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sabato 19 settembre 2026

Dal Parco GruBrìa al nuovo Parco regionale: una rete verde per la Brianza che resiste al cemento

2.150 ettari, 11 Comuni e circa 10 chilometri di sistema fluviale: la prospettiva del nuovo Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale è un passo che il blog Brianza Centrale ha sempre auspicato.

 


Ci sono notizie che meritano di essere raccontate non soltanto per quello che annunciano, ma anche per il percorso che le ha rese possibili. È il caso della Conferenza programmatica per l'istituzione del Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, svoltasi il 16 settembre 2026 nella sede del PLIS GruBrìa a Nova Milanese. La prospettiva ci interessa particolarmente perché va nella direzione che il blog Brianza Centrale ha sostenuto e auspicato da anni: rafforzare la tutela degli spazi aperti della nostra parte di Brianza, superando la frammentazione amministrativa e territoriale e mettendo in relazione boschi, aree agricole, corsi d'acqua, parchi, percorsi ciclabili e aree naturali.

Non è quindi una novità che guardiamo con favore. È piuttosto un nuovo capitolo di una storia che seguiamo da tempo. Il percorso può essere letto attraverso alcune tappe. Prima c'è stato il sostegno al Parco Brianza Centrale, quando la difesa degli spazi aperti passava soprattutto attraverso la costruzione di parchi locali. Poi è arrivata la proposta di un ampliamento verso est con il progetto del Parco Almasolis, nella prospettiva di creare una maggiore continuità tra le aree verdi della Brianza centrale. Successivamente, con l'unione con il Parco del Grugnotorto e del Villoresi, è nato il PLIS GruBrìa, mettendo insieme territori e amministrazioni in un sistema di tutela più ampio. 
Oggi si apre la prospettiva della regionalizzazione. Sono passaggi diversi, ma legati da una stessa idea: in una delle aree più densamente urbanizzate della Lombardia, le aree verdi rimaste non possono essere considerate semplicemente come vuoti tra un edificio e l'altro. Sono una parte fondamentale del territorio. E proprio per questo devono essere messe in rete, protette e possibilmente ampliate.

La proposta del nuovo Parco regionale interessa 2.150 ettari, coinvolge 11 Comuni e comprende circa 10 chilometri di sistema fluviale, considerando Seveso e Tarò. I Comuni interessati sono Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lissone, Meda, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano, Seregno e Varedo. Circa 1.830 ettari sono già compresi nel PLIS GruBrìa, mentre altri 320 ettari sono oggi privi di protezione. Questi numeri sono importanti. Ma lo è ancora di più il principio che sta dietro alla proposta: mettere insieme territori che fino a oggi sono stati spesso considerati separatamente. Perché la natura non segue i confini comunali. Un corridoio ecologico non si interrompe perché cambia il Comune. Un corso d'acqua non diventa un altro corso d'acqua quando attraversa una strada provinciale. Un'area agricola non perde il proprio valore ambientale perché si trova a pochi metri dal confine amministrativo di un altro territorio. E nemmeno il problema del consumo di suolo si ferma davanti ai cartelli che indicano l'ingresso in un nuovo Comune.

La Brianza del cemento ha bisogno di una rete verde. È una considerazione particolarmente importante in un territorio come quello brianzolo. Qui la trasformazione del territorio è stata intensa e continua: nuove strade, insediamenti produttivi e commerciali, espansioni residenziali, infrastrutture e grandi opere hanno progressivamente frammentato gli spazi aperti. Anche per questo, quando si parla di tutela, non basta più ragionare per singole “oasi”. Occorre costruire connessioni.

Il comunicato del GruBrìa parla esplicitamente di una nuova “infrastruttura verde per la Brianza centrale”. È un'espressione che ci sembra particolarmente significativa. Perché per decenni abbiamo considerato infrastruttura quasi esclusivamente ciò che viene costruito: strade, svincoli, ferrovie, capannoni, parcheggi. Oggi dovremmo imparare a considerare infrastruttura anche ciò che non dobbiamo costruire, ma conservare e collegare.

  • Un bosco.
  • Un campo.
  • Un fontanile.
  • Un corso d'acqua.
  • Un corridoio ecologico.
  • Un percorso ciclabile.
  • Un parco urbano collegato a un'area agricola.

Tutti elementi che, se isolati, hanno un valore. Ma che possono averne uno molto maggiore quando diventano parti di una rete.

La proposta individua alcuni assi fondamentali: il sistema nord-sud del Seveso, della Ciclovia Mi-Me e della dorsale VeloVal (mobilità ciclabile lungo la SS36), le connessioni trasversali del Canale Villoresi e della Greenway, oltre alla rete di percorsi pedonali e ciclabili. Non si tratta quindi soltanto di delimitare un perimetro. L'ambizione dichiarata è quella di mettere a sistema ciò che già esiste e di intervenire dove le connessioni sono interrotte. È un'impostazione che riteniamo particolarmente importante. Perché uno dei problemi della Brianza contemporanea è proprio la frammentazione: aree verdi separate da strade, ferrovie e urbanizzazioni; corsi d'acqua confinati e spesso poco accessibili; percorsi ciclabili che terminano davanti a una strada; aree agricole rimaste isolate dentro un territorio sempre più costruito. Il nuovo Parco potrebbe diventare uno strumento per affrontare proprio questo problema.

Il territorio interessato dalla proposta dispone già di un patrimonio ambientale tutt'altro che trascurabile. Il comunicato parla di circa 100 ettari di boschi pubblici, cinque specchi d'acqua, un torrente, un articolato reticolo irriguo e oltre 200 specie di vertebrati. Sono numeri che aiutano a cambiare prospettiva. La Brianza centrale non è soltanto quella delle strade trafficate, dei capannoni, delle aree commerciali e delle nuove infrastrutture. Esiste anche una Brianza verde, spesso frammentata e poco conosciuta, che proprio per questo rischia di essere considerata sacrificabile. Il Parco può contribuire a renderla riconoscibile. E soprattutto a renderla più difficile da sacrificare.

Questa riflessione assume un significato ancora maggiore mentre il territorio continua a essere interessato da grandi trasformazioni infrastrutturali. La vicenda della Pedemontana, con i suoi cantieri, le nuove infrastrutture, le opere connesse e la conseguente trasformazione di aree agricole e naturali, ci ricorda quanto sia concreto il problema della frammentazione territoriale. Non è necessario ripetere qui tutte le osservazioni che il blog Brianza Centrale ha fatto negli anni. Ma proprio per questo riteniamo importante che, accanto alle grandi infrastrutture viarie, venga costruita e rafforzata anche un'altra infrastruttura: quella ecologica e paesaggistica. Una rete capace di garantire continuità agli spazi aperti.

  • Di collegare i parchi.
  • Di proteggere i corsi d'acqua.
  • Di conservare le aree agricole.
  • Di recuperare quelle degradate.
  • Di creare percorsi per la mobilità dolce.
  • Di ridurre, dove possibile, gli effetti della frammentazione e delle isole di calore.

In altre parole: se il territorio viene continuamente trasformato, deve esistere anche una politica altrettanto forte per ciò che vogliamo conservare.

Nel comunicato del GruBrìa compare un'altra espressione interessante: “tutela attiva”. Il presidente Arturo Lanzani spiega: «Tutela attiva del territorio significa che il Parco regionale potrà con maggiore forza materializzare progetti, potenziare risorse, incrementare il benessere delle comunità». È un concetto condivisibile, a condizione che “tutela attiva” non significhi semplicemente realizzare nuovi interventi, ma prima di tutto dare valore a ciò che ancora esiste. Il progetto indica infatti obiettivi che vanno nella direzione del recupero e della riqualificazione: aree degradate o abbandonate, patrimonio rurale e storico, reticolo idrico, forestazione, corridoi ecologici, contrasto alle isole di calore. Sono tutti temi che, in un territorio densamente urbanizzato, hanno una relazione diretta con la qualità della vita delle persone.

Un parco non è soltanto un confine. È forse questo il punto fondamentale. Il nuovo Parco regionale non dovrebbe essere visto semplicemente come un nuovo perimetro sulla carta. La sua efficacia dipenderà da quello che quel perimetro consentirà di fare.

  • Dalla capacità di coordinare i Comuni.
  • Dalla disponibilità di risorse.
  • Dalla capacità di intervenire sulle aree degradate.
  • Dalla possibilità di creare connessioni dove oggi esistono interruzioni.
  • Dalla tutela effettiva delle aree agricole e naturali.

