Il WWF Italia, che in Lombardia gestisce numerose aree protette fin dalla fine degli anni ’70, esprime tutte le sue perplessità e preoccupazioni di fronte alle proposte presentate dai Parchi regionali lombardi “come applicazione concreta della transizione ecologica” come affermato dall’Assessore regionale Rolfi.
Queste proposte, al di là di alcune lodevoli eccezioni, mancano di ambizione, di coraggio e di visione: si tratta di una “lista della spesa” di progetti, che forse erano già nei cassetti dei Parchi Regionali che con l’arrivo dei Fondi Europei si vorrebbero realizzare.
Dal loro esame non emerge nessuna attenta e accurata programmazione che consenta davvero di avviare, al di là di facili slogan, la transizione ecologica, ne sembrano coerenti con i piani di gestione, in particolare per le aree a Parco naturale sulla cui centralità sembrano esserci poche idee progettuali.
Nel dicembre scorso Regione Lombardia aveva chiesto di segnalare progetti riguardo al ripristino degli ecosistemi e per favorire l’accessibilità e la fruizione sostenibile anche alle Riserve Naturali in riferimento agli investimenti per favorire la ripresa economica.
Dalla progettualità dei Parchi sono richiesti 109 milioni di Euro per 179 progetti, oltre il 50% è destinato alla fruizione (in particolare per piste ciclabili), circa il 25% alla ristrutturazione o realizzazioni di sedi e il restante 25% circa ad interventi di tipo naturalistico: quindi solo un quarto dei progetti è specificatamente rivolto alla conservazione del patrimonio naturale nei Parchi.
“Nessun pregiudizio sul potenziamento di piste ciclabili o centri visita nei Parchi regionali, ma sfugge il nesso di tali infrastrutture con la priorità di tutela di habitat e specie o di cambiamento dei processi produttivi dannosi all’ambiente” dichiara il Delegato WWF Italia per la Lombardia dott. Gianni Del Pero e aggiunge “ E’ proprio dalle aree protette che dovrebbe venire tale impulso, considerato che coloro che le frequentano lo fanno innanzitutto per il loro valore naturalistico”.
Fermo restando che tra gli obiettivi del Piano Europeo vi sono quelli della inversione della curva della perdita della biodiversità e che una quota del 37% dei fondi devono essere dedicate al clima, all’adattamento al cambiamento climatico e specificamente alla tutela dell’ambiente, si sottolinea che questi progetti devono comunque rispettare il principio di “non arrecare un danno significativo” per i sei obiettivi ambientali comunicati dalla Commissione Europea (2021/C 58/01). Ci si chiede: i progetti presentati dai Parchi sono coerenti con questo principio di valutazione?
Dagli Enti gestori dei Parchi lombardi ci saremmo aspettati, per esempio, progetti e proposte sul miglioramento della qualità dei corsi d’acqua in linea con quanto prevede la Direttiva Quadro 2000/60/CE (i principali fiumi lombardi sono tutti interessati dalla presenza di Parchi regionali), oppure progetti per la riduzione degli impatti dell’attività agricola intensiva e zootecnica tra le prime cause di impatto sulla biodiversità e il clima in Italia, o ancora la realizzazione di corridoi ecologici fra le aree protette anche attraverso una graduale quanto concreta conversione all’agricoltura biologica.
Il WWF Lombardia e i cittadini che ogni giorno usufruiscono dei servizi ecosistemici derivanti delle nostre aree protette chiedono all’Amministrazione regionale ed agli Enti Parco, di riconsiderare radicalmente i contenuti delle proposte presentate affinchè la "transizione ecologica" sia effettivamente attuata nel rispetto degli Obiettivi del Piano di Finanziamento Europeo e nel principio di non arrecare danno all'ambiente.
E’ evidente che per garantire tale risultato occorre maggiore coinvolgimento nella governance e nelle scelte anche da parte delle Associazioni ambientaliste, che oggi in Lombardia, diversamente da quanto prevede la normativa regionale, sono esclusi da ogni partecipazione al procedimento decisionale: la normativa di Regione Lombardia prevede infatti, con una discriminazione inspiegabile, che i loro rappresentanti facciano parte delle Comunità dei Parchi, ma con la sola facoltà di essere auditi, senza alcun peso nelle decisioni.
La disponibilità a far parte di una cabina di regia regionale questa Associazione la assicura sin d’ora.
domenica 21 marzo 2021
WWF Lombardia: La funzione principale dei Parchi Regionali dev'essere quella di favorire la biodiversità!
sabato 25 luglio 2020
GruBrìa Restart: un patto per rilanciare il parco
Il patto (cliccare qui) è stato sottoscritto, fra gli altri, dalle associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, FAI e LIPU.
Gianni Del Pero, presidente del WWF Lombardia, da noi interpellato sulle possibili ricadute riguardanti il Parco GruBrìa, ci ha dichiarato: "Su questa questione abbiamo avuto l'opportunità di chiedere a tutti gli Enti presenti al 'Patto' (dalla Provincia ai singoli Comuni, Sindaco di Monza compreso) che i Parchi della Provincia diventassero nodi della rete della mobilità sostenibile, a partire dal Parco GruBrìa nella sua interezza (cioè con Monza presente e protagonista). Usando e migliorando il PUMS (piano urbano per la mobilità sostenibile) in variante al PTCP. Con Arturo Lanzani, presidente del Parco, e alcuni amministratori locali abbiamo prospettato nuove direttrici di collegamento oltre ai 5 interventi già previsti nel PUMS, con l'ampliamento del GruBria ai Comuni di Meda, Seveso e Cesano Maderno."
Per scaricare il documento in formato PDF - 281 KB cliccare su ⇒ Brianza Restart. Un patto per Economia, Welfare, Formazione, Mobilità
giovedì 10 aprile 2014
Guerrilla knitting per difendere i parchi a Seregno
Riceviamo e pubblichiamo
L’associazione AG!TAmente propone una raccolta di filati per costruire intrecci in città.
Stiamo preparando una nuova azione di GUERRILLA knitting, una sfida che potrà sorprendere.
Tenete pronti gomitoli, ferri ed uncinetti: presto toglieremo di mezzo altro grigio con i colori e la forza delle nostre “pezze”!
