venerdì 20 marzo 2026

Cinisello Balsamo. Dove c’era cemento, nasce comunità: storie dal Parco Grugnotorto


Nel cuore di Cinisello Balsamo prende vita un progetto che intreccia memoria collettiva, partecipazione civica e tutela del territorio. Dal 21 al 29 marzo 2026, il Centro Culturale “Il Pertini” ospita la mostra e la presentazione del libro legati a “Fare Comunità: coltivare memoria per raccogliere futuro”, un’iniziativa promossa da Legambiente Cinisello Balsamo insieme all’Associazione Le Ghirlande e al Tavolo di Sant’Eusebio, in collaborazione con il Comune.

Cofinanziato dalla Fondazione Comunitaria Nord Milano, il progetto nasce con l’obiettivo di costruire una memoria condivisa del quartiere Sant’Eusebio e dell’area del Parco Grugnotorto Villoresi, oggi parte del sistema del Parco Nord Milano. Attraverso fotografie, interviste, articoli di giornale e documenti d’archivio – tra cui quelli dell’Archivio Storico comunale – emerge un racconto corale che attraversa decenni di trasformazioni urbane e sociali.

Il percorso restituisce i bisogni e le aspirazioni di una comunità cresciuta in un contesto fortemente urbanizzato, ma capace di mobilitarsi per ottenere spazi verdi. La nascita del Parco Grugnotorto, poi evoluto nel più ampio sistema del Parco Nord, rappresenta infatti un esempio concreto di cittadinanza attiva e di costruzione dal basso del bene comune.

La mostra, allestita nel foyer al piano -1 del Centro Culturale “Il Pertini” (piazza Confalonieri 3), è aperta a tutta la cittadinanza e si propone non solo come momento espositivo, ma come occasione di incontro e riflessione sul futuro del territorio.


Il programma si articola in diversi appuntamenti significativi:

  • sabato 21 marzo alle ore 11 l’inaugurazione della mostra, seguita da una visita guidata
  • venerdì 27 marzo dalle 18 alle 19 un incontro pubblico dedicato al passato, presente e futuro del parco e del quartiere Sant’Eusebio
  • sabato 28 marzo visite guidate nel pomeriggio e, a seguire, un reading poetico sul legame tra parole e luoghi

Più che una semplice operazione di recupero storico, “Fare Comunità” si configura come un invito a leggere il passato per orientare le scelte future. In un territorio come quello della Brianza centrale, dove la pressione urbanistica continua a confrontarsi con il bisogno di natura e qualità della vita, esperienze come questa mostrano come la memoria possa diventare uno strumento attivo di trasformazione.

Parte il Concorso letterario legato alla "Festa delle Api" 2026 di Ponte Lambro


a cura del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

Anche quest’anno la "Festa delle Api" è lieta di ospitare il Concorso letterario "Emily Dickinson" di poesia e racconti brevi.
Come per la prima edizione dello scorso anno - che ha riscosso molto successo -, l’obiettivo è avvicinare le giovani generazioni alla poesia e al mondo delle api. Infatti due delle quattro categorie in cui è suddiviso il concorso sono dedicate a ragazze e ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado, distinte in due fasce d’età differenti (under 10 - e tra 10 e 17 anni). Vi sono poi altre due categorie aperte a scrittrici e scrittori di qualsiasi età. 
Il tema scelto per quest'anno è "Basta un sogno". 

Dal 21 marzo all’1 giugno, sarà possibile inviare gratuitamente un proprio elaborato tramite un formulario pubblicato sul sito web www.festadelleapi.it . Chi vorrà partecipare dovrà specificare a che categoria appartiene, così che la giuria di qualità possa comparare i testi e votarli di conseguenza, per stilare la graduatoria e determinare chi proseguirà alla fase finale del concorso. Per ogni eventuale informazione è possibile scrivere via email a premioemilydickinson@gmail.com .

