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venerdì 5 dicembre 2025

Rischio idraulico a Meda: serve una strategia, non interventi isolati

Le informazioni, le immagini e le considerazioni riportate in questo articolo provengono dal resoconto pubblicato da Sinistra e Ambiente–Impulsi a seguito della presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, svoltasi a Meda il 28 novembre 2025. L’incontro, molto partecipato, ha visto la presenza della società WISE — incaricata dallo stesso Comune — oltre che dei tecnici di Regione Lombardia e di BrianzAcque.


Il 28 novembre 2025 la sala consiliare di Meda ha ospitato la presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, commissionato dall’amministrazione Santambrogio alla società WISE. A illustrare i contenuti tecnici è stato l’ingegnere Giacomo Galimberti, affiancato dall’Unità Organizzativa Difesa del Suolo di Regione Lombardia — rappresentata dal geologo Roberto Cerretti — e da BrianzAcque, con l’ing. Massimiliano Ferrazzini.

Un incontro molto partecipato, segnato da domande e preoccupazioni dei cittadini dopo l’alluvione del 22 settembre 2025, quando Seveso e Tarò/Certesa esondarono causando danni rilevanti in numerosi comuni della Brianza.

Il quadro critico del bacino del Seveso

Dai dati illustrati emerge un contesto di forte vulnerabilità idraulica. Il Seveso scorre per 39 km attraverso un territorio «impermeabilizzato per il 47%, percentuale che sale al 54% considerando anche il tratto milanese tombinato e il Redefossi».

Lo stesso tratto tombinato nel capoluogo rappresenta un nodo di criticità: «ha una portata di 40 mc/sec, molto inferiore rispetto ai 150 mc/sec potenzialmente in arrivo da monte». A ciò si aggiungono ben 48 ponti e manufatti che ostacolano il deflusso.

Le precipitazioni del 22 settembre — «221 mm in 48 ore in provincia di Monza e Brianza» — hanno superato le capacità di drenaggio del territorio, rendendo evidente la necessità di interventi strutturali.

Regione Lombardia ha ricordato il programma delle vasche di laminazione già attive o in costruzione (Senago, Parco Nord, Lentate) e quelle previste nelle aree golenali di Carimate, Vertemate, Cucciago e Cantù, ma ha ammesso che «non saranno comunque risolutive».

Torrente Tarò/Certesa: un sottobacino critico


Il sottobacino del Tarò/Certesa, 72,4 km² tra 19 comuni, si presenta densamente urbanizzato e frammentato: «100 tra ponti e tratti tombinati». Oltre alla vasca di Carugo, sono previste nuove opere ad Alzate Brianza (200.000 mc) e Mariano Comense (75.000 mc), con cantieri stimati tra il 2027 e il 2028.

Il principio, ha sottolineato WISE, è che «ogni intervento debba inserirsi in un contesto sovracomunale», per evitare effetti negativi a valle.

Le ipotesi di intervento a Meda: molte non sono efficaci


Lo studio ha analizzato il tratto medese del Tarò con rilievi laser scanner, valutando anche i contributi dei valletti minori (Rio Valletto, Valle delle Brughiere, Valle di Cabiate).


L’evento del 22 settembre è stato classificato come T100, un’alluvione dalla frequenza centenaria. In questo contesto sono stati valutati vari possibili interventi.

1. Vasca di laminazione sulla Valle di Cabiate: inefficace


WISE è netta: «L’area potrebbe contenere al massimo 1.400 mc, lontanissimi dai 5.000 necessari per un impatto significativo sul picco di piena».

L’opera sarebbe dunque priva di utilità idraulica. Sarebbero invece possibili interventi minori: «riprofilatura dell’alveo e installazione di barriere mobili impermeabili presso tombinatura e ponte».

2. Area di via Trento/via Meda: da escludere 

La realizzazione di una vasca da 28.500 mc non è considerata percorribile.

«Costi troppo alti e collegamento idraulico complicato, con beneficio irrilevante sulla piena del Tarò».


3. Innalzamento dei ponti: quasi impossibile



Le normative impongono 1,50 m tra intradosso e livello idrico.

«Ciò renderebbe impossibile realizzare rampe adeguate e potrebbe addirittura peggiorare la situazione a valle».

