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sabato 22 agosto 2015

Festa della Civetta 2015: cinque giorni di dibattiti, idee e musica per un'altra Brianza


di Biagio Catena Cardillo, Comitato Beni Comuni MB

Le finalità della festa si fondono su dei valori culturali ed etici che rappresentano lavoro vero e presenza costante nel territorio.

E’ nostro desiderio raccogliere adesioni e compartecipazione di tutti soggetti che hanno nell'animo la costruzione di presidi democratici permanenti in  Brianza, in cui negli ultimi anni, hanno prevalso elementi e prassi  negative che mettono in serio dubbio la connivenza civile e lo sviluppo sostenibile.

La festa ha l'arduo progetto di raccogliere e mettere insieme le tante persone e associazioni che si adoperano per costruire un mondo diverso.

Il programma dei cinque giorni della Civetta ha come pilastri principali i seguenti temi: Difesa dei suoli; Recupero delle Aree dismesse; Economia circolare e strategia rifiuti zero; Mobilità Sostenibile; Energie rinnovabili e risparmio energetico; Agricoltura urbana- filiera corta e produzioni biologiche; Battaglie permanenti ed efficaci per riaffermare il principio di legalità e combattere corruzione e mafie; Diritto alla casa come strumento di welfare locale; Debito Pubblico e killeraggio bancario; Diritti - Lavoro – Beni Comuni una triangolazione per uno sviluppo diverso.

sabato 20 dicembre 2014

Sindaci fermate la Pedemontana Lombarda!


Riceviamo e pubblichiamo

In questi giorni sono stati affissi nei Comuni di Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Lentate sul Seveso, Meda, Seveso i manifesti preparati da diverse forze civiche contrarie a Pedemontana e che contengono il semplice messaggio “SINDACO FERMA PEDEMONTANA UN’AUTOSTRADA INUTILE, DANNOSA, COSTOSA ! DIFENDI IL TUO TERRITORIO E LA SALUTE DEI TUOI CITTADINI !“.

Lo scopo di questa iniziativa è di sollecitare i Sindaci ad intervenire con atti istituzionali ed azioni legali contro la Pedemontana, i cui lavori della tratta B1 sono ormai giunti a Lentate sul Seveso sino alla connessione con la superstrada Milano-Meda, malgrado: siano evidenti i gravi danni al patrimonio ambientale (aree verdi, agricole e boschive); sia noto e da molti denunciato il rischio diossina, eredità del disastro ICMESA del 1976 nei comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio; la società Infrastrutture Lombarde sia stata travolta, lo scorso marzo, da uno scandalo giudiziario relativo ad un giro di appalti su varie opere, tra cui alcune consulenze per la Pedemontana; il Tar di Milano (con sentenza del 3 dicembre 2013) abbia stabilito che la società concessionaria deve risarcire il secondo classificato nella gara per il lotto 2 aggiudicato al gruppo Strabag, perché il progetto contiene modificazioni tali da alterarne le caratteristiche qualitative, e quindi i lavori sono stati illegittimamente assegnati (anche se il TAR non accolto la richiesta di annullamento dell’assegnazione).

L’iniziativa dei manifesti si collega con la richiesta del coinvolgimento della popolazione interessata, attraverso la convocazione di Consigli Comunali aperti nei comuni delle tratte B1, B2, C, D. nel corso dei quali i cittadini potranno confrontarsi con gli Amministratori su tutti gli aspetti del problema e su iniziative da prendere a riguardo.
E’ comunque nostro obiettivo che le amministrazioni locali si schierino a difesa del territorio e della salute dei cittadini e intraprendano azioni concrete finalizzate a: bloccare definitivamente i lavori della tratta B1 (vero e proprio eco-mostro che in quanto tale andrebbe poi smantellato); fermare la Pedemontana alla tratta A; portare avanti un progetto alternativo partecipato, basato sulla mobilità sostenibile.
In questo senso anche Mozioni o Ordini del Giorno che vanno nella giusta direzione, come quello approvato dal Consiglio Comunale di Desio il 3 aprile 2014, non sono certo sufficienti se non sono seguiti da azioni concrete che ostacolino attivamente la realizzazione di Pedemontana.