VOGLIAMO GRIDARE A GRAN VOCE BASTA con l’ INCURIA dei nostri PARCHI e promuovere IDEE NUOVE che potrebbero essere realizzate a bassi costi con il coinvolgimento di varie associazioni , persone adulte e bambini , enti privati e pubblici , professionisti e scuole d’arte del territorio che potrebbero mettere a disposizione le loro capacità e creatività , al servizio della cittadinanza per una sorta di “CITTADINANZA ATTIVA”.
Al progetto si potrà contribuire lavorando a maglia presso i vari centri di incontro oppure fornendo lana sia nuova che usata, da consegnare nei luoghi aderenti all’iniziativa
I lavori saranno poi esposti durante l’azione di GUERRILLA in un’installazione collettiva nell’area del PARCO alla PORADA, che andrà a coprire panchine, alberi e altri arredi urbani.
URBAN KNITTING
In molte città italiane si iniziano a trovare tracce di progetti ‘lanosi’ e , da qualche tempo, anche tra le istituzioni cresce l’interesse per questa forma espressiva quale veicolo di interazione con la società e base per progetti intergenerazionali .
L’iniziativa prevede il coinvolgimento di Associazioni culturali, enti, scuole, le associazioni della terza età, le case di riposo, normali cittadini e molti altri creativi, quindi visto l’alto coinvolgimento delle realtà sociali sul territorio, presenta una forte valenza sociale.
Come ogni progetto di urban knitting che si rispetti, si tratta di realizzare dei vestiti in lana o cotone, lavorati ai ferri o uncinetto, per ricoprire strutture esistenti, inoltre i materiali utilizzati non andranno sprecati ma saranno tutti riutilizzati per altre iniziative o per la realizzazione di coperte da distribuite a persone disagiate o a strutture per il ricovero e la protezione di animali.
giovedì 21 aprile 2011
Parte da Bresso la difesa dei parchi lombardi
di Arturo Calaminici
Coordinatore del Comitato No Eliporto nel Parco Nord e dell’Associazione Amici Parco Nord
Mercoledì scorso, 13 aprile 2011, l’Associazione Amici Parco Nord e il Comitato No Eliporto hanno tenuto, nella sede dell’A.A.P.N. via Suzzani 273 Milano, una riunione alla quale hanno partecipato alcune altre associazioni, tra cui quella degli Amici del Parco Grugnotorto-Villoresi, quella del parco delle Groane e dell’Associazione Parchi del Vimercatese. Obiettivo dell’incontro, creare un Coordinamento di tutte le Associazioni parchi lombarde per contrastare con risoluta determinazione il progetto di legge regionale di modifica della legge 86 sui parchi.
Tale progetto di legge, fermato per ora in Commissione e che dovrebbe andare in discussione in Consiglio regionale a giugno, è nello stesso tempo una proposta debole e pericolosa. E’ insufficiente perché si limita a considerare il solo aspetto della gestione dei parchi; e pericolosa perché vorrebbe introdurre un modello di governance che accentrerebbe il potere e le decisioni nelle mani della Regione stessa, estromettendone di converso e di pari grado i Comuni.
In sintesi: al posto dei Consorzi dei Comuni ci sarebbero dei non meglio specificati Enti pubblici, nei quali la presenza della Regione sarebbe incombente e dominante. Infatti, nei Consigli di gestione dovrebbe farsi posto ad un componente regionale (non revocabile) su tre (o cinque) membri; il revisore sarebbe nominato dalla Regione e il direttore, scelto dal presidente, sarebbe tratto da un albo regionale di cui non vengono definiti i criteri di gestione. Con l’aggravante, in questo caso, di un rapporto siamese tra presidente e direttore, per cui il direttore sarebbe tenuto a seguire la sorte del presidente e quindi financo a dimettersi se il presidente dovesse interrompere per qualsiasi motivo il suo mandato. Addio autonomia della funzione tecnica e manageriale, il direttore praticamente sarebbe declassato ad uomo dello staff del presidente!
A quanto sopra si aggiunge, e questo ci sembra il cuore effettivo del problema - certamente delle nostre preoccupazioni- la modifica dell’art. 20 della legge 86. Leggiamo assieme il comma 1° dell’articolo 20 bis, quindi dell’articolo sostitutivo (Poteri di deroga e misure di compensazione): “L’ente gestore del parco, previo parere obbligatorio e vincolante della Giunta regionale, e sentiti gli enti interessati, può autorizzare, in deroga al regime proprio del parco, la realizzazione di opere pubbliche previste dalla legislazione nazionale, esclusivamente nel caso in cui non possano essere diversamente localizzate...”. Sembra molto chiaro!
Che fare? Saldare, questo ci pare il primo nostro compito, la risposta inevitabile dei Comuni, espropriati del loro ruolo, ma non dei loro quattrini (infatti continuerebbero a scucirne almeno per il 70% dei costi di gestione dei parchi), alla protesta delle associazioni ambientalistiche e dei cittadini. Farlo in fretta, prima che il progetto di legge arrivi in Consiglio regionale. A tale scopo, l’idea è di costruire un Coordinamento regionale che si raccordi con tutto il mondo ambientalistico e con la più vasta platea dei cittadini che vogliono difendere il territorio, il paesaggio e l’ambiente, cioè la nostra Regione e il nostro Paese.
Vogliamo dare solo qualche dato per avere l’idea dell’opera incessante di devastazione del territorio italiano e lombardo? Traggo i dati che seguono dal bellissimo libro di Salvatore Settis "Paesaggio Costituzione Cemento" Einaudi 2010. Dal 1956 al 2001, secondo i dati Istat, in Italia la superficie urbanizzata è cresciuta del 500%, il consumo di suolo è viaggiato al ritmo di 244.000 ettari l’anno; dal 1996 al 2006 i Comuni italiani hanno rilasciato permessi di costruire per 3,1 miliardi di mc (dato sottostimato perché non comprende le costruzioni abusive); ogni anno, per la sola edilizia residenziale, si costruiscono in media 22,3 mc per abitante; dal 1991 al 2001 l’incremento delle superfici urbanizzate rispetto all’incremento demografico è stato ben 37,5 volte superiore; in Lombardia e in Veneto ci approssimiamo a “situazioni di saturazione territoriale”.
