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mercoledì 7 ottobre 2026
Nel Meredo, dove le strade hanno ancora un nome
Ci sono luoghi di Seregno dove molti di noi sono passati chissà quante volte, senza però fermarsi davvero a guardarli. Sabato 3 ottobre, invece, durante la camminata narrante lungo le strade vicinali del Meredo, nel quartiere di Sant’Ambrogio, ci siamo fermati. Abbiamo osservato, ascoltato e scoperto. Le guide hanno accompagnato i partecipanti in un percorso fatto di storia, odonomastica, vita vissuta, ambiente e natura. E così quelle che potevano sembrare semplicemente strade di campagna sono diventate un racconto fatto di persone, cascine, nomi, ricordi e trasformazioni del paesaggio.
Una passeggiata che ha permesso di guardare con occhi diversi un territorio che conosciamo forse più per abitudine che per vera conoscenza. E non è mancato il presente, con le trasformazioni che incombono su questi luoghi. La Pedemontana e la nuova tangenziale sono infatti interventi destinati a modificare profondamente un paesaggio che conserva ancora tracce importanti della sua storia. Anche le operatrici del Parco GruBrìa hanno portato il loro contributo, raccontando le attività del parco, raccogliendo appunti e proponendo laboratori. Un modo per conoscere meglio il territorio e, nello stesso tempo, per capire quanto sia importante prendersene cura.
Poi, a Cascina Monti Brivio, è arrivato uno dei momenti più belli della giornata. Gli abitanti della cascina hanno offerto ai partecipanti un piccolo ristoro e ci hanno regalato l’emozione della scoperta e dell'inaugurazione della lapide con il nome della cascina. Un gesto semplice, ma significativo. Perché mettere un nome su una lapide significa rendere visibile una storia, riconoscere un luogo e contribuire a conservarne la memoria.
E forse proprio da quella lapide può nascere una proposta. Le strade vicinali del Meredo hanno ancora i loro antichi nomi. E questo è un fatto tutt’altro che scontato: sono infatti tra i pochi nomi della più antica toponomastica di Seregno che siano sopravvissuti fino a oggi e siano rimasti nomi ufficiali. Eppure, lungo quelle strade, quei nomi non sono indicati da alcun cartello. Perché allora non fare per le strade quello che è stato fatto per Cascina Monti Brivio?
Mettere dei cartelli con i loro nomi.
Non si tratterebbe di recuperare o ricostruire una toponomastica del passato, né di affiancare nomi storici a quelli ufficiali. Quei nomi sono già ufficiali. Sono una parte ancora viva della toponomastica seregnese. Si tratterebbe semplicemente di renderli visibili. Sabato li abbiamo ascoltati, ne abbiamo scoperto le storie e abbiamo imparato a riconoscerli. Sarebbe bello che, d'ora in poi, potessero essere riconosciuti anche da chi attraversa il Meredo senza partecipare a una camminata.
La lapide di Cascina Monti Brivio dimostra quanto possa essere importante un nome scritto e restituito alla vista di tutti. Perché non fare la stessa cosa con i nomi delle nostre antiche strade? Sono ancora lì. Sono ancora ufficiali. Basterebbe soltanto scriverli.
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martedì 29 settembre 2026
A piedi nel Meredo, tra strade vicinali, cascine e memoria
Sabato 3 ottobre una nuova camminata narrante alla scoperta del Parco Agricolo del Meredo
Ci sono luoghi che si possono attraversare tante volte senza riuscire davvero a vederli. E poi ci sono le strade vicinali del Meredo: basta percorrerle a piedi, con qualcuno che sappia raccontarle, per scoprire che dietro un nome, una cascina, un boschetto o una vecchia crocetta si nasconde una parte importante della storia di Seregno. È questo l'obiettivo della camminata narrante “Per le strade vicinali del Parco Agricolo del Meredo”, in programma sabato 3 ottobre 2026, con ritrovo alle ore 10 presso il parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord. L'iniziativa riprende l'esperienza dello scorso anno, quando la passeggiata alla scoperta delle vie vicinali del quartiere Sant'Ambrogio registrò il tutto esaurito e accompagnò i partecipanti attraverso le strade rurali, le cascine, i boschi e i luoghi della memoria del Meredo.
Anche questa volta il cammino sarà un'occasione per guardare con occhi diversi un territorio che conserva ancora importanti tracce del suo passato agricolo. Le vecchie strade vicinali, nate per collegare campi e cascine, sono oggi percorsi preziosi per conoscere e vivere il paesaggio del Parco Agricolo del Meredo. Un patrimonio tanto più significativo in una città dove gli spazi agricoli e naturali sono sottoposti da decenni a una forte pressione urbanistica. La passeggiata sarà accompagnata da Alberto Isnenghi del WWF Insubria, per gli aspetti naturalistici, da Zeno Celotto del Circolo culturale Seregn de la memoria, che accompagnerà i partecipanti tra storia, toponomastica e curiosità del territorio, e da Massimiliano Morelli, che racconterà la storia delle cascine e del paesaggio agricolo del Meredo. Il percorso permetterà così di intrecciare natura, storia e memoria, seguendo quelle strade che ancora oggi attraversano campi e aree boscate e che costituiscono una delle caratteristiche più interessanti del paesaggio del Meredo. La rete delle strade vicinali non è infatti soltanto una rete di percorsi: è una testimonianza concreta della lunga storia agricola di questa parte di Seregno.
E alla fine della camminata ci sarà anche un momento conviviale. Presso Cascina Monti Brivio saranno allestiti alcuni gazebo informativi del Parco GruBrìa e del Circolo culturale Seregn de la memoria, prima del rinfresco finale offerto dagli abitanti della cascina. Un modo semplice per stare insieme e, soprattutto, per ricordare che il paesaggio non è qualcosa di separato dalla nostra storia: è la storia che ancora possiamo attraversare a piedi.
Informazioni
- Sabato 3 ottobre 2026
- Ritrovo: ore 10
- Luogo: parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord, Seregno
- Partecipazione: gratuita
- Iscrizione obbligatoria entro il 1° ottobre 2026 scrivendo a comitato.santambrogio@seregno.info
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martedì 25 agosto 2026
Pedemontana e la tangenziale delle rovine
Qualche giorno fa siamo tornati al Parco del Meredo di Seregno. Una passeggiata, ma anche l’occasione per dare un’occhiata a come procedono i lavori della tangenziale Meda-Seregno di Pedemontana.
Eravamo rimasti alle ottimistiche dichiarazioni che indicavano settembre come il momento della conclusione dell’opera. Nel frattempo, però, pare che il calendario abbia subito una piccola correzione. Nell’incontro di fine giugno tra la Giunta comunale di Meda e i rappresentanti di Pedemontana, alla precisa domanda sulla conclusione dei lavori della tangenzialina, sarebbe stato indicato febbraio 2027 come termine ultimo. Una data che, vista la situazione del cantiere, sembra quantomeno prudente.
E qui nasce una considerazione un po’ meno ironica.
Perché, se è vero che una volta terminata la tangenziale almeno il senso di precarietà e di desolazione del cantiere verrà meno, è altrettanto vero che la devastazione del territorio è già avvenuta. Gli sbancamenti, gli scavi, le strade di servizio, i terreni trasformati, la vegetazione sacrificata: tutto questo non è un’ipotesi futura. È già sotto i nostri occhi. Anzi, osservando il paesaggio dal Meredo, viene quasi da pensare a una nuova forma di architettura delle rovine. Solo che qui non abbiamo antichi ruderi che il tempo ha consegnato alla storia. Abbiamo rovine nuove di zecca, costruite prima ancora che l’opera sia terminata.
