domenica 24 ottobre 2010

Groane: parco o pista da cross?

Breve escursione odierna ai boschi di S. Andrea nel Parco delle Groane.
Una giornata che doveva essere piacevole è stata interrotta dal frastuono di moto da Enduro autorizzate a percorrere strade limitrofe a SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e a gareggiare nel frutteto di Ceriano Laghetto.

Sembrerebbe che il crossodromo di Ceriano non sia più sufficiente.
Eppure nella variante generale del PTC del Parco (D.g.r. 30 luglio 2004 n. 7) si legge:
  • crossodromo di Ceriano: questa attività è da ritenersi incompatibile e pertanto disciplinata... fino alla dismissione dell'attività... costante monitoraggio del possibile disturbo sull'avifauna...
  • frutteto di Ceriano: si ritengono necessari le indagini e gli approfondimenti proposti dallo Studio di Incidenza in relazione all'uso di biocidi. Saranno preferibili conversioni a metodi meno nocivi.
Hanno pensato bene di portare altro disturbo acustico e nuove emissioni nocive nell'atmosfera, al di fuori del crossodromo, cioè nel vicino frutteto.

Ma dove sta la logica in tutto questo, si scrive una cosa e si mette in pratica tutto l'opposto?

Inverigo e Pedemontana. La colossale contraddizione dei "luoghi dell'identità regionale"

di Arturo Binda
(intervento presentato, il 18/10/2010, agli Stati Generali delle aree protette a Triuggio)

Le attività svolte dalle due associazioni di volontariato Le Contrade e Orrido d’Inverigo in ambito culturale e ambientale sono molteplici:
  • favorire la tutela ed effettuare la manutenzione di una parte del territorio comunale, interamente all’interno dei confini del Parco, che offre caratteristiche di particolare pregio paesaggistico, storico-architettonico e naturalistico;
  • promuovere e diffondere, presso la popolazione, una più consapevole sensibilità verso i problemi ambientali;
  • ricreare e mantenere le condizioni ottimali per la tutela e l'incremento di specie animali e vegetali.
Abbiamo in essere convenzioni con il Parco della Valle del Lambro e collaboriamo in occasione di progetti e manifestazioni, come la riqualificazione delle fasce spondali e ambientale del Lambro e la prima discesa in canoa del fiume avvenuta a maggio di quest’anno, una risposta istintiva al gravissimo fatto d’inquinamento verificatosi a febbraio e causato dallo sversamento di idrocarburi a Villasanta.
Lo scopo, quindi, della ns. presenza al dibattito in corso è portare la passione, la conoscenza e l’esperienza di un lavoro costante e decennale sul territorio; le associazioni erano attive ancor prima che fosse costituito il Parco della Valle del Lambro e hanno partecipato alle fasi della sua istituzione.

Prima di parlare del tema specifico al quale ci siamo iscritti, concedetemi una breve presentazione dei valori presenti sul territorio di Inverigo che permetterà di comprendere meglio il mio intervento.

Il Piano di Coordinamento Territoriale della Provincia di Como ha inserito Inverigo, per le sue qualità paesaggistiche, fra i “Luoghi dell’identità regionale”. Anche il Piano Territoriale Paesistico Regionale ha rilevato la particolare ricchezza e sistematicità del complesso paesaggistico di Inverigo. Inoltre la Giunta Regionale con la delibera n.° 8/11369 del 10 febbraio 2010 ha dichiarato di notevole interesse pubblico (quale bene paesaggistico), l'area del paesaggio rurale dell'Orrido e del Viale dei cipressi, si tratta di un’area verde di 160 ettari completamente recintata, solcata nel fondo valle dal fiume Lambro.

All’interno del territorio comunale, a sua volta nei confini del Parco, vi sono Ville, residenze e piazze storiche, chiese secentesche completamente affrescate, santuari, cascine, geositi, aree umide e fauna presente nelle liste delle diverse direttive ambientali della CEE (Direttiva Habitat 92/43/CEE e Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici).

Quindi il patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale di Inverigo sono tutelati in maniera specifica e con specifici vincoli, riconosciuti a tutti i livelli amministrativi (dal comunale al nazionale passando dal provinciale e regionale).

