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martedì 12 maggio 2026

Nel Bosco delle Querce, a 50 anni da Seveso: escursione tra memoria e natura


Domenica 17 maggio 2026 il Gruppo Naturalistico della Brianza propone un’escursione aperta anche ai non soci nel Bosco delle Querce, in occasione dei 50 anni dal disastro dell’ICMESA di Meda.

L’iniziativa rappresenta un momento di riflessione e conoscenza su uno dei più gravi incidenti ambientali italiani: nel 1976 una nube tossica contaminò il territorio, portando all’evacuazione della popolazione nella cosiddetta “zona A”, poi sottoposta a bonifica. Proprio su quell’area, dieci anni più tardi, è nato il parco del Bosco delle Querce, simbolo di recupero ambientale e memoria collettiva.

Il ritrovo è previsto alle ore 9.45 presso il parcheggio di Viale Redipuglia, vicino al cimitero di Seveso. Il percorso, semplice e pianeggiante, si svolge tra strade asfaltate e tratti sterrati ed è adatto a tutti; si consiglia l’uso di scarpe comode. È previsto pranzo al sacco.

Nel pomeriggio, per chi lo desidera, sarà possibile partecipare anche all’assemblea del Gruppo Naturalistico della Brianza, in programma presso la sede del CAI di Seveso.

Prenotazione raccomandata entro martedì 12 maggio alla Segreteria Soci: Lena Cavallo cell. 348.8837134 (dalle 18 alle 20 da lunedì a venerdì); soci@grupponaturalisticobrianza.it.

mercoledì 1 ottobre 2025

Emergenza rischio idrogeologico: bloccare nuove costruzioni


Abbiamo tutti negli occhi le immagini drammatiche di questi giorni: fiumi di fango che travolgono edifici e automobili, frane, strade interrotte, paura e disagi per la popolazione.

Sono ancora in corso interventi dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, del personale di enti pubblici e anche di tanti volontari.

Mentre si inizia a valutare l’entità dei danni e da più parti si chiede di dichiarare lo stato di emergenza, che resta un atto necessario, noi riteniamo imprescindibile prendere atto che non si tratta di fenomeni isolati e che occorre mettere in atto serie ed efficaci misure di prevenzione.


Gli esperti ci dicono che le cause di questi eventi sono molteplici e complesse:

  • la vulnerabilità geologica del territorio lariano e la fragilità idrogeologica, documentata da tempo sulle mappe delle zone a rischio di dissesto di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e da innumerevoli valutazioni specialistiche, riprese anche negli strumenti urbanistici comunali;
  • la sempre maggior frequenza, intensità e imprevedibilità di eventi meteorologici avversi, sintomi di un cambiamento climatico in atto che non può più essere negato;
  • lo stato di abbandono delle aree montane e boschive e la conseguente scarsa manutenzione;
  • la cementificazione selvaggia del territorio, con consumo di suolo vergine e permeabile, che non risparmia l’alveo dei torrenti, le fragili zone a fronte lago e i pendii più scoscesi.

Per le cause correlate alla vulnerabilità geologica e ai cambiamenti climatici è necessario e urgente avviare studi e approfondimenti per trovare strategie di mitigazione dei rischi. I risultati, purtroppo, non saranno immediati. Al contrario, per la manutenzione delle aree montane e boschive e per bloccare la cementificazione selvaggia possiamo agire subito!

E se i nostri boschi richiedono un impegno di risorse e progetti adeguati, lo stop al consumo di suolo è solo questione di volontà politica.

Se si vuole davvero prevenire pericoli e danni come quelli della settimana scorsa, è necessario fermare la realizzazione di nuove e impattanti costruzioni sulle sponde del lago e sul territorio lariano, per quanto economicamente appetibili.

Pensiamo, ad esempio, al progetto di un nuovo resort di lusso a Torno, ma non solo.

A fronte di queste evidenze, le parole del sindaco di Torno, intervistato da Espansione TV a proposito di questo progetto, ci sono sembrate totalmente fuori luogo, laddove ha affermato che:
“Un’operazione di questo tipo darebbe alle casse comunali fondi da investire contro il dissesto idrogeologico. Se la convenzione fosse stata già approvata e il progetto fosse in una fase più avanzata, probabilmente il disastro di questi giorni non si sarebbe verificato”.

È assurdo pensare che, per combattere l’impatto e i danni provocati dalla cementificazione, si debba costruire di più, sacrificando altro suolo verde! E questo per avere risorse da destinare a interventi compensativi (a loro volta impattanti).

Speriamo davvero che il sindaco si documenti meglio sui problemi che mettono a rischio il paese e su come affrontarli! Nessuna compensazione ambientale potrà riparare i danni umani, strutturali e naturali di eventi estremi come quelli che ci hanno appena colpito e che con molta probabilità potrebbero colpirci in futuro.

La responsabilità di investire le risorse necessarie per la prevenzione e contro il dissesto idrogeologico è delle istituzioni, non certo di un privato che agisce per il proprio (legittimo) interesse.

Noi chiediamo invece che tutti gli attori istituzionali – Comuni, Provincia e Regione – si assumano impegni concreti, supportati da adeguate risorse economiche, per ridurre i rischi e mettere in sicurezza il territorio, ciascuno per la propria competenza, ma con una regia unica. Non in ordine sparso.

Consapevoli che la prevenzione passa anche attraverso un quadro normativo più rigoroso, che impedisca nuove e impattanti costruzioni sulle sponde del lago, chiediamo alla politica di impegnarsi in questa direzione.

In attesa, però, di regole più stringenti che portino a non cementificare ulteriormente il territorio e le sponde del lago e in attesa di accertamenti sulle reali situazioni di rischio e pericolo, per mettere in atto provvedimenti adeguati, chiediamo che contestualmente allo stato di emergenza si decreti la sospensione temporanea di nuove costruzioni nei comuni che hanno subito frane e inondazioni causate dal maltempo.

Non dimentichiamo che ogni nuova costruzione contribuisce a rendere meno permeabile il suolo e a intaccare un equilibrio che è già sufficientemente precario, come abbiamo avuto conferma in questi giorni drammatici.

  • Circolo Legambiente A. Vassallo – Enzo Tiso
  • Circolo Ambiente Ilaria Alpi – Roberto Fumagalli
  • Italia Nostra, Sezione Como – Darko Pandakovic
  • WWF Insubria – WWF Lombardia – Gianni Del Pero
  • Associazione Iubilantes odv – Giorgio Costanzo
  • Associazione Lario e Ambiente – Consiglio Direttivo
  • La NaturaW onlus – Giorgio Gatti
  • Associazione La Nostra Valle aps – Alessandro Zangrandi
  • Gruppo Naturalistico della Brianza – Roberto Cerati


NOTA
Sul progetto di Torno, il Comune ha da poco pubblicato sul sito SIVAS di Regione Lombardia le osservazioni espresse da enti pubblici e associazioni nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica. Si tratta di osservazioni e pareri in gran parte critici, compreso il parere di fatto negativo della Soprintendenza.
Tutti i pareri sono disponibili su questo sito:
https://www.sivas.servizirl.it/sivas/#/login/schedaProcedimento?idProcedimento=1&idPiano=1353802

mercoledì 23 luglio 2025

Legambiente e altre sei associazioni contro il progetto di un resort di lusso a Torno

Panoramica dell'area interessata dall'intervento

Legambiente Como, insieme ad altre sei associazioni ambientaliste (WWF Lombardia, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, Gruppo Naturalistico della Brianza, La Natura W Onlus, Associazione Iubilantes ODV e La Nostra Valle APS), ha espresso una netta opposizione al progetto di realizzazione di un resort turistico di lusso nel Comune di Torno, in prossimità della storica Villa Pliniana. Il progetto, attualmente oggetto di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), è stato giudicato dalle associazioni “fortemente impattante e insostenibile” sotto molteplici punti di vista.

