Visualizzazione post con etichetta Associazione Torrette. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Associazione Torrette. Mostra tutti i post

lunedì 9 marzo 2026

Macherio. Un gioiello medievale in mezzo ai cantieri: la storia dell’oratorio delle Torrette

Una iniziativa in difesa dell'antico Oratorio, 2012

Nei giorni scorsi la comparsa di transenne di cantiere davanti all’oratorio di Santa Margherita alle Torrette, a Bareggia di Macherio, ha suscitato preoccupazione tra molti abitanti della zona.

Il timore era comprensibile. L’area si trova infatti a poca distanza dal cantiere di Pedemontana e dalle zone interessate dai movimenti di terra, e la presenza di un nuovo spazio delimitato proprio di fronte alla chiesetta aveva fatto pensare ad un possibile deposito di terre di scavo.

Foto Andre, 2026

Alcune fotografie diffuse tra i residenti mostravano il retro della chiesa e le transenne nel terreno davanti all’ingresso, accompagnate da commenti preoccupati: “Bareggia davanti alla chiesa delle Torrette. Speravo che quell’area potesse scamparla.”

Le immagini hanno riportato l’attenzione anche sullo stato di conservazione dell’edificio, in particolare su una crepa ben visibile sulla facciata.

Un altro residente ha scritto: “A seguito dell'apertura del nuovo cantiere davanti alla chiesetta alle Torrette di Bareggia, ho fatto qualche foto dello stato in cui è. Temo che con le vibrazioni e le sollecitazioni dei mezzi la situazione possa solo peggiorare.”

Una foto scattata nel 2022 mostra che la crepa era già presente alcuni anni fa. Proprio per questo motivo la prospettiva di nuovi lavori e del passaggio di mezzi pesanti aveva aumentato l’apprensione.

La crepa nella facciata, in questi giorni a sx, e nel 2022 a dx.

Nella giornata di oggi è arrivato però un primo chiarimento: l’area delimitata davanti all’oratorio non sarebbe destinata a deposito di terre, ma diventerebbe un parcheggio a servizio dei residenti di via XXV Aprile. Sempre secondo quanto riferito, sarebbe stata stanziata una cifra significativa per mettere in sicurezza l’oratorio. Una notizia accolta con sollievo anche se resta un tema aperto: la mancanza di informazioni tempestive ai cittadini.

Foto Andre, 2026

Resta tuttavia una riflessione da fare. Se è positivo sapere che l’area non diventerà un deposito di terre di scavo, la realizzazione di un nuovo parcheggio comporta comunque ulteriore consumo di suolo, in un territorio come la Brianza dove gli spazi liberi sono ormai sempre più rari. L’area delle Torrette si trova in un contesto storico di valore, già fortemente segnato dai cantieri della Pedemontana. Per questo motivo sarebbe importante valutare con attenzione soluzioni che limitino l’impermeabilizzazione del suolo, salvaguardando il più possibile il contesto attorno all’antico oratorio e mantenendo viva l’attenzione su un patrimonio storico e ambientale fragile.

Una iniziativa a favore dell'Oratorio delle Torrette, 2012

La preoccupazione per la chiesetta non nasce oggi. Negli anni scorsi l'Associazione Torrette Bini Dosso Boscone di Macherio e il Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale hanno promosso diverse iniziative per difendere e valorizzare questo piccolo ma prezioso edificio storico. Tra le attività organizzate ricordiamo le visite guidate all’oratorio, quando le condizioni di sicurezza lo permettevano, e la partecipazione alla campagna “Luoghi del Cuore” del FAI.

Oggi resta fondamentale monitorare con attenzione l’impatto dei lavori e dei cantieri vicini, affinché questo piccolo gioiello storico non subisca ulteriori danni.

Scheda di approfondimento
L’oratorio di Santa Margherita alle Torrette: un gioiello medievale della Brianza

L'interno dell'antico Oratorio come apppariva nel 2009. Foto Gianni Casiraghi

L’oratorio di Santa Margherita alle Torrette, a Bareggia di Macherio, è considerato l’edificio religioso più antico del territorio. Secondo le ricostruzioni storiche, la sua origine risalirebbe alla metà del XIV secolo.