Il monumento simbolo di questa particolare archeologia del cemento è naturalmente il famoso ponte sulla ferrovia. Una grande struttura di calcestruzzo, fatta di pilastri e travature in cemento armato, che domina il paesaggio con una presenza difficile da ignorare. A decorarlo sono comparsi anche i graffiti, che qualcuno definisce street art. Forse è il modo contemporaneo di abbellire le rovine contemporanee.
Ma al di là dell’ironia, quello che colpisce è il contrasto fra la dimensione dell’intervento e il territorio nel quale è stato inserito. Un territorio già fortemente urbanizzato e frammentato, nel quale ogni spazio libero, ogni area verde, ogni lembo di campagna rimasto assume un valore che non può essere misurato soltanto in metri quadrati.
E mentre osserviamo ciò che è stato fatto, c’è anche chi guarda con preoccupazione a ciò che ancora deve essere fatto.
È il caso degli abitanti di via Forlì e via Po a Meda e del quartiere Ceredo a Seregno, che attendono la prevista realizzazione della tangenziale. Per loro il problema non appartiene a un paesaggio visto da lontano: riguarda direttamente il luogo nel quale vivono, il rapporto con le abitazioni, la qualità dell’ambiente e la trasformazione di una parte del quartiere che rischia di pagare un prezzo molto alto per un’opera della quale non tutti condividono la necessità e i benefici. E allora viene spontanea una domanda: quanto dovremo ancora aspettare per vedere conclusa un’opera che il territorio ha già pagato a caro prezzo?
Febbraio 2027, dunque. Prendiamo nota della data.
Nel frattempo, continueremo a guardare il cantiere. Magari prima o poi qualcuno tornerà a lavorarci..
Noi, lo diciamo senza troppi giri di parole, saremmo anche felici se questa tangenziale non venisse mai completata. Non perché ci piaccia vedere un cantiere incompiuto, ma perché riteniamo che la vera domanda dovrebbe essere posta prima di costruire, non quando ormai gran parte del territorio è stata trasformata: era davvero necessario arrivare fin qui? Il problema è che anche se domani arrivasse la decisione di fermare tutto, non avremmo recuperato il paesaggio di prima. E se invece l'opera sarà completata, potremo forse finalmente smettere di vedere cantieri, recinzioni, cumuli di terra e grandi manufatti di cemento. La devastazione apparirà allora più ordinata, più definitiva, forse persino più accettabile alla vista. Una strada al posto di un cantiere. Un’infrastruttura al posto di un paesaggio. Ma sarà comunque un paesaggio diverso. Per questo continuiamo a guardare i lavori. Non soltanto per sapere quando finiranno, ma per documentare ciò che nel frattempo è stato perso.
E così, mentre aspettiamo febbraio 2027, ci resta una curiosa certezza: la tangenziale potrebbe anche non essere ancora arrivata, ma il suo arrivo sul territorio è già avvenuto da tempo. E quello, purtroppo, non si può più rimandare.
Aggiornamento – 25 agosto 2026, ore 10:40
Poco dopo la pubblicazione di questo post, una cittadina del quartiere Ceredo ci ha contattato per segnalarci che proprio oggi, dopo circa un mese e mezzo di sostanziale sosta, qualcuno si è fatto vivo in cantiere, con l’arrivo di mezzi e materiale.
Prendiamo naturalmente atto della novità. Vedremo nei prossimi giorni se si tratta dell’effettiva ripresa dei lavori o soltanto di una presenza occasionale.
Intanto, il cantiere torna a dare qualche segno di vita. E noi continueremo a seguirne l’evoluzione, anche perché febbraio 2027, indicato come termine ultimo dei lavori, non è poi così lontano.
Poco dopo la pubblicazione di questo post, una cittadina del quartiere Ceredo ci ha contattato per segnalarci che proprio oggi, dopo circa un mese e mezzo di sostanziale sosta, qualcuno si è fatto vivo in cantiere, con l’arrivo di mezzi e materiale.
Prendiamo naturalmente atto della novità. Vedremo nei prossimi giorni se si tratta dell’effettiva ripresa dei lavori o soltanto di una presenza occasionale.
Intanto, il cantiere torna a dare qualche segno di vita. E noi continueremo a seguirne l’evoluzione, anche perché febbraio 2027, indicato come termine ultimo dei lavori, non è poi così lontano.
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giovedì 13 agosto 2026
L’eclissi, la cascina e il piccolo grande mondo del Meredo
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| Foto M. Morelli |
Ieri sera, durante l’eclissi di Sole, il Parco del Meredo e la Cascina Monti Brivio hanno vissuto qualcosa di più di un semplice fenomeno astronomico. A raccontarlo è Massimiliano Morelli, che dalla cascina in cui vive ha osservato non soltanto il cielo, ma tutto ciò che intorno a lui sembrava cambiare.
«Durante una eclissi di sole tutta l’attenzione è spesso solo rivolta alla sovrapposizione del disco lunare con il sole e alla sua osservazione in sicurezza. La vera magia è invece in quello che accade tutto intorno a noi in un contesto surreale e meraviglioso. Essendo a ridosso del tramonto la suggestione è stata ancora maggiore e per poco meno di mezz’ora il paesaggio ha raccontato la sua fiaba.»
Poi il cambiamento della luce, della temperatura, dell’aria e persino dei suoni:
«La flessione della temperatura, il piccolo “vento d’eclissi”, il comportamento e i suoni degli animali, una luce da tramonto ancora più insolita.»
E c’è anche un particolare effetto ottico, l’effetto Purkinje, che ha modificato la percezione dei colori:
«Questa eclissi ha manifestato un chiaro effetto Purkinje alterando luce e colori in maniera meravigliosa. Rossi e arancioni hanno assunto una tonalità più scura mentre blu e verdi apparivano più luminosi.»
Così, mentre la Luna copriva una grande parte del Sole, il fenomeno astronomico diventava anche un’esperienza del paesaggio:
«Risultato il parco del Meredo intorno a noi e la cascina hanno vissuto un tramonto insolito e unico.»
Un’esperienza difficile da affidare soltanto alle immagini:
«Una emozione che le foto non riescono a far percepire interamente, una emozione che ha reso ancora più speciale il nostro piccolo grande mondo!»
E infine, quasi come la conclusione naturale di questa piccola fiaba, anche gli animali hanno accompagnato il ritorno della sera:
«Il leggero vento poi si è placato e i pavoni hanno cessato l’insolito canto con il vero imbrunire.»
Forse è proprio questo uno dei modi più belli di guardare un’eclissi: non fermarsi al Sole e alla Luna, ma osservare ciò che per qualche minuto accade alla terra, agli alberi, agli animali e ai luoghi che ci sono familiari.
Ieri sera, al Meredo, anche il paesaggio ha avuto qualcosa da raccontare.
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venerdì 7 agosto 2026
Parco GruBrìa. Oltre cento persone alla scoperta del Meredo: una notte tra natura, pipistrelli e stelle
Le previsioni della vigilia sono state ampiamente superate. La visita guidata serale al Parco del Meredo (Seregno), organizzata dal Parco GruBrìa e presentata nei giorni scorsi anche su questo blog, ha richiamato nella serata di ieri oltre un centinaio di persone. Al punto di ritrovo, lungo la Strada vicinale del Merè Nord, erano presenti più di cento partecipanti; qualcuno ne ha contati oltre 120. Un successo che testimonia quanto sia forte il desiderio di conoscere e vivere il patrimonio naturale del nostro territorio.
