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giovedì 28 maggio 2026

Oggiono: cancellata un'area umida per far posto alla vasca del Gandaloglio

Gandaloglio (Oggiono): area umida Rettola a confine con Sirone

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

A Oggiono stanno cancellando l'area umida delle Rettola, a confine con Sirone, per far posto alla vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio. E' quanto abbiamo purtroppo verificato come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" da alcuni giorni, da quando cioè le ruspe hanno iniziato a realizzare una delle piste di accesso legate alla realizzazione della vasca di laminazione, in località Rettola a confine tra Oggiono e Sirone (per la precisione dietro all'azienda Italforge). Quello che si sta verificando è un pesante danno ambientale, ovvero il riempimento con terra e ghiaia di quella che fino a poche settimane fa era una splendida area umida, che includeva un canneto. Nella stessa area, nei numerosi sopralluoghi da noi eseguiti - come volontari del Circolo Ambiente - avevamo avuto modo di vedere alcuni esemplari di aironi cenerini e guardabuoi. Ora quell'area è stata cancellata per far posto ad una parte della pista di accesso alla vasca di laminazione!

Il cantiere della pista per realizzare la vasca di laminazione del Gandaloglio al confine con Sirone

Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" avevamo già messo in guardia il Parco Valle Lambro - che ha commissionato i lavori per la vasca di laminazione - ed anche il Comune di Oggiono, onde evitare in tutti i modi la compromissione o addirittura la cancellazione di questa area umida a confine con Sirone. Il Parco non ci ha risposto nel merito alla nostra sollecitazione, ma si è limitato a trasmetterci alcuni contenuti dello Studio di Impatto Ambientale condotto dai tecnici incaricati, che - paradossalmente - sottolineava proprio l'importanza naturalistica delle aree umide e, pertanto, di porre in essere tutte le soluzioni per evitare la compromissione di tali zone.

Il progetto della pista per realizzare la vasca di laminazione

Nello Studio ambientale si attestava che l'area di cantiere vede "la presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata condizioni idrologiche che favoriscono la formazione di habitat diversificati. Tali ambienti ... svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per I'avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti, superfici temporaneamente allagate ed ecotoni terra-acqua contribuisce a elevare la biodiversità complessiva dell'area, rendendola particolarmente sensibile a pressioni antropiche".
Lo Studio proseguiva confermando che "le componenti più vulnerabili rispetto alla realizzazione di opere risultano: vegetazione acquatica e palustre, che costituisce habitat prioritario e contribuisce alla qualità ecologica del sito; avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l'area per nidificazione, sosta e alimentazione; assetto idrologico locale, determinante per il mantenimento degli habitat umidi, continuità ecologica, in relazione ai collegamenti con altri ambienti naturali circostanti".

Altra immagine del cantiere in corso

Nel medesimo Studio è stata eseguita anche un'analisi degli impatti del cantiere, attestando che "durante la fase di realizzazione delle opere, gli impatti principali sono riconducibili a: disturbo temporaneo all'avifauna, ..., con possibile allontanamento delle specie; alterazione localizzata della vegetazione e degli habitat, soprattutto nelle aree direttamente interessate dai lavori; incremento del disturbo antropico in un contesto ecologicamente sensibile".  
Il paradosso è che questo Studio ambientale - che, ricordiamo, è stato commissionato dal Parco Valle Lambro - è, di fatto, diventato carta straccia, poiché il Parco stesso non ne ha tenuto conto, tant'è che da alcuni giorni si sta appunto procedendo con la cancellazione di una porzione dell'area umida della Rettola, a confine tra Oggiono e Sirone. Il tutto per creare una pista in ghiaia, legata all'inutile e dannosa vasca di laminazione, opera la cui realizzazione sta causando gravi impatti ambientali sulle zone umide, che il Parco stesso avrebbe dovuto tutelare evitando la compromissione coi nuovi cantieri! 