COMITATO AMBIENTE per BOVISIO MASCIAGO
COORDINAMENO NO PEDEMONTANA
COMITATO BENI COMUNI MONZA e BRIANZA
LEGAMBIENTE CIRCOLO ROBERTO GIUSSANI DESIO
COMITATO BASTA CEMENTO – MONZA
COMITATO “LA CITTA’ SIAMO NOI” - MEDA
COMITATO CIVES SAN GIORGIO - DESIO
COMITATO 5 D - SEVESO

mercoledì 19 marzo 2014

Seregno nel cestino. Le proposte del Comitato Beni Comuni verso i "rifiuti zero"


Il fenomeno del degrado ambientale prodotto dalla cattiva gestione dei rifiuti ha raggiunto proporzioni talmente notevoli da destare anche l’interesse del mondo del cinema.
Il celebre attore premio Oscar, Jeremy Irons, ha collaborato con la regista britannica Candida Brady per la produzione di un documentario intitolato Trashed.
Il film è un viaggio per il mondo, si toccano il Vietnam, la Francia, l’Islanda, Beirut, San Francisco, lo Yorkshire e perfino gli oceani dimostrando come il problema della spazzatura sia un argomento tristemente comune a tutti.

In ogni angolo della Terra, l’attore ha potuto osservare da vicino lo stato delle cose: dall’esperienza pessima di Sidone, a sud di Beirut, dove c’è un’enorme discarica sulla spiaggia sotto lo sguardo assente dei suoi abitanti, ai progetti ambiziosi di San Francisco dove grazie al progetto Zero Rifiuti si è riusciti a raggiungere il picco dell’80% di rifiuti riciclati. Pensate che New York, che da sola produce l’1,5% dei rifiuti globali, ha riciclato solo il 15% di esso.

mercoledì 26 febbraio 2014

Per una teoria dei beni comuni


a cura del Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza


Ospiti veramente d’eccezione a Monza per il seminario intitolato “Per una teoria dei beni comuni” organizzato dal Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza. Due ore e mezza, naturalmente, non possono bastare per affrontare una tematica che in quest’ultimo periodo sta assumendo un’importanza drammatica per quello che riguarda il nostro presente e il nostro futuro, visti i continui assalti delle varie lobby dei privati (banche, finanza, multinazionali, imprenditori, etc…) appoggiate dal politico di turno ai beni della collettività.

Grazie però alla straordinaria presenza di oggi abbiamo potuto capire qualcosa di più, al di là, una volta tanto, dei semplici slogan spesso usati e abusati.


Paolo Maddalena è un giurista e magistrato italiano, esperto di diritto romano, di diritto amministrativo e costituzionale che si è dedicato, sin dagli anni settanta, allo studio del diritto ambientale. I primi giorni di marzo uscirà il suo ultimo libro, “Il territorio bene comune degli italiani”, e nel suo intervento, in qualche modo, abbiamo avuto un’anticipazione dei contenuti. Val la pena rivedere tutto il suo intervento di 45 minuti prima di tutto perché sono stati intrisi della “bellezza della cultura” e sappiamo bene quanto manca la profondità culturale nel linguaggio della comunicazione moderno.


Maddalena ci ha ricordato che “Noi abbiamo il miglior sistema giuridico esistente nel mondo, il sistema romanogermanico, cioè quello del diritto romano” , ma “oggi c’è un grande squilibrio nella mente dell’uomo, che è anche uno squilibrio enorme che c’è nel territorio. Tutto appartiene a privati: ma che sta succedendo?” Capire quindi perché privatizzare è una cosa sbagliatissima è fondamentale per capire quello che sta succedendo. “L’Italia esiste perché esiste un patrimonio paesaggistico e culturale enorme: è mai possibile che nessuno ha mai pensato che questa terra è nostra?” Maddalena ci ha spiegato quali sono i fattori produttivi della ricchezza.

