.

Direttiva Acque inapplicata. Le zone umide sono ambienti di “transizione” (vicino al mare come le lagune costiere; lungo i fiumi come delta e paludi; vicino ai ghiacciai come le torbiere) e sono tra i corpi idrici tutelati dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE). Purtroppo, tale direttiva non è correttamente applicata in Italia, come attestato da diverse istruttorie di infrazione avviate nei confronti del nostro Paese dalla Commissione Europea. Infatti solo il 41% dei nostri fiumi ha raggiunto il «buono stato ecologico», richiesto dalla Direttiva e ancor più grave è la situazione dei laghi, di cui solo il 20% è “in regola” con la normativa europea.

Aree Ramsar in Italia. Le zone umide d’importanza internazionale riconosciute ed inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono ad oggi 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari. Quasi il 50% delle specie di uccelli presenti in Italia sono legate alle zone umide. Dal 2000 ad oggi il WWF ha contribuito alla designazione di oltre 100 milioni di ettari di zone umide Ramsar, pari al 45 % della superficie mondiale totale designata a partire dalla nascita della Convenzione nel lontano 1971. Circa 290 specie da tutelare, segnalate nella Direttiva habitat, sono legate a questi ambienti.

Le richieste del WWF. Per questo il WWF, in questa importante giornata rinnova la richiesta al Ministero dell’Ambiente Sergio Costa e alle Regioni di avviare urgentemente un’azione diffusa di rinaturazione fluviale,fondamentale per gli adattamenti ai cambiamenti climatici, attraverso la realizzazione di “interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua” che le regioni avrebbero già dovuto avviare secondo il DPCM 28.5.2005.

Le Oasi del WWF. Il WWF gestisce il sistema di aree umide (lagune, stagni, paludi, laghi, corsi d’acqua, torbiere) più diffuso in Italia (circa 50 aree) e direttamente o in collaborazione gestisce 13 Zone umide che ricadono all’interno della Convenzione di Umide Ramsar.

sabato 30 gennaio 2021

Parco agricolo prealpino: nasce il "Comitato Bassa Comasca per il parco"


 

Negli ultimi mesi ha ripreso vigore la proposta di realizzare un parco agricolo e boschivo prealpino nella Bassa Comasca come rete ecologica di collegamento tra i parchi esistenti: il Parco del Lura ed il Parco Pineta.

A questo scopo, venerdì 22 gennaio 2021 si è svolta la prima riunione del costituendo Comitato Bassa Comasca per il parco. All’incontro, finalizzato a costituire un comitato per il sostegno e la promozione del progetto di Parco sovracomunale agricolo e boschivo prealpino, hanno partecipato cittadini di diversi comuni della bassa comasca.
La missione del Comitato, che si propone come espressione  civica, trasversale  e apartitica, è duplice:

  • informare e sensibilizzare le comunità locali sull’importanza di salvaguardare e valorizzare le ultime aree boschive ed agricole rimaste nel nostro territorio
  • supportare, a livello progettuale e amministrativo, le Amministrazioni Comunali coinvolte nell’istituzione del parco sovracomunale.

Il parco dovrebbe sorgere principalmente nella Bassa Comasca e coinvolgere nel suo perimetro una decina di comuni comaschi (Turate, Rovello Porro, Rovellasca, Lomazzo, Cirimido, Fenegrò, Limido Comasco e Mozzate, con possibilità di estendersi, più a nord, ai comuni di Lurago Marinone, Guanzate e Veniano). A sud, invece, includerà anche il comune varesino di Cislago, dove il progetto è sostenuto dalla locale associazione Salviamo il Paesaggio e la Terra di Cislago e da altre associazioni ambientaliste.

