Il 28 ottobre un incontro dedicato alla vicenda del petrolchimico ANIC-ENI e alle conseguenze della contaminazione da arsenico. Un’occasione per riflettere sul rapporto tra industria, salute e ambiente.
A cinquant’anni dal disastro diossina dell’ICMESA, Meda continua a interrogarsi sulle conseguenze delle scelte industriali che hanno segnato territori e comunità. Mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 21, la sala civica Radio ospiterà un nuovo appuntamento promosso dal coordinamento Insieme per la memoria e il futuro del Bosco delle Querce, dedicato a una vicenda meno conosciuta, ma altrettanto significativa: quella del petrolchimico ANIC-ENI di Manfredonia, in provincia di Foggia. Al centro della serata ci sarà la catastrofe industriale iniziata il 26 settembre 1976 con la fuoriuscita di anidride arseniosa dallo stabilimento. Un episodio che ha lasciato conseguenze profonde sul territorio del Sipontino, sui lavoratori e sulla popolazione residente, aprendo interrogativi sulla sicurezza degli impianti, sulla gestione delle sostanze pericolose e sulle responsabilità legate alle scelte industriali.
La vicenda di Manfredonia si inserisce in una stagione in cui, a partire dagli anni Sessanta, la politica industriale italiana puntava sulla realizzazione di grandi poli petrolchimici, spesso senza un’adeguata considerazione degli effetti sull’ambiente e sulla salute. In un Paese che aveva bisogno di lavoro e che stava progressivamente trasformando la propria economia agricola, l’industrializzazione veniva presentata come una promessa di sviluppo e benessere. Ma in diversi territori il prezzo di quella trasformazione è stato elevato: contaminazione ambientale, rischi per la salute, cambiamenti profondi nel tessuto sociale ed economico. Ricostruire queste storie significa interrogarsi su un modello di sviluppo nel quale la produzione e il profitto possono arrivare a prevalere sulla prevenzione, sulla sicurezza e sul diritto delle comunità a conoscere i rischi a cui sono esposte.
L’iniziativa di Meda fa parte di un percorso di approfondimento avviato dal coordinamento in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro diossina del 1976. Dopo gli incontri dedicati al sapere operaio, alla nocività e al diritto alla conoscenza, e alle conseguenze della fuoriuscita di diossina del 10 luglio 1976, il programma si allarga ad altre vicende emblematiche della storia industriale italiana. Nei precedenti appuntamenti organizzati al Centro Visite del Bosco delle Querce, nell’ambito del percorso Storie di riparazione di territori e comunità, sono stati affrontati disastri come quelli del Vajont, di Bhopal, di Stava e di Casale Monferrato. Esperienze diverse, accomunate dalla necessità di comprendere non soltanto le cause degli eventi, ma anche le responsabilità, le conseguenze a lungo termine e i percorsi di riparazione intrapresi dalle comunità colpite. Il confronto con Manfredonia permette così di ampliare lo sguardo oltre i confini della Brianza, senza perdere il legame con la storia di Seveso. La memoria, in questa prospettiva, non è soltanto commemorazione del passato: è uno strumento per riconoscere i rischi, comprendere le scelte che li hanno prodotti e impedire che le stesse logiche si ripetano.
Alla serata interverranno divulgatori e ricercatori che hanno studiato la vicenda, insieme a persone che hanno vissuto direttamente quei fatti e ne hanno seguito gli sviluppi negli anni successivi. Tra le partecipanti è annunciata Giulia Malavasi, autrice del libro Manfredonia. Storia di una catastrofe continuata, una ricostruzione documentata che ripercorre la storia del petrolchimico, dalle decisioni che portarono alla sua realizzazione nell’area di Macchia, nel territorio di Monte Sant’Angelo, fino agli sviluppi più recenti. Il volume raccoglie documenti e testimonianze, restituendo uno spaccato della vicenda dentro e fuori la fabbrica.
L’appuntamento è patrocinato dal Comune di Meda e dalla Fondazione Comunità Monza e Brianza. L’incontro si terrà mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 21, presso la sala civica Radio di Meda. Un’occasione per approfondire una pagina importante della storia industriale italiana e per riflettere su una questione ancora attuale: quale sviluppo è possibile se la tutela dell’ambiente e della salute non viene considerata una priorità?



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