venerdì 31 gennaio 2025

Il Comitato per la Difesa del Territorio di Lissone lancia un sondaggio sulle bugie di Pedemontana


Il Comitato per la Difesa del Territorio ha avviato sulle proprie pagine social un sondaggio per smontare le dichiarazioni ritenute fuorvianti sulla Pedemontana Lombarda. Attraverso Facebook e chat WhatsApp, i cittadini sono stati invitati a esprimersi sulla più grande menzogna legata all'infrastruttura, tra cinque opzioni proposte:

  1. Serve a ridurre il traffico
  2. 1000 giorni di cantiere
  3. È un'autostrada rispettosa del territorio
  4. Rilancerà l'economia della Brianza
  5. Ormai è tutto deciso

Dopo poche ore dalla pubblicazione, il sondaggio aveva già raccolto un centinaio di risposte, accompagnate da numerosi commenti critici sulle affermazioni ufficiali riguardanti l'opera.

Molti partecipanti hanno sottolineato come tutte le affermazioni siano ugualmente infondate. "Impossibile scegliere... Effettivamente si equivalgono come bugie", ha scritto un utente. In particolare, la presunta riduzione del traffico è stata messa in discussione, con diversi commenti che evidenziano come l'autostrada possa, al contrario, generare un aumento del traffico nelle aree limitrofe ai caselli.

Anche la promessa di un rilancio economico per la Brianza è stata criticata: "Non sono più le strade a influenzare lo sviluppo economico, non siamo nel primo dopoguerra. Anzi, ci sarebbero altri interventi più importanti ai quali le strade portano via risorse".

L'affermazione che la Pedemontana sia un'autostrada rispettosa dell'ambiente è stata respinta con fermezza. Alcuni hanno ironizzato sulla definizione di "High Greenway", evidenziando come l'infrastruttura avrà un impatto devastante su territorio e paesaggio.

Anche la tempistica di realizzazione, fissata a 1000 giorni, è stata accolta con scetticismo. "Facciamo una scommessa con il presidente di APL per vedere se ci crede davvero", ha commentato un cittadino.

Infine, l’idea che "ormai sia tutto deciso" è stata considerata un tentativo di scoraggiare l'opposizione all'opera. "Anche fosse, non è ancora finanziato e realizzato", ha fatto notare un utente, evidenziando che le decisioni possono ancora essere messe in discussione.

Il sondaggio si inserisce in una più ampia campagna informativa che il Comitato per la Difesa del Territorio intende portare avanti nei prossimi giorni, con l’obiettivo di smontare, attraverso dati e informazioni documentate, la narrazione ufficiale sulla Pedemontana. L'iniziativa ha già raccolto grande attenzione e partecipazione, segno di un dissenso ancora molto forte nei confronti dell'opera.

Brianza 30 km/h: un'opportunità per città più sicure e sostenibili


L'introduzione del limite di velocità di 30 km/h nelle città europee sta dimostrando un impatto significativo sulla sicurezza stradale e sulla qualità della vita urbana. Secondo una ricerca condotta dal Dipartimento di Pianificazione dei Trasporti e Ingegneria della National Technical University of Athens, l'adozione di questo limite ha portato a una riduzione media del 23% degli incidenti stradali, del 37% delle vittime e del 38% dei feriti. Inoltre, sono stati registrati benefici ambientali, con una diminuzione delle emissioni del 18%, del rumore di 2,5 dB e del consumo di carburante del 7%.

Intervallo e valori medi dell'effetto quantitativo dei limiti di velocità urbani di 30 km/h

In Italia, Bologna e Firenze si distinguono tra le città che hanno implementato questa misura con risultati incoraggianti. A Bologna, si è osservata una riduzione del 14,5% degli incidenti stradali, mentre a Firenze l'adozione del limite di 30 km/h ha contribuito a un miglioramento della sicurezza per pedoni e ciclisti. Questi dati, sebbene ancora in fase di analisi, sono in linea con le tendenze osservate in altre città europee che hanno adottato il limite di velocità urbano.

Panoramica delle città più importanti - sia in termini di dimensioni che di leadership - che hanno adottato i limiti di velocità di 30 km/h, insieme ai loro obiettivi e motivazioni principali.


Esperienze consolidate in altre città come Parigi, Bruxelles e Zurigo rafforzano ulteriormente la validità di queste misure. A Parigi, ad esempio, la riduzione della velocità ha portato a una diminuzione del 40% degli incidenti e del 25% delle vittime, mentre a Bruxelles si è registrato un calo del 10% degli incidenti e del 55% delle vittime. Questi risultati suggeriscono che l'adozione su larga scala di limiti di velocità più bassi nelle aree urbane non solo migliora la sicurezza stradale, ma contribuisce anche a un ambiente più sostenibile e vivibile.

Alla luce di questi dati, è evidente che l'introduzione del limite di 30 km/h rappresenta una strategia efficace per ridurre gli incidenti, migliorare la qualità dell'aria e rendere le città più sicure e accoglienti per tutti i cittadini. L'esperienza di Bologna e Firenze, pur ancora in fase di studio, conferma il valore di questa politica e suggerisce la necessità di un'implementazione più ampia a livello nazionale ed europeo.

Questi risultati dovrebbero far riflettere anche gli amministratori delle nostre città, in particolare quelli della Brianza, affinché prendano in considerazione l'introduzione del limite di 30 km/h nelle aree urbane. Una "Brianza 30 km/h" potrebbe portare benefici simili a quelli osservati nelle altre città europee, migliorando la sicurezza stradale, riducendo l'inquinamento e rendendo i centri urbani più vivibili per tutti i cittadini.

 

Purtroppo, non tutti gli amministratori sembrano aver compreso i benefici di questa proposta. A Lissone, il Gruppo Vivi Lissone aveva portato in Consiglio Comunale la richiesta di introdurre il limite di 30 km/h, ma la maggioranza ha bocciato l'iniziativa, dimostrando una scarsa sensibilità verso un tema così importante per la sicurezza e la vivibilità urbana. È auspicabile che lo studio citato, disponibile cliccando qui, possa contribuire a far riflettere altre amministrazioni e spingerle a prendere la strada del 30 km/h, come già avvenuto con successo in molte città europee.

mercoledì 29 gennaio 2025

Troppi treni o troppe inefficienze? La vera causa dei disservizi ferroviari


Il seguente comunicato, redatto dai Comitati e Associazioni dei Pendolari e dei Viaggiatori del Trasporto Pubblico Locale della Lombardia, affronta i principali problemi che affliggono il servizio ferroviario regionale, con particolare attenzione alle tratte che attraversano la Brianza.

L’episodio del guasto agli impianti della Stazione Centrale di Milano dell’11 gennaio, così come altri malfunzionamenti ripetuti, ha riacceso il dibattito sulla gestione del traffico ferroviario e sulla reale capacità della rete. Il documento analizza le cause dei disservizi, smentendo la tesi secondo cui il problema sia un eccesso di treni e ponendo l’accento invece su carenze infrastrutturali, ritardi nella manutenzione e inefficienze operative.

Vengono sollevate questioni cruciali come la gestione degli interventi di potenziamento, spesso caratterizzati da lunghi periodi di interruzione senza benefici evidenti, e la necessità di strategie concrete per migliorare la resilienza del sistema ferroviario lombardo. Un’attenzione particolare è dedicata al nodo di Milano, dove l’assenza di investimenti adeguati rischia di aggravare ulteriormente le criticità del trasporto su ferro.