Secondo quanto analizzato nei documenti ufficiali, la proposta presentata dalla società Como Partners Srl – riformulata nell’aprile 2025 rispetto alla versione iniziale del dicembre 2023 – ridurrebbe i volumi previsti, ma in modo ritenuto del tutto insufficiente. Il piano attuale comporterebbe un aumento volumetrico pari a quattro volte quello esistente, con la realizzazione di edifici fino a quattro piani fuori terra.

Tra le principali criticità evidenziate dalle associazioni spiccano tre aspetti:

  • Rischio idrogeologico elevato: l’area interessata presenta un versante con forte pendenza, e i previsti sbancamenti per la costruzione di edifici e parcheggi interrati comporterebbero una modifica permanente e irreversibile della morfologia del terreno. La presenza di una falda superficiale discontinua aumenta il rischio di instabilità e interferenza con le acque sotterranee. Inoltre, la massiccia impermeabilizzazione del suolo in un’area così ripida comporterebbe un incremento significativo del deflusso superficiale, con conseguenti problemi di gestione delle acque meteoriche.
  • Impatto ambientale ed ecologico: il progetto prevede l’abbattimento di 77 alberi, tra cui castagni, noci, pruni e tigli, nonché la trasformazione di oltre 2.100 metri quadrati di superficie boscata. Le associazioni sottolineano che la compensazione prevista, con la messa a dimora di 107 nuovi alberi, non potrà in alcun modo replicare le funzioni ecologiche svolte dagli esemplari maturi abbattuti. La realizzazione di circa 7.200 mq di superficie lorda pavimentata – tra strade, piscine e aree cementificate – contribuirebbe inoltre alla formazione di un’isola di calore locale e all’artificializzazione del paesaggio.
  • Consumo di suolo mascherato: sebbene nei documenti ufficiali si affermi che non vi sarà incremento di consumo di suolo, in quanto l’area è classificata come "Tessuto Urbano Consolidato", secondo le associazioni si tratta di una forzatura interpretativa. L’area interessata, pur comprendendo alcuni edifici, è in gran parte un parco permeabile. L’intervento, con i suoi 21.600 metri cubi di nuovi volumi urbanistici, comporterebbe una drastica impermeabilizzazione del suolo e un reale consumo di territorio.

Le associazioni hanno inoltre posto l’attenzione su altre problematiche, tra cui la gestione degli scarichi fognari, l’impatto sul traffico locale, l’aumento dei consumi energetici, il rumore, e le alterazioni alla linea di costa del lago.

Nel documento di osservazioni pubblicato integralmente sul sito di Legambiente Como, viene anche sollevata una critica più ampia al modello di sviluppo rappresentato da questo tipo di operazioni immobiliari. Secondo i promotori della contestazione, l’intervento si inserisce in una tendenza che privilegia la sostituzione del patrimonio edilizio esistente con nuovi complessi di lusso, compromettendo progressivamente l'integrità ambientale e paesaggistica del Lago di Como.

Sebbene i documenti progettuali impieghino termini come “sostenibilità”, “bioedilizia” e “resilienza”, secondo le associazioni si tratterebbe di un caso di greenwashing, dove misure di mitigazione marginali vengono utilizzate per giustificare un intervento che viene considerato intrinsecamente insostenibile. Per Legambiente e le realtà aderenti, la vera sostenibilità consisterebbe in un recupero conservativo dell’esistente, e non nella sua sostituzione con edificazioni di grande impatto.

mercoledì 16 luglio 2025

Unire il territorio in bici: le associazioni ambientaliste chiedono il completamento della pista ciclopedonale a Mariano Comense

Il progetto di raddoppio della SP 32. Immagine tratta dal web

Un gruppo di associazioni ambientaliste e di tutela del territorio ha lanciato un appello congiunto alle istituzioni locali e provinciali per completare e potenziare la rete ciclopedonale lungo la SP 32 Novedratese, nel tratto tra Novedrate e Mariano Comense.

Il Gruppo Naturalistico della Brianza, Circolo Ambiente Ilaria Alpi, Legambiente Cantù, Fridays For Future di Cantù, Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera e WWF hanno chiesto al Sindaco di Mariano Comense Giovanni Alberti, al Presidente della Provincia di Como Fiorenzo Bongiasca e ai dirigenti competenti di intervenire sul completamento della pista ciclabile in via Como, attualmente interrotta prima della rotonda di Ponte Lottolo. Il loro invito si inserisce nel progetto di raddoppio della SP 32, dove è previsto il rifacimento di circa 200 metri di pista ciclabile, ma che per le associazioni necessita di un’estensione per garantire una continuità sicura e funzionale.

Le associazioni evidenziano inoltre l’urgenza di aggiornare la pianificazione della mobilità ciclopedonale, proponendo un prolungamento del percorso verso Cantù e un collegamento est-ovest lungo la Novedratese, per “ricucire” il territorio diviso dalla strada e favorire spostamenti sostenibili e sicuri.

A dare forza all’iniziativa è anche il recente richiamo del campione di ciclismo Tadej Pogacar, che nel suo intervento sul Corriere della Sera del 14 ottobre 2024 ha dichiarato: «Mi piace allenarmi e gareggiare nel vostro Paese, amo i paesaggi, le montagne, il cibo, il caffè e le persone, peccato solo che il traffico sia a volte pericoloso per chi va in bici.»

Le parole di Pogacar sottolineano quanto sia importante creare infrastrutture ciclabili sicure anche fuori dai centri urbani, per valorizzare il territorio e garantire la sicurezza di chi sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto e sport.

domenica 13 luglio 2025

A piedi nudi intorno al Lago di Montorfano


Domenica 20 luglio 2025 il WWF Lombardia, in collaborazione con il Gruppo l’Ontano di Montorfano, il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera e il Gruppo Naturalistico della Brianza, organizza un’escursione rigenerante a piedi nudi intorno al Lago di Montorfano. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti.

Solo una parte del percorso, quella sul terreno argilloso in riva al lago, sarà effettuata a piedi nudi e soltanto da chi vorrà togliersi le calzature, per riscoprire il contatto diretto dei piedi con la natura.

Ritrovo: Parcheggio del Cimitero di Montorfano (Via Molino) alle ore 9.30.
Rientro previsto: ore 12.30.

Gradita la prenotazione.
Info e prenotazioni: 330 225 140 - delegatolombardia@wwf.it

Non tutti sanno che, insieme al sistema vestibolare e agli occhi, i piedi sono tra gli organi di senso più importanti per il controllo dell’equilibrio, della postura e del movimento. Nel corso di milioni di anni, i piedi umani si sono evoluti a stretto contatto con l’ambiente naturale, sviluppando una sensibilità straordinaria capace di percepire pressioni, torsioni, variazioni di temperatura e asperità potenzialmente pericolose.

Purtroppo, queste capacità sensoriali vengono sempre meno allenate perché, fin dai primi giorni di vita, i piedi sono protetti da calze e scarpe che li isolano dagli stimoli naturali. Camminare scalzi in casa, su superfici lisce e uniformi, non è sufficiente a mantenerne attive tutte le funzioni.

Il Lago di Montorfano rappresenta uno degli angoli più incontaminati del territorio, con una preziosa biodiversità di flora e fauna. Dal 2014, la Riserva Naturale Lago di Montorfano è un’area protetta affidata in gestione al Parco Regionale della Valle del Lambro, in convenzione con i Comuni di Montorfano (CO) e Capiago Intimiano (CO). È importante ricordare che, contrariamente a quanto indicato nella locandina (“Escursioni estive gratuite nel Parco delle Groane e della Brughiera”), la Riserva Naturale Lago di Montorfano non rientra nella gestione del Parco delle Groane e della Brughiera, ma appunto in quella del Parco Regionale della Valle del Lambro.

Questa escursione vuole offrire ai partecipanti l’occasione di riscoprire il piacere e i benefici del camminare a piedi nudi nella natura, e di conoscere un percorso che potrà poi essere ripetuto in autonomia ogni volta che si desidera rigenerarsi in questo ambiente unico.

Un’occasione speciale per ritrovare il contatto sensoriale con la terra e immergersi nella bellezza del Lago di Montorfano.

lunedì 26 maggio 2025

A Magreglio si è ribadito il 'no' all'assurdo progetto del Monte San Primo!


