sabato 6 novembre 2010

Incidente Eureco di Paderno: solidarietà ai lavoratori da parte dei Comitati No Inceneritore

“Esprimiamo vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie per il gravissimo incidente avvenuto ieri pomeriggio presso l’azienda Eureco Holding, che si occupa di stoccaggio e trattamento di rifiuti industriali e pericolosi (tra cui amianto)”.

Il coordinamento intercomunale dei Comitati cittadini No Inceneritore che da mesi si batte contro la costruzione di un impianto per lo stoccaggio e l’incenerimento di rifiuti speciali, pericolosi tossico-nocivi presso il Villaggio Ambrosiano di Paderno Dugnano, esprime viva preoccupazione per le analogie tra il sito incidentato e quello su cui dovrebbe sorgere il suddetto Inceneritore (Via Beccaria), adiacente a ECOBAT, classificata come azienda a Rischio Incidente Rilevante (RIR), e inserito in un’area densamente abitata.

Quanto avvenuto deve ancor più sensibilizzare i cittadini e gli Amministratori Pubblici ad una maggiore attenzione verso la sicurezza e la tutela della salute e dell’ambiente.

Di tutto questo si parlerà durante l’Assemblea, da tempo stabilita, che si terrà Giovedì 11 novembre alle ore 21 presso il Centro Falcone e Borsellino (piazza Falcone e Borsellino, 3 – Paderno Dugnano).

I Comitati NO INCENERITORE di Paderno Dugnano, Bollate, Cormano, Novate Milanese, Senago

Appello per l'acqua pubblica in Lombardia

In vista della Manifestazione contro la legge regionale sull'acqua, che si terrà sabato 13 novembre 2010 dalle ore 10 alle ore 13 a Milano – Piazza Duca D’Aosta (Pirellone), questo blog vi invita ad aderire all'appello del Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica.
La sottoscrizione deve essere effettuata come associazione, sindacato, partito, comitato acqua, GAS, consigliere regionale, sindaco, consigliere comunale, cittadino, ...), inviando un'email a:
roberto@circoloambiente.org.




Testo dell'appello


Con il presente appello chiediamo al Consiglio della Regione Lombardia di NON approvare il progetto di legge sui servizi idrici in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi che, di fatto, obbliga a cedere ai privati la gestione dell’acqua. Il rischio è che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, interessate solo a fare profitto; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo. Inoltre chiediamo che i Comuni non vengano espropriati del ruolo decisionale nel governo dei servizi idrici, ora affidato alle Autorità d'Ambito territoriale (A.ATO).

Il Coordinamento regionale per l’acqua pubblica ricorda che a sostegno dei 3 Referendum contro la privatizzazione dell’acqua, in Lombardia sono state raccolte 237 mila firme, su un totale nazionale di 1 milione e 400 mila (www.acquabenecomune.org). Con la loro firma, attraverso la richiesta di referendum, questi cittadini hanno posto un imprescindibile questione di democrazia: la gestione di un bene essenziale alla vita non può essere delegata ad alcuno, ma deve appartenere a tutti. È bene inoltre ricordare che, negli scorsi anni, in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in
particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006, ottenendone la cancellazione e la sostituzione con una nuova legge che reintroduceva la possibilità dell’affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

Chiediamo pertanto alla Regione e ai Comuni della Lombardia di fermare tutte le iniziative e i processi di riorganizzazione della gestione del servizio idrico che avviano le gare o predispongono l'ingresso dei privati nelle società; tutte le manovre societarie di inglobamento da parte dei grandi gestori nei confronti delle piccole gestioni.
Chiediamo infine al Consiglio Regionale e alle forze politiche di chiedere al Governo e al Parlamento l'approvazione, entro il 31.12.2010, di un provvedimento di MORATORIA sulle scadenze previste dal Decreto Ronchi e sulla normativa di soppressione delle Autorità d'Ambito territoriale.

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica

venerdì 5 novembre 2010

Arriva a Seregno lo spettacolo "H2Oro - L'acqua, un diritto dell'umanità"

Mercoledì 10 novembre 2010 - ore 21,00
Teatro Santa Valeria - Via Wagner 85 - Seregno (MB)


Organizzazione:
ACLI Brianza Nord
ed Emporio del Mondo di Seregno

Ingresso gratuito

Da un progetto di Fabrizio De Giovanni e Maria Chiara Di Marco nasce questo spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all'acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del "Bel Paese", per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti. L'acqua non deve diventare "l'oro blu" del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato "l'oro nero" del secolo XX. L'acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l'acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell'area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell'acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell'acqua, delle guerre dell'acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell'acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e invertire l'indirizzo di mercificazione e privatizzazione. Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all'insegna del denaro, ma della dignità umana.