E anche dalla capacità di rendere questi luoghi più conosciuti e fruibili dalle persone.

Il comunicato parla di una rete nella quale “natura, paesaggio, agricoltura, storia e fruizione pubblica possano integrarsi”. È una prospettiva che condividiamo.

La Conferenza programmatica del 16 settembre è dunque un passaggio importante, ma non è ancora la nascita del nuovo Parco. Gli esiti della Conferenza costituiranno la base per il prosieguo dell'istruttoria regionale e per il successivo percorso amministrativo e legislativo necessario alla sua istituzione. È quindi adesso che occorrerà seguire con attenzione i prossimi passaggi. Da parte nostra continueremo a farlo. Perché, al di là delle diverse denominazioni e dei diversi strumenti amministrativi, il filo conduttore è sempre lo stesso.

Parco Brianza Centrale. Parco del Grugnotorto e del Villoresi. GruBrìa. Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Sono tappe di un percorso lungo, nel quale l'idea di fondo non è cambiata: difendere gli spazi aperti della Brianza centrale e metterli in relazione. Oggi quella prospettiva sembra fare un passo avanti. E, in un territorio sottoposto a una pressione urbanistica e infrastrutturale sempre maggiore, non è una questione secondaria. È una questione di futuro. Perché una Brianza sempre più costruita ha bisogno di boschi, campi, acqua, alberi, corridoi ecologici, paesaggio e spazi pubblici. E questi elementi, una volta perduti, non si possono ricostruire con la stessa facilità con cui si costruisce una strada. Per questo il percorso verso il nuovo Parco regionale merita di essere seguito e sostenuto.

venerdì 10 luglio 2026

Cinquant'anni dopo Seveso: il Bosco delle Querce non è un monumento, ma il cuore del futuro Parco del Seveso


Cinquant'anni dopo il disastro dell'Icmesa, il 10 luglio 1976 continua a parlarci. Lo dimostrano anche i due approfondimenti che la Repubblica e L'Espresso hanno dedicato in questi giorni al cinquantesimo anniversario, riportando al centro del dibattito non solo la memoria della contaminazione da diossina, ma anche il futuro del Bosco delle Querce e dell'intera valle del Seveso.

La storia del Bosco è straordinaria: là dove la diossina aveva reso la terra inabitabile è nato uno dei più importanti simboli europei di rinascita ambientale. Ma proprio perché è un simbolo, oggi non può essere considerato un'isola verde separata dal territorio che lo circonda.

la Repubblica. Per leggere l'articolo cliccare qui

È questo il messaggio più interessante che emerge dalle voci delle associazioni ambientaliste raccolte da la Repubblica. Legambiente, Sinistra e Ambiente Meda e Seveso Futura chiedono che il Bosco delle Querce diventi parte integrante del futuro Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, trasformandosi nel cuore di una rete ecologica che accompagni il fiume e ricucia un territorio frammentato da urbanizzazione, infrastrutture e consumo di suolo.

È una proposta che Brianza Centrale sostiene da tempo.

Il Bosco non appartiene soltanto ai Comuni di Seveso e Meda. Appartiene alla memoria collettiva della Brianza e rappresenta uno dei luoghi più significativi della storia ambientale italiana. Per questo la sua tutela non può limitarsi ai confini amministrativi, ma deve inserirsi in una visione più ampia di rigenerazione della valle del Seveso.

L'Espresso. Per leggere l'articolo cliccare qui

L'intervista pubblicata da L'Espresso a Gemma Beretta, di Legambiente Seveso, va nella stessa direzione. Beretta ricorda che la memoria del disastro non può essere ridotta a una celebrazione istituzionale. Occorre continuare a interrogarsi sulle conseguenze sanitarie e ambientali di quanto accaduto, ma soprattutto ricostruire un rapporto tra comunità e territorio. In una Brianza sempre più impermeabilizzata e urbanizzata, il Bosco delle Querce non deve restare un'eccezione: deve diventare il modello di una diversa politica del paesaggio.

Le sue osservazioni assumono un significato ancora più attuale se si pensa alle vicende legate ai cantieri della Pedemontana, che hanno riportato all'attenzione aree ancora interessate dalla contaminazione storica. Il disastro dell'Icmesa non appartiene soltanto agli archivi: continua a influenzare le scelte territoriali di oggi.

Anche Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente Meda, richiama questa prospettiva. La storia di Seveso non è soltanto la storia di una tragedia industriale, ma quella di un territorio che per decenni ha sopportato un'enorme pressione ambientale. Per questo il Bosco delle Querce dovrebbe diventare il punto di partenza di una più ampia riqualificazione ecologica dell'intero corridoio del Seveso.

È una riflessione che merita di essere raccolta dalle istituzioni.

Il cinquantesimo anniversario non dovrebbe esaurirsi nelle commemorazioni o nelle visite ufficiali, per quanto importanti. Dovrebbe diventare l'occasione per compiere una scelta politica e culturale: riconoscere il Bosco delle Querce come il cuore del futuro Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, dotando finalmente la valle di uno strumento unitario di tutela, valorizzazione e connessione ecologica.

Cinquant'anni fa la diossina mostrò quanto fragile fosse il rapporto tra sviluppo industriale e ambiente. Oggi quella stessa storia ci insegna che la migliore forma di memoria consiste nel costruire un territorio più resiliente, più verde e più capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico.

Il Bosco delle Querce è nato da una tragedia. Il Parco del Seveso può essere la risposta che guarda ai prossimi cinquant'anni.

domenica 14 giugno 2026

🌳 Più natura, più salute: il nuovo Parco Regionale del Seveso prende forma


Durante l’evento di lancio di aGREENment è stata presentata anche la richiesta di istituzione del nuovo Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

Un progetto ambizioso, già approvato da 11 Comuni senza voti contrari, che rappresenta un passo fondamentale per affrontare la sfida climatica e migliorare la qualità della vita.

Piana del Novale - Nova Milanese

“Fare parco in questo territorio significa non solo salvaguardare la biodiversità, ma affrontare un problema di salute pubblica”
ha dichiarato Arturo Lanzani, Presidente del PLIS GruBrìa.

Un percorso che il blog Brianza Centrale sostiene da sempre.
Fin dalla sua nascita nel 2009, il blog si è impegnato per la salvaguardia del territorio oggi al centro di questo progetto. Non è un caso che, ieri come oggi, rappresenti la voce del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, oggi parte integrante del GruBrìa.

Paderno Dugnano - Oasi dei Gelsi

Il nuovo Parco nasce con una visione chiara:
🌿 tutelare e ampliare le aree verdi
🌿 rafforzare la biodiversità
🌿 contribuire alla salute pubblica
🌿 aumentare le aree protette in linea con gli obiettivi europei

Parco agricolo del Meredo - Seregno

Dopo oltre 20 anni, la Lombardia si prepara ad accogliere un nuovo Parco Regionale: una scelta strategica per un territorio più resiliente, sostenibile e vivibile.

sabato 2 maggio 2026

Parco Regionale del Seveso: qualche risposta alle domande del Polo Civico di Meda

In verde scuro le aree medesi che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Negli scorsi giorni abbiamo ricevuto, sotto al nostro post dedicato all’adesione di Meda al futuro Parco Regionale, un articolato commento da parte del Polo Civico.

Si tratta di un intervento che pone questioni non banali - dal ruolo degli enti esistenti al rischio di nuove strutture burocratiche - e proprio per questo abbiamo scelto di non rispondere con una replica sintetica, ma di dedicare un approfondimento autonomo. L’obiettivo è contribuire a un confronto più ampio e, per quanto possibile, chiarire alcuni aspetti che riteniamo centrali.

Partiamo da una precisazione. Nel nostro precedente post abbiamo riportato la definizione di “astensione incomprensibile”: si tratta di una valutazione espressa dal gruppo Sinistra e Ambiente Meda, non di una nostra presa di posizione diretta. Ci sembrava corretto citarla perché parte del comunicato, ma è giusto distinguere i piani.

Entrando nel merito, una prima osservazione riguarda il rapporto tra Meda e i parchi. Non siamo di fronte a un salto nel vuoto o a qualcosa di completamente nuovo. Meda ha già fatto parte sia del Parco Regionale delle Groane sia del Parco Locale di Interesse Sovracomunale della Brughiera Briantea, realtà che nel tempo sono evolute fino a confluire nell’attuale Parco delle Groane e della Brughiera Briantea. Questo passaggio storico è significativo, perché dimostra che l’evoluzione degli strumenti di tutela non solo è possibile, ma è già avvenuta. Non si tratta quindi di “creare qualcosa dal nulla”, ma di proseguire lungo un percorso già conosciuto.

