domenica 30 novembre 2025
La forza della Memoria: Seregno e Rivarolo unite nel ricordo dei partigiani Colzani e Berone
Sabato 29 novembre 2025 è stato un pomeriggio intenso e carico di emozione che ha visto protagoniste le sezioni ANPI di Seregno e di Rivarolo, riunite per rinsaldare un legame fondato sulla condivisione della Memoria e dei valori della Resistenza. A raccontare lo spirito dell’iniziativa è Mariadele Frigerio, presidente dell’ANPI di Seregno, che definisce l’incontro “allegro ma soprattutto emozionante”, un momento di gioia e insieme di profonda riflessione.
Il gemellaggio tra le due sezioni ha assunto un significato particolarmente sentito: Seregno e Rivarolo sono unite infatti dal ricordo dei partigiani Livio Colzani e Flavio Berone, trucidati il 6 marzo 1944 a Castelnuovo Nigra. Una memoria dolorosa, come sottolinea Frigerio, ma al tempo stesso “piena di gratitudine e orgoglio” per il sacrificio di chi ha combattuto per la libertà.
Alla giornata hanno preso parte anche rappresentanti dell’amministrazione comunale di Seregno, tra cui il sindaco Alberto Rossi e il vicesindaco Viganò, insieme a esponenti del comitato di quartiere Sant’Ambrogio, a testimonianza della vicinanza delle istituzioni e della comunità a un percorso condiviso di storia e impegno civile.
“Grazie a tutt*”, conclude la presidente dell’ANPI, rinnovando un messaggio che attraversa il tempo e torna attuale ad ogni incontro e iniziativa: Ora e sempre Resistenza.
Il Meredo si sveglia tra i lenzuoli: la protesta gentile che svela lo scempio della Tangenziale di Pedemontana
C’è un modo di protestare che non urla, non blocca strade, non accende polemiche. Un modo che parla al cuore prima che alle orecchie: stendere un lenzuolo bianco e lasciare che la sua semplicità diventi un messaggio inequivocabile.
È ciò che è accaduto ieri, sabato 29 novembre 2025, lungo le transenne del cantiere della futura tangenziale Meda–Seregno. All’improvviso, in una mattina che sembrava uguale a tutte le altre, quelle transenne che stringono il Parco del Meredo e le vie di Meda e Seregno si sono trasformati in un libro aperto, dove ogni lenzuolo era una pagina, ogni frase una ferita e al tempo stesso un atto d’amore.
Frasi semplici, dirette, impossibili da ignorare:
- “No pedemontana. Salviamo il territorio.”
- “Tangenzialina: ennesimo disastro ambientale.”
- “Innamorati della vita, non del profitto.”
- “Tangenzialina brucia natura & soldi.”
- “Suolo libero.”
- “Ne abbiamo pieni i polmoni.”
- “Compensa qui, compensa là, ma l’asfalto non se ne va.”
Parole che oscillavano nel vento, come un coro silenzioso rivolto a chi passa distratto, a chi pensa che l’ennesima strada sia inevitabile, a chi ha smesso di credere che la bellezza valga la fatica di difenderla.
Chi ha appeso quei lenzuoli non è un gruppo di estremisti. Sono persone comuni: famiglie, giovani, pensionati, cittadini che hanno visto il loro quartiere trasformarsi in un corridoio di cantiere, che respirano polvere invece che aria, che assistono impotenti alla distruzione di un territorio che per decenni ha custodito prati, sentieri, biodiversità.
Sono cittadini che non si rassegnano.
Che chiedono una cosa semplice: essere ascoltati.
E proprio per questo la loro protesta è così disarmante: non urla, non insulta, ma mette a nudo l’assurdità di un’opera che divora terra mentre il mondo intero invoca il contrario.
venerdì 28 novembre 2025
Parcheggi al posto del parco: l’avanzata dell’asfalto nel cuore di Erba (CO)

Nelle foto: il parco privato di via Volta, che verrà in parte cancellato
per la costruzione dei nuovi parcheggi
di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"
A Erba si asfaltano aree verdi e si tagliano alberi per fare posto ai nuovi parcheggi! L'attuale Amministrazione comunale di Erba si dimostra a senso unico nelle scelte che sta portando avanti: solo distese di asfalto per la realizzazione dei nuovi posteggi.