Per secoli la chiesetta è rimasta legata alla cascina delle Torrette, nata come luogo di culto per gli abitanti della cascina e delle campagne circostanti.

Secondo quanto riportato da monsignor Ennio Bernasconi nel volume Lissonum – Notizie di Lissone del 1926, l’oratorio era stato costruito: “per commodo degli abitanti di quella cascina e vicine”. In origine vi si celebrava la festa patronale e occasionalmente alcune messe nei giorni feriali. Un documento del 1602 ricorda che Giovanni Maria Ortensio di Monza, proprietario della cascina, lasciò un lascito di 100 lire imperiali in perpetuo per la celebrazione della messa nel giorno di Santa Margherita.

Nel 1565 anche Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e grande riformatore della diocesi, si occupò dell’oratorio.

Durante la visita pastorale ordinò diversi interventi:
  • la chiusura di una porta laterale che collegava la chiesa alla cascina
  • la chiusura di un passaggio verso una cantina sotto l’altare, per evitare usi privati
  • lo spostamento della campana dalle case alla chiesa
Secondo le cronache dell’epoca, però, queste disposizioni non vennero mai completamente attuate.

Nel XVIII secolo l’oratorio conservava numerose immagini sacre. Nel 1754 si ricordavano: una Madonna col Bambino, Santa Margherita, un Crocifisso con la Vergine e San Giovanni, altre figure di santi. Molte di queste opere scomparvero probabilmente durante il restauro del 1770, data che ancora oggi compare sopra il portale.

Foto Gianni Casiraghi, 2009

Secondo Bernasconi, nella chiesa erano comunque presenti affreschi della seconda metà del Settecento raffiguranti: Santa Monica e San Rocco, Santa Lucia e San Sebastiano, Cristo morto tra due sante sull’altare.

Nel 1988 il giornale locale Il Paese riuscì a visitare l’oratorio insieme allo storico dell’arte Ermanno Arslan, allora direttore delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano. L’esperto rimase colpito dalla qualità dell’edificio e individuò tracce di decorazioni molto più antiche sotto l’intonaco. Secondo la sua ipotesi: sotto l’imbiancatura potrebbero esserci pitture del Quattrocento e alcune figure vicino all’altare sarebbero attribuibili a una scuola influenzata da Bernardino Luini, pittore lombardo dei primi anni del Cinquecento.

All’interno della chiesa furono trovate anche scritture lasciate dagli artigiani durante i lavori del 1905, con nomi e firme: Alessandro Casiraghi, capomastro, Carlo Cassanmagnago, falegname, i fratelli Recalcati, imbianchini, Ambrogio Rivolta, tornitore. Accanto a queste firme compariva anche una nota ironica lasciata da un sacrestano: “Meregalli sacrista senza salari, ma con rimproveri sì”.

La cascina vicina all’oratorio ha cambiato nome più volte nei secoli. Tra le denominazioni storiche ricordate nei documenti: Cascina dei Pellizzoni (XVI secolo), Cascina degli Ortensi (XVII secolo), Cascina dei Marcellini, Cascina dei Lazzari (XVIII secolo).

Il nome “Torrette” è invece molto antico e deriva probabilmente da strutture difensive o torri presenti nell’area in epoca medievale.

 
La "Chiesetta del Cuore", 2012

Nonostante le sue dimensioni modeste, l’oratorio di Santa Margherita alle Torrette rappresenta un tassello prezioso della storia della Brianza. Proprio per questo negli anni cittadini, associazioni e comitati si sono mobilitati per far conoscere e salvaguardare questo luogo, organizzando visite, iniziative culturali e campagne di sensibilizzazione. Oggi la speranza è che la proprietà pubblica e gli annunciati interventi di messa in sicurezza possano finalmente avviare un vero percorso di tutela e recupero, restituendo alla comunità uno dei suoi monumenti più antichi.

venerdì 20 dicembre 2024

Pedemontana e depositi di terre: uno scempio ambientale tra Lissone e Macherio. Serve un intervento deciso e unitario delle associazioni ambientaliste!