In Lombardia che nel 1990-2005 ha ridotto del 18% la superficie agricola, le sole autostrade in costruzione o in progetto stanno distruggendo altri 2670 ettari di suolo: in totale 13 ettari al giorno, ogni anno una superficie pari alla città di Brescia.
La morfologia del territorio italiano lo rende notoriamente esposto a terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni e altre calamità, basta ricordare che negli anni 1999-2007 sono state censite in Italia 482.272 aree franose, quasi il 7% dell’intero territorio nazionale. Per concludere, l’Italia ha il più basso tasso di crescita demografica d’Europa, ma ha il più alto tasso di consumo di territorio.
Tornando al nostro problema, la proposta che rivolgiamo a tutti gli amici delle associazioni e dei parchi è, ripeto, coordiniamoci, organizziamoci, facciamo sentire forte e risoluta la nostra voce.
Appuntamento prossimo Mercoledì 4 maggio ore 18.30 nella sede dell’Associazione Amici Parco Nord Milano, via Suzzani 273, per: formalizzare la costituzione del coordinamento: firmare un documento che esprima chiaramente le critiche al progetto di legge e avanzi le nostre proposte; redigere un comunicato stampa da diffondere su tutti i mezzi di comunicazione possibili; organizzare iniziative di incontro, di festa e di mobilitazione pubblica.
Infine, lunedì scorso il Consiglio comunale di Bresso ha approvato quasi all’unanimità (hanno votato a favore otto Gruppi consiliari su nove, si è astenuto solo quello del Pdl) un Odg presentato dal sottoscritto (vedi sotto) perché può essere utile partire da un documento condiviso trasversalmente da (quasi) tutti gli schieramenti politici.
Per contatti: 335 8256015
Il Consiglio Comunale di Bresso
Premessa:
dopo quasi 30 anni dalla legge regionale lombarda istitutiva delle aree protette, la Regione Lombardia oggi dovrebbe essere nelle condizioni, culturali e sociali, di produrre una grande riforma: un testo unico, una legge quadro che transiti gli attuali consorzi dalla funzione di esclusiva “salvaguardia” delle aree protette, ad una funzione di “tutela e fruizione” delle stesse in sinergia con uno sviluppo sostenibile dei territori limitrofi.
L’aspettativa è stata delusa dal testo di questo nuovo progetto di legge. Ancora una ulteriore parziale modifica alla L.R. n. 86 del 1983 che ha come unico obiettivo quello di mettere mano alla governance, riconoscendo un ruolo centrale a Regione Lombardia a scapito dei Comuni, a cui viene comunque richiesta una partecipazione “economica” a copertura del 70% dei costi di bilancio.
Il progetto di legge di riforma dei parchi licenziato dalla Giunta regionale è il potenziale grimaldello per il commissariamento politico dei parchi da parte della Regione e la conseguente mortificazione delle rappresentanze locali.
E’ molto pericolosa la sostituzione (ancorché prevista dalla legge finanziaria 2010 e ribadita dal decreto milleproroghe) degli attuali consorzi obbligatori, che hanno garantito per anni il contributo di comuni e province alla vita dei parchi, con un non meglio precisato “ente di diritto pubblico”, di cui nessuno riesce a capire l’efficacia reale.
La pur giusta scelta di ridurre il numero dei componenti dei consigli di amministrazione, per risparmiare e razionalizzare i processi decisionali, evidenzia in controluce la volontà della Giunta Formigoni di mettere le mani sui parchi attraverso la nomina di un componente regionale (non revocabile) nei consigli di amministrazione e con l’istituzione di un albo regionale per i direttori di cui non si conoscono i criteri di gestione. Ancor meno convincente è l’idea di legare strettamente le sorti del direttore a quelle del presidente del parco. Il direttore, infatti, scelto dal presidente dall’albo, sarebbe poi costretto a seguirne il destino e, perfino, a dimettersi nel caso il presidente per qualsiasi ragione dovesse venir meno al suo incarico. Tutto ciò sottolinea la mortificazione dell’autonomia del ruolo tecnico-manageriale e la completa subordinazione al ruolo politico.
L’unica certezza, riguarda il fatto che con questa riforma il controllo della Regione sui parchi rischia di diventare pesante, senza nessun bilanciamento né cambiamenti sostanziali per quanto riguarda le risorse regionali e soprattutto in assenza di una prospettiva di gestione in grado di valorizzare il grande patrimonio verde della Lombardia.
Nessuno sforzo è stato compiuto per disegnare una prospettiva al passo coi tempi, che permetta cioè ai parchi lombardi di divenire un reale fattore di sviluppo, mantenendo comunque netta e salda la tradizionale vocazione alla tutela dei territori.
Sotto il profilo strategico, dunque, la montagna ha partorito un topolino.
E’ sconcertante che questo avvenga nella Regione che negli anni ‘80 ha emanato una normativa di tutela delle aree verdi all’avanguardia in Europa e presa ad esempio nel resto del Paese. Una legge che ha consentito di tutelare zone di grande pregio ambientale e vaste porzioni di territorio, spesso fortemente antropizzate. A distanza di quasi 30 anni le ragioni della tutela restano sostanzialmente intatte, si affacciano però nuove esigenze e prospettive dettate dalla consapevolezza che paesaggio, territorio e ambiente sono fortemente interconnessi e che la qualità dei luoghi è oggi un fattore di sviluppo della comunità regionale.
Per tutto ciò il Consiglio Comunale di Bresso chiede con forza alla Regione Lombardia:
- il consolidamento delle tutele e dei confini delle aree protette, per evitare ulteriori cementificazioni. A tale proposito si ricorda che ancora oggi l’avanzamento inarrestabile dell’urbanizzazione comporta una perdita di suolo libero di tredici ettari/giorno in Lombardia e che, per la prima volta da secoli, la nostra regione ha visto scendere sotto la simbolica cifra del milione di ettari la superficie agraria utile;
- un sistema di tutela dei territori verdi, di connessione tra parchi, di valorizzazione intelligente delle risorse ambientali e culturali; ed il mantenimento di un ruolo forte e decisivo delle comunità locali nella gestione e nelle decisioni sui loro territori;
- la valorizzazione dei parchi in modo che nel futuro siano ancor di più luoghi di difesa della natura, del paesaggio, della cultura, della vivibilità delle città e della salute dei cittadini in una dialettica positiva con le esigenze dello sviluppo economico, dell’occupazione e dell’imprenditoria, dell’agricoltura, dell’esercizio della caccia e della pesca;
- la rinuncia all’idea di centralismo regionale che traspare da tutta la legge, e, al contrario, il rafforzamento dei ruoli di comuni e province, in una vera strategia di sussidiarietà.
