Visualizzazione post con etichetta Alluvione 22/09/2025. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alluvione 22/09/2025. Mostra tutti i post

giovedì 18 dicembre 2025

Meda e il Torrente Tarò: cosa dice davvero lo studio idrologico

Una pagina dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò redatto da WISE

Nei giorni scorsi sul sito di Sinistra e Ambiente Meda è stato pubblicato un approfondimento dedicato allo Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò, presentato ufficialmente durante l’incontro pubblico del 28 novembre 2025 a Meda. Un appuntamento seguito con attenzione non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da cittadini, associazioni e stampa locale, vista la rilevanza del tema per la sicurezza idraulica e il futuro del territorio.

Lo studio, redatto da WISE, rappresenta una base tecnica importante per comprendere le cause delle esondazioni ricorrenti del Tarò e per valutare l’efficacia reale delle ipotesi di intervento finora discusse.

Dal documento emergono alcune conclusioni nette che meritano di essere ribadite, soprattutto alla luce delle pressioni di chi continua a proporre soluzioni che lo studio stesso considera poco utili o addirittura inutili.

In particolare:

  • Area di laminazione in Val de Mez / Valle di Cabiate: secondo lo studio, questa ipotesi non apporterebbe benefici significativi nella riduzione dei volumi di piena del Tarò e del Reticolo Idrico Minore (RIM). Al contrario, comporterebbe l’occupazione di un’area verde libera all’interno del Parco Regionale delle Groane-Brughiera, senza reali vantaggi idraulici.
  • Area di laminazione nel prato di via Trento/Trieste: anche questa soluzione è stata scartata. I costi elevati per il collegamento con l’alveo del Tarò e l’effetto modesto sulla riduzione dei picchi di piena renderebbero l’intervento inefficace, lasciando sostanzialmente invariata la portata del torrente.

Lo studio WISE conferma un dato ormai evidente: il Tarò è un corso d’acqua fortemente ingabbiato da decenni di urbanizzazione e antropizzazione eccessiva. Le sue naturali aree di esondazione sono state progressivamente occupate dal cemento, riducendo drasticamente la capacità del territorio di assorbire e rallentare le piene.

Per questo motivo, le soluzioni non possono limitarsi a interventi puntuali o simbolici, né tantomeno alla trasformazione degli ultimi spazi verdi rimasti.

Secondo Sinistra e Ambiente, e alla luce delle indicazioni tecniche dello studio, lo sguardo dovrebbe orientarsi verso:

  • Aree dismesse urbane, da valutare con attenzione per un possibile inserimento di vasche di laminazione o vasche volano, anche in collaborazione con Brianzacque.
  • Tutela e valorizzazione delle aree verdi residue, come quella di via Trento, già interessata da proposte di acquisizione al patrimonio pubblico per la realizzazione di un bosco urbano.

Si tratta di scelte che consentirebbero di coniugare mitigazione del rischio idraulico, riqualificazione urbana e benefici ambientali.

Lo studio richiama infine l’attenzione sulle aree di laminazione già previste e finanziate:

  • ad Alzate, sulla Roggia Vecchia;
  • a Mariano Comense, sul vallone del Tarò.

Entrambe sono localizzate in contesti verdi di pregio. Interventi impostati esclusivamente in chiave ingegneristica, senza un’adeguata valutazione ambientale e paesaggistica, rischierebbero di compromettere ecosistemi di valore, senza garantire un reale equilibrio tra sicurezza idraulica e tutela del territorio.

Lo Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le decisioni future. È un testo tecnico, ma necessario, che dovrebbe essere il punto di partenza per un confronto serio e informato, lontano da scorciatoie e soluzioni di facciata.

Il documento integrale è disponibile online ed è consultabile da chiunque voglia approfondire nel dettaglio dati, simulazioni e conclusioni dello studio (cliccare qui).

venerdì 5 dicembre 2025

Rischio idraulico a Meda: serve una strategia, non interventi isolati

Le informazioni, le immagini e le considerazioni riportate in questo articolo provengono dal resoconto pubblicato da Sinistra e Ambiente–Impulsi a seguito della presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, svoltasi a Meda il 28 novembre 2025. L’incontro, molto partecipato, ha visto la presenza della società WISE — incaricata dallo stesso Comune — oltre che dei tecnici di Regione Lombardia e di BrianzAcque.


Il 28 novembre 2025 la sala consiliare di Meda ha ospitato la presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, commissionato dall’amministrazione Santambrogio alla società WISE. A illustrare i contenuti tecnici è stato l’ingegnere Giacomo Galimberti, affiancato dall’Unità Organizzativa Difesa del Suolo di Regione Lombardia — rappresentata dal geologo Roberto Cerretti — e da BrianzAcque, con l’ing. Massimiliano Ferrazzini.

Un incontro molto partecipato, segnato da domande e preoccupazioni dei cittadini dopo l’alluvione del 22 settembre 2025, quando Seveso e Tarò/Certesa esondarono causando danni rilevanti in numerosi comuni della Brianza.

Il quadro critico del bacino del Seveso

Dai dati illustrati emerge un contesto di forte vulnerabilità idraulica. Il Seveso scorre per 39 km attraverso un territorio «impermeabilizzato per il 47%, percentuale che sale al 54% considerando anche il tratto milanese tombinato e il Redefossi».