Ad accogliere i partecipanti è stato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, che ha aperto la serata con un intervento dedicato alla storia del parco e, in particolare, all'area del Meredo, protagonista della visita. Lanzani ha ricordato il percorso avviato per ottenere il riconoscimento del GruBrìa come Parco Regionale, un obiettivo importante per rafforzare la tutela di uno degli ultimi grandi spazi agricoli e naturali della Brianza, che tutti auspichiamo possa essere raggiunto al più presto. Ma ha anche richiamato l'attenzione sulle minacce che continuano a gravare su questo territorio: la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra su suolo agricolo, il progetto del cosiddetto "salto del montone" ferroviario e la proposta di localizzare un nuovo ospedale nell'area del Dosso di Seregno. Non è stato un intervento di circostanza. Nelle sue parole emergevano passione, senso di responsabilità e un profondo legame personale con questi luoghi, quelli dove, da bambino, andava a giocare dopo essere uscito dalla vicina scuola. Un racconto autentico, molto apprezzato dai presenti e particolarmente significativo anche per noi, che da anni ci battiamo perché questo territorio venga tutelato e perché il GruBrìa possa ottenere il riconoscimento di Parco Regionale.
Terminata la presentazione, il gruppo si è incamminato lungo la strada in calcestre che conduce nel cuore del parco, accompagnato dal naturalista Matteo Siesa. Qui, grazie ai bat detector, strumenti capaci di trasformare gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli in suoni udibili dall'orecchio umano, è stato possibile "ascoltare" la presenza di questi preziosi mammiferi, spesso invisibili ma fondamentali per l'equilibrio degli ecosistemi. L'escursione è stata anche l'occasione per conoscere meglio la fauna che popola il parco nelle ore notturne e per osservare l'ambiente con uno sguardo diverso da quello abituale.
Dopo aver percorso alcuni sentieri immersi nella vegetazione, il gruppo ha raggiunto un grande prato dove attendeva Federico "Billy" De Meglio, astrofilo dell'associazione Cose dell'Astromondo, con due telescopi già puntati verso il cielo: uno predisposto con l'oculare ad altezza dei bambini, l'altro per gli adulti.
Spente le torce, abbassati gli schermi dei telefoni e lasciando che gli occhi si abituassero gradualmente al buio – per quanto possibile in un'area inevitabilmente interessata dall'inquinamento luminoso – è iniziata una coinvolgente lezione di astronomia. Con un linguaggio semplice e accessibile, Billy ha guidato i presenti alla scoperta del cielo estivo, illustrando le principali costellazioni e stelle visibili in questo periodo: l'Orsa Maggiore, la Stella Polare, il Grande Carro, Vega, Deneb e Altair. Non sono mancati alcuni avvistamenti di stelle cadenti e il passaggio di satelliti artificiali, osservati con curiosità da grandi e piccoli.
La serata si è conclusa intorno alle 23.30 con il rientro verso il punto di partenza. Proprio durante il ritorno alcuni partecipanti hanno fatto notare un aspetto che spesso passa inosservato: all'interno del parco la temperatura era sensibilmente più bassa rispetto alla vicina strada asfaltata. Una dimostrazione concreta di uno dei tanti servizi ecosistemici che queste aree verdi offrono quotidianamente anche ai centri abitati circostanti.
L'elevata partecipazione a questa iniziativa lancia un messaggio chiaro. In un territorio tra i più urbanizzati della Lombardia, le persone riconoscono il valore di un parco come il GruBrìa e desiderano conoscerlo, frequentarlo e proteggerlo. È un segnale che non dovrebbe passare inosservato. Chi ha responsabilità nelle scelte di pianificazione del territorio farebbe bene ad ascoltare questa domanda di tutela che arriva con forza dai cittadini. Perché il futuro del Parco GruBrìa non riguarda soltanto la conservazione della natura, ma anche la qualità della vita delle comunità che vivono attorno ad esso.
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sabato 1 agosto 2026
Mer o Merè: quando l'errore diventa un nome
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| Immagine tratta da Street View |
A volte basta una lettera per cambiare il nome di un luogo. E, se nessuno interviene, anche un errore può finire per diventare realtà.
È il caso della Strada vicinale del Merè Nord, indicata in una locandina del Parco GruBrìa come Strada vicinale del Mer Nord, luogo di ritrovo per una visita nel parco. A prima vista potrebbe sembrare un semplice refuso. In realtà l'indicazione potrebbe essere voluta: se si cerca la strada con il navigatore, la si trova digitando "Mer", mentre "Merè" non restituisce il risultato. La denominazione presente su Google Maps, dunque, contiene un errore. E per evitare che qualcuno, seguendo le indicazioni, finisca chissà dove, si è scelto comprensibilmente di utilizzare nella comunicazione il nome che il navigatore riconosce.
Ed è qui che la faccenda diventa interessante. Perché gli errori ci sono sempre stati. Prima dell'epoca digitale c'erano i documenti scritti a mano, gli amanuensi, i copisti che trascrivevano testi e nomi. Un errore poteva essere ricopiato, poi ricopiato ancora, fino a diventare parte della tradizione. La storia della trasmissione dei testi è piena di questi piccoli incidenti. Oggi abbiamo semplicemente dei copisti molto più veloci e molto più potenti: gli algoritmi. Il problema, però, non è che Google possa sbagliare. Può succedere.
Il problema nasce quando ci adeguiamo all'errore invece di correggerlo. E questo, nel caso dei nomi dei luoghi, non è del tutto irrilevante. Un toponimo non serve soltanto a indicare dove andare: può conservare una parola dialettale, il nome di una persona, un'attività scomparsa, una caratteristica del territorio. In poche lettere può esserci una piccola parte della storia locale. Merè è la forma dialettale di Meredo, conservata nell'odonomastica locale. Una piccola parola che, come accade spesso con i nomi dei luoghi, conserva una traccia della storia e della lingua del territorio.
Se cominciamo a modificare i nomi perché il navigatore non li riconosce, rischiamo alla lunga di fare il contrario di quello che dovrebbe fare uno strumento digitale: invece di aiutarci a conoscere il territorio, finisce per semplificarlo e decontestualizzarlo. Per questo abbiamo segnalato a Google Maps l'errore nella denominazione. Speriamo che venga presto corretto e che Merè Nord torni a essere Merè Nord anche per il navigatore.
Del resto, è una cosa semplice: se scopriamo che un nome è sbagliato, perché non correggerlo? Anche Google può sbagliare. L'importante è non trasformare il suo errore nel nostro.
AGGIORNAMENTO 02/08/2026
A poche ore dalla pubblicazione di questo post, Google Maps ha già provveduto a correggere la denominazione: ora la Strada vicinale del Merè Nord è finalmente indicata con il suo nome corretto.
Una dimostrazione concreta di quanto dicevamo: gli errori possono capitare, anche agli strumenti più utilizzati. La cosa importante è non adeguarsi all'errore, ma correggerlo.
In questo caso Google è stato decisamente efficiente. E così, per una volta, possiamo dire che la tecnologia non ha cancellato un piccolo pezzo di storia locale: lo ha restituito al suo posto.
Grazie a chi ha raccolto la segnalazione e ha provveduto alla correzione.
venerdì 31 luglio 2026
Parco GruBrìa: una notte al Meredo tra animali notturni e stelle
Giovedì 6 agosto il Meredo di Seregno sarà lo scenario di una serata dedicata alla scoperta della natura e del cielo notturno. Un’occasione per allontanarsi, almeno per qualche ora, dalle luci della città e osservare ciò che normalmente rimane nascosto durante le ore diurne.
Il ritrovo è fissato alle 21.30 presso il parcheggio della Strada vicinale Merè Nord, all’altezza del civico 32 (per chi usa il navigatore: scrivere "Strada vicinale Mer Nord"). Da qui i partecipanti si inoltreranno lungo le strade vicinali del parco accompagnati da un biologo e da un astronomo, che guideranno la serata attraverso due prospettive complementari: quella della vita animale e quella del cielo.
La passeggiata permetterà di conoscere più da vicino le abitudini degli animali notturni e di scoprire come l’illuminazione artificiale delle città possa alterare i loro comportamenti e gli equilibri degli ecosistemi. L’attenzione si sposterà poi verso l’alto, per osservare le meraviglie del cielo sopra il parco del Meredo e riscoprire, lontano dalle fonti di luce, la volta celeste e i suoi protagonisti.