I firmatari richiedono risposte chiare e soluzioni concrete per garantire un servizio efficiente e affidabile, tutelando il diritto alla mobilità di migliaia di pendolari.


Troppi treni o troppi nodi irrisolti?
Il Trasporto Pubblico Locale (TPL) visto dai viaggiatori - Parte 1


Il guasto di sabato 11 gennaio 2025 agli impianti della Stazione Centrale di Milano, unitamente ad altri numerosi guasti che hanno preceduto e seguito questo episodio, ha rilanciato la solita miope idea secondo cui tutto è dovuto al fatto che ci sono troppi treni.
È vero? È vero su tutta la rete? E se fosse vero cosa si potrebbe fare per garantire il diritto alla mobilità?
Innanzitutto, pochi sanno che RFI assegna le tracce tenendo conto della capacità reale delle linee e aggiungendo ulteriori abbondanti margini di riserva. Quindi, i treni programmati sono meno di quanti ce ne potrebbero fisicamente stare.
I problemi riscontrati derivano piuttosto da guasti all’infrastruttura, ai treni, ad irregolarità causate da svariati motivi, ma anche a tempi e modalità di reazione operativa inadeguati. Ad esempio, vi sono stati più casi di treni bloccati da un guasto all’entrata di grandi stazioni che hanno richiesto ore per il recupero dei passeggeri. Una simile dilatazione dei tempi di risoluzione a fronte di un guasto non è più assolutamente accettabile.
Occorre innanzitutto che i Gestori della rete e dei servizi forniscano risposte esaurienti in merito all’adeguatezza dei relativi programmi manutentivi per ridurre la densità e gravità dei guasti, nonché sulla predisposizione di procedure adeguate alla mitigazione e/o risoluzione delle criticità.
Sempre in tema di impianti, è necessario chiedere conto a RFI delle modalità, delle finalità e dei risultati dei “lavori di potenziamento infrastrutturale”. Abbiamo visto che:
  • Praticamente ogni lavoro si svolge ormai con interruzioni di mesi, anche su linee importanti, quando, non molti anni fa, si facevano in pendenza di esercizio. La motivazione della sicurezza non sempre regge perché, oltre all’interruzione della circolazione limitata alle ore notturne, in prossimità dei cantieri la velocità può essere ridotta a valori compatibili con la sicurezza;
  • Relativamente alle finalità ed ai risultati rispetto all’esito di lavori ultimamente effettuati, abbiamo molte perplessità: tra i tanti esempi possibili citiamo tra tutti Monza, dove è stato completamente rifatto il sistema di segnalamento, sono stati sostituiti diversi scambi ma non si vede alcun beneficio per la fluidità della circolazione;
  • Le condizioni in cui le linee vengono consegnate dopo mesi di chiusura per lavori. Emblematico il caso della Valtellina dove, dopo ad ogni riapertura in seguito a intere estati di chiusura, i guasti si sono ripresentati con frequenza incessante;
  • Occorre che vengano adeguatamente motivate le ragioni delle pesanti chiusure previste nei prossimi mesi, che coinvolgeranno il Passante, parte delle stazioni di Centrale e Garibaldi e altre tratte nel nodo milanese, e verificare le azioni previste per mitigarle.
Sono pertanto questi i temi da affrontare, tanto più in un panorama di recupero e crescita della domanda di mobilità su ferro, nonostante i disagi di ritardi, cancellazioni e numerose e prolungate chiusure di intere tratte.
Esiste poi una aggiuntiva criticità nel nodo di Milano dove, nonostante la più elevata densità di traffico rispetto al resto dell’Italia, non sono in previsione a breve-medio termine decisivi interventi infrastrutturali, diversamente da quanto previsto in altre città.
In primis la stazione di Milano Centrale, stazione che viene ritenuta satura nonostante gestisca un numero di treni nettamente inferiore ad altre stazioni europee di testa di analoga capacità.

COMITATI E ASSOCIAZIONI DEI PENDOLARI E DEI VIAGGIATORI DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE DELLA LOMBARDIA RAPPRESENTANTI DEI VIAGGIATORI ALLA CONFERENZA TPL

Firme:
Associazione Pendolari Novesi (APN), Comitato Pendolari Como – Lecco, Comitato Pendolari del Meratese, Comitato Pendolari Gallarate – Milano, Comitato Pendolari Domodossola – Milano, Comitato Pendolari Lecco-Milano, Comitato Pendolari linea S6 Milano – Novara, Comitato Viaggiatori e Pendolari della Milano – Asso, Comitato Viaggiatori S9/S11, Comitato Viaggiatori TPL Nodo di Saronno, Comitato Milano Asso/Camnago, R16, S2-S4, Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, Pendolino della Brianza – S7 Besanino, Associazione spontanea Pendolari Como, Comitato InOrario Mantova-CR-Milano, Gruppo Pendolari Casalpusterlengo, Comitato pendolari Busto Nord, UTP – Utenti del Trasporto Pubblico Regione Lombardia.

Rappresentanti Regionali dei Viaggiatori: Manuel Carati, Giorgio Dahò, Andrea Mazzucotelli, Francesco Ninno

Quartiere Lazzaretto a Seregno: un nodo critico tra nuove infrastrutture e mobilità locale

La parte sud del quartiere Lazzaretto chiuso dalle varie infrastrutture viarie (Pedemontana e S.S. 36) e ferroviarie (linee Como-Milano e Malpensa-Orio al Serio). Disegno elaborato da un nostro lettore.


Il commento di un lettore, in risposta alla discussione sulle infrastrutture ferroviarie e stradali al Parco del Meredo, pone l’attenzione su un altro punto critico della mobilità a Seregno: il quartiere Lazzaretto, destinato a subire trasformazioni significative con la realizzazione di nuovi collegamenti ferroviari e autostradali.

Con la futura attivazione del collegamento ferroviario tra gli aeroporti di Malpensa e Bergamo-Orio al Serio e la costruzione dell’Autostrada Pedemontana, il Lazzaretto rischia di trovarsi circondato da una doppia barriera infrastrutturale: da un lato le linee ferroviarie, dall’altro le nuove arterie stradali. 

 

La parte sud del quartiere Lazzaretto tra vecchie e nuove infrastrutture

Questo scenario solleva alcune preoccupazioni fondamentali:

  • Aumento del traffico e dell’inquinamento: la presenza di grandi infrastrutture di trasporto può comportare un aumento del traffico veicolare nella zona, con conseguenze negative sulla qualità dell’aria e sulla vivibilità del quartiere.
  • Difficoltà di accesso e isolamento: il commento sottolinea come l’unico accesso alla città avvenga attraverso tre strade con passaggi a livello. La combinazione di traffico ferroviario più intenso e nuove infrastrutture viarie potrebbe rendere questi varchi sempre più congestionati, aumentando i tempi di percorrenza e complicando la viabilità locale.
  • Perdita delle ultime aree verdi e agricole: il lettore richiama l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nelle discussioni sulla mobilità: il consumo di suolo. Il Lazzaretto ospita alcune delle ultime aree agricole ancora presenti nelle immediate vicinanze del centro storico, territori che rischiano di essere sacrificati per lasciare spazio a nuove opere infrastrutturali.

Il commento evidenzia anche una critica alla narrazione secondo cui questi progetti sarebbero ancora lontani dalla realizzazione e quindi non costituirebbero un problema concreto. L’osservazione è chiara: anche la Metrotranvia e la Pedemontana erano, inizialmente, solo sulla carta, eppure oggi sono in fase di realizzazione. Ignorare ora i possibili effetti sul quartiere potrebbe portare a soluzioni tardive e poco efficaci in futuro.