Aree deposito terre

Dall’assemblea pubblica organizzata dal Comune di Macherio lo scorso 18 dicembre 2024, è emerso un quadro ancora più preoccupante di quanto temuto riguardo alla realizzazione della Pedemontana tra Lissone e Macherio. Il progetto prevede l’occupazione di circa 50 ettari di suolo fertile, inclusi terreni classificati come Aree Agricole di Interesse Strategico, destinandoli a "depositi di terre". Questi territori, in passato salvati dalla cementificazione grazie alle battaglie delle associazioni ambientaliste – ricordiamo in particolare l’Associazione Torrette Bini Dosso Boscone, ormai dissolta – rischiano ora di essere trasformati in una gigantesca "discarica" per inerti provenienti dagli scavi dell’intera tratta tra Desio e Lesmo.

Le aree interessate comprendono non solo terreni agricoli di grande valore, ma anche zone boscate che fungono da rifugio per la biodiversità e costituiscono una parte cruciale del corridoio primario della Rete Ecologica Regionale (RER). La loro trasformazione in "depositi" significherebbe la “morte ecologica” di uno degli ultimi spazi verdi rimasti nella Brianza centrale. Inoltre, le compensazioni ambientali previste dal progetto originale (Progetto 24) sembrano essere state accantonate, cedendo il passo a un utilizzo indiscriminato del territorio, avallato da una classe politica che appare disinteressata alla tutela ambientale.

Di fronte a questa situazione, è essenziale mobilitarsi per proteggere questi preziosi spazi verdi. Serve un intervento deciso e unitario da parte delle associazioni ambientaliste, insieme a un controllo rigoroso sui piani di compensazione ambientale. È indispensabile, inoltre, promuovere una presa di coscienza collettiva sull'importanza di preservare il territorio, evitando che interessi economici di breve periodo compromettano irreparabilmente il futuro della Brianza centrale.

Per affrontare efficacemente la questione, torneremo ad occuparcene analizzando punto per punto quanto emerso durante l’assemblea.

sabato 4 ottobre 2014

"... quel terreno dell' Aldepranda, che si trova alla Baragia sotto il bosco di Summovico..." (Parte 1)

Cascina S. Margherita (Lissone): la ex corte padronale, a ovest dell'omonima via, con il campanile della chiesetta non più esistente
Questo è il primo di due post in cui ci occuperemo della zona tra i comuni di Sovico, Lissone e Macherio: nel primo parleremo delle cascine della frazione Aliprandi di Lissone e del Boscone di Sovico, nel secondo delle cascine e chiesette della zona occidentale di Macherio e della confinante zona di Lissone.

Tra le proposte di ampliamento del Plis Brianza Centrale, la prima avanzata e la più importante per l'estensione delle aree interessate riguarda i terreni liberi da edificazioni tra i comuni di Albiate, Sovico, Macherio e Lissone, dove l'Associazione Torrette, Bini, Dosso, Boscone già da anni sostiene questo progetto.
Progetto di ampliamento del PLIS Brianza Centrale presentato dall'Associazione Torrette nel marzo 2008. Attualmente fa parte del PLIS solo il settore in comune di Seregno del territorio evidenziato
Troviamo questi luoghi citati, pressochè con le attuali denominazioni, in un testamento dell'  879 dell'arcivescovo di Milano Ansperto. Questi era originario di Biassono e apparteneva alla potente famiglia degli Albuzi, di stirpe romana, mentre la madre si chiamava Garitruda, nome prettamente longobardo; il matrimonio era un segno della fusione in atto tra i due popoli degli antichi dominatori, ormai diventati dominati dopo la conquista franca. Oltre che a Biassono  i possedimenti della famiglia si estendevano anche a Vedano, Sovico e Bareggia.