Nelle foto: l'area umida della Rettola, prima dei lavori e durante il cantiere avviato nei giorni scorsi. 

martedì 26 maggio 2026

Molteno: pesante consumo di suolo e costi triplicati per il bypass idraulico dei torrenti Bevera-Gandaloglio


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Il progetto del bypass idraulico Bevera-Gandaloglio a Molteno triplica i costi e, insieme alla tangenzialina di Raviola, cementificherà quasi 1 ettaro di terreni agricoli.

Stiamo parlando di un bypass che - secondo gli ingegneri idraulici e il comune di Molteno - dovrebbe servire come 'compensazione' idraulica legata alla costruzione della nuova tangenzialina di Raviola, col paradosso - si scopre adesso - che il bypass costerebbe più della stessa tangenzialina. Infatti i costi della nuova strada potrebbero raggiungere quasi 2 milioni di euro, mentre i costi del bypass sono già lievitati a 2 milioni e 300 mila euro.



Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo la nostra totale contrarietà alle due opere, sia per i danni ambientali sia per i costi pubblici.  

Si ricorda che, da progetto, la tangenzialina di Raviola dovrebbe correre in parallelo al corso del Bevera, rischiando così di ridurre la capacità di esondazione naturale del torrente in caso di forti piogge. La pessima soluzione trovata dal comune di Molteno e dai tecnici idraulici è quella del bypass Bevera-Gandaloglio, con la funzione proprio di compensare l'effetto di arginatura causato dalla nuova strada.
Nel frattempo la somma dei costi del bypass e della tangenzialina sta lievitando oltre i 4 milioni di euro. Questi costi, uniti ai circa 10 milioni per la vasca di laminazione sul Gandaloglio, determinano un dispendio incredibile per il nostro territorio. Ma quello che è peggio è che tutte queste opere - tangenzialina, bypass e vasca di laminazione - rischiano di danneggiare l'equilibrio ecologico dei torrenti Bevera e Gandaloglio. Oltretutto come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" nutriamo forti dubbi sull'effettivo funzionamento delle opere di regimazione: infatti secondo il progetto ipotizzato, le acque di piena del torrente Bevera dovrebbero deviare nel bypass, facendo una curva a 90 gradi. Però non è sicuro che il Bevera, essendo un torrente naturale e non un canale artificiale, in caso di forti piene riesca a deviare ad angolo retto, anziché esondare a monte o a valle del bypass stesso! Il rischio è quindi che, una volta danneggiato il territorio con la tangenzialina e col bypass, il sistema di deviazione delle acque di piena non funzioni a dovere.

Oltretutto il bypass, paradossalmente, rischia di consumare più suolo rispetto alla tangenzialina: infatti in base ai rispettivi progetti, la strada avrebbe una larghezza di circa 8 metri per una lunghezza di circa 350 metri, mentre il bypass - realizzato con argini in cemento - avrebbe una larghezza media di 16 metri (!) per una estensione di oltre 400 metri. In totale - tra tangenzialina e bypass - avremmo una cementificazione di quasi 10 mila metri quadri: circa 1 ettaro di terreni agricoli verrebbe impermeabilizzato, nel comune che già oggi è di gran lunga il più cementificato della provincia di Lecco.

Per tutti questi motivi - costi economici, dubbi sul funzionamento del sistema idraulico, consumo di suolo agricolo - chiediamo agli Enti interessati, in primis al Comune di Molteno e alla Regione Lombardia, di abbandonare i nefasti progetti della tangenzialina di Raviola e del bypass idraulico sui torrenti Bevera e Gandaloglio.

venerdì 22 maggio 2026

Erba, il Circolo Ambiente contro il ricorso del Comune sul vincolo di via Battisti


a cura del Circolo Ambiente


La Giunta comunale di Erba ha deciso di avviare un’azione legale contro il vincolo posto dalla Soprintendenza a tutela degli edifici storici nella parte sud della frazione di Villincino, incluso il giardino privato di via Battisti che il Comune vorrebbe asfaltare per costruirvi l’ennesimo parcheggio.

Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” riteniamo che l’impugnazione legale decisa dalla Giunta sia un’azione negativa, oltre che un vero paradosso: una parte dello Stato che si oppone a un’altra articolazione dello Stato, e contro la tutela dell’ambiente. A differenza della Giunta di Erba, noi siamo totalmente d’accordo con l’apposizione del vincolo ambientale e paesaggistico sulla frazione.

Per questo esprimiamo sconcerto per la decisione assunta dalla Giunta comunale, che ha scelto di impugnare legalmente il vincolo posto dalla Soprintendenza. Il ricorso appare ancora più paradossale se si considera che è finalizzato a “difendere” un progetto impattante: la realizzazione di un nuovo parcheggio in uno storico giardino privato in via Battisti.


Questo il commento di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”:
“Il Sindaco e la Giunta di Erba confermano ancora una volta di voler riempire di cemento e asfalto un territorio già fortemente urbanizzato, tra i più cementificati della provincia di Como. Ora l’Amministrazione arriva persino a opporsi al vincolo posto dalla Soprintendenza, e tutto questo per realizzare l’ennesimo parcheggio: una nuova distesa di asfalto che cancellerebbe un bellissimo giardino e orto storico in via Battisti.

Non ci sono parole per commentare ulteriormente queste scelte urbanistiche, che qualificano negativamente l’operato dell’Amministrazione comunale. Erba non ha bisogno di altro cemento, ma di una maggiore tutela delle aree verdi del centro urbano.

L’impugnazione legale per difendere il progetto di via Battisti arriva dopo la decisione, altrettanto discutibile, di autorizzare la costruzione di un parcheggio e di una palazzina nel parco privato di via Volta, dove nelle scorse settimane sono stati abbattuti numerosi alberi di alto fusto.

Non sazi, ora il Sindaco e la Giunta vorrebbero procedere con l’asfaltatura del giardino di via Battisti.

Noi sosteniamo il vincolo deciso dalla Soprintendenza, a salvaguardia degli edifici storici a sud del borgo di Villincino e del giardino di via Battisti”.

lunedì 4 maggio 2026

Lago del Segrino: no ai progetti invasivi per il lago tutelato!


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" esprimiamo perplessità sul progetto di riqualificazione dell'area ex Gajum-Bognanco di Canzo, in particolare per la pessima scelta di realizzare ben 105 piazzole per i camper! Siamo contrari alla distesa di asfalto, in una zona che sarebbe invece da preservare dal punto di vista naturalistico.   
La nostra proposta, da sempre, chiedeva che in alternativa l'area ex Bognanco venisse ripristinata a verde, creando una connessione ecologica con il confinante territorio del Parco del Lago del Segrino, che è un Sito di importanza comunitaria (SIC) e che, come tale, va tutelato naturalisticamente, come previsto dalle direttive europee.  
Ora invece la pessima scelta di creare una vasta superficie asfaltata attorno all'edificio, può solo peggiorare la situazione. Si poteva invece prevedere un'area verde e alberata, allo scopo, come detto, di creare un ambito più naturale, vista appunto la vicinanza con il bellissimo lago. Al contrario l'area di sosta camper - oltre che non permettere la creazione di zone verdi e piantumate - può causare problemi dovuti alla quasi totale impermeabilizzazione e al conseguente carico delle acque chiare sulle fognature di Canzo che, come abbiamo reso noto, sono ancora per il 66% di tipo misto. 