Citiamo i più recenti progetti per i nuovi parcheggi in fase di realizzazione o di programmazione:
- si va dai posteggi realizzati di recente in via Fiume (zona ex Enel), che hanno determinato il taglio di alcune piante;
- a Crevenna si stanno completando nuovi parcheggi nel giardino dell’ex Ca’ Mornigo, anche qui sacrificando molti alberi;
- ad Arcellasco il progetto di una nuova lottizzazione residenziale in via Marconi porterà – oltre a nuovo consumo di suolo su un’ampia area verde – anche la creazione di nuove aree di sosta al posto dei prati;
- sempre ad Arcellasco, il progetto per un nuovo parcheggio in un’area verde di via Brugora.
Non bastassero questi, la recente variante al PGT contempla altri nuovi parcheggi:
- in centro città si prevede di realizzare un nuovo collegamento viario e nuovi posteggi tra via Volta e via Diaz, cancellando con l’asfalto un bellissimo parco privato, con conseguente taglio di alberi di alto fusto (tra cui cedri, pini, ginkgo biloba);
- infine in via Battisti si prevede un nuovo parcheggio di fianco alla scuola elementare, che cancellerà un’area privata con antico frutteto e orto (contro questa previsione i proprietari hanno presentato un ricorso al TAR).
Contro questi ultimi due interventi, molti cittadini – residenti nelle rispettive zone – ci hanno segnalato come inaccettabili e rovinose queste previsioni, poiché causeranno la cancellazione delle aree verdi e il taglio degli alberi!
Tutte queste scelte a base di asfalto avvengono in una città già fortemente cementificata, che più volte negli ultimi anni si è trovata in cima alla poco onorevole classifica del territorio con maggior consumo di suolo in provincia di Como: nel 2020 Erba è risultata di gran lunga il comune che ha cementificato di più (oltre 6 ettari in un anno, un vero record negativo!); nel 2024 il secondo in provincia!
Erba già oggi ha un centro città con poche zone libere dal cemento e poche piante, ma ora – per colpa delle pessime scelte dell’Amministrazione – si sta caratterizzando per l’asfaltatura di aree verdi e per il taglio di alberi! Il tutto per creare nuovi posteggi, che avranno come effetto quello di attirare ulteriore traffico in centro, quando – al contrario – l’obiettivo di un’Amministrazione lungimirante dovrebbe essere quello di lasciare le auto fuori dal centro città, rendendo pedonali e ciclabili le aree centrali.
Invece l’attuale Amministrazione comunale sa solo premere l’acceleratore sulle asfaltature delle aree verdi! Pessime scelte che non faranno altro che peggiorare la qualità di vita dei cittadini, l’inquinamento dell’aria, le isole di calore in centro!
La città di Erba ha bisogno di altro: di più verde, di più alberi, di aree pedonali e ciclabili; altro che nuovi parcheggi!
giovedì 27 novembre 2025
Pedemontana e la bonifica da diossina: sotto terra la verità – 12 aree ancora contaminate
A seguito della seduta dell’Osservatorio Permanente sulla Bonifica da Diossina della tratta B2 della Pedemontana, svoltasi il 17 novembre presso la sede di ARPA Monza, il Coordinamento dei gruppi ambientalisti e delle liste civiche (Sinistra e Ambiente–Impulsi Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica Cesano, Altra Bovisio Masciago, Comitato Ambiente Bovisio, Cittadini per Lentate) ha diffuso un’analisi dettagliata sull’andamento dei lavori. L’obiettivo è chiarire lo stato effettivo della bonifica, andando oltre comunicazioni giudicate “ottimistiche” o “semplificate”, e offrendo alla cittadinanza un quadro completo delle criticità tuttora presenti.
La riunione del 17 novembre è stata convocata su esplicita richiesta del Coordinamento, che da mesi denuncia difficoltà nell’ottenere dati tempestivi e completi da parte dei soggetti incaricati della bonifica. Solo attraverso specifici accessi agli atti gli ambientalisti sono riusciti ad acquisire le prime risultanze dei collaudi condotti in contraddittorio con ARPA su alcuni lotti già scavati, dai quali sono emersi diversi mancati raggiungimenti degli obiettivi di bonifica.