Lo stesso tratto tombinato nel capoluogo rappresenta un nodo di criticità: «ha una portata di 40 mc/sec, molto inferiore rispetto ai 150 mc/sec potenzialmente in arrivo da monte». A ciò si aggiungono ben 48 ponti e manufatti che ostacolano il deflusso.

Le precipitazioni del 22 settembre — «221 mm in 48 ore in provincia di Monza e Brianza» — hanno superato le capacità di drenaggio del territorio, rendendo evidente la necessità di interventi strutturali.

Regione Lombardia ha ricordato il programma delle vasche di laminazione già attive o in costruzione (Senago, Parco Nord, Lentate) e quelle previste nelle aree golenali di Carimate, Vertemate, Cucciago e Cantù, ma ha ammesso che «non saranno comunque risolutive».

Torrente Tarò/Certesa: un sottobacino critico


Il sottobacino del Tarò/Certesa, 72,4 km² tra 19 comuni, si presenta densamente urbanizzato e frammentato: «100 tra ponti e tratti tombinati». Oltre alla vasca di Carugo, sono previste nuove opere ad Alzate Brianza (200.000 mc) e Mariano Comense (75.000 mc), con cantieri stimati tra il 2027 e il 2028.

Il principio, ha sottolineato WISE, è che «ogni intervento debba inserirsi in un contesto sovracomunale», per evitare effetti negativi a valle.

Le ipotesi di intervento a Meda: molte non sono efficaci


Lo studio ha analizzato il tratto medese del Tarò con rilievi laser scanner, valutando anche i contributi dei valletti minori (Rio Valletto, Valle delle Brughiere, Valle di Cabiate).


L’evento del 22 settembre è stato classificato come T100, un’alluvione dalla frequenza centenaria. In questo contesto sono stati valutati vari possibili interventi.

1. Vasca di laminazione sulla Valle di Cabiate: inefficace


WISE è netta: «L’area potrebbe contenere al massimo 1.400 mc, lontanissimi dai 5.000 necessari per un impatto significativo sul picco di piena».

L’opera sarebbe dunque priva di utilità idraulica. Sarebbero invece possibili interventi minori: «riprofilatura dell’alveo e installazione di barriere mobili impermeabili presso tombinatura e ponte».

2. Area di via Trento/via Meda: da escludere 

La realizzazione di una vasca da 28.500 mc non è considerata percorribile.

«Costi troppo alti e collegamento idraulico complicato, con beneficio irrilevante sulla piena del Tarò».


3. Innalzamento dei ponti: quasi impossibile



Le normative impongono 1,50 m tra intradosso e livello idrico.

«Ciò renderebbe impossibile realizzare rampe adeguate e potrebbe addirittura peggiorare la situazione a valle».

Fondi regionali: 440 mila euro a Meda

Regione Lombardia ha assegnato al Comune:

  • 120.000 euro per consolidare sponde e briglie del reticolo minore
  • 320.000 euro per ripristinare le spalle dei ponti danneggiati su Tarò e Valle di Cabiate


La svolta di BrianzAcque: dalle fognature alle “Città Spugna”

Ferrazzini ha ricordato che l’impermeabilizzazione urbana riduce drasticamente la capacità di assorbimento: «In campagna la pioggia è assorbita al 50%, in città solo al 10-15%».

Il risultato è che «molta acqua pulita finisce nelle fognature, che sfiorano e rigettano nei corsi d’acqua miscelando acque bianche e nere».

Le soluzioni di BrianzAcque includono:

  • Vasche volano (ipotesi in piazza Cavour e via Como)
  • Volanizzazione in linea con nuovi cassoni di scorrimento
  • Aiuole drenanti e sistemi SUDS, applicabili al progetto di via Indipendenza
  • Parco dell’Acqua con captazione in piazza Dozio e infiltrazione in via Angeli Custodi


Il punto di Sinistra e Ambiente–Impulsi

Il movimento ambientalista valuta positivamente il metodo prudenziale adottato da WISE: «Corretto evitare soluzioni affrettate, inutili o dannose, e soprattutto l’occupazione di aree libere con opere inefficaci».

Particolarmente rilevante il giudizio sull’area verde tra Meda e Cabiate: «L’area di via Trento/via Meda è l’ultimo fazzoletto di verde rimasto tra i due comuni. Va mantenuto e acquisito come Bosco Urbano».

Il gruppo chiede inoltre che vasche di laminazione o volano vengano valutate prima nelle aree dismesse cittadine, evitando nuovo consumo di suolo.

Critiche anche per il passato: «Grave aver convogliato nel collettore fognario di largo Terragni le acque tombinate dei torrenti Cà Bianca e Burraschi: una scelta che ha contribuito ai danni».

Sul piano sovracomunale, preoccupazione per le vasche previste ad Alzate e Mariano Comense, situate in aree di pregio naturalistico: «Non possiamo permetterci di perdere ecosistemi importanti. Le opere devono adottare soluzioni naturalistiche e a basso impatto».

Secondo Sinistra e Ambiente–Impulsi, però, le rassicurazioni non sono arrivate: «Né Regione Lombardia né il sindaco Santambrogio hanno assunto un impegno preciso».

Nonostante l’ampiezza del confronto, la serata si è chiusa senza una strategia condivisa: «È mancato un quadro generale e un coordinamento tra Comuni, AIPO, Regione e Province, fondamentale per evitare effetti negativi a valle».