A inizio settembre verranno annunciati i nomi di chi sarà chiamato a esibirsi durante la "Festa delle Api" del 26 e 27 settembre a Ponte Lambro, in uno 'slam' in cui sarà il pubblico a votare il testo migliore.

Il Concorso letterario "Emily Dickinson" è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e dall'associazione Tic Tac, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Ponte Lambro.

Si ricorda che la 17^ edizione della "Festa delle Api" si terrà il 26 e 27 settembre 2026 presso il parco di Villa Guaita a Ponte Lambro.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: www.festadelleapi.it.

Circolo Ambiente: "Che fine ha fatto la Commissione antimafia di Lecco?"

Pagina web del Comune di Lecco

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Che
 fine ha fatto la Commissione antimafia del Comune di Lecco?

È la domanda che - come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - ci poniamo alla vigilia della "Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", che si celebra ogni anno il 21 di marzo. 

Dalla data dell'ultima convocazione della Commissione antimafia - avvenuta il 9 marzo del 2023 - non sembra esserci traccia della Commissione, che anche sul sito web Comune risulta ferma al 2023. Ci risulta quindi che siano ormai esattamente 3 anni che la Commissione antimafia non viene convocata! Eppure a Lecco non mancano di certo i segnali del radicamento della criminalità organizzata e in particolare della 'ndrangheta, che nel territorio lecchese è riconducibile in particolare alla famiglia Coco Trovato. Lecco è, purtroppo, più volte salita alle cronache per la presenza della criminalità organizzata. Ricordiamo in particolare l'inchiesta 'Metastasi' che aveva coinvolto direttamente alcuni membri del Consiglio comunale di Lecco.  


Nel 2022 a Lecco, dopo la specifica richiesta di un gruppo di associazioni - incluso il nostro Circolo - finalmente era stata istituita la Commissione antimafia. Però da allora si annoverano solo due convocazioni, nel 2022 e nel 2023, delle quali si ricorda, sventuratamente, la polemica con cui quasi tutti i commissari - di maggioranza e minoranza - avevano stigmatizzato le parole dell'ex perfetto Castrese De Rosa, che si era 'permesso', secondo loro, di definire Lecco come una delle realtà più infiltrate dalle mafie. Fatto invece incontrovertibile, come dimostrano anche le numerose interdittive antimafia emanate proprio dalla Prefettura lecchese. Dal 2023, come detto, nessun segnale di esistenza della Commissione antimafia del capoluogo, che evidentemente - ci viene da pensare - era stata costituita solo come proforma. Allo stesso tempo, riteniamo che non sia sufficiente, per un'Istituzione, occuparsi di legalità solo in maniera spot, in occasione delle ricorrenze o celebrazioni. Quello per la legalità e per la lotta alle mafie deve essere un impegno continuo, fuori e dentro le stesse Istituzioni. 

Il nostro auspicio è che, nell'attuale dibattito politico e in vista delle prossime elezioni comunali, sul tema dell'antimafia si costruisca un percorso politico che si occupi e preoccupi concretamente del tema della legalità e della lotta contro la presenza delle mafie - e della 'ndrangheta in particolare - nel territorio del Comune di Lecco. 

giovedì 19 marzo 2026

Seregno. Nuovo ospedale al Dosso: una scelta sbagliata, ora lo conferma anche il Parco

L'area del Parco dove è stato proposto di costruire il nuovo ospedale.

Il dibattito sulla possibile realizzazione del nuovo presidio ospedaliero nell’area del Dosso a Seregno sta facendo emergere un elemento sempre più evidente: la crescente convergenza tra analisi e posizioni che, da tempo, mettono in guardia da una scelta ritenuta sbagliata sotto molteplici punti di vista.

Nel nostro precedente post "Nuovo ospedale di Seregno: una scelta già scritta dentro il Parco GruBrìa?" pubblicato lo scorso 20 febbraio sottolineavamo come l’ipotesi di edificare al Dosso rappresenti un consumo di suolo ingiustificato, in contrasto con i principi di rigenerazione urbana e con la necessità, ormai ampiamente riconosciuta, di preservare gli ultimi spazi aperti.