L’iniziativa invita quindi a vivere il territorio in un momento insolito della giornata, quando il buio non rappresenta soltanto l’assenza di luce, ma diventa una condizione necessaria per conoscere una parte della natura che spesso passa inosservata.
Per partecipare è consigliato portare con sé un plaid, indossare scarpe comode e avere una giacca per proteggersi dall’eventuale abbassamento della temperatura durante la serata.
Per maggiori informazioni è possibile scrivere a infogrubria@comunitabrianza.it.
In caso di pioggia o di cielo particolarmente nuvoloso, l’evento sarà rinviato a data da destinarsi.
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lunedì 13 aprile 2026
Metrotranvia e viabilità: un’assemblea locale con impatti sovracomunali
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| I lavori della metrotranvia nel quartiere Sant'Ambrogio |
Segnaliamo ai nostri lettori un appuntamento che, pur nascendo a livello di quartiere, tocca temi che abbiamo più volte affrontato su Brianza Centrale e che hanno ricadute ben più ampie, sia sul piano ambientale sia su quello della mobilità a scala brianzola.
Il Comitato di quartiere Sant’Ambrogio di Seregno organizza infatti la propria Assemblea generale mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 21.00 presso il salone dell’Oratorio Sant’Ambrogio (via Edison 54/D). All’incontro sono stati invitati il Sindaco Alberto Rossi e gli assessori competenti, che interverranno sui diversi punti all’ordine del giorno.
Come blog, riteniamo utile portare all’attenzione questo momento di confronto pubblico perché tra i temi previsti figurano due questioni che seguiamo da tempo e che presentano evidenti implicazioni sovracomunali:
- I cantieri della metrotranvia, infrastruttura destinata a incidere in modo significativo sulla mobilità dell’intera Brianza, con effetti diretti anche in termini ambientali, consumo di suolo, cantierizzazione e riorganizzazione del trasporto pubblico;
- La rotonda di via Nazioni Unite, intervento apparentemente locale ma in realtà inserito in un sistema viabilistico più ampio, con impatti su traffico, sicurezza e qualità dell’aria.
Accanto a questi, l’assemblea affronterà anche altri temi legati alla vita del quartiere, tra cui:
- polizia locale di prossimità
- cittadinanza attiva
- eventi 2026
- piazza Fari e piazza Senses (chiostro)
Riteniamo che occasioni come questa rappresentino spazi importanti di informazione e confronto pubblico, soprattutto quando si discutono progetti e criticità che superano i confini del singolo quartiere.
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mercoledì 1 aprile 2026
Periferie unite, confini superati: verso la fusione di Meda e Seregno
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| I volantini pronti per la distribuzione |
Negli ultimi mesi, lontano dai riflettori della politica ufficiale, qualcosa ha iniziato a muoversi nelle zone più periferiche di Meda e Seregno. In particolare, alcuni abitanti del quartiere Polo e del quartiere Ceredo hanno cominciato a confrontarsi in modo sempre più strutturato sui problemi quotidiani dei loro territori. Sono stati loro a contattarci per anticiparci le iniziative che stanno per mettere in campo.
Parliamo di cittadini che vivono da anni queste aree di confine, zone che pagano un prezzo alto in termini di attenzione politica e investimenti. Tra viabilità caotica, consumo di suolo, rumore, timore di riduzione degli spazi verdi fruibili e decisioni calate dall’alto, il sentimento comune è quello di essere diventati invisibili. Invisibili soprattutto per amministrazioni locali percepite come sempre più lontane, concentrate sui centri cittadini e molto meno attente alle periferie.
Da questa delusione, ma anche da un forte senso di appartenenza e responsabilità, è nato un ragionamento collettivo: se i problemi sono condivisi, perché continuare ad affrontarli separatamente? Se il confine amministrativo non aiuta a risolverli, perché non ripensarlo?
È in questo contesto che prende forma l’idea dei volantini “Fare Meda e Seregno più grandi”, che verranno distribuiti nelle prossime settimane (a noi anticipati). Uno slogan dal tono volutamente spiazzante, ma fondato su una proposta concreta: avviare un percorso che porti alla fusione dei due Comuni in un’unica realtà amministrativa. Non solo collaborazione, dunque, ma un vero superamento dell’attuale assetto, per costruire una città più ampia, più forte e più capace di pianificare in modo unitario il proprio sviluppo.
Per capire meglio come nasce questo percorso e quali sono le sue reali ambizioni, abbiamo incontrato due dei cittadini che hanno contribuito ad avviare il confronto: Luca Carpi, per il Ceredo, e Alberto Palombo, per il Polo.
Intervista
D: Luca, partiamo dal Ceredo. Cosa vi ha spinto a iniziare questo confronto tra cittadini?
R (Luca): La sensazione di essere rimasti ai margini. Le decisioni che incidono sulla nostra qualità della vita — traffico, infrastrutture, consumo di suolo — vengono prese senza ascoltare chi qui ci vive. Abbiamo provato più volte a partecipare alle assemblee di quartiere e a interloquire con l’amministrazione, ma spesso le risposte sono state tardive o inesistenti.
D: Alberto, dal punto di vista del Polo la situazione è simile?
R (Alberto): Molto simile. Anche qui ci sentiamo periferia della periferia. Siamo a ridosso di grandi infrastrutture, subiamo gli effetti delle scelte altrui, ma senza reali benefici. A un certo punto abbiamo capito che i problemi del Polo e del Ceredo non sono paralleli: sono gli stessi.
D: Ed è così che nasce l’idea del volantino?
R (Luca): Esatto. Il volantino è una scintilla. Usa un linguaggio provocatorio perché rompe uno schema mentale, ma la proposta è estremamente concreta: unire le forze in un unico Comune per affrontare insieme le criticità.
D: Quindi non solo protesta, ma un progetto politico vero e proprio.
R (Alberto): Assolutamente. Non è un atto contro qualcuno, ma a favore di un’idea diversa di città e di territorio. Se le amministrazioni faticano a coordinarsi o a dare risposte omogenee, forse è il modello stesso che va ripensato.
D: Partiamo dall’obiettivo centrale. Perché ritenete necessaria la fusione tra Seregno e Meda?
R (Luca): Perché nella vita quotidiana le due città sono già integrate. Scuole, lavoro, commercio, viabilità: tutto è intrecciato. Continuare a mantenerle separate sul piano amministrativo significa duplicare strumenti e frammentare le decisioni. La fusione permetterebbe una pianificazione unica, più efficiente e più lungimirante.
D: Molti potrebbero considerarla una proposta irrealistica.
R (Alberto): Sorridiamo, perché l’idea è forte. Ma non è una fantasia. È una scelta che in altre parti d’Italia è già stata fatta con benefici concreti. Qui significherebbe creare una realtà più grande, più strutturata e più competitiva.
D: Uno dei punti più discussi riguarda la tangenziale di Pedemontana.
R (Luca): Sì. La tangenziale rappresenta, per molti residenti, una visione superata dello sviluppo: consumo di suolo, quartieri divisi, qualità della vita sacrificata. In un Comune unico sarebbe più semplice affrontare il tema con una strategia coerente, pensando alla riconnessione urbana e ambientale delle aree oggi frammentate.
D: E qui entra in gioco il Parco del Meredo.
R (Alberto): Esatto. L’ampliamento e la valorizzazione del Parco del Meredo sono centrali nella nostra visione. L’idea è creare un grande polmone verde continuo, superando la logica dei confini e restituendo spazio pubblico di qualità ai residenti.
D: Nel volantino parlate anche di un’area umida.
R (Luca): Sì, un laghetto integrato nel sistema del Parco, pensato per la biodiversità e la fruizione sostenibile. Ospiterebbe fauna ittica compatibile, come il persico trota, già diffuso negli ambienti d’acqua dolce lombardi.
