mercoledì 8 aprile 2026

Erba (CO): la Soprintendenza salva un'area verde dalla cementificazione!


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Il nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" accoglie con soddisfazione la decisione della Soprintendenza di Como, che ha posto un vincolo su parte della frazione di Villincino di Erba, inclusa l'area verde di via Battisti, dove l'Amministrazione comunale di Erba aveva previsto la realizzazione di un ennesimo parcheggio!
Il vincolo posto dalla Soprintendenza salvaguarda un parco - seppure privato - che costituisce un piccolo polmone verde nell'area urbana di Erba, con un orto e un frutteto storici. Una decisione, quella della Soprintendenza, che mette un chiaro 'stop' alle pessime intenzioni del Sindaco e della Giunta di Erba, che al contrario avrebbero voluto cancellare l'area verde di via Battisti per realizzare l'ennesimo parcheggio, l'ennesima cementificazione del territorio erbese. Un territorio ancor più compromesso dalle recenti autorizzazioni concesse dal Comune per nuove edificazioni e per nuovi parcheggi. 
Parliamo dei parcheggi pubblici realizzati di recente o previsti su aree verdi: in via Fiume in centro, in via Marconi e via Brugora ad Arcellasco, in via Foscolo a Crevenna e infine in via Volta. 
Proprio sul parco di via Volta abbiamo il rammarico che non vi sia stato un tempestivo intervento della Soprintendenza a salvaguardia dello storico parco e dei suoi alberi. Avremmo auspicato un'azione più puntuale, che avrebbe scongiurato il taglio di decine di alberi di alto fusto e la cementificazione dello storico parco.

Come sta il Lago di Pusiano?


"Come sta il Lago di Pusiano? – Qualità delle acque del lago, tra inquinamento e crisi climatica”. È questo il titolo dell'incontro pubblico organizzato dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" per la sera del 10 aprile a Pusiano.
È noto che nel lago di Pusiano continuano ad essere riversati inquinanti di tipo organico e chimico, per i quali necessita un'azione di prevenzione e di risanamento. Per conoscere nel dettaglio la situazione e comprendere quali potrebbero essere gli interventi da prevedere, il Circolo Ambiente invita tutta la cittadinanza all'incontro del 10 aprile a Pusiano. 
Nel corso dell'evento - patrocinato dall'Amministrazione comunale di Pusiano - si affronterà infatti il tema dello stato ambientale delle acque del lago di Pusiano. Sono previsti gli interventi di alcuni relatori esperti del settore, che presenteranno alcuni dati sulla qualità delle acque, sulle ricerche in corso sul lago - anche sulla base degli scenari legati alla crisi climatica in atto -, sul ruolo che possono avere le Istituzioni nell'auspicato risanamento del lago di Pusiano.

Interverranno come relatori:

  • dott. Fabio Buzzi – ARPA Lombardia: lo stato ambientale del lago;
  • dott. Diego Copetti – CNR-IRSA: le ‘risposte’ del lago, tra pressioni locali e cambiamenti globali;
  • dott. Andrea Fenocchi – Università di Pavia: la ‘salute’ del lago, evidenze e ipotesi basate sui dati e sulla modellistica numerica;
  • dott. Daniele Magni e dott. Michel Fasoli – Regione Lombardia: il ruolo della Regione nel risanamento del lago.

L'incontro sarà moderato da Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

L'evento è aperto a tutta la popolazione; sono stati invitati i Sindaci e gli Assessori all'ambiente dei Comuni rivieraschi e i rappresentanti delle altre Istituzioni del territorio: Province di Como e Lecco, Parco Valle Lambro, Comunità Montana Triangolo Lariano, ATS Insubria e ATS Brianza, ATO idrici ed enti di gestione del servizio idrico integrato delle due province.

L'incontro si terrà venerdì 10 aprile alle ore 20,45 presso la sala civica di Palazzo Beauharnais.

sabato 4 aprile 2026

Pasqua di coscienza: basta sacrificare il Parco


Nel lontano 2009 siamo nati con un obiettivo chiaro: sostenere l’ampliamento del Parco Brianza Centrale. Il nome del nostro blog lo dice senza ambiguità. Da lì siamo partiti, ma nel tempo abbiamo scelto di allargare lo sguardo, raccontando non solo il Parco ma anche le realtà e i territori della Brianza e oltre, per diffondere esperienze positive e segnalare criticità.

Lo abbiamo fatto anche con un’altra ambizione: mettere in contatto persone, gruppi e progetti, contribuendo alla costruzione di un sapere diffuso sulle questioni ambientali della Brianza. Non sappiamo quanto bene ci siamo riusciti, ma una cosa è certa: lo abbiamo fatto, con costanza e convinzione.