Molto interesse all'incontro pubblico dal titolo "Quale futuro per il Monte San Primo?", tenutosi lo scorso venerdì 23 maggio presso la sala conferenze del Museo del ciclismo del Ghisallo di Magreglio.

L’evento, promosso e organizzato dal Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’, aveva lo scopo di promuovere il dibattito sulla realizzazione di nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale al San Primo e di incoraggiare l'apertura di un tavolo di confronto con le Istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento e che, finora, ha non ha avuto alcun riscontro.

Moderata dalla giornalista de "Linkiesta" Emma Besseghini, la serata ha visto i portavoce del Coordinamento presentare al pubblico gli ultimi aggiornamenti del progetto "OltreLario: Triangolo Lariano meta dell'outdoor", finanziato con oltre 5 milioni di euro di soldi pubblici, ed illustrare le contro-proposte elaborate dal sodalizio.

Sono intervenuti a nome del Coordinamento:

Roberto Fumagalli (Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”) ha presentato il 'rinnovato' progetto - approvato lo scorso gennaio dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio - che prevede la sistemazione di 3 piste da sci con innevamento artificiale, 3 tapis roulant, un laghetto artificiale; tutte opere che avranno un forte impatto ambientale, incluso quello conseguente alla costruzione di nuovi parcheggi che determinerà consumo di suolo e il taglio di un bosco di pregio.

Nunzia Rondanini (architetto e membro attivo del Coordinamento) ha illustrato le contro-proposte elaborate dal sodalizio, tra cui: interventi di manutenzione dei boschi, dei pascoli e dei sentieri esistenti; indicazioni in materia di sviluppo economico e mobilità sostenibili.  

Massimo Lozzi (CAI Como) ha presentato una precisa analisi - utilizzando alcuni dati della vicina Svizzera - relativa all'andamento del clima e delle temperature negli ultimi decenni, dati che dimostrano l'assurdità di realizzare impianti sciistici a quote inferiori ai 2 mila metri di altitudine.

Roberto Cerati (Gruppo Naturalistico della Brianza) ha contestualizzato il concetto relativo all'andamento delle temperature nell'area del San Primo, sottolineando che il progetto è proprio carente di dati puntuali, visto che la stazione meteo - di proprietà della stessa Comunità Montana e ubicata presso l'Alpe Borgo -, è ferma da alcuni anni!

E' infine intervenuto Danilo Donadoni (CAI-Tam Bergamo), a nome del Comitato civico contrario al dissennato progetto del comprensorio sciistico “Colere-Lizzola”, un anacronistico piano di collegamento dei due comprensori, che mette in grave rischio la Val Sedornia e la Val Conchetta: due aree selvagge e non ancora antropizzate delle Orobie bergamasche.


Non sono poi mancati gli interventi da parte del pubblico, tesi a sottolineare l'assurdità del progetto e il fatto che il territorio del Monte San Primo avrebbe sicuramente bisogno di altri interventi, a salvaguardia della naturalità dei luoghi.

Una serata ricca di contenuti e di coinvolgimento, dunque, che ha lasciato il segno e che conferma l’importanza di continuare a portare avanti la vertenza contro il dissennato progetto del San Primo. Che non è soltanto un'iniziativa a difesa della montagna lariana, bensì rappresenta un’azione civica e politica (nel senso più alto del termine), che è emblematica per tutte le nostre montagne, sottoposte a progetti illogici e impattanti, siano essi turistici o meno.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web del Coordinamento alla pagina https://bellagiosanprimo.com/

martedì 20 maggio 2025

A Magreglio si discute il futuro del Monte San Primo: incontro pubblico il 23 maggio


Il futuro del Monte San Primo sarà al centro dell’incontro pubblico organizzato dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo", in programma venerdì 23 maggio alle ore 20:45 presso la sala conferenze del Museo del Ghisallo, via Gino Bartali 4, a Magreglio (CO). L’evento, aperto alla cittadinanza, nasce con l’intento di informare e coinvolgere il territorio sul controverso progetto di rilancio turistico dell’area montana situata nel comune di Bellagio.

Il progetto, denominato "OltreLario: Triangolo Lariano meta dell'outdoor", è stato parzialmente rivisto nel gennaio scorso dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio. Nonostante le modifiche, rimane confermato l’investimento di circa 2 milioni di euro per interventi legati allo sci, su un totale di oltre 5 milioni di fondi pubblici. Tra le opere previste vi sono la sistemazione delle piste baby, l’installazione di tre tapis roulant, la realizzazione di un laghetto artificiale per l’innevamento e l’adeguamento dei parcheggi, con una spesa aggiuntiva di circa 300 mila euro.

Il Coordinamento, che raccoglie l’adesione di ben 37 associazioni locali e nazionali, esprime forti perplessità sul progetto, in particolare sulla parte riguardante l’innevamento artificiale. Secondo i promotori dell’incontro, l’intervento non tiene conto degli effetti della crisi climatica, che da anni causa un costante aumento delle temperature invernali e una progressiva diminuzione delle nevicate, rendendo sempre più incerto l’utilizzo turistico legato allo sci.

Durante la serata saranno inoltre presentate le contro-proposte del Coordinamento, che si basano su un approccio più sostenibile e rispettoso dell’ambiente: interventi di manutenzione dei boschi, dei pascoli e della rete sentieristica esistente, oltre a proposte per uno sviluppo economico e una mobilità coerenti con i principi della sostenibilità.

A intervenire saranno Roberto Fumagalli (Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”), Roberto Cerati (Gruppo Naturalistico della Brianza), l’architetta Nunzia Rondanini, Massimo Lozzi (CAI Como) e Danilo Donadoni (CAI-Tam Bergamo). A moderare l’incontro sarà la giornalista Emma Besseghini, collaboratrice di Linkiesta e del collettivo FuoriFuoco.

Sono stati invitati a partecipare anche il presidente della Comunità Montana - nonché sindaco di Magreglio - e tutti i primi cittadini del Triangolo Lariano.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale del Coordinamento all’indirizzo: https://bellagiosanprimo.com

lunedì 19 maggio 2025

Difendere il Pescherun: le associazioni chiedono alternative alla maxi-vasca della Roggia Lubiana


Si è svolto giovedì 15 maggio scorso, in municipio a Brenna, un incontro considerato positivo dalle associazioni ambientaliste del territorio sul tema della vasca di laminazione prevista lungo la Roggia Lubiana, all'interno del Contratto di Fiume Seveso.

All’incontro hanno partecipato i sindaci Nazzareno Cappelletti (Brenna) e Paolo Frigerio (Alzate Brianza), insieme a Sergio Molteni, assessore all’Ambiente di Alzate, e a sei associazioni ambientaliste locali.

Oggetto della discussione è stata una proposta progettuale avanzata dalla Regione Lombardia: una vasca di laminazione da 200.000 metri cubi, prevista tra il Santuario della Madonna del Rogoredo e la linea ferroviaria Como-Lecco. Una soluzione giudicata sovradimensionata e fortemente impattante, in particolare perché andrebbe a interferire con un’area ecologicamente sensibile come l’area umida del Pescherun.

Secondo le associazioni, l’attuale proposta è pensata esclusivamente per ridurre la portata idrica verso Mariano Comense durante gli eventi di piena, trascurando una visione ecosistemica e complessiva del bacino idrografico della Roggia Lubiana.

Durante l'incontro, le realtà ambientaliste hanno invitato i Comuni di Brenna e Alzate a partecipare attivamente al tavolo di coordinamento del Contratto di Fiume, sollecitando Regione e enti competenti a rimodulare gli interventi. Tra le alternative proposte:
la rinaturalizzazione del corso d'acqua, con la ricostituzione delle sue anse originarie;
interventi a monte per favorire la de-impermeabilizzazione del territorio, favorendo il drenaggio naturale, come già adottato da altri comuni (ad esempio Cucciago) nell’ambito dello stesso contratto.