“La nostra ricchezza è l’Italia, è tutto quello creato dall’uomo, la terra, le industrie, i beni culturali, il sistema economico che abbiamo creato. [...] Se noi seguiamo le politiche di togliere a tutti e dare a pochi noi ci impoveriamo. I fattori che producono ricchezza sono il territorio, cioè le risorse della terra, e il lavoro dell’uomo. Le risorse della terra le ha distrutte la speculazione edilizia, il lavoro lo distrugge la speculazione finanziaria”. Ma Maddalena ci spiega subito dopo che il problema è stato risolto nel 1948 dai nostri padri costituenti e torniamo sempre alla grandezza della nostra Costituzione, che, forse, è il bene comune più grande che abbiamo. Ma Maddalena ha fatto di più, ci ha fatto capire la genesi della Costituzione attraverso la storia, riportando nel loro contesto vero originale il significato delle parole oggi usate spesso a sproposito: cos’è lo stato? Cos’è il territorio? Cos’è la sovranità del popolo? Come nasce il principio di appartenenza del territorio? Come si fa a far appartenere pezzi di territorio, res publica, a privati? Tutto parte dal diritto romano. Seguendo la storia, con un racconto affascinante, Maddalena ci porta a capire alla fine che “è una favola che il diritto di proprietà è anche diritto di costruire”, ma è solo un’invenzione del periodo borghese. “La costituzione repubblicana (art. 42) dice che la legge riconosce e garantisce la proprietà privata allo scopo di assicurarne la funzione sociale. Se non esplica la funzione sociale, non c’è più la tutela giuridica.” Concludendo, “se il territorio appartiene a tutti anche la modifica del territorio appartiene a tutti, è il popolo che può stabilire se il territorio si può modificare e l’urbanizzazione è una grossa modifica del territorio. [...] Occorre una revisione generale di tutto il tema della proprietà e il legislatore ha il dovere di adeguare queste norme alla Costituzione.” L’applauso finale è poi esploso quando il giurista ha auspicato un’unica vera grande opera pubblica, che sia quella della ricostituzione dell’equilibrio idrogeologico dell’Italia.


L’intervento successivo di Paolo Berdini, urbanista, autore di saggi di denuncia dell’urbanistica contrattata e della cultura dell’abusivismo, ci ha aiutato a mettere a fuoco cosa è accaduto nell’ultimo ventennio nel campo dell’urbanistica. Berdini ci riconduce a una legge del 1942 che dice che la pianificazione urbanistica sta in capo al consiglio comunale, mentre ai cittadini spetta il potere di fare delle osservazioni. Nell’ultimo ventennio, “il potere della pianificazione passa dal consiglio comunale all’amministrazione politica, cioè quelli che stanno attorno al sindaco”. C’è la legge del 1993 che affida unici poteri al sindaco, eletto dal popolo, cancellando di fatto in seguito tutti gli organismi di controllo: “è lui che decide i dirigenti del comune che devono dire sì al programma”, facendo un riferimento alla lottizzazione avvenuta in Porta Garibaldi a Milano.
“L’economia ha preso in mano le redini della città” e qual è stato il risultato? Oltre alla devastazione del paesaggio, le città stesse stanno fallendo nei debiti, vedi Alessandria, vedi Parma, la stessa Roma (16 miliardi di debiti!), Napoli, Genova. Per chiedere conto a chi ha portato a questo disastro, dobbiamo tener conto di tre elementi: “primo elemento è che la città è un bene collettivo; secondo elemento, chi ha detto che dobbiamo vendere le proprietà pubbliche? Terzo elemento è il passaggio della partecipazione insito nella legge del 1942, che deve diventare il pilastro del controllo della cittadinanza e non essere svuotato come ora” Durante l’intervento di Paolo Berdini non abbiamo potuto fare a meno di notare la presenza
dell’assessore di Monza Colombo, protagonista assieme al sindaco-re Scanagatti di questa ennesima fase di cementificazione non regolamentata nè tanto meno partecipata. Diciamo solo che lo abbiamo visto andare via subito dopo, probabilmente a preparare i prossimi 5 piani di integrati di intervento contrattati col privato e privi di qualsiasi partecipazione condivisa della cittadinanza.