Il Giornale di Seregno. Richiamo in prima pagina. 17/03/2026

Le recenti dichiarazioni di Arturo Lanzani, presidente del PLIS Grubria, pubblicate sul Giornale di Seregno di martedì 17 marzo scorso, vanno esattamente nella stessa direzione, rafforzando e legittimando ulteriormente queste preoccupazioni. Non si tratta di una semplice coincidenza, ma del segnale di una valutazione condivisa che attraversa competenze e ruoli diversi.

Lanzani parla apertamente di “gravissimo attentato alla salute pubblica”, introducendo un elemento fondamentale: la salute non può essere ridotta alla sola presenza di strutture sanitarie, ma comprende anche la qualità dell’ambiente, la vivibilità urbana e l’equilibrio del territorio. È esattamente il quadro in cui si inseriva anche la nostra analisi: costruire un ospedale sacrificando suolo agricolo e spazi aperti significa indebolire, e non rafforzare, il benessere complessivo della comunità.

Un primo punto di convergenza riguarda il consumo di suolo. L’area del Dosso rappresenta uno degli ultimi ambiti liberi e permeabili, già sottoposto a forti pressioni. La sua trasformazione appare in netta contraddizione con gli obiettivi di contenimento dell’espansione urbana. È lo stesso tema già evidenziato: continuare a costruire su aree libere, anziché intervenire sul patrimonio esistente, significa perpetuare un modello superato.

Un secondo elemento condiviso è quello dell’accessibilità. Lanzani evidenzia come un presidio sanitario debba essere integrato nel tessuto urbano e ben servito dal trasporto pubblico. La localizzazione al Dosso, invece, rischia di accentuare la dipendenza dall’auto privata. Anche in questo caso, la coincidenza con quanto già espresso è evidente: un ospedale deve essere facilmente raggiungibile da tutti, non solo da chi dispone di un mezzo proprio.

Altro punto centrale è la presenza di alternative. Lanzani richiama studi di fattibilità che individuano soluzioni meno impattanti, interne al tessuto urbano. Si tratta di un passaggio decisivo, perché dimostra che la contrarietà all’ipotesi del Dosso non è una posizione “contro”, ma una posizione “per”: per scelte più razionali, più sostenibili e più coerenti con una visione contemporanea della pianificazione.

Questa convergenza tra quanto già emerso nel dibattito pubblico e le parole del presidente del Parco assume oggi un valore particolare. Non siamo di fronte a opinioni isolate, ma a un quadro sempre più solido di valutazioni tecniche e culturali che indicano la stessa direzione.

Per questo, la tutela dell’area del Dosso non può essere liquidata come resistenza al cambiamento. Al contrario, rappresenta una richiesta chiara: orientare le scelte pubbliche verso soluzioni che tengano insieme salute, ambiente e qualità urbana.

In un momento in cui le decisioni sul futuro della sanità territoriale sono cruciali, ignorare questa convergenza sarebbe un errore. Ascoltarla, invece, significa costruire politiche più lungimiranti e realmente orientate all’interesse della collettività.

mercoledì 18 marzo 2026

Incendio alla Seval di Colico: il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" chiede maggiori controlli


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" esprime preoccupazione a seguito dell'ennesimo incendio presso l’impianto di trattamento rifiuti della ditta Seval di Colico.
Quello verificatosi lo scorso 16 marzo è solo l'ultimo di una serie di incendi che hanno interessato l'impianto di via La Croce a Colico. Si ricordano i precedenti incendi verificatisi a novembre e poi a dicembre del 2023, e poi ancora a novembre dello scorso anno, a cui appunto è seguito l'ultimo di questa settimana.
Le nostre preoccupazioni sono relative alle ricadute dirette, sull'aria e sulla salute pubblica, conseguenti alla dispersione di inquinanti in occasione degli incendi, il tutto legato al fatto che presso l'impianto vengono trattate batterie al litio e altri rifiuti elettronici (RAEE).