Sinistra e Ambiente lamenta infine l’assenza di una programmazione futura: «Il sindaco non ha indicato né una fase successiva né un nuovo incontro pubblico di approfondimento».

lunedì 20 ottobre 2025

Alluvioni e fondi pubblici: ridefinire le priorità per proteggere Meda, Cabiate e Seveso


L’alluvione del 22 settembre ha evidenziato la fragilità del bacino del Seveso e del sistema idraulico locale: oltre 5 milioni di metri cubi di acqua e fango hanno attraversato la città di Meda, provocando danni diffusi a infrastrutture, abitazioni e terreni.

La gestione del rischio idraulico richiede oggi decisioni rapide, mirate e strutturate per garantire la sicurezza delle comunità e ridurre costi futuri. In questi giorni, Gianni Del Pero, geologo ed ex Presidente Delegato del WWF Lombardia, ha inviato una dettagliata analisi tecnica agli amministratori comunali del territorio, nella quale mette in luce criticità e propone una riallocazione più efficace delle risorse già disponibili.

Nel territorio sono stati predisposti progetti per la realizzazione di vasche di laminazione ad Alzate Brianza (capienza 200.000 m³) e a Mariano Comense (capienza 75.000 m³). Questi interventi risultano già finanziati per oltre 13 milioni di euro complessivi e sono finalizzati alla protezione degli abitati di Mariano e Carugo.

Tuttavia, come sottolinea Del Pero:

  • gran parte delle piene che hanno colpito Meda, Cabiate e Seveso nell’evento del 22 settembre si sono generate a valle delle aree in cui sono previste le vasche; pertanto tali bacini non intercetterebbero questi apporti idrici in caso di eventi analoghi futuri;
  • le opere progettate prevedono strutture in cemento armato molto costose che assorbono risorse significative pur proteggendo una porzione limitata del bacino;
  • altri comuni gravemente colpiti (Meda, Cabiate, Seveso, Cantù e altri) non dispongono di finanziamenti per interventi emergenziali o manutentivi.

Questa verifica induce a porre domande di efficacia e priorità: conviene spendere risorse ingenti per opere localizzate a monte, se le piene più dannose vengono prodotte a valle?

Del Pero suggerisce di rivedere l’impostazione dei progetti di Alzate e Mariano per ottenere risultati più ampi e rapidi. Le azioni proposte sono:

  1. Riprogettare le vasche per ridurre l’uso di strutture in cemento e valorizzare soluzioni di “laminazione naturale” (rimodellamento morfologico di aree già idonee), come già fatto nella Valle del Lura. Vantaggi: costi minori, tempi di realizzazione ridotti, maggiore compatibilità ambientale. Obiettivo: liberare risorse finanziarie già assegnate per destinarle a interventi urgenti a valle.
  2. Destinare parte dei fondi già stanziati a opere immediate nei comuni oggi esclusi dai progetti (Meda, Cabiate, Seveso), con interventi di manutenzione e piccole opere idrauliche ad alta efficacia.
  3. Integrare soluzioni “grigie” e “verdi”, cioè opere di consolidamento arginale e adeguamento dei ponti, insieme ad aree di espansione e riqualificazione fluviale.

La tabella seguente riassume i principali interventi attualmente previsti nel bacino, con i relativi importi e fonti di finanziamento:

 

Intervento Comuni Importo
lavori
Finanziamento
Area laminazione roggia Vecchia in via Santuario Alzate Brianza € 3.120.000 € 6.300.000
Argine roggia Vecchia a Sant’Ambrogio Carugo € 170.000 € 340.000
Sistema monitoraggio vasca esistente roggia Vecchia Carugo € 30.000 € 40.000
Argine roggia Vecchia via Luini / Caravaggio / Segantini Mariano Comense € 200.000 € 435.000
Area laminazione torrente Terrò - Cascina Cottina Mariano Comense € 1.170.000 € 2.620.000
Fitodepurazione scarico A7 Mariano Comense € 60.000 € 135.000
Protezione spondale Terrò su SP 32 Mariano Comense € 30.000 € 50.000
 

Per diversi comuni del bacino, Del Pero elenca interventi immediati e a basso costo, in grado di ridurre sensibilmente il rischio:

  • Manutenzione idraulico-forestale degli alvei (pulizia, rimozione ostacoli, controllo del trasporto solido);
  • Rialzo e consolidamento argini nei tratti critici (es. sponda sinistra del Tarò da Via Valseriana a Via Luigi Rho);
  • Aumento della luce dei ponti e dei sottoattraversamenti per favorire il deflusso e limitare i rigurgiti;
  • Sistemi di monitoraggio e allerta;
  • Laminazioni diffuse in aree come la Val de Mez, che intercettano le acque a ridosso dei centri abitati.

Questi lavori possono essere realizzati rapidamente e con spese contenute, a condizione che si proceda a una riallocazione dei fondi e a una semplificazione delle procedure.

Secondo Del Pero, i finanziamenti possono essere reperiti principalmente attraverso:

  • Riassegnazione dei fondi già stanziati per le vasche, riducendo le spese su strutture troppo costose e investendo in interventi diffusi;
  • Fondi emergenziali nazionali e regionali;
  • Accordi tra comuni del bacino per presentare progetti condivisi;
  • Cofinanziamenti e fondi europei per adattamento climatico;
  • Prioritizzazione: impiegare prima le risorse per manutenzioni e opere a massimo impatto.