Il lettore conclude chiedendo aggiornamenti su un possibile progetto di collegamento tra via San Giuseppe e la zona Stadio, con la realizzazione di un sottopasso sotto la ferrovia. Se questo intervento fosse ancora in fase di valutazione, potrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare la viabilità locale e ridurre il rischio di isolamento del quartiere.

Il problema del Lazzaretto, così come quello del nodo del Meredo, mette in evidenza una questione più ampia: la necessità di integrare lo sviluppo delle infrastrutture con una pianificazione attenta alla qualità della vita dei residenti e alla tutela del territorio. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire nuove connessioni sovraregionali senza considerare gli impatti sulle comunità locali, lasciando intere aree incastrate tra strade e binari, con accessi difficili e spazi verdi sempre più ridotti.

 

Il commento inviato dal lettore

Dopo la lettura di questo post [Da Milano a Lugano in treno in soli 30 minuti... passando dal Parco del Meredo] ho pensato al quartiere Lazzaretto che frequento quotidianamente e con la futura attivazione del collegamento ferroviario tra gli aeroporto di Malpensa-BG e la costruzione della Pedemontana una parte del quartiere rimarrà imbottigliata tra una coppia di superstrade ed un’altra di ferrovie. Non esiste solo un nodo Meredo ma anche Lazzaretto.
L’ accesso alla città c’è e ci sarà ancora con 3 strade tutte con passaggi a livello?. Penso che il problema sia chiaro …..Io non so trovare soluzioni. So solo che il problema è evidente e che lì esistono le ultime aree verdi/agricole più vicine al centro storico. Non si può rinviare la questione dicendo che è un falso problema perché è solo ”sulla carta senza alcuna programmazione concreta”. Anche la Metrotranvia e la Pedemontana erano sulla carta...ora non più.
Infine chiedo, a qualche aggiornato lettore, se esiste ancora il progetto di nuova strada con sottopasso sotto la ferrovia per collegare la via S.Giuseppe ed i supermercati della zona Stadio.

Monte San Primo: un progetto che ignora il cambiamento climatico


Il recente aggiornamento del progetto di rilancio turistico del Monte San Primo, situato nel territorio di Bellagio, ha suscitato numerose polemiche. Nonostante alcune modifiche rispetto alla versione originale del 2022, la Comunità Montana Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio continuano a puntare sugli impianti sciistici e sull’innevamento artificiale. Il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’, composto da 35 associazioni, ha espresso una forte critica al progetto, definendolo "assurdo" e contrario alle esigenze ambientali attuali.

Secondo il Coordinamento, il nuovo piano prevede ancora un ingente investimento pubblico destinato allo sci: oltre 2 milioni di euro su un totale di 5.310.000 euro. Tra le opere pianificate vi sono la sistemazione di tre piste baby, la realizzazione di tre tapis roulant, un laghetto artificiale per l’innevamento e nuovi parcheggi per circa 300 mila euro.

Aree boschive dove sono previsti i nuovi parcheggi

Una delle principali critiche mosse riguarda il mancato riconoscimento dell’impatto del cambiamento climatico, che ha già determinato un aumento delle temperature e una riduzione della neve, rendendo sempre meno sostenibile l’investimento negli impianti sciistici. "Questo progetto non tiene conto della realtà climatica attuale né della sostenibilità economica della gestione degli impianti", sottolinea il Coordinamento.

Esempio di tapis roulant

Dal 2022, anno di presentazione del progetto ‘OltreLario’, i cittadini non sono stati coinvolti nelle decisioni, nonostante le possibili ripercussioni sul territorio del Triangolo Lariano. Inoltre, ogni tentativo di dialogo da parte del Coordinamento e di esperti è stato respinto. "Abbiamo ricevuto solo accuse di disinformazione e mistificazione da parte degli amministratori", denunciano le associazioni.

Un altro punto critico riguarda la futura gestione degli impianti sciistici. "Chi si accollerà gli elevati costi di gestione, tra energia, acqua e personale, senza la certezza di temperature adatte allo sci?", si chiede il Coordinamento. Il progetto non include infatti alcuna previsione economica per la gestione post-realizzazione degli impianti.

Dubbi emergono anche sulla ristrutturazione dell’ex colonia Bonomelli, un edificio di grandi dimensioni per cui non è stato previsto alcun piano gestionale. La mancanza di trasparenza nelle spese è un ulteriore elemento di preoccupazione: "Non c’è chiarezza sulla contabilità dei lavori previsti".

Per tutti questi motivi, il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ chiede lo stralcio dell’intero comparto sciistico dal piano di rilancio. "Non ha senso investire soldi pubblici in un progetto insostenibile e dannoso per l’ambiente", affermano le associazioni, che criticano anche la prevista realizzazione di nuovi parcheggi con il conseguente abbattimento di un’area boschiva.

Infine, viene sollevata la questione dell’Alpe Borgo, ristrutturata con fondi europei nel 2012 e poi abbandonata. "Perché si continua a sprecare risorse senza una vera pianificazione?", si chiedono gli attivisti.

Il Coordinamento ribadisce quindi la sua netta opposizione al progetto, denunciando il tentativo di trasformare la montagna in un luna park e l’uso discutibile dei finanziamenti pubblici. "Continueremo la nostra battaglia per una corretta informazione e per la salvaguardia del Monte San Primo", concludono le associazioni.

Per maggiori informazioni: bellagiosanprimo.com - Email: info@bellagiosanprimo.com

martedì 28 gennaio 2025

Da Milano a Lugano in treno in soli 30 minuti... passando dal Parco del Meredo

Francobollo Ceneri 2020 - Poste Svizzere

La proposta di collegare Milano e Lugano in soli 30 minuti di treno è stata recentemente discussa sulle pagine di Milano Città Stato e da associazioni come SwissRailvolution, che vedono questa connessione come un tassello strategico per la mobilità ferroviaria tra Italia e Svizzera. Tuttavia, numerosi ostacoli, tra cui criticità ambientali e infrastrutturali, rendono questo progetto complesso e lontano da una realizzazione concreta prima del 2050.

La realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Milano e Lugano richiederebbe due interventi chiave:

  • La prosecuzione dell’AlpTransit verso sud, con una nuova tratta veloce Lugano-Chiasso e il suo collegamento alla rete italiana.
  • Il quadruplicamento delle linee ferroviarie nella Brianza, indispensabile per aumentare la capacità e ridurre i tempi di percorrenza.

Tratte di accesso a sud di AlpTransit. Fonte immagine UFT


Tuttavia, è proprio nel tratto brianzolo che emergono alcune delle maggiori criticità. La variante di collegamento ferroviario proposta nella zona del Parco del Meredo, in particolare, pone significativi problemi legati al consumo di suolo e alla frammentazione ambientale. Il Meredo, un’importante area verde situata a Seregno, rappresenta uno dei pochi polmoni verdi della Brianza Centrale, caratterizzato da un ecosistema delicato e da un alto valore paesaggistico e ricreativo. La costruzione di nuove infrastrutture ferroviarie in quest'area comporterebbe:

  • Consumo di suolo, con la perdita irreversibile di terreni agricoli e naturali, in una regione già fortemente urbanizzata.
  • Frammentazione dell’habitat naturale, con effetti negativi sulla biodiversità locale e sull’equilibrio ecologico.
  • Impatto sociale, poiché il parco è molto frequentato dagli abitanti della zona per attività ricreative e come spazio di aggregazione.