Cascina Santa Margherita: particolare della "corte grande"
Nel suo secondo testamento l'arcivescovo lascia al pronipote Ariprando un ronco (terreno coltivato) in "territorio di Blassonno, detto dell' Aldepranda, che si trova alla Baragia sotto il bosco di Summovico". All'epoca il territorio di Biassono comprendeva anche quello di Aliprandi e di Macherio; Summovico naturalmente era l'antico nome di Sovico.

Cascina Aliprandi
Il nome Aldepranda, trasformatosi poi in Aliprandi, si riferisce ad una famiglia che pare discendesse addirittura dal sovrano longobardo Liutprando e dal suo nipote ed erede Ildeprando (VIII sec.) e con cui probabilmente era imparentato lo stesso Ansperto. Il ramo familiare proprietario dell' Aldepranda era particolarmente ricco e potente a Monza tra Duecento e Trecento, ma suoi esponenti ricoprirono importanti cariche anche a Milano. Oltre che possidenti, gli Aliprandi furono imprenditori nel settore commerciale laniero dal '300 al '500.

Dell'esistenza delle Cassinae de Aliprandis abbiamo già notizia nel Quattrocento, quando erano dette anche de Merana; in origine erano quattro, perchè, oltre alle cascine che poi verranno chiamate S. Margherita, Aliprandi e Bini, ne faceva parte anche la futura Cascina Bareggia.
E' probabile però che risalissero al secolo precedente, così come le vicine Cascine Torrette e Rivolta. 

Catasto Lombardo Veneto (1856) - Comune di Cassina Aliprandi
Nel corso del '400 le sorti della futura Cascina Bareggia, pervenuta ad un diverso membro della famiglia Aliprandi, si separarono da quelle delle altre tre, ora denominate "le Cassine intitolate de Georgio Aliprandi", che appunto in quell'epoca acquisirono una progressiva autonomia dai comuni di cui fino ad allora avevano fatto parte, cioè Desio, Lissone e Macherio. Questo nome rimase ufficialmente al comune che vennero infine a comporre nel '500 (Cassina Giorgio Aliprandi) - e che comprese anche i terreni di loro pertinenza prima in territorio seregnese, sovicese e albiatese -, fino alla sua unificazione con il comune di Lissone nel 1869.

Cascina Bini
Un mezzo d'altri tempi...
Le singole cascine alternarono nei secoli successivi varie denominazioni, fino ad assumere le attuali: Aliprandi quella più ad ovest, Bini quella a nord est e S. Margherita quella a sud est.
La Cascina Bini assunse questo nome per via del soprannome della famiglia Mariani che vi abitava (arrivata qui alla fine del '400 da Seregno) e che discendeva da un certo Bernardino detto "Bino".

Catasto Lombardo Veneto - 1856. (l'antico Oratorio di S. Margherita è contrassegnato dal numero 2)
La Cascina S. Margherita prese invece il nome dalla chiesetta (demolita nel 1966), la quale, edificata probabilmente nel '400, fu prima intitolata a S. Rocco e poi a partire dalla metà del '600 a S. Margherita.
Nel 1534 la parte occidentale della cascina, insieme a circa quattrocento pertiche di terra, fu acquistata dalla famiglia nobiliare De Capitani di Vimercate, che nel Settecento acquistò anche la parte orientale e che mantenne la proprietà dell'intera cascina fino al secolo successivo.
Nel 1836 il marchese Gaetano Perego di Cremnago ereditò dallo zio, ultimo esponente dei De Capitani di Vimercate, anche le proprietà in territorio aliprandino e si impegnò nella riqualificazione degli edifici. La corte padronale (adiacente alla vecchia chiesetta) fu ristrutturata e arricchita di costruzioni accessorie (scuderia, torchio e granai); la "corte dei massari", situata subito a nord di quella, fu demolita e ricostruita completamente; infine nel 1854 per il rifacimento della parte orientale fu dato l'incarico ad un importante architetto neoclassico, Giacomo Moraglia.