Solo a queste condizioni, solo con un’idea strategica e innovativa, capace di unire ferma tutela e sviluppo intelligente dei territori, ha poi senso parlare di taglio dei consigli di amministrazione e di contenimento dei costi. In caso contrario, saremmo di fronte ad una controriforma mascherata: la Lombardia merita di più e meglio.
venerdì 3 dicembre 2010
270 mila euro per otto parchi della Brianza
Il contributo è stato assegnato sulla base dei progetti proposti dagli stessi PLIS, privilegiando le operazioni che più concretamente daranno risultati in termini di miglioramento della qualità dei luoghi o della loro fruibilità.
Leggi anche: 130.000 euro per i parchi della Provincia MB
lunedì 25 ottobre 2010
130.000 euro per i parchi della provincia di Monza e Brianza
La Provincia di MB ha stanziato di 130.000 euro per i Plis – Parchi Locali di interesse sovracomunale.Il contributo sarà ripartito tra i 10 Plis della Provincia di Monza e Brianza (per circa il 40% in parti uguali e per la rimanenza in maniera proporzionale alla loro dimensione), che occupano una superficie tutelata complessiva di 4.613,81 ettari.
domenica 24 ottobre 2010
Inverigo e Pedemontana. La colossale contraddizione dei "luoghi dell'identità regionale"
di Arturo Binda(intervento presentato, il 18/10/2010, agli Stati Generali delle aree protette a Triuggio)
Le attività svolte dalle due associazioni di volontariato Le Contrade e Orrido d’Inverigo in ambito culturale e ambientale sono molteplici:
- favorire la tutela ed effettuare la manutenzione di una parte del territorio comunale, interamente all’interno dei confini del Parco, che offre caratteristiche di particolare pregio paesaggistico, storico-architettonico e naturalistico;
- promuovere e diffondere, presso la popolazione, una più consapevole sensibilità verso i problemi ambientali;
- ricreare e mantenere le condizioni ottimali per la tutela e l'incremento di specie animali e vegetali.
Lo scopo, quindi, della ns. presenza al dibattito in corso è portare la passione, la conoscenza e l’esperienza di un lavoro costante e decennale sul territorio; le associazioni erano attive ancor prima che fosse costituito il Parco della Valle del Lambro e hanno partecipato alle fasi della sua istituzione.
Prima di parlare del tema specifico al quale ci siamo iscritti, concedetemi una breve presentazione dei valori presenti sul territorio di Inverigo che permetterà di comprendere meglio il mio intervento.
Il Piano di Coordinamento Territoriale della Provincia di Como ha inserito Inverigo, per le sue qualità paesaggistiche, fra i “Luoghi dell’identità regionale”. Anche il Piano Territoriale Paesistico Regionale ha rilevato la particolare ricchezza e sistematicità del complesso paesaggistico di Inverigo. Inoltre la Giunta Regionale con la delibera n.° 8/11369 del 10 febbraio 2010 ha dichiarato di notevole interesse pubblico (quale bene paesaggistico), l'area del paesaggio rurale dell'Orrido e del Viale dei cipressi, si tratta di un’area verde di 160 ettari completamente recintata, solcata nel fondo valle dal fiume Lambro.
All’interno del territorio comunale, a sua volta nei confini del Parco, vi sono Ville, residenze e piazze storiche, chiese secentesche completamente affrescate, santuari, cascine, geositi, aree umide e fauna presente nelle liste delle diverse direttive ambientali della CEE (Direttiva Habitat 92/43/CEE e Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici).Quindi il patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale di Inverigo sono tutelati in maniera specifica e con specifici vincoli, riconosciuti a tutti i livelli amministrativi (dal comunale al nazionale passando dal provinciale e regionale).
Purtroppo, per noi, la maggior parte di questi valori sono proprietà private e, penso sia facile anche per voi, immaginare le problematiche e le conflittualità che sorgono quando coloro che, a vario titolo, sono presenti sul territorio non concordano su obiettivi comuni e non mettono in sinergia le proprie forze. Non mi riferisco solo ai proprietari ma anche alle autorità amministrative preposte le quali, in alcuni casi, non sono in grado di tutelare il bene ambientale, e le associazioni, di conseguenza, si devono sostituire nella tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione.
Permettetemi un esempio: l’autostrada VA-CO-LC, la ex Pedemontana dei primi anni ’90 respinta vent’anni anni fa’ da 18.000 firme e più di trenta comuni, riproposta di recente da 24 associazioni di categoria e inserita nei vari piani territoriali provinciali e regionali; a Inverigo il tracciato passerebbe nei luoghi che le stesse amministrazioni pubbliche hanno dichiarato “luogo dell’identità regionale”. Una colossale contraddizione!
L’esempio, che riprenderò nel corso del mio intervento, purtroppo non unico, mi permette di entrare nello specifico delle questioni al centro del confronto.
FAVORIRE IL COINVOLGIMENTO DEI SOGGETTI LOCALI NELLA GESTIONE DELLE AREE PROTETTE
Prima di essere coinvolti nella gestione occorre condividere le scelte e ancora prima occorre parlare un linguaggio comune; come si può chiedere a un’associazione locale di cittadini di partecipare alla gestione delle aree protette quando l'oggetto, cioè l'area protetta, rischia il ridimensionamento o addirittura la scomparsa!
Qualora l'autostrada, sempre quella, malauguratamente venisse realizzata vedremmo scomparire, contemporaneamente, i fondamentali caratteri del paesaggio e dell’identità culturale del ns. territorio, dove siamo nati e viviamo. Inaccettabile.