Il sindaco di Alzate, Paolo Frigerio, ha concluso l’incontro esprimendo disponibilità a confrontarsi con Regione Lombardia e con i sindaci dei comuni a monte, dove il problema idraulico ha origine, con l'obiettivo di individuare soluzioni meno invasive e più sostenibili per il territorio.

L'iniziativa ha visto il coinvolgimento di sei realtà ambientaliste: Fridays For Future Cantù, Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, Legambiente Cantù, WWF Insubria, Gruppo Naturalistico della Brianza e Circolo Ambiente Ilaria Alpi.

mercoledì 7 maggio 2025

Passeggiata nella storia: il fascino antico della Valle dei Mulini ad Asso


Domenica 25 maggio 2025, il Gruppo Naturalistico della Brianza, in collaborazione con il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, propone una suggestiva escursione dal titolo "Atmosfere di una volta". L’iniziativa, aperta anche ai non soci, accompagnerà i partecipanti alla scoperta della Valle dei Mulini di Asso, nel cuore del Triangolo Lariano.

Il ritrovo è fissato per le ore 9.45 ad Asso, presso il parcheggio situato all’incrocio tra via per Bellagio e via Circonvallazione, poco oltre la galleria. È previsto anche un servizio di trasporto in auto dal vicino capolinea ferroviario di Asso, per chi arriverà con il treno da Milano Cadorna delle 8.09 (arrivo ad Asso alle 9.30).

Il percorso pedonale si snoderà attraverso la Valle dei Mulini, un angolo di paesaggio rimasto intatto nel tempo. Cuore della visita sarà il Mulino Mauri, un edificio di grande valore storico, appartenente alla stessa famiglia fin dalla metà del XVIII secolo e documentato fin dal 1200. I partecipanti potranno ammirare le antiche strutture per la macinazione del grano – tra cui setacci, palmenti, tramogge e buratti – ancora perfettamente conservate, capaci di evocare le atmosfere autentiche della vita contadina di un tempo.

Il tragitto, accessibile e con dislivello minimo (circa 50-70 metri), si sviluppa tra strade asfaltate e sterrate. È consigliato l’uso di scarpe comode o scarponcini leggeri.

Il contributo per la partecipazione, comprensivo di visita guidata e assicurazione, è di 10 euro. Al termine dell’escursione, sarà possibile prendere parte a un aperitivo presso il Mulino Mauri (su prenotazione obbligatoria, costo 10 euro) oppure consumare il pranzo al sacco in autonomia.

Per informazioni e iscrizioni (obbligatorie):
Lena Cavallo – 348.8837134 (dalle 18.00 alle 20.00, dal lunedì al venerdì)
Email: soci@grupponaturalisticobrianza.it
(Specificare se si desidera partecipare all’aperitivo).

In caso di forte maltempo l’iniziativa verrà annullata.

lunedì 5 maggio 2025

Escursione tra natura e tradizione: le piante spontanee tornano protagoniste a Scarenna


Domenica 11 maggio 2025 il Gruppo Naturalistico della Brianza propone una nuova edizione dell’ormai consolidata iniziativa “Dai prati alla tavola: piante spontanee in cucina”, un’escursione dedicata alla scoperta delle piante commestibili del territorio. L'appuntamento è fissato per le ore 9.30 ad Asso, in località Scarenna, con ritrovo presso la stazione ferroviaria di Canzo-Asso, in coincidenza con il treno in partenza da Milano Cadorna alle 8.09.

La passeggiata, che si snoderà su un percorso pianeggiante ad anello tra strada sterrata e asfaltata, offrirà ai partecipanti la possibilità di riscoprire saperi antichi legati all’uso alimentare delle erbe spontanee, spesso ignorate o dimenticate. L’iniziativa si svolge in collaborazione con il progetto “Piante Spontanee in Cucina” e si inserisce in un contesto di valorizzazione del territorio e della sua biodiversità.

La scelta della zona di Scarenna assume quest’anno un significato particolare: proprio in quest’area, infatti, stanno per iniziare i lavori di ripristino di un collegamento con la frazione di Asso tramite la strada già esistente. Un traguardo importante, raggiunto anche grazie all’impegno del Gruppo Naturalistico della Brianza e di altre associazioni locali, che hanno contribuito a evitare l’occupazione dei prati e del sentiero lungo il fiume Lambro prevista nel progetto originario.

La giornata rappresenterà non solo un’occasione per imparare a riconoscere e apprezzare le erbe selvatiche, ma anche un momento di festa e condivisione. Durante l’evento sarà possibile consultare e acquistare le pubblicazioni di Pietro Ficarra e Stefania Scaccabarozzi, dedicate alla conoscenza delle piante spontanee. Inoltre, i partecipanti potranno aderire o rinnovare la propria iscrizione al Gruppo Naturalistico della Brianza.

La partecipazione è aperta a un massimo di 30 iscritti, con un contributo di 10 euro comprensivo di assicurazione. È richiesto l’uso di scarpe comode o scarponcini leggeri. Le iscrizioni sono obbligatorie e possono essere effettuate contattando Lena Cavallo (cell. 348.8837134, dalle 18.00 alle 20.00, dal lunedì al venerdì) o scrivendo a soci@grupponaturalisticobrianza.it.

L’uscita sarà annullata in caso di maltempo.

venerdì 11 aprile 2025

Neve sempre più rara, ma si punta ancora sugli sci: il caso del Monte San Primo


Il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha recentemente inviato alla Regione Lombardia una serie di osservazioni critiche in merito alla proposta di istituire una nuova area sciabile sul Monte San Primo, in località San Primo, nel comune di Bellagio. Il progetto, promosso dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dallo stesso Comune di Bellagio, prevede la realizzazione di nuovi impianti sciistici e l’utilizzo di innevamento artificiale, ma solleva non poche perplessità da parte delle associazioni ambientaliste.

Secondo quanto stabilito dalla normativa regionale, la nuova pista – per essere autorizzata – dovrà essere inserita nell’elenco ufficiale delle piste da sci alpino, previa valutazione da parte di un Comitato Tecnico e nel rispetto della pianificazione urbanistica e paesaggistica. Tuttavia, il Coordinamento sottolinea che l’area individuata si trova al di sotto dei 1.200 metri di altitudine, una quota che rende l’innevamento naturale sempre più incerto a causa del cambiamento climatico.

I precedenti impianti sul Monte San Primo, infatti, sono stati progressivamente abbandonati fin dagli inizi degli anni 2000 per mancanza di neve, fino alla loro chiusura definitiva nel 2018. Le ragioni principali? La scarsa convenienza economica dovuta alle poche precipitazioni nevose e l’innalzamento costante della linea della neve, un fenomeno ormai documentato anche nei documenti ufficiali della Regione Lombardia. Lo stesso “Documento di azione regionale per l’adattamento al cambiamento climatico” invita a valutare attentamente la sostenibilità economica delle aree sciistiche e a prestare attenzione all’affidabilità dell’innevamento.


Un elemento paradossale emerso nelle osservazioni è che gli stessi promotori del progetto, nella relazione aggiornata a gennaio 2025, ammettono il drastico calo delle precipitazioni nevose invernali negli ultimi decenni e dichiarano l’intenzione di puntare su una riqualificazione turistica a tutto tondo, includendo anche il periodo estivo.

Il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha inoltre segnalato che nella zona oggetto del progetto, negli ultimi anni, le nevicate si sono dimostrate saltuarie e di breve durata, con accumuli massimi di circa 20 cm che spesso si sono sciolti in pochi giorni a causa delle temperature elevate. In questo contesto, anche l’innevamento artificiale rischierebbe di risultare inefficace, non riuscendo a garantire l’apertura continuativa della pista per almeno 30 giorni durante la stagione sciistica.

Da qui la richiesta, inviata formalmente alla Regione Lombardia, di una dettagliata valutazione di sostenibilità economica del progetto sciistico, che – secondo il Coordinamento – non è mai stata effettuata dalle autorità promotrici.