Cascina S. Margherita: la "corte dei massari" (1838), a ovest dell'omonima via
Riguardo all'utilizzo dei terreni dell'antico comune possiamo dire che nel '500 circa il 70% era destinato agli arativi, poco meno del 20% era occupato dai boschi, quasi il 9% da vigneti e l'1% da edifici. Nel '700, all'epoca del Catasto Teresiano, la superficie degli arativi era rimasta invariata, quella dei vigneti era salita a quasi il 25% (ma solitamente si trattava di "arativi vitati", quindi con filari molto distanziati) e i boschi erano ridotti a poco più del 3%; il resto era occupato dalle cascine e dagli orti.
Oggi, quasi scomparsa l'agricoltura, le costruzioni sorte nella frazione negli ultimi settant'anni non consentono più di distinguere i tre antichi nuclei.

Cascina S. Margherita: la "corte grande" (1855) - ad est dell'omonima via -, opera dell'architetto Moraglia
Quanto al bosco di Sovico, non sappiamo quale fosse la sua estensione nel IX secolo, ai tempi dell'arcivescovo Ansperto; sappiamo però che all'epoca dei rilevamenti del catasto teresiano si era ridotto a tre appezzamenti della superficie complessiva di circa 6 ettari. Si trattava di "boschi misti di legna castanile per pali e di legna forte da taglio".

Le aree boschive di Sovico nel Catasto Teresiano (1722). L'attuale Boscone consiste in una parte dell'area più a nord.
Il Boscone di Sovico visto da Google Earth
Ai nostri giorni quello che è rimasto delle aree boschive costituisce il cosiddetto "boscone" subito a sud della ferrovia; purtroppo è quasi sparita la parte meridionale, che era anche la più vasta. Non per questo, s'intende, è meno pregevole, anzi...

In bici attraverso il Boscone (Sovico)

Testo di Chiara Ballabio   
Fotografie di Zeno Celotto
 
© riproduzione riservata

Riferimenti bibliografici:
1) E. Bernasconi - Lissonum - Monza, 1926 (riedito dal Comune di Lissone nel 1987)
2) P. Viganò - Storia di Biassono - Bologna 1978 
3) E. Mariani - L'antico comune di Cassine Aliprandi - Milano 1999 

sabato 15 giugno 2013

Fotoracconto: Grand Tour del Lambro 2013

Paesaggio tra Cascina Cadrega e Musico con vista ravvicinata su Bolettone e Palanzone

Alcune immagini del GRAND TOUR DEL LAMBRO 2013 che la Sezione macheriese del Club Alpino Italiano e l'Associazione Torrette Bini Dosso Boscone hanno ideato e percorso domenica 2 giugno lungo i sentieri ed i percorsi campestri dei territori, tra Nibionno, Costa Masnaga, Merone e Rogeno, tutelati dal Parco Regionale della Valle del Lambro.

Il Lambro nei pressi di Tabiago

Complessivamente, circa una quarantina i partecipanti, provenienti da vari comuni della Brianza ma anche dalla periferia milanese.

 In salita verso Tabiago con un maestoso San Primo a fare da guardia

Una splendida domenica di sole, allietata da una piacevole brezza, che ha favorito il godimento delle cartoline più incantevoli che la terra del Parini, nonostante tutto, sa ancora riservarci, così come il percorso quanto mai variegato tra natura, paesaggi, storia e cultura locale, sono stati alla base di un unanime apprezzamento giunto ai promotori, così che, gli stessi, nel prossimo futuro, si ripromettono di ripetere l'esperienza alla, consapevole, riscoperta di altre "Brianze" ancora, ai più, sconosciute