Se quello che rimane del Bosco della Moronera costituisce il cuore del progetto, la perimetrazione del PLIS dovrà comprendere le aree agricole che ancora caratterizzano il nostro territorio, con un triplice obiettivo:

  • salvaguardare il paesaggio evitando ulteriore consumo di suolo agricolo;
  • valorizzare le aree verdi quale fattore di attrattività del territorio;
  • rendere fruibile il patrimonio naturale locale attraverso la realizzazione di percorsi ciclopedonali e  iniziative d’informazione ed educazione ambientale rivolte alle scuole ed alla cittadinanza.

E proprio al mondo della scuola ed ai giovani il Comitato intendere rivolgere un’attenzione particolare, individuando forme per un loro coinvolgimento attivo e propositivo nella fase progettuale, a partire, ove istituiti, dai Consigli Comunali dei ragazzi, che potrebbero così vivere un’esperienza di programmazione territoriale, civica, amministrativa ed ambientale al contempo.

La nascita di un parco nella Bassa Comasca non è di per sé un’idea nuova, poiché era stata già prefigurata quando è stata progettata, alla fine degli anni ’90, la nuova autostrada Pedemontana, come risultato d’interventi di compensazione ambientale e di rigenerazione territoriale. Come prevista era la realizzazione di una Greenway, un percorso ciclopedonale di collegamento  tra le aree verdi e boschive, che avrebbe dovuto sorgere parallelamente al tracciato della Pedemontana e per tutta sua lunghezza.
Progetti ed interventi che, tuttavia, nel corso degli anni sono stati realizzati soltanto in minima parte ed in modo frammentario, quando non sono rimasti sulla carta.

Il Comitato nasce con la convinzione che oggi tutti questi progetti possono e devono  essere ripresi concretamente, a partire dai vincoli e dalle prescizioni a salvaguardia delle areee boschive ed agricole già contenute nei Piani di Governo del Territorio adottati dai Comuni.
Quello che oggi serve è solo la concreta volontà politica delle Amministrazioni Comunali di condividere un progetto sovracomunale e di coordinare gli interventi nell’interesse del territorio, della qualità della vita delle comunità locali e delle future generazioni. WWF Lombardia e WWF Insubria hanno aderito.

venerdì 29 gennaio 2021

Parole senza memoria

La schermata della diretta "Parole di memoria" - 27/01/2021
 

In occasione della Giornata della memoria la Brianza si è distinta per le numerose e qualificate iniziative programmate dal Comitato Pietre d'Inciampo che abbiamo seguito in diretta video. Abbiamo ascoltato anche le parole (senza memoria) del presidente della Provincia MB che ha dichiarato che "la cattiveria del nazismo e di una parte del fascismo hanno voluto le leggi razziali anche in Italia"

 

Forse un ripasso in storia non gli farebbe male. Gli consigliamo di leggere il seguente intervento  [La politica razzista del regime fascista] di Enzo Collotti, uno dei più importanti storici italiani ed europei della Resistenza italiana.



 
 

sabato 23 gennaio 2021

Facciamo luce sulle montagne lecchesi. Inquinamento luminoso e spettacolarizzazione del paesaggio

Foto: WWF Lecco
 

Comunicato stampa a cura di:

  • Lello Bonelli, Presidente WWF Lecco
  • Laura Todde, Presidente Circolo Legambiente Lecco
  • Gabriella Suzanne Vanzan, Responsabile Mountain Wilderness Lombardia
  • Lello Bazzi, Coordinatore CROS Varenna

È di pochi giorni fa la notizia che l’azienda Spacecannon, con sede in Costa Masnaga, avrebbe individuato nelle montagne lecchesi un possibile progetto.

Prima di tutto, i protagonisti della vicenda. Spacecannon è un’azienda nata nella Provincia di Lecco, che si occupa di illuminazione architettonica: usa la luce come strumento per valorizzare edifici e costruzioni, proiettando colori e forme sugli stessi. A quanto pare, tuttavia, il nuovo progetto potrebbe riguardare non soltanto strutture di interesse architettonico, ma anche elementi naturali del lecchese.