Fondi regionali: 440 mila euro a Meda

Regione Lombardia ha assegnato al Comune:

  • 120.000 euro per consolidare sponde e briglie del reticolo minore
  • 320.000 euro per ripristinare le spalle dei ponti danneggiati su Tarò e Valle di Cabiate


La svolta di BrianzAcque: dalle fognature alle “Città Spugna”

Ferrazzini ha ricordato che l’impermeabilizzazione urbana riduce drasticamente la capacità di assorbimento: «In campagna la pioggia è assorbita al 50%, in città solo al 10-15%».

Il risultato è che «molta acqua pulita finisce nelle fognature, che sfiorano e rigettano nei corsi d’acqua miscelando acque bianche e nere».

Le soluzioni di BrianzAcque includono:

  • Vasche volano (ipotesi in piazza Cavour e via Como)
  • Volanizzazione in linea con nuovi cassoni di scorrimento
  • Aiuole drenanti e sistemi SUDS, applicabili al progetto di via Indipendenza
  • Parco dell’Acqua con captazione in piazza Dozio e infiltrazione in via Angeli Custodi


Il punto di Sinistra e Ambiente–Impulsi

Il movimento ambientalista valuta positivamente il metodo prudenziale adottato da WISE: «Corretto evitare soluzioni affrettate, inutili o dannose, e soprattutto l’occupazione di aree libere con opere inefficaci».

Particolarmente rilevante il giudizio sull’area verde tra Meda e Cabiate: «L’area di via Trento/via Meda è l’ultimo fazzoletto di verde rimasto tra i due comuni. Va mantenuto e acquisito come Bosco Urbano».

Il gruppo chiede inoltre che vasche di laminazione o volano vengano valutate prima nelle aree dismesse cittadine, evitando nuovo consumo di suolo.

Critiche anche per il passato: «Grave aver convogliato nel collettore fognario di largo Terragni le acque tombinate dei torrenti Cà Bianca e Burraschi: una scelta che ha contribuito ai danni».

Sul piano sovracomunale, preoccupazione per le vasche previste ad Alzate e Mariano Comense, situate in aree di pregio naturalistico: «Non possiamo permetterci di perdere ecosistemi importanti. Le opere devono adottare soluzioni naturalistiche e a basso impatto».

Secondo Sinistra e Ambiente–Impulsi, però, le rassicurazioni non sono arrivate: «Né Regione Lombardia né il sindaco Santambrogio hanno assunto un impegno preciso».

Nonostante l’ampiezza del confronto, la serata si è chiusa senza una strategia condivisa: «È mancato un quadro generale e un coordinamento tra Comuni, AIPO, Regione e Province, fondamentale per evitare effetti negativi a valle».

Sinistra e Ambiente lamenta infine l’assenza di una programmazione futura: «Il sindaco non ha indicato né una fase successiva né un nuovo incontro pubblico di approfondimento».

domenica 28 settembre 2025

Videoescursione lungo il Tarò-Certesa: natura, memoria e riflessione dopo l’alluvione


Dopo l’alluvione del 22 settembre, che appena sei giorni fa ha colpito duramente i comuni brianzoli e in particolare Meda, si terrà un’escursione nell’area del Bosco delle Querce di Seveso e Meda in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi. A guidarla sarà il geologo Gianni Del Pero, che ha voluto far precedere l’appuntamento da una videoescursione pubblicata su YouTube: un racconto lungo i tratti più a monte del Terrò-Tarò-Certesa per aiutare a comprendere meglio cosa è accaduto e perché questi corsi d’acqua esondano.

Il programma dell’evento (cliccare qui) prevede una camminata guidata di circa 4 km (compatibilmente con la percorribilità dei sentieri dopo l’alluvione), lungo le sponde del Tarò-Certesa, all’interno del Bosco delle Querce nei comuni di Meda e Seveso, fino al Paradiso Verde, con rientro lungo le ciclopedonali. L’iniziativa è promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, con l’obiettivo di capire insieme le cause delle esondazioni, valutare se sia possibile ridurne gli effetti e, soprattutto, riaffermare la necessità di rispettare i corsi d’acqua.