Alla luce di questi numerosi episodi di incendio, come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" nelle scorse ore abbiamo inoltrato una serie di richieste di informazioni agli Enti preposti al controllo delle attività di trattamento rifiuti, ovvero alla Provincia di Lecco, ad ARPA Lombardia e allo stesso Comune di Colico.
Nella nostra missiva abbiamo chiesto, riguardo all’impianto della ditta Seval:
- quali specifiche prescrizioni prevede l’Autorizzazione Integrata Ambientale – rilasciata dalla Provincia di Lecco – in relazione alla prevenzione del rischio incendio;
- quali sono gli esiti degli ultimi controlli eseguiti negli ultimi mesi/anni presso l’impianto, da parte degli Enti di controllo (ARPA, Provincia, Comune, per quanto di rispettiva competenza), per le attività svolte presso l’impianto in oggetto; chiedendo nello specifico quali controlli sono stati eseguiti in ordine alla tipologia e ai quantitativi dei rifiuti in entrata/uscita e trattati presso l’impianto, oltre alle modalità di deposito e trattamento delle batterie e degli altri rifiuti elettronici (RAEE), e della prevenzione del rischio di incendio.

Ora attendiamo le risposte e, in ogni caso, chiediamo maggiori controlli pubblici sull'attività svolta presso la Seval di Colico, ma anche su tutte le aziende che, in provincia di Lecco, eseguono il deposito e il trattamento dei rifiuti, attività di per sé a rischio incendio e dispersione di possibili inquinanti.

lunedì 16 marzo 2026

Pedemontana e il parco che scompare


C’è un’immagine che racconta più di molte parole lo stato delle cose.
In primo piano un cartello indica l’ingresso di un’area del Parco GruBrìa. Subito dietro, una recinzione delimita un cantiere. Oltre la rete, il terreno appare scavato, spianato, trasformato. Dove il cartello parla di parco, la realtà mostra un paesaggio di lavori e terra smossa.


È una fotografia scattata domenica durante una delle iniziative organizzate dai comitati NO Pedemontana sul territorio di Desio. I cittadini hanno chiamato l’iniziativa “Operazione Umarell”: una visita collettiva ai cantieri per osservare direttamente lo stato dei lavori e documentare ciò che sta accadendo.


L’immagine è diventata una delle più emblematiche della giornata. Il contrasto tra la segnaletica che indica un’area protetta e la trasformazione fisica del territorio restituisce con immediatezza la preoccupazione che da anni anima i comitati locali: la progressiva erosione di uno dei pochi corridoi verdi rimasti nella Brianza centrale.


La visita ai cantieri arriva a pochi giorni da un’assemblea pubblica molto partecipata, organizzata venerdì 13 marzo 2026 all’oratorio di Santa Margherita (Lissone). L’incontro ha riunito cittadini, attivisti e amministratori locali per fare il punto sulla situazione dell’infrastruttura e sulle iniziative future.

Secondo gli organizzatori, la serata ha rappresentato un momento importante di informazione e confronto. Diversi interventi hanno affrontato le criticità legate al progetto dell’autostrada Pedemontana, con particolare attenzione ai ricorsi amministrativi e agli impatti ambientali.


Tra i temi discussi c’è stato il ricorso al TAR sulla tratta breve e le difficoltà organizzative del progetto, che secondo alcuni interventi potrebbero riaprire spazi di opposizione all’opera. Al centro del dibattito anche la questione dei pedaggi sulla Milano-Meda e la possibilità di iniziative legali con associazioni di consumatori.

Uno dei punti più sentiti riguarda però la qualità dell’aria. Durante l’assemblea sono state raccolte firme per chiedere al Comune di Macherio una maggiore trasparenza sui dati della centralina installata presso la scuola Rodari.

La richiesta avanzata dai cittadini è chiara: pubblicazioni mensili dei dati sugli inquinanti, accessibili attraverso i canali istituzionali del Comune, con confronti rispetto ai limiti di legge, alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai dati delle altre centraline della provincia.