Spacecannon, infatti, nei giorni scorsi ha condotto alcune prove di illuminazione della Grignetta, del Santuario di Santa Maria di Mandello e del Sasso Cavallo. In sostanza, l’azienda di Costa Masnaga ha proiettato potenti fasci di luce sulle montagne per illuminarle e renderle visibili anche da lontano.

Se l’intento può anche essere quello di valorizzare il patrimonio naturale della Provincia di Lecco, la modalità di realizzazione e il progetto in sé lasciano quantomeno perplessi, anche alla luce (è proprio il caso di dirlo) della normativa regionale in materia, recentemente riformata con la L.R. n. 31/2015.

La citata Legge Regionale, infatti, rubricata «Misure di efficientamento dei sistemi di illuminazione esterna con finalità di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento luminoso», ha come espressa finalità «la salvaguardia delle condizioni naturali nelle zone di particolare tutela dall’inquinamento luminoso e la riduzione dell’inquinamento luminoso sul territorio regionale, nell’interesse della tutela della salute umana dei cittadini, della biodiversità e degli equilibri ecologici».

Ai sensi della medesima Legge Regionale, «i parchi nazionali, i siti di Rete Natura 2000 e le aree a parco naturale inserite nelle aree regionali protette di cui all'articolo 1 della legge regionale 30 novembre 1983, n. 86 (Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l'istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale), costituiscono zone di particolare tutela dall’inquinamento luminoso».

La “spettacolarizzazione” dei nostri meravigliosi paesaggi sta nella loro “naturalità” ed è quindi il caso di effettuare una riflessione maggiore e più approfondita per quanto riguarda l’aspetto ambientale. I potenti fasci di luce proiettati da Spacecannon nell’ambito di iniziative analoghe a quella qui considerata, infatti, costituiscono pur sempre un improvviso e invasivo mutamento dello status quo naturale delle montagne, della fauna ivi presente. Rispetto alle precedenti iniziative di Spacecannon, infatti, la proiezione sulle montagne lecchesi andrebbe ad interessare un ambiente naturale per così dire “densamente popolato”, in cui gli animali sarebbero “aggrediti” dai potenti strumenti di illuminazione dell’azienda.

Un recente lavoro pubblicato nel 2020 da Owens e colleghi sulla nota rivista scientifica internazionale Biological Conservation, evidenzia ad esempio come l’inquinamento luminoso notturno sia uno dei fattori chiave coinvolti nel declino degli insetti, classe a cui appartiene la stragrande maggioranza degli impollinatori, che hanno un ruolo chiave negli ecosistemi montani. Uno studio condotto sulla cinciallegra da Raap e colleghi (2015) e pubblicato su Scientific Reports, prova invece come l’inquinamento luminoso possa avere un impatto significativo sul sonno degli animali selvatici, ed un articolo recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Ecology & Evolution da Sanders e colleghi (2021) analizza quale sia l’impatto biologico dell’illuminazione notturna, evidenziando ad esempio un particolare effetto sul termine e sull’inizio dell’attività della fauna.

Se effettivamente l’intento dell’azienda di Costa Masnaga è, come recentemente dichiarato, «creare un connubio tra aspetto estetico, tecnologico e ambientale» (così dichiarava su una testata locale l’Ingegner Gianmario Invernizzi di Spacecannon), l’aspetto ambientale non può e non deve rimanere confinato nel mero risparmio energetico, ma deve considerare l’impatto più ampio creato sull’ambiente.

WWF Lecco, nel corso degli ultimi anni, è già intervenuta più volte con documentate segnalazioni di inquinamento luminoso ad alcune Amministrazioni comunali della provincia, risolte poi con esito positivo a vantaggio della protezione del patrimonio ambientale da questo tipo di ingerenza artificiale.

Anche oggi, pertanto, l’Associazione conferma la propria attenzione sul tema, certa che ogni ulteriore passo a riguardo sarà frutto di un’attenta valutazione dell’impatto ambientale e dell’assoluto rispetto della normativa in materia.