Queste criticità relative alla gestione delle acque e delle fognature, sono evidenziate anche dal Parco Lago Segrino che nel proprio parere ambientale (seppur positivo e - a nostro giudizio - molto superficiale) evidenzia molti problemi, soprattutto sulla 'tenuta' delle fognature.
Infatti nel parere del Parco sulla Valutazione di Incidenza ambientale (firmata dal tecnico incaricato, arch. Gloria Tagliabue) si evidenzia la necessità di un adeguamento delle reti di acquedotto e soprattutto di fognatura. Si chiede di evitare l'apporto di acque meteoriche nella rete fognaria mista e nera, oltre che la dotazione di un'apposita rete di raccolta e scarico in fognatura delle acque reflue prodotte dall'attività di molitura del frantoio.
Nello stesso parere del Parco si prescrivono indicazioni sullo svuotamento dei wc chimici dei camper, con divieto assoluto del loro recapito in fognatura. In definitiva, anche il Parco evidenzia i problemi derivanti dall'area di sosta per i camper, oltre che per la gestione delle fognature!

Sempre in zona Segrino, oltre al pessimo progetto per l'ex Bognanco nella parte a nord del lago, scopriamo ora che lo stesso Parco sta ipotizzando di realizzare un nuovo parcheggio - seppur limitato a pochi posti auto - nell'area a sud, in prossimità del Lido. Una proposta non in linea con la tutela prevista dal Sito di importanza comunitaria. Si tratta di una pessima scelta da parte del Parco Lago Segrino, che in tal modo dimostra di interessarsi solo fruibilità automobilistica delle sponde del lago, anziché alla tutela naturalistica del lago stesso! 

Alla luce di queste scelte che coinvolgono l'area del lago del Segrino, come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" chiediamo di stralciare questi due progetti: quello autorizzato dal Comune di Canzo per l'area di sosta dei camper, e quello ipotizzato dal Parco per il nuovo parcheggio nell'area del Lido.

martedì 31 marzo 2026

Triangolo Lariano: rischio inquinamento per fiume Lambro e lago di Pusiano


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

C'è il continuo e concreto rischio di inquinamento del fiume Lambro e del lago di Pusiano. Una delle principali cause: il 60% circa delle fognature dei comuni del Triangolo Lariano sono ancora di tipo misto. Com'è risaputo, questo tipo di fognature mette in sofferenza tutto il sistema di raccolta e depurazione delle acque reflue, in particolare incide negativamente sulla gestione del depuratore di Merone e degli sfioratori di piena, col concreto rischio di inquinare le acque superficiali.
Questa è l'analisi che il nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" sta conducendo, sulla base dei dati che ci sono stati forniti sia dall'Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) della provincia di Como, sia dal gestore del servizio idrico, ovvero dalla società Como Acqua. I dati del censimento delle fognature, seppur indicativi e provvisori, sono abbastanza sconfortanti. Come accennato, mediamente solo il 40 per cento circa delle reti fognarie dei 30 comuni del Triangolo Lariano sono separate tra acque chiare e acque scure. Il che significa che circa il 60% è ancora di tipo misto! 
I dati sono comunque molto differenziati da comune a comune. Si va dai municipi messi peggio, con ad esempio Magreglio che ha il 97% circa delle fognature di tipo misto, a cui seguono Sormano, Torno e Blevio con oltre il 90 per cento. Significativo poi il dato dei due tra i comuni più popolosi del Triangolo Lariano: Erba con il 76% delle fognature ancora di tipo misto, e Canzo con il 66%. E poi dall'altra parte ci sono, fortunatamente, i comuni virtuosi, ovvero quelli con la maggior parte delle reti separate: si va dal 100% di Pusiano e Pognana Lario, al 97% di Brunate, al 94% di Tavernerio. 
Ma, come detto, facendo un totale ponderato (in base al numero degli abitanti), risulta che all'incirca il 60% delle fognature di tutto il Triangolo Lariano sono ancora di tipo misto. Questo comporta che, in caso di forti acquazzoni, nei collettori fognari arrivino troppe acque piovane, che conseguentemente mettono in sofferenza le tubazioni e gli sfioratori di piena, costretti a scaricare le acque miste - contenenti reflui inquinanti - nelle rogge, nei fiumi o addirittura nei laghi. In tali situazioni, ad esempio il lago di Pusiano rischia un sensibile peggioramento della qualità delle proprie acque, già normalmente inquinate.
 