Non vogliamo sostituirci al parco. Abbiamo bisogno del Parco. Però vogliamo collaborare con un parco che sia messo nelle condizioni per farsi carico dello sviluppo del sistema ambientale, un parco che possa essere motore per diffondere la sensibilizzazione, le conoscenze e il rispetto; un parco più autonomo nell’esercizio delle sue funzioni, meno influenzato e influenzabile dalle esigenze e calcoli politici locali e regionali; che non sia messo costantemente sotto pressione dalle norme delle manovre finanziarie governative, con l'incubo della riduzione dei finanziamenti tale da limitare in modo incisivo operatività e servizi se non addirittura la stessa sopravvivenza.
POTENZIARE LE BUONE PRATICHE AMBIENTALI
Quindi le buone pratiche sono rivolte all'ambiente, sono a favore dell’ambiente; non arrecano danno, rispettano, mantengono e incrementano le specie animali e vegetali. Di conseguenza verbi come “mitigare”, “compensare” e termini come “il meno impattante” dovrebbero essere esclusi dall'attuazione delle pratiche ambientali in generale, sicuramente da quelle buone.
Invece dobbiamo constatare che il verde, per le Amministrazioni, è spesso considerato solo una funzione estetica. Un’area verde libera non è uno spiazzo degradato da rivitalizzare, non è un contenitore vuoto: è uno scrigno della natura, un organismo vivo, ricco di biodiversità.
PROMUOVERE LA FRUIZIONE E IL TURISMO SOSTENIBILI
Per ottenere questo occorre, a nostro avviso, procedere per gradi ed essere consapevoli che alla base delle scelte di progettazione e di gestione un ruolo fondamentale debba avere l’informazione. Infatti, troppo spesso si vuole gestire un ambiente che ancora non si conosce, o che si conosce solamente in modo parziale e relativamente ai soliti luoghi comuni - piante, uccelli, mammiferi - trascurando tutti gli altri fattori biotici e abiotici che garantiscono il corretto funzionamento ed equilibrio dell’ecosistema. In particolare, vanno ben approfonditi tutti gli aspetti legati alla biodiversità, alle aree tampone e ai corridoi ecologici, vanno individuati i valori e le criticità, sensibilità e vulnerabilità dell’intero territorio. Solo al termine di questi processi si potranno formulare gli obiettivi gestionali generali, gli obiettivi di dettaglio, la fruizione e il turismo.
Dobbiamo inoltre sostenere e promuovere il turismo naturalistico e responsabile, per conciliare la conoscenza e la fruizione degli ambienti naturali con le dovute cautele verso la fragilità degli ecosistemi. Una fruizione e un comportamento generalizzato come avviene nei giardini pubblici o nei parchi tematici, vuol dire compromettere fortemente la tenuta del sistema naturale.
Dobbiamo favorire il turismo non omologato, attento all’ambiente, fortemente identitario. Infatti il crescente sviluppo del “turismo verde” non è dovuto solamente alla destagionalizzazione della vacanza, la tendenza cioè a fare vacanze più brevi durante tutto l’anno e a non concentrarsi nel periodo estivo, ma risponde anche al bisogno di autenticità, al desiderio di poter fare incontri meno mediati, meno commerciali. La vacanza verde soddisfa anche il bisogno di unicità, di poter vivere un’esperienza non standardizzata, lontana dagli itinerari dei grossi flussi turistici.
PROMUOVERE UNO SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO SOSTENIBILE
La storica Conferenza Mondiale su Sviluppo e Ambiente, organizzata dall’ONU a Rio de Janeiro nel 1992, ha sancito l’avvio del processo d’integrazione delle politiche ambientali nelle politiche settoriali e ha lanciato il concetto di Sviluppo Sostenibile, inteso come lo sviluppo che integra e pone in equilibrio tre dimensioni: Ambiente, Economia e Società. Le varie definizioni esistenti fanno emergere i tre aspetti di fondo che caratterizzano gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile: arrestare il degrado ambientale; impedire l’impoverimento delle generazioni future; migliorare la qualità della vita e l’equità tra le attuali generazioni.
Premesse condivisibili ma a una verifica di come è stato attuato il tentativo di conciliare lo sviluppo economico con la gestione dell'ambiente, nella maggioranza dei casi, dobbiamo collocarlo in una prospettiva antropocentrica. L'atteggiamento culturale che ne consegue, e a ns. parere errato, si limita a concepire la natura come un capitale da preservare da parte di un uomo "responsabile". Su questa base, per esempio, le scelte politiche stanno inserendo nelle varie legislazioni il principio "chi inquina paga", rischiando di generare un ancor più perverso "mercato dell'inquinamento", che mette d'accordo inquinatori e inquinati fissando il prezzo per il danno causato.
Altro rischio: la mercificazione dell´ambiente, di cui non abbiamo il benché minimo bisogno.
Siccome i parchi sono stati istituiti su basi scientifiche, cioè sono tenuti a tutelare valori naturalistici oggettivamente riscontrabili, come possono venire di colpo meno le condizioni per la loro esistenza solo perché mancano i guadagni ? Se un’area protetta non riesce a essere fonte di reddito: che cosa si fa, la si chiude perché non genera profitto? La si condanna a trasformarsi in un qualcosa di diverso, per proteggere cosa?
Promuovere la costruzione di un'autostrada in un'area protetta non era sostenibile 20 anni fa e non lo è maggiormente ora in un territorio ancor più urbanizzato, non è neppure sviluppo socio-economico è incoerenza di propositi.
In conclusione vorrei ricordare che se noi oggi siamo qui a discutere del futuro per le aree verdi, dobbiamo ringraziare chi tempo fa ha adottato politiche rigorose e vincolistiche, chi ha deciso che porzioni del territorio venissero vincolate “senza se e senza ma”, mi auguro che le generazioni future possano ritrovarsi nella ns. medesima situazione perché ciò significa che noi oggi siamo stati in grado di trasmettere loro ciò che abbiamo ereditato, magari ecologicamente migliorato.
sabato 23 ottobre 2010
I parchi, opportunità della Brianza (e non solo)
Il 18 ottobre scorso si è svolta a Triuggio la seconda tappa del tour degli Stati Generali delle Aree Protette della Lombardia.Pochi gli amministratori locali presenti a testimonianza che in Brianza l'ambiente, se c'è, è sempre eventualmente all'ultimo posto dell'agenda di quasi tutte le giunte.