Uno dei punti più rilevanti sollevati riguarda l’utilità di un nuovo parco rispetto a ciò che già esiste. Qui è importante chiarire un aspetto spesso frainteso: un parco regionale non è semplicemente un ente in più, ma uno strumento diverso. Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale GruBrìa - a cui Meda oggi non aderisce - rappresenta un’esperienza importante, ma ha una capacità di tutela e di pianificazione necessariamente più limitata. La regionalizzazione non si pone quindi in alternativa, ma come rafforzamento: significa dare a quei territori un livello di protezione più solido, più strutturato, più difficile da aggirare.

È in questo senso che la domanda “perché non rafforzare ciò che già esiste?” trova una risposta diversa da quella che può sembrare a prima vista. La trasformazione in parco regionale è, di fatto, il modo per rafforzarlo davvero. In un territorio come la Brianza, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli tra i più alti d’Italia, questo passaggio non è secondario.

Resta poi la preoccupazione, espressa chiaramente nel commento, del rischio di creare un “carrozzone”. È un timore diffuso e comprensibile, ma che rischia di spostare il fuoco della discussione. Il problema non è tanto il numero degli enti, quanto la loro efficacia. Un parco regionale, se costruito e gestito in modo adeguato, può avere strumenti, risorse e capacità di coordinamento che oggi mancano o sono troppo deboli. La questione, quindi, non è fermare il processo, ma semmai accompagnarlo e vigilare perché funzioni davvero.

C’è poi un elemento che riteniamo decisivo e che spesso rimane sullo sfondo: il contesto territoriale. Questo parco nasce in un’area fortemente urbanizzata, dove il suolo libero è ormai frammentato, residuale, spesso isolato. Non siamo di fronte a grandi aree naturali continue, ma a un mosaico fragile che ha bisogno di essere ricucito. In situazioni come questa, strumenti più deboli rischiano di non essere sufficienti. Serve una visione più ampia e una capacità di intervento che superi i confini comunali.

Le domande operative - su competenze, gestione, rapporti con enti come l’Agenzia Interregionale per il fiume Po - sono tutte legittime. Ma è importante ricordare che il passaggio votato è un atto di indirizzo, l’inizio di un percorso. Pretendere che ogni dettaglio sia già definito prima ancora di avviarlo rischia, di fatto, di bloccarlo.

Infine, una considerazione più generale. Il futuro Parco Regionale non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa. Un passaggio necessario, ma non sufficiente. Il lavoro da fare resta molto e dovrà andare nella direzione di una maggiore integrazione, includendo anche realtà come il Bosco delle Querce e dialogando con sistemi più strutturati come il Parco Nord Milano.

Il nostro blog è nato proprio con questo obiettivo: sostenere l’allargamento e il rafforzamento delle tutele del territorio del Parco Brianza Centrale, oggi GruBrìa. La regionalizzazione va esattamente in questa direzione.

Per questo riteniamo che, pur in presenza di dubbi e questioni aperte, aderire convintamente a questo percorso sia oggi una scelta importante. Non per aggiungere un ente, ma per provare a costruire - finalmente - una visione più coerente per un territorio che, negli anni, ha già perso molto.

martedì 28 aprile 2026

Parco GruBrìa: Cesano Maderno dice sì al Parco Regionale

In verde scuro le aree di Cesano che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Anche Cesano Maderno ha formalmente avviato il percorso verso l’istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Il Consiglio comunale del 17 aprile 2026 ha infatti approvato all’unanimità la richiesta di istituzione del Parco Regionale ai sensi della legge regionale 86/83, risultando uno dei tre Comuni esterni all’attuale perimetrazione del PLIS GruBrìa ad aver aderito al progetto, insieme – nei giorni successivi – a Meda e Giussano.

La deliberazione è stata approvata con 24 voti favorevoli su 24 presenti, a conferma di una convergenza ampia su un tema strategico per il futuro del territorio.

Nel dispositivo, il Comune definisce con chiarezza i contenuti e gli obiettivi della propria scelta: “DI RICHIEDERE l’istituzione del Parco Regionale [...] che comprenda il territorio del PLIS GruBrìa [...] oltre ad ogni area posta lungo il Seveso e/o a tale scopo individuata dalle Amministrazioni interessate ed in particolare dal Comune di Cesano Maderno.”

Contestualmente, vengono approvati il documento preliminare e la planimetria che individuano le aree comunali da includere nel futuro Parco, elementi fondamentali per la definizione del perimetro complessivo.

Un passaggio significativo riguarda anche la prospettiva istituzionale: “DI ESPRIMERE contestualmente la volontà di recesso dal PLIS GruBrìa, una volta conclusa la procedura di istituzione del Parco regionale.” Una scelta che chiarisce la direzione intrapresa: il passaggio da un parco locale (PLIS) a un livello di tutela più forte e strutturato, quale quello regionale.

La relazione accompagnatoria alla delibera offre un’analisi approfondita del territorio e delle dinamiche che lo hanno trasformato nel tempo.

La parte nord del nuovo parco con evidenziate in verde scuro le nuove aree inserite

L’obiettivo principale è chiaramente indicato: “La conservazione del sistema articolato di spazi liberi ancora presenti lungo l’asta del torrente Seveso [...] in un territorio [...] sottoposto a forti pressioni antropiche.” Un territorio che ha conosciuto uno sviluppo rapido e spesso poco governato: “Questo territorio ha conosciuto, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Ottanta, una rapida urbanizzazione che ha spesso preceduto la capacità di pianificazione.” Da qui emerge un elemento chiave: “Le politiche di salvaguardia si sono spesso mosse a posteriori, per contenere e ricucire ciò che era già stato profondamente modificato.” Nonostante questo, negli anni si sono sviluppati interventi di rigenerazione ambientale: rimboschimenti, creazione di aree umide, riqualificazioni fluviali e sviluppo di reti per la mobilità lenta.

I dati riportati nella relazione restituiscono un quadro molto chiaro. Nell’area interessata dalla proposta, il suolo urbanizzato raggiunge circa il 66%, lasciando agli spazi aperti solo il 34% del territorio. Di questi, la maggior parte è costituita da aree agricole, mentre i boschi rappresentano una quota limitata e frammentata. Un contesto che rende evidente l’urgenza di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.


La relazione individua con precisione anche le principali minacce future.
Tra queste:

  • la realizzazione delle tratte B2 e C della Autostrada Pedemontana Lombarda;
  • il raddoppio ferroviario della tratta Orio al Serio–Malpensa a Seregno;
  • il deposito della metrotranvia Milano Parco Nord–Seregno;
  • ulteriori interventi infrastrutturali previsti o in fase di studio.

Interventi che rischiano di compromettere definitivamente la continuità ecologica: “Impatto molto forte [...] ostacolando il corridoio ecologico [...] provocando la perdita degli ultimi ampi spazi aperti fra l’edificato.”

È in questo scenario che si inserisce la proposta del nuovo Parco. Non solo uno strumento di tutela, ma un cambio di scala nella gestione del territorio: “Il Parco porterebbe con sé la possibilità di una gestione integrata, coordinata e sovracomunale di aree che, singolarmente, hanno effetti limitati, ma che complessivamente possono rappresentare un sistema.”

L’obiettivo è quello di costruire un sistema capace di:

  • rafforzare la rete ecologica;
  • migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici;
  • contenere il degrado ambientale;
  • aumentare la qualità della vita.

Particolarmente centrale è il tema della resilienza: “Aumentare la capacità del territorio di mitigare, adattarsi e rispondere agli impatti dei cambiamenti climatici [...] diventa tanto più importante quanto più un territorio è soggetto a pressioni insediative.”

L’istituzione del Parco Regionale richiederà un iter articolato: dopo le delibere comunali, sarà il Consorzio del Parco GruBrìa a formalizzare la richiesta, che passerà poi alla Regione Lombardia per l’avvio della conferenza programmatica e del successivo iter legislativo. Solo al termine di questo processo il Parco potrà essere istituito formalmente.

Con la delibera di Cesano Maderno – che precede di alcuni giorni le adesioni di Meda e Giussano – prende forma concreta anche l’allargamento del progetto verso Comuni finora esterni al PLIS. Un elemento fondamentale per costruire un sistema di tutela più ampio e coerente, capace di superare i confini amministrativi e rispondere in modo più efficace alle criticità ambientali della Brianza. Come già emerso nei precedenti post, il quadro resta segnato da una forte contraddizione: da un lato nuove infrastrutture e consumo di suolo, dall’altro tentativi di rafforzare la tutela e ricostruire una rete ecologica. La sfida sarà trasformare questo percorso in uno strumento concreto ed efficace, capace non solo di proteggere ciò che resta, ma di ricostruire – nel tempo – un equilibrio ambientale oggi profondamente compromesso.