Voce Importo Note
Totale importi lavori previsti € 4.780.000 Somma degli interventi principali
Totale complessivo finanziamenti assegnati € 9.920.000 Finanziamenti già disponibili
Quota utilizzabile per interventi alternativi ≈ € 5.000.000 Possibili risparmi da riprogrammare
Fondi mancanti per Cabiate, Meda, Seveso € 0 Nessun finanziamento previsto attualmente
Interventi urgenti in Val de Mez e alveo Tarò Modesti Costo molto inferiore ai 15 mln delle vasche

 

Oggi, 20 novembre, si riunirà il Comitato di Coordinamento del Contratto di Fiume Seveso (sottoscritto anche da Meda nel 2008), per verificare l’attuazione del Programma d’Azione 2024.

Il piano attuale prevede finanziamenti solo per le vasche di Alzate e Mariano, mentre le proposte di laminazione a Cabiate e Meda (Val de Mez) non hanno ancora copertura economica. Questo appuntamento sarà decisivo per ridefinire le priorità e sbloccare interventi urgenti a valle.
La riduzione del rischio idraulico nel bacino del Seveso non può basarsi su un’unica grande opera, ma su una rete di interventi coordinati, diffusi e tempestivi.

Documento integrale

Per completezza, pubblichiamo integralmente la lettera inviata da Gianni Del Pero agli amministratori comunali di Meda, contenente l’analisi tecnica e le proposte dettagliate.


Interventi Anti-Alluvione urgenti e indifferibili. Quali sono e come finanziarli. 

di Gianni Del Pero

Gent.mi Amministratori Comunali l'evento catastrofico del 22 settembre ha devastato la nostra Città. Leggo l'attenta analisi sviluppata dal nostro Sindaco Luca Santambrogio condivisa sui social e media con l'elencazione delle attività da intraprendere. Si ripone grande speranza nella realizzazione di vasche di laminazione ad Alzate e Mariano, auspicando che gli enti preposti si attivino tempestivamente per gli interventi di emergenza. Per alcune azioni si evidenzia la necessità di avere adeguata copertura finanziaria, anche per quegli interventi che sono di competenza del comune. Sottopongo alla Vostra attenzione e Intervengo qui su un punto fondamentale: le vasche di Alzate e Mariano che prevedono di invasare rispettivamente 200mila e 75000 mc per mettere in sicurezza i soli abitati di Mariano e Carugo (questo e' l'obiettivo dichiarato dei progetti predisposti che non si occupano della difesa idraulica di Cabiate, Meda e Seveso). La piena del Taro'-Terro'- Certesa del 22 settembre ha visto transitare nella nostra città oltre 5milioni di mc di acqua e fango, una quantità enorme anche perché gran parte degli apporti si sono generati nella porzione di bacino a valle delle vasche di Mariano che quindi anche in futuro non potrebbero intercettarle. I progetti di Alzate e Mariano sono già finanziati oltre 13 milioni di euro ma prevedono opere costosissime che comunque non serviranno né a risolvere né a mitigare i problemi di Cabiate, Meda e Seveso che attendono invece interventi urgentissimi come quelli effettuati in Val de Mez e quelli per la rimozione delle macerie degli argini crollati in alveo che saranno curati da AIPO. Non ci sono invece finanziamenti per altri interventi in nessuno degli altri comuni del bacino idrografico a partire da Meda, ma anche per Cabiate, Seveso e a nord-ovest a Cantù. 

Credo quindi che sia necessario rivedere il progetto ed il relativo quadro economico delle vasche di Alzate e Mariano e delle opere accessorie previste solo in quei comuni e a Carugo, per liberare risorse economiche già disponibili da spendere subito nei nostri comuni. Modificare l'impostazione progettuale rinunciando a costose opere in cemento armato a favore di un rimodellamento morfologico di aree già idonea alla laminazione (come è stato fatto nella Valle del Lura e come è già in progetto di fare a Cabiate e anche a Meda in Val de Mez) consentirebbe di risparmiare vari milioni di euro tra quelli già disponibili (e lo ripeto, sono finanziamenti già assegnati al nostro territorio) da utilizzare subito anche a Meda, oltre che negli altri comuni che sono al momento esclusi dalla progettazione di opere e interventi "Anti-Alluvione". 
 

A Meda sappiamo bene cosa serve e sappiamo ancor meglio che dobbiamo intervenire subito per la manutenzione idraulico-forestale dell'alveo del Taro' e delle Vallette anche bloccando il trasporto solido,per il rialzo arginale in sponda sinistra Taro' a partire da Via Valseriana a Via Luigi Rho, per l'aumento della luce dei ponti, per impedire il rigurgito e aumentare il deflusso a partire da quello di Via Luigi Rho. Pochi soldi rispetto ai 15 milioni impegnati per le vasche... Il 20 Novembre è convocato il Comitato di coordinamento del Contratto di Fiume Seveso (contratto che anche Meda ha sottoscritto nel 2008) per la valutazione dello stato di attuazione del programma di azioni approvato ad Ottobre del 2024 dove sono previste le vasche di Alzate e Mariano (Finanziate) e tra gli altri interventi anche due proposte di laminazione a Cabiate e a Meda, in Val de Mez (per le quali invece non sono previsti finanziamenti) Ringraziando per l'attenzione, certo che saprete adottare le decisioni più appropriate per la nostra Città. 


mercoledì 1 ottobre 2025

Emergenza rischio idrogeologico: bloccare nuove costruzioni


Abbiamo tutti negli occhi le immagini drammatiche di questi giorni: fiumi di fango che travolgono edifici e automobili, frane, strade interrotte, paura e disagi per la popolazione.