La torre medioevale di Tabiago
Ansa del fiume di Brianza nei pressi del depuratore di Baggero
I mulini di Baggero
Lungo l'alta via all'Oasi di Baggero
Oasi di Baggero - la cascata del Torrente Cavolto
Oasi di Baggero -  particolare del laghetto superiore (nord)
Il fiume Lambro dal ponte di Baggero
In fila indiana tra la Bevera di Brianza ed il Lambro
Verso Camisasca con San Primo, Valassina, Cornizzolo e Rai sullo sfondo
Torre di Camisasca - particolare versante ovest
Osservazione avifauna con Francesco Ornaghi
Sulla discesa da Cascina Cadrega

venerdì 10 maggio 2013

Gran Tour del Lambro: trekking ad anello da Nibionno a Rogeno

Alla scoperta di luoghi un po' discosti dai rituali itinerari festivi, unite dai comuni interessi escursionistici, naturalistici e culturali, la Sezione del Club Alpino Italiano e l'Associazione Torrette Bini Dosso Boscone, hanno deciso di dedicare la domenica del prossimo 2 giugno al Grand Tour del Lambro, un trekking ad anello lungo il settore più settentrionale della Valle del Lambro, ovvero quello compreso tra la località di Tabiago di Nibionno, a sud, e quella di Maggiolino di Rogeno, a nord.

La lunga camminata di complessivi 18 chilometri (accorciabile a 15), per nulla impegnativa dal punto di vista tecnico, si prefigge di andare alla scoperta di uno dei tratti sicuramente più significativi dal punto di vista naturalistico di tutto il corso del corso d'acqua. Per questa ragione non poteva assolutamente mancare, nel pacchetto messo a disposizione dagli organizzatori, la preziosa presenza di Francesco Ornaghi, esperto ornitologo, che guiderà la comitiva alla scoperta dell'avifauna che vive lungo le rive del fiume e dei suoi affluenti nonché di quella che si avrà modo di incontrare nei boschi e durante la visita all'Oasi di Baggero.

Numerosi sono gli aspetti geo-naturalistici di rilievo che, ormai preservati da quasi un trentennio dal Parco Regionale della Valle del Lambro, si incontrano lungo l'itinerario. Oltre ai boschi ripariali di grande fascino che ornano le sponde dei corsi d'acqua, ai querco-carpineti che fasciano i declivi e le numerose vallette laterali, val la pena di evidenziare l'intricato, quanto affascinante, sistema del reticolo idrico minore (riaffioramenti, sorgenti, ruscelli, rogge, torrenti altrimenti localmente conosciuti come “bevere”) che alimenta costantemente le acque del Lambro e l'orografia modellata, a più fasi, dalle colate glaciali che ci hanno restituito incantevoli scorci di paesaggio collinare (con alture di stratificazione sedimentaria alternate a balze, pianalti, torbiere e zone umide di origine morenica) che fanno da proscenio suggestivo ai sempre più vicini e maestosi rilievi prealpini.

Non meno interessanti sono gli spunti di interesse storico-culturale. Dalle antiche vie di comunicazione anche di origine romana, alle sopravvissute vestigia di medioevali fortilizi come le torri di Tabiago, Camisasca, Brenno e Tregolo, passando per il sistema dei mulini idraulici che, per secoli, furono alla base dell'economia del nostro territorio (è prevista la visita al Museo dei Mulini di Baggero), fino allo sfruttamento minerario delle cave di marna - talvolta veramente devastante a livello ambientale e paesaggistico - che garantiscono, ancor oggi, la materia prima per il vicino cementificio di Merone.

L'escursione, per la quale sono indispensabili scarponcini da escursionismo e la preventiva protezione contro le zanzare già fin da ora numerose, prevede circa 5 ore e trenta di cammino (escluse le soste), la colazione al sacco, il trasferimento con auto private e l'iscrizione obbligatoria - ma gratuita - presso la sede del CAI Macherio (via Milano 25 - martedì e venerdì dalle 21 alle 23). L'assicurazione è totalmente a carico dei partecipanti.

Per ulteriori informazioni: Gianni 339.8446553 – caimacherio@alice.it - http://caimacherio.it/

martedì 11 settembre 2012

Insieme in rete per dire: "NO PEDEMONTANA"


Comunicato di Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile

Il 30 settembre 2012 a Desio (MB) a partire dalle ore 14 si svolgerà una manifestazione NO PEDEMONTANA promossa dal Comitato Beni Comuni che, figlio del Comitato per l’Acqua Pubblica vittorioso ai referendum dello scorso anno, sta raccogliendo sempre più composite e numerose adesioni di associazioni, gruppi e comitati che si ritroveranno insieme sotto questo denominatore comune.