Spettacolo premiato nel 2006 con una targa d'argento dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Realizzato con il Patrocinio del "Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua" e del "Centro Nuovo Modello di Sviluppo" di Vecchiano, ha ricevuto in seguito il Patrocinio del Ministero delle Politiche agricole e forestali, del Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca, della Presidenza della Regione Lombardia e della Provincia di Lodi.

Una produzione della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi

giovedì 4 novembre 2010

Esplosione impianto chimico a Paderno Dugnano

Esplosione, giovedì 4/11/2010 alle 15.00, in un'azienda di trattamento e smaltimento rifiuti, la Eureco Holding di Paderno Dugnano, via Mazzini 101. Ci sarebbero almeno 6 operai feriti in modo grave. Sul posto sono intervenuti 13 squadre dei Vigili del fuoco e gli esperti del Nucleo chimico-batteriologico.

I vigili del fuoco hanno domato l’incendio e circoscritto un’area di 1.000 quadrati isolando la parte dell’impianto in cui vengono lavorati olii e solventi chimici. L’azienda si trova in una zona disabitata ma vicino ad alcuni centri commerciali che però, secondo i vigili, non corrono pericoli. Chiusa, in direzione nord, la superstrada Milano-Meda per mettere in sicurezza alcune bombole di acetilene utilizzate dagli operai e ritrovate nei pressi.

Il sito infonodo.org segnala che l'Eureco di Paderno Dugnano non compare, come previsto dalla normativa Seveso, nell'Inventario Nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti (aggiornamento ottobre 2010) redatto dal Ministero dell'Ambiente.

Immagini tratte da: youreporter.it

Leggi anche:
Comunicato stampa di Medicina Democratica e AIEA
Comunicato stampa dei Verdi di Paderno Dugnano

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Aggiornamento inserito il 6/11/2010

Sul "Il Giorno" del 5/11/2010 è stato pubblicato un dossier sulla vicenda che potete leggere cliccando qui.

In particolare segnaliamo il seguente articolo di Barbara Calderola:

Per evitare i controlli basta un pezzo di carta.
L’Eureco di Paderno non era soggetta alla Direttiva Seveso 3: sotto inchiesta le misure di sicurezza.

NIENTE Direttiva Seveso per la Eureco Holding di Paderno Dugnano. Da mesi l’azienda che tratta rifiuti pericolosi, olii e solventi chimici (200 le sostanze maneggiate), non era più considerata a rischio. Anzi, a rischio elevato come dice la legge. Nonostante un’avvisaglia di «disastro possibile». In luglio - hanno riferito ieri i residenti della zona dopo l’esplosione che potrebbe costare la vita a sette operai - c’era stato un altro scoppio. Un campanello d’allarme, forse, ignorato. Nessuno era rimasto ferito. E così l’attività di stoccaggio che fa del marchio padernese un polo chimico a tutti gli effetti, è ripresa indisturbata. Senza lacci e lacciuoli. «La Seveso prende in considerazione quantità e qualità delle sostanze trattate - spiega Edoardo Bai, responsabile scientifico di Legambiente, - se i volumi calano si scende nella scala dei controlli fino ad azzerarli».

Sulle cause del disastro è stata aperta un’indagine. I passaggi autorizzativi - la Seveso Ter si applica alle aziende con uno stoccaggio inferiore ai 2.500 metri cubi di sostanze elencate con precisione - saranno analizzati al microscopio. Per non essere più soggetti ai severi paletti europei basta un’autocertificazione, ed Eureco l’ha presentata in Regione.