Sono ancora in corso interventi dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, del personale di enti pubblici e anche di tanti volontari.

Mentre si inizia a valutare l’entità dei danni e da più parti si chiede di dichiarare lo stato di emergenza, che resta un atto necessario, noi riteniamo imprescindibile prendere atto che non si tratta di fenomeni isolati e che occorre mettere in atto serie ed efficaci misure di prevenzione.


Gli esperti ci dicono che le cause di questi eventi sono molteplici e complesse:

  • la vulnerabilità geologica del territorio lariano e la fragilità idrogeologica, documentata da tempo sulle mappe delle zone a rischio di dissesto di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e da innumerevoli valutazioni specialistiche, riprese anche negli strumenti urbanistici comunali;
  • la sempre maggior frequenza, intensità e imprevedibilità di eventi meteorologici avversi, sintomi di un cambiamento climatico in atto che non può più essere negato;
  • lo stato di abbandono delle aree montane e boschive e la conseguente scarsa manutenzione;
  • la cementificazione selvaggia del territorio, con consumo di suolo vergine e permeabile, che non risparmia l’alveo dei torrenti, le fragili zone a fronte lago e i pendii più scoscesi.

Per le cause correlate alla vulnerabilità geologica e ai cambiamenti climatici è necessario e urgente avviare studi e approfondimenti per trovare strategie di mitigazione dei rischi. I risultati, purtroppo, non saranno immediati. Al contrario, per la manutenzione delle aree montane e boschive e per bloccare la cementificazione selvaggia possiamo agire subito!

E se i nostri boschi richiedono un impegno di risorse e progetti adeguati, lo stop al consumo di suolo è solo questione di volontà politica.

Se si vuole davvero prevenire pericoli e danni come quelli della settimana scorsa, è necessario fermare la realizzazione di nuove e impattanti costruzioni sulle sponde del lago e sul territorio lariano, per quanto economicamente appetibili.

Pensiamo, ad esempio, al progetto di un nuovo resort di lusso a Torno, ma non solo.

A fronte di queste evidenze, le parole del sindaco di Torno, intervistato da Espansione TV a proposito di questo progetto, ci sono sembrate totalmente fuori luogo, laddove ha affermato che:
“Un’operazione di questo tipo darebbe alle casse comunali fondi da investire contro il dissesto idrogeologico. Se la convenzione fosse stata già approvata e il progetto fosse in una fase più avanzata, probabilmente il disastro di questi giorni non si sarebbe verificato”.

È assurdo pensare che, per combattere l’impatto e i danni provocati dalla cementificazione, si debba costruire di più, sacrificando altro suolo verde! E questo per avere risorse da destinare a interventi compensativi (a loro volta impattanti).

Speriamo davvero che il sindaco si documenti meglio sui problemi che mettono a rischio il paese e su come affrontarli! Nessuna compensazione ambientale potrà riparare i danni umani, strutturali e naturali di eventi estremi come quelli che ci hanno appena colpito e che con molta probabilità potrebbero colpirci in futuro.

La responsabilità di investire le risorse necessarie per la prevenzione e contro il dissesto idrogeologico è delle istituzioni, non certo di un privato che agisce per il proprio (legittimo) interesse.

Noi chiediamo invece che tutti gli attori istituzionali – Comuni, Provincia e Regione – si assumano impegni concreti, supportati da adeguate risorse economiche, per ridurre i rischi e mettere in sicurezza il territorio, ciascuno per la propria competenza, ma con una regia unica. Non in ordine sparso.

Consapevoli che la prevenzione passa anche attraverso un quadro normativo più rigoroso, che impedisca nuove e impattanti costruzioni sulle sponde del lago, chiediamo alla politica di impegnarsi in questa direzione.

In attesa, però, di regole più stringenti che portino a non cementificare ulteriormente il territorio e le sponde del lago e in attesa di accertamenti sulle reali situazioni di rischio e pericolo, per mettere in atto provvedimenti adeguati, chiediamo che contestualmente allo stato di emergenza si decreti la sospensione temporanea di nuove costruzioni nei comuni che hanno subito frane e inondazioni causate dal maltempo.

Non dimentichiamo che ogni nuova costruzione contribuisce a rendere meno permeabile il suolo e a intaccare un equilibrio che è già sufficientemente precario, come abbiamo avuto conferma in questi giorni drammatici.