Purtroppo, per noi, la maggior parte di questi valori sono proprietà private e, penso sia facile anche per voi, immaginare le problematiche e le conflittualità che sorgono quando coloro che, a vario titolo, sono presenti sul territorio non concordano su obiettivi comuni e non mettono in sinergia le proprie forze. Non mi riferisco solo ai proprietari ma anche alle autorità amministrative preposte le quali, in alcuni casi, non sono in grado di tutelare il bene ambientale, e le associazioni, di conseguenza, si devono sostituire nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione.

Permettetemi un esempio: l’autostrada VA-CO-LC, la ex Pedemontana dei primi anni ’90 respinta vent’anni anni fa’ da 18.000 firme e più di trenta comuni, riproposta di recente da 24 associazioni di categoria e inserita nei vari piani territoriali provinciali e regionali; a Inverigo il tracciato passerebbe nei luoghi che le stesse amministrazioni pubbliche hanno dichiarato “luogo dell’identità regionale”. Una colossale contraddizione!

L’esempio, che riprenderò nel corso del mio intervento, purtroppo non unico, mi permette di entrare nello specifico delle questioni al centro del confronto.

FAVORIRE IL COINVOLGIMENTO DEI SOGGETTI LOCALI NELLA GESTIONE DELLE AREE PROTETTE
Prima di essere coinvolti nella gestione occorre condividere le scelte e ancora prima occorre parlare un linguaggio comune; come si può chiedere a un’associazione locale di cittadini di partecipare alla gestione delle aree protette quando l'oggetto, cioè l'area protetta, rischia il ridimensionamento o addirittura la scomparsa!
Qualora l'autostrada, sempre quella, malauguratamente venisse realizzata vedremmo scomparire, contemporaneamente, i fondamentali caratteri del paesaggio e dell’identità culturale del ns. territorio, dove siamo nati e viviamo. Inaccettabile.
Non vogliamo sostituirci al parco. Abbiamo bisogno del Parco. Però vogliamo collaborare con un parco che sia messo nelle condizioni per farsi carico dello sviluppo del sistema ambientale, un parco che possa essere motore per diffondere la sensibilizzazione, le conoscenze e il rispetto; un parco più autonomo nell’esercizio delle sue funzioni, meno influenzato e influenzabile dalle esigenze e calcoli politici locali e regionali; che non sia messo costantemente sotto pressione dalle norme delle manovre finanziarie governative, con l'incubo della riduzione dei finanziamenti tale da limitare in modo incisivo operatività e servizi se non addirittura la stessa sopravvivenza.

POTENZIARE LE BUONE PRATICHE AMBIENTALI
Quindi le buone pratiche sono rivolte all'ambiente, sono a favore dell’ambiente; non arrecano danno, rispettano, mantengono e incrementano le specie animali e vegetali. Di conseguenza verbi come “mitigare”, “compensare” e termini come “il meno impattante” dovrebbero essere esclusi dall'attuazione delle pratiche ambientali in generale, sicuramente da quelle buone.
Invece dobbiamo constatare che il verde, per le Amministrazioni, è spesso considerato solo una funzione estetica. Un’area verde libera non è uno spiazzo degradato da rivitalizzare, non è un contenitore vuoto: è uno scrigno della natura, un organismo vivo, ricco di biodiversità.

PROMUOVERE LA FRUIZIONE E IL TURISMO SOSTENIBILI
Per ottenere questo occorre, a nostro avviso, procedere per gradi ed essere consapevoli che alla base delle scelte di progettazione e di gestione un ruolo fondamentale debba avere l’informazione. Infatti, troppo spesso si vuole gestire un ambiente che ancora non si conosce, o che si conosce solamente in modo parziale e relativamente ai soliti luoghi comuni - piante, uccelli, mammiferi - trascurando tutti gli altri fattori biotici e abiotici che garantiscono il corretto funzionamento ed equilibrio dell’ecosistema. In particolare, vanno ben approfonditi tutti gli aspetti legati alla biodiversità, alle aree tampone e ai corridoi ecologici, vanno individuati i valori e le criticità, sensibilità e vulnerabilità dell’intero territorio. Solo al termine di questi processi si potranno formulare gli obiettivi gestionali generali, gli obiettivi di dettaglio, la fruizione e il turismo.
Dobbiamo inoltre sostenere e promuovere il turismo naturalistico e responsabile, per conciliare la conoscenza e la fruizione degli ambienti naturali con le dovute cautele verso la fragilità degli ecosistemi. Una fruizione e un comportamento generalizzato come avviene nei giardini pubblici o nei parchi tematici, vuol dire compromettere fortemente la tenuta del sistema naturale.
Dobbiamo favorire il turismo non omologato, attento all’ambiente, fortemente identitario. Infatti il crescente sviluppo del “turismo verde” non è dovuto solamente alla destagionalizzazione della vacanza, la tendenza cioè a fare vacanze più brevi durante tutto l’anno e a non concentrarsi nel periodo estivo, ma risponde anche al bisogno di autenticità, al desiderio di poter fare incontri meno mediati, meno commerciali. La vacanza verde soddisfa anche il bisogno di unicità, di poter vivere un’esperienza non standardizzata, lontana dagli itinerari dei grossi flussi turistici.