Per risolvere questi problemi, bisognerebbe in termini prioritari utilizzare gli investimenti pubblici - destinati al risanamento ambientale - proprio per rendere più efficienti le fognature. In definitiva occorre anzitutto separare le acque chiare dalle acque scure, oltre che - ovviamente - realizzare le tubazioni nelle località del Triangolo Lariano che ancora oggi non sono dotate di fognatura pubblica. 
Il tutto per raggiungere l'obiettivo del risanamento delle acque del bacino del fiume Lambro e dei laghi, a partire dal lago di Pusiano. 
Questo tema degli scarichi fognari sarà uno degli argomenti che verranno trattati nel corso dell'incontro pubblico che come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo previsto per la sera del 10 aprile a Pusiano; il titolo dell'incontro sarà: “Come sta il lago di Pusiano? - Qualità delle acque del lago tra inquinamento e crisi climatica”.

martedì 24 marzo 2026

Lago di Pusiano: quale futuro per le sue acque? Un incontro pubblico per capire e agire


Il Lago di Pusiano è uno dei luoghi simbolo della Brianza, un ecosistema prezioso ma fragile, sempre più al centro di preoccupazioni ambientali. Negli ultimi anni, fenomeni come l’eutrofizzazione, l’inquinamento e gli effetti della crisi climatica hanno reso evidente la necessità di comprendere meglio lo stato di salute del lago e le prospettive per il suo futuro.

Per questo motivo, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” promuove una serata di approfondimento aperta a tutta la cittadinanza: “Come sta il Lago di Pusiano? La qualità delle acque del lago, tra inquinamento e crisi climatica”. L’incontro si terrà venerdì 10 aprile 2026 alle ore 20:45, presso la Sala civica di Palazzo Beauharnais (Via Mazzini 39, Pusiano).

Sarà un’occasione importante per ascoltare esperti e istituzioni che, da diversi punti di vista, studiano e intervengono sul lago:
  • Fabio Buzzi (ARPA Lombardia) illustrerà lo stato ambientale attuale delle acque
  • Diego Copetti (CNR-IRSA) analizzerà le “risposte” del lago alle pressioni locali e ai cambiamenti globali
  • Andrea Fenocchi (Università di Pavia) presenterà dati, evidenze scientifiche e modelli previsionali sulla salute del lago
  • Daniele Magni e Michel Fasoli (Regione Lombardia) approfondiranno il ruolo delle istituzioni nei processi di risanamento
A moderare l’incontro sarà Roberto Fumagalli, del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

L’iniziativa rappresenta un momento fondamentale di confronto pubblico: non solo per comprendere meglio le criticità ambientali del Lago di Pusiano, ma anche per discutere possibili soluzioni e responsabilità condivise. La partecipazione è infatti aperta a tutta la cittadinanza, con l’invito esteso anche ai sindaci dei comuni rivieraschi e alle istituzioni del territorio.

venerdì 20 marzo 2026

Circolo Ambiente: "Che fine ha fatto la Commissione antimafia di Lecco?"

Pagina web del Comune di Lecco

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Che
 fine ha fatto la Commissione antimafia del Comune di Lecco?

È la domanda che - come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - ci poniamo alla vigilia della "Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", che si celebra ogni anno il 21 di marzo. 

Dalla data dell'ultima convocazione della Commissione antimafia - avvenuta il 9 marzo del 2023 - non sembra esserci traccia della Commissione, che anche sul sito web Comune risulta ferma al 2023. Ci risulta quindi che siano ormai esattamente 3 anni che la Commissione antimafia non viene convocata! Eppure a Lecco non mancano di certo i segnali del radicamento della criminalità organizzata e in particolare della 'ndrangheta, che nel territorio lecchese è riconducibile in particolare alla famiglia Coco Trovato. Lecco è, purtroppo, più volte salita alle cronache per la presenza della criminalità organizzata. Ricordiamo in particolare l'inchiesta 'Metastasi' che aveva coinvolto direttamente alcuni membri del Consiglio comunale di Lecco.  