Molta partecipazione, invece, da parte dei responsabili dei Parchi Regionali e dei Plis.
Di seguito riportiamo un breve riassunto degli interventi. Molto apprezzati quelli di Agostino Agostinelli e di Marzio Marzorati, soprattutto in riferimento all'enorme differenza di risorse a disposizione tra i Plis e i Parchi regionali.
Claudio Valsecchi, presidente del Plis Parco Molgora ha invitato a «definire in modo più specifico le competenze dei comuni e dei parchi in modo che i parchi siano svincolati da tante incombenze e possano concentrare le loro energie alla tutela dell’ambiente».
Bernardino Farchi, direttore del Parco Valle Lambro, ha tracciato un ampio excursus che ha ricostruito il complesso itinerario della nascita dei parchi, dal 1983 fino a oggi: «Ora – ha concluso Farchi – inizia l’era Colucci con nuove sfide: mantenere gli elevati standard ambientali assicurati dalla Regione Lombardia in questi anni in presenza di risorse più ridotte».
Silverio Gori, presidente del Parco Adda Sud, ha posto il problema della riduzione delle risorse economiche giungendo ad avanzare la proposta «che un parco possa incamerare gli oneri di urbanizzazione che derivano dalle costruzioni edili». Una proposta subito respinta dall’assessore regionale Colucci
Arturo Binda, educatore ambientale del Parco Valle Lambro, ha presentato il progetto di tutela dell’Oasi ambientale di Inverigo come «modello di turismo ambientale e naturalistico».
Simone Pintori, presidente della Commissione Territorio del comune di Sesto Calende, ha lanciato un appello a non procrastinare più le l’attuazione di importanti leggi di tutela in materia ambientale.
Giorgio Buizza, educatore ambientale a Lecco, Como Sondrio ha chiesto di consolidare le regole, al fine di evitare esondazioni e danni fluviali: «Troppo spesso – ha detto – mancano regole precise. Occorre non solo dare vita a un pgt, ma creare un piano regolatore in armonia con l’ambiente. I parchi devono essere maestri in tutela ambientale».
Agostino Agostinelli, presidente Parco Regionale Adda Nord: «E’ un paradosso che una delle aree europee più edificate abbia un quarto del territorio sotto tutela. Ma oggi la regione che ha più contribuito allo sviluppo industriale non sa più dove andare a produrre. E’ necessario essere lungimiranti nel futuro così come lo siamo stati trent’anni fa. Nel 1983 la fase di tutela fu una fase alta. Ora nel 2010 dalla tutela dobbiamo passare alla valorizzazione, ma è un passaggio al quale non siamo ancora pronti. Su questo passaggio ci giochiamo la faccia»
Giuseppe Petruzzo, direttore Ecomuseo Adda di Leonardo: «Quale futuro – si è chiesto - potranno avere i parchi, con tutte questi tagli al bilancio? I presidenti rischiano di perdere ogni potere di azione e gli stessi parchi rischiano di diventare enti inutili. Utile più che accorpare i parchi può essere l’accorpamento di funzioni, al fine di essere ancora più incisivi. E’ il caso dell’esempio dell’unione dei piccoli ecomusei lombardi, che in rete riescono a superare la morsa delle carenze economiche».
Sergio Saladini, direttore Parco Regionale Adda Nord: «Collaborazione tra enti e condivisione delle risorse più pregiate in modo da realizzare sinergie di alto livello contenendo le spese. I parchi hanno grandi progetti anche sui pannelli solari e sull’energia alternativa. Per non parlare dell’omogeneità del paesaggio che viene garantita in tutti i suoi valori storici e ambientali, nell’ambito di un forte radicamento nel territorio, favorendo lo sviluppo ambientale, sociale ed economico».
Giacomo Canzi, Gruppo Amici del Lambro, un’associazione che opera sul territorio da 35 anni con 40 volontari, realizzando progetti di tutela e di educazione ambientale: «Non si può parlare di tutela ambientale – ha detto – senza parlare del Lambro. Dopo 28 anni di tutela, persistono problemi di inquinamento che è necessario risolvere in modo definitivo. Il Lambro è uno dei pochi esempi di fiumi riportati in vita, dopo che era stato dichiarato biologicamente morto. Noi non lo consideriamo ancora guarito, ma solo convalescente. Ci sono ancora problemi di colorazione e di schiume, che rovinano l’ecosistema provocando soprattutto d’estate morie di pesci».
Milena Bertani, presidente Parco Ticino: «Trent’anni fa i parchi erano malvisti e dove si mettevano solo vincoli allo sviluppo. Trent’anni dopo è esattamente il contrario: i parchi sono percepiti come una grande opportunità. Ora però per non dilapidare questo credito non possiamo fare errori. Siamo l’alternativa verde al grigio: abbiamo garantito anche qualità della vita. Il cambiamento passa per la governance, i finanziaenti e nuove azioni. Essenziale in questa azione di cambiamento l’alleanza con gli enti locali. Ma senza soldi non si va da nessuna parte. Visto che abbiamo tre aeroporti milanesi all’interno di parchi, propongo che ogni viaggiatore versi un euro. Avremmo ogni anno 40 milioni a favore dei parchi. Essenziale è anche puntare sul turismo con i parchi come protagonisti: perché non dare vita a un’agenzia del turismo dei parchi»?
Emiliano Ronzoni, presidente Parco Valle Lambro: «Ancora oggi, benché se ne parli tanto, si fa più in fretta a tutelare che a valorizzare. E’ facile mettere vincoli, è più difficile come valorizzare il territorio. Questo accade perché si è convinti ancora oggi che l’intervento dell’uomo sia qualcosa di negativo. Percepiamo l’uomo come un attentato all’ambiente: un approccio da combattere. Invece lo sguardo dell’uomo deve essere considerato come un elemento positivo. Mi sono appassionato a fare il parco perché mi sono accorto che potevo incidere. Ora invece una Finanziaria mi riduce alla sola attività corrente. Tutto questo mi lascia un senso di impotenza. E’ impossibile combattere le mille ferite del territorio senza più risorse. Una soluzione può essere lavorare per obiettivi strategici . Importante è poi puntare sulle aree di pregio. E’ essenziale aprire al pubblico le aree naturalistiche: la naturalità, senza lo sguardo di un uomo che la ammira, è niente. C’è infine il tema cruciale della collaborazione tra pubblico e privato. La Regione deve imparare a collaborare con i parchi, innanzitutto ascoltandoli».