Il giornalista Luca Martinelli, uno dei fondatore del forum Salviamo il Paesaggio, ci ha ricordato la questione NOTAV e la disinformazione sistematica dei giornali, volta a far passare sotto silenzio l’utilità reale dell’opera. “L’informazione nel nostro paese è tremendamente controllata da un editore occulto, gli inserzionisti pubblicitari, a cui si aggiunge spesso l’editore in carne e ossa, che ha interessi economici rilevanti e impedisce di avere accesso a un certo tipo di informazione soprattuto su deterinati temi”. Martinelli ci ha ricordato poi l’altra grande opera in costruzione, l’autostrada OrteMestre, progetto approvato dal CIPE che non potrà più essere sottoposto a nessuna valutazione di impatto ambientale, pur attraversando diversi siti di interesse naturalistico. Anche qui, i grandi giornali non ne parlano mai. Oltretutto, Martinelli ci ha fatto notare come queste grandi opere siano spesso finanziate dalla Cassa Depositi e Prestiti, che utilizza il nostro risparmio postale. Questo soggetto, unica banca con soldi in questo momento, usa i soldi per fare tutto tranne il bene comune, non investe nell’edilizia residenziale pubblica, investe nelle infrastrutture impattanti sul territorio, addirittura entra nel capitale (100 milioni di euro) di Finiper, una società che gestisce ipermercati Iperi e Unes. invece di investire, per eeempio, le sue risorse per rafforzare processi sul territorio locale che promuovono l’economia solidale, progetti di filiera corta.


Prende la parola poi Riccardo Santolini, biologo, ricercatore in Ecologia presso l’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, presidente della SIEPIALE (Società Italiana di Ecologia del Paesaggio). Santolini mette in relazione ecologia, paesaggio ed economia, cercando di far capire che “il nostro territorio ha delle soglie di sostenibilità”, soglie che vengono sistematicamente stravolte dalle cosiddette “varianti”, che non sono altro che decisioni prese di volta in volta per accontentare il privato di turno. Nello sviluppo sostenibile debole, tutte le risorse sono sullo stesso piano (per cui anche un’autostrada può essere una risorsa), mentre nello sviluppo sostenibile forte riesce a definire quel limite oltre al quale si limita il benessere e la qualità di vita dei cittadini. “L’inquinamento dell’aria, causato dall’aumento del traffico, viene alienato dalle modalità con cui gestiamo la nostra città...Il dirigente della regione dell’Emilia Romagna ha dichiarato che se voi continuate a costruire le città in questo modo io non riuscirò più a pagare i ticket per quel tipo di malattie”. Santolini ci spiega come “si sta cercando di stimare il valore economico delle funzioni ecologiche che quel bene induce su un sistema per la funzionalità di quel sistema”. In pratica si sta cercando di ribaltare il concetto economico inserendo il valore del capitale naturale.


L’ultimo intervento è stato quello di Domenico Finiguerra, già sindaco di Cassinetta di Lugagnano, noto per aver redatto un piano di gestione del territorio a consumo zero, nonché fondatore del forum Salviamo il Paesaggio. Finiguerra ci fa riflettere sul fatto che la preoccupazione sempre più crescente dei cittadini verso la devastazione del territorio non si sta ancora traducendo in progetto politico, ma ha a tutt’oggi un effetto devastante sul mondo del lavoro. 700 mila posti di lavoro si sono creati quando si è gonfiata la bolla immobiliare e quei posti non si recupereranno più, così come il territorio che è stato devastato. Questi posti vanno recuperati in parte con la riconversione ecologica dell’edilizia, ma soprattutto invertendo il nostro modello produttivo. Anche l’agricoltura stessa va riconvertita, ma quanto meno è l’unica cosa, la terra, che non si può delocalizzare, come avviene invece per le nostre fabbriche. Territorio e lavoro: il lavoro va ricercato nelle cose che proprio oggi, guarda caso, ci vogliono privatizzare: la terra, i beni culturali, il paesaggio, i servizi. “Dobbiamo recuperare posti di lavoro creando nuovi beni comuni: opere di cura del territorio, per esempio.” Finiguerra sottolinea anche lui come l’informazione dominante crea comunque un muro di fronte a certi argomenti e come sia difficile raggiungere la massa delle persone.