Parco GruBrìa: anche Giussano entra nel percorso verso il Parco Regionale del Seveso

In alto, in verde scuro, le aree giussanesi che entreranno nel nuovo Parco

Dopo aver raccontato dell’adesione del Comune di Meda al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, un nuovo tassello si aggiunge a questo percorso: anche Giussano ha formalmente deciso di entrare in questa progettualità.

La scelta è arrivata in una data simbolica, quella del 22 aprile, Giornata della Terra, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la richiesta di istituzione e adesione al nuovo Parco Regionale.

Un passaggio che il Comune definisce chiaramente come strategico: “Si tratta di un passaggio strategico nell’ottica della pianificazione territoriale che inserisce anche Giussano all’interno di una progettualità finalizzata a rafforzare la tutela del verde, salvaguardare le aree ancora libere e costruire una rete ecologica sovracomunale.” Un elemento importante, soprattutto se letto alla luce del contesto brianzolo, dove la pressione urbanistica e infrastrutturale continua a ridurre e frammentare gli spazi aperti. Il progetto del nuovo Parco Regionale nasce infatti dall’evoluzione del PLIS GruBrìa, un sistema che già oggi supera i 2.000 ettari e che interessa numerosi comuni tra la provincia di Monza e Brianza e la Città Metropolitana di Milano. “Proprio per rispondere a queste criticità, i Comuni già aderenti hanno promosso la trasformazione in parco regionale, con l’obiettivo di incrementare il livello di tutela ambientale e accedere a maggiori risorse per interventi di riqualificazione e sviluppo sostenibile.” È in questo quadro che si inserisce la decisione di Giussano, che pur non facendo parte finora del PLIS GruBrìa ha scelto di aderire, riconoscendo il valore più ampio dell’iniziativa.

Dettaglio delle nuove aree di Giussano che entreranno nel nuovo parco

Le parole del sindaco Marco Citterio chiariscono bene il senso politico e amministrativo della scelta: “Con questa scelta Giussano compie un passo importante nella direzione della tutela del proprio territorio e della qualità della vita dei cittadini. In un contesto come il nostro fortemente urbanizzato, rafforzare la presenza di verde e mettere in sicurezza le aree ancora libere significa investire concretamente sul futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni.”

Non solo tutela, ma anche opportunità: “Questa decisione rappresenta anche un’opportunità strategica per sviluppare una progettualità di medio e lungo periodo, permettendo al Comune di partecipare a bandi pubblici e accedere a risorse dedicate alla riqualificazione ambientale, alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione del territorio.” Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il tema – sempre più attuale – della gestione del suolo e dei rischi ambientali: “Preservare terreni permeabili e non edificati significa garantire la presenza di suoli in grado di assorbire l’acqua, contribuendo a ridurre il rischio idrogeologico e a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici sempre più intensi.”

Accanto alle valutazioni positive, non sono mancate anche letture critiche. Sui social è intervenuto Gianni Del Pero, già presidente di WWF Lombardia e attuale vicepresidente di WWF Insubria, che ha evidenziato le contraddizioni del Comune di Giussano, ricordando come in passato siano state assunte scelte urbanistiche fortemente impattanti, tra cui la realizzazione del centro commerciale Iperal. Una critica che, sul piano sostanziale, richiama un tema reale: la difficoltà di conciliare nuove politiche di tutela con un passato segnato da significativo consumo di suolo. Meno convincente appare invece il tono ironico utilizzato nel definire il progetto del Parco del Seveso, che rischia di spostare il confronto dal merito delle scelte a una contrapposizione poco utile. Resta infatti un dato: l’adesione al futuro Parco Regionale rappresenta comunque un passo nella direzione della tutela delle aree verdi residue. Un passo che non cancella le scelte del passato, ma che può contribuire – se accompagnato da coerenza nelle decisioni future – a costruire una visione diversa per il territorio.

Il percorso, naturalmente, è ancora lungo: “Nei prossimi mesi Regione Lombardia procederà con la convocazione della conferenza programmatica che definirà il perimetro definitivo del Parco e ne avvierà formalmente l’istituzione.” Nel frattempo, il quadro che emerge è sempre più chiaro: accanto a scelte che continuano a consumare e frammentare il territorio, si stanno muovendo anche processi che puntano – almeno nelle intenzioni – a ricostruire una rete ecologica e a rafforzare gli strumenti di tutela. Una contraddizione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più decisivo ciò che accadrà nei prossimi mesi.

lunedì 27 aprile 2026

Meda verso il Parco Regionale del Seveso: un segnale positivo nel cuore della Brianza


Dopo aver raccontato nei giorni scorsi le numerose criticità che gravano sul Parco GruBrìa – tra consumo di suolo, infrastrutture invasive e progetti fortemente impattanti – registriamo un segnale che va nella direzione opposta.

A seguito del nostro ultimo post, abbiamo ricevuto e pubblichiamo ampi stralci del comunicato di Sinistra e Ambiente Meda, che annuncia un passaggio significativo nel percorso di istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

“Da tempo il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda chiedeva che le ultime aree libere rimaste nel quartiere Polo - Meda Sud delimitate dalla via Po e dalla ferrovia Milano-Como-Chiasso venissero preservate e tutelate con il loro inserimento nel Parco [...] Lo avevamo fatto una prima volta nel 2014 [...] e a seguire nel 2019 [...], riproponendo successivamente la richiesta.”

Una richiesta reiterata negli anni e che oggi trova finalmente un primo riscontro politico: “Ora, a distanza di anni, questa proposta comincia a muovere i primi passi poiché condivisa dal sindaco Luca Santambrogio e dalla sua maggioranza.”

Il passaggio formale è arrivato con il Consiglio Comunale del 23 aprile 2026: “Con l’atto d’indirizzo [...] approvato [...] con 14 voti favorevoli [...] e un’astensione incomprensibile (Polo Civico), anche il Comune di Meda ha deciso di promuovere e far parte di questo Parco Regionale identificando e proponendo l’inserimento di una serie di superfici libere.”

Si tratta di un atto importante, che inserisce Meda all’interno del percorso di ampliamento e trasformazione del Parco GruBrìa in un parco regionale, rafforzandone – almeno nelle intenzioni – il ruolo di tutela ambientale in un territorio tra i più urbanizzati d’Italia.

In verde scuro le aree medesi che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Le aree individuate, tuttavia, raccontano bene anche la fragilità di questo contesto. “Come mostra la cartografia, si tratta di zone libere residue, alcune di piccole dimensioni, completamente inurbate e non contigue.” Un dato che conferma quanto già evidenziato nei nostri precedenti articoli: il suolo libero in Brianza è ormai frammentato, residuale, spesso isolato all’interno di un tessuto urbano continuo. Tra le aree proposte figurano, oltre alle zone di Meda Sud, anche spazi come il Parco Beretta Molla, l’area di via Tre Venezie–Carnia, l’alveo del torrente Certesa/Tarò, l’Ambito di Connessione Ecologica della Valle dei Mulini – dove è prevista una compensazione ambientale legata a Pedemontana – e diverse altre superfici distribuite sul territorio comunale.

Particolarmente significativo è il riferimento all’utilizzo delle risorse legate proprio a Pedemontana: “Superfici [...] inserite, come da noi chiesto, anche nelle acquisizioni possibili utilizzando i fondi di Pedemontana definiti nella prescrizione 51 del CIPESS per la qualità ambientale.” Un passaggio che si collega direttamente al dibattito aperto sul tema delle compensazioni ambientali e sulla loro efficacia, già affrontato nel nostro precedente post sul PL24.


Il futuro Parco Regionale, nelle intenzioni, avrà una dimensione ampia: “Comprenderà il PLIS GruBrìa che si estende su oltre 2.000 ettari [...] e si amplierà con [...] l’ingresso di Meda, Cesano Maderno e Giussano e con l’inclusione di alcune aree spondali del fiume Seveso.”
Un progetto ambizioso, che punta a ricostruire – almeno in parte – una rete ecologica oggi fortemente compromessa.

Ma il comunicato non nasconde le difficoltà: “È ancora lungo il cammino da percorrere affinché gli spazi liberi rimasti [...] possano assumere una configurazione ampia e pregiata con la rinascita e ricostruzione di piccoli e preziosi ecosistemi naturali.”

