venerdì 13 febbraio 2026

Quando l’archeologia racconta il territorio: musei, comunità e paesaggio nel Lecchese


Dopo il successo del primo appuntamento, già svoltosi a febbraio, il ciclo “L’archeologia racconta che…” prosegue con altri quattro incontri, da febbraio a luglio, pensati come brevi dialoghi divulgativi della durata di 45 minuti, seguiti da visite guidate ai musei o al territorio di circa 40 minuti. Una formula agile e accessibile, che invita all’ascolto, alla curiosità e al confronto.

Gli incontri sono costruiti come conversazioni tra due o tre interlocutori, rivolte a un pubblico non tecnico. L’obiettivo è raccontare la pluralità di temi che attraversano le discipline archeologiche, mettendo in relazione reperti, paesaggi, pratiche umane e questioni contemporanee. Al centro ci sono la tutela del patrimonio, la sua valorizzazione e la fruizione consapevole da parte della comunità, intesa come soggetto attivo nella conoscenza del territorio e della sua storia.

Non mancano riflessioni critiche su stereotipi e luoghi comuni legati al passato: alcune “verità di buon senso” vengono messe in discussione, mostrando come talvolta possano trasformarsi in vere e proprie fake news storiche.

I primi due appuntamenti si tengono presso il Museo Archeologico di Lecco, ospitato a Palazzo Belgiojoso, mentre i successivi tre si svolgono al Museo Archeologico del Barro, a Galbiate, con momenti di visita anche al Parco del Barro. A guidare il pubblico in questo percorso sono figure di riferimento dell’archeologia locale e nazionale, tra cui Marina Uboldi (direttrice del Museo del Barro), Nicolò Donati (conservatore del Si.M.U.L.) e Mauro Rossetto (direttore del Si.M.U.L.), affiancati da studiosi e studiose provenienti da università e istituzioni di ricerca.

I prossimi appuntamenti

Il programma affronta temi trasversali che intrecciano ambiente, società e cultura materiale:

  • Le armi raccontano che… (7 marzo): una riflessione sulla violenza nella preistoria e nell’alto medioevo, tra resti umani e fonti storiche.
  • Il cibo racconta che… (9 maggio): la storia dell’alimentazione antica tra risorse locali e contaminazioni culturali, con uno sguardo anche al rapporto tra uomo e ambiente.
  • L’oggetto racconta che… (6 giugno): storie di manufatti, tecnologie e sistemi produttivi del passato.
  • Il paesaggio racconta che… (4 luglio): l’abitare la montagna e l’adattamento umano tra clima, tecnologie e verticalità.

Tutti gli incontri si svolgono il sabato alle ore 16.00 e sono a ingresso gratuito.

Informazioni utili

Seregno e la via che non c’è: ricordando Piero Gobetti a cent’anni dalla morte

Fonte immagine: Wikipedia

A Seregno c’è una via che compare negli stradari comunali, nelle mappe ufficiali e perfino nel calendario della raccolta dei rifiuti. Si chiama via Piero Gobetti. Eppure, nella realtà, quella via non esiste: al suo posto c’è un cortile privato, chiuso da cancelli, senza targhe né passaggi. Una strada che c’è sulla carta, ma non nello spazio urbano.

Pianta classificazione in categorie delle strade, vie e piazze, febbraio 2021. Contornata in rosso via Piero Gobetti.
Pianta Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo, 2013. Sottolineata in rosso via Piero Gobetti.
Stralcio delle vie riportate nel Calendario raccolta rifiuti di Gelsia

Questa piccola storia locale, già raccontata, assume un significato particolare nel centenario della morte di Piero Gobetti. Perché Gobetti è stato, per molti versi, proprio come quella via: presente nei nomi, meno nei percorsi reali. Un intellettuale difficile da collocare, spesso ricordato più formalmente che davvero attraversato nel suo pensiero.

Nato a Torino nel 1901, Gobetti concentrò in poco più di sette anni, tra il 1918 e il 1926, un’intensità intellettuale straordinaria. Giornalista, editore e animatore culturale, fondò Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti. Fu tra i primi a comprendere la natura profonda del fascismo, definendolo “l’autobiografia della nazione”: non una parentesi, ma il prodotto delle debolezze storiche e civili dell’Italia.

Per questo la sua voce risultò intollerabile. Gobetti subì aggressioni e violenze squadriste, senza mai rinunciare alla propria indipendenza di giudizio. Costretto a rifugiarsi a Parigi, vi morì il 15 febbraio 1926, a soli 24 anni.

I cancelli indicano gli ipotetici imbocchi di via Gobetti, la via che non c'è

Oggi, come accade con quella via di Seregno che non si riesce a percorrere, anche Gobetti rischia di restare un nome senza cammino. Eppure il suo lascito non è una commemorazione, ma una richiesta esigente: pensare la libertà come responsabilità, accettare il conflitto come condizione della democrazia, rifiutare le scorciatoie.