D: Come cambierebbe la vita quotidiana con un unico Comune?
R (Alberto): Con un piano del traffico unitario, meno frammentato. Meno attraversamenti inutili, più sicurezza, più silenzio per zone come il Ceredo e il Polo, spesso penalizzate da decisioni non coordinate.
D: In conclusione, qual è il messaggio che volete lanciare?
R (Luca): Superare campanilismi e confini che oggi non hanno più senso. La fusione non è una provocazione fine a sé stessa, ma una proposta seria per costruire un territorio più coerente, più verde e più vivibile.
D: Cosa vi proponete concretamente con il volantino?
R (Luca e Alberto, all’unisono): Vogliamo avviare un percorso pubblico verso la fusione dei due Comuni. Inizieremo come gruppo di pressione civica, ma se necessario siamo pronti a presentarci alle prossime elezioni comunali. I nostri slogan lo dicono chiaramente: “Fare Meda sempre più grande” e “Fare Seregno sempre più grande”. Per noi significa una cosa sola: farle diventare una sola città.
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sabato 7 marzo 2026
Parco GruBrìa: conclusi i lavori forestali nelle aree boschive del Meredo e della Porada di Seregno
Nei boschi comunali di Seregno si sono conclusi gli interventi forestali realizzati durante l’inverno all’interno del Parco GruBrìa. I lavori hanno interessato principalmente le aree del Meredo e della Porada e rappresentano una prima fase di un progetto più ampio di miglioramento ecologico delle aree forestali pubbliche.
Come spiega il Parco in un comunicato, «sono terminati i lavori forestali che hanno interessato, durante l’inverno, diversi boschi di proprietà comunale a Seregno». Gli interventi sono stati realizzati «sulla base di un progetto redatto da un forestale abilitato e approvato da Regione Lombardia» e hanno previsto «il taglio di alcuni alberi e la posa di nuove piantine».
Secondo quanto comunicato dal Parco, queste attività rientrano in un programma di gestione che riguarda complessivamente circa 100 ettari di boschi pubblici nel territorio del Parco. Finora gli interventi hanno coinvolto circa il 20% della superficie.
L’obiettivo non è semplicemente il taglio di alcune piante, ma un miglioramento complessivo della qualità ecologica del bosco. Tra le finalità indicate dal progetto vi sono infatti «migliorare la struttura del bosco, con piante che negli anni cresceranno con maggior forza e stabilità», «contenere la diffusione di specie esotiche invasive» e «contrastare alcune situazioni di pericolo».
Il Parco sottolinea anche l’importanza degli interventi per la biodiversità: le operazioni mirano a «favorire la biodiversità vegetale anche tramite la posa di nuove piantine» e a «favorire la biodiversità animale ricreando una struttura del bosco che consenta alla fauna di trovare rifugi e risorse alimentari». Nel corso dei lavori è stata inoltre effettuata la rimozione di rifiuti, con l’obiettivo di «eliminare rifiuti plastici presenti nelle aree».
Il comunicato chiarisce che quanto realizzato rappresenta solo una prima tappa. «Quanto realizzato è però solo l’inizio di un percorso che mira ad un progressivo miglioramento delle caratteristiche ecologiche dei boschi e quindi di incremento della biodiversità», con l’intento di rafforzare anche «la capacità di contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico».
Il Parco richiama inoltre alla collaborazione dei cittadini. «Per proseguire su questo cammino, è necessaria la collaborazione di tutta la cittadinanza», invitando a «rispettare il bosco, passeggiando solo sui percorsi, senza entrare nel bosco e senza farvi entrare i nostri cani».
Passeggiando lungo i sentieri, spiegano i tecnici, si potranno osservare alcuni segni visibili della gestione forestale. «Sarà possibile vedere piccole cataste di legna e ramaglie: la loro lenta decomposizione restituirà al suolo materia organica e nutrienti». Allo stesso tempo, «si vedranno giovani piante crescere e prendere il posto di quelle morte».
Il bosco, dunque, è in trasformazione. Alcune delle nuove piante «sono appena state piantate e avranno nei prossimi anni le cure necessarie alla loro crescita», mentre altre «stanno crescendo spontaneamente e godranno dello spazio creato dall’eliminazione di alcune delle piante che è stato necessario tagliare».
Anche il sottobosco avrà un ruolo importante nella nuova fase ecologica dell’area: «capiterà anche di veder crescere nel sottobosco rovi e arbusti che, assieme alla legna, andranno a creare un ambiente ricco di rifugi e fonti di alimentazione per la piccola fauna».
Il percorso di miglioramento dei boschi del Parco GruBrìa, conclude il Parco, richiederà tempo. Ma l’obiettivo dichiarato è quello di accompagnare nel lungo periodo l’evoluzione naturale del bosco verso ecosistemi più ricchi, resilienti e capaci di sostenere la biodiversità.
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martedì 13 gennaio 2026
Storia e paesaggio: il Meredo e la Cascina Monti Brivio nel calendario del Parco GruBrìa
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| La copertina del calendario. Foto Archivio Parco GruBrìa |
Anche quest’anno il Meredo (Seregno) torna a essere protagonista nel calendario del Parco GruBrìa, che si conferma uno strumento efficace e apprezzato per raccontare il territorio attraverso immagini e luoghi simbolo.
Per il mese di settembre, il calendario propone una bella fotografia di Massimiliano Morelli, dedicata alla storica Cascina Monti Brivio, edificio rurale risalente al XIX secolo. La cascina non è solo un elemento di valore storico e paesaggistico, ma anche un luogo vissuto e conosciuto grazie alle passeggiate organizzate negli anni dal Circolo culturale "Seregn de la memoria", in collaborazione con il Comitato di Quartiere Sant’Ambrogio.
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| Cascina Monti Brivio, Parco del Meredo. Foto di M. Morelli |
La scelta di una cascina ancora abitata all’interno del parco è particolarmente significativa: una presenza discreta e inconsueta che racconta il legame tra natura, storia e comunità locale. Da qui si apre uno degli scorci più belli e romantici del Meredo.
Il Calendario del Parco GruBrìa è disponibile presso la sede del Parco.
Contatti:
- Indirizzo: piazza Gio.I.A., 20834 Nova Milanese (MB), presso il palazzo municipale, piano primo
- Telefono: 0362/374512
- Mail: parco@grubria.it
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sabato 3 gennaio 2026
Tangenziale di Pedemontana, rotatoria di via Nazioni Unite e traffico “indotto”
Le riflessioni sulla rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno (leggi qui) si arricchiscono di uno spunto ricevuto in questi giorni: alcuni disegni e una breve considerazione che ci hanno aiutato ad allargare lo sguardo dal singolo intervento al sistema complessivo della mobilità. A partire da questo stimolo, ricevuto da Luciano Minotti – che ringraziamo – abbiamo provato a mettere in fila alcune osservazioni sugli effetti indiretti che i grandi progetti infrastrutturali possono produrre sulla rete stradale locale e interconnessa.
Va chiarito fin dall’inizio che la richiesta della rotatoria è fortemente sostenuta dagli abitanti della zona e dal Comitato di Quartiere, e questa esigenza non è oggetto di discussione. Il tema che poniamo riguarda piuttosto il contesto in cui l’opera si inserisce e gli effetti che può contribuire a generare se non accompagnata da una visione più ampia.
Il punto di partenza è lo svincolo di Seveso della Pedemontana. Come noto, questo svincolo è progettato per consentire esclusivamente le manovre da e verso Milano. Chi proviene dalla zona sud di Seregno ed è diretto sulla Pedemontana in direzione Malpensa – o viceversa – non troverà lì una soluzione diretta. La scelta più “logica” e conveniente, dal punto di vista del conducente, sarà quindi quella di raggiungere lo svincolo di Meda.