«Quando si ferisce l’ambiente - attacca Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia, - si finisce per travolgere vite umane. È la dolorosa realtà a cui assistimao in queste ore». Soggetta un tempo alla Seveso, articolo 6, (manutenzione di sostanze pericolose ma in quantità più limitate di quelle che fanno scattare i controlli ministeriali corrispondenti all’articolo 8), Eureco rientrerebbe sotto il cosiddetto articolo 5. Di fatto significa che di verifiche ce ne sono poche. In questo caso è l’Asl che entra in campo, scendendo la scala del pericolo, la legge prevede una generica valutazione di rischio. Ma è tutto regolare. «Il dramma è che l’Unità operativa di controllo sugli incidenti rilevanti di competenza regionale è stata dissolta», rimarca Bai. E con quasi 290 siti nell’hinterland classificati nella Seveso, si va dalle acciaierie ai depositi di tossici ai petrolchimici alla galvanotecnica, gli ispettori sono al massimo due.

C’È POI il profilo della gestione dell’incidente. E anche qui non mancano pieghe e procedure. Se le nubi che si sprigionano dall’esplosione escono dal perimetro aziendale, è la prefettura che deve far scattare il piano d’emergenza. Se rimane confinato al sito, e non c’è rischio (come Eureco sulla carta) tocca al sindaco. Da ricostruire anche l’iter autorizzativo ottenuto dai padernesi per il trattamento di rifiuti speciali. Eureco è titolare di un’Aia, un’autorizzazione integrata ambientale, ed è la Regione a concederla.

Dalla Direttiva Seveso si esce mettendo nero su bianco che cala il materiale trattato. Resta da capire cosa è successo ieri alle 15 oltre i cancelli di via Mazzini. Forse un errore umano o un impianto difettoso alla base della tragedia, ma il lavoro rischia di uccidere ancora una volta nell’hinterland.

E IN QUESTA piccola Tyssen si torna a parlare di morti bianche e di pericoli per l’ambiente. Come è successo nel giugno 2009 a Brugherio quando esplose un pilone della maxi-centrale Terna a due passi da un quartiere residenziale. Si rischiòla carneficina. Danni milionari all’ambiente invece li ha causati la marea nera sversata nel Lambro per il sabotaggio della Lombarda Petroli di Villasanta nel febbraio scorso. Anche l’ex raffineria brianzola era uscita dalla Seveso. Ma l’indagine ha accertato che non avrebbe dovuto farlo.



WWF: 5 azioni urgenti per difenderci dalle alluvioni. Il dissesto nasce da malagestione.

La causa principale del diffuso dissesto idrogeologico è la quotidiana “malagestione” dei fiumi e dei versanti, non tanto il fatto che in poche ore in molte parti d’Italia è caduta l’acqua che sarebbe dovuta cadere in un mese. Le intense piogge di questi giorni non bastano infatti a giustificare il continuo stato di calamità naturale in cui si trova il nostro territorio.

Per risolvere il problema è necessario superare la logica emergenziale d’intervento e per questo il WWF ritiene fondamentale e urgente:
  1. Istituire le Autorità di distretto, come previsto dalle direttive europee (dir 2000/60/CE “Acque”, 2007/60/CE “Rischio alluvionale”), conferendo loro un ruolo vincolante per il coordinamento delle misure e degli interventi di difesa del suolo e di qualità delle acque a livello di bacino idrografico;
  2. Riferirsi al bacino idrografico – e non ai confini amministrativi delle Regioni – per qualsiasi programma di difesa del suolo, manutenzione del territorio e di tutela e gestione delle acque;
  3. Ripristinare i finanziamenti ordinari per la difesa del suolo drasticamente tagliati anche nell’ultima finanziaria;
  4. Garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo: la solo ingegneria idraulica, infatti, è totalmente insufficiente ed è necessario progettare anche con competenze di idrogeologia, ecologia, scienze forestali, pianificazione….
  5. Avviare un’azione diffusa di rinaturazione del territorio –come sta avvenendo nei più grandi bacini europei come la Loira, il Reno, il Danubio, la Drava… - basata sul recupero della capacità di ritenzione delle acque in montagna (rimboschimenti, governo delle foreste sostenibile) e sul recupero delle aree di esondazione naturale in pianura (ampliamento delle aree golenali, ripristino e ricostruzione zone umide….)
Queste cinque azioni se portate avanti in modo serio possono contribuire ridurre drasticamente il rischio idraulico in Italia.
Qui i Comuni infatti continuano a costruire o a prevedere urbanizzazioni nelle naturali aree di esondazione dei fiumi togliendo lo spazio vitale alle acque. S’impermeabilizza il territorio e l’alveo dei corsi d’acqua viene ristretto e canalizzato, spesso, fin dalle sorgenti; la vegetazione ripariale, che difende le sponde dall’erosione e rallenta la furia delle acque, viene regolarmente tagliata; i boschi in montagna non sono governati, ma sono abbandonati o sfruttati all’eccesso perdendo l’importante capacità di trattenere le acque nel terreno.