Nel 2022 a Lecco, dopo la specifica richiesta di un gruppo di associazioni - incluso il nostro Circolo - finalmente era stata istituita la Commissione antimafia. Però da allora si annoverano solo due convocazioni, nel 2022 e nel 2023, delle quali si ricorda, sventuratamente, la polemica con cui quasi tutti i commissari - di maggioranza e minoranza - avevano stigmatizzato le parole dell'ex perfetto Castrese De Rosa, che si era 'permesso', secondo loro, di definire Lecco come una delle realtà più infiltrate dalle mafie. Fatto invece incontrovertibile, come dimostrano anche le numerose interdittive antimafia emanate proprio dalla Prefettura lecchese. Dal 2023, come detto, nessun segnale di esistenza della Commissione antimafia del capoluogo, che evidentemente - ci viene da pensare - era stata costituita solo come proforma. Allo stesso tempo, riteniamo che non sia sufficiente, per un'Istituzione, occuparsi di legalità solo in maniera spot, in occasione delle ricorrenze o celebrazioni. Quello per la legalità e per la lotta alle mafie deve essere un impegno continuo, fuori e dentro le stesse Istituzioni. 

Il nostro auspicio è che, nell'attuale dibattito politico e in vista delle prossime elezioni comunali, sul tema dell'antimafia si costruisca un percorso politico che si occupi e preoccupi concretamente del tema della legalità e della lotta contro la presenza delle mafie - e della 'ndrangheta in particolare - nel territorio del Comune di Lecco. 

martedì 13 gennaio 2026

Monte San Primo, lo sci artificiale sfida i dati sul clima che cambia


Il 2025 si conferma come uno degli anni più caldi mai registrati in Lombardia. A certificarlo è ARPA Lombardia, l’ente tecnico regionale, che nel suo bilancio climatico colloca l’anno appena trascorso al quarto posto tra i più caldi in assoluto, con temperature medie superiori di 1,25 gradi rispetto al periodo di riferimento 1991-2020. Un dato che, seppur leggermente inferiore al 2024, si inserisce in una tendenza ormai consolidata: dal 1991 la temperatura media regionale cresce di circa 0,7 gradi ogni dieci anni.

Numeri che parlano chiaro e che descrivono un cambiamento climatico evidente anche in Lombardia. Il 2025 ha visto mesi eccezionalmente caldi come giugno e dicembre, con scarti positivi di circa 3 gradi, e ondate di calore estive con temperature fino a 38 gradi in diverse località della regione. Allo stesso tempo, il clima si mostra sempre più estremo, come dimostrano gli eventi meteorologici intensi concentrati in brevi periodi, tra cui l’esondazione del Seveso del 22 settembre, quando in 24 ore sono caduti fino a 220 millimetri di pioggia nella zona nord di Milano.

È in questo contesto che torna al centro del dibattito il Monte San Primo, nel Triangolo Lariano, dove è stato proposto un progetto per riportare lo sci alpino attraverso l’uso di innevamento artificiale. Un’ipotesi che appare sempre più in contrasto con la realtà climatica descritta dai dati ufficiali.

A sottolinearlo è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e portavoce del Comitato Salviamo il Monte San Primo, che richiama direttamente le conclusioni di ARPA Lombardia: «Il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati in Lombardia, confermando una tendenza che ormai si ripete da tempo».

Secondo Fumagalli, ignorare questo scenario significa perseverare in una visione ormai superata della montagna: «Eppure c’è chi continua a far finta di nulla – osserva – proponendo un progetto assurdo per riportare lo sci sul Monte San Primo, basato sull’innevamento artificiale, come se il riscaldamento globale non esistesse».