Ed è qui che entra in gioco la rete locale. Per arrivare a Meda, una parte consistente del traffico potrebbe scegliere di attraversare vie oggi percepite come secondarie: via Saronno, via Meredo, via Vignazzola, fino a innestarsi sugli assi di collegamento verso lo svincolo. Non si tratta di un’ipotesi astratta, ma di un comportamento già osservato in molti contesti simili: quando un’infrastruttura principale non offre tutte le manovre desiderate, il traffico tende ad “adattarsi” utilizzando la viabilità minore.
Un aspetto spesso sottovalutato è che questo asse di attraversamento non riguarda solo Seregno e Meda, ma coinvolge direttamente anche l’abitato della frazione Meredo di Seveso. Scelte infrastrutturali operate in due Comuni rischiano così di produrre effetti significativi su un terzo territorio, che si troverebbe a subire l’aumento dei flussi senza benefici diretti. In contesti residenziali di piccole dimensioni, anche incrementi contenuti di traffico possono incidere pesantemente su sicurezza, qualità ambientale e vivibilità.
In questo quadro, la rotatoria di via Nazioni Unite – pur rispondendo a un’esigenza reale del quartiere – non va considerata come un elemento isolato. Un’intersezione più fluida, che consente manovre oggi precluse, può rendere complessivamente più attrattivo un certo itinerario, soprattutto in presenza di nuove grandi infrastrutture come Pedemontana. Il rischio è che strade nate per servire la mobilità locale diventino progressivamente corridoi di attraversamento.
Via Saronno e l’area del parco del Meredo rappresentano un punto particolarmente delicato: sezione stradale limitata, contesto residenziale e ambientale, funzione che dovrebbe restare prevalentemente di accesso. Un aumento dei flussi potrebbe tradursi in più traffico, più rumore, maggiore insicurezza per pedoni e ciclisti e una pressione crescente su un’area verde che svolge già oggi un ruolo importante di equilibrio.
Una delle criticità della Tangenziale Meda–Seregno di Pedemontana riguarda proprio la scarsa attenzione agli effetti sulla rete stradale “minore”. Le valutazioni si concentrano sui nodi principali, mentre ciò che accade sulle strade comunali e nei quartieri – spesso oltre i confini amministrativi – resta in secondo piano, pur essendo lì che si manifestano gli effetti quotidiani.
In questo senso, la rotatoria non è il problema, ma può diventare parte di un problema più ampio se inserita in una visione frammentata. Le verifiche sugli impatti di traffico e gli interventi di mitigazione – limitazioni selettive al traffico di attraversamento, moderazione della velocità, protezioni ambientali e una chiara gerarchizzazione della rete viaria – dovrebbero accompagnare l’opera fin dall’inizio.
Segnalare questi rischi in anticipo non significa mettere in discussione le opere, ma provare a governarne gli effetti. La pianificazione serve a questo: anticipare, non inseguire. Integrare queste considerazioni nel dibattito pubblico può aiutare cittadini e amministratori a compiere scelte più consapevoli, tutelando la qualità della vita e il valore dei territori coinvolti, anche quando gli effetti si estendono oltre i confini di un singolo Comune.
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| La nuova rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno e il rischio traffico da Pedemontana. In verde le zone sensibili a rischio traffico. |
Va chiarito fin dall’inizio che la richiesta della rotatoria è fortemente sostenuta dagli abitanti della zona e dal Comitato di Quartiere, e questa esigenza non è oggetto di discussione. Il tema che poniamo riguarda piuttosto il contesto in cui l’opera si inserisce e gli effetti che può contribuire a generare se non accompagnata da una visione più ampia.
Il punto di partenza è lo svincolo di Seveso della Pedemontana. Come noto, questo svincolo è progettato per consentire esclusivamente le manovre da e verso Milano. Chi proviene dalla zona sud di Seregno ed è diretto sulla Pedemontana in direzione Malpensa – o viceversa – non troverà lì una soluzione diretta. La scelta più “logica” e conveniente, dal punto di vista del conducente, sarà quindi quella di raggiungere lo svincolo di Meda.
Ed è qui che entra in gioco la rete locale. Per arrivare a Meda, una parte consistente del traffico potrebbe scegliere di attraversare vie oggi percepite come secondarie: via Saronno, via Meredo, via Vignazzola, fino a innestarsi sugli assi di collegamento verso lo svincolo. Non si tratta di un’ipotesi astratta, ma di un comportamento già osservato in molti contesti simili: quando un’infrastruttura principale non offre tutte le manovre desiderate, il traffico tende ad “adattarsi” utilizzando la viabilità minore.
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| Focus zona Meredo con evidenziati i transiti da disincentivare. |
Un aspetto spesso sottovalutato è che questo asse di attraversamento non riguarda solo Seregno e Meda, ma coinvolge direttamente anche l’abitato della frazione Meredo di Seveso. Scelte infrastrutturali operate in due Comuni rischiano così di produrre effetti significativi su un terzo territorio, che si troverebbe a subire l’aumento dei flussi senza benefici diretti. In contesti residenziali di piccole dimensioni, anche incrementi contenuti di traffico possono incidere pesantemente su sicurezza, qualità ambientale e vivibilità.
In questo quadro, la rotatoria di via Nazioni Unite – pur rispondendo a un’esigenza reale del quartiere – non va considerata come un elemento isolato. Un’intersezione più fluida, che consente manovre oggi precluse, può rendere complessivamente più attrattivo un certo itinerario, soprattutto in presenza di nuove grandi infrastrutture come Pedemontana. Il rischio è che strade nate per servire la mobilità locale diventino progressivamente corridoi di attraversamento.
Via Saronno e l’area del parco del Meredo rappresentano un punto particolarmente delicato: sezione stradale limitata, contesto residenziale e ambientale, funzione che dovrebbe restare prevalentemente di accesso. Un aumento dei flussi potrebbe tradursi in più traffico, più rumore, maggiore insicurezza per pedoni e ciclisti e una pressione crescente su un’area verde che svolge già oggi un ruolo importante di equilibrio.
Una delle criticità della Tangenziale Meda–Seregno di Pedemontana riguarda proprio la scarsa attenzione agli effetti sulla rete stradale “minore”. Le valutazioni si concentrano sui nodi principali, mentre ciò che accade sulle strade comunali e nei quartieri – spesso oltre i confini amministrativi – resta in secondo piano, pur essendo lì che si manifestano gli effetti quotidiani.
In questo senso, la rotatoria non è il problema, ma può diventare parte di un problema più ampio se inserita in una visione frammentata. Le verifiche sugli impatti di traffico e gli interventi di mitigazione – limitazioni selettive al traffico di attraversamento, moderazione della velocità, protezioni ambientali e una chiara gerarchizzazione della rete viaria – dovrebbero accompagnare l’opera fin dall’inizio.
Segnalare questi rischi in anticipo non significa mettere in discussione le opere, ma provare a governarne gli effetti. La pianificazione serve a questo: anticipare, non inseguire. Integrare queste considerazioni nel dibattito pubblico può aiutare cittadini e amministratori a compiere scelte più consapevoli, tutelando la qualità della vita e il valore dei territori coinvolti, anche quando gli effetti si estendono oltre i confini di un singolo Comune.
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venerdì 2 gennaio 2026
Meredo di Seveso: quando le infrastrutture “degli altri” arrivano sotto casa
La frazione Meredo di Seveso rischia di trovarsi, suo malgrado, al centro di trasformazioni infrastrutturali decise altrove. Due interventi distinti – i lavori in corso della tangenziale Meda–Seregno legata a Pedemontana e il recente progetto approvato dal Comune di Seregno per la rotatoria di viale Nazioni Unite – potrebbero infatti produrre effetti significativi sul quartiere, se non verranno adottate per tempo misure efficaci per impedire o mitigare il traffico di attraversamento.