L’eventuale variante ferroviaria nel Meredo, che dovrebbe integrare le reti Trenord e RFI, è stata oggetto di diverse critiche da parte delle associazioni ambientaliste e dei comitati di quartiere. Questi sottolineano come la realizzazione dell’opera rischi di compromettere ulteriormente l'equilibrio ambientale del Parco del Meredo, già fortemente compromesso dalla realizzazione della nuova tangenziale Meda Seregno di Pedemontana.

Le linee ferroviarie del nodo di Seregno. Tratteggiato in verde il progettato raccordo tra la linea verso Saronno e quella verso Bergamo

Attualmente, la linea ferroviaria Monza-Como, che costituisce un collo di bottiglia per i collegamenti verso nord, rimane in uno stato di stallo. Il progetto di quadruplicamento, considerato essenziale per decongestionare il traffico ferroviario e migliorare i tempi di percorrenza, è congelato. Al contempo, alternative come il collegamento diretto tra gli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio restano solo sulla carta, senza alcuna programmazione concreta.

In questo contesto, l’associazione SwissRailvolution ritiene che la velocizzazione della tratta Milano-Lugano sia un obiettivo fondamentale per favorire lo spostamento di merci e persone. Tuttavia, il nodo brianzolo, e in particolare le criticità legate al Parco del Meredo, richiede una riflessione approfondita. La sfida è quella di trovare un equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela del territorio, evitando interventi che potrebbero compromettere irrimediabilmente il patrimonio ambientale locale.

domenica 26 gennaio 2025

Dieci sindaci contro Pedemontana: una battaglia comune per il futuro del territorio


La recente decisione di dieci sindaci del Vimercatese di inviare una diffida legale al CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) e agli enti competenti ha visto il sostegno dei comitati locali, riuniti da anni nella battaglia contro l'espansione della Pedemontana. La diffida, che chiede di non procedere con l’approvazione della tratta D breve, rappresenta un passo significativo nella resistenza all’opera, sollevando questioni centrali sul ruolo delle amministrazioni locali e sul rapporto tra politica e cittadinanza.

La tratta D breve, attualmente ferma al Ministero a seguito di approfondimenti richiesti a Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), resta al centro di un ampio fronte di opposizione. Manuela Meloni, membro attivo del Comitato Ferma Ecomostro Tratta D-Breve, sottolinea come l’azione dei dieci sindaci si collochi in un quadro più ampio di resistenza all’intero progetto Pedemontana.

"Questa diffida è un passo importantissimo per fermare la tratta D breve," osserva Giacomo Mosca, del Comitato per la Difesa del territorio NO Pedemontana, "e dimostra che i sindaci non sono meri amministratori di condominio, ma possono e devono opporsi a opere che compromettono il futuro delle comunità." Il riferimento, diretto e critico, è rivolto a quei sindaci che in passato hanno evitato di prendere posizioni nette, limitandosi a "gestire" le decisioni calate dall’alto.

La diffida al CIPESS non è solo un gesto tecnico, ma un atto politico che ridefinisce il ruolo degli amministratori locali, dimostrando che il conflitto, quando necessario, può essere uno strumento di progresso. "Nel nostro territorio convivono due modelli di amministrazione," spiega Mosca: "da un lato, quelli che vedono il loro ruolo in chiave puramente tecnocratica; dall’altro, chi crede che fare politica significhi progettare collettivamente il futuro, anche attraverso il confronto e il conflitto istituzionale."

Meloni, da parte sua, mette in luce l’importanza del legame tra comitati e istituzioni: "I sindaci rispondono alle comunità, e il nostro compito come cittadini è sostenere e stimolare le amministrazioni. Questo modello di partecipazione dovrebbe servire da esempio, dimostrando che la politica può ancora rispondere ai bisogni dei territori."

Il movimento contro Pedemontana è emblematico di una politica dal basso che cerca di coniugare tutela ambientale e partecipazione democratica. Meloni, attivista dal 2022, racconta come la difesa del parco P.A.N.E. sia stata il punto di partenza del suo impegno. "Ma il nostro obiettivo va oltre la sola tratta D breve. Questa è una battaglia per il territorio nel suo complesso."

Il dibattito evidenzia anche il valore della partecipazione collettiva: "Se i cittadini si muovono, la politica si muove," ribadisce Meloni, invitando tutti a non arrendersi e a sostenere le iniziative locali.

Il gesto dei dieci sindaci del Vimercatese non è solo una presa di posizione contro Pedemontana, ma una lezione di politica attiva e responsabile, che dimostra come le istituzioni locali possano ancora essere il baluardo dei diritti delle comunità. Come conclude Mosca: "La logica tecnocratica è triste e rinunciataria, e non ci appartiene. Preferiamo una politica che guarda al futuro e non ha paura del conflitto, se necessario per difendere ciò che conta davvero."

La sfida ora passa al CIPESS e al governo, chiamati a rispondere a una mobilitazione che continua a crescere, unendo cittadini e amministratori in una battaglia comune per il futuro del territorio.

I Sindaci contro la Tratta D-Breve di Pedemontana: inviata una diffida legale al CIPESS

Inquadramento della tratta D breve di Pedemontana nel territorio del Parco P.A.N.E.

Il comitato "Ferma Ecomostro Tratta D-Breve" ha annunciato un'importante iniziativa legale volta a bloccare il procedimento di variante in corso per la Tratta D-Breve della Pedemontana. Un gruppo di dieci comuni della Brianza – Agrate Brianza, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Caponago, Carnate, Cavenago di Brianza, Ornago, Sulbiate e Vimercate – ha inviato una formale diffida legale al CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) e agli enti competenti, richiedendo di non procedere con l'approvazione del progetto.

Nella diffida, i sindaci sottolineano una serie di problematiche procedurali e normative che mettono in discussione la legittimità del progetto di variante. Tra le contestazioni principali emergono:

  • Inquadramento normativo illegittimo, con violazioni delle norme vigenti;
  • Assenza di atti presupposti necessari per avviare e giustificare il procedimento;
  • Mancato rispetto delle condizioni di immodificabilità del tracciato, che contraddicono quanto stabilito in precedenti fasi progettuali;
  • Violazioni del quadro concessorio in essere, sollevando dubbi sulla trasparenza amministrativa;
  • Lesione del principio costituzionale di leale collaborazione istituzionale, fondamentale per garantire il buon funzionamento della pubblica amministrazione.

La diffida non si limita a questioni procedurali, ma si inserisce in un quadro più ampio di opposizione al progetto. I comuni firmatari avevano già presentato contestazioni nell'ambito della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), evidenziando:

  • Gravi carenze documentali relative alla progettazione;
  • Assenza di analisi su alternative progettuali più sostenibili dal punto di vista economico e ambientale;
  • Enorme impatto ambientale e paesaggistico della Tratta D-Breve, in un territorio già fortemente urbanizzato e fragile.

Per fornire un quadro completo e dettagliato delle azioni intraprese, i sindaci hanno convocato una conferenza stampa per sabato 1° febbraio, alle ore 11, presso la sala consiliare del Municipio di Burago di Molgora. Durante l’evento verranno illustrati i dettagli delle criticità sollevate e le prossime mosse legali e istituzionali per contrastare l’approvazione del progetto.