La videoescursione prende avvio da Mariano Comense, dove “dietro questa collina che anticipa la collina naturale della Bughiera Briantea scorre la Roggia Vecchia, un torrente che negli anni precedenti all'urbanizzazione innondava la sua pianura alluvionale, l'area golenale. Poi dopo le grandi costruzioni che hanno interessato tutta la pianura, è stato necessario proteggere il territorio urbanizzato mediante questi nuovi argini rialzati”. Una protezione che, però, ha conseguenze: “tutta l'acqua contenuta nella Roggia Vecchia a questo punto confluisce più velocemente verso valle, non si lamina, non si sparge all'esterno e quindi sovraccarica il torrente già saturo d'acqua”.

Camminando lungo la Roggia Vecchia si incontrano le opere di difesa idraulica e gli argini artificiali. Nonostante l’intervento dell’uomo, restano lembi di naturalità “molto apprezzati dall'airone cenerino che trova qui il suo habitat parzialmente invaso dall’homo 'poco' sapiens”. Poco più avanti si incontra il ponte costruito sopraelevato, “tenendo conto delle problematiche idrauliche che possono essere indotte da un torrente durante gli eventi atmosferici estremi, sempre più intensi e sempre più frequenti”.

La narrazione si sofferma poi sullo scarico dell’impianto di depurazione, che diventa paradossalmente la sorgente del Terrò: “Il torrente Terrò per 11 mesi all’anno è asciutto e solo in occasione di eventi atmosferici estremi, sempre più intensi e sempre più frequenti, viene alimentato in condizioni naturali. La tubazione di scarico è il primo apporto di acqua nel torrente che a monte invece risulta sempre secco”.

Il percorso attraversa Cabiate, dove si osserva il lavoro di rinaturalizzazione e gli interventi di pulizia della 'Busa' che hanno “svolto una buona funzione di trattenimento del trasporto solido”. Nonostante ciò, “la piena è stata decisamente rilevante”.

Il cuore del racconto è Meda, tra i luoghi più colpiti dall’alluvione del 22 settembre: “Il torrente di Via Luigi Rho, la sua confluenza nel 'torrente' di via dei Mille e la fuga lungo via Marsala, i 'nuovi corsi d’acqua' di Meda… dal ponte di via Cialdini, tre giorni dopo l’alluvione, il torrente ha ancora una portata elevata e la torbidità delle acque notevole, segno di un trasporto solido dalla collina e dai comuni a monte”.

Infine, il Tarò lascia Meda e diventa Certesa, entrando nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda. Qui, nonostante i segni della piena, “i germani reali apprezzano questo ambiente quasi naturale”.

La videoescursione è dunque un invito a guardare con occhi diversi i corsi d’acqua, comprendendo le fragilità che le urbanizzazioni e i cambiamenti climatici hanno accentuato, ma anche la resilienza della natura che resiste e convive con noi.

giovedì 25 settembre 2025

Terrò, Tarò, Certesa: dall’alluvione del 22 settembre un invito a riflettere sui fiumi


L’alluvione del 22 settembre scorso, che ha duramente colpito i comuni attraversati dai torrenti Tarò-Terrò-Certesa, affluenti del Seveso, è l’ennesimo campanello d’allarme. Un segnale che ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio del nostro territorio e quanto sia urgente tornare a rispettare i corsi d’acqua, spesso costretti, cementificati e dimenticati.

Da questa consapevolezza nasce l’invito promosso da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, che organizzano un appuntamento speciale in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi, all’interno della rassegna L’arte della terra – Festival. Domenica 28 settembre il programma prevede due momenti significativi nei comuni di Meda e Seveso, all’interno dell’Atlante delle rive, progetto teatrale di Marco Paolini dedicato ai fiumi d’Italia.

Alle 15.00, con ritrovo nel parcheggio di via Vignazzola a Meda (tra via Brennero e via Certesa), partirà una breve escursione di circa 4 km. Guidati dal geologo Gianni Del Pero, i partecipanti percorreranno i sentieri del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, camminando lungo le sponde del Tarò-Certesa per poi raggiungere il Paradiso Verde e rientrare attraverso le ciclopedonali. L’escursione sarà anche un’occasione per verificare le condizioni dei percorsi dopo l’alluvione e per riscoprire la bellezza e le criticità del bacino del Seveso.