All’incontro erano presenti ARPA, Pedelombarda Nuova (General Contractor), Autostrada Pedemontana Lombarda, Regione Lombardia – Direzione Ambiente e Clima, e le amministrazioni comunali di Cesano Maderno, Seveso, Bovisio Masciago e Barlassina, oltre a una nutrita delegazione di associazioni e comitati del territorio.
Stato della bonifica: i numeri reali
Pedelombarda Nuova ha illustrato l’avanzamento dei lavori sui lotti finora affrontati: 2, 2A (Seveso), 3, 3-var, 4, 5 e 6 (Cesano Maderno). Da tali aggiornamenti emergono dati significativi:
- Il 75% della superficie interessata è stato scavato e il terreno contaminato è stato rimosso.
- Solo il 56% della superficie è stato sottoposto alle verifiche di collaudo con ARPA.
Ed è proprio la fase di collaudo a evidenziare le principali criticità: su 16 Aree Sorgente già esaminate, 12 non hanno raggiunto gli obiettivi di bonifica previsti dal D.Lgs 152/2006, che stabilisce i limiti per Diossine e Furani (10 ng/kg per aree residenziali/verde pubblico, 100 ng/kg per aree industriali).
Il Coordinamento sottolinea che, finché tali valori non rientrano nelle soglie di legge, “la bonifica non può dirsi completata”. Per questo motivo ritiene fuorviante l’affermazione secondo cui “il 75% delle aree sarebbe stato bonificato”: il dato riguarda solo lo scavo, non l’effettivo raggiungimento degli standard normativi.
Le non conformità comportano la necessità di scavi suppletivi di 20 cm, con nuova caratterizzazione del terreno, abbancamento in discariche autorizzate e ulteriori analisi in contraddittorio con ARPA. Pedelombarda Nuova stima che saranno rimossi almeno 3.500 m³ di terreno aggiuntivo, pari a circa 6.000 tonnellate.
Finora i costi aggiuntivi risultano coperti dal quadro economico dell’opera, ma il Coordinamento evidenzia che lo scenario potrebbe evolvere man mano che proseguiranno gli scavi sui lotti ancora non verificati, in particolare i Lotti 2 e 1 (Seveso e Meda).
Gli ambientalisti hanno chiesto il dettaglio completo sulla classificazione dei terreni smaltiti e sulle discariche di destinazione. Pedelombarda Nuova ha riferito che nessuna terra è stata finora classificata come rifiuto pericoloso, e si è impegnata a fornire i dati richiesti.
Per quanto riguarda la qualità dell’aria in cantiere:
- non sono stati registrati superamenti dei limiti di Diossina,
- alcuni picchi di PM10 sono stati affrontati con fermate temporanee dei lavori e l’uso di “cannon fog”.
Sono state inoltre segnalate possibili mancanze nell’applicazione dei protocolli di sicurezza da parte di operatori nei cantieri; Pedelombarda ha preso atto dell’osservazione impegnandosi a vigilare maggiormente.
Oltre alla diossina, sono emerse ulteriori criticità:
- 6 superamenti dei limiti di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) nel Lotto 3 di Cesano Maderno, per i quali si stanno definendo nuove modalità di gestione con ARPA e Regione Lombardia.
- Ritrovamenti di amianto in alcune aree durante la Bonifica Ordigni Bellici: sia in frammenti di eternit sia frammisto al terreno.
- A Barlassina, nelle future aree di viabilità complementare, è stata rilevata un’ampia presenza di amianto, che richiederà interventi specifici e maggiori costi.
ARPA sta conducendo le analisi in contraddittorio con accuratezza, supportata anche da laboratori esterni per far fronte all’enorme carico di lavoro. Le associazioni chiedono una nuova convocazione dell’Osservatorio nei primi mesi del 2026, quando la fase di scavo dovrebbe essere quasi completata e disponibili i collaudi delle aree residue.