Maria Bossi, istruttore del Parco Valle Lambro: «Come tanti funzionari dei parchi ci troviamo in un limbo. Che cosa ci succederà dopo i tagli della Finanziaria? Sto vivendo male questi cambiamenti, che cosa succederà? Abbiamo bisogno di sapere se potremo proseguire il nostro lavoro».
Marzio Marzorati, Legambiente: «La scarsità di risorse può essere un’opportunità, anche se non si può percepire gli enti locali solo come un costo. E’ necessario darci una regola: i Benedettini non avrebbero cambiato l.’Europa senza una Regola. Però è necessario che la regola sia condivisa. In Lombardia ogni giorno 13 ettari vengono edificati. Oggi consumare suolo libero costa meno che ristrutturare. E’ necessario cambiare le regole: per esempio, l’ambito agricolo va di nuovo valorizzato. Ecco le nostre cinque priorità: pianificazione territoriale, la biodiversità, l’efficienza di governo, la rappresentanza territoriale, contributo dell’associazionismo».
Giuseppe Perego, assessore di Triuggio: «Spesso gli incidenti ambientali vanificano la passione di chi ha a cuore il territorio».
Roberto Magagna Confagricoltura Lodi: «I parchi se vogliono avere una chance del futuro devono coinvolgere il mondo agricolo. L’agricoltura è conservazione attiva del territorio. Pensare a soluzioni diverse porta a un risultato sterile».
Calendario delle prossime tappe degli Stati Generali delle Aree Protette della Lombardia:
- Giovedì 28 ottobre: Varese (Parchi Insubrici)
- Giovedì 4 novembre: Milano (Parchi della Cintura Metropolitana)
martedì 16 febbraio 2010
Pedemontana bis: nasce il "Comitato intercomunale a difesa del territorio"


Resoconto di Anna Maspero
del Gruppo Salvabrughiera e fra i promotori del Comitato Intercomunale a Difesa del Territorio
Il 10 febbraio scorso a Senna Comasco si è formalmente costituito il Comitato Intercomunale a Difesa del Territorio. Cliccate qui per leggere il comunicato ufficiale.
Intenso e partecipato l’incontro che ha visto duecento persone sempre attente, desiderose di fare sentire la loro voce e di avere informazioni chiare rispetto alle scelte sulla viabilità nell’area della brughiera brianzola che in questo momento vedono progetti, bocciature, varianti, piani di fattibilità e piani regolatori territoriali… tanti strumenti che sembrano però incapaci di dare una risposta chiara al problema e di cui alla fine non è sempre chiara neppure la paternità.
La Regione Lombardia ha investito 200.000 euro nel progetto di fattibilità dell’autostrada Varese-Como–Lecco presentato al Pirellino, che contiene la variante al Lotto 2 della tangenziale di Como, ma a detta di rappresentanti della Regione presenti ieri sera al dibattito, non ha sposato il progetto, ha solo recepito le richieste di 23 Associazioni di Categoria e delle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura delle Province interessate (che hanno versato i restanti 400.000 euro di costo del progetto).
Contraria al progetto presentato sembra essere anche l’Amministrazione Provinciale di Como.
Quello che è certo è che il primo lotto della tangenziale fino allo svincolo di Acquanegra fra Como e Casnate verrà terminato entro il 2014 e inevitabilmente bisognerà pensare a trovare soluzioni e continuità nella rete viaria per non peggiorare al posto di migliorare la situazione del traffico. Sappiamo anche che i tracciati di autostrade, una volta disegnati su carta e, come in questo caso anche inseriti nel Piano Territoriale della Regione Lombardia e quindi vincolanti per i Comuni, hanno forti probabilità prima o poi di essere realizzati, anche se oggi mancano i fondi. O meglio, i fondi ci sono ma sono insufficienti per la realizzazione del tracciato originario in galleria, il che aumenta il rischio di una scelta dettata solo da motivi economici, senza valutarne i costi ambientali e la perdita di aree verdi che non hanno prezzo perché insostituibili una volta distrutte. Un’autostrada è per sempre e una volta costruita porta con se inevitabilmente altre opere altrettanto distruttive dell’area che attraversa, oltre all’ovvio inquinamento visivo, acustico e dell’aria.
In una situazione così confusa noi cittadini rimaniamo in un limbo che oscilla fra l’accettazione tipicamente nazionale, l’inutile allarmismo e l’indifferenza. Ieri sera c’era tutto fuorché accettazione e indifferenza, ma non c’era neppure allarmismo. C’era solo il desiderio di prendere coscienza di fatti che ci toccano direttamente e di capire progetti che rischiano, se attuati così come sono, di stravolgere la vita e il lavoro di molti di noi. Facciamo dunque sentire anche la nostra voce perché le strade che saranno percorse (in questo caso anche fuor di metafora) non siano costruite “sopra le nostre teste” (anche questo non solo metaforicamente parlando).
Quello che l’intera sala senza eccezione alcuna ha chiesto è una risposta che parta da esigenze reali e quantificate del territorio in termini di viabilità, che parta soprattutto da un presupposto che deve stare a monte di qualsiasi scelta progettuale e cioè operare nel massimo rispetto possibile dell’ambiente, delle attività che sul territorio si svolgono e di chi ci vive.
E’ stato bello vedere l’immediata e incondizionata l’adesione dei rappresentanti delle diverse associazioni del settore agricolo presenti in prima fila, e ciò anche in considerazione del fatto che la variante proposta penalizza, oltre all’ambiente nel suo insieme, proprio le aziende agricole, agrituristiche e florovivaistiche attive in quest’area, e sono ancora molte, nonostante sia spesso considerata solo come una zona esclusivamente industriale e artigianale. Le accorate parole della prof. Lang, presidentessa di Italia Nostra, hanno sottolineato come spesso ci si dimentica che l’agricoltura rimane il settore primario. La nostra è ancora un’area di grande bellezza e valore ambientale, come hanno raccontato le immagini proiettate dal nostro gruppo Salvabrughiera.