Come sinteticamente abbiamo descritto, è stato un seminario di informazione e formazione di qualità straordinaria e, come comitato Beni Comuni di Monza e Brianza siamo molto orgogliosi di averlo organizzato e di poterlo divulgare attraverso le nostre registrazioni video, invitando ciascuno a diffondere questi temi e queste sensibilità il più possibile.


Le registrazioni video possono essere visualizzate cliccando qui.

Info:
https://www.facebook.com/groups/comitatobenicomuni/
benicomunimb@googlegroups.com
benicomunimb@gmail.com
https://www.youtube.com/user/benicomunimb/playlists

sabato 15 febbraio 2014

No Pedemontana e la farsa del convegno di Cesano Maderno


Comunicato stampa del Coordinamento No Pedemontana
 
CESANO MADERNO “LE VIRTU DELLE GRANDI INFRASTRUTTURE NON SI DISCUTONO”; ATTO UNICO (RIUSCITO MALE)

Ovvero: come una commedia poco brillante si è rivelata una farsa ! 

 La sera del 6 febbraio a Cesano Maderno nella suggestiva cornice del Palazzo Borromeo, pensavano di cantarsela e di suonarsela da soli. 

In programma un atto unico che poteva ben intitolarsi “Le virtù delle grandi infrastrutture non si discutono”. Alla tavola rotonda  spiccavano l’Assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità Maurizio Del Tenno, Luciano Minotti, Direttore tecnico TEM; Franco Mariani, Vice Direttore Ferrovie Nord; Gabriele Galli, Consigliere Fondazione Fiera; Paolo Pirovano, Segretario Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e ovviamente il Sindaco di Cesano Maderno Gigi Ponti.


I temi forti della commedia si possono immaginare: dare per scontata una sola verità, GRANDI OPERE= SVILUPPO; sorvolare sui problemi ambientali; perfino far finta di niente sulle evidenti difficoltà economiche delle opere in questione; sminuire le proteste come frutto di preoccupazioni minori, come fossero il fastidio per i disagi temporanei, (comprensibili certo, nessuno vuole i cantieri vicino a casa). 

Nessun dato veniva esposto sulla sproporzione tra rete stradale e rete ferroviaria (a vantaggio della prima) e sulle ingenti risorse destinati alle autostrade; nulla sui numeri del consumo di suolo nella nostra Regione; nulla sui dati più recenti sulla presenza di diossina nei territori interessati al passaggio della Pedemontana. E’ ovvio i dati si usano nei dibattiti; non nelle recite. 


Ma in sala non c’era un pubblico incantato e plaudente che, per inciso, avrebbe potuto intervenire….scrivendo le domandine su apposito modulo da consegnare ai coordinatori del dibattito (insomma, “penna carta e bavaglio”, come ha ben sintetizzato una persona del pubblico). 

C’era invece anche una folta presenza del Coordinamento No Pedemontana che ha volantinato e poi ha seguito i lavori (degni del peggior Bagaglino) e che assistendo al crescendo di banalità, arroganza e nervosismo tra i protagonisti dello spettacolo, come diversi altri cittadini, ha dapprima iniziato a esprimere il proprio disappunto – rendendo  una faticaccia la conclusione della recita - poi ad indignarsi infine ad arrabbiarsi davvero abbandonando il “convegno” quando ormai era svelata la farsa.

Evidenti erano lo stupore,  la paura e il "rosicamento" disegnati sui volti dei relatori, incapaci di confrontarsi perché non immaginano nemmeno che si possano discutere le loro pretese. Nessun dibattito era previsto, ma uno spot pubblicitario, senza contradditorio in un clima da trasversali pacche sulle spalle.
Alla fine della serata pare siano stati concessi alcuni minuti per interventi dal pubblico. Troppo tardi per correggere il copione. Ormai lo spettacolo era compromesso.