Il Meredo di Seveso è un abitato di dimensioni contenute, con una viabilità locale che ha sempre avuto una funzione prevalentemente residenziale e di collegamento interno. Le strade che lo attraversano non sono nate per sostenere flussi elevati né per svolgere il ruolo di corridoi alternativi tra grandi infrastrutture. Eppure, proprio la combinazione di nuove opere rischia di cambiare questo equilibrio.
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| In blu la tangenziale Meda-Seregno. In verde le strade locali che saranno interessate dai flussi di traffico verso Pedemontana |
La tangenziale Meda–Seregno, una volta completata, modificherà in modo rilevante i flussi di traffico sull’intero quadrante. A questo si aggiunge il fatto che alcuni svincoli della Pedemontana, come quello di Seveso, non consentono tutte le manovre, spingendo una parte del traffico a cercare percorsi alternativi sulla rete ordinaria. In questo scenario, l’asse Vignazzola–Meredo può diventare una scorciatoia “razionale” per chi si muove tra Seregno, Meda e la Pedemontana.
Il progetto della rotatoria di viale Nazioni Unite a Seregno, pensato per migliorare l’accessibilità e la sicurezza locale, si inserisce in questo quadro più ampio. Rendere più fluide alcune manovre e abbassare le attuali barriere alla percorrenza può avere effetti che vanno oltre il territorio comunale. Se non accompagnata da misure di governo del traffico, la maggiore permeabilità della rete potrebbe incentivare ulteriormente l’uso delle strade di Meredo come percorso di attraversamento, con ricadute dirette su un quartiere che non trae benefici da queste opere, ma ne subisce i costi.
Il rischio non è teorico. Più traffico significa maggiore rumore, peggioramento della qualità dell’aria, aumento dei pericoli per pedoni e ciclisti e una perdita complessiva di vivibilità. Effetti che, in un contesto residenziale come quello del Meredo di Seveso, si avvertono in modo immediato e profondo, anche con incrementi di flusso che altrove potrebbero sembrare marginali.
Per questo è fondamentale che si passi da una logica di interventi puntuali a una visione di area vasta. Quando si progettano infrastrutture di questo respiro, che incidono sui comportamenti di mobilità di interi territori, sarebbe non solo opportuno ma doveroso interpellare anche i Comuni sui quali questi interventi possono avere un impatto, diretto o indiretto. Non si tratta di rivendicare competenze, ma di praticare quella leale collaborazione istituzionale che dovrebbe essere alla base di ogni buona pianificazione.
Il Comune di Seveso, e in particolare i residenti della frazione Meredo, non possono trovarsi a gestire ex post gli effetti di decisioni assunte altrove. Le misure per impedire il traffico di attraversamento, per moderare le velocità, per tutelare la sicurezza e l’ambiente devono essere pensate e concordate prima che i flussi si consolidino, quando è ancora possibile governare i comportamenti e non solo subirli.
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venerdì 26 dicembre 2025
Fluidificare o attirare traffico? Riflessioni sulla rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno
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| Via Nazioni Unite, la rotatoria verrà realizzata in corrispondenza dell'intersezione con la strada vicinale del Merè Nord |
Lo scorso mese di novembre la Giunta comunale di Seregno ha approvato il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica dell’intervento di “Realizzazione della rotatoria di via Nazioni Unite”.
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| L'area di intervento. Fonte: Relazione generale |
Si tratta di un passaggio amministrativo rilevante, che segna l’avanzamento concreto di un intervento discusso da tempo. A questo quadro si affianca il parere espresso dagli uffici della Provincia di Monza e Brianza, che, pur confermando la conformità urbanistica dell’opera agli strumenti di pianificazione vigenti, richiama esplicitamente la necessità di adottare interventi di mitigazione e compensazione ambientale. Le aree interessate dalla realizzazione della rotatoria risultano infatti ricomprese nella Rete verde di ricomposizione paesaggistica individuata dal PTCP provinciale, rispetto alla quale deve essere garantita la continuità ecologica, come indicato nel parere provinciale.
È però importante chiarire fin da subito che la realizzazione della rotatoria nasce anche da una richiesta degli abitanti del quartiere, che da anni si percepiscono come isolati a causa della conformazione della viabilità e della presenza della ferrovia. Migliorare l’accessibilità, la sicurezza degli spostamenti e la possibilità di entrare e uscire dal quartiere in modo più agevole è un’esigenza reale, che merita ascolto e rispetto. Le riflessioni che proponiamo non mettono in discussione questa esigenza, né vogliono contrapporre interessi diversi, ma nascono proprio dalla volontà che l’intervento risponda davvero, nel tempo, ai bisogni di chi vive in quest’area.
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| Planimetria di progetto |
La relazione progettuale individua come obiettivo principale l’aumento della sicurezza dell’intersezione tra via Nazioni Unite e la strada vicinale del Merè Nord, oggi regolata da un incrocio a raso fortemente canalizzato che consente solo alcune manovre. La rotatoria renderebbe possibili svolte oggi non consentite, migliorerebbe la leggibilità dell’incrocio e favorirebbe una maggiore fluidità dei movimenti veicolari. Si tratta di obiettivi comprensibili e, sul piano locale, condivisibili. Allo stesso tempo, è evidente che l’intervento non si esaurisce in una mera opera di ingegneria stradale, ma incide su un contesto territoriale più ampio, riconosciuto anche dagli enti sovracomunali come delicato sotto il profilo ambientale e paesaggistico.
La nostra principale preoccupazione, tuttavia, non riguarda il manufatto in sé, ma gli effetti che esso potrebbe produrre sul sistema della mobilità nel suo complesso. Rendere più semplici e veloci alcune manovre oggi impossibili significa infatti abbassare le barriere all’uso di questo asse stradale. In altre parole, ciò che oggi rappresenta un disincentivo al passaggio potrebbe domani trasformarsi in un elemento di attrazione. È quindi legittimo chiedersi se un intervento pensato per fluidificare il traffico locale non rischi, allo stesso tempo, di attirare nuovo traffico di attraversamento.
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| Via Saronno |
Via Saronno, in particolare, ha una sezione stradale limitata, che oggi funge anche da fattore di contenimento naturale dei flussi. Se la nuova rotatoria rendesse più conveniente l’utilizzo di questo percorso, l’aumento dei volumi di traffico potrebbe riversarsi su una strada che non è dimensionata per assorbirli. In questo caso il rischio non sarebbe tanto quello di risolvere un problema, quanto di spostarlo o amplificarlo, con ricadute sulla qualità della vita, sul rumore e sull’inquinamento in un’area già fragile.
Queste considerazioni assumono un peso ancora maggiore se si guarda al contesto territoriale complessivo. L’area a est di viale Nazioni Unite è fortemente condizionata dalla presenza della forcella ferroviaria, che limita le alternative di collegamento e rende il quartiere di fatto intercluso. In una situazione simile, anche incrementi non particolarmente elevati del traffico di attraversamento possono produrre effetti significativi sulla vita quotidiana di chi utilizza queste strade non per transitare, ma per accedere alla propria casa. A ciò si aggiunge il fatto che la Provincia ha richiamato la necessità di garantire la continuità ecologica della Rete verde: un aumento della pressione veicolare rischierebbe quindi di incidere non solo sulla vivibilità del quartiere, ma anche sugli equilibri ambientali che la pianificazione sovracomunale intende tutelare.
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| Le possibili ricadute del traffico generato dalla tangenziale Meda-Seregno |
C’è poi uno scenario futuro che merita particolare attenzione. La prevista realizzazione della nuova tangenziale tra Meda e Seregno, connessa al sistema di Pedemontana, potrebbe modificare in modo rilevante i flussi veicolari sull’intero quadrante. È legittimo domandarsi se, in presenza di una rotatoria più permeabile e di manovre rese più agevoli, parte del traffico proveniente da fuori città possa trovare più comodo attraversare via Saronno e via Nazioni Unite, invece di dirigersi verso nord in direzione di via Cadore. Non si tratta di affermare che questo accadrà con certezza, ma di chiedersi se questo scenario sia stato adeguatamente valutato e, in caso affermativo, con quali risultati.
