giovedì 4 luglio 2013
Diossina 2.0 - Seveso, dall'Icmesa alla Pedemontana
Diossina 2.0
Seveso, dall'Icmesa alla Pedemontana
Monologo Civile di Massimiliano Vergani
A volte basta un attimo per scordare una vita, ma alle volte non basta una vita per scordare un attimo.
Jim Morrison
“Questa è una storia di fantasmi. Entità quasi indefinite e molto potenti.
Questa è una storia di mezze verità. Cose mai svelate. Mostri.
Questo è un film horror della peggior specie. Un film nel quale si conosce sin da subito l'assassino, ma
nessuno, proprio nessuno, ha il coraggio di rivelarlo.
Questa, in ogni caso, è una brutta faccenda. Che dura da quarant'anni”.
(MV) “Diossina 2.0” non è l'ennesimo racconto sul disastro dell'esplosione dell'Icmesa di Seveso del 1976, ma racconta il “dietro le quinte” di una brutta vicenda, purtroppo tornata di stretta attualità in seguito al progetto dell'Autostrada Pedemontana lombarda, che dovrà passare sullo stesso territorio già martoriato molti anni fa.
Negli anni è stato scritto e detto tantissimo sul disastro di Seveso: libri, documentari, film, pure spettacoli teatrali. Molto è stato detto, non tutto però. Nessuno ha mai messo in fila, in modo semplice, “raccontabile”, tutti i pezzi di un puzzle che trasferiscono una verità molto più oscura e inquietante di quella che è passata attraverso i mezzi di informazione.
Lo spettacolo è sostanzialmente un'inchiesta che ricostruisce ruoli, responsabilità e scenari che stanno nascosti fra le pieghe del dramma dell'Icmesa e che, oggi, vengono riproposti a causa del progetto dell'Autostrada.
“Diossina 2.0” è un progetto “civile”, un monologo drammatico e documentato. Una frustata per le coscienze, una storia in cui, purtroppo, tutto è realmente accaduto. In una delle zone più ricche ed avanzate d'Italia.
Non è una vicenda locale, perché Seveso '76 è stato il più grave disastro industriale italiano della storia. Tristemente noto in tutto il mondo.
“Questa storia era dentro di me da tanti e tanti anni. L’ho marginalmente vissuta da bambino e quelle sensazioni, quei ricordi non mi hanno mai abbandonato. Cercavo un modo per raccontarla e ora credo di averlo trovato”.
“La mia versione di questa brutta storia è scritta per essere ‘raccontata’, soprattutto ai più giovani, nell’arco di poco più di un’ora, quindi non approfondisce alcune delle tematiche pur importanti legate al disastro della diossina del 1976, che avrebbero sicuramente arricchito di drammaticità il testo, ma lo avrebbero reso meno fruibile, meno incalzante. Ho scelto un taglio molto preciso, che lega il disastro di quasi quarant’ anni fa alla cronaca di questi giorni ed ho raccontato ciò che ho ritenuto più funzionale alla completa comprensione di una vicenda per certi versi inquietante. Il mio è un ‘monologo civile’ che spero possa tener viva la memoria di ciò che è stato e che purtroppo ancora è. Dimenticare il passato è il peggior modo di andare incontro al futuro, e nel mio testo questo aspetto emerge in tutta la sua meschinità”.
“Diossina 2.0 – Seveso, dall’Icmesa alla Pedemontana” è una frustata. Che non viene dalla mia fantasia, ma dalla cruda realtà dei fatti”.
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martedì 2 luglio 2013
Pedemontana e diossina: una mozione indigesta
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Regione Lombardia
I mercoledì dell'arte 2013/2014 con Michelangelo (e il FAI)
Il FAI - Fondo Ambiente Italiano presenta il nuovo corso del ciclo I mercoledì dell’arte dal titolo Michelangelo. Una vita, interamente dedicato alla figura di questo straordinario protagonista del Rinascimento italiano, che fu pittore, scultore e architetto. Fulcro del corso sarà proprio l'eccezionalità di questo artista che nell’arco di una vita lunghissima (1475-1564) lasciò al mondo capolavori di inestimabile bellezza, la cui fama perdura immutata ancora oggi.