Il Coordinamento chiude il suo resoconto ricordando che, nonostante dichiarazioni rassicuranti, la bonifica è lontana dalla conclusione e richiede ancora attenzione, trasparenza e vigilanza costante.
mercoledì 26 novembre 2025
WWF Insubria: nuove piantumazioni tra Seveso e Meda
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| I volontari del WWF Insubria al lavoro |
Negli ultimi giorni il WWF Insubria è stato protagonista di una serie di iniziative dedicate alla riforestazione, alla tutela della biodiversità e all’educazione ambientale. Tra Seveso e Meda, volontari, scuole, famiglie e realtà locali si sono uniti per dare nuova vita a oasi, parchi urbani e aree naturalistiche ricche di storia.
Piantumazioni al Fosso del Ronchetto – 22 e 29 novembre
Il primo appuntamento si è svolto il 22 novembre, quando i volontari WWF hanno dato avvio alla “Giornata di Piantumazione” presso l’Oasi Fosso del Ronchetto a Seveso. L’area è un luogo unico nel suo genere: un antico relitto glaciale trasformato nel tempo in un prezioso mosaico di boschi, stagni e habitat fondamentali per specie come il tritone crestato e il tritone punteggiato.
La giornata del 22 novembre ha permesso alla comunità di contribuire attivamente al rimboschimento dell’area, pesantemente colpita negli ultimi anni dagli effetti dei cambiamenti climatici. Sono stati messi a dimora decine di alberi e arbusti in un clima di partecipazione e condivisione.
Il 29 novembre, sempre al Fosso del Ronchetto, si terrà il secondo appuntamento, organizzato insieme a Humana People to People Italia, nell’ambito della campagna nazionale per piantare 30.000 alberi entro il 2027 nelle oasi WWF e in altre aree verdi. L’iniziativa, intitolata “Vestiamo le oasi di verde”, inizierà alle ore 10:00 e sarà l’occasione per dare continuità al lavoro svolto il 22 novembre. Ai partecipanti è consigliato di portare guanti e scarpe da giardinaggio, e al termine delle attività è previsto anche un momento conviviale.
Verso la Festa dell’Albero – 2 dicembre a Meda
La terza iniziativa riguarda invece l’Oasi Urbana WWF Valle dei Mulini, nei Giardini della Scuola Diaz di Meda, dove il 2 dicembre 2025 si terrà la terza edizione della “Festa dell’Albero”, proseguendo un percorso iniziato nel 2023 insieme al Comune di Meda e all’Istituto Comprensivo Diaz.
Negli ultimi due anni, grazie al coinvolgimento di studenti, volontari e associazioni locali, sono già stati piantati oltre 400 alberi e arbusti, oltre a una nuova vigna, un piccolo frutteto con 60 alberi, e alcuni pini silvestri. Questi interventi hanno segnato la rinascita del vecchio Sentiero della Vigna e del Vecchio Mulino, restituendo al quartiere un ambiente più ricco e accogliente.
Il 2 dicembre si proseguirà con la messa a dimora delle ultime piante rimaste: ginestre, rose canine, ciliegi, cappelli del prete e palloni di maggio, che daranno ulteriore colore ai giardini nel corso della primavera 2026.
Il WWF invita tutti a partecipare agli eventi ancora in programma e a sostenere attivamente le attività dell’associazione, perché la tutela del pianeta inizia sempre da piccoli gesti concreti.
Per informazioni: 331 2976315 – wwfinsubria@gmail.com
I martiri di Basovizza chiedono giustizia nella toponomastica di Seregno
Il post che abbiamo pubblicato ieri, 25 novembre 2025, ci ha spinto a tornare su una delle pagine più oscure della nostra storia: le fucilazioni di Trieste del settembre 1930, quattro condanne capitali decise dal Tribunale Speciale di cui Ivo Oliveti faceva parte. Approfondire quei fatti significa capire meglio perché quel nome, ancora oggi sulle targhe di Seregno, non può essere considerato neutrale.
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| I quattro partigiani fucilati a Basovizza il 6 dicembre 1930. Fonte: Patria indipendente, 19 dicembre 2010. |
A volte la memoria si illumina da sola: basta accostare due immagini, due gesti, due momenti di storia che sembrano lontani e invece parlano la stessa lingua.