Il nodo centrale non è solo ambientale, ma anche economico e culturale. In un territorio di media quota, sempre più esposto a inverni miti e a precipitazioni irregolari, puntare su impianti sciistici e neve artificiale comporta consumi elevati di acqua ed energia, oltre a un impatto significativo sul paesaggio. Una scelta che rischia di risultare insostenibile nel medio-lungo periodo, proprio mentre i dati climatici indicano la necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra turismo e montagna.

venerdì 28 novembre 2025

Parcheggi al posto del parco: l’avanzata dell’asfalto nel cuore di Erba (CO)

Nelle foto: il parco privato di via Volta, che verrà in parte cancellato per la costruzione dei nuovi parcheggi

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

A Erba si asfaltano aree verdi e si tagliano alberi per fare posto ai nuovi parcheggi! L'attuale Amministrazione comunale di Erba si dimostra a senso unico nelle scelte che sta portando avanti: solo distese di asfalto per la realizzazione dei nuovi posteggi.

Citiamo i più recenti progetti per i nuovi parcheggi in fase di realizzazione o di programmazione:

  • si va dai posteggi realizzati di recente in via Fiume (zona ex Enel), che hanno determinato il taglio di alcune piante;
  • a Crevenna si stanno completando nuovi parcheggi nel giardino dell’ex Ca’ Mornigo, anche qui sacrificando molti alberi;
  • ad Arcellasco il progetto di una nuova lottizzazione residenziale in via Marconi porterà – oltre a nuovo consumo di suolo su un’ampia area verde – anche la creazione di nuove aree di sosta al posto dei prati;
  • sempre ad Arcellasco, il progetto per un nuovo parcheggio in un’area verde di via Brugora.

Non bastassero questi, la recente variante al PGT contempla altri nuovi parcheggi:

  • in centro città si prevede di realizzare un nuovo collegamento viario e nuovi posteggi tra via Volta e via Diaz, cancellando con l’asfalto un bellissimo parco privato, con conseguente taglio di alberi di alto fusto (tra cui cedri, pini, ginkgo biloba);
  • infine in via Battisti si prevede un nuovo parcheggio di fianco alla scuola elementare, che cancellerà un’area privata con antico frutteto e orto (contro questa previsione i proprietari hanno presentato un ricorso al TAR).

Contro questi ultimi due interventi, molti cittadini – residenti nelle rispettive zone – ci hanno segnalato come inaccettabili e rovinose queste previsioni, poiché causeranno la cancellazione delle aree verdi e il taglio degli alberi!


Tutte queste scelte a base di asfalto avvengono in una città già fortemente cementificata, che più volte negli ultimi anni si è trovata in cima alla poco onorevole classifica del territorio con maggior consumo di suolo in provincia di Como: nel 2020 Erba è risultata di gran lunga il comune che ha cementificato di più (oltre 6 ettari in un anno, un vero record negativo!); nel 2024 il secondo in provincia!
Erba già oggi ha un centro città con poche zone libere dal cemento e poche piante, ma ora – per colpa delle pessime scelte dell’Amministrazione – si sta caratterizzando per l’asfaltatura di aree verdi e per il taglio di alberi! Il tutto per creare nuovi posteggi, che avranno come effetto quello di attirare ulteriore traffico in centro, quando – al contrario – l’obiettivo di un’Amministrazione lungimirante dovrebbe essere quello di lasciare le auto fuori dal centro città, rendendo pedonali e ciclabili le aree centrali.