PROMUOVERE UNO SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO SOSTENIBILE
La storica Conferenza Mondiale su Sviluppo e Ambiente, organizzata dall’ONU a Rio de Janeiro nel 1992, ha sancito l’avvio del processo d’integrazione delle politiche ambientali nelle politiche settoriali e ha lanciato il concetto di Sviluppo Sostenibile, inteso come lo sviluppo che integra e pone in equilibrio tre dimensioni: Ambiente, Economia e Società. Le varie definizioni esistenti fanno emergere i tre aspetti di fondo che caratterizzano gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile: arrestare il degrado ambientale; impedire l’impoverimento delle generazioni future; migliorare la qualità della vita e l’equità tra le attuali generazioni.
Premesse condivisibili ma a una verifica di come è stato attuato il tentativo di conciliare lo sviluppo economico con la gestione dell'ambiente, nella maggioranza dei casi, dobbiamo collocarlo in una prospettiva antropocentrica. L'atteggiamento culturale che ne consegue, e a ns. parere errato, si limita a concepire la natura come un capitale da preservare da parte di un uomo "responsabile". Su questa base, per esempio, le scelte politiche stanno inserendo nelle varie legislazioni il principio "chi inquina paga", rischiando di generare un ancor più perverso "mercato dell'inquinamento", che mette d'accordo inquinatori e inquinati fissando il prezzo per il danno causato.
Altro rischio: la mercificazione dell´ambiente, di cui non abbiamo il benché minimo bisogno.
Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cioè sono tenuti a tutelare valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perché mancano i guadagni ? Se un’area protetta non riesce a essere fonte di reddito: che cosa si fa, la si chiude perché non genera profitto? La si condanna a trasformarsi in un qualcosa di diverso, per proteggere cosa?
Promuovere la costruzione di un'autostrada in un'area protetta non era sostenibile 20 anni fa e non lo è maggiormente ora in un territorio ancor più urbanizzato, non è neppure sviluppo socio-economico è incoerenza di propositi.

In conclusione vorrei ricordare che se noi oggi siamo qui a discutere del futuro per le aree verdi, dobbiamo ringraziare chi tempo fa ha adottato politiche rigorose e vincolistiche, chi ha deciso che porzioni del territorio venissero vincolate “senza se e senza ma”, mi auguro che le generazioni future possano ritrovarsi nella ns. medesima situazione perché ciò significa che noi oggi siamo stati in grado di trasmettere loro ciò che abbiamo ereditato, magari ecologicamente migliorato.

sabato 23 ottobre 2010

I parchi, opportunità della Brianza (e non solo)

Il 18 ottobre scorso si è svolta a Triuggio la seconda tappa del tour degli Stati Generali delle Aree Protette della Lombardia.

Pochi gli amministratori locali presenti a testimonianza che in Brianza l'ambiente, se c'è, è sempre eventualmente all'ultimo posto dell'agenda di quasi tutte le giunte.

Molta partecipazione, invece, da parte dei responsabili dei Parchi Regionali e dei Plis.

Di seguito riportiamo un breve riassunto degli interventi. Molto apprezzati quelli di Agostino Agostinelli e di Marzio Marzorati, soprattutto in riferimento all'enorme differenza di risorse a disposizione tra i Plis e i Parchi regionali.

Claudio Valsecchi, presidente del Plis Parco Molgora ha invitato a «definire in modo più specifico le competenze dei comuni e dei parchi in modo che i parchi siano svincolati da tante incombenze e possano concentrare le loro energie alla tutela dell’ambiente».