Da una parte, le pagine nere del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, dove tra il 1928 e il 1935 sedeva anche Ivo Oliveti, non magistrato ma uomo di fede fascista scelto proprio per questo. Le carte, studiate da storici, parlano chiaro: in quegli anni Oliveti partecipò a numerose sentenze di condanna contro dissidenti antifascisti, comprese condanne a morte.
Tra queste, le più note sono quelle del settembre 1930, quando vennero fucilati quattro giovani antifascisti sloveni e croati:
- Ferdo Bidovec
- Alojzij Valenčič
- Fran Marušič
- Zvonimir Miloš
Erano gli anni bui della repressione al confine orientale: italianizzazione forzata, persecuzioni delle minoranze, violenza di Stato. I quattro – poi ricordati come i Bazoviški junaki, gli Eroi di Bazovica – avevano partecipato a un attentato al giornale fascista “Il Popolo di Trieste”, un gesto estremo nato dentro un contesto di oppressione sistematica. Furono processati dal Tribunale Speciale e giustiziati all’alba al poligono di tiro di Basovizza.
In Slovenia e in tutta l’area del confine, il loro ricordo è diventato da allora simbolo di resistenza antifascista. Un monumento, eretto dalle associazioni locali, ne custodisce la memoria. Ogni anno si celebra una cerimonia: perché quelle morti non furono un incidente della storia, ma un monito.
| Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor. Fonte: Presidenza della Repubblica |
E quel monumento, nel 2020, ha ospitato una delle immagini più belle della storia repubblicana recente:
Trieste, 13 luglio 2020. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Slovenia Borut Pahor si tengono per mano davanti al monumento ai caduti sloveni di Basovizza.
Un gesto semplice, un gesto enorme.
Un gesto che dice: riconosciamo il dolore, condanniamo il fascismo, onoriamo chi ha combattuto per la libertà.
E non è stato un episodio isolato. Già nel 1997, il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, primo capo di Stato italiano in visita ufficiale in Etiopia, aveva chiesto scusa – a nome di tutta la Repubblica – per la guerra coloniale fascista, per i bombardamenti con iprite, per le atrocità commesse.
La storia è questa:
- Scalfaro chiede scusa per l’aggressione coloniale;
- Napolitano rende omaggio in Africa alle vittime dell’espansione fascista;
- Mattarella si reca a Basovizza e onora gli antifascisti giustiziati dal Tribunale Speciale a cui partecipò Oliveti.
E allora la domanda è inevitabile:
se tre Presidenti della Repubblica hanno saputo prendere posizione con questa chiarezza, perché non dovrebbe farlo il Comune di Seregno?
Perché mai dovremmo continuare a tenere nelle nostre strade il nome di un uomo che fu protagonista di quella repressione?
Perché mai dovremmo perpetuare un’intitolazione nata negli anni Trenta, nel pieno della propaganda fascista, per esaltare un regime che i nostri Presidenti hanno condannato senza esitazioni?
Non è questione di giudicare persone lontane nel tempo: è questione di scegliere cosa vogliamo ricordare oggi.
È questione di coerenza con i valori costituzionali.
È questione di rispetto verso chi ha subito violenza, coloniale e politica.
È questione di civiltà.
Se i Presidenti della Repubblica, massima espressione dell’unità nazionale, hanno saputo chinare il capo davanti ai caduti di Basovizza e davanti alle vittime dell’Etiopia, Seregno può – anzi deve – fare la sua parte.
Cambiare il nome di quella via non riscriverà la storia, ma dirà una cosa semplice e fondamentale:
noi scegliamo di stare dalla parte delle vittime, non dei persecutori.
Ed è ora che questa scelta venga finalmente compiuta.
martedì 25 novembre 2025
È ora di dire basta: Seregno non può continuare a onorare chi la dignità umana l’ha calpestata
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| Mussolini appunta la medaglia d'oro al V.M. sul petto della figlia di Ivo Oliveti. L'Illustrazione Italiana, 5 aprile 1936 |
Ci sono nomi che pesano come pietre. Nomi che non andrebbero pronunciati se non per ricordare ciò che non deve più accadere. Eppure, a Seregno, nel quartiere Lazzaretto, questi nomi continuano a vivere sulle targhe stradali, mimetizzati nell’abitudine quotidiana, quasi innocui. Ma innocui non sono.