Noi siamo pronti a un dibattito pubblico vero, con la reale possibilità di confrontarci, con interlocutori che rispettino le persone e le ragioni della nostra contrarietà a Pedemontana, ragioni che non riguardano l’orticello di casa, ma fondamentali BENI COMUNI come la salute, la sicurezza ambientale, la mobilità e il tipo di sviluppo che possiamo costruire con proposte alternative. 

Grazie a tutti quelli che sono venuti; i signori delle grandi infrastrutture devono sapere che ogni volta che metteranno le loro facce in Brianza troveranno di sicuro il Coordinamento No Pedemontana ad accoglierli, cosi come devono sapere che anche se fingono di non vederle, le nostre iniziative continueranno fino a quando non rinunceranno a Pedemontana e a tutte le opere inutili costose.

Coordinamento No Pedemontana

sabato 5 ottobre 2013

Pedemontana: presentata in Regione una risoluzione per fermare l’infrastruttura


Comunicato stampa
 
Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha depositato oggi una risoluzione in Commissione Territorio e Infrastrutture che chiede di fermare il progetto di Pedemontana.

L’iniziativa, nata dal confronto tra il Movimento e i comitati e le associazioni locali, porta finalmente in Regione una voce fuori dal coro su di un’opera immaginata  50 anni fa in condizioni urbanistiche, industriali e ambientali del tutto diverse e che, se realizzata per intero, costerà 5 miliardi di euro.

Sono numerose le criticità rilevate dal Movimento 5 Stelle e dai comitati locali della Brianza alla realizzazione della Pedemontana. Tra queste la costruzione di una grande infrastruttura su di una zona ancora inquinata dalla diossina di Seveso e l’assenza di una copertura finanziaria per la realizzazione dell’intera infrastruttura, di cui sono stati avviati i lavori solo per alcuni lotti.

All’incertezza dei tempi di realizzazione si aggiunge l’insostenibilità ambientale della costruzione, la superficie della Provincia di Monza e della Brianza infatti  è tra le più urbanizzate d’Italia. Sono poi stati rilevati diversi profili di illegittimità al progetto, tanto che presso il Tar è depositato un ricorso in attesa di giudizio. Pedemontana si spingerebbe poi persino, grazie ad una deroga, all’interno dell’area del “Bosco delle Querce”, un sito della memoria per l’incidente di Seveso che accoglie nel sottosuolo vasche di materiale inquinato.

Il Movimento 5 Stelle chiede alla Regione Lombardia un passo indietro e, come si legge nell’atto, di “limitare la realizzazione dell’opera infrastrutturale alla tratta A (tra lo svincolo di Cassano Magnago sulla A8 e lo svincolo di Lomazzo sulla A9) e le tangenziali di Varese e Como”.

Gianmarco Corbetta, portavoce di Movimento 5 Stelle e primo firmatario della risoluzione, dichiara: “Finalmente nelle istituzioni si da voce ad una posizione condivisa a molti cittadini, comitati e associazioni ma che non ha mai trovato una sponda politica in Regione”.
“Questo atto costringerà tutti i gruppi politici, con il voto in commissione, a esprimere la loro idea di futuro della Lombardia. Il nostro no a Pedemontana non ha nulla di ideologico ma interpreta perfettamente l’idea della Lombardia nella quale ci piacerebbe vivere: meno traffico non vuol dire più autostrade ma più trasporto pubblico e meno auto. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma culturale: costruire autostrade non è sinonimo di progresso e sviluppo economico. Da questo punto di vista il grande lavoro svolto dai comitati locali è la dimostrazione che come spesso succede i cittadini sono più avanti dei politici” , argomenta Corbetta.

La risoluzione del Movimento 5 Stelle chiede anche “un tavolo di verifica dell’effettiva realizzazione di tutte le compensazioni ambientali e “l’ampliamento del Bosco delle Querce”.

“Fermare l’opera ai lavori già in essere non basta. Con la risoluzione vorremmo che in regione ci si assumesse la responsabilità di prevedere l’inedificabilità ai lati dei tratti della autostrada già in costruzione, a istituire nuovi parchi regionali e a prendere ulteriori precauzioni, fino alla bonifica, delle aree ancora oggetto di contaminazione da diossina, indipendentemente dal passaggio del mostro di cemento”, conclude Corbetta.

