Abbiamo sacrificato territorio del Parco GruBrìa per costruire un'opera che ora qualcuno ipotizza persino di non completare.
Riceviamo e pubblichiamo.
Ho letto su MBNews la notizia relativa alla possibilità di non completare il deposito della metrotranvia previsto tra Desio e Seregno.
Una notizia che, francamente, mi ha colpito e sulla quale mi sarei aspettato di trovare qualche informazione anche su Brianza Centrale, visto l'interesse che il blog ha sempre dimostrato per le questioni ambientali e, in particolare, per il consumo di suolo nel nostro territorio.
Da quanto riportato dalla stampa, si tratterebbe ancora soltanto di un'ipotesi emersa nell'ambito delle trattative sulla metrotranvia. Ma se davvero si sta valutando la possibilità di non completare il deposito, credo che sarebbe importante capire perché, quali conseguenze avrebbe questa eventuale decisione e soprattutto che fine farebbe l'area che è stata sacrificata per realizzarlo.
Stiamo parlando infatti di un'opera che ha comportato il consumo di una significativa area di territorio agricolo e, per la parte di Seregno, di un intervento realizzato all'interno del Parco GruBrìa.
Mi sarei aspettato, di fronte a una notizia di questa portata, anche una presa di posizione da parte del Sindaco di Seregno, o almeno una richiesta pubblica di chiarimenti. Finora, però, non mi risulta che ci sia stata.
Per questo vorrei chiedervi di occuparvi della questione, cercando di capire che cosa c'è realmente dietro questa ipotesi, quali sono le posizioni dei Comuni interessati e, soprattutto, quale potrebbe essere il destino dell'area del deposito se l'opera non venisse completata.
Credo che sia una vicenda che meriti di essere seguita e spiegata, anche perché quando si consuma territorio per realizzare un'infrastruttura, non si può semplicemente far finta che nulla sia successo se poi quell'infrastruttura viene rimessa in discussione.
Grazie e buon lavoro.
D.C.
Ringraziamo D.C. per la lettera e per averci sollecitato a tornare sulla vicenda del deposito della metrotranvia tra Desio e Seregno. La notizia l'avevamo letta, ma abbiamo preferito non intervenire subito perché si parlava, almeno nelle prime ricostruzioni, soltanto di un'ipotesi emersa nelle trattative e non di una decisione. Prima di commentarla volevamo quindi capire meglio che cosa ci fosse realmente sul tavolo. La vicenda, comunque, non è nuova per Brianza Centrale. Ne abbiamo parlato più volte, anche recentemente, e la nostra posizione sul consumo di suolo necessario alla realizzazione del deposito è sempre stata chiara. Un'area agricola, peraltro compresa nel Parco GruBrìa per la parte seregnesе, è stata sacrificata per un'opera presentata come necessaria, moderna e sostenibile. Oggi, però, emerge un paradosso difficile da ignorare: quel deposito potrebbe diventare un monumento al consumo di suolo. Si è consumato territorio per realizzare un'infrastruttura che ora si ipotizza di non completare.
Naturalmente non attribuiamo all'attuale amministrazione di Seregno la decisione originaria di realizzare la metrotranvia: quando si è insediata, l'opera era già stata decisa e progettata. Al Comune va però chiesto come abbia seguito e governato, per quanto di sua competenza, la realizzazione dell'opera sul proprio territorio. Non è necessariamente sbagliato aver aperto più cantieri contemporaneamente: può essere stata una scelta pensata per accelerare i lavori. Ma quali garanzie sono state date sui tempi e sul completamento? E chi, per conto di Seregno, ha verificato che quelle garanzie fossero sufficienti? Oggi abbiamo cantieri disseminati sul territorio, disagi che si protraggono da anni e, stando alle notizie più recenti, persino l'eventualità che una parte dell'opera non venga completata. L'impressione è che la gestione sia stata in larga misura demandata a Città Metropolitana, senza che da Seregno si sia vista una particolare iniziativa politica. E qui una domanda viene spontanea: perché questo silenzio? È soltanto prudenza, in attesa dell'esito delle trattative, oppure c'è qualche difficoltà a prendere pubblicamente posizione nei confronti di Città Metropolitana, che fa riferimento alla stessa area politica dell'attuale amministrazione seregnesе? Non abbiamo elementi per sostenerlo, ma sarebbe proprio il Comune a dover chiarire quale sia la propria posizione.
