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| Data Center area ex IBM. Render complessivo del progetto |
Negli ultimi mesi Vimercate si è progressivamente trasformata in uno dei territori più appetibili della Brianza per l’insediamento di grandi infrastrutture digitali. Nel giro di poco tempo sono emersi più progetti distinti, collocati in aree diverse della città, ma uniti da un filo conduttore comune: un’elevata intensità energetica, nuove infrastrutture strategiche e varianti urbanistiche che stanno ridisegnando il territorio.
Sul territorio comunale si stanno infatti concentrando più interventi legati al mondo dei data center, strettamente collegati tra loro dalla necessità di una nuova e imponente infrastruttura elettrica:
- il Campus Santa Maria Molgora, nell’Ambito di Trasformazione AT.6
- la riqualificazione dell’area ex IBM a Velasca, in via Kennedy
- la nuova centrale elettrica Terna all’interno del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.)
Progetti diversi, con iter autorizzativi differenti, ma i cui impatti ambientali e territoriali si sommano nel tempo e nello spazio.
Il Campus Santa Maria Molgora: un intervento di scala urbana
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| Planivolumetrico dell'intervento AT.6 |
L’intervento più esteso riguarda l’Ambito di Trasformazione AT.6, in via Santa Maria Molgora, al margine meridionale di Vimercate. Si tratta di un’area oggi in gran parte libera, che rappresenta uno degli ultimi grandi spazi aperti di questa parte della città.
Come chiarisce il
Comitato Ferma Ecomostro D Breve, tuttavia, non si tratta di un’area “intoccabile” dal punto di vista urbanistico:
“Le aree della zona Santa Maria Molgora sono proprietà privata e già incluse nel PGT come aree commerciali ovvero aree soggette ad edificazione.”La superficie complessiva dell’ambito è di circa 260.000 metri quadrati. Il Programma Integrato di Intervento (PII) prevede la realizzazione di due grandi edifici produttivi destinati a data center, alti circa 22 metri, affiancati da un complesso terziario direzionale con uffici e funzioni complementari. Il progetto comprende inoltre una profonda riorganizzazione della viabilità, con nuove strade e la realizzazione di rotatorie considerate strategiche, oltre a fasce verdi e a una macchia boschiva con funzione di mitigazione paesaggistica.
Il PII è stato adottato dal Consiglio comunale ed è in variante al Piano di Governo del Territorio ai sensi della L.R. 12/2005, anche se una riperimetrazione ha escluso circa 29.900 metri quadrati, che resteranno agricoli.
Dal punto di vista economico, l’operazione porta con sé un pacchetto consistente di opere e risorse: oneri di urbanizzazione per circa 4,5 milioni di euro, la realizzazione di nuovi edifici comunali – tra cui un magazzino e la sede della Polizia locale – e fondi utilizzabili anche per la futura piscina comunale. Un valore complessivo stimato intorno ai 10 milioni di euro, che l’Amministrazione ha ritenuto sufficiente a giustificare la trasformazione di questa ampia porzione di territorio.
L’area ex IBM: rigenerazione urbana, ma non senza criticità |
| Area ex IBM. Inquadramento dell'area rispetto al contesto locale |
Un secondo intervento riguarda l’area ex IBM di Velasca, lungo via Kennedy. Qui il contesto è diverso: non si parla di consumo di nuovo suolo agricolo, ma di rigenerazione urbana di un comparto produttivo esistente, da tempo in declino.
Il progetto prevede la demolizione dei vecchi capannoni e la realizzazione di nuove strutture digitali e uffici tecnologici, sfruttando le infrastrutture di rete ed energia già presenti. Proprio per questo motivo, l’intervento viene spesso percepito come meno impattante rispetto ad altri.
Il Comitato Ferma Ecomostro invita però a guardare oltre questa lettura semplificata:
“Sull’area ex IBM verranno stoccati quasi 6 milioni di litri di carburante per alimentare 133 generatori. Questi dati emergono chiaramente dalla VIA.”Un elemento che apre interrogativi importanti, soprattutto considerando il contesto idrogeologico dell’area:
“In un’area classificata ad alto grado di pericolosità rispetto al fenomeno degli occhi pollini, e senza un’adeguata documentazione sulle ricadute sui piani di gestione alluvionali, stoccare 6.000 metri cubi di carburante potrebbe rappresentare un rischio concreto. Il caso del Lambro dovrebbe farci riflettere.”Non a caso, su questi aspetti sono arrivate richieste di maggiori garanzie sia da Regione Lombardia sia dal Ministero della Sanità.
A questo scenario si aggiunge un’ulteriore ipotesi, ancora incerta ma significativa:
“È stata chiesta autorizzazione anche per un terzo data center nel Quartiere Torri, nell’area ex Telettra. La sua realizzazione, però, non è ancora definita.”La centrale Terna nel Parco P.A.N.E.: il vero punto di frattura |
| Area ex IBM e Centrale. Inquadramento dell'area attraversata dall'elettrodotto |
Il nodo più critico dell’intera vicenda resta però la nuova centrale elettrica Terna, necessaria ad alimentare contemporaneamente i data center previsti sul territorio comunale.