Con questa iniziativa, i sindaci intendono richiamare l’attenzione del Governo sulle ricadute del progetto per il territorio e le comunità coinvolte. La Tratta D-Breve rappresenta non solo un potenziale ecomostro, ma anche un esempio di pianificazione che, secondo gli amministratori locali, ignora principi fondamentali di sostenibilità, trasparenza e concertazione istituzionale.

La battaglia contro la Tratta D-Breve non si ferma qui. I comuni e il comitato promettono di continuare a vigilare e a intraprendere tutte le azioni necessarie per difendere il territorio e le esigenze dei cittadini.

A Lissone prosegue la raccolta firme contro il consumo di suolo!


Sabato 25 gennaio, la raccolta firme organizzata dal Comitato Difesa del Territorio ha avuto un buon riscontro: diversi cittadini lissonesi hanno risposto con partecipazione, dimostrando quanto sia sentito il tema della tutela del territorio.


Ma il Comitato non si ferma qui! La raccolta firme rivolta ai cittadini di Lissone proseguirà anche nei prossimi giorni:

  • Lunedì 27 gennaio RINVIATA, dalle ore 9:00 alle 12:00, al mercato di Lissone.
  • Domenica 2 febbraio, dalle ore 10:00 alle 12:00, presso la Chiesa di S. Giuseppe Artigiano.

ATTENZIONE: Il banchetto di lunedì 27 è stato RINVIATO

L’obiettivo resta quello di chiedere che nel prossimo PGT (Piano di Governo del Territorio) venga inserita una clausola definitiva: zero consumo di suolo. Più di 1.200 cittadini hanno firmato, ma ogni firma conta per far sentire ancora più forte la voce di chi vuole un futuro verde e sostenibile per Lissone.

 

sabato 25 gennaio 2025

Annone, San Giorgio e il lago. Passeggiata rinviata: nuova data domenica 2 febbraio!


🚨 Rinvio della passeggiata del 26 gennaio 🚨


A causa delle previsioni di pioggia per domenica 26 gennaio, la passeggiata organizzata da ARCI Macherio è stata rimandata a domenica 2 febbraio 2025.

👉 Le iscrizioni già effettuate rimangono valide.

  • Se non potete partecipare alla nuova data, vi invitiamo a comunicarlo tempestivamente.
  • Chi desidera aggiungersi può contattarci ai riferimenti sotto indicati. ISCRIZIONI ESAURITE.

💡 Per i dettagli sul percorso, la visita guidata e le informazioni pratiche, vi rimandiamo al post precedente (cliccare qui).

📩 Contatti per iscrizioni e informazioni:

Vi aspettiamo il 2 febbraio per condividere insieme la bellezza delle Brianze! 🌿

venerdì 24 gennaio 2025

Export, consumo e ambiente: le ombre del Piano Cave comasco

Legambiente Como evidenzia le criticità del nuovo Piano Cave quinquennale, approvato dal Consiglio Regionale dopo un lungo iter iniziato nel 2022.

Provincia di Como. Macro ambiti di potenziale interesse estrattivo in relazione ai siti della Rete Natura 2000 (SIC/ZPS)

Il 4 dicembre scorso la Commissione VI Ambiente ha approvato il nuovo Piano Cave quinquennale della Provincia di Como, successivamente ratificato dal Consiglio Regionale. Un passo avanti in termini di sostenibilità rispetto ai piani precedenti, ma non mancano le criticità, come sottolinea Enzo Tiso, portavoce di Legambiente Como.

Il piano conferma otto siti estrattivi già esistenti: sette dedicati all’estrazione di sabbia e ghiaia e uno per pietre ornamentali, senza l’apertura di nuovi poli. Positiva l’attenzione al contenimento dell’impatto ambientale, con prescrizioni sul ripristino dei luoghi al termine delle attività estrattive e monitoraggi per ridurre i rischi. Secondo Tiso, il documento è stato migliorato anche grazie alle osservazioni di enti come ARPA e degli uffici regionali.

Tuttavia, per Legambiente Como, rimangono due grossi nodi irrisolti: la stima del fabbisogno di materiali e la debolezza dei controlli.

Secondo il Piano, in cinque anni serviranno 3,4 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia. Solo una piccola parte, circa 848.000 metri cubi, potrà derivare da fonti alternative come il recupero di inerti. La restante parte, oltre 2,5 milioni di metri cubi, sarà estratta come materiale vergine.

“Nonostante le sempre più frequenti emergenze idrogeologiche, si continua a costruire troppo”, sottolinea Tiso, riferendosi a infrastrutture come strade, poli logistici e centri commerciali. “Siamo ancora lontani dall’obiettivo di consumo di suolo zero. In Italia, al contrario di molti paesi europei, si fatica a ridurre il prelievo da cave e a promuovere il riutilizzo di materiali da demolizione e calcestruzzi innovativi a basso contenuto di sabbia”.

Un altro punto critico è l’esportazione. Secondo il Piano, circa 720.000 metri cubi di sabbia e ghiaia saranno destinati alla Svizzera. “Non è una novità”, spiega Tiso. “Da decenni i poli estrattivi vicino al confine soddisfano una domanda svizzera crescente. La Svizzera, più attenta di noi a preservare il proprio territorio, preferisce importare materiali piuttosto che sfruttare le proprie risorse”.

Un accordo transfrontaliero del 2015, siglato dalla Regione Lombardia, ha favorito questa dinamica: l’Italia esporta sabbia e ghiaia e importa in cambio 400.000 tonnellate di rifiuti inerti ogni anno. “Esportiamo risorse preziose, compromettendo territorio e biodiversità, per importare rifiuti di cui dobbiamo monitorare attentamente la pericolosità. È uno scambio davvero vantaggioso?”.

Grave preoccupazione desta la capacità di controllo. Il Piano non prevede un potenziamento degli organici né un coordinamento efficace tra enti come ARPA, ATS, Agenzia delle Dogane e Comuni. Alcuni siti estrattivi sono situati in aree delicate, vicine a parchi o zone protette. “Se i controlli non sono puntuali e coordinati, qualsiasi tutela rimane solo sulla carta”, avverte Tiso.

In passato, ricorda Legambiente, i controlli insufficienti hanno portato a scempi ambientali i cui danni non sono stati ancora sanati. “Senza un’efficace attività di vigilanza, rischiamo di ripetere gli stessi errori”.

Il nuovo Piano Cave della Provincia di Como rappresenta un miglioramento rispetto al passato, ma non basta. Legambiente Como chiede un cambio di passo su due fronti: ridurre il consumo di materiali vergini promuovendo soluzioni alternative e potenziare i controlli per tutelare territorio e paesaggio. “Non possiamo permetterci di continuare a devastare il nostro ambiente, soprattutto quando esistono soluzioni più sostenibili”, conclude Tiso.

martedì 21 gennaio 2025

La Brianza di Stendhal: un aperitivo letterario a Seregno


Il Circolo culturale “Seregn de la memoria” invita il pubblico a un viaggio letterario nel cuore della Brianza attraverso gli occhi di Stendhal. Sabato 8 febbraio 2025, alle ore 16.30, presso la sede di via Maroncelli 6 a Seregno, si terrà un aperitivo letterario con ingresso libero, durante il quale Sara Pozzi e Giovanni Santambrogio presenteranno il loro libro Le Brianze di Stendhal, edito da La Vita Felice.