Forse è per questo che quella via, nella realtà, non c’è. Perché la strada indicata da Gobetti non è comoda né lineare. Va cercata, ogni volta, da chi non si accontenta di una targa.

In ricordo di Corrado Marelli


di Tiziano Grassi, presidente Comitato Parco Regionale Parco Regionale Groane-Brughiera

Si è spento Corrado Marelli, nostro socio e fondatore dell’associazione Brianza Domani, che nel nostro Comitato è rappresentata da Emanuela Pandolfo.

È stato un amico e un appassionato difensore dei boschi di Brughiera e della buona politica.
Lo ricorderemo sempre con grande affetto: con lui si è spenta una voce viva, sempre pronta al confronto e al dialogo su tutti i temi propositivi per il bene del nostro territorio.

Per chi lo desidera, il funerale si terrà oggi, venerdì 13 febbraio, alle ore 15.00, presso la Chiesa parrocchiale Santa Maria Nascente.

Ciao Corrado,
che la terra ti sia lieve.


Al cordoglio si unisce anche il blog Brianza Centrale, condividendo il ricordo e la gratitudine per l’impegno civile e ambientale di Corrado Marelli.

giovedì 12 febbraio 2026

Alla scoperta delle sorgenti del Parco di Montevecchia: un pomeriggio per conoscere e proteggere l’acqua


Sabato 14 febbraio, il WWF Lecco propone un’iniziativa di grande valore ambientale e culturale: una passeggiata guidata alla scoperta delle sorgenti del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, uno dei territori più preziosi e delicati della Brianza.

L’evento, aperto a tutti previa prenotazione, accompagnerà i partecipanti lungo il corso del torrente Curone e di uno dei suoi affluenti, offrendo l’occasione di osservare da vicino gli ambienti acquatici, comprenderne il funzionamento e riflettere sull’importanza della risorsa idrica. Un percorso che unisce natura, conoscenza e consapevolezza, elementi centrali per chi ha a cuore la tutela del territorio brianzolo.

Il ritrovo è fissato alle 14.30 presso il parcheggio di via Bagaggera, a La Valletta Brianza. La passeggiata inizierà alle 14.45 e prevede anche la visita alle captazioni idriche nelle località Bisogno e Badiona, luoghi spesso poco conosciuti ma fondamentali per l’approvvigionamento e la gestione dell’acqua. Il rientro al punto di partenza è previsto per le 18.30.

In un periodo storico segnato da cambiamenti climatici, siccità sempre più frequenti e crescente pressione sugli ecosistemi, iniziative come questa rappresentano un’importante occasione per riscoprire il legame tra comunità e ambiente. Conoscere le sorgenti significa comprendere quanto siano fragili e preziosi gli equilibri naturali che garantiscono acqua, biodiversità e qualità della vita.

La partecipazione è aperta a tutti, ma i posti sono limitati a un massimo di 20 persone. È quindi necessaria la prenotazione scrivendo a eventi@wwf.lecco.it

Solo sì è sì: a Monza la mobilitazione di CADOM contro il DDL Bongiorno


Rilanciamo l’iniziativa “Scendiamo in piazza per dire NO al DDL Bongiorno”, organizzata da CADOM Monza, un appuntamento pubblico per ribadire un principio fondamentale: senza consenso non c’è libertà.

Domenica 15 febbraio alle ore 10.00, in Largo Mazzini a Monza, cittadine e cittadini sono chiamati a scendere in piazza per difendere il significato profondo del consenso, così come sancito dalla Convenzione di Istanbul, all’articolo 36: “Ogni atto sessuale deve essere basato sul consenso volontario della persona, valutato tenendo conto delle circostanze.”


Il consenso non è accondiscendenza, non è adattamento, non è una “concessione” all’interno di un rapporto diseguale. È una scelta libera, il confine netto tra libertà e violenza. Metterlo in discussione significa indebolire una conquista fondamentale per il riconoscimento della dignità e dell’autodeterminazione delle persone.

La riforma proposta dal DDL Bongiorno, secondo CADOM Monza e le realtà che hanno aderito all’iniziativa, rischia di cancellare proprio questo confine, rendendo il consenso meno centrale e meno tutelato. Per questo la piazza diventa uno spazio necessario di presa di parola collettiva, per affermare con chiarezza che “solo sì è sì”.