Secondo i promotori, il monitoraggio continuo è fondamentale per comprendere l’evoluzione della qualità dell’aria durante le diverse fasi dei cantieri. Una singola rilevazione, spiegano, non è sufficiente: solo una serie storica di dati può restituire un quadro reale dell’impatto ambientale.

Un altro tema emerso durante l’assemblea riguarda il consumo di suolo. Nei prossimi mesi i comitati intendono promuovere un incontro dedicato alla rigenerazione del terreno e alla cosiddetta “depavimentazione”, cioè la rimozione di superfici asfaltate o cementificate per restituire permeabilità e funzioni ecologiche al suolo.

Parallelamente, resta alta l’attenzione sulle politiche urbanistiche locali. A Lissone l’amministrazione comunale ha dichiarato che il prossimo piano urbanistico non prevederà nuovi insediamenti commerciali, industriali o civili. I comitati intendono vigilare affinché questo impegno venga effettivamente mantenuto.

Bonifica da diossina: i dubbi degli ambientalisti sulla trasparenza di Pedemontana


Prosegue tra difficoltà e richieste di chiarimento il confronto tra i gruppi ambientalisti, alcune liste civiche del territorio e la società Autostrada Pedemontana Lombarda sullo stato della bonifica dalla diossina nelle aree interessate dalla costruzione dell’autostrada.

Secondo quanto segnalato da Sinistra e Ambiente – Impulsi di Meda, insieme a Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate, continua a essere complicato ottenere informazioni complete e tempestive sull’andamento delle operazioni di bonifica nelle zone di Meda, Seveso e Cesano Maderno.

Le difficoltà emergono nonostante l’esistenza di un tavolo permanente dedicato al monitoraggio degli interventi.

Analisi chimiche e criteri diversi tra i laboratori


Tra i documenti ottenuti attraverso l’accesso agli atti compare il verbale di una riunione tenutasi il 26 gennaio 2026 tra ARPA Lombardia, i soggetti coinvolti nella bonifica e i laboratori incaricati delle analisi chimiche.

Durante le verifiche, ARPA ha riscontrato disallineamenti tra i risultati delle proprie analisi e quelli dei laboratori incaricati dalle imprese coinvolte nella bonifica. Il problema riguarda il criterio utilizzato per calcolare la concentrazione complessiva di diossine nei campioni di terreno.

Per uniformare i risultati, ARPA ha stabilito che tutti debbano applicare il criterio denominato “Medium Bound”, che considera nella somma delle diossine anche i valori minimi, cioè quelli inferiori al limite di rilevabilità degli strumenti.

I laboratori privati avevano invece utilizzato criteri differenti:

  • Upper Bound
  • Lower Bound

Queste diverse metodologie possono portare a risultati leggermente diversi nella stima della contaminazione. Per questo motivo ARPA ha richiesto che tutti i rapporti di prova vengano riallineati al criterio Medium Bound, con la produzione di nuovi referti aggiornati.

Nel corso della riunione sono state inoltre segnalate alcune discrepanze nelle analisi effettuate da due laboratori su specifiche aree sorgenti, oltre a una incongruenza nella definizione del perimetro dell’area sorgente 44 nel lotto 5 di Cesano Maderno.

Alcuni campioni superano i limiti di bonifica

Gli aggiornamenti più recenti sulle analisi riguardano alcune aree del lotto 3VAR di Cesano Maderno.

Per l’area sorgente SC58.2, tre campioni su quattro analizzati risultano superiori al limite di bonifica di 10 ng/kg, con valori di:

  • 34 ng/kg
  • 23 ng/kg
  • 24 ng/kg

Una situazione analoga riguarda l’area SC59.2, dove tre campioni superano il limite con valori pari a:

  • 11 ng/kg
  • 19 ng/kg
  • 12 ng/kg

Questi dati emergono dai rapporti di prova dei laboratori incaricati dalle imprese, mentre mancano ancora i risultati delle analisi di ARPA, necessari per la verifica definitiva del collaudo delle operazioni di bonifica.