E introduce anche un elemento di critica politica, in particolare rispetto alla posizione del Comune di Seveso: “Miope la scelta dell’amministrazione sevesina [...] di chiamarsi fuori, rivendicando una ‘proprietà gestionale’ sul polmone verde che comunque nessuno avrebbe messo in discussione.”

Infine, un richiamo importante al valore simbolico e ambientale del territorio: “Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda deve far parte di questo progetto, sia per il significato e la Memoria che ricopre sia perché esempio di buon intervento d’ingegneria ambientale.”

Nel complesso, quello di Meda rappresenta senza dubbio un segnale positivo. Un passo nella direzione della tutela, della pianificazione e della costruzione – seppur complessa – di una visione territoriale più ampia. Resta però evidente la contraddizione di fondo che abbiamo già evidenziato: mentre da un lato si prova a rafforzare il sistema delle aree protette, dall’altro continuano a moltiplicarsi interventi che consumano suolo e frammentano ulteriormente il territorio. Una tensione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più urgente una visione coerente e unitaria.

Più avanti torneremo sul tema, pubblicando anche aggiornamenti riguardo l’adesione dei Comuni di Giussano e Cesano Maderno, per completare il quadro di un processo che potrebbe ridisegnare – almeno in parte – il futuro ambientale di questo territorio.

domenica 26 aprile 2026

Parco GruBrìa: tra nuove minacce e segnali positivi


Negli ultimi mesi il nostro blog ha dedicato diversi approfondimenti alla situazione del Parco GruBrìa, mettendo in evidenza le criticità e i rischi crescenti che insistono su uno dei pochi sistemi verdi rimasti in un territorio fortemente urbanizzato come quello della Brianza.

I segnali di pressione sul Parco sono molteplici e, in alcuni casi, già concretamente visibili.

Abbiamo raccontato degli impianti fotovoltaici previsti nei territori di Bovisio e Desio, interventi che sollevano interrogativi importanti sul consumo di suolo e sulla coerenza con la funzione stessa di un’area protetta. Abbiamo poi segnalato la pesante trasformazione in atto tra Desio e Seregno, dove una porzione significativa del Parco è stata compromessa per la realizzazione del grande deposito della metrotranvia.

Un’infrastruttura che, paradossalmente, rischia di nascere già monca: restano infatti forti dubbi sulla reale possibilità di completare l’intero tracciato, vista la mancanza di risorse economiche. Si fa sempre più concreta l’ipotesi che la linea possa fermarsi a Nova Milanese, rendendo ancora più evidente la sproporzione tra l’impatto ambientale già prodotto e l’utilità effettiva dell’opera.

A questi elementi si aggiungono altri progetti critici: la tangenziale Meda–Seregno che interessa il Parco del Meredo e la proposta – a dir poco discutibile – di realizzare un nuovo ospedale all’interno del Parco, in zona Dosso a Seregno. Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore consumo di suolo in un contesto che dovrebbe invece essere preservato e valorizzato.

Di fronte a questo quadro, non mancano però segnali che vanno nella direzione opposta e che meritano di essere evidenziati.

È di questi giorni la notizia che i consigli comunali di Giussano, Meda e Cesano Maderno hanno deliberato l’adesione al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, evoluzione dell’attuale Parco GruBrìa. Un passaggio importante nel percorso di regionalizzazione del Parco, che prosegue quindi con l’ingresso di nuovi comuni.

Si tratta, è bene dirlo, di aree non particolarmente estese. Tuttavia il loro valore non va misurato solo in termini di superficie: queste adesioni contribuiscono a rafforzare quella rete di connessioni ecologiche e corridoi verdi che rappresentano un elemento fondamentale in un territorio caratterizzato da un’altissima densità abitativa e infrastrutturale.

In contesti come quello brianzolo, infatti, la continuità ecologica è spesso più importante dell’estensione stessa delle singole aree: piccoli tasselli possono fare la differenza nel mantenere un minimo di equilibrio ambientale.

Il quadro che emerge è quindi, ancora una volta, contraddittorio: da un lato pressioni sempre più forti e interventi che rischiano di compromettere definitivamente porzioni di territorio; dall’altro, tentativi – ancora parziali ma significativi – di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.

Torneremo nei prossimi giorni ad approfondire nel dettaglio i singoli interventi e le evoluzioni in corso, perché ciò che accade oggi nel Parco GruBrìa non riguarda solo alcune aree verdi, ma il futuro ambientale complessivo del nostro territorio.

venerdì 12 dicembre 2025

È uscita la newsletter di dicembre dell’Osservatorio della Valle del Seveso

La copertina della newsletter di dicembre 2025

È disponibile il nuovo numero dell’Osservatorio della Valle del Seveso, l’appuntamento mensile dedicato all’informazione, alla cultura ambientale e alla costruzione del futuro Parco Fluviale del Seveso.
Il fascicolo di dicembre è particolarmente denso e affronta temi cruciali per il territorio: la mancata attuazione della delibera regionale sul Parco Fluviale (“Una delibera in cerca di autore”), il progetto RAM sull’aeroporto di Bresso e le sue criticità, la Ciclovia della Valle del Seveso, un viaggio tra i parchi fluviali più innovativi d’Europa, una riflessione sulla nuova Direttiva europea sul ripristino della natura, un racconto storico sul Seveso e i consueti suggerimenti di lettura.

Il focus: il Parco GruBrìa, protagonista di questo numero

Il numero dedica particolare attenzione al Parco GruBrìa, sia nel primo articolo di A.C. sia nella lunga intervista a Federica Gorini, vicepresidente del Parco.
La situazione attuale è infatti cruciale: mentre il Consiglio regionale ha votato l’avvio del Parco Fluviale della Valle del Seveso, l’assessorato sembra concentrarsi esclusivamente sul riconoscimento regionale del Parco GruBrìa, lasciando in sospeso l’obiettivo unitario.

Nell’analisi di A.C. emergono parole nette: a fronte dell’impegno della Regione per un progetto che abbracci tutta la valle, negli incontri ufficiali «la dirigente… ci dice che stanno lavorando per dare veste regionale al Parco del Grubria, solo a questo e a nient’altro».

Il rischio, sottolinea l’autore, è quello di fermarsi a un “tempo parziale e monco”: «Il Parco Fluviale della Valle del Seveso, voluto dal Consiglio regionale, è un progetto che sembra ancora in cerca d’autore».

Tuttavia l’articolo si chiude con un invito alla fiducia e alla vigilanza: è un passaggio critico, forse una fase di crescita, ma serve che la società civile continui a chiedere una visione realmente unitaria.

Il contributo più approfondito del numero è l’intervista alla vicepresidente Federica Gorini, che ricostruisce con grande chiarezza la funzione attuale del Parco GruBrìa e il suo ruolo nella costruzione del futuro Parco Fluviale.

La vicepresidente ricorda che il GruBrìa è «un parco diffuso – a macchia di leopardo – volto a tutelare e ricucire i pochi spazi aperti rimasti in un’area… fino al 60% urbanizzata e con più di 350.000 abitanti».

Due gli obiettivi chiave per il quinquennio 2025–2030:

  • continuare la tutela e la rigenerazione ambientale;
  • promuovere l’istituzione del Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

Nell’intervista c’è una forte attenzione al ruolo della cittadinanza attiva: «Ascoltare chi vive gli spazi… è fondamentale. La mobilitazione dal basso ha contribuito a far emergere criticità e potenzialità, e a promuovere il Parco fluviale del Seveso».

Dove siamo arrivati oggi? Gorini lo definisce senza esitazioni: «Siamo al punto del non ritorno». I nove Comuni del PLIS stanno infatti per approvare in Consiglio comunale la delibera per la perimetrazione e l’adesione al nuovo Parco Regionale.
Una volta raccolte le delibere, il Consorzio Parco GruBrìa invierà alla Regione la richiesta formale di istituzione del Parco, aprendo la strada alla Conferenza Programmatica e poi alla legge regionale.

L’intervista si chiude con un appello potente ai cittadini: «Mai come ora siamo vicini all’obiettivo… La voce dei cittadini e delle associazioni diventa fondamentale… L’istituzione del Parco garantirebbe un vero ‘serbatoio di salubrità’ in un ambito fortemente inquinato e densamente popolato».

Vuoi ricevere la newsletter?