All’iniziativa, promossa da CADOM Monza, partecipano anche numerose associazioni del territorio: Casa delle Donne di Desio, CISDA Onlus, ANPI Monza, BOA Brianza, ARCI Scuotivento, LabMonza, APS QDonna, Futura Casa delle Donne Villasanta.

mercoledì 11 febbraio 2026

Il Libro Bianco 4.0: un appuntamento pubblico per discutere il futuro ambientale di Monza


Dopo la pubblicazione del Libro Bianco sulla città di Monza 4.0, il lavoro dei comitati e delle associazioni cittadine entra ora in una nuova fase: quella del confronto pubblico. Giovedì 19 febbraio 2026, ore 20.25, alla Casa del Volontariato di Monza, via Correggio 59, il documento verrà presentato ufficialmente alla cittadinanza in un incontro aperto, pensato come spazio di ascolto, riflessione e partecipazione.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che i temi affrontati dal Libro Bianco – consumo di suolo, tutela del verde, qualità dell’aria, mobilità, diritto alla salute e all’abitare – non sono questioni astratte o riservate agli addetti ai lavori, ma riguardano direttamente la vita quotidiana di chi abita Monza. Quartieri sempre più congestionati, aree verdi sotto pressione, cantieri che avanzano e servizi che faticano a tenere il passo raccontano una città attraversata da trasformazioni profonde, spesso decise senza un reale coinvolgimento dei cittadini.

Il Libro Bianco 4.0 è il frutto di un lavoro collettivo durato mesi, costruito dal basso grazie all’impegno di comitati di quartiere, associazioni ambientaliste, realtà sociali e osservatori civici. Un lavoro che parte dai territori, dalle segnalazioni, dalle vertenze locali, e che prova a restituire una visione complessiva di ciò che sta accadendo a Monza, andando oltre la retorica della “città green” e della sostenibilità annunciata.

La presentazione pubblica non sarà una semplice illustrazione del documento, ma un momento per rimettere al centro una domanda cruciale: quale modello di sviluppo sta seguendo Monza? E soprattutto, è compatibile con la tutela dell’ambiente, del suolo e della salute delle persone?

In un contesto segnato dalla crisi climatica e dall’aumento delle disuguaglianze urbane, il Libro Bianco pone con forza il tema dei limiti: limiti al consumo di territorio, alla cementificazione, a una crescita che continua a sacrificare spazi verdi e qualità della vita. Al tempo stesso, rilancia la necessità di politiche pubbliche orientate alla cura della città esistente, alla rigenerazione vera, ai servizi di prossimità, alla mobilità sostenibile e alla partecipazione democratica.

L’incontro del 19 febbraio rappresenta quindi un’occasione preziosa per cittadini, amministratori, studenti e associazioni per confrontarsi su dati, analisi e proposte, e per riaffermare il diritto di partecipare alle scelte che disegnano il futuro urbano. Un futuro che, come emerge chiaramente dal Libro Bianco 4.0, non può continuare a essere costruito a colpi di cemento, ma ha bisogno di più verde, più giustizia ambientale e più ascolto delle comunità locali.

Il Libro Bianco 4.0 è disponibile gratuitamente online. La sua presentazione pubblica vuole essere un invito aperto: informarsi, discutere e prendere parola per una Monza più vivibile, più equa e davvero sostenibile.

Monte San Primo: ripensare il turismo per difendere la montagna


Nel cuore del Triangolo Lariano, territorio di straordinaria ricchezza paesaggistica e naturalistica, si apre un momento di riflessione pubblica sul futuro del turismo e della montagna. Sabato 21 febbraio 2026, presso la Sala Civica di Piazza Martignoni a Camnago Volta, si terrà l’incontro “Quale turismo per il Triangolo Lariano? San Primo e non solo…”, un appuntamento che pone al centro il rapporto tra sviluppo, tutela ambientale e comunità locali.

Il Monte San Primo, simbolo identitario del territorio e scrigno di biodiversità, diventa il punto di partenza per interrogarsi su modelli turistici sostenibili, capaci di valorizzare il paesaggio senza snaturarlo. In un contesto segnato da crisi climatica, consumo di suolo e crescente pressione antropica sulle aree montane, l’iniziativa intende offrire strumenti critici per ripensare le politiche di promozione turistica, superando logiche estrattive e stagionali.

L’incontro sarà introdotto da Marzio Marzorati, presidente del Parco Nord Milano e responsabile del Centro di Educazione Ambientale Prim’Alpe di Canzo, da anni impegnato nella diffusione di una cultura ecologica fondata sulla conoscenza dei territori e sulla partecipazione attiva dei cittadini. Il cuore dell’evento sarà la presentazione del libro “San Primo – Una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare” di Nunzia Rondanini, che analizza in modo documentato e critico le trasformazioni previste per il massiccio, mettendo in luce i rischi ambientali e le alternative possibili.

Attraverso il contributo dell’autrice e del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, l’iniziativa si propone come spazio di confronto aperto, in cui ambientalisti, amministratori e cittadini possano dialogare su un’idea di turismo lento, rispettoso degli ecosistemi e coerente con le vocazioni naturali della montagna. A moderare l’incontro sarà Sergio Baccilieri, giornalista de La Provincia, garantendo un dibattito informato e accessibile.

In un’epoca in cui le scelte sul territorio determinano il futuro delle comunità e degli equilibri naturali, l’appuntamento rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare che la montagna non è una risorsa da sfruttare, ma un bene comune da custodire.