L’evento rappresenta un’opportunità per esplorare la Brianza così come la visse il celebre scrittore francese. Stendhal, che considerava il paesaggio brianzolo uno dei più belli d’Italia, ha raccontato nei suoi diari i luoghi, le emozioni e gli incontri vissuti tra ville, colline e borghi. Il libro, disponibile in libreria, si inserisce nella collana “Le Brianze/Regoi e munda” dell’editore, dedicata alla scoperta del patrimonio culturale e naturale del territorio.

Henri Beyle, conosciuto come Stendhal (Grenoble, 1783 - Parigi, 1842), visitò la Brianza per la prima volta nel 1801, durante un incarico nell’esercito napoleonico. Negli anni successivi, soprattutto durante il suo soggiorno a Milano dal 1814 al 1821, il grande scrittore frequentò assiduamente la regione, ospite di amici nelle ville di Desio, Monza, Monticello e Montevecchia. Le sue esperienze sono raccolte nel Journal du Voyage dans la Brianza, un diario che descrive non solo il paesaggio, ma anche le passioni e le amicizie che lo legavano a questa terra.

Tra i luoghi più amati da Stendhal spiccano Villa Tittoni Traversi a Desio, dove soggiornava per ragioni sentimentali, e le cittadine di Inverigo, Canzo, Asso, Pusiano e Oggiono, che visitò nell’agosto del 1818. La Brianza, con il Resegone sullo sfondo, divenne anche fonte d’ispirazione per le sue opere, tanto da essere immortalata ne La Certosa di Parma (1839), uno dei suoi capolavori.

lunedì 20 gennaio 2025

La meraviglia dell’avifauna nella Fontana del Guercio


La riserva naturale della Fontana del Guercio, situata nel comune di Carugo, in provincia di Como, si conferma un luogo di rara bellezza paesaggistica e naturalistica. Questo angolo incontaminato, incastonato nel Parco delle Groane, è popolato da un’avifauna che rappresenta un autentico tesoro per gli amanti della natura e del birdwatching.

Anche durante i mesi invernali, i visitatori più pazienti possono essere premiati con l’osservazione di alcune delle specie più affascinanti che abitano la riserva. Recentemente, la Guardia Ecologica Volontaria (Gev) Vittorio Protti è riuscito a immortalare tre esemplari simbolo della biodiversità della Fontana del Guercio, regalando immagini straordinarie che testimoniano la ricchezza di questo habitat.

Germani reali alla Fontana del Guercio. Foto di Vittorio Protti (Gev Parco Groane)

Tra gli avvistamenti spicca una doppia coppia di germani reali, catturata mentre nuotava placidamente in uno dei fontanili che caratterizzano l’area. Questo anatroccolo è facilmente riconoscibile per il piumaggio verde iridescente del maschio e i toni più sobri della femmina, un esempio di armonia naturale.

Picchio rosso maggiore. Foto di Vittorio Protti (Gev Parco Groane)

Non meno suggestiva è stata l’osservazione di un picchio rosso maggiore, posato con eleganza sul tronco di un albero. Con il suo piumaggio nero e bianco e la caratteristica macchia rossa sul capo, il picchio rosso è un abitante tipico delle foreste e un importante indicatore dello stato di salute dell’ecosistema boschivo.

Martin pescatore. Foto di Vittorio Protti (Gev Parco Groane)

Infine, a catturare l’attenzione è stato un piccolo martin pescatore, o alcione, reso celebre dai suoi colori vivaci e dalla velocità dei suoi tuffi. Questo variopinto uccellino, noto anche come martino comune o europeo, è protagonista di un breve video (cliccare qui) realizzato dallo stesso Protti, che ne immortala il comportamento mentre si aggira nelle vicinanze dell’acqua. Nella mitologia greca, il martin pescatore è associato alla figura di Alcione, figlia del dio del vento Eolo, trasformata da Giove in un uccellino per sfuggire all’ira di Diana. Una leggenda che aggiunge un tocco di poesia alla sua già straordinaria bellezza.

Martin pescatore. Foto di Vittorio Protti (Gev Parco Groane)

La Fontana del Guercio si conferma così non solo un luogo di pace e rigenerazione, ma anche un rifugio prezioso per la fauna selvatica. Grazie al lavoro appassionato delle Guardie Ecologiche Volontarie e all’attenzione dei visitatori, questo ecosistema unico può continuare a essere protetto e valorizzato, rappresentando un patrimonio naturale di inestimabile valore.

Monitoraggio delle bonifiche da diossina lungo la Pedemontana: incongruenze e preoccupazioni espresse dagli ambientalisti


Un gruppo di associazioni ambientaliste e liste civiche ha sollevato importanti preoccupazioni riguardanti i lavori di bonifica da diossina lungo la tratta B2 dell’Autostrada Pedemontana Lombarda (APL). I gruppi coinvolti (Sinistra e Ambiente–Impulsi Meda, Legambiente circolo “Laura Conti” Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago, Comitato Ambiente Bovisio Masciago, Cittadini per Lentate) hanno evidenziato incongruenze nella documentazione ufficiale e nella gestione delle operazioni di bonifica, richiedendo chiarimenti e maggiore trasparenza alle istituzioni competenti.

L’analisi della documentazione fornita da Pedemontana il 19 dicembre 2024 (leggi qui) ha portato alla luce diverse problematiche:

Certificazioni incomplete per le analisi chimiche

  • Matrice Atmosfera: La certificazione Accredia fornita per Edison Next copre i parametri PM10 e PM2.5 ma non quelli relativi alle diossine, nonostante siano rilevanti per la qualità dell’aria e la salute pubblica.
  • Matrice Suolo: La società Silea, incaricata delle analisi di classificazione dei rifiuti, non dispone della certificazione Accredia necessaria per le diossine, in apparente contrasto con quanto indicato nel “Progetto Esecutivo di Bonifica” del 2023.

Soglie di limite non conformi

  • Atmosfera: Nonostante la normativa tedesca stabilisca un limite di 150 fg/m³ per diossine/furani, gli ambientalisti sottolineano l’esistenza di un limite più restrittivo di 40 fg/m³ indicato dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale e dall’Istituto Superiore di Sanità. L’adozione di tale valore sarebbe, secondo i gruppi, più cautelativa per la salute pubblica.
  • PM10 e PM2.5: I valori di soglia definiti per questi parametri sembrano eccessivamente distanti dalle medie storiche rilevate in zona, senza un’adeguata giustificazione legata agli scenari climatici o alla movimentazione di grandi volumi di terreno.

Le terre derivanti dagli scavi potrebbero essere classificate come non pericolose e recuperate senza adeguati trattamenti, sollevando dubbi sulla corretta gestione. Alcune aziende indicate per lo smaltimento risultano autorizzate solo allo stoccaggio o al recupero di inerti, non allo smaltimento definitivo. Inoltre, nelle tabelle di Pedemontana manca una specifica sui siti per rifiuti pericolosi, il che appare problematico qualora emergano materiali contaminati durante i lavori.

Gli ambientalisti hanno trasmesso una nota dettagliata ai principali enti coinvolti, tra cui APL, ARPA Lombardia, Regione Lombardia, ATS Monza e Brianza, oltre ai sindaci dei Comuni interessati (per scaricare il documento cliccare qui). La richiesta è quella di affrontare le incongruenze rilevate e adottare misure più rigorose, sia in termini di monitoraggio che di gestione dei materiali derivanti dalla bonifica.

Attraverso questo intervento, i gruppi ribadiscono la necessità di un costante dialogo con le istituzioni e di una piena trasparenza verso i cittadini. La questione della bonifica da diossina non è solo un tema tecnico, ma anche una responsabilità verso la salute pubblica e la tutela dell’ambiente.