È semplice: basta scrivere al Laboratorio Parco della Valle del Seveso all’indirizzo laboratorioseveso@gmail.com

giovedì 25 settembre 2025

Il Parco Fluviale del Seveso: risposta concreta a un territorio fragile

 
PARCO FLUVIALE DELLA VALLE DEL SEVESO:
UN’UTOPIA POSSIBILE!

Sabato 27 settembre 2025 - ore 15:30
Biblioteca Cassina Anna
Bruzzano
Via S. Arnaldo 17, 20161 Milano


Creare un parco lungo 52 km, trasformando un torrente lasciato all’incuria e all’abusivismo in un’oasi di boschi, radure, passeggiate e socialità può sembrare un’impresa ardua!
Ma è anche una risposta – una delle poche possibili – ai problemi di un territorio fragile, minato da un’urbanizzazione ipertrofica, da un eccessivo consumo (ed impermeabilizzazione) di suolo e da rischi di dissesto idrogeologico. L’alluvione del 22 settembre ne ha dato una drammatica conferma, mostrando ancora una volta l’urgenza di intervenire.

Il parco fluviale è inoltre un modo efficace per combattere i mutamenti climatici, contrastare il riscaldamento globale e promuovere la biodiversità.

Il Laboratorio Parco Valle del Seveso invita tutti a un incontro per conoscere i dettagli di questo appassionante progetto (approvato nel 2024 dalla Regione Lombardia) e scoprire come partecipare!

Intervengono

  • Arturo Calaminici (Laboratorio Parco Valle Seveso)
  • Alberto Colombo (Laboratorio Parco Valle Seveso)
  • Salvatore Scebba (Laboratorio Parco Valle Seveso)
  • Matteo de Paolis (Comitato di Quartiere di Bruzzano)

A cura di: Amici del Parco Nord – Laboratorio Parco Valle del Seveso
In collaborazione con: Comitato di Quartiere di Bruzzano

👉 Ingresso libero previa compilazione dell’apposito modulo: iscrizione.

 

martedì 23 settembre 2025

Esondazioni del Seveso, Legambiente rilancia: “Serve un Parco fluviale, non solo aree di laminazione”

Il fiume Seveso, ancora scoperto, a Milano (quartiere Niguarda)

Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, la valle del Seveso è stata nuovamente travolta da piogge torrenziali: fino a 200 millimetri di pioggia caduti in poche ore tra Comasco e Canturino, oltre 100 millimetri nei quartieri settentrionali di Milano. Il risultato è stato l’ennesimo allagamento, con esondazioni dalla Brianza fino al centro della metropoli.

Un fenomeno che, secondo Legambiente Lombardia, non può più essere considerato un’emergenza imprevista. “La precipitazione di questi giorni è un avvertimento da non sottovalutare,” spiega l’associazione ambientalista, ricordando che eventi simili saranno sempre più frequenti e intensi con l’avanzare della crisi climatica.

Le vasche di laminazione del Parco Nord Milano hanno contenuto parzialmente l’ondata, guadagnando qualche ora preziosa, e per la prima volta sono entrate in funzione anche quelle di Senago. Tuttavia, l’acqua ha comunque raggiunto il cuore della città. “Se fosse stata realizzata la vasca di Varedo – osserva Legambiente – forse si sarebbe potuto evitare l’allagamento di Milano. Ma pensare di risolvere tutto con opere idrauliche sempre più monumentali significa non fare i conti con la realtà degli eventi catastrofici.”

È qui che entra in gioco la proposta di lungo periodo: il Parco del Seveso.
“La grande opera di prevenzione di cui la metropoli ha bisogno è un paziente ma determinato lavoro di ripristino della valle del Seveso, un lavoro pianificato per restituire al torrente le sue naturali pertinenze territoriali, liberandole dalle urbanizzazioni che le hanno invase,” sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

Il progetto punta a trasformare l’intera valle del fiume in un grande corridoio ecologico e paesaggistico, capace di garantire sia sicurezza idraulica sia qualità ambientale. Non si tratta solo di fermare il consumo di suolo, ma di un vero disegno di ricostruzione del paesaggio fluviale, in grado di restituire al Seveso il suo corso naturale e ai cittadini la tranquillità necessaria.

“Questo progetto vogliamo chiamarlo Parco del Seveso, ma è molto di più: è una grande opera di rigenerazione territoriale – aggiunge Legambiente – da cui nessuno, a partire dalla città di Milano, deve potersi chiamare fuori.”

Il Seveso, che a Milano scorre per lunghi tratti tombinato nel sottosuolo, rivendica oggi con forza la sua valle. L’associazione ambientalista chiede che il tema entri a pieno titolo nei piani urbanistici dei comuni attraversati, affinché la gestione delle acque non sia ridotta a un problema tecnico ma diventi una scelta di pianificazione territoriale.

mercoledì 6 agosto 2025

Dalla terra di Seveso alle terre del Seveso

Area umida al Fosso del Ronchetto, Seveso

di Damiano Di Simine, Coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia


Quella del Fosso del Ronchetto di Seveso è una piccola storia che merita di essere raccontata, quella con cui, 35 anni fa, un angolo dimenticato e mortificato del territorio di Seveso divenne l’inizio di un percorso di ritorno alla terra per un gruppo di (allora) giovani ambientalisti. Una storia che inizia con una richiesta di creazione di un’area naturalistica all’amministrazione sevesina, la quale aprì alla collaborazione con le associazioni ambientaliste per avviare, dal basso e con il supporto del volontariato, il riscatto di un’area boschiva minacciata dall’avanzare di strade ed edifici. 

Molte oasi naturali nascevano in varie parti d’Italia in quel periodo, ma il Fosso del Ronchetto custodiva un valore simbolico superiore al suo significato naturalistico, per quanto rilevante. Su quei pendii invasi dai rovi si stava ritrovando un contatto con la terra che a Seveso era stato negato dalla ricaduta della diossina contenuta nella nube tossica: si trattava di un evento ancora ben presente nei ricordi di chi scavava per mettere a dimora i nuovi alberelli o rimodellare il fondo degli stagni. Il significato di quei gesti non poteva non trasformarsi in esperienza condivisa, un dibattito, uno scambio che investiva l’intero rapporto di Seveso con la sua terra, inquinata e cementificata oltre ogni misura. Non poteva arrestarsi lì. Occorreva varcare un altro limite, quello del ricordo della recinzione gialla che, anni prima, aveva interdetto l’ingresso all’area più inquinata. Poco distante un altro bosco stava nascendo, sulle discariche e sui terreni scorticati per essere ripuliti dal veleno che li aveva impregnati. Quell’area, asetticamente ribattezzata ‘Bosco delle Querce’, restava uno spazio che molti e molte avrebbero voluto continuare a non vedere, era ancora la ‘zona A’ della violenza chimica che vi si era abbattuta un decennio prima. Non era semplice riappropriarsi di quella terra senza profanarla. Ripristinare il legame di quel luogo con la comunità a cui era appartenuto richiedeva la tessitura di una nuova narrazione, una trama consapevole e memore. Così dalle stesse donne e uomini che si erano occupati del recupero del Fosso del Ronchetto nasceva il progetto del ‘Ponte della Memoria’, un'immersione in profondità nella cronaca degli anni trascorsi, per strapparla al vuoto dell’oblio e riannodarla al ‘prima’ e al ‘dopo’, nella storia della comunità di Seveso. Un viaggio a ritroso, faticoso e doloroso, ma una premessa necessaria affinché il Bosco delle Querce potesse colmare il vuoto in cui era sorto, per essere vissuto e animato dalla comunità che fino a quel momento se ne era tenuta ben lontano.

Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda

Fosso del Ronchetto e Bosco delle Querce sono due luoghi distinti ma uniti dal filo di una narrazione
, incarnatasi nell’esperienza delle persone che l’hanno animata, i volontari e le volontarie del circolo Legambiente naturalmente dedicato a Laura Conti, la più genuina narratrice del danno consumatosi a Seveso. La pratica di conservazione di una natura diventata residuale si è prestata a provocare domande sul rapporto tra una comunità e un territorio ferito, e a socializzarne le risposte: la cura del luogo è divenuta cura delle persone. Non è stato un caso se dagli attori di questa piccola storia siano scaturite altre iniziative di cura delle persone, come quella di Natur&-Onlus, che ha riscattato dalla decadenza dapprima il Portico Rustico di Villa Dho – per anni amato e conosciuto come Centro Ricreativo la Petitosa (1995-2020) e poi la Villa stessa (dal 2000 a oggi) per renderla spazio vitale di presa in carico del disagio giovanile.