Bernardino Farchi, direttore del Parco Valle Lambro, ha tracciato un ampio excursus che ha ricostruito il complesso itinerario della nascita dei parchi, dal 1983 fino a oggi: «Ora – ha concluso Farchi – inizia l’era Colucci con nuove sfide: mantenere gli elevati standard ambientali assicurati dalla Regione Lombardia in questi anni in presenza di risorse più ridotte».

Silverio Gori, presidente del Parco Adda Sud, ha posto il problema della riduzione delle risorse economiche giungendo ad avanzare la proposta «che un parco possa incamerare gli oneri di urbanizzazione che derivano dalle costruzioni edili». Una proposta subito respinta dall’assessore regionale Colucci

Arturo Binda, educatore ambientale del Parco Valle Lambro, ha presentato il progetto di tutela dell’Oasi ambientale di Inverigo come «modello di turismo ambientale e naturalistico».

Simone Pintori, presidente della Commissione Territorio del comune di Sesto Calende, ha lanciato un appello a non procrastinare più le l’attuazione di importanti leggi di tutela in materia ambientale.

Giorgio Buizza, educatore ambientale a Lecco, Como Sondrio ha chiesto di consolidare le regole, al fine di evitare esondazioni e danni fluviali: «Troppo spesso – ha detto – mancano regole precise. Occorre non solo dare vita a un pgt, ma creare un piano regolatore in armonia con l’ambiente. I parchi devono essere maestri in tutela ambientale».

Agostino Agostinelli, presidente Parco Regionale Adda Nord: «E’ un paradosso che una delle aree europee più edificate abbia un quarto del territorio sotto tutela. Ma oggi la regione che ha più contribuito allo sviluppo industriale non sa più dove andare a produrre. E’ necessario essere lungimiranti nel futuro così come lo siamo stati trent’anni fa. Nel 1983 la fase di tutela fu una fase alta. Ora nel 2010 dalla tutela dobbiamo passare alla valorizzazione, ma è un passaggio al quale non siamo ancora pronti. Su questo passaggio ci giochiamo la faccia»

Giuseppe Petruzzo, direttore Ecomuseo Adda di Leonardo: «Quale futuro – si è chiesto - potranno avere i parchi, con tutte questi tagli al bilancio? I presidenti rischiano di perdere ogni potere di azione e gli stessi parchi rischiano di diventare enti inutili. Utile più che accorpare i parchi può essere l’accorpamento di funzioni, al fine di essere ancora più incisivi. E’ il caso dell’esempio dell’unione dei piccoli ecomusei lombardi, che in rete riescono a superare la morsa delle carenze economiche».

Sergio Saladini, direttore Parco Regionale Adda Nord: «Collaborazione tra enti e condivisione delle risorse più pregiate in modo da realizzare sinergie di alto livello contenendo le spese. I parchi hanno grandi progetti anche sui pannelli solari e sull’energia alternativa. Per non parlare dell’omogeneità del paesaggio che viene garantita in tutti i suoi valori storici e ambientali, nell’ambito di un forte radicamento nel territorio, favorendo lo sviluppo ambientale, sociale ed economico».

Giacomo Canzi, Gruppo Amici del Lambro, un’associazione che opera sul territorio da 35 anni con 40 volontari, realizzando progetti di tutela e di educazione ambientale: «Non si può parlare di tutela ambientale – ha detto – senza parlare del Lambro. Dopo 28 anni di tutela, persistono problemi di inquinamento che è necessario risolvere in modo definitivo. Il Lambro è uno dei pochi esempi di fiumi riportati in vita, dopo che era stato dichiarato biologicamente morto. Noi non lo consideriamo ancora guarito, ma solo convalescente. Ci sono ancora problemi di colorazione e di schiume, che rovinano l’ecosistema provocando soprattutto d’estate morie di pesci».

Milena Bertani, presidente Parco Ticino: «Trent’anni fa i parchi erano malvisti e dove si mettevano solo vincoli allo sviluppo. Trent’anni dopo è esattamente il contrario: i parchi sono percepiti come una grande opportunità. Ora però per non dilapidare questo credito non possiamo fare errori. Siamo l’alternativa verde al grigio: abbiamo garantito anche qualità della vita. Il cambiamento passa per la governance, i finanziaenti e nuove azioni. Essenziale in questa azione di cambiamento l’alleanza con gli enti locali. Ma senza soldi non si va da nessuna parte. Visto che abbiamo tre aeroporti milanesi all’interno di parchi, propongo che ogni viaggiatore versi un euro. Avremmo ogni anno 40 milioni a favore dei parchi. Essenziale è anche puntare sul turismo con i parchi come protagonisti: perché non dare vita a un’agenzia del turismo dei parchi»?