Le osservazioni critiche sono state firmate da rappresentanti di importanti realtà ambientaliste regionali:

  • Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”
  • Roberto Cerati, presidente del Gruppo Naturalistico della Brianza
  • Costanza Panella, della direzione di Legambiente Lombardia
  • Gianni Del Pero, presidente delegato WWF Lombardia
  • Emilio Aldeghi, presidente del CAI Lombardia

Per ulteriori informazioni o per aderire alle iniziative del Coordinamento, è possibile visitare il sito bellagiosanprimo.com o scrivere a info@bellagiosanprimo.com.

sabato 8 febbraio 2025

Monte San Primo: gli impatti ambientali del progetto turistico


Il progetto per il rilancio turistico della località San Primo, situata nel territorio di Bellagio, continua a suscitare forti preoccupazioni tra le associazioni ambientaliste. Il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" ha approfondito gli impatti delle opere previste, evidenziando come alcune di esse potrebbero avere conseguenze significative sull'ecosistema montano. In particolare, gli interventi legati agli impianti sciistici, all'innevamento artificiale e alla creazione di nuovi parcheggi vengono ritenuti altamente dannosi per il territorio.

Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", sottolinea come le dichiarazioni delle istituzioni locali in merito all'assenza di consumo di suolo siano in contrasto con le evidenze emerse dall'analisi del progetto. Secondo le verifiche effettuate, gli sbancamenti necessari per le nuove piste da sci, la realizzazione di parcheggi e la costruzione di strutture di servizio comporteranno una significativa alterazione del territorio.


"Solo per la realizzazione del nuovo mega parcheggio da 100 posti auto, verrà deturpata una vasta area boschiva, con conseguente taglio di alberi e un consistente riporto di terra artificiale per livellare le forti pendenze. Il nuovo parcheggio coprirà un’area di oltre 2 mila metri quadri,"
afferma Fumagalli. A questo si aggiungono ulteriori 60 posti auto, con un ulteriore impatto su alberi di pregio come aceri-frassineto e faggete montane. Anche i pascoli centenari verrebbero compromessi dalla creazione delle nuove piste da sci, trasformando un ambiente naturale in un'area artificiale con sbancamenti, scavi e installazioni di macchinari.

Roberto Cerati, presidente del Gruppo Naturalistico della Brianza, evidenzia il problema della sostenibilità degli impianti sciistici, in un contesto di cambiamenti climatici che rendono sempre più difficile garantire un manto nevoso sufficiente nei mesi invernali.


"L’andamento degli ultimi inverni testimonia come, anche nei mesi in cui dovrebbe essere piena ‘stagione sciistica’ (gennaio-febbraio), non ci siano sempre condizioni di temperatura per mantenere il manto nevoso,"
afferma Cerati. La mancanza di una stazione meteorologica funzionante, di proprietà della Comunità Montana Triangolo Lariano ma fuori uso dal 2008, impedisce di raccogliere dati precisi sulle condizioni climatiche. Paradossalmente, mentre non si trovano i fondi per riparare la stazione meteorologica, oltre due milioni di euro sono stati stanziati per la sistemazione delle piste, l’innevamento artificiale, il tapis roulant e la creazione di un laghetto artificiale.


Veronica Vismara
, presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano – CAI Lombardia, richiama l'attenzione sugli impatti degli impianti sciistici sugli habitat e sulla fauna locale. Secondo numerosi studi scientifici, i comprensori sciistici hanno effetti negativi significativi a causa della frequentazione antropica, dell’alterazione delle caratteristiche del suolo e del consumo di risorse idriche per l’innevamento artificiale.

"Sul Monte San Primo troviamo il Complesso della Valle del Nose, boschi e pascoli, un’Oasi di Protezione, la presenza di caprioli, cervi, galli forcelli, e tanto altro," sottolinea Vismara, evidenziando l’importanza di politiche di valorizzazione ambientale piuttosto che di trasformazione artificiale del territorio.

Una strategia alternativa per il rilancio del Monte San Primo dovrebbe concentrarsi su modelli di turismo sostenibile, incentivando attività agro-silvo-pastorali rispettose dell’ambiente e promuovendo l’escursionismo, che garantisce una fruizione del territorio 365 giorni all’anno senza necessità di interventi infrastrutturali invasivi.


Alla luce di queste considerazioni, il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" ribadisce la necessità di eliminare dal progetto tutte le opere legate agli impianti sciistici e ai nuovi parcheggi. La tutela del territorio montano e la promozione di un turismo sostenibile rappresentano la chiave per garantire uno sviluppo duraturo e rispettoso dell’ambiente.

Per maggiori informazioni: bellagiosanprimo.com - Email: info@bellagiosanprimo.com

martedì 10 dicembre 2024

Mobilità sicura: le associazioni ambientaliste chiedono attenzione per i ciclisti sulla SP 32 Novedratese


«Mi piace allenarmi e gareggiare nel vostro Paese, amo i paesaggi, le montagne, il cibo, il caffè e le persone, peccato solo che il traffico sia a volte pericoloso per chi va in bici.»
Tadej Pogacar, 14 ott 2024, Corriere della Sera

 

Tadej Pogačar, il campione sloveno di ciclismo, ha espresso grande apprezzamento per l’Italia, ma ha sottolineato una criticità: la pericolosità delle strade per i ciclisti. Le sue parole, riportate dal Corriere della Sera, sono diventate il punto di partenza per un appello delle associazioni ambientaliste e per la mobilità sostenibile, rivolto alla Provincia di Como.

La questione riguarda gli interventi programmati sulla Strada Provinciale 32 Novedratese, per i quali sono stati stanziati 26,7 milioni di euro:

  • Riqualificazione del tratto Figino Serenza-Mariano Comense (11,7 milioni di euro);
  • Risoluzione del nodo di Arosio (15 milioni di euro).
Le associazioni – Circolo Ambiente Ilaria Alpi, Comitato Parco Regionale Groane Brughiera, Gruppo Naturalistico della Brianza, Legambiente Circolo Angelo Vassallo Como, WWF Insubria e WWF Lombardia, NO alla strada nel Parco e Fridays for Future Cantù – chiedono alla Provincia di assicurare che nei progetti vengano incluse soluzioni per la mobilità ciclabile e ciclopedonale, come piste ciclabili in sede protetta e attraversamenti sicuri.

Le richieste si fondano su obiettivi già previsti da normative regionali. Il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (2014), attuativo della legge regionale 7/2009, promuove soluzioni per favorire spostamenti sostenibili e intermodalità. Tuttavia, denunciano le associazioni, la Provincia di Como non ha ancora redatto un Piano Strategico Provinciale per la Mobilità Ciclistica, obbligatorio per legge.

Gli interventi sulla SP 32 sollevano preoccupazioni a causa di precedenti negativi. La rotonda di Ponte del Lottolo a Mariano Comense, realizzata senza considerare le esigenze ciclistiche, ha peggiorato la sicurezza e l’accessibilità per chi si muove in bici. Le associazioni temono che i nuovi lavori ripetano gli stessi errori, creando ulteriori barriere ecologiche e ostacoli per i ciclisti.

Le associazioni sottolineano che gli investimenti nella grande viabilità stradale devono includere anche la mobilità sostenibile. “Vorremmo che l’entusiasmo per Pogačar al Giro di Lombardia si traducesse in un’attenzione concreta alle esigenze di chi, famoso o meno, si muove su due ruote,” si legge nel comunicato congiunto.

Le associazioni firmatarie del comunicato chiedono alla Provincia di Como di:

  • Prevedere piste ciclabili sicure nei progetti di riqualificazione della SP 32.
  • Portare avanti una pianificazione strategica per la mobilità ciclistica.
  • Valutare attentamente l’impatto degli interventi sulla mobilità sostenibile.