Al termine della passeggiata, presso lo Chalet del Bosco delle Querce in via Ada Negri a Seveso, si terrà un incontro pubblico curato ancora da Del Pero. Con il supporto di immagini e video, sarà raccontata la storia e la geografia del bacino del Seveso: dalle sorgenti alla confluenza, passando per i torrenti Tarò e Certesa e gli innumerevoli corsi d’acqua che attraversano la Brughiera. Un momento di approfondimento per comprendere le cause delle esondazioni e riflettere sugli interventi possibili e necessari.

L’iniziativa, promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, è gratuita e aperta a tutti. È gradita la prenotazione al numero 393 063347 o via email a teatroinfolio@mac.com

lunedì 22 settembre 2025

Meda sott’acqua: l’alluvione del Tarò era già scritta nei piani comunali

Immagini ricevute da cittadini

«Non abbiamo mai visto una cosa del genere, è una situazione apocalittica»
. Così il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, ha commentato l’alluvione che oggi, lunedì 22 settembre, ha messo in ginocchio la città. Strade sommerse, piazze allagate, blackout diffusi, la casa di riposo isolata: un disastro che i cittadini ricordano simile soltanto a quello del 2014.

Eppure, la relazione “Rischio da esondazione del reticolo idrografico” del Comune di Meda (aggiornata nel 2021) descriveva con precisione gli scenari che si sono verificati oggi.

Il documento distingueva due tipologie principali di rischio:

  • «allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio»;
  • «esondazione del Torrente Certesa e dei corsi d’acqua del reticolo superficiale (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Due situazioni che si sono materializzate oggi: fognature saltate, strade trasformate in torrenti, esondazioni diffuse in via Como, piazza Cavour, vicolo Rho, Largo Europa.

Il Piano metteva in guardia sullo stato del torrente Tarò:

  • «Il tratto in Comune di Meda (…) si presenta con una tipologia monocorsuale a sezione varia, tipicamente rettangolare, con sponde raramente naturali e prevalentemente artificiali, (…) con notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».

Un alveo forzato, stretto e irregolare, che in occasione di piogge intense «accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio (…) elevata velocità della corrente e dell’onda di piena».

Un’analisi che coincide con le parole del geologo medese e presidente del WWF Lombardia, Gianni Del Pero: «il Ponte de la Svizzera è la causa prima del rigurgito a monte e delle esondazioni, lo sappiamo dal 2002, sarebbe ora di fare concretamente qualcosa».


Secondo lo scenario riportato nel Piano, in caso di piena il Tarò avrebbe esondato proprio nei punti colpiti oggi:

  • «il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille»;
  • «l’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione»;
  • «la mobilità in direzione est-ovest è temporaneamente interrotta ed anche il trasporto pubblico tramite treno potrebbe venire interrotto».

Una previsione che sembra la cronaca della giornata di oggi, con le stesse vie allagate, la zona del Municipio sott’acqua e la viabilità cittadina bloccata.

Il Piano era chiaro: «Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».

La conferma arriva anche dai dati: oltre il 7% del territorio comunale è classificato a pericolosità idraulica media o elevata, con danni potenziali a case, scuole, attività economiche e servizi essenziali.


Quello che il sindaco ha definito «più grave dell’alluvione del 2014» non era quindi un evento imprevedibile, ma lo scenario di rischio che il Comune stesso aveva messo nero su bianco, avvertendo: «La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento del fiume (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

Un giudizio che Del Pero ha ribadito nelle stesse ore dell’emergenza: «Le fognature non reggono, il drenaggio urbano è insufficiente in una città quasi totalmente impermeabilizzata. Gli scolmatori non riescono a scaricare nel Tarò che si gonfia ulteriormente ed esonda: è il copione che vediamo ripetersi da anni».

📌 Estratti dal Piano comunale di emergenza di Meda (2021)


Sulle tipologie di rischio

«Allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio».
«Esondazione del Torrente Certesa (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Sullo stato del torrente
«Il tratto in Comune di Meda (…) presenta notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».
«Il torrente Certesa ha le caratteristiche di un collettore in condizioni di magra, mentre durante le piene accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio».


Sulle zone vulnerabili

«Il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille».
«L’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione».