In questi anni il Parco Brianza Centrale si è evoluto, arrivando a fondersi con il Parco del Grugnotorto e del Villoresi, anche grazie alla visione del suo Presidente Arturo Lanzani. Un passaggio importante, che sembrava rafforzare la tutela di un territorio già fortemente segnato dalla presenza umana.

Oggi però, a distanza di tanti anni, vediamo profilarsi un pericolo concreto per il Parco. E proprio in questi giorni di Pasqua, che richiamano i temi della rinascita e della responsabilità, sentiamo ancora più forte il bisogno di una presa di coscienza.

In un’area così densamente antropizzata, difendere gli ultimi spazi verdi dovrebbe essere un principio condiviso. E invece c’è sempre qualcuno che pensa che ci sia “qualcosa di meglio”: l’autostrada Pedemontana, il deposito della Metrotranvia, un nuovo ospedale… sempre all’interno del Parco.

Il problema non è solo nelle opere in sé, ma nell’assenza di domande fondamentali: servono davvero? Si possono realizzare altrove? E, se proprio necessarie, come ridurne al minimo l’impatto? Manca una visione responsabile del futuro.

Così accade che si faccia propaganda con piani sulla carta condivisibili, mentre nei fatti si sostengono scelte che vanno in direzione opposta. È in questo scarto tra dichiarazioni e azioni che si consuma il rischio più grande.

La Pasqua dovrebbe essere anche questo: un momento per fermarsi, riflettere e scegliere da che parte stare. Un tempo di verità.

Per questo rivolgiamo un invito chiaro a chi ha responsabilità politiche e amministrative: fermatevi e fatevi un esame di coscienza. Chiedetevi se le scelte che state sostenendo vanno davvero nell’interesse del territorio e delle comunità che lo abitano, oggi e domani. Perché difendere gli ultimi spazi verdi non è un’opzione tra le tante: è una responsabilità.

Senza questa consapevolezza, non c’è alcuna rinascita possibile.

E così, passo dopo passo, si rischia di distruggere la Brianza Centrale e il suo Parco.

Fotovoltaico tra Desio e Bovisio, l’allarme di Lanzani: “Rischio disastro per il Parco GruBrìa”

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

Negli ultimi mesi il Parco Grubria è finito al centro di una crescente pressione: con la Pedemontana già in fase di realizzazione e le relative opere in corso, con i progetti di impianti fotovoltaici a terra tra Desio e Bovisio in fase avanzata di valutazione, e con la proposta di un nuovo ospedale a Seregno in località Dosso che inizia a delinearsi — interventi che, già presi singolarmente, risultano fortemente impattanti e difficilmente compatibili con un’area di così alto valore ambientale; considerati nel loro insieme, rischiano di diventare semplicemente insostenibili, compromettendo uno degli ultimi grandi spazi aperti della Brianza centrale.

A riportare con forza l’attenzione su questo scenario è anche Arturo Lanzani, presidente del Parco GruBrìa, che proprio in questi giorni, intervenendo sui progetti di impianti fotovoltaici a terra, ha lanciato un chiaro allarme, richiamando istituzioni e amministrazioni locali alla responsabilità di non compromettere un patrimonio territoriale di valore strategico.

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

L’area compresa tra Desio e Bovisio Masciago rappresenta infatti uno dei pochissimi corridoi verdi ancora esistenti tra il Parco delle Groane e quello della Valle del Lambro. Un sistema aperto che, già oltre vent’anni fa, era stato individuato come ambito prioritario per interventi di rinaturalizzazione, con la creazione di prati, boschi e percorsi fruibili. Tuttavia, a fronte dell’attività dell’inceneritore, le compensazioni ambientali previste non hanno mai trovato piena attuazione, lasciando incompiuto un progetto fondamentale per il territorio.

Oggi, proprio su queste aree, si concentrano nuove pressioni.

Il caso più evidente riguarda i progetti di impianti fotovoltaici a terra. Le ipotesi in campo coinvolgono superfici molto estese, comprese aree agricole ancora integre e zone interne al Parco. Si tratta di interventi che, per dimensioni e localizzazione, comportano un consumo diretto di suolo e una trasformazione profonda del paesaggio.

Bovisio - Desio: localizzazione di massima degli impianti di fotovoltaico

Il nodo non è la contrarietà alle energie rinnovabili, ma la loro collocazione. In un territorio già segnato da impermeabilizzazione diffusa, isole di calore e scarsità di spazi aperti, coprire ulteriori superfici con impianti a terra significa aggravare criticità ambientali esistenti: aumento delle temperature locali, perdita della capacità drenante del suolo, sottrazione di aree agricole e riduzione degli spazi fruibili dai cittadini.