Villa Dho, Altopiano di Seveso

Decenni dopo: il Fosso del Ronchetto, il Bosco delle Querce, e anche il Parco che circonda Villa Dho e che fu acquisito dal Comune di Seveso con una parte del risarcimento del danno ambientale, sono aree poste sotto la tutela di parchi regionali. Missione compiuta? In parte: ci sono nuove sfide che nel frattempo sono diventate mature. 
Il territorio continua a chiedere cura, perché la natura non si conserva se non ritrova le necessarie connessioni geografiche: la biodiversità reclama spazi entro cui esprimersi, e ancora una volta la parola Seveso ci viene in soccorso per una nuova narrazione. Non più il paese ma il torrente, anzi vogliamo chiamarlo fiume perché il Seveso è una impronta profonda e stabile nella geografia storica, visto che sulle sue sponde duemila anni fa i celti prima e i romani poi si insediarono per fondare Milano. 
Quella del Parco del Seveso è una grande sfida contemporanea. Nella storia recente, inquinato e fetido, il Seveso è stato nascosto agli sguardi e sigillato tra sponde sempre più anguste, o addirittura sepolto nel sottosuolo cittadino. Occorre reclamare il territorio del Seveso, la sua valle, per ripristinarvi la natura affinché diventi tessuto connettivo tra le oasi, i boschi, i parchi, le città. È urgente cominciare, anche se dopo oltre un secolo di oblio, i risultati richiederanno ben più di una generazione per poter essere apprezzati.

domenica 6 luglio 2025

Un parco fluviale per il futuro. È uscita la newsletter di luglio del Laboratorio Parco della Valle del Seveso


È disponibile la nuova Newsletter di luglio 2025 del Laboratorio Parco della Valle del Seveso, un documento ricco di riflessioni, aggiornamenti e nuove sfide per chi ha a cuore il futuro del fiume Seveso e dei territori che attraversa.

Il numero si apre con un editoriale di Arturo Calaminici, coordinatore del Laboratorio, che rilancia con forza la visione di un Parco Fluviale della Valle del Seveso come risposta concreta ai problemi ambientali, sociali e urbanistici del nostro territorio.

“Aver cura di sé e degli altri, crescere avendo cura della propria casa, e poi di quella più grande della comunità, e poi della casa di tutti è il fondamento e l’essenza, se mai ce n’è una, della vita degli uomini. E questo fondamento si chiama politica.”

L’idea è quella di un parco azzurro, verde e grigio: un sistema fluviale e naturale ma anche urbano, capace di rigenerare il Seveso e restituire qualità di vita a chi vive in una delle aree più urbanizzate d’Europa.

Uno spazio importante della newsletter è dedicato a un tema cruciale: la partecipazione. Il Laboratorio racconta con trasparenza le difficoltà incontrate nel coinvolgere le associazioni locali: le due assemblee convocate nei mesi scorsi non hanno ottenuto la partecipazione sperata.
Tuttavia, il messaggio è chiaro: non si molla. Si rilancia invece la sfida di un dialogo aperto con la cittadinanza.

“Perché non si partecipa? Quali paure, dubbi o limiti impediscono di unirsi a un percorso comune? Cosa abbiamo sbagliato noi, nella comunicazione, nell’invito, nel linguaggio?”

Da settembre il Laboratorio ripartirà con nuovi incontri e ascolto attivo, convinto che senza partecipazione non può esistere un cambiamento reale.

Il Laboratorio racconta anche la sua partecipazione a eventi come la Festa de l’Unità della Valle del Seveso, il KlimatFest e AppasionatAmbiente, dove ha incontrato cittadini, amministratori e volontari, suscitando curiosità e raccogliendo contatti per costruire una rete sempre più ampia.

Tra le notizie più importanti, la newsletter celebra la decisione della Regione Lombardia di accogliere la proposta dei Comuni del Grubria e dell’Ente Parco Grugnotorto Villoresi di trasformare il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) in Parco Regionale. Si tratta di un passo strategico per dare solidità, risorse e visione unitaria a un territorio oggi frammentato, con l’obiettivo, in prospettiva, di far nascere il Parco Fluviale della Valle del Seveso come sistema integrato di tutela ambientale, gestione idrogeologica e valorizzazione culturale.

La newsletter annuncia anche:

  • il Progetto Logo e Mascotte, rivolto agli istituti scolastici di grafica del territorio e alle scuole dei Comuni attraversati dal Seveso;
  • la distribuzione di materiale informativo e raccolta firme durante eventi come “L’Altra Milano” organizzata dalla CGIL a Cassina Anna;
  • il prossimo lancio su Change.org della petizione già discussa in assemblea, previsto per settembre.

Vuoi leggere direttamente la newsletter e restare aggiornato sulle iniziative del Laboratorio? Ecco come fare:

  • Scrivi una mail a: laboratorioseveso@gmail.com
  • Indica nell’oggetto “Richiesta Newsletter” o specifica il numero (in questo caso luglio 2025).
  • Puoi anche iscriverti per ricevere automaticamente le prossime uscite.

martedì 24 giugno 2025

Il Bosco delle opportunità: “No alla frammentazione, sì a una visione comune”


Con una lettera aperta indirizzata alla sindaca di Seveso, Alessia Borroni, il Laboratorio Parco Fluviale Valle del Seveso ha espresso preoccupazione per la decisione del Comune di non aderire al progetto sovracomunale del Parco Fluviale e di voler mantenere separata l’area del Bosco delle Querce dal nascente ambito di tutela naturalistica.

Una posizione definita “meritevole di confronto” dal Laboratorio, che rivendica con forza il valore strategico, ambientale e culturale dell’inserimento del Bosco in un progetto più ampio, capace di affrontare con visione sistemica le sfide ecologiche del presente.

La lettera sottolinea come, già nella delibera regionale del luglio 2024, il progetto del Parco Fluviale fosse stato riconosciuto come "strategico" per la rigenerazione del territorio. È proprio in questa direzione che il Laboratorio - promosso dall’Associazione Amici del Parco Nord - sollecita l’amministrazione sevesina a ripensare la propria scelta, evitando derive localistiche che rischiano di isolare l’area invece di valorizzarla.

In vista del cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa del 1976, il Laboratorio propone di trasformare la memoria di quella tragedia in un motore per il rilancio ambientale. “Il Bosco delle Querce – si legge nella lettera – è un luogo nato dal dolore e dalla resilienza, simbolo della capacità di rinascita del territorio”. Ma per diventare pienamente risorsa per le generazioni future, ha bisogno di una cornice ampia, intercomunale e condivisa.

Senza mai cadere in toni polemici, il Laboratorio respinge l’idea che l’integrazione nel Parco Fluviale possa “cancellare l’identità locale”. Al contrario, essa la rafforza, collegando il patrimonio ambientale di Seveso a una rete più ampia, in grado di garantire una maggiore tutela, coerenza gestionale e visibilità.

Non si tratta - precisano - di “svendere” un bene prezioso, ma di investirlo di un nuovo significato, trasformandolo in laboratorio di innovazione ecologica per tutta l’area metropolitana.

Il messaggio finale è chiaro e costruttivo: il Laboratorio chiede alla Sindaca Borroni l’apertura di un confronto trasparente, per definire insieme una visione comune che onori la memoria storica e rilanci il territorio verso un futuro sostenibile.

Un invito al dialogo, più che una critica. Ma anche una sfida ad abbandonare logiche di chiusura in favore di una governance del verde più ambiziosa e collettiva.

La lettera aperta 


Gentile Sindaca Alessia Borroni, 
abbiamo letto con attenzione le sue dichiarazioni in merito alla scelta di non aderire al progetto del Parco Fluviale della Valle del Seveso e alla volontà di tenere separata l'area del Bosco delle Querce dal nascente ambito di tutela naturalistica. È una posizione che solleva interrogativi e merita un confronto aperto. 
Come Laboratorio Parco della Valle del Seveso sentiamo la responsabilità di rispondere pubblicamente, anche in considerazione del fatto che l'Associazione Amici del Parco Nord - promotrice del Laboratorio - è espressamente citata nella delibera regionale del luglio 2024 come soggetto proponente del progetto del Parco Fluviale del Seveso. È un riconoscimento importante, che ci impegna a promuovere un risultato in risposta ai problemi storici del territorio e capace di affrontare con urgenza le sfide ambientali e climatiche che ci troviamo di fronte.

Il Bosco delle Querce non è un'area qualsiasi. È un luogo nato dal dolore e dalla resilienza, simbolo della memoria collettiva, anche oltre i confini della città di Seveso, e testimonianza della capacità d' trasformare il disastro Icmesa in un progetto di rinascita. Proprio per questo riteniamo che oggi meriti una visione all'altezza delle sfide ambientali e culturali del nostro tempo.