Emiliano Ronzoni, presidente Parco Valle Lambro: «Ancora oggi, benché se ne parli tanto, si fa più in fretta a tutelare che a valorizzare. E’ facile mettere vincoli, è più difficile come valorizzare il territorio. Questo accade perché si è convinti ancora oggi che l’intervento dell’uomo sia qualcosa di negativo. Percepiamo l’uomo come un attentato all’ambiente: un approccio da combattere. Invece lo sguardo dell’uomo deve essere considerato come un elemento positivo. Mi sono appassionato a fare il parco perché mi sono accorto che potevo incidere. Ora invece una Finanziaria mi riduce alla sola attività corrente. Tutto questo mi lascia un senso di impotenza. E’ impossibile combattere le mille ferite del territorio senza più risorse. Una soluzione può essere lavorare per obiettivi strategici . Importante è poi puntare sulle aree di pregio. E’ essenziale aprire al pubblico le aree naturalistiche: la naturalità, senza lo sguardo di un uomo che la ammira, è niente. C’è infine il tema cruciale della collaborazione tra pubblico e privato. La Regione deve imparare a collaborare con i parchi, innanzitutto ascoltandoli».

Maria Bossi, istruttore del Parco Valle Lambro: «Come tanti funzionari dei parchi ci troviamo in un limbo. Che cosa ci succederà dopo i tagli della Finanziaria? Sto vivendo male questi cambiamenti, che cosa succederà? Abbiamo bisogno di sapere se potremo proseguire il nostro lavoro».

Marzio Marzorati, Legambiente: «La scarsità di risorse può essere un’opportunità, anche se non si può percepire gli enti locali solo come un costo. E’ necessario darci una regola: i Benedettini non avrebbero cambiato l.’Europa senza una Regola. Però è necessario che la regola sia condivisa. In Lombardia ogni giorno 13 ettari vengono edificati. Oggi consumare suolo libero costa meno che ristrutturare. E’ necessario cambiare le regole: per esempio, l’ambito agricolo va di nuovo valorizzato. Ecco le nostre cinque priorità: pianificazione territoriale, la biodiversità, l’efficienza di governo, la rappresentanza territoriale, contributo dell’associazionismo».

Giuseppe Perego, assessore di Triuggio: «Spesso gli incidenti ambientali vanificano la passione di chi ha a cuore il territorio».

Roberto Magagna
Confagricoltura Lodi: «I parchi se vogliono avere una chance del futuro devono coinvolgere il mondo agricolo. L’agricoltura è conservazione attiva del territorio. Pensare a soluzioni diverse porta a un risultato sterile».

Calendario delle prossime tappe degli Stati Generali delle Aree Protette della Lombardia:
  • Giovedì 28 ottobre: Varese (Parchi Insubrici)
  • Giovedì 4 novembre: Milano (Parchi della Cintura Metropolitana)

Dal campo alla tavola: sai cosa mangi?

Info e prenotazioni:
Associazione Agricoltori Val san Martino
tel.: 0341 603373 - 035 787829
e-mail: cascinachiaravalle@virgilio.it

No all'outlet di Arcore

Riceviano e pubblichiamo.

Apprendiamo dalla stampa che la Società Rialto S.r.L. avrebbe richiesto all’amministrazione comunale di Arcore l’autorizzazione alla costruzione di un nuovo centro outlet su un vasto terreno di sua proprietà al confine tra Arcore e Villasanta.
Secondo i dati riportati dalla stampa locale si tratterebbe di una struttura commerciale di ben 26.500 metri quadrati che andrebbe a ricoprire di cemento buona parte dei 35 mila metri quadrati del terreno in questione.