Le ventisei lezioni del corso - che si terranno dal 1 ottobre 2013 al 14 maggio 2014 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, dalle ore 18.00 alle ore 19.15 - racconteranno molteplici aspetti della vita pubblica e privata di Michelangelo di cui si conserva una documentazione eccezionalmente ampia. Il corso, curato da un comitato scientifico di alto profilo accademico coordinato da Giovanni Agosti, docente di storia dell’arte moderna all’Università degli Studi di Milano, sarà quindi costituito da una sequenza di puntate che tracceranno, sul filo della cronologia, l’intera parabola del grande artista.
Ad arricchire il ciclo sono inoltre in programma lezioni tematiche “trasversali” affidate a specialisti, nazionali e internazionali, dell'argomento, tra i quali Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Pina Ragionieri, direttrice della Fondazione Casa Buonarroti e Howard Burns, Scuola Normale Superiore di Pisa.
Gli incontri verranno animati dalla partecipazione dei giovani attori della scuola del Piccolo Teatro di Milano che leggeranno brani tratti dagli scritti di Michelangelo.
Sono aperte le iscrizioni. Per maggiori informazioni sul programma delle lezioni e sui prezzi consulta il sito FAI o la pagina Facebook dedicata.
L’Ufficio Cultura e Ricerca del FAI è a disposizione per informazioni e iscrizioni: 02 467615252/346 o ufficio_cultura@fondoambiente.it.
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Mercoledì dell'arte 2013/2014
lunedì 1 luglio 2013
Caloggio, terra di confine tra il terrazzo vero e proprio delle Groane e la pianura padana
di Gianni Del Pero, geologo
Un'origine geologica unica tra il Parco delle Groane e il confinante Parco della Brughiera, entrambi parchi che si insediano sull’altopiano creatosi in una fase legata alla glaciazioni e denominata del periodo Mindel.
Il ghiacciaio del futuro Lago di Como si era spinto con le sue oscillazioni sino alle porte di Milano, depositando terreni sul fronte esterno delle morene durante le fasi più fredde. Nelle fasi calde (interglaciali) si crearono torrenti imponenti che erodevano i terreni preesistenti e li trascinavano verso valle per ridepositarli.
Con il passare del tempo le ghiaie e le sabbie esposte agli agenti atmosferici hanno subito alterazioni fisiche e chimiche che li hanno trasformati in argille ricche in ossidi e idrossidi di ferro, da cui il termine "ferretto" per i suoli di Groane.
| Gianni Del Pero |
Più o meno gli stessi processi di deposizione e di alterazione (anche se a scala minore e più limitate nel tempo) hanno contribuito alla formazione di un ambito di risorgive che poi sono state organizzate in forma di fontanili.
Nel sottosuolo sono presenti materiali con diversa permeabilità e quando è presente un livello argilloso può consentire la formazione di una falda sospesa che raccoglie le acque che filtrano dalla superficie, le sostiene e le fa defluire lentamente verso valle. Se lo spessore dei terreni superficiali permeabili piano piano si riduce e la falda si carica di acqua avviene il fenomeno della risorgenza, una vera e propria sorgente. Se l’uomo interviene aprendo la “bocca” della sorgente agevola ed organizza il il deflusso e da qui la creazione della testa del fontanile.
All'uscita del sentiero, costeggiando il Nirone (nella foto, sotto il titolo), osserviamo una collinetta che ha andamento parallelo a quello del corso d’acqua. Penso che si possa descrivere il fenomeno con il fatto che in precedenza il torrente scorresse proprio ai piedi della collinetta e poi, piena dopo piena, erodendo in sponda sinistra, si sia spostato nell’attuale posizione.