La situazione a Meda

Al 2 marzo 2026 risultano disponibili solo i rapporti di prova dei laboratori di parte su alcune aree del lotto 1 di Meda. Qui l’obiettivo di bonifica è meno restrittivo, poiché si applica il limite previsto per aree industriali: 100 ng/kg.

Dai dati disponibili emerge che:

  • l’area A1.1 presenta un valore di 130 ng/kg, superiore al limite
  • l’area A1.2 registra 140 ng/kg, anch’esso sopra soglia
  • le aree A1.3, A2.1, A2.2 e A42 risultano invece entro i limiti

Anche in questo caso manca ancora il confronto con le analisi di ARPA, indispensabile per stabilire se gli obiettivi di bonifica siano stati effettivamente raggiunti.

Quasi 8.000 tonnellate di terreno contaminato

Un altro punto sollevato dai gruppi ambientalisti riguarda il destino di 7.917,82 tonnellate di terreno contaminato da diossina proveniente dalle aree della bonifica. Secondo la risposta ufficiale di Pedemontana, questi materiali sono stati conferiti all’impianto Viter S.r.l. Si tratta però di un impianto di trattamento e non di una discarica, motivo per cui le associazioni avevano chiesto chiarimenti sulla destinazione finale dei rifiuti.

Cosa significa la risposta tecnica di Pedemontana

Nella comunicazione inviata agli ambientalisti, Pedemontana utilizza una serie di codici previsti dalla normativa sui rifiuti.

In sintesi, il terreno contaminato:

  • è stato classificato come rifiuto EER 17.05.04 (terre e rocce da scavo non pericolose);
  • è stato conferito con operazione D15, che indica un deposito preliminare prima dello smaltimento finale;
  • successivamente viene sottoposto all’operazione D13, cioè un raggruppamento preliminare dei rifiuti prima del loro invio ad altri impianti.

In pratica, secondo l’interpretazione delle associazioni, l’impianto di Saronno svolgerebbe una funzione di stoccaggio e smistamento, mentre lo smaltimento finale avverrebbe in un secondo momento presso altre strutture, probabilmente discariche autorizzate.

La questione della tracciabilità finale

Un passaggio della risposta di Pedemontana riguarda anche una modifica normativa introdotta nel 2021 nel Testo Unico Ambientale. Questa modifica ha eliminato l’obbligo per il produttore del rifiuto di ottenere l’“attestazione di avvenuto smaltimento”, documento che in passato certificava il destino finale dei rifiuti. Secondo Pedemontana, ciò significa che l’obbligo del produttore termina con la consegna del rifiuto all’impianto che lo prende in carico, in questo caso Viter. Di conseguenza, la società ritiene di non essere tenuta a indicare la discarica finale in cui verranno smaltite le terre contaminate.

Nuovi scavi dove la bonifica non è sufficiente

Laddove i campionamenti hanno evidenziato concentrazioni di diossina ancora superiori ai limiti, Pedemontana ha comunicato che saranno necessari ulteriori scavi e approfondimenti. Sono già stati effettuati nuovi campionamenti sui terreni ancora da rimuovere, con l’obiettivo di:

  • classificare correttamente il tipo di rifiuto
  • predisporre i piani di smaltimento
  • organizzare nuove piste di cantiere per raggiungere le celle ancora contaminate

Ambientalisti chiedono un nuovo incontro pubblico

Alla luce di questi elementi, i gruppi ambientalisti e le liste civiche coinvolte hanno chiesto la convocazione di un nuovo incontro del Tavolo Permanente sui lavori di bonifica. L’ultimo confronto ufficiale risale infatti al 17 novembre 2025. Secondo le associazioni, un aggiornamento pubblico è necessario per fare chiarezza su:

  • lo stato reale della bonifica
  • i risultati completi delle analisi
  • il destino finale dei terreni contaminati

Temi particolarmente sensibili per un territorio che continua a fare i conti con l’eredità della contaminazione da diossina legata al disastro industriale della fabbrica Icmesa del 1976.