Nel 2026 ricorreranno i cinquant'anni dal disastro Icmesa. Sarà un'occasione unica per fare del Bosco dele Querce il cuore di un progetto sovracomunale, capace di rigenerare il territorio e restituire al Seveso dignità, bellezza e funzione ecologica. Come accade già in altri contesti - basti pensare alla Villa Reale e al Parco di Monza, inseriti nel Parco Regionale della Valle del Lambro - anche qui è possibile mantenere autonomia gestionale e simbolica, entrando però in una cornice più ampia e condivisa.

Un parco intercomunale non cancella le identità locali. Al contrario, le valorizza, rafforzandole all'interno di un percorso di cooperazione, con l'obiettivo comune di migliorare la qualità dell'aria, proteggere il suolo e affrontare insieme l'emeraenza climatica. 
Non si tratta di "svendere" un bene prezioso, ma di investirlo di un nuovo significato, attraverso un progetto ambizioso e rispettoso delle capace di parlare non solo a Seveso, ma all'intero territorio della media Valle del Seveso.
 
Per questo le chiediamo di aprire un confronto sereno, con l'obiettivo di costruire insieme un futuro in cui la memoria sia motore di trasformazlone e non pretesto per l'isolamento. 

Restiamo a sua disposizione per ogni utile approfondimento e la ringraziamo fin d'ora per l'attenzione e la collaborazione. 
Con stima e fiducia, 
Arturo Calaminici, Coordinatore Laboratorio Parco Valle del Seveso 

  

mercoledì 18 giugno 2025

Un territorio, una visione: Comuni e cittadini uniti per il Parco Regionale del Seveso


Si è tenuto il 17 giugno 2025 un incontro istituzionale di grande rilievo tra l’Assessore regionale al Territorio e Sistemi Verdi, Gianluca Comazzi, e una delegazione di Sindaci e Amministratori del Parco Grubria, guidata dal presidente, prof. Arturo Lanzani. Al centro del confronto, la proposta di avviare il processo di trasformazione dell’attuale PLIS Grubria in un Parco Regionale.

L’iniziativa, già formalizzata dall’Assemblea dei Sindaci con un atto d’indirizzo intitolato “Per un Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale”, mira a dare maggiore tutela e riconoscimento istituzionale a un territorio oggi fortemente urbanizzato, fragile e soggetto a pressioni antropiche crescenti.

La proposta è sostenuta da circa venti tra Sindaci e Assessori in rappresentanza di undici Comuni, che insieme rappresentano una popolazione di circa 400.000 abitanti nel cuore della Brianza Centrale. L’Assessore Comazzi ha espresso interesse per l’iniziativa, sottolineando l’importanza di una visione condivisa e trasversale da parte delle amministrazioni comunali, indipendentemente dal colore politico. Ha inoltre invitato i Comuni ad approvare quanto prima delibere formali nei rispettivi Consigli comunali, primo passo verso l’istituzione del Parco Regionale.

Il processo promosso dai Comuni si affianca e si intreccia con iniziative dal basso, portate avanti da associazioni, gruppi civici e cittadini. Tra queste, il progetto “Un Parco per il Futuro”, recentemente illustrato pubblicamente e volto a promuovere una visione condivisa e partecipata di valorizzazione ambientale nella Brianza Centrale (link all’iniziativa).


In questa cornice si inserisce anche l’impegno del Laboratorio Parco Valle del Seveso, che sarà ospite sabato 21 giugno 2025, ore 18, alla Festa dell’Unità della Valle del Seveso, a Cesano Maderno. Lì presenterà pubblicamente la propria proposta per un Parco Fluviale della Valle del Seveso e raccoglierà firme a sostegno della relativa petizione popolare. Un primo invito pubblico che il Laboratorio accoglie con entusiasmo, con l’intento di coinvolgere attivamente cittadine e cittadini nella costruzione di un grande Parco Regionale fluviale e territoriale.

Un percorso, quindi, che cresce su due gambe: istituzionale e civica. Una convergenza che dimostra come la tutela del territorio possa diventare una causa condivisa e trasversale, capace di superare divisioni e logiche settoriali.

lunedì 16 giugno 2025

Un parco per il futuro: il progetto del Parco Regionale Fluviale e Territoriale del Seveso


L’11 giugno 2025 a Meda si è tenuta un’importante serata dedicata al progetto del Parco Regionale Fluviale e Territoriale del Seveso, organizzata da Legambiente Seveso in collaborazione con diverse realtà ambientaliste del territorio e con il patrocinio dell’amministrazione comunale medese. Un evento che ha saputo mettere in luce la forza e la visione positiva di un'iniziativa che parla di tutela ambientale, rigenerazione territoriale, memoria e cittadinanza attiva.

Il progetto del Parco Fluviale, sostenuto da gruppi come Amici del Parco Nord, Legambiente Seveso, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda e Seveso Futura, si pone obiettivi concreti e lungimiranti: migliorare la qualità delle acque del Seveso, valorizzare e ampliare le aree naturalistiche residue, e promuovere una nuova cultura del territorio. Un tassello chiave è rappresentato dall’integrazione del Bosco delle Querce – luogo simbolico legato al disastro della diossina del 1976 – con il PLIS GruBrìa, creando così un’unità ambientale omogenea e coerente.

Le voci ascoltate a Meda – Arturo Calaminici (Amici Parco Nord), Federica Gorini (Vicepresidente Parco GruBrìa), Gemma Beretta (Legambiente Seveso), Alberto Colombo (Sinistra e Ambiente) e Salvatore Scebba (Amici Parco Nord) – hanno delineato con precisione una visione realistica e ambiziosa: un parco che nasce dal basso, animato da cittadini e associazioni che da anni si battono per dare un futuro diverso e sostenibile alla Valle del Seveso. La configurazione proposta non è arbitraria ma fondata su dati ambientali, esigenze ecologiche e opportunità di rigenerazione che convergono nella logica di un corridoio verde ampio, connesso e funzionale, in grado di ricucire territori e comunità.

Il Parco Regionale Fluviale e Territoriale del Seveso non è un’astrazione: è già in cammino, supportato da petizioni, percorsi istituzionali avviati, e l’impegno attivo di chi ama davvero il proprio territorio. In questo senso, la partecipazione dell’amministrazione medese e la crescente attenzione di altri enti locali e regionali testimoniano la validità di un progetto che non cancella, ma anzi rafforza, la memoria e la specificità dei luoghi.

Una visione da rilanciare, non da temere

Mentre a Meda si costruisce, si dialoga e si progetta il futuro, l’amministrazione sevesina guidata dalla Sindaca Alessia Borroni ha scelto di sfilarsi dal percorso con una nota diffusa proprio in concomitanza con l’incontro dell’11 giugno. Una scelta non solo tempisticamente infelice, ma anche politicamente miope. La nota parla di una presunta “svendita del territorio”, alimentando paure e confusione con cifre infondate e richiami propagandistici al 50° anniversario del disastro dell’ICMESA.

Si tratta di un approccio che ignora i contenuti della proposta e le sue garanzie: il Bosco delle Querce non perderebbe né fondi né autonomia, ma verrebbe potenziato nella sua funzione ecologica e memoriale. L’idea che l’accorpamento con GruBrìa rappresenti una minaccia è una mistificazione, ben lontana dalla realtà illustrata da anni di lavoro congiunto tra amministrazioni, associazioni e tecnici.

Borroni e la sua maggioranza – espressione di un centrodestra che sembra difendere confini amministrativi anziché comunità e ambiente – si pongono in aperto contrasto con una parte significativa del territorio e della cittadinanza attiva. Ignorano l’opportunità storica di trasformare Seveso in protagonista di una rete ecologica regionale, preferendo lo scontro frontale e la narrazione della paura.

Il Parco Regionale Fluviale e Territoriale del Seveso rappresenta una delle più concrete risposte alle sfide ambientali e urbanistiche della Brianza nord-occidentale. È una visione costruita con passione, competenza e partecipazione, in grado di tenere insieme ambiente, memoria, qualità della vita e sviluppo sostenibile.

Sostenere il Parco Fluviale del Seveso significa credere in un futuro condiviso, in una rete ecologica resiliente, in un territorio che sa riconoscere la propria storia e costruire nuove possibilità. Ed è proprio su questa strada che i cittadini, le associazioni e le amministrazioni più illuminate stanno già camminando.