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Oasi Caloggio,
WWF
Una passeggiata all'Oasi WWF del Caloggio
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| Il percorso della passeggiata naturalistica all'Oasi WWF del Caloggio e dintorni |
Domenica 23 giugno 2013 si è svolta una interessante passeggiata naturalistica all'Oasi del Caloggio (Bollate). L'escursione, arricchita dalle spiegazioni dei volontari del WWF Groane, è stata inoltre sugellata dalla visione di diversi esemplari di fauna locale. Di seguito trovate il fotoracconto della giornata.
| Sulla via che porta all'Oasi: sotto unaa siepe di carpini un uccellino caduto dal nido è incapace di volare |
| Sulla via che porta all'Oasi: Maurizio Minora, uno dei volontari del WWF Groane mostra un nido di "Topolino delle risaie" |
| Il gruppo in via Caloggio davanti alla bacheca presso il ponticello d'ingesso al'Oasi |
| Il canale secondario di Garbagnate del Villoresi ripreso dal ponticello |
| Varcato il ponticello |
| Cartelli indicatori all'ingresso dell'Oasi |
| Il gruppo all'ingresso dell'Oasi |
| Il sentiero si dirige verso il prato con la panchina. L'albero inclinato è un salicone |
| Il gruppo nel prato della panchina |
| Una farnia a corona del prato ha il tronco pesantemente piegato dalla neve. Secondo Maurizio la pianta, pur essendo giovane, fruttifica già. Si tratterebbe di una strategia di sopravvivenza. |
| Maurizio mostra il tronco cavo di un grande ciliegio. Lo scorso anno sono stati tagliati dei rami per evitare il pericvolo di caduta |
| Un sentiero dell'oasi lungo il Nirone che riporta al ponticello d'ingresso |
| Il Cavo Litta è rimpinguato dall'acqua del secondario. Il fondale parzialmente impermeabilizzato permette il mantenimento dell'acqua e la riproduzione degli anfibi |
| Maurizio parla dell'origine dei fontanili, delle tecniche costruttive e di utilizzo. I fontanili hanno cessato la funzione originale nel 1961, per l'abbassamento della falda |
| Il Cavo l Litta visto dal sentiero che lo fiancheggia |
| Presso l'ex invaso, che serviva a rimpinguare la falda, un tronco viene lasciato alla decomposizione naturale |
| Il cavo Porro ripreso dal ponte in mattoni che una volta collegava Bollate al Castellazzo |
| Il canale scolmatore delle piane di nord est (in pratica del Seveso) sarà presto ampliato |
| Ivonne, storica volontaria del Caloggio, assite il gruppo ma senza tralasciare l'occasione per qualche ritocco |
| Una delle sette cascate lungo il secondario del Villoresi, da cui il nome del sentiero a fianco |
| Sentiero nei pressi del Castellazzo |
| Il laghetto delle ninfee, adibito alla pesca sportiva |
| Un vecchio tronco di pioppo adagiato sul greto del Nirone |
Passeggiata nella Brughiera: la valle della Serenza
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Valle della Serenza
domenica 30 giugno 2013
Alberi da frutta piantati per protesta a Lomazzo
Dal blog piovonbanane.altervista.org:
"Quando si spostano gli alberi per far posto a nuovi capannoni, quando gli architetti pretendono di ridisegnare dei boschi secolari.. siamo arrivati alla frutta. Allora... che frutta sia! Piantiamo alberi da frutta per fermare il degrado ambientale".
Alberi di noce piantati nella Valle del torrente Lura, tra Lomazzo e Bregnano (CO), al centro di un controverso progetto di laminazione delle acque, non condiviso con la popolazione.
La richiesta di maggiore informazione sulla stampa locale è stata bollata dall'amministrazione di Lomazzo come "strumentalizzazione politica". Ricorda molto le scritte in alcuni uffici pubblici, durante il ventennio:"Qui non si fa politica, si lavora".
Scheda
Negli Stati Uniti il collettivo "Fallen Fruit" pianta alberi da frutta nelle zone degradate, per salvarle.
E' una sorta di "presidio naturale" che dovrebbe impedire l'avanzata del cemento.
In Italia si presidia col cemento ogni angolo di verde rimasto, nel timore che esista ancora qualche spazio non costruito...
Il gruppo "Piovon Banane" raccoglie i frutti del movimento statunitense, declinandoli in salsa mediterranea. Anche perchè in America non ce l'hanno mica un Altan che gli spieghi "la cura della banana", come fa il nostro nelle sue geniali vignette...
Il blog ospita mappe e foto di alberi che sono stati piantati spontaneamente dai cittadini, in attesa che i loro governanti si occupino dell'ambiente in modo diverso...
Foto, mappe e brevi descrizioni si possono inviare a: piovonbanane@altervista.org
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