I fondi pubblici – concludono – devono essere impiegati per promuovere una viabilità che rispetti non solo gli automobilisti, ma anche ciclisti, pedoni e l’ambiente.

giovedì 31 ottobre 2024

Audizione in Regione Lombardia: l’allarme delle associazioni ambientaliste sul Piano Cave della Provincia di Como

Estratto della Carta geologica della Provincia di Como relativo alla parte meridionale del territorio

Mercoledì 30 ottobre 2024 durante l’audizione della Commissione "Ambiente, Energia e Clima, Protezione Civile" di Regione Lombardia, Gianni Del Pero, presidente delegato del WWF Lombardia, ha presentato un contributo a nome di diverse associazioni ambientaliste del territorio. Tra queste: il Circolo Ambiente Ilaria Alpi, il Gruppo Naturalistico della Brianza, Legambiente Circolo Angelo Vassallo Como, Coordinamento per la Mobilità Sostenibile – No Canturina Bis (Fridays for Future Como), Legambiente Circolo Laura Scotti Valle Intelvi, Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, WWF Insubria e WWF Lombardia. Il contributo esprime osservazioni e proposte sul Nuovo Piano delle Attività Estrattive di Cava della provincia di Como, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla tutela ambientale.

Nel documento, le associazioni sottolineano l'importanza di aggiornare la valutazione dei fabbisogni materiali, tenendo conto delle attuali condizioni di mercato e della crescente crisi nel settore edilizio, accentuata dagli incentivi come il superbonus 110%. Le associazioni rilevano inoltre il ruolo significativo delle attività di recupero e riciclaggio dei materiali edili in provincia, che stanno fornendo materiali di qualità per il comparto edile, riducendo così la dipendenza dalle risorse estratte.

Per garantire un’autosufficienza a livello provinciale, viene evidenziata la necessità di un controllo più rigoroso sui materiali importati dall’estero, in particolare quelli provenienti dalla Svizzera. Le associazioni propongono di introdurre un obbligo di trasmissione dei documenti doganali ai vari enti competenti, al fine di monitorare i flussi transfrontalieri di materiali e ridurre il rischio di un eccessivo approvvigionamento dall’estero.

Il contributo delle associazioni invita a promuovere l’uso di materiali riciclati nei progetti di opere pubbliche, suggerendo l’inserimento negli appalti di specifiche che privilegino gli aggregati riciclati, riducendo il ricorso ai materiali di cava. Tale proposta punta a favorire un'economia circolare e a ottimizzare l’impiego di risorse sostenibili.

I poli estrattivi ATE g4 nord (nel riquadro) e ATE g4 sud

Le associazioni segnalano criticità specifiche per i poli estrattivi situati in aree sensibili, come il sito ATE g4 Colverde Faloppio, in prossimità del Parco Regionale Spina Verde e di una falda acquifera. Le associazioni richiedono che ogni sito estrattivo sia oggetto di una valutazione ambientale accurata e continuativa, che consideri fattori come l’impatto acustico, la qualità dell’aria e la protezione delle falde acquifere, a tutela della biodiversità e della salute pubblica.

Riguardo all’esportazione di inerti verso la Svizzera, le associazioni esprimono la loro netta opposizione, poiché questa pratica contravviene al principio di autosufficienza provinciale. Notano che in Svizzera l'uso di materiali da demolizione è ormai prevalente, permettendo una significativa riduzione della domanda di inerti provenienti da cave. Tale approccio dimostra la possibilità di soddisfare parte delle esigenze edilizie con materiali riciclati, favorendo una gestione delle risorse più sostenibile.

Le associazioni propongono una migliore organizzazione dei controlli, suggerendo un coordinamento tra gli enti locali (comuni, Provincia, ARPA e altri) per monitorare le attività estrattive e di recupero ambientale. Inoltre, chiedono che la Provincia organizzi corsi di formazione specifici per il personale comunale, affinché gli addetti possano svolgere con maggiore efficacia i controlli sul territorio.

Infine, le associazioni raccomandano di collegare l’attività estrattiva al rispetto del piano di recupero ambientale: qualora le attività di recupero non rispettino i cronoprogrammi previsti, dovrebbe essere interrotta l’attività estrattiva. Tale proposta mira a prevenire situazioni di recupero ambientale incompleto, responsabilizzando le imprese a rispettare le prescrizioni concordate.

In chiusura, le associazioni firmatarie hanno ribadito la necessità di un approccio sostenibile per la pianificazione delle attività estrattive, in linea con un’economia circolare e con criteri di salvaguardia ambientale e della salute pubblica.

martedì 28 maggio 2024

Una storia di 40 anni di difesa del verde: la storia del Comitato Parco Groane-Brughiera


Abbiamo ricevuto dall'associazione Sinistra e Ambiente di Meda un interessante contributo che celebra il 40° anniversario del Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera. Questa testimonianza ripercorre la storia e gli sforzi di un gruppo determinato a proteggere uno dei polmoni verdi più importanti della nostra regione, evidenziando le sfide affrontate e i successi ottenuti.

 

 
I 40 anni del Comitato Parco Groane-Brughiera: difendere un polmone verde dalla minaccia dell'asfalto e della perdita storica.
 
Giovedì 23 maggio 2024, presso la Sala Civica Radio di Meda, il Comitato Parco regionale Groane-Brughiera, ha ricordato e festeggiato i 40 anni di attività. Nato nei primi anni '80 grazie alla visione lungimirante di Giorgio Achermann, giornalista e naturalista svizzero, nonché presidente del Gruppo Naturalistico della Brianza (GNB), il Comitato ha riunito figure del territorio determinate a proteggere l'area della Brughiera. Tra queste, è doveroso ricordare Piero Ronzoni di Cabiate.

Negli anni successivi, l'impegno per l'ambiente è stato costante, coinvolgendo nuovi gruppi, associazioni e individui attraverso raccolte firme, iniziative pubbliche, incontri e dialoghi continui con le amministrazioni comunali, le province di Como e Milano (e successivamente la neocostituita provincia di Monza e Brianza) e la Regione Lombardia.

Nonostante molte promesse e atti istituzionali disattesi, il Comitato ha lavorato instancabilmente, passando prima attraverso la costituzione di un Parco Locale Sovracomunale (PLIS) e arrivando infine, nel 2017, all'aggregazione delle aree della Brughiera con il già esistente Parco Regionale delle Groane assumendo la denominazione di Parco Regionale Groane-Brughiera. Tuttavia, questa aggregazione non è stata accettata da tutti i 24 comuni coinvolti.

La realtà sociale e politica di Meda ha partecipato attivamente alle attività del Comitato. Gli ambientalisti locali, tra cui il gruppo Lista Ambientalista Verde - Alternativa per Meda, poi confluito in Sinistra e Ambiente, hanno contribuito significativamente al Comitato, che oggi è parte integrante del Parco Regionale Groane-Brughiera.

 
Durante la serata commemorativa, numerosi interventi hanno ricostruito la storia del Comitato. Tra questi, spiccano quelli di Eugenio Secchi, primo presidente, Nuccio Confalonieri del CAI di Meda, Gianni Del Pero del WWF e Tiziano Grassi, attuale presidente del Comitato. Alberto Colombo ha raccontato il periodo dal 2008, segnato dalla ripresa delle attività dopo un periodo di scoramento dovuto alla mancata tutela regionale nei primi anni 2000. Ha sottolineato le azioni recenti e in corso per contrastare la cementificazione e la costruzione di nuove strade nella Brughiera, nonché la necessità di fermare il degrado delle cascine e degli edifici storici.


Intervento di Alberto Colombo all'iniziativa per i 40 anni del Comitato per il Parco Regionale della Brughiera (ora Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera)

Quarant'anni fa si sognava e ci si attivava per la tutela di una vasta area verde e boscata: la Brughiera. Ho iniziato il mio percorso con il Comitato per il Parco Regionale nel 1989 come componente della Lista Verde Ambientalista Alternativa per Meda. Gli anni dal 2008 in poi sono stati caratterizzati da alti e bassi per il Comitato, soprattutto dopo che le iniziali richieste di istituzione di un Parco Regionale non si sono concretizzate (abbiamo dovuto attendere fino al 2017!).