L’attenzione resta alta, con l’auspicio che i chiarimenti richiesti portino a una maggiore sicurezza e a un miglioramento delle procedure adottate nei lavori di bonifica.

WWF Lombardia lancia il percorso formativo “For Nature For Us”


WWF Lombardia, in collaborazione con USB S.p.A. e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e ARPA Lombardia, presenta il nuovo percorso formativo “For Nature For Us”, un progetto pensato per formare giovani appassionati di ambiente e sostenibilità. L’iniziativa si rivolge a laureandi e laureati in discipline ambientali e territoriali, nonché a giovani avvocati interessati al diritto ambientale.

Il corso prenderà il via il 21 marzo 2025 e si concluderà il 14 giugno 2025. Le attività si svolgeranno presso la sede di WWF Lombardia, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Oasi Bosco WWF di Vanzago.

Il programma prevede:

  • Durata: 10 workshop in presenza per un totale di 60 ore di formazione.
  • Contenuti: temi esclusivi legati alle discipline ambientali e al diritto ambientale.
  • Partecipanti: massimo 30 partecipanti selezionati.

Alla fine del percorso, WWF Italia rilascerà un attestato di partecipazione. Inoltre, i migliori corsisti avranno la possibilità di accedere a uno stage retribuito, rappresentando un’opportunità concreta per entrare nel mondo del lavoro nel settore ambientale.

Le candidature sono aperte! Per maggiori informazioni e per inviare la propria richiesta di partecipazione, è possibile scrivere a Gianni Del Pero all’indirizzo e-mail: delegatolombardia@wwf.it

 


 

Pedemontana e diossina: il 27 gennaio partono le bonifiche dei terreni contaminati a Seveso

Seveso. I lotti di bonifica 2 e 2A

A Seveso, i lavori di bonifica dei terreni contaminati dalla diossina inizieranno ufficialmente lunedì 27 gennaio 2025. Lo ha annunciato il Comune di Seveso attraverso un comunicato, specificando che le operazioni coinvolgeranno i lotti di bonifica 2 e 2A situati nei pressi di via delle Vigne. L’intervento è parte del progetto di risanamento delle aree ex Icmesa, tristemente note per il disastro ambientale del 1976, ed è propedeutico alla realizzazione dell’Autostrada Pedemontana Lombarda.

Secondo quanto comunicato dal General Contractor di Autostrada Pedemontana Lombarda, il 27 gennaio avranno inizio le attività di campionamento e caratterizzazione dei terreni. "Si comunica pertanto alla cittadinanza che a partire da lunedì 27 gennaio 2025 verrà dato avvio alle attività previste nel progetto operativo di bonifica aree ex Icmesa", recita la nota ufficiale.

Il comunicato recita che "le lavorazioni saranno eseguite in sicurezza, sia per quanto riguarda le operazioni di scavo che il trasporto dei materiali contaminati. Si prevede di rimuovere un volume complessivo di circa 20mila metri cubi di terreno dai lotti interessati. Il cronoprogramma fornito da Autostrada Pedemontana Lombarda stima una durata di intervento di circa 151 giorni per ogni lotto, con 32 giorni dedicati specificamente agli scavi."

Una delle principali preoccupazioni dell'amministrazione comunale riguardava il possibile impatto dei lavori sulla viabilità. Il comandante della Polizia Locale di Seveso, Roberto Curati, ha rassicurato che non ci saranno ripercussioni sul traffico stradale. “I lavori di bonifica non si ripercuoteranno sul traffico stradale che comunque verrà sempre monitorato dalla Polizia Locale. Gli orari di attività saranno quelli diurni, dal lunedì al venerdì”, ha spiegato Curati.

Valle del Seveso: dalla concertazione al progetto di un parco regionale integrato


Le informazioni che seguono sono tratte dal blog Sinistra e Ambiente, che ha documentato in dettaglio quanto discusso nella prima riunione del Tavolo di concertazione per la creazione di un parco lungo l’asta fluviale del Seveso.


Giovedì 16 gennaio 2025 si è tenuto il primo incontro per avviare un percorso partecipativo che definirà progetti, priorità e azioni necessarie per dare attuazione alla delibera Odg 692, approvata il 25 luglio 2024 dal Consiglio di Regione Lombardia.

Presieduta dall’assessore regionale Gianluca Comazzi, la riunione ha visto la partecipazione di istituzioni locali, tecnici, rappresentanti di enti pubblici e associazioni. Tra i presenti figuravano il presidente della Provincia di Monza e Brianza, il vicesindaco della Città Metropolitana di Milano, dirigenti del settore Parchi, la responsabile del Contratto di Fiume Seveso, rappresentanti delle aziende pubbliche CAP e BrianzAcque, e numerose associazioni tra cui Legambiente, Innova21 e Amici Parco Nord. Quest’ultima ha comunicato la nascita del Laboratorio Parco Valle del Seveso, sottolineando l’impegno del mondo ambientalista per sostenere il progetto con un approccio partecipativo.

Durante l’incontro, Arturo Lanzani, presidente del Parco Grubria e docente al Politecnico di Milano, ha illustrato lo stato delle aree lungo il fiume Seveso, evidenziando le criticità della zona più urbanizzata, da Seveso a Milano. Lanzani ha sottolineato l’urgenza di interventi per tutelare il suolo, migliorandone la permeabilità per prevenire allagamenti ed esondazioni.

Dalla discussione è emersa una visione condivisa: il futuro Parco Regionale dovrà essere uno strumento di gestione integrata del territorio. Tuttavia, si è superata la concezione originaria di un semplice Parco Fluviale del Seveso, riconoscendo la necessità di includere una dimensione territoriale più ampia. La proposta del Parco della Valle del Seveso riflette questa visione integrata, che unisce la tutela dell’acqua e del suolo con l’adattamento ai cambiamenti climatici.

A conclusione della riunione, l’assessore Comazzi ha richiesto ai dirigenti regionali di raccogliere e sistematizzare tutti i dati relativi ai progetti e ai finanziamenti già in corso, con il contributo di enti locali, aziende pubbliche e associazioni. Questi dati costituiranno la base per coinvolgere direttamente i Comuni interessati, garantendo un percorso decisionale condiviso.

Questa prima riunione rappresenta un passo significativo verso la creazione del Parco della Valle del Seveso. Attraverso il coordinamento tra istituzioni, enti e cittadini, il progetto punta a trasformare una realtà complessa e fragile in un modello virtuoso di gestione sostenibile del territorio.

domenica 19 gennaio 2025

Difesa del territorio: ricorsi, crowdfunding e nuove strategie contro Pedemontana


Il Comitato per la Difesa del Territorio di Lissone ha pubblicato un comunicato dettagliato e appassionato in cui analizza lo stato dei lavori di Pedemontana e propone azioni concrete per contrastare un progetto ritenuto dannoso e inutile. Tra i punti principali:

  • Stato attuale dei lavori: La realizzazione del progetto è in diverse fasi, con criticità finanziarie e logistiche, ma procede lentamente, alimentando preoccupazioni per cantieri lunghi e disagi prolungati.
  • Azioni legali: Il Comitato sta supportando ricorsi al TAR contro la proroga della pubblica utilità, essenziale per il progetto. Si valuta anche il ricorso diretto e una campagna di crowdfunding per sostenere le spese legali.
  • Iniziative di sensibilizzazione: Nei prossimi giorni partirà una campagna informativa, "Le Bugie di Pedemontana", per denunciare le presunte menzogne diffuse da Regione Lombardia.
  • Modello di sviluppo alternativo: Si promuove l’azzeramento del consumo di suolo, anche attraverso l’inserimento di una clausola specifica nei Piani di Governo del Territorio (PGT) locali. A Lissone, il Comitato ha già raccolto oltre 1.200 firme per questa causa.