E’ stato bello vedere come il neocostituito Comitato stia ottenendo l’adesione di quasi tutti i Comuni interessati, evitando il rischio più che reale di una visione campanilistica e opportunistica per cui si difende solo il proprio orto cercando di spostare il problema un po’ più in là.
E’ stato bello vedere come gli interventi del numeroso pubblico presente siano stati un vero fiume in piena di richieste, di chiarimenti e di appelli per un approccio del problema viabilità che non veda solo la costruzione di “varianti”, ma piuttosto che cerchi “alternative” strutturali, compatibili con l’ambiente e la tutela del territorio, dalla riqualificazione del trasporto su rotaia, allo sviluppo del telelavoro, a soluzioni transfrontaliere che passano per il Ticino (allungando di soli 4 km il percorso rispetto all’ipotesi di autostrada). Forti anche le testimonianze di solidarietà di altre associazioni che stanno portando avanti la stessa azione di difesa del territorio in un’area complessa come è quella brianzola, dal WWF di Seregno, a Legambiente di Tradate, al Comitato per il Parco Regionale della Brughiera, a piccoli gruppi spontanei come L’ontano presente a Montorfano a difesa del parco.
Fonte: Gruppo Salvabrughiera
Nota di "Brianza Centrale".
All'assemblea pubblica erano presenti anche esponenti dell'Associazione Torrette Dosso Bini Boscone di Macherio e del Comitato per l'Ampliamento del Parco Brianza Centrale.
Leggi anche, su questo blog:
- Lo sfregio della Pedemontana bis
- Lo sfregio della Pedemontana bis prosegue alla Pineta di Tradate
- Pedemontana bis: nasce il Comitato Salvabrughiera
- Pedemontana: lo sfregio della tangenziale di Como nella brughiera
- Eliminiamo la Pedemontana dal futuro di Jonàs
sabato 23 gennaio 2010
Muggiò: il parco "che vorrei"
Sulla rivista on-line "Vorrei" è stato pubblicata una lettera dove viene avanzata una interessante proposta per l'istituzione di un nuovo parco.
Eccone alcuni stralci:
Muggiò - (...) I campi di San Carlo sono sopravvissuti negli anni. Quasi come una leggenda si tramanda che la proprietaria Pam avesse in mente di edificarci un suo supermarket. Nonostante l'aerea sia situata in un punto strategico vicinissimo alla SS36 Valassina, la Pam non vi ha sinora posto un mattone, anzi altre concorrenti, come la Esselunga, hanno installato i loro Megastore a pochissime centinaia di metri, tanto da rendere praticamente eccessivo un ulteriore supermarket. Così l'area ha continuato la sua verginale esistenza accogliendo fruitori diversi dal mattone e dal calcestruzzo. Per alcuni anni vi sostarono i rom e poi nel centro dei terreni furono create delle piste abusive da parte di appassionati di moto da cross e fuori strada. Lontano sufficientemente dalle abitazioni, lo spazio si presta a sopportare e ad assorbire i rumori dei motori a scoppio.
Sommando le aree dei vari comuni contigui si può delineare da Lissone fino a Nova Milanese una estensione abbastanza vasta grande quasi tre volte l'area della Cascinazza di Monza, quella oggetto di speculazione e attigua al Parco degli Svincoli.
(...) Non ci vorrebbero molte risorse, le aree non sono degradate, basterebbero piantumazioni di pochi filari alberati e qualche siepe.
Per leggere l'intera lettera clicca qui.
lunedì 4 gennaio 2010
Bernareggio e Parco Rio Vallone: un possibile matrimonio?

Nella pagina dei commenti del post precedente Gianni scrive in merito alla mancanza di parchi a Bernareggio: "la grande piana agricola ai confini con Aicurzio -citata nella guida della Dorsale Verde Nord- potrebbe ancora diventare un logico e naturale ampliamento del PLIS del Rio Vallone".
"Appena discosta dal solco dell'Adda, l'alta pianura a nord di Aicurzio ci riserva, quasi inaspettato, l'incontro con i primi pianalti. Qui l'antico nucleo medioevale di ville e cascine fortificate della Commenda e di Castel Negrino (con l'annesso oratorio di Santa maria della Neve) domina la Valle di Campegorino e l'estesa piana agricola di Bernareggio ...".
Già l'Atlante dei Plis della Provincia di Milano, riguardo al Parco del Rio Vallone indicava come possibil zona di ampliamento la piana agricola di Bernareggio.
La pianta in alto indicante le zone di possibile ampliamento del parco è tratta dall'Atalnte dei Plis della Provincia di Milano.
La pianta del Parco è tratta dal sito web del Plis Rio Vallone.
Vedi anche le proposte dei Verdi di Bernareggio cliccando qui.
Leggi anche: "Bernareggio faccia posto al Plis". La proposta del comitato
Nelle foto sottostanti l'alta piana agricola tra Bernareggio e Aicurzio ed il nucleo medioevale della Commenda e di Castel Negrino. Per ingrandire le immagini fare click sulle foto.





sabato 2 gennaio 2010
Lissone e Desio: comuni senza parchi
In un post precedente abbiamo scritto che in Brianza sono presenti numerosi parchi (3 regionali, 10 PLIS e un monumento naturale).Ma quanti e quali sono i comuni della provincia dotati di parchi e quali ne sono privi?
Su 55 comuni 50 contribuiscono, con una parte più o meno significativa del loro territorio, a formare un parco regionale o un PLIS (vedi tabella a lato - cliccare sopra per ingrandirla).
5 sono invece i comuni che non contribuiscono affatto al sistema di protezione provinciale del verde (Bernareggio, Desio, Lissone, Roncello e Ronco Briantino).
Tra essi spiccano Lissone (4.300 ab/kmq) e Desio (2.700 ab/kmq), fra i più importanti e popolosi comuni della Brianza Centrale.