Le attività iniziate con la creazione di un gruppo coordinato e organizzato per chiedere la tutela delle superfici della Brughiera sono proseguite con continuità nel corso degli anni e hanno ricevuto ulteriore linfa a partire dal 2008, anche grazie all'interessamento della Pro Loco di Meda. Con Pietro Ficarra e Maurizio Lanzani, la Pro Loco ha condiviso l'azione del Comitato rilanciandone una nuova fase costituente. Con l'adesione di nuovi gruppi, si decise di dare una veste ufficiale al Comitato per poter dialogare con gli enti preposti ed essere riconosciuti nuovamente come motore di una nuova richiesta di Parco Regionale.

In quegli anni abbiamo proseguito il lavoro di interlocuzione con le amministrazioni e gli enti provinciali e regionali. Si concretizzò una collaborazione attiva con alcune amministrazioni, come quelle di Lentate sul Seveso e Cantù, sensibili alla richiesta di adesione a un Parco Regionale della Brughiera. Il 9 dicembre 2009 fu protocollata in Regione Lombardia una petizione con più di 4000 firme che chiedeva il completamento dell'iter legislativo per istituire il Parco Regionale sulla Brughiera. Non ottenemmo però il risultato sperato, ma fu un altro passo, segno della nostra volontà e del desiderio di molti cittadini.

In questi anni abbiamo lavorato per far conoscere e vivere questo polmone verde affinché la gente apprezzi e rispetti questo bene comune, casa di esseri viventi e dispensatore di preziosi servizi ecosistemici. Si diede avvio a escursioni guidate in Brughiera (Le Stagioni del Parco) accompagnate da numerose iniziative pubbliche e da una presenza costante alla Fiera dell'economia solidale L'ISOLA CHE C'È. Serrata è stata anche la campagna di sensibilizzazione all'istanza di Parco Regionale esercitata con iniziative pubbliche verso i candidati in occasione delle scadenze elettorali territoriali e regionali (nel 2013 a Cantù).

Con il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, molti hanno sognato e si sono impegnati per conservare questo prezioso polmone verde della Brianza, la sua biodiversità e i suoi preziosi servizi ecosistemici. È di quel periodo (2013) il nostro impegno per opporci al progetto di autostrada Varese-Como-Lecco, un'infrastruttura ad alto impatto per la Brughiera, per fortuna rimasta senza fondi. Anche oggi consideriamo incompatibile con la conservazione dell'ambiente la realizzazione della Canturina Bis e della Tangenziale di Mariano, e per questo operiamo in coordinamento con altri gruppi per informare e contrastare una strada che, secondo la "Relazione Urbanistica Ambientale Paesaggistica delle alternative progettuali," interferirà con la Rete Ecologica Provinciale (REP), con le Aree Agricole Strategiche classificate nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), con le superfici boscate catalogate secondo il Piano di Indirizzo Forestale (PIF) e con i vincoli ambientali e paesaggistici. Una strada inutile che non risolverà i problemi viabilistici ma che andrà a compromettere aree del Parco definite nel Piano Territoriale di Coordinamento come zone di riqualificazione ambientale a indirizzo agricolo, zone di riqualificazione ambientale a indirizzo naturalistico e zone di tutela naturalistica.

Tutti questi anni di attivismo hanno rafforzato i punti fondanti che hanno mosso e muoveranno il nostro Comitato, proprio come furono le battaglie dei primi anni contro le lottizzazioni collinari a Meda che rischiavano di compromettere un pezzo di Brughiera. Ancora oggi noi non smettiamo di sognare e di essere attivi perché la tutela non è completa su tutta la Brughiera e perché molte criticità interessano gli elementi che ne compongono il mosaico. All'appello per un Parco Regionale mancano ancora dieci amministrazioni e noi non possiamo che continuare nella nostra azione di sensibilizzazione affinché anch'esse condividano l'adesione al Parco.

Mi sia consentito un breve salto temporale per recuperare la memoria dei luoghi. Dentro il perimetro del Parco, non è solo la naturalità a dover essere protetta e conservata ma anche gli edifici che testimoniano quella che fu l'attività di questi territori. Purtroppo, lentamente ma inesorabilmente, stiamo perdendo un patrimonio culturale, storico e anche architettonico fatto di antiche cascine. Si allunga l'elenco dei crolli: dopo quello di Santa Naga e dell'antica resinaia della Ca Noeva, ora tocca alla Cascina S. Giuliano a Cantù. Edifici, certo, di proprietà privata, che scontano anni di abbandono ma che erano testimonianza e bene comune. Proprio su questi preziosi beni comuni il Comitato cercherà, come già fatto in passato, di rapportarsi con le amministrazioni e con l'Ente Parco per stimolare azioni, atti e quanto altro serva per preservare questi importanti edifici storici che sono parte del Parco affinché non siano oggetto di interventi incompatibili o speculativi. Non possiamo rassegnarci alla tristezza per le bellezze che stiamo perdendo.

Grazie per l'attenzione e buona continuazione.

Meda, 23 maggio 2024

Il Parco, istituito nel 2017, rimane incompleto poiché 10 comuni non ne fanno ancora parte, ma il lavoro del Comitato continua instancabilmente per proteggere e valorizzare questo prezioso polmone verde.

 

Sotto, le slide sui 40 anni del Comitato proiettate durante gli interventi.


martedì 21 maggio 2024

Torno sui miei passi: il progetto turistico a Torno (CO) deve essere riconsiderato


Le associazioni ambientaliste (Circolo Legambiente "A. Vassallo" Como, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, WWF Lombardia, Associazione IUBILANTES ODV, FIAB Como Biciamo, Gruppo Naturalistico della Brianza) hanno accolto con soddisfazione la decisione di sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) il progetto di complesso turistico residenziale da realizzare nel Comune di Torno.


Regione Lombardia, attraverso la "Direzione Generale Territorio, Sistemi Verdi, Urbanistica e VAS", nella sua nota del 18 aprile scorso, ha evidenziato un'importante criticità: il Piano Integrato di Intervento relativo al progetto in questione rappresenta una trasformazione urbanistica significativa, che richiede una modifica del Documento di Piano del PGT (Piano Generale del Territorio).


Di conseguenza, in base alle osservazioni della Regione, è necessario procedere preliminarmente alla modifica del Documento di Piano, contemplando un iter procedurale diverso rispetto a quello attivato dal Comune di Torno. In altre parole, il comune di Torno non ha adottato la procedura più appropriata.

Le associazioni hanno quindi inviato una nota scritta al Sindaco del Comune di Torno chiedendo espressamente di dare seguito a quanto indicato da Regione Lombardia, revocando l’iter procedurale avviato e procedendo alla modifica del Documento di Piano.


La questione è di grande rilevanza poiché intervenire sul Documento di Piano, documento cardine della programmazione urbanistica comunale, significa di fatto sottoporre la modifica a una consultazione più ampia e partecipata.


Oltre a confermare le criticità già evidenziate nelle osservazioni pubblicate, le associazioni ribadiscono la necessità di aprire un ampio dibattito su questo progetto e, più in generale, su come immaginare il futuro del lago. È essenziale che tutti, a partire dagli amministratori pubblici, sviluppino una consapevolezza più profonda del valore paesaggistico e naturale delle sponde lacuali e del fragile equilibrio idrogeologico che le caratterizza. Non sono necessari progetti mastodontici che arricchiscono solo chi li realizza, ma un impegno quotidiano nella cura del territorio e nella tutela del patrimonio ambientale e culturale.

sabato 27 aprile 2024

Una buona notizia sul Lago di Como: VAS obbligatoria per il nuovo complesso turistico a Torno

Il progetto del nuovo complesso turistico

Un nuovo complesso turistico residenziale potrebbe presto affacciarsi sulle sponde del lago di Como, a Torno (CO). Tuttavia, il progetto è stato accolto da una serie di critiche e preoccupazioni ambientali da parte di varie associazioni e gruppi di attivisti.

Le associazioni Legambiente di Como, Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", WWF Lombardia, Iubilantes, Fiab Como Biciamo e il Gruppo Naturalistico della Brianza hanno recentemente presentato un documento dettagliato, mettendo in evidenza le potenziali criticità legate alla costruzione di questo imponente complesso turistico. In particolare, è stato chiesto con forza che il progetto venga sottoposto al vaglio della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), un passaggio fondamentale per valutare l'impatto ambientale complessivo del progetto.