  • Circolo Legambiente A. Vassallo – Enzo Tiso
  • Circolo Ambiente Ilaria Alpi – Roberto Fumagalli
  • Italia Nostra, Sezione Como – Darko Pandakovic
  • WWF Insubria – WWF Lombardia – Gianni Del Pero
  • Associazione Iubilantes odv – Giorgio Costanzo
  • Associazione Lario e Ambiente – Consiglio Direttivo
  • La NaturaW onlus – Giorgio Gatti
  • Associazione La Nostra Valle aps – Alessandro Zangrandi
  • Gruppo Naturalistico della Brianza – Roberto Cerati


NOTA
Sul progetto di Torno, il Comune ha da poco pubblicato sul sito SIVAS di Regione Lombardia le osservazioni espresse da enti pubblici e associazioni nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica. Si tratta di osservazioni e pareri in gran parte critici, compreso il parere di fatto negativo della Soprintendenza.
Tutti i pareri sono disponibili su questo sito:
https://www.sivas.servizirl.it/sivas/#/login/schedaProcedimento?idProcedimento=1&idPiano=1353802

giovedì 25 settembre 2025

Emergenza alluvione a Meda: servono volontari e donazioni

Immagine tratta dalla pagina Fb del Comune di Meda

Le immagini dell’esondazione del Tarò e delle sue conseguenze hanno colpito tutti. Case, strade, attività commerciali e famiglie medesi sono state travolte da un evento che ha lasciato dietro di sé danni pesanti e tanta sofferenza. Alcuni volontari ci hanno raccontato che la situazione è davvero “brutta” e richiede l’aiuto di tutti: c’è bisogno urgente di braccia, di tempo e di solidarietà.

Il sindaco di Seregno, Alberto Rossi, ha rilanciato l’appello del Comune di Meda per la ricerca di volontari disponibili a dare una mano nelle operazioni di supporto.
Chi vuole rendersi disponibile può farlo in modo molto semplice: basta inviare un SMS al numero +39 345 7112105 scrivendo come testo: “Voglio aiutare”.

Oltre al bisogno di aiuto pratico, il Comune di Meda ha attivato anche una raccolta fondi straordinaria a favore della popolazione colpita, attraverso lo strumento del Fondo Meda Città Solidale.
È possibile contribuire con una donazione sul seguente conto corrente:

  • IBAN: IT54O0844033360000000016927
  • Banca: Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza, filiale di Meda
  • Intestato a: Società di San Vincenzo De Paoli
  • Causale: “Emergenza Alluvione 2025”

Le donazioni sono detraibili e verrà inviata apposita ricevuta previa comunicazione dei propri dati anagrafici e fiscali.

Il Fondo Meda Città Solidale, nato nel 2014 come strumento di welfare comunitario, opera grazie alla rete tra Caritas, San Vincenzo, sindacati, associazioni, parrocchie e cittadini, e oggi rappresenta un punto di riferimento concreto per affrontare insieme questa nuova emergenza.

👉 Di fronte a questi fatti, chiunque abbia la possibilità è invitato a dare una mano, come volontario o con un contributo economico. In momenti come questi, la solidarietà non è solo un gesto di vicinanza, ma una necessità vitale per chi ha perso tanto in poche ore.

Il Parco Fluviale del Seveso: risposta concreta a un territorio fragile

 
PARCO FLUVIALE DELLA VALLE DEL SEVESO:
UN’UTOPIA POSSIBILE!

Sabato 27 settembre 2025 - ore 15:30
Biblioteca Cassina Anna
Bruzzano
Via S. Arnaldo 17, 20161 Milano


Creare un parco lungo 52 km, trasformando un torrente lasciato all’incuria e all’abusivismo in un’oasi di boschi, radure, passeggiate e socialità può sembrare un’impresa ardua!
Ma è anche una risposta – una delle poche possibili – ai problemi di un territorio fragile, minato da un’urbanizzazione ipertrofica, da un eccessivo consumo (ed impermeabilizzazione) di suolo e da rischi di dissesto idrogeologico. L’alluvione del 22 settembre ne ha dato una drammatica conferma, mostrando ancora una volta l’urgenza di intervenire.

Il parco fluviale è inoltre un modo efficace per combattere i mutamenti climatici, contrastare il riscaldamento globale e promuovere la biodiversità.

Il Laboratorio Parco Valle del Seveso invita tutti a un incontro per conoscere i dettagli di questo appassionante progetto (approvato nel 2024 dalla Regione Lombardia) e scoprire come partecipare!

Intervengono

  • Arturo Calaminici (Laboratorio Parco Valle Seveso)
  • Alberto Colombo (Laboratorio Parco Valle Seveso)
  • Salvatore Scebba (Laboratorio Parco Valle Seveso)
  • Matteo de Paolis (Comitato di Quartiere di Bruzzano)

A cura di: Amici del Parco Nord – Laboratorio Parco Valle del Seveso
In collaborazione con: Comitato di Quartiere di Bruzzano

👉 Ingresso libero previa compilazione dell’apposito modulo: iscrizione.

 

Terrò, Tarò, Certesa: dall’alluvione del 22 settembre un invito a riflettere sui fiumi


L’alluvione del 22 settembre scorso, che ha duramente colpito i comuni attraversati dai torrenti Tarò-Terrò-Certesa, affluenti del Seveso, è l’ennesimo campanello d’allarme. Un segnale che ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio del nostro territorio e quanto sia urgente tornare a rispettare i corsi d’acqua, spesso costretti, cementificati e dimenticati.

Da questa consapevolezza nasce l’invito promosso da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, che organizzano un appuntamento speciale in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi, all’interno della rassegna L’arte della terra – Festival. Domenica 28 settembre il programma prevede due momenti significativi nei comuni di Meda e Seveso, all’interno dell’Atlante delle rive, progetto teatrale di Marco Paolini dedicato ai fiumi d’Italia.