Cinque anni fa avevamo già raccontato la storia di via Oliveti, una strada dietro l’Abbazia Olivetana che molti, in buona fede, credono dedicata al complesso monastico. Ma la verità è un’altra, e non è una verità comoda.
Quella via porta il nome di Ivo Oliveti, aviatore fascista morto in Etiopia e decorato da Mussolini con la medaglia d’oro al valor militare. Una biografia che il regime aveva costruito con cura propagandistica, cementando il mito dell’eroe caduto per l’Impero. Ma i miti della dittatura, quando la si guarda negli occhi senza retorica, rivelano spesso un volto oscuro.
Oliveti, prima ancora delle imprese belliche, fu infatti giudice del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, l’organo repressivo che dal 1927 al 1943 stritolò oppositori, antifascisti, semplici sospettati. Un tribunale politico composto da magistrati e militi in camicia nera, molti dei quali provenienti dalle file degli squadristi.
Lo storico Mimmo Franzinelli – uno dei maggiori studiosi della giustizia fascista – lo cita più volte nel suo volume Il tribunale del duce. Non con toni celebrativi, ovviamente, ma negli elenchi dei responsabili di condanne capitali, persecuzioni, esecuzioni. Oliveti era tra i “duri”, tra quelli che sostenevano la pena di morte e che ebbero più volte la “soddisfazione” di decretarla.
Emblematica è la pagina scura delle fucilazioni di Trieste del settembre 1930: quattro condanne capitali, decise anche grazie a Oliveti. E mentre i condannati attendevano l’alba e i moschetti puntati al petto, i giudici trascorrevano la notte come se nulla fosse. L’informativa di polizia riportata da Franzinelli è agghiacciante: Cristini, presidente del Tribunale, passò quelle ore con una prostituta procurata da due colleghi. Uno di questi era proprio Ivo Oliveti.
Ed eccoci a oggi, 25 novembre 2025, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una giornata che Seregno celebra con un programma ricco, necessario, urgente. Una giornata in cui si parla di rispetto, di dignità, di diritti calpestati, di cicatrici sulla pelle e nella vita. Una giornata che invita al coraggio di guardare in faccia tutte le forme di violenza, anche quelle che la Storia ha normalizzato.
E mentre sfogliamo il pieghevole delle iniziative comunali, l’occhio cade su un indirizzo:
Centro Antiviolenza White Mathilda – via Oliveti 17.
Via Oliveti.
Sì, proprio lui.
Proprio quel nome.
La via in cui si offre ascolto e protezione alle donne, porta il nome di un uomo che, secondo le fonti storiche, contribuì a procurarne una per “allietare” un giudice dopo aver firmato condanne a morte.
Un paradosso insopportabile, una dissonanza che ferisce.
Perché una città che condanna la violenza non può continuare a celebrarne – seppur inconsapevolmente – gli artefici.
Perché la toponomastica non è neutrale.
Perché ogni nome sulle nostre strade dice qualcosa di ciò che scegliamo di ricordare.
Oggi, proprio oggi, è evidente più che mai: è arrivato il tempo di cambiare il nome di via Oliveti.
Non per cancellare la storia, ma per smettere di onorare chi di quella storia rappresenta una pagina di brutalità.
Non per creare disagio ai residenti – un disagio minimo, una volta nella vita – ma per ristabilire un principio: nello spazio pubblico non si celebrano carnefici, nostalgie di dittatura, uomini che si fecero strumento di repressione e di violenza.
Cambiare quel nome è un atto di giustizia simbolica, civile, morale.
È un gesto che dice: abbiamo capito, abbiamo imparato, non tolleriamo più.
È un gesto che parla alle donne, agli antifascisti, a chi crede nella libertà, a chi rifiuta ogni violenza – fisica, politica, sociale.
Le targhe delle nostre strade devono raccontare chi vogliamo essere.
E noi vogliamo essere una comunità che la dignità la difende, non la oltraggia.
È tempo che quella via smetta di ricordare Ivo Oliveti.
È tempo che Seregno scelga di ricordare meglio.
