Sul livello di rischio complessivo
«Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».
«La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

giovedì 11 settembre 2025

Un fiume, tre nomi: escursione e racconti per riscoprire il torrente Certesa

Una visita guidata di qualche anno fa alle sorgenti più a nord del Terrò

Domenica 28 settembre sarà una giornata dedicata alla natura e alla memoria dei corsi d’acqua che attraversano la Brianza, grazie a un doppio appuntamento promosso da WWF Insubria e Teatro in-folio.

Il titolo dell’iniziativa, “Terrò Tarò Certesa – Tre nomi per un corso d’acqua da riscoprire”, richiama le molte identità di un torrente che ha segnato il paesaggio e la storia del territorio.

Il primo appuntamento è alle 15.00, con ritrovo nel parcheggio di via Vignazzola, all’incrocio con via Brennero e via Certosa a Meda (MB). Da lì partirà un’escursione guidata gratuita lungo il corso del torrente Certesa, nel cuore del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.

La giornata proseguirà in serata a Cabiate (CO). Alle 21.00, presso il Teatro Karol Wojtyla di via Francesco Baracca 4, il geologo Del Pero condurrà una video-escursione virtuale dalle sorgenti del Terrò fino alla confluenza con il Tarò. Un racconto per immagini che permetterà di conoscere più da vicino i numerosi corsi d’acqua che attraversano la Brughiera Briantea e che alimentano il bacino del Seveso.

Partecipazione gratuita

Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero, ma è gradita la prenotazione.
Per informazioni e adesioni:
📞 393 0363347
📧 teatroinfolio@mac.com

mercoledì 6 gennaio 2021

Meda vuole spostare il torrente Tarò/Certesa ma la proposta fa acqua da tutte le parti

Area del proposto sottopasso - Esondazione 1976

 

Il 17 dicembre 2020 il Consiglio Comunale di Meda ha deliberato di spostare il torrente Tarò/Certesa. Contro la contestata opera, in area a rischio alluvionale, si è mosso il WWF Lombardia invitando Regione Lombardia, Ferrovie Nord, Autostrada Pedemontana, Concessioni Autostradali Lombarde e Comune di Meda a non sottoscrivere un accordo che fa acqua da tutte le parti.

 

Di seguito pubblichiamo la lettera del WWF Lombardia.

 

Spett.le Regione Lombardia, Direzione Generale Infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile, Territorio e Protezione Civile
Spett.le Ferrovienord S.p.A.
Spett.le Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A.
Spett.le Concessioni Autostradali Lombarde S.p.A.
e p.c. Spett.le Comune di Meda


Con riferimento alla bozza di Convenzione tra Ferrovienord spa e Comune di Meda, approvata dal Consiglio Comunale di Meda nella seduta del 17/12/2020, relativa alla “progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione del sottopasso ferroviario lungo le vie Seveso e Cadorna per la chiusura del passaggio a livello lungo la linea ferroviaria FNM Milano-Asso e del nuovo ponte lungo la via Cadorna sul torrente Certesa” per le opere in progetto qui sotto elencate:

  • Sottopasso veicolare collegante via Seveso e Cadorna posto alla progr km 21+666 della ferrovia Milano Bovisa – Erba – Asso in territorio comunale di Meda.
  • Nuovo ponte sul tratto “deviato”del torrente Certesa lungo via Cadorna in territorio comunale di Meda.

visto lo schema di Accordo approvato nella medesima seduta del Consiglio Comunale di Meda, da stipularsi ai sensi dell’art. 15 della legge 241/1990, tra Comune di Meda, Regione Lombardia, Ferrovienord S.p.A., Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A. e Concessioni Autostradali Lombarde S.p.A., per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione del sottopasso ferroviario lungo le vie Seveso e Cadorna, in comune di Meda, per la chiusura del passaggio a livello lungo la linea ferroviaria FNM Milano - Asso, e del nuovo ponte lungo la via Cadorna sul torrente Certesa;
 

con la presente si segnala:

  • che l’area individuata per la realizzazione del sottopasso ferroviario, di cui alla Convenzione ed all’Accordo sopra richiamati, appartiene ad un ambito classificato a RISCHIO MOLTO ELEVATO nel Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA), strumento operativo previsto dal d.lgs. n. 49 del 2010 in attuazione alla Direttiva Europea 2007/60/CE, e con scenario di PERICOLOSITA’ di MEDIA PROBABILITA’ con ALLUVIONI con Tempo di Ritorno T = 100-200 anni.