Il nostro coordinamento dal 2007, prima in solitudine, e poi con sempre maggiore interesse e cercando di coinvolgere il maggior numero di forze sociali e politiche attente ed attive, si è misurato con parole e fatti (convegni, incontri, osservazioni, azioni legali, manifestazioni, carovane informative, assemblee pubbliche, comunicati stampa, ecc.) contro quest’opera occupandosi nel merito dei gravissimi rischi che essa porta con sé. In uno dei maggiori periodi di crisi economica del nostro Paese, in un’Italia completamente cambiata rispetto agli anni del boom economico in cui l’opera è stata concepita, questo progetto non risolverà i problemi legati alla mobilità, mentre sicuramente devasterà ulteriormente il nord Milano consumando ulteriore preziosissimo suolo – fra autostrada, opere viarie complementari e connesse e nuovi edifici in massima parte inutili e figli di logiche speculative spesso opache – dove invece la tendenza dovrebbe essere quella opposta.
Aderiamo quindi con principi concreti che hanno caratterizzato le nostre proposte e il nostro costante lavoro sul territorio e perché vogliamo continuare con maggiore forza le nostre battaglie che hanno contribuito a rendere l’opera meno impattante di quanto non sarebbe stata, senza il nostro impegno continuo ed attento.

Lo facciamo:

1.    Perché vogliamo continuare a dire con chiarezza a Regione Lombardia e ad Autostrada Pedemontana Lombarda, che le compensazioni ambientali che abbiamo difeso, seppure assolutamente insufficienti, devono essere non solo realizzate ma ampliate ancora ed ancora, perché GIA’ ORA – anche senza questa autostrada – sono necessarie, visto l’alto grado di urbanizzazione dell’area pedemontana.

2.    Perché vogliamo che Regione Lombardia realizzi un Piano d’Area per Autostrada Pedemontana con un unico articolo: “nessuna nuova costruzione dovrà essere costruita lungo l’asse di Pedemontana”. Altrimenti il paesaggio della Milano-Venezia da evocazione e spauracchio usato strumentalmente da alcuni politici, si trasformerà in realtà. Anche perché, a parte alcune isolate e recenti eccezioni, se lasciato ai nostri Sindaci il nostro territorio sarà svenduto per rimpinguare temporaneamente le casse comunali incassando gli oneri di queste inutili nuovi edifici che per lo più rimarranno sfitti, quando invece è dal suolo che dà nutrimento ed energia che si deve ripartire per rimettere in moto questo paese.

3.    Perché vogliamo che questo nuovo rinascimento ambientale parta proprio dal coinvolgimento dei territori e degli attori sociali che, come i gruppi del nostro coordinamento, si impegnano per e in esso in un ottica di rete sovralocale, che aspirano a guidare e a suggerire nuove forme sostenibili di governo del territorio basati su pochi ma chiari capisaldi: no al consumo di suolo, si alla fruizione degli spazi aperti anche con nuove forme di imprenditoria agricola che vedano insieme fra loro produttori e consumatori locali; no alla distruzione selvaggia del paesaggio urbano antico residuo, si all’efficienza energetica e al recupero delle aree dismesse anche agevolando nuove politiche dell’abitare nonché la loro restituzione per un uso a verde pubblico; no alla riduzione degli spazi aperti, si alla creazione di nuovi parchi regionali nella Brianza Centrale, nel Vimercatese e nella Brughiera Briantea e all'estensione dei parchi regionali esistenti (Groane, Valle del Lambro e Adda Nord) che porti ad una federazione dei parchi regionali e dei PLIS lombardi che realizzi concretamente e non solo sulla carta, la rete ecologica regionale in un ottica di un nuovo patto sociale e di nuova fruizione consapevole e corresponsabile da parte delle comunità locali.