Il WWF Italia quest’anno ha avviato una campagna “Liberafiumi” dalla quale è purtroppo emerso un quadro allarmante: vi sono tratti di fiumi in gran parte canalizzati e tra questi il Lambro e il Seveso che ancora una volta hanno messo in ginocchio interi quartieri di Milano (la città dell’EXPO), piuttosto che l’Oreto in Sicilia, o il Sangro in Abruzzo.

Molti corsi d’acqua sono sbarrati o interrotti come l’Agri in Basilicata nel quale in pochi chilometri sono presenti 74 tra briglie e sbarramenti. Ma anche l’Adda, il Tevere e il Po stesso presentano tratti canalizzati anche in zone non urbanizzate, dove il fiume potrebbe espandersi e distribuire la propria energia, evitando di farlo all’interno dei centri abitati.

Il Chiese, in Lombardia, ha allagato vari centri abitati, costringendo la popolazione a lasciare le case; ma una delle poche valvole di sfogo di quel fiume è un’Oasi del WWF, la riserva naturale Le Bine (MN) , dove una zona umida posta in un’ampia zona golenale dell’Oglio – poche centinaia di metri a valle dell’entrata del Chiese in Oglio - consente al fiume di espandersi naturalmente e riducendo la forza.

Lo stesso avviene in altre due zone gestite dal WWF tra S.Giuliano Milanese e Melegnano, dove il Lambro può trovare un po’ di naturale sfogo e, quindi, a ridurre eventuali danni nei centri abitati che attraversa.

Purtroppo stiamo anche pagando il conflitto tra Stato e Regioni sulle competenze sulla difesa del suolo che paralizza l’applicazione corretta delle direttive europee che dovrebbero garantire sicurezza e tutela delle acque (dir 2000/60/CE “Acque”, 2007/60/CE “Rischio alluvionale”).

mercoledì 3 novembre 2010

Lettera aperta sul PGT di Concorezzo

La linea gialla, tra il Parco della Cavallera e il nucleo urbano,
delimita la cintura verde di Concorezzo

Riceviamo dall'Associazione per i Parchi del Vimercatese la sottostante lettera aperta che volentieri pubblichiamo.

Perchè volete escludere dall’ampliamento del Parco della Cavallera una parte della cintura verde di Concorezzo ?

Gent.le Sindaco Borgonovo,
Gent.le Assessore Magni,


Durante l’incontro pubblico per la presentazione delle linee guida del PGT del 29 Ottobre scorso abbiamo appreso che, contrariamente a quanto indicato dalla precedente amministrazione, la vostra giunta intende escludere dall’ampliamento del Parco della Cavallera un'ampia fetta della cintura verde che ancora oggi, miracolosamente, sopravvive attorno all'abitato di Concorezzo.

Si tratta della vasta area a Nord -Nord Est del paese, compresa tra l’abitato e la Tangenziale.
Nell'area ricade parte della dorsale verde Nord Milano ed è già stata indicata dalla nostra Associazione come area di rilievo ambientale e paesistico all'interno delle osservazioni al PTCP Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della provincia di Monza e Brianza .
Durante l’incontro abbiamo appreso dall’assessore Magni che sulla zona sarà posto un vincolo all'edificazione ma, inspiegabilmente, non la si vuole includere nel parco come ipotizzato in passato.

Ci permettiamo di esprimervi alcune valide motivazioni per chiedervi di rivedere questa decisione :

Il parco è un’opportunità: L’ente parco supporta i comuni nell’attività di pianificazione e sviluppo sostenibile del territorio. Il parco è in grado di presentare progetti e ricevere finanziamenti che ricadono direttamente sul territorio . E’ evidente che più territorio comunale ricade nel parco e più si possono fare interventi per valorizzarlo nel senso dell’agricoltura di qualità e di una fruizione rispettosa dell’ambiente.
A quali altri finanziamenti potrebbero invece accedere i terreni non inclusi nel parco per un loro sviluppo futuro ?