In tali aree, per la d.g.r. X/6738 del 19/06/2017, trovano applicazione le “Disposizioni regionali concernenti l’attuazione del Piano di Gestione del Rischio di Alluvione nel settore urbanistico e di pianificazione dell’emergenza, ai sensi dell’art. 58 delle Norme di Attuazione del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI) del bacino del Po, integrate dalla Variante adottata con Deliberazione n. 5 del 7.12.2016 dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po”; ai sensi dell’art. 59 delle N.d.A. del PAI i Comuni devono adeguare gli strumenti urbanistici conformandoli alla normativa sopraindicata tenendo specificatamente conto che:
“La normativa preesistente è prioritariamente orientata a guidare le nuove trasformazioni urbanistiche verso aree a pericolosità bassa o nulla; la gestione del rischio sul patrimonio esistente è oggi affidata sia alla pianificazione urbanistica che alla pianificazione di emergenza. La Direttiva 2007/60/CE e il D. Lgs. 49/2010 mettono in evidenza che il rischio di alluvioni si gestisce mettendo in campo misure di prevenzione, protezione, preparazione e ripristino correlate e coordinate tra loro e che devono riguardare non solo le nuove trasformazioni ma, soprattutto, le aree già edificate attraverso entrambi gli strumenti pianificatori. Le aree già edificate esposte al rischio sono le aree classificate come, nel nostro caso, R4. Su tali aree l’amministrazione comunale è tenuta a valutare con maggior dettaglio le condizioni di pericolosità e di rischio alla scala locale con le metodologie riportate negli Allegati alla d.g.r. IX/2616/2011”. 

Tale valutazione ha le seguenti finalità:

  • individuare la necessità di mettere in opera interventi locali di riduzione del rischio (della vulnerabilità, dell’esposizione o di entrambe) nonché di ripristino provvisorio delle condizioni di sicurezza degli edifici esistenti e prioritariamente sulle infrastrutture per la gestione dell’emergenza, in particolare… viabilità di collegamento;
  • guidare le ulteriori trasformazioni urbanistiche in modo che non subiscano danni significativi in caso di evento alluvionale; individuare le aree ove favorire la delocalizzazione degli insediamenti esistenti;
  • individuare le aree da assoggettare a eventuali piani di demolizione e di rinaturalizzazione;
  • definire specifici scenari di rischio e relativi modelli d’intervento nel Piano di Emergenza Comunale ai fini della salvaguardia della popolazione esposta al rischio alluvione. 

E il Comune di Meda, coerentemente alle normative sovraordinate, ha elaborato un Piano di Emergenza che perimetra lo scenario di rischio idraulico della Città (fig.1) e conferma che l’ambito di Via Seveso-Via Cadorna appartiene ad ambito con rischio molto elevato.

 

Figura 1 - Piano di Emergenza Comune di Meda


La Provincia di Monza, in sede di VAS alla Variante del proprio PTCP, riprende la cartografia del PGRA (fig. 2) che indica l’area di Via Seveso-Via Cadorna come a rischio molto elevato (si sottolinea la rilevanza e specificità della situazione, la più estesa area a rischio molto elevato del bacino del Seveso nella Provincia di Monza).

 

Figura 2 - Mappa del rischio del PGRA – da PTCP Provincia di Monza


In adeguamento alle norme soprarichiamate d.g.r. IX/2616/2011, Direttiva 2007/60/CE, D. Lgs. 49/2010 e seguenti il Comune di Meda ha provveduto ad adeguare il proprio strumento urbanistico a seguito degli approfondimenti di dettaglio condotti. Il risultato che ne è conseguito è l’elaborazione della “componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio (PGT)” redatta in conformità ai criteri dell’art. 57 della l.r. n. 12 del 2005, approvati con d.g.r. n. 2616 del 2011 e integrati con s.m.i” (fig. 3).