La centrale dovrebbe sorgere in un’area agricola compresa tra Cascina Gargantini e la località Rossino, all’interno del Parco Agricolo Nord Est. L’impianto occuperebbe una superficie di circa 19.355 metri quadrati e sarebbe collegato a nuove linee elettriche aeree e interrate a 220 kV.
Comune di Vimercate e Parco P.A.N.E. hanno espresso parere negativo al progetto. Nonostante ciò, Terna ha attivato una Conferenza dei servizi decisoria presso il Ministero dell’Ambiente, che porterà a una variante al PGT d’ufficio, superando la contrarietà dell’ente locale. Regione Lombardia e Soprintendenza hanno già espresso pareri favorevoli, e le aree agricole interessate saranno espropriate.
Il Comitato chiarisce che la dimensione e la collocazione della centrale non sono casuali:
“Il fatto di dover alimentare tre data center comporta necessariamente una sottostazione di servizi di queste dimensioni, collocata proprio in quel punto del Parco P.A.N.E. per garantire i tre collegamenti contemporaneamente.”
È stata inoltre respinta la proposta alternativa avanzata dal Comune, che prevedeva tre centrali più piccole, ciascuna all’interno delle aree dei singoli data center e al di fuori del Parco.
Impatti cumulativi e assenza di una visione complessiva |
| Collocazione di AT.6 (in basso) rispetto all'area di progetto ex IBM (in alto) |
Ogni intervento viene oggi valutato singolarmente, come se fosse un episodio isolato, ma ciò che continua a mancare è una valutazione complessiva degli effetti che questi progetti producono nel loro insieme. Il consumo di suolo diretto e indiretto, il fabbisogno energetico complessivo, i rischi ambientali e idrogeologici, la pressione sulle risorse idriche e le infrastrutture necessarie a sostenere un polo energetico-digitale di queste dimensioni non vengono affrontati in modo unitario.
Il Comitato Ferma Ecomostro sottolinea che la propria preoccupazione principale non riguarda tanto l’intensità energetica del territorio, quanto la perdita irreversibile di suolo agricolo, in particolare quando questa avviene all’interno di un parco:
“Siamo più amareggiati dal nuovo consumo di suolo che comporterà la sottostazione di servizi, collocata in un’area oggi libera e agricola all’interno del Parco, rispetto alla cosiddetta intensità energetica del territorio.”
Il Comitato introduce inoltre una distinzione importante tra interventi di riqualificazione e nuovo consumo di suolo:
“Riqualificare un’area produttiva trascurata come l’ex IBM, di proprietà privata, può essere accettabile rispetto a realizzare nuove opere che devastano un Parco, come potrebbe avvenire con Pedemontana.”A rendere ancora più complesso il quadro è la frammentazione degli iter autorizzativi e decisionali. La mancanza di una strategia nazionale chiara e trasparente per lo sviluppo dei data center – capace di tenere insieme sicurezza informatica, politica industriale, ambiente ed energia – genera incertezza e lascia irrisolti interrogativi fondamentali sul senso complessivo di queste operazioni.
Come osserva il Comitato:
“Opere di questo tipo dovrebbero rientrare in una strategia nazionale per la sicurezza informatica, lo sviluppo industriale, l’ambiente e l’energia, che tenga conto di tutti i fattori in gioco, incluso il suolo.”L’assenza di una visione unitaria solleva dubbi anche sul reale ritorno per i territori che ospitano queste infrastrutture:
“Questa mancanza di visione mette dubbi anche sugli investitori: i benefici maggiori andranno a Big Tech straniere o contribuiranno davvero allo sviluppo della nostra economia?”Secondo il Comitato, questa impostazione rischia inoltre di svuotare di significato gli strumenti di pianificazione locale:
“Si rischia di rendere vani i piani territoriali comunali, causando frustrazione negli amministratori e sfiducia nei cittadini, che si sentono ancora una volta non adeguatamente tutelati.”A questa carenza di indirizzo strategico si affianca un quadro normativo giudicato insufficiente:
“La normativa sui data center è insufficiente e lacunosa e rischia di lasciare i Comuni soli di fronte a nuove forme di consumo di suolo.”Una situazione che contribuisce ad alimentare un diffuso senso di impotenza nelle comunità coinvolte:
“Ancora una volta i territori e i cittadini si sentono oppressi e costretti ad accettare opere imposte, che sottraggono aree verdi e minano la qualità della vita e il benessere psico-fisico delle comunità.”Da qui nasce una riflessione che va oltre i singoli progetti e chiama in causa anche gli stili di vita contemporanei e le scelte quotidiane che alimentano una domanda crescente di infrastrutture digitali sempre più energivore:
“Continuare ad acquistare case nuove, fare acquisti online, conservare milioni di dati, alimentare sistemi sempre più energivori ha conseguenze dirette sul consumo di suolo, il quale difficilmente si arresterà.”Per questo, conclude il Comitato Ferma Ecomostro, diventa centrale il ruolo dell’informazione e della consapevolezza collettiva:
“Insistiamo sull’informazione e sulla cultura per diffondere senso critico su temi che ricadono sull’intera collettività e sulla tutela dei beni comuni.”
Fonte immagini: "Studio di Impatto Ambientale" area ex IBM