Per questo, la posizione espressa dal Parco non è un rifiuto ideologico, ma una richiesta precisa: evitare l’utilizzo di suolo agricolo e aree di valore ecologico, privilegiando invece ambiti già compromessi. Una linea che consentirebbe di conciliare produzione energetica e tutela del territorio.

Ma il quadro complessivo è ancora più complesso.

Alla pressione degli impianti fotovoltaici si aggiungono infatti il progetto della Pedemontana, con compensazioni ambientali ancora da definire, e le prospettive legate all’inceneritore, tra ipotesi di ampliamento e aumento delle attività connesse. Elementi che, sommati, contribuiscono a un carico ambientale già oggi molto elevato.

A questo scenario si affianca la proposta di realizzare un nuovo ospedale a Seregno, in località Dosso, anch’essa interna al sistema del Parco: un intervento che comporterebbe un’ulteriore sottrazione di suolo in un’area già sottoposta a forti pressioni.

Il rischio, evidenziato con chiarezza, è quello di continuare a procedere per interventi separati, senza una valutazione complessiva degli effetti. Una modalità che porta inevitabilmente a una progressiva frammentazione ecologica e alla perdita di continuità degli spazi aperti.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: serve un piano unitario, condiviso tra Parco GruBrìa, Provincia, Comuni ed enti coinvolti, capace di guardare al lungo periodo. Un piano che recuperi finalmente l’idea originaria di questo territorio: un grande sistema verde fatto di prati, boschi e percorsi ciclopedonali, in grado di restituire qualità ambientale e vivibilità.

La posta in gioco non riguarda solo la tutela del paesaggio, ma la salute e la qualità della vita dei cittadini. In un’area densamente urbanizzata come la Brianza centrale, ogni spazio aperto ha un valore strategico e non sostituibile.

Il Parco GruBrìa non può diventare il punto di accumulo di interventi incompatibili. La scelta è ormai evidente: o si investe davvero nella sua tutela e valorizzazione, oppure si accetta il rischio concreto di perderlo, pezzo dopo pezzo.

venerdì 3 aprile 2026

Metrotranvia Milano–Seregno: questa opera è ancora utile?

Il deposito della metrotranvia tra Desio e Seregno

Negli ultimi giorni, leggendo commenti e prese di posizione sulla metrotranvia Milano–Seregno, emerge una domanda che forse finora è stata data troppo per scontata: questa opera serve davvero?

Non è una provocazione, ma una conseguenza logica di ciò che sta emergendo.

Se oggi si ipotizza di fermare la linea a Paderno o al massimo a Nova Milanese per mancanza di fondi, significa che si sta considerando accettabile un’infrastruttura monca, che non raggiunge uno dei suoi principali capolinea. Ma un’opera che può essere “tagliata” così facilmente è davvero strategica?


Allo stesso modo, colpisce una frase contenuta nel comunicato dei sindaci: “è fantascientifico pensare di tornare indietro, ripristinare e ridare tutto come prima”. La domanda, inevitabile, è: se non fosse fantascientifico, lo si farebbe?

Perché se la risposta anche solo implicita è “forse sì”, allora il dubbio diventa ancora più forte: siamo sicuri che questa sia un’opera indispensabile, oppure stiamo andando avanti perché ormai si è partiti?

Via Platone a Seregno

C’è poi il tema delle opere già realizzate. Il deposito tram al confine tra Seregno e Desio viene definito dagli stessi amministratori un possibile “ecomostro” destinato a diventare inutile se la linea non verrà completata. Anche qui: ha senso mantenere una struttura del genere se non serve?

Forse è il momento di fermarsi davvero a valutare, senza pregiudizi: se l’opera è ancora utile nelle condizioni attuali, se ha senso completarla a qualsiasi costo, oppure se esistono alternative più sostenibili per il territorio.

L'ingresso del deposito della metrotranvia. Viale Europa, Desio/Seregno

Perché esiste anche un’altra strada, che oggi sembra impronunciabile ma che andrebbe almeno discussa: ripensare completamente il progetto. Ripristinare le aree compromesse, eliminare le strutture inutili e trasformare il tracciato in un corridoio verde ciclopedonale, restituendo qualità urbana invece di lasciare cicatrici permanenti.