 


Figura 3 - Estratto cartografia e norme geologiche PGT Meda


L’area di Meda tra la Vie Seveso e la Via Cadorna, indicata per la prima volta nel “progetto definito 2009” elaborato da Autostrada Pedemontana Lombarda quale soluzione per consentire l’attraversamento delle Ferrovie Nord (e la chiusura del Passaggio a livello), viene inserita nel 2016 nella classe di fattibilità geologica 3 dall’estensore dello Studio della componente geologica (fattibilità con consistenti limitazioni) nella quale per la prevenzione del rischio idraulico sono previsti specifici divieti (fig.3): sono vietate nuove costruzioni,nuove parti interrate, l’incremento delle superfici impermeabili, elementi allungati che possano costituire ostacolo al deflusso e sono fornite altre prescrizioni con la medesima finalità.


L’ultimo aggiornamento degli studi geologici di supporto al PGT risale all’Ottobre 2016 e quindi restano da recepire i contenuti della d.g.r. X/6738 del 19/06/2017 che, come detto, assegnano l’area in esame a Zone con Livello di Rischio Idraulico Molto Elevato R4.

 

Figura 4 - Aree a Rischio Significato PGRA Revisione 2019


Con due estratti dal Geoportale Regione Lombardia si documenta la cartografia del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), PGRA, elaborata dalla Regione Lombardia in conformità della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE che mostra, lo scenario di PERICOLOSITA’ di MEDIA PROBABILITA’ (fig. 4) con ALLUVIONI con Tempo di Ritorno = 100-200 anni e il RISCHIO IDRAULICO MOLTO ELEVATO R4 (fig. 5) per l’area in esame.

 

Figura 5 - Mappa del Rischio Idraulico PGRA Regione Lombardia

 

Tra le opere indicate nel “progetto definito 2009”, approvato dal CIPE prima dell’entrata in vigore di tutte le norme sopra richiamate per la prevenzione del rischio idraulico, era previsto “lo spostamento” di un tratto dell’elemento del reticolo principale denominato Tarò_Terrò_Certesa. Tale intervento è citato nelle premesse all’Accordo tra gli Enti e le Società ma non figura tra quelli oggetto della convenzione tra Comune e Ferrovienord. Ci auguriamo che ciò sia dovuto alla valutazione della assoluta insostenibilità di tale opzione in un ambito a Rischio Idraulico Molto Elevato, con due gravi episodi alluvionali nel 2014 e varie altre esondazioni negli anni tra cui quelle del 1951, 1976, 1997 e 2007, solo per ricordare le più devastanti.

 

Evento alluvionale in Meda 1951


La direttrice via Seveso-Via Cadorna costituisce inoltre un complicato nodo idraulico: vi scorre interrato, infatti, il “Sevesetto”- Roggia Traversi che dopo avere costituito per secoli un elemento idrografico derivato in Cantù dal Torrente Seveso, alimentando la cosiddetta “Valle dei Mulini” sino a Meda, per poi recapitare le proprie acque a Desio. Il torrente è stato prima tombinato e, in seguito ma solo in parte, collettato e intubato all’interno di collettore fognario, sottodimensionato ai carichi idraulici e quindi con scolmatore sempre attivo e, infine, interrato. Numerose misure piezometriche condotte in Via Seveso e limitrofe attestano, inoltre, la presenza di una falda sospesa oscillante tra 2,5 e 4 m. dal piano campagna, alimentata dal deflusso sotterraneo da Ovest lungo Via Seveso della Roggia e da Nord lungo le direttrici di drenaggio di Via C. Colombo, Via Orsini, Via Verdi, Mazzini e limitrofe (rilevamenti in Via Dante, Via Roma, e Via Donizetti).

 

Alluvione 15 Novembre 2014


Per tutto quanto sopra si invitano gli Enti e le società in indirizzo a non sottoscrivere ne l’Accordo ne la Convenzione ed a rivalutare l’ipotesi di realizzare un sottopasso ferroviario in area a rischio idraulico molto elevato, con molteplici criticità idrogeologiche e idrauliche, in un ambito che la pianificazione regionale e comunale, nel rispetto della normativa comunitaria recepita, escludono da qualsiasi livello di fattibilità.

Gianni Del Pero, Geologo, Presidente Delegato WWF Italia per la Lombardia