Invece l’attuale Amministrazione comunale sa solo premere l’acceleratore sulle asfaltature delle aree verdi! Pessime scelte che non faranno altro che peggiorare la qualità di vita dei cittadini, l’inquinamento dell’aria, le isole di calore in centro!
La città di Erba ha bisogno di altro: di più verde, di più alberi, di aree pedonali e ciclabili; altro che nuovi parcheggi!

sabato 22 novembre 2025

Oggiono, il Circolo Ambiente contro il dragaggio del Gandaloglio: “Rischio di danni ecologici”

Gandaloglio, esondazione Oggiono (ottobre 2024)

Il progetto del Comune di Oggiono (LC) per rimuovere i detriti dal letto del torrente Gandaloglio solleva critiche da parte del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”. Secondo l’associazione, l’intervento previsto — che prevede il passaggio delle ruspe in diversi tratti del torrente — rischierebbe di alterare l’equilibrio ecologico di uno degli ultimi corsi d’acqua ancora in buona parte naturali della zona.

Per il Circolo Ambiente, i depositi di ghiaia e sedimenti non sarebbero un problema da eliminare, ma un elemento naturale della dinamica fluviale. «Il trasporto di detriti è un processo fisiologico dei torrenti — spiega il presidente Roberto Fumagalli —. Rimuoverli significa intervenire su un equilibrio naturale che si ripristinerà comunque e che, se alterato, può arrecare più danni che benefici».

L’associazione chiede in particolare che non vengano toccati gli ultimi tratti rimasti naturali, in cui il torrente può espandersi nei prati limitrofi. Si tratta della porzione a valle della SP51, tra cascina Bergamina e cascina Altobello, fino al collegamento con il canale diretto verso la futura vasca di laminazione.
«È in queste aree — sostiene il Circolo — che il Gandaloglio deve poter mantenere la sua capacità di esondare in modo naturale».

Più accettabile, secondo gli ambientalisti, sarebbe intervenire solo nei tratti ormai fortemente artificializzati, come quello a monte del ponte della Santa, dove l’alveo è stretto tra recinzioni e edifici industriali.

Alla base del progetto comunale ci sarebbero anche gli allagamenti verificatisi nel 2024 e nel 2025 nella zona del Mognago, prima del tratto destinato alla futura vasca di laminazione della Redaella. Secondo l’associazione, gli episodi dimostrerebbero che il Gandaloglio non si comporta come un canale artificiale, come ipotizzato in fase di progettazione della vasca, ma è soggetto a variazioni naturali del proprio letto.

«I fiumi non sono tubi idraulici in cui basta impostare pendenze e sezioni per controllare il flusso — ribadisce Fumagalli —. Adattarsi alla loro natura significa lasciare spazio alle esondazioni e ridurre l’impermeabilizzazione del suolo».

Gandaloglio al Mognago di Oggiono (novembre 2025)

L’associazione lega il problema non solo agli interventi idraulici, ma soprattutto alle trasformazioni urbanistiche degli ultimi decenni. A Oggiono, come in altri comuni attraversati dal Gandaloglio, le zone storicamente destinate alle esondazioni naturali — in particolare tra Peslago e Mognago — sarebbero state progressivamente occupate da capannoni e villette.

Per il Circolo Ambiente, questo avrebbe aggravato gli episodi di dissesto idrogeologico, rendendo il territorio più vulnerabile alle piogge intense.
La ricetta proposta dall’associazione è opposta alla logica delle opere idrauliche: stop al consumo di suolo, rinaturalizzazione delle sponde, restituzione di spazi vitali ai corsi d’acqua e rispetto del loro ecosistema.

In attesa che l’amministrazione comunale definisca tempi e modalità degli interventi di dragaggio, la discussione sulla gestione del Gandaloglio rimane aperta. Da un lato le esigenze di sicurezza idraulica, dall’altro la richiesta degli ambientalisti di adottare un approccio più vicino alla natura del torrente e meno basato sulla movimentazione meccanica dei sedimenti.

Il confronto tra Comune, tecnici e associazioni potrebbe diventare l’occasione per ripensare il rapporto tra urbanizzazione, fiumi e rischio idrogeologico in un territorio che, negli ultimi anni, ha mostrato tutta la sua fragilità.