Pedemontana, il Comitato per la Difesa del Territorio di Lissone chiama all’azione: ecco il piano contro un progetto inutile e dannoso


Il  Comitato per la Difesa del Territorio di Lissone ha sviluppato qualche riflessione sulle vicende legate a Pedemontana, crediamo che il momento delicato lo richieda. Ci scusiamo subito per la lunghezza, è un messaggio davvero lungo, chi vuole leggerlo si armi di pazienza🙂.

Nelle ultime settimane sono successe tante cose, tra tutte spiccano le recinzioni di ampie porzioni di territorio, e tante  assemblee nei nostri comuni  con annunci di inizio lavori e presentazioni di cronogrammi. Inutile dire che questi passaggi hanno rappresentato un passo in avanti per la realizzazione di Pedemontana, questo passo in avanti è sotto gli occhi di tutti. In più, vedere il nostro territorio ostaggio di quest'opera inutile e dannosa fa male, fa male a tutti. La rabbia, la delusione e la preoccupazione che molti hanno manifestato, anche qui nel gruppo, è perfettamente comprensibile e condivisibile.

È nostro dovere però recuperare lucidità e razionalità e provare a fare il punto della situazione. Mettiamo in fila un po' di fatti.


Nella tratta D, il vimercatese, il progetto non è né approvato né tantomeno finanziato, siamo ancora alle fasi preliminari e un' opposizione vasta dei Sindaci può spingerci anche all'ottimismo sulla possibilità di fermare quel tratto di opera. Sulla tratta B2 e C, dove moltissimi di noi abitano, le cose sono diverse, il progetto è approvato e finanziato e Regione Lombardia in teoria può procedere. Ed è quello che stanno facendo, con una lentezza però che lascia intravedere il peggiore tra tutti gli scenari: un cantiere infinito e logorante, tantissimi anni di lavori e disagi, qualcosa di lontanissimo dai 1.000 giorni di cantiere inizialmente sbandierati.

Questo procedere di Pedemontana in modo inesorabile ma lentissimo è conseguenza del fatto che i problemi sono ancora tutti lì, problemi finanziari, problemi  legati al controllo del territorio (espropri), problemi legati a una fase realizzativa resa difficilissima da un territorio super urbanizzato.


Cosa fare in questa situazione? Sappiamo sicuramente cosa non fare, e non è poco. Non ci abbandoneremo certo a lamentele sterili, i social strabordano già di chiacchiericcio inconcludente, e non serve certo  aggiungerne altro tra di noi. Altra cosa che non faremo, non ci limiteremo a una presenza di pura testimonianza: esserci solo per il gusto di esserci e dire no non ci è mai interessato; a noi interessa incidere e dimostrare che i cittadini che si autorganizzano possono fare la differenza. Ultima cosa che non vogliano fare è, ovviamente, arrenderci.


Che fare allora, o meglio: cosa già stiamo facendo?

Da 3 mesi stiamo lavorando perché gli espropriati possano impugnare, con un ricorso al TAR, la proroga di pubblica utilità, scaduta a dicembre. Ricordiamo a tutti che la pubblica utilità è lo strumento giuridico che consente a Regione Lombardia di realizzare Pedemontana. Senza pubblica utilità non esiste più l'autostrada. Gli avvocati con cui stiamo lavorando ci dicono che le possibilità che questi ricorsi vengano accolti non sono molte, ma è una strada che vogliamo e dobbiamo percorrere. Come Comitato di Lissone abbiano poi deciso due cose. Il Comitato sta valutando la possibilità di fare proprio il ricorso, cioè di associarsi agli espropriati che impugneranno la proroga. La legge consente  di fare questo, cioè consente di fare ricorso al TAR  ad associazioni che abbiano nel proprio statuto la tutela dell'ambiente e la valorizzazione del territorio. Stiamo valutando anche la realizzazione di una campagna di crowdfunding per sostenere le spese legali dei ricorsi. Anche questo non sarebbe solo un modo per raccogliere soldi, ma un modo concreto per dimostrare che l'autorganizzazione dei cittadini può funzionare e incidere.


Oltre ai ricorsi, lanceremo  nei prossimi giorni una campagna di comunicazione intitolata LE BUGIE DI PEDEMONTANA, con l'obiettivo di svelare le menzogne che Regione Lombardia continua a propinarci. Abbiamo sempre detto che pedemontana si nutre di passività, rassegnazione e di mancanza di informazione. Sbugiardarli è il minimo che possiamo fare, e di bugie ne abbiamo tra le mani davvero tante.

C'è poi un ulteriore livello su cui agire. Pedemontana è solo una parte di un modello di sviluppo che non ci piace, fondato sul consumo di suolo. In epoca di cambiamenti climatici il consumo di suolo va immediatamente azzerato e vanno avviati ampi programmi di depavimentazione (cioè di liberazione) del suolo. Come fare questo? Abbiano scelto di farlo agendo sui PGT (Piani di Governo del Territorio) che nel prossimo anno disegneranno la Brianza del futuro. A Lissone abbiano già raccolto 1.200 firme per chiedere che nel prossimo PGT venga inserita la clausola "zero consumo di suolo". La raccolta firme continuerà anche  nei prossimi mesi, dobbiamo essere tantissimi a firmare.

Tutte queste iniziative  non rappresentano certo un'ultima spiaggia o, peggio ancora, l'esito della forza della disperazione. Al contrario, questo nostro attivismo nasce dalla consapevolezza che la battaglia per il suo libero, contro i cambiamenti climatici e per un uso sociale dei soldi pubblici rappresenta la battaglia per eccellenza, una battaglia che vale la pena combattere per riappropriarci del nostro futuro.


Tutte queste iniziative e queste energie che vogliamo mettere in campo hanno però senso solo a una condizione. Che ognuno di noi smetta di essere spettatore di quello che sta accadendo, sia che si tratti di pedemontana o, piu in generale, di un modello di sviluppo che sta distruggendo noi, il nostro territorio e l'intero  pianeta. Siamo in un momento  difficile e grave, un momento in cui manifestarsi solo sui social o su WhatsApp è largamente insufficiente. Ognuno scelga il suo modo di impegnarsi, di mettersi in gioco, ma è fondamentale uscire dalla dimensione digitale per dare un contributo concreto e collettivo.

NOI VOGLIAMO ESSERCI!

sabato 18 gennaio 2025

🎯 Il Parco GruBrìa ha bisogno di te!



L’Assemblea Consortile, in data 13.01.2025, ha deliberato la riapertura dei termini per la presentazione delle candidature per la nomina dei componenti del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Parco Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale – periodo 2025-2030. 🌳🏞️

✍️ CANDIDATI SUBITO per diventare membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Parco Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale!💡

📅 NUOVA SCADENZA:
👉 Presenta la tua candidatura entro il 23 gennaio 2025 alle ore 12:00!

💼 Requisiti e modalità di partecipazione sul sito ufficiale o contattando l’amministrazione (cliccare qui).

🔔 NON ASPETTARE! Il parco ha bisogno del tuo contributo per crescere e prosperare.

💪 WE WANT YOU per il futuro del Parco GruBrìa! 🌱