Pensare che quella porzione di territorio si ‘difenda da sola’ grazie al solo vincolo di non edificabilità, rischia di rivelarsi, purtroppo, solo una buona intenzione.
Tutti sappiamo quali e quante siano le pressioni di tipo economico volte alla cementificazione del nostro territorio. Non mettiamo in dubbio le buone intenzioni di questa amministrazione, però cosa succederà ad esempio con la prossima amministrazione (di qualunque coloro politico essa sarà) ?
Il parco consente di porre un vincolo ulteriore all’urbanizzazione, un vincolo quantomai necessario visto il livello di cementificazione raggiunto in provincia di Monza e Brianza che, ricordiamolo ancora una volta , oggi è il secondo in Italia, subito dopo la provincia di Napoli.
In questo senso siamo convinti che anche la visione della giunta provinciale sia molto simile alla nostra.

Infine non comprendiamo perchè non includere nel parco tutta la porzione comunale della Dorsale Verde.
La dorsale verde Nord Milano è un corridoio ecologico, lungo e stretto, che dal Ticino all’Adda unisce tra loro le ultime aree verdi del Nord Milano e della Brianza . Tutelarne con il Parco della Cavallera solamente una parte (quella a Nord Ovest di Concorezzo) rende vulnerabile l’altra di Nord Est ed automaticamente rende più fragile la tutela del corridoio tutto sottoponendolo a rischio di ‘interruzione’.

Associazione Parchi è disponibile a fornirVi supporto e collaborazione per rivedere questa parte del PGT che , così com’è , davvero non ci convince.

Durante l’incontro pubblico ci è parso di cogliere, sul merito della questione, una certa disponibilità al confronto da parte dell’assessore Magni : Ci siamo sbagliati ? Speriamo davvero di no, lo speriamo per il futuro di Concorezzo e per la qualità della vita dei suoi cittadini.

Fiume Lambro: problematiche persistenti e strategie di interventi

13 novembre 2010 - ore 9.00
Sovico - Biblioteca Civica Aldo Moro

Il gruppo ecologico Amici del Lambro
in occasione del 35° anniversario di fondazione
organizza il 2° Convegno interprovinciale sulle:

CONDIZIONI ATTUALI DEL FIUME LAMBRO
Problematiche persistenti e strategie di interventi


Giacomo Canzi, presidente del gruppo ecologico ha così presentato l'evento: "ll convegno ha lo scopo di far conoscere e approfondire le problematiche ancora presenti su questo tratto di flume, mettendo a confronto le varie conoscente ed esperienze al fine di tutelare e valorizzare nei migliori dei modi il palrimonio storico, sociale, culturale, naturalistico ed ambientale di questo nostro amato Fiume. Nel contempo vuole essere un momento di attenzione e di ascolto, di dibattito e di riflessione per meglio comprendere le problematiche ancora presenli e da risolvere, alle quali tutli possano attivamenle partecipare e collaborare in maniera consapevole e responsabile per una migliore gestione dell’ambiente fiume e dei suoi delicati ecosistemi quale patrimonio naturale da tutelare, da salvaguardare e da conservare per le future generazioni".

PROGRAMMA

Ore 8.30 - Registrazione dei partecipanti

Moderatore: Piergiorgio Borgonovo

Ore 9.00 - Presentazione del Convegno
Giacomo Canzi - Presidente Gruppo Ecologico Amici del Lambro - Sovico

Ore 9.30 - Saluto delle autorità

Ore 9.40 - Quale futuro per il Lambro?
Emiliano Ronzoni - Presidente Parco Naturale Valle del Lambro

Ore 10.00 — Il Lambro, il reticolo minore e il servizio idrico integrato
Samuele Mariani - Direttore tecnico BrianzAcque s.r.l.

Ore 10.20 - Progetto di adeguamento impianto di depurazione di Merone
Nicola Ratti - Presidente A.S.I.L. S.p.A. Merone

Ore 10.40 · Progetto Fiumi: un metodo integrale per la valutazione della qualità dei fiumi e degli interventi
Valeria Marchesi - A.R.P.A. Lombardia

Ore 11.00 - Problematiche relative al reticolo minore (Torr. Candaloglio e Bevera di Molteno)
Pietro Gatti - Uff. Provinciale Pesca di Lecco

Ore 11.20 - Sen. Cesarino Monti - Vice Presidente Commissione Ambiente Senato della Repubblica

Ore 11,40 - DIBATTITO

Ore 12,10 - CONCLUSIONI