Alle 15.00, con ritrovo nel parcheggio di via Vignazzola a Meda (tra via Brennero e via Certesa), partirà una breve escursione di circa 4 km. Guidati dal geologo Gianni Del Pero, i partecipanti percorreranno i sentieri del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, camminando lungo le sponde del Tarò-Certesa per poi raggiungere il Paradiso Verde e rientrare attraverso le ciclopedonali. L’escursione sarà anche un’occasione per verificare le condizioni dei percorsi dopo l’alluvione e per riscoprire la bellezza e le criticità del bacino del Seveso.

Al termine della passeggiata, presso lo Chalet del Bosco delle Querce in via Ada Negri a Seveso, si terrà un incontro pubblico curato ancora da Del Pero. Con il supporto di immagini e video, sarà raccontata la storia e la geografia del bacino del Seveso: dalle sorgenti alla confluenza, passando per i torrenti Tarò e Certesa e gli innumerevoli corsi d’acqua che attraversano la Brughiera. Un momento di approfondimento per comprendere le cause delle esondazioni e riflettere sugli interventi possibili e necessari.

L’iniziativa, promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, è gratuita e aperta a tutti. È gradita la prenotazione al numero 393 063347 o via email a teatroinfolio@mac.com

martedì 23 settembre 2025

Como e Brianza, acqua e cemento travolgono i territori

Frana a Blevio

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Il maltempo ha colpito duro tra la notte e il mattino di ieri, lunedì 22 settembre, soprattutto nelle province di Como e di Monza-Brianza, come previsto dalle allerte meteo. Un disastro che ha messo in ginocchio molti territori e molte famiglie, uno scenario che - purtroppo - si ripete sempre più spesso, complice anche la crisi climatica che ci presenta il conto, aumentando la frequenza e l'intensità di questi fenomeni meteo acuti con intensi acquazzoni e conseguenti frane e allagamenti nei territori idrogeologicamente più a rischio.
 
Non a caso tra le aree più colpite abbiamo il Comasco, a cominciare dalla città capoluogo dove le paratie (ci diranno per l'ennesima volta che non sono ancora completate!) si sono dimostrate inefficaci a fermare le acque, stavolta provenienti non dal lago bensì direttamente dalle piogge e dalle tubature. E poi i territori più prospicienti il lago, in particolare il versante orientale del ramo comasco del Lario, tra Como, Blevio e Torno, comune quest'ultimo dove contraddittoriamente il sindaco invoca ora lo stato di calamità naturale, ma contemporaneamente insiste per autorizzare un nuovo resort turistico sugli stessi pendii a rischio idrogeologico!
 
Sempre ieri abbiamo assistito agli allagamenti nella Bassa Comasca: Cabiate, Mariano Comense, Cantù, non a caso i territori più cementificati della provincia di Como, in cui i terreni impermeabilizzati arrivano a superare il 50% della superficie totale!
 
E poi ancora una volta la provincia di Monza-Brianza che - ricordiamo - è in assoluto la più cementificata a livello nazionale!
    
In definitiva gli eventi meteo estremi (che, come detto, dovremo purtroppo aspettarci con sempre maggior frequenza e intensità) non fanno altro che mettere in evidenza una pericolosa correlazione già conosciuta: fenomeni atmosferici acuti e consumo di suolo rappresentano un mix rovinoso, per l'equilibrio ambientale e per la sicurezza di chi in quei territori vi abita. 
  
L'unico modo per invertire il trend è cancellare ogni previsione di nuovo consumo di suolo: basta con nuovi capannoni, centri commerciali, case, strade. In tal senso pensiamo al pesantissimo impatto che avranno nuove infrastrutture stradali come la Pedemontana o la Canturina bis su territori già ora a rischio, come si è messo in evidenza in questi giorni. Gli Amministratori che governano le Istituzioni - dai Comuni, alle Province, alla Regione, tutti competenti in materia di gestione del territorio - non possono continuare a far finta di nulla, continuando a promuovere nuova cementificazione nei loro PGT o nuovi progetti stradali fuori da ogni logica.
Per questo dobbiamo pretendere con forza lo stop al consumo di suolo!

Esondazioni del Seveso, Legambiente rilancia: “Serve un Parco fluviale, non solo aree di laminazione”

Il fiume Seveso, ancora scoperto, a Milano (quartiere Niguarda)

Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, la valle del Seveso è stata nuovamente travolta da piogge torrenziali: fino a 200 millimetri di pioggia caduti in poche ore tra Comasco e Canturino, oltre 100 millimetri nei quartieri settentrionali di Milano. Il risultato è stato l’ennesimo allagamento, con esondazioni dalla Brianza fino al centro della metropoli.

Un fenomeno che, secondo Legambiente Lombardia, non può più essere considerato un’emergenza imprevista. “La precipitazione di questi giorni è un avvertimento da non sottovalutare,” spiega l’associazione ambientalista, ricordando che eventi simili saranno sempre più frequenti e intensi con l’avanzare della crisi climatica.