Le nostre non sono certezze, ma dubbi. Dubbi che auspichiamo siano stati affrontati attraverso analisi puntuali dei flussi di traffico attuali e futuri e verifiche di coerenza con la pianificazione sovracomunale. Saremmo sinceramente contenti di sbagliarci. Proprio perché la rotatoria è stata fortemente voluta dal quartiere, riteniamo però che sia nell’interesse di tutti che l’opera funzioni davvero nel lungo periodo e non si trasformi, col tempo, in una nuova fonte di disagio per gli stessi residenti.
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| Strada vicinale del Merè Nord, intersezione con via Nazioni Unite |
In questo senso, le indicazioni contenute nel parere della Provincia di Monza e Brianza, che richiamano esplicitamente l’obbligo di interventi di mitigazione e compensazione territoriale, rappresentano un riferimento importante. Chiedere che tali misure siano chiaramente definite, rese pubbliche e integrate con una valutazione complessiva degli effetti sulla mobilità non significa mettere in discussione l’intervento, ma contribuire a renderlo più equilibrato e sostenibile. Se queste osservazioni possono essere utili per introdurre correttivi, soluzioni di accompagnamento al traffico e interventi di mitigazione ambientale, allora crediamo che condividerle sia un atto di responsabilità e di attenzione verso il territorio, non una contrarietà pregiudiziale all’opera.
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martedì 23 dicembre 2025
Il taglio degli alberi al Parco del Meredo spiegato bene
Negli ultimi giorni il Parco del Meredo e l’area della Porada sono finiti al centro di un acceso dibattito pubblico. Le immagini dei tagli di alberi, diffuse sui social e accompagnate da commenti spesso allarmati, hanno suscitato preoccupazione e rabbia tra molti cittadini che frequentano abitualmente il parco. Parole come “scempio”, “devastazione”, “polmone verde distrutto” ricorrono con frequenza e raccontano un disagio reale, che merita rispetto e attenzione.
Proprio per questo, come blog nato per tutelare il territorio del Parco Brianza Centrale (ora Plis GruBrìa), riteniamo importante provare a spiegare con calma e completezza che cosa sta accadendo, distinguendo tra l’impatto emotivo immediato e il significato reale degli interventi in corso. Non per difendere acriticamente le scelte fatte, ma per fornire elementi di comprensione che permettano un giudizio informato.
I lavori che stanno interessando il Meredo e la Porada non sono improvvisi né frutto di decisioni dell’ultimo momento. Il Parco GruBrìa li aveva annunciati pubblicamente già all’inizio di ottobre, spiegando che si trattava di interventi forestali programmati su diverse aree boscate di Seregno e di altri comuni del Parco. Gli interventi sono stati autorizzati da Regione Lombardia e affidati ad agronomi forestali incaricati dal Consorzio. Non si tratta quindi di un’operazione decisa o gestita direttamente dal Comune, ma di un progetto sovracomunale che coinvolge più territori e che rientra in una strategia di gestione del patrimonio forestale urbano.
Un altro elemento che spesso viene trascurato nel dibattito è la natura stessa dell’area interessata. Il Meredo e la Porada non sono un giardino urbano progettato, né un parco storico con alberature monumentali, ma un bosco cresciuto in gran parte in modo spontaneo all’interno di un contesto fortemente urbanizzato. Questo tipo di bosco, proprio perché nato senza una pianificazione forestale, presenta spesso una struttura sbilanciata, con poche specie dominanti e una presenza significativa di piante non autoctone o invasive. Lasciare tutto com’è, in questi casi, non significa necessariamente tutelare la biodiversità o garantire stabilità nel tempo.
Gli alberi che vengono rimossi in questa fase appartengono in larga parte a specie come robinia, ailanto, ciliegio tardivo e lauroceraso. Sono piante che hanno avuto un ruolo importante nel colonizzare aree degradate e che offrono anche benefici ecologici specifici, ma che allo stesso tempo hanno un ciclo di vita relativamente breve, una forte capacità di competizione e la tendenza, una volta adulte, a soffocare la crescita di altre specie. In un bosco maturo, la loro dominanza può impedire l’evoluzione verso una maggiore diversità vegetale e rendere l’insieme più fragile, anche dal punto di vista della sicurezza.
L’obiettivo dichiarato del Parco non è quindi quello di “tagliare alberi”, ma di modificare la struttura del bosco per creare le condizioni affinché possano affermarsi specie più longeve e stabili, come querce e carpini, capaci di garantire nel tempo una maggiore biodiversità e una migliore resilienza agli stress ambientali, compresi quelli legati al cambiamento climatico. È un processo che guarda a orizzonti temporali lunghi, incompatibili con l’immediatezza con cui siamo abituati a valutare lo spazio pubblico.
Gran parte dello sconcerto nasce infatti dall’impatto visivo che questi interventi producono nel breve periodo. Un bosco appena diradato appare spoglio, fangoso, attraversato da cataste di legna e ramaglie. L’ombra diminuisce, il colpo d’occhio cambia radicalmente e la sensazione è quella di una perdita irreversibile. In realtà, questa fase rappresenta un momento transitorio. Le cataste di legna lasciate sul posto non sono segno di incuria, ma servono a restituire sostanza organica al suolo e a creare microhabitat utili a insetti, anfibi e piccoli mammiferi. Anche la ricrescita del sottobosco, spesso percepita come disordine o degrado, è una componente fondamentale di un ecosistema sano.
Questo non significa che tutte le preoccupazioni siano infondate. Molti cittadini pongono domande legittime sui tempi di ricrescita, sulla dimensione delle nuove piantumazioni, sulla reale capacità delle giovani piante di attecchire e crescere in un contesto così urbanizzato. Tutto questo dipenderà in larga misura dalle manutenzioni future e dalla continuità delle cure previste dal progetto. È su questo aspetto, più che sul taglio in sé, che si giocherà la credibilità dell’intervento e su cui sarà giusto mantenere alta l’attenzione civica.
Nel dibattito sono emerse anche questioni complesse, come la diffusione di parassiti quali la Takahashia japonica o la Popillia, e il tema più generale dell’adattamento delle specie arboree a un clima che sta cambiando rapidamente. Si tratta di problemi reali, che non hanno soluzioni semplici e che richiedono un costante aggiornamento delle pratiche di gestione. La forestazione urbana oggi non può limitarsi a conservare ciò che esiste, ma deve cercare di aumentare la resilienza degli ecosistemi, anche attraverso scelte che nel breve periodo possono apparire impopolari.
C’è però un punto su cui è difficile non concordare con molti cittadini: la comunicazione. Interventi di questo tipo, soprattutto in aree così frequentate e amate, avrebbero richiesto un accompagnamento informativo più efficace. Un annuncio istituzionale pubblicato settimane prima non è sufficiente a preparare le persone a ciò che avrebbero visto. Sarebbero stati utili cartelli esplicativi sul posto, immagini di riferimento, incontri pubblici o aggiornamenti costanti sull’avanzamento dei lavori. Quando la comunicazione manca o è insufficiente, anche interventi tecnicamente corretti rischiano di essere percepiti come imposizioni calate dall’alto.
Il Parco del Meredo non è stato distrutto, ma sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Questo non significa che tutto debba essere accettato senza spirito critico, né che non si debba vigilare sull’attuazione concreta del progetto. Significa però che non siamo di fronte a un taglio indiscriminato, bensì a un intervento inserito in una visione di medio-lungo periodo. Difendere il verde non vuol dire congelarlo, ma accompagnarne l’evoluzione con competenza, trasparenza e partecipazione. Ed è proprio su questi tre elementi che, oggi più che mai, vale la pena continuare a interrogarsi.
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