4.    Perché vogliamo tutelare gli ultimi boschi pedemontani come il Bosco della Moronera, i boschi di Arcore ed, in particolare, salvare definitivamente il Bosco delle Querce di Seveso – monumento e sacrario mondiale della tragedia sociale ed ambientale legata alla diossina fuoriuscita dall’ICMESA nel 1976 – dallo sbancamento che provocherà la costruzione di Pedemontana, in barba alle prescrizioni del CIPE. Perché se il nostro impegno, anche tramite un legale, ha avuto come effetto la forte riduzione degli ettari sbancati dall’opera, non lo ha certo definitivamente scongiurato, e questo è un grave scandalo per l’Italia. Dopo aver infatti speso milioni di euro (e prima di lire) nella sua bonifica, ora svende (grazie all’ennesima legge regionale deroga) questo monumento vegetale, che era inedificabile, perché d’inciampo al “progresso”.

5.    Perchè non vogliamo che la tratta B2, colpita nel 1976 dalla nube tossica dell’ICMESA, venga nuovamente sconvolta con scavi all’interno delle ex aree A e B che, come testimoniato dai prelievi Certificati da ARPA eseguiti nell’aprile/giugno 2008, mostrano ancora una consistente presenza di diossina. Evidenziamo quindi la nostra preoccupazione derivante dal fatto che l’attuale progetto definitivo, ancora non ottempera alle vincolanti prescrizioni del CIPE e sul fatto che ci paiono sottovalutati i pericoli che possono derivare dalla movimentazione di terreno ancora CONTAMINATO da TCDD (diossina), nonché di altri terreni su cui il tracciato insiste dove nel tempo si sono evidenziate la presenza di discariche di rifiuti (talune delle quali abusive) che non ci capisce come si vogliano affrontare in un’ottica di trasparente tutela della salute pubblica.


6.    Perché si prendano subito provvedimenti radicali e innovativi in materia di infrastrutture. Se ci sono soldi, questi dovrebbero essere spesi per costruire – ORA e subito – quelle infrastrutture come ad esempio IL TRASPORTO SU FERRO (Pedemontana ferroviaria) E L’INTERSCAMBIO FERRO-GOMMA che permettano di mantenere stili di vita dignitosi in situazioni critiche: quindi occorrerebbe impegnarsi a migliorare il trasporto pubblico rendendo meno appetibile la macchina privata realizzando sistemi accessori di viabilità lenta (piste ciclabili).


7.    Perché in un momento di crisi economica come questo, tagliare o ridimensionare le grandi opere inutili è fondamentale, ed è fondamentale reinvestire questi fondi in tante piccole opere utili a questo paese ed alla sua economia capillare e diffusa che nella green economy sta vedendo uno dei pochi settori con segno positivo.


Per tutto questo noi ci siamo, perché la partecipazione nella gestione dei beni comuni è necessaria.

Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile


Leggi anche: Pedemontana ci toglie il sorriso

domenica 10 giugno 2012

Centinaia di persone abbracciano le Torrette di Macherio

Sabato 9 giugno 2012 diverse centinaia di persone si sono ritrovate per abbracciare le Torrette di Macherio.

La manifestazione organizzata dalle associazioni ambientaliste è stata arricchita da mostre, da una biciclettata lungo le strade vicinali della zona a cui hanno partecipato circa 60 persone , visite guidate all'Oratorio di Santa Margherita e una passeggiata naturalistica accompagnati da espertici botanici ed entomologi.

Un gruppo di bambini ha voluto omaggiare con un grosso cuore la chiesetta delle Torrette.

Insomma una bella festa che si è chiusa con lo slogan:

BASTA CEMENTO!
PIU' FRUMENTO!

Di seguito alcune foto della giornata.

Mostra sul consumo di suolo in Brianza
Alcuni piccoli cicloescursionisti
Animazione davanti alla chiesetta
I bambini disegnano il "grande cuore"
L'Oratorio di Santa Margherita alle Torrette
Lo striscione esposto durante l'evento
La chiesetta del Cuore
 



VOTA 
L'Oratorio di Santa Margherita, il viale dei pioppi e le aree agricole e naturali delle Torrette a Macherio come LUOGO DEL CUORE per il Censimento FAI 2012