Non è una scelta semplice, né indolore. A volte il vero errore non è fermarsi. È non avere il coraggio di chiedersi se si sta andando nella direzione giusta.

giovedì 2 aprile 2026

Cantieri senza fine: la metrotranvia che rischia di non arrivare


La metrotranvia Milano–Seregno, uno dei progetti infrastrutturali più discussi degli ultimi anni tra Milano e la Brianza, torna al centro delle polemiche. Non tanto — o non solo — per i disagi ormai ben noti legati ai cantieri, ma per un elemento ancora più grave: l’opera sta andando avanti senza certezze sulla sua conclusione.

Negli ultimi giorni, diversi sindaci dei territori coinvolti hanno reso pubbliche informazioni emerse in sede istituzionale. Il quadro è chiaro: i costi sono aumentati del 50%, passando da circa 250 a 370 milioni di euro, con un “buco” da 120 milioni ancora senza copertura certa. Parallelamente, si fanno strada ipotesi di ridimensionamento del progetto, con la possibilità che la linea non arrivi più fino a Seregno ma si fermi prima, a Paderno o al massimo a Nova Milanese.

Tradotto: cantieri già aperti lungo tutta la tratta, territori sconvolti dai lavori, ma senza la garanzia che l’infrastruttura venga completata nella sua interezza.

Parafrasando Paolo Conte, viene quasi da dire: cantieri senza fine. Una formula che rende bene l’idea di ciò che stanno vivendo cittadini e commercianti: lavori che si aprono, si fermano, ripartono a singhiozzo, ma senza una prospettiva chiara di conclusione.

E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa si fa adesso di tutto ciò che è già stato avviato? Che ne sarà dei cantieri aperti tra Nova e Seregno, oggi fermi o rallentati, che hanno già modificato in modo pesante la viabilità e la vita quotidiana? Che senso avrebbe il deposito tram costruito nel Parco GruBrìa, al confine tra Desio e Seregno, se i convogli non dovessero mai arrivarci?

Sono interrogativi concreti, non polemiche astratte. Perché se l’opera venisse davvero ridimensionata, il rischio sarebbe quello di lasciare sul territorio una serie di “segni permanenti”: aree trasformate e mai ripristinate, infrastrutture inutilizzate, cicatrici urbane difficili da sanare.

E qui emerge un secondo livello di responsabilità, spesso rimosso: quello del “dopo”. Perché anche nel peggiore degli scenari — blocco o riduzione dell’opera — qualcuno dovrà farsi carico del ripristino. Significa risorse per riasfaltare, riaprire strade, restituire spazi pubblici, compensare attività economiche danneggiate e, nei casi più critici, ripensare completamente l’uso di strutture già realizzate.

Ma queste risposte oggi non ci sono. E questa è forse la criticità più grave: non esiste un piano credibile né per completare l’opera, né per gestire le conseguenze di un eventuale ridimensionamento.

La vicenda solleva quindi una questione più ampia, che va oltre il singolo progetto. È il metodo ad essere in discussione. Continuare ad avviare cantieri senza certezze finanziarie e progettuali significa trasformare interi territori in spazi sospesi, dove i disagi sono certi ma i benefici restano ipotetici.

Esperienze come questa dovrebbero insegnare qualcosa di molto semplice: prima di aprire nuovi cantieri, bisognerebbe fermarsi. Verificare con rigore che esistano tutte le condizioni per portarli a termine — risorse, tempi, sostenibilità reale — e che esista anche un piano alternativo nel caso le cose vadano diversamente.

Altrimenti il rischio è quello che oggi si materializza tra Milano e la Brianza: opere che partono ma non arrivano, territori segnati per anni e, appunto, cantieri senza fine.

COMUNICATO STAMPA (dalla pagina FB del Comune di Desio)
Metrotranvia Milano–Seregno: i Sindaci della Brianza chiedono chiarezza e garanzie sul completamento dell’opera