Le nostre associazioni invitano l’amministrazione comunale di Arcore a rigettare la domanda in questione per una serie di buoni motivi:

La costruzione dell’outlet si inserirebbe in un’area già densamente abitata portando ad un incremento del traffico e dell’inquinamento già oggi poco sostenibili. Si pensi a tal proposito che a poche centinaia di metri dal terreno sorgeranno ben presto i cantieri di Pedemontana, cantieri che porteranno ad un aumento esponenziale del transito di mezzi pesanti a causa dei lavori per l’autostrada e le opere connesse.

Il commercio locale affronta oggi una crisi strutturale molto pesante. L’apertura di nuovi outlet e centri commerciali potrebbe rappresentare il colpo di grazia per tanti piccoli commercianti arcoresi e dei paesi vicini, davvero si vuole questo? Ricordiamo inoltre che i negozi di vicinato sono fondamentali per il mantenimento di un tessuto urbano vivo e sano, a misura d'uomo.

Non crediamo che la realizzazione dell’outlet porti ad un vero incremento dell’occupazione.
In merito citiamo lo studio della autorevole Associazione Artigiani Piccoli Imprese, CGIA di Mestre del 30 aprile 2009 dal titolo : “i centri commerciali hanno strozzato i piccoli negozi” dove viene esplicitamente dichiarato che : “tra il 2001 e il 2009 ad un aumento di poco più di 21.000 addetti nella grande distribuzione, nelle piccole botteghe commerciali si sono persi quasi 130.000 posti di lavoro. Vale a dire che ad ogni occupato che ha trovato un’occupazione nei centri commerciali, si sono persi 6 posti di lavoro tra i piccoli negozianti” (fonte CGIA Mestre)

Infine non bisogna dimenticare che la provincia di Monza Brianza ha un indice di occupazione del suolo secondo, in Italia, alla sola Provincia di Napoli. Le recenti indicazioni della giunta provinciale monzese e del presidente Allevi vanno nella direzione di porre FINALMENTE uno stop al consumo di territorio, favorendo l’edificazione SOLO su aree dismesse e senza consumare altro terreno verde o agricolo. La proliferazione di centri commerciali ed outlet va quindi contro tutte queste indicazioni.

Per tutti questi motivi le nostre associazioni invitano l’amministrazione comunale di Arcore a non concedere l’autorizzazione per l’outlet ed a pensare invece ad una destinazione dei terreni tale da non penalizzare per sempre il territorio e la qualità della vita degli arcoresi, commercianti e semplici cittadini.

Associazione Parchi del Vimercatese
Arcoreciclabile

Comitato Parcheggio Arcore

Difendiamo l'acqua pubblica in Lombardia

di Roberto Fumagalli

Il 26 ottobre prossimo la Giunta Formigoni intende mettere nuovamente in votazione il Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, in applicazione del Decreto Ronchi di cui si è chiesto l'abrogazione attraverso il Referendum nazionale che ha raccolto oltre 1 milione e 400 mila firme, di cui ben 237 mila in Lombardia.

L'introduzione della nuova legge regionale porterà a consegnare ai privati la gestione dell'acqua.

Il Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua invita a spedire, il giorno 25 ottobre 2010 una e-mail agli Assessori Regionali per dire NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

Sotto sono riportati gli indirizzi e il testo dell'appello (se volete modificate l'oggetto, per evitare che cancellino l'email come spam).

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INDIRIZZI:

roberto_formigoni@regione.lombardia.it, marcello_raimondi@regione.lombardia.it, andrea_gibelli@regione.lombardia.it, giulio_decapitani@regione.lombardia.it, romano_colozzi@regione.lombardia.it, domenico_zambetti@regione.lombardia.it, stefano_maullu@regione.lombardia.it, massimo_buscemi@regione.lombardia.it, Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it, raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it, gianni_rossoni@regione.lombardia.it, romano_la_russa@regione.lombardia.it, Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it, carlo_maccari@regione.Lombardia.it, Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it, monica_rizzi@regione.lombardia.it, daniele_belotti@regione.lombardia.it

p.c. roberto@circoloambiente.org


OGGETTO: NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

TESTO:

Agli Assessori della Giunta Regionale della Lombardia

Egregio Assessore,
ci riferiamo alle intenzioni della Giunta Regionale di approvare un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di assegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in materia di servizio idrico.

E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400 mila cittadini.

Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.

Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.

COMITATO _________ oppure NOME COGNOME

rif.: Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica - email: roberto@circoloambiente.org

Festa della Castagna a Cascina Costa Alta


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