Soprattutto, è arrivato il momento di pensare anche a una soluzione B. Se non esistono garanzie concrete per un completamento in tempi ragionevoli, non possiamo limitarci ad aspettare che i lavori proseguano chissà per quanto tempo, lasciando sul territorio cantieri, aree provvisorie e inevitabili situazioni di degrado. Un'opera pubblica può essere rallentata, modificata o persino ripensata. Quello che non può diventare normale è il cantiere infinito. Per questo chiediamo al Comune di Seregno di uscire dal silenzio: chieda garanzie sui tempi e sul completamento dell'opera e, se queste garanzie non ci sono, cominci a valutare alternative.
Il territorio è già stato consumato. Ora almeno si eviti che, oltre al suolo, si consumino anche anni nell'attesa di un'opera che potrebbe non arrivare mai.
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Hanno consumato un'area con terreno fertile. Anche se lo demoliamo non potremmo più avere quello che c'era prima. Sarebbe in ogni caso la scelta più sensata!
RispondiEliminaÉ chiaro che al sindaco Rossi non interessa il consumo di suolo e le sue conseguenze. Interessa quando c è da costruire o ricostruire come l'ex clinica S. Maria o se "pressato" da chi vuol costruire (area ex dell'orto...) o se serve a promuovere iniziative, per ora solo letterarie", tipo il "Piano Clima". Una amministrazione che ancor prima dell'assenza di Coraggiose scelte manca di sensibilità e competenze. TUTTO è rinviato al nuovo PGT??? Facile aspettare e rinviare.... mentre prosegue il "saccheggio" del territorio e la misera sua manutenzione ordinaria. Gli esempi sono agli occhi di tutti.
RispondiEliminaRingraziamo per i commenti, che riportano al centro una questione fondamentale: il consumo di suolo e la coerenza delle scelte urbanistiche con gli obiettivi di sostenibilità dichiarati dall'amministrazione.
EliminaSul deposito della metrotranvia, come è stato giustamente osservato, anche un'eventuale demolizione non restituirebbe il terreno fertile che c'era prima. È proprio questo il punto: quando il suolo viene consumato, il danno non si cancella semplicemente cambiando progetto. Per questo le decisioni che riguardano il territorio dovrebbero essere valutate con una prospettiva di lungo periodo, considerando anche le conseguenze che potrebbero produrre.
Come Brianza Centrale abbiamo seguito e documentato negli anni le trasformazioni del territorio seregnesе. Non ci interessa personalizzare la discussione, ma verificare se gli indirizzi e gli impegni annunciati trovino effettivo riscontro nelle decisioni amministrative. Il Comune di Seregno ha dato visibilità al proprio Piano Clima, avvalendosi anche del contributo di figure qualificate come l'architetta Elena Granata, e ha ricevuto riconoscimenti per questo percorso. È un lavoro che merita di essere valutato anche per le sue potenzialità. Il problema, però, è capire quanto i suoi obiettivi stiano effettivamente orientando le scelte urbanistiche: finora, almeno in diversi casi, ci sembra di vedere una distanza tra gli impegni dichiarati e la direzione concreta delle trasformazioni del territorio. Ora si è avviato il percorso per il nuovo PGT. È ancora all'inizio e ci auguriamo che rappresenti l'occasione per cambiare rotta, mettendo davvero al centro la tutela del suolo, del paesaggio e del patrimonio urbano, anziché considerarli aspetti da conciliare a posteriori con le esigenze di trasformazione e valorizzazione immobiliare. Naturalmente seguiremo anche questa fase, cercando di offrire contributi e stimoli, come abbiamo fatto in passato. La partecipazione, però, ha senso soltanto se le osservazioni e le proposte emerse possono incidere sulle decisioni finali, e se il PGT assume gli obiettivi del Piano Clima come criteri effettivi di scelta, non come semplici dichiarazioni d'intenti.
La nostra speranza è che il percorso partecipativo non si riduca a un passaggio formale, mentre le decisioni sostanziali sono già orientate altrove. Il nuovo PGT sarà un banco di prova importante: vedremo se prevarrà una visione capace di tutelare il territorio oppure se continuerà a prevalere la sua progressiva trasformazione. È su questo terreno, quello della coerenza tra parole e scelte concrete, che intendiamo continuare a esercitare il nostro ruolo.