Nella mattinata di martedì [31 marzo 2026] si è svolta, presso la Città Metropolitana di Milano, una riunione alla presenza della Consigliera delegata ai Trasporti, dei dirigenti competenti e dei rappresentanti di tutti i Comuni interessati dal tracciato della metrotranvia Milano–Seregno.
Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza un dato estremamente preoccupante: a fronte del caro materiali, dell’adeguamento prezzi e delle varianti, si registrano oggi extracosti di 120 milioni di euro. Questo porta ad un aumento dei costi di quasi il 50% sull’intera opera.
Tutti i Comuni della tratta si sono resi pienamente disponibili a condividere tutti i passaggi possibili con enti sovraordinati per il reperimento delle risorse (che, è perfino superfluo dirlo, non possono essere a carico dei Comuni stessi alla luce delle cifre di cui si parla).
L’aspetto davvero preoccupante e inquietante è però un altro. Tra le teoriche ipotesi di studio emerse sul futuro, si è parlato di “lotti funzionali” e di stralci dell’appalto che prevedano per un discorso di contenimento di costi la realizzazione dell’opera fino a Paderno, o eventualmente fino a Nova, escludendo la Brianza o gran parte di essa. E ci è voluto un po’ a comprendere che non si trattava di un pesce d’aprile anticipato.
Non stiamo parlando di una situazione in cui sono partiti i lavori da Milano, e arrivati a metà, qualcuno dice: “spiace, non ci sono più soldi, non si va avanti se non cambiano certe cose”: un simile scenario, estremamente spiacevole, porterebbe ad altre valutazioni. Qui siamo però in una situazione in cui in Brianza abbiamo decine di cantieri e microcantieri aperti (partiti proprio dai nostri Comuni!), città divise a metà, strade chiuse senza che nessuno ci lavori da mesi o da anni, a seconda dei casi. Per non parlare dell’ecomostro di deposito tram già costruito su un’area verde (quantomeno anni fa si è riusciti ad ottenere il dimezzamento delle altezze) al confine tra Seregno e Desio, che si troverebbe in questo scenario ad essere totalmente inutile, dato che i tram si fermerebbero tre Comuni prima.
Ora, visto che è totalmente fantascientifico pensare che si dica: “scusate, ci siamo sbagliati, in un mese vi ridiamo soldi, asfaltiamo e riportiamo tutto come prima”, deve essere estremamente chiaro che i nostri comuni non solo non prenderanno minimamente in considerazione qualsiasi ipotesi che contempli questo scenario, ma faranno in ogni modo, a ogni tavolo, e con qualsiasi azione possibile, valere le ragioni di Città che si ritrovano nella situazione sopra descritta e che non possono che ribadire che stando così le cose, quest’opera va finita, e la Brianza non può essere “stralciata” solo perché sono emerse delle evidenti criticità finanziarie. 
Abbiamo fatto valere queste considerazioni, e siamo stati lieti di apprendere che tutti i nostri colleghi sindaci del milanese ci hanno appoggiato in queste considerazioni, così come la Consigliera delegata di Città Metropolitana Daniela Caputo.  Abbiamo anche registrato positivamente l’apertura al discorso di ristori per i commercianti coinvolti dalla tratta, su cui continuiamo a sottolineare l’esigenza e urgenza.
Comprendiamo le complessità tecniche, burocratiche e operative delle imprese coinvolte, e ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con Città Metropolitana, soggetto attuatore dell’opera, per contribuire alla risoluzione dei problemi, auspicando che gli enti sovraordinati individuino rapidamente una soluzione che consenta di garantire il completamento dell’opera nei tempi previsti, perché non possiamo rimanere ancora per anni con cantieri aperti che limitano i cittadini residenti ed il commercio locale. 
Nello stesso tempo, visto che le considerazioni legate allo stralcio sono emerse e non possiamo escludere che riemergano, ribadiamo con estrema fermezza che qualsiasi opzione che penalizzi la Brianza e i nostri territori sarà considerata totalmente inaccettabile, e mai potrà essere oggetto di valutazione.
  • Alberto Rossi – Sindaco di Seregno
  • Carlo Moscatelli – Sindaco di Desio
  • Fabrizio Pagani – Sindaco di Nova Milanese

mercoledì 1 aprile 2026

Coltivare il futuro: gli orti comunali protagonisti a Seregno


A Seregno si presenta un’iniziativa dedicata agli orti comunali, un progetto che mette al centro sostenibilità, partecipazione e valorizzazione del territorio urbano.

L’appuntamento sarà un’occasione per raccontare esperienze concrete di artisti e cittadini coinvolti, evidenziando il valore ambientale e sociale delle attività orticole, in particolare per gli anziani e per i più giovani. Gli orti urbani diventano così spazi di incontro, apprendimento e cura, capaci di rafforzare il senso di comunità e promuovere pratiche sostenibili.

L’incontro si terrà venerdì 10 aprile 2026 alle ore 18, presso la Biblioteca Civica Ettore Pozzoli (piazza Monsignor Gandini 9, Seregno). Interverranno diversi protagonisti del progetto, tra cui artisti, esperti e rappresentanti del territorio, coordinati da Franco Formenti dell’Ufficio Ecologia del Comune di Seregno.

Un momento aperto alla cittadinanza per conoscere da vicino una realtà che unisce ambiente, cultura e inclusione sociale.