venerdì 25 settembre 2026

Lissone, Pedemontana e nuovo PGT: quanto territorio ci resta da perdere?


Pedemontana e nuovo PGT. Due questioni diverse, ma con qualcosa di importante in comune: il futuro del territorio di Lissone. Nei giorni scorsi il tema di Pedemontana è tornato in Consiglio comunale con una mozione sottoscritta da Luca De Vincentis, capogruppo di Vivi Lissone, Elio Talarico, capogruppo del Partito Democratico, e Marino Nava, capogruppo de Il Listone. 

La mozione parte da una situazione che i cittadini di Santa Margherita conoscono bene: i lavori delle tratte B2 e C, affidati a Webuild in qualità di general contractor, stanno procedendo con ritardi rispetto alle previsioni formulate nel 2024, quando in una Commissione consiliare era stata indicata una durata complessiva dei lavori di circa 1.000 giorni. Ora si aggiungono le notizie sulle difficoltà finanziarie del general contractor. I firmatari della mozione ricordano le indiscrezioni di inizio settembre sulla richiesta di copertura di ingenti extra-costi da parte di Webuild, successivamente ridimensionate dalla stessa società, e richiamano anche il giudizio della Corte dei Conti sulla situazione economica di Pedemontana. Proprio la Corte dei Conti, nel giudizio di parifica sui bilanci regionali, aveva evidenziato che dai dati disponibili non emergeva la capacità della società di generare, almeno nel medio periodo, liquidità sufficiente a rimborsare i finanziamenti, remunerare i soci e sostenere i costi necessari al completamento dell'opera.

Per i tre capigruppo il quadro merita quindi chiarimenti immediati. La mozione chiede al sindaco e alla Giunta di rivolgersi a Regione Lombardia, socio di maggioranza di Pedemontana, per conoscere la situazione e di riferire poi al Consiglio comunale. Chiede inoltre che a Webuild venga richiesto un cronoprogramma dettagliato dei prossimi lavori. L'obiettivo dichiarato è evitare che i ritardi e le eventuali difficoltà finanziarie si traducano in nuovi disagi per il territorio e, soprattutto, nello spettro del «cantiere infinito».

Ed è proprio qui che la questione Pedemontana incrocia un'altra discussione che si è aperta a Lissone: quella sul nuovo Piano di Governo del Territorio. A raccontare dal punto di vista del Comitato per la difesa del territorio di Lissone quanto emerso nella presentazione del nuovo PGT è Luigi De Vincentis.

De Vincentis osserva che il termine consumo di suolo è stato molto presente nell'esposizione del Piano, anche in relazione ai tagli previsti dalla Regione su alcuni progetti già deliberati. Ma, secondo De Vincentis, questo non basta. Lissone parte infatti da una situazione particolarmente pesante: oltre il 71% del territorio risulta già consumato, un dato che colloca la città ai vertici regionali per urbanizzazione. Per questo, osserva De Vincentis, parlare di consumo di suolo come questione esclusivamente urbanistica rischia di non cogliere il problema più ampio. La sua critica riguarda soprattutto l'assenza, nella discussione sul PGT, di un riferimento sufficientemente forte al cambiamento climatico. Secondo il rappresentante del Comitato, le scelte urbanistiche dovrebbero partire proprio da questa consapevolezza: in una città già così densamente urbanizzata, continuare a impermeabilizzare il territorio significa anche ridurre la capacità di affrontare le temperature sempre più elevate e gli eventi meteorologici estremi.

La proposta che ne deriva è sintetizzata da De Vincentis in due parole: «DEPAVIMENTIAMO, PIANTUMIAMO».

Non è soltanto uno slogan ambientalista. È una diversa idea di pianificazione: recuperare ciò che è già urbanizzato, aumentare il verde, ridurre le superfici impermeabili e mettere la resilienza climatica tra i criteri fondamentali delle trasformazioni urbane.

Pedemontana e PGT non sono naturalmente la stessa cosa. La prima riguarda una grande infrastruttura viabilistica sovracomunale, i suoi cantieri, i suoi costi e le sue conseguenze sul territorio. Il secondo dovrebbe invece stabilire le regole con cui Lissone organizzerà il proprio sviluppo urbano nei prossimi anni. Ma entrambe le discussioni portano alla stessa domanda: come si governa un territorio che ha già consumato più del 71% del proprio suolo e che deve contemporaneamente affrontare gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico?

È una domanda che va oltre Pedemontana e oltre il singolo PGT. Perché continuare a parlare di nuove strade, nuove edificazioni e nuove trasformazioni senza considerare la quantità di territorio che abbiamo già perso rischia di farci guardare ogni intervento separatamente, senza vedere il quadro complessivo. E quel quadro, a Lissone, è quello di una città che ha ormai pochissimo suolo libero da perdere. Per questo la richiesta di non abbassare la guardia su Pedemontana, contenuta nella mozione dei tre gruppi consiliari, e quella di cambiare prospettiva nella pianificazione urbanistica, avanzata da Luigi De Vincentis e dal Comitato, possono essere lette insieme. Non perché dicano la stessa cosa. Ma perché entrambe ci ricordano che il territorio non è infinito e che le decisioni prese oggi avranno conseguenze molto oltre la durata di un cantiere o di un Piano urbanistico. E forse, prima di chiederci quanto altro possiamo ancora costruire, sarebbe il caso di domandarci quanto territorio siamo ancora in grado di proteggere.

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