Palnimetria del nuovo complesso turistico

Dopo un'attenta analisi della documentazione presentata e delle richieste pervenute dalla Provincia e dalla Sovrintendenza, le associazioni ambientaliste hanno inviato un dossier dettagliato alle autorità competenti e al Sindaco di Torno, evidenziando una serie di criticità paesaggistiche, idrogeologiche e agronomiche, nonché problemi irrisolti legati al traffico e agli scarichi fognari.

Proprio ieri, venerdì 26 aprile 2024, l'Autorità Competente ha accolto le richieste delle associazioni ambientaliste, decidendo che la VAS per il progetto è necessaria, considerando questa una prima vittoria nella battaglia contro il controverso progetto. Questa decisione rappresenta un passo significativo verso la tutela dell'ambiente e del paesaggio del lago di Como.

Nonostante questa vittoria iniziale, gli attivisti rimangono vigili e determinati nel loro impegno per fermare definitivamente il progetto. "Non è finita", sottolineano, "ora inizia il compito più gravoso per fermare il progetto". Questo segnala l'inizio di un'ulteriore fase di mobilitazione e azione per garantire che le preoccupazioni ambientali e paesaggistiche siano adeguatamente considerate e che il patrimonio naturale del lago di Como sia preservato per le generazioni future.

Gli ambientalisti ritengono che il coinvolgimento della stampa locale e l'attenzione pubblica sono considerati fondamentali per garantire che il dibattito su questo progetto non resti confinato agli esperti, ma coinvolga attivamente l'intera comunità. Preservare il patrimonio ambientale e paesaggistico del lago di Como deve diventare un impegno condiviso da tutti, un obiettivo che trascende le differenze e unisce la cittadinanza nella difesa di uno dei tesori naturali più preziosi d'Italia.

giovedì 29 febbraio 2024

Area agricola di Scarenna. Le associazioni ambientaliste lanciano un appello per la tutela del territorio


Il Circolo Ambiente Ilaria Alpi, il Gruppo Naturalistico della Brianza e Legambiente Lombardia stanno alzando la voce contro il progetto di una nuova strada lungo il Lambro, minacciando l'area agricola di Scarenna (tra Asso e Caslino d'Erba). In risposta, hanno richiesto un'audizione presso la Commissione Territorio, infrastrutture e mobilità in Regione Lombardia.

Un coordinamento composto da 9 associazioni opera da anni per la salvaguardia dell'area agricola minacciata, sostituendosi, con iniziative di informazione al territorio, a una mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, in particolare dalla Comunità Montana Triangolo Lariano, promotrice del progetto.

La richiesta iniziale di essere ascoltate nella passata seduta del 26 febbraio è rimasta inascoltata, ma nonostante ciò, le associazioni continuano a chiedere di essere coinvolte nel dibattito il prima possibile. La loro preoccupazione è che la mancanza di ascolto possa portare a incontri frammentati e duplicati, rallentando una trattazione compiuta del tema.

Le associazioni intendono sottolineare alla Commissione Regionale che il territorio in questione non è uno spazio vuoto da riempire con una strada, ma un'area agricola con un potenziale turistico inespresso. La conservazione di questa zona è fondamentale per la creazione di un percorso ciclopedonale che, seguendo la rete ferroviaria Trenord, attraversi la valle da Erba, portando alla riscoperta di Asso e delle sue frazioni.


Già oggi, l'area libera dalle automobili è ampiamente frequentata da camminatori e ciclisti locali, evidenziando il suo potenziale turistico. A 14 anni dalla frana, le prospettive stanno cambiando, come evidenziato dall'approvazione del progetto "Borgo Ospitale" da parte della Comunità Montana.

Un punto cruciale sollevato dalle associazioni è l'importanza di comprendere le prospettive a lungo termine del territorio, anziché limitarsi a trovare un progetto per ottenere finanziamenti. La richiesta è di creare un quadro completo della situazione, ascoltando diversi punti di vista e correggendo informazioni lacunose o tecnicamente errate fornite durante la passata seduta.

Con oltre 1000 firme raccolte contro la nuova strada e un sostegno significativo da parte degli abitanti locali contrari all'incremento del traffico di attraversamento nella frazione, le associazioni invitano la Commissione regionale a considerare attentamente la complessità della situazione prima di prendere decisioni cruciali.

giovedì 6 luglio 2023

A chi giova una nuova strada a Scarenna?

Le associazioni ambientaliste ribadiscono la contrarietà alla nuova strada che deturperebbe l’area naturalistica di Scarenna.


a cura di: Gruppo Naturalistico della Brianza, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, Associazione Testa di Rapa


Abbiamo letto che alcune aziende con sede a Scarenna si sono rivolte ad un avvocato per tutelarsi per la mancata realizzazione della strada (chiusa dal 2010) nella frazione che interessa i territori di Asso, Canzo e Caslino d’Erba.
Occorre però tener conto che non ci sono solo le esigenze delle aziende; infatti ci sono anche molti cittadini che hanno espresso la loro opinione, con più di 1000 adesioni alla nostra petizione in cui si afferma che: “La costruzione di una nuova strada lungo le sponde del Lambro danneggerebbe irrimediabilmente un ambito di pregio paesaggistico ed ambientale a tutt'oggi molto frequentato …I sottoscritti cittadini dicono NO a una strada per auto e camion nei terreni agricoli della piana di Scarenna e chiedono alle Amministrazioni Comunali coinvolte di considerare l'alternativa che limiti il consumo di suolo, che tuteli quest'area verde e il Fiume Lambro”.

La Comunità Montana che ha promosso il progetto non ha mai considerato seriamente delle alternative – se non addirittura l’opzione di sola messa in sicurezza dell’area di frana – alla proposta di realizzare il nuovo tracciato lungo il fiume Lambro.
Ma, ci chiediamo: una strada conviene anche a chi abita a Scarenna?


E’ normale che alcune aziende pensino di esser avvantaggiate da una nuova strada, paradossalmente vi è anche qualche attività legata al turismo, che nella conservazione del paesaggio avrebbe un punto di forza. Si tratta però di capire se e quale opera è anche nell’interesse di una comunità come quella di Scarenna. C’è chi ha comprato casa in questi 13 anni per scegliere una zona libera dal traffico, tranquilla e sicura, ma già un articolo di giornale, in occasione delle passate festività pasquali, ha prospettato l’apertura della strada di Scarenna come soluzione al traffico turistico sulla strada provinciale: c’è il timore che la strada si trasformi in tangenziale di Canzo (!), passando attraverso la frazione di Scarenna tramite il ponte vicino alla ditta Oltolina.

La nostra proposta resta la possibilità di realizzare una pista ciclopedonale, come strada bianca lungo il Lambro da Erba ad Asso, che è fattibile e sarebbe servita dalle stazioni ferroviarie lungo il percorso, così da pensare a spostamenti combinati treno+bici. La ricaduta sulla frequentazione turistica dei luoghi sarebbe evidente, con beneficio anche per molte attività economiche. Una scelta più interessante per i cittadini e più rispettosa dell’ambiente. Un anello di circa 5 Km, dalla stazione Trenord di Canzo-Asso, passando per le aree naturalistiche con ritorno dal centro di Scarenna: un percorso potenzialmente attrattivo, simile alla passeggiata attorno al lago del Segrino, con la possibilità poi di portare le persone verso il centro di Asso con un miglioramento delle presenze e delle prospettive per le attività economiche, dai negozi ai ristoranti. In caso di emergenza il tratto ciclabile di Scarenna potrebbe essere utilizzato come viabilità alternativa.
In definitiva, per l'area naturale di Scarenna servono soluzioni alternative, più rispettose del territorio e della sua promozione turistica. Per questo è doveroso analizzare con attenzione i flussi viabilistici che nei fine settimana attraverserebbero l'abitato di Scarenna, nonché le relative conseguenze di inquinamento causato dal traffico, soprattutto per i residenti.