Le vasche di laminazione del Parco Nord Milano hanno contenuto parzialmente l’ondata, guadagnando qualche ora preziosa, e per la prima volta sono entrate in funzione anche quelle di Senago. Tuttavia, l’acqua ha comunque raggiunto il cuore della città. “Se fosse stata realizzata la vasca di Varedo – osserva Legambiente – forse si sarebbe potuto evitare l’allagamento di Milano. Ma pensare di risolvere tutto con opere idrauliche sempre più monumentali significa non fare i conti con la realtà degli eventi catastrofici.”

È qui che entra in gioco la proposta di lungo periodo: il Parco del Seveso.
“La grande opera di prevenzione di cui la metropoli ha bisogno è un paziente ma determinato lavoro di ripristino della valle del Seveso, un lavoro pianificato per restituire al torrente le sue naturali pertinenze territoriali, liberandole dalle urbanizzazioni che le hanno invase,” sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

Il progetto punta a trasformare l’intera valle del fiume in un grande corridoio ecologico e paesaggistico, capace di garantire sia sicurezza idraulica sia qualità ambientale. Non si tratta solo di fermare il consumo di suolo, ma di un vero disegno di ricostruzione del paesaggio fluviale, in grado di restituire al Seveso il suo corso naturale e ai cittadini la tranquillità necessaria.

“Questo progetto vogliamo chiamarlo Parco del Seveso, ma è molto di più: è una grande opera di rigenerazione territoriale – aggiunge Legambiente – da cui nessuno, a partire dalla città di Milano, deve potersi chiamare fuori.”

Il Seveso, che a Milano scorre per lunghi tratti tombinato nel sottosuolo, rivendica oggi con forza la sua valle. L’associazione ambientalista chiede che il tema entri a pieno titolo nei piani urbanistici dei comuni attraversati, affinché la gestione delle acque non sia ridotta a un problema tecnico ma diventi una scelta di pianificazione territoriale.

lunedì 22 settembre 2025

Meda sott’acqua: l’alluvione del Tarò era già scritta nei piani comunali

Immagini ricevute da cittadini

«Non abbiamo mai visto una cosa del genere, è una situazione apocalittica»
. Così il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, ha commentato l’alluvione che oggi, lunedì 22 settembre, ha messo in ginocchio la città. Strade sommerse, piazze allagate, blackout diffusi, la casa di riposo isolata: un disastro che i cittadini ricordano simile soltanto a quello del 2014.

Eppure, la relazione “Rischio da esondazione del reticolo idrografico” del Comune di Meda (aggiornata nel 2021) descriveva con precisione gli scenari che si sono verificati oggi.

Il documento distingueva due tipologie principali di rischio:

  • «allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio»;
  • «esondazione del Torrente Certesa e dei corsi d’acqua del reticolo superficiale (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Due situazioni che si sono materializzate oggi: fognature saltate, strade trasformate in torrenti, esondazioni diffuse in via Como, piazza Cavour, vicolo Rho, Largo Europa.

Il Piano metteva in guardia sullo stato del torrente Tarò:

  • «Il tratto in Comune di Meda (…) si presenta con una tipologia monocorsuale a sezione varia, tipicamente rettangolare, con sponde raramente naturali e prevalentemente artificiali, (…) con notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».

Un alveo forzato, stretto e irregolare, che in occasione di piogge intense «accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio (…) elevata velocità della corrente e dell’onda di piena».

Un’analisi che coincide con le parole del geologo medese e presidente del WWF Lombardia, Gianni Del Pero: «il Ponte de la Svizzera è la causa prima del rigurgito a monte e delle esondazioni, lo sappiamo dal 2002, sarebbe ora di fare concretamente qualcosa».


Secondo lo scenario riportato nel Piano, in caso di piena il Tarò avrebbe esondato proprio nei punti colpiti oggi:

  • «il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille»;
  • «l’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione»;
  • «la mobilità in direzione est-ovest è temporaneamente interrotta ed anche il trasporto pubblico tramite treno potrebbe venire interrotto».

Una previsione che sembra la cronaca della giornata di oggi, con le stesse vie allagate, la zona del Municipio sott’acqua e la viabilità cittadina bloccata.

Il Piano era chiaro: «Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».

La conferma arriva anche dai dati: oltre il 7% del territorio comunale è classificato a pericolosità idraulica media o elevata, con danni potenziali a case, scuole, attività economiche e servizi essenziali.


Quello che il sindaco ha definito «più grave dell’alluvione del 2014» non era quindi un evento imprevedibile, ma lo scenario di rischio che il Comune stesso aveva messo nero su bianco, avvertendo: «La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento del fiume (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

Un giudizio che Del Pero ha ribadito nelle stesse ore dell’emergenza: «Le fognature non reggono, il drenaggio urbano è insufficiente in una città quasi totalmente impermeabilizzata. Gli scolmatori non riescono a scaricare nel Tarò che si gonfia ulteriormente ed esonda: è il copione che vediamo ripetersi da anni».

📌 Estratti dal Piano comunale di emergenza di Meda (2021)


Sulle tipologie di rischio

«Allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio».
«Esondazione del Torrente Certesa (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Sullo stato del torrente
«Il tratto in Comune di Meda (…) presenta notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».
«Il torrente Certesa ha le caratteristiche di un collettore in condizioni di magra, mentre durante le piene accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio».


Sulle zone vulnerabili

«Il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille».
«L’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione».

Sul livello di rischio complessivo
«Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».
«La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».