[Il testo della risoluzione in formato PDF]

martedì 30 luglio 2013

La villetta reale di Monza


Comunicato stampa del Comitato Beni Comuni MB

Nel progetto di restauro predisposto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano assieme all'Amministrazione Parco e al Corpo forestale dello Stato nel 2003, con l'obiettivo di "recuperare l'intrinseca identità storico-culturale di un "patrimonio collettivo" di eccezionale valenza, non assimilabile in alcun modo al semplice "verde pubblico" [le citazioni sono tratte dalla relazione sul progetto di restauro dei Giardini Reali redatta dall'arch. Marina Rosa, allora soprintendente alla Villa, contenuta nel Quaderno n.1 Villa Reale di Monza, curati dalla Soprintendenza, maggio 2003].

Il progetto si configurava come un piano organico che avrebbe dovuto ripristinare le parti compromesse all'interno di un progetto unitario al fine di ottenere un "risultato coerente e uniforme". In particolare per l'area che qui interessa, ossia il giardino laterale nord, quest'area, nella quale si sarebbero poste le centrali termica e di  refrigerazione, era "sin dall'inizio connotata come una sorta di labirinto" per cui si suggeriva di coprire le griglie degli impianti, raggiungibili con una scaletta interna alla Villa, "mascherandole esternamente con un labirinto didatticamente riproposto su indicazione dei labirinti che, sin dall'origine, hanno interessato questo giardino. Nelle 'stanze' ricavate tra le siepi di bosso, sempre a scopo didattico ma con finalità anche ludica, verranno realizzate, secondo il progetto predisposto dalla Soprintendenza per il Museo della Villa, quelle giostre e quei giochi ginnici realizzati dal Tazzini per gli Asburgo e riccamente documentati nell'Archivio Storico".


Nel 2004 sono state realizzate le centrali interrate che comprendevano gli impianti per la climatizzazione delle stanze di rappresentanza. Il vano interrato era stato però realizzato abbastanza capiente da contenere le centrali termo refrigeranti utili per tutta la Villa, utilizzando un accesso esistente e allungando il corridoio. Le centrali erano completamente interrate; a livello c'erano solo le grate di ventilazione. Il progetto si sarebbe dovuto completare con la realizzazione del labirinto, che avrebbe nascosto alla vista, ma non alla manutenzione, le grate. Dall'agosto 2007 tutti gli impianti, centrali comprese, sono rimaste inattive e non più manutenute (tanto che si sono anche allagate perché si erano riempite di foglie) e il progetto di costruzione del labirinto si è arenato perché la Direzione Regionale della Soprintendenza ha preferito dirottare i fondi che già c'erano (ricavati dal Lotto) nel restauro di Villa Necchi del FAI.

Tirando le somme: si sono spesi soldi pubblici per tre volte (intervento iniziale, ripulitura dopo l'allagamento, intervento attuale) sullo stesso oggetto e si rischia di doverlo fare ancora visto che l'attuale intervento riguarda un impianto di servizio solo per la parte centrale, stante la demenziale logica di frazionare la Villa in lotti, ossia in "appartamenti" autonomi ciascuno con la propria "caldaietta".

A ciò si aggiunge la vergogna di quello che appare nelle fotografie sopra: un intervento che non sarebbe accettato in nessun condominio.

Ben diversa la soluzione adottata a Venaria Reale, dove la mascheratura della centrale termo-refrigerante è stata affidata a un artista del paesaggio come Giuseppe Penone (vedi foto sotto).



L' INTERVENTO 



di Cristina Sello, di Città Persone

Buongiorno, come vedete dall'articolo pubblicato sul Giorno del 28 luglio 2013, il Dott. Lamperti (Direttore cel Consorzio della Villa Reale) è piuttosto turbato dalla nostra denuncia e vi prego di prendere nota di quanto dice :

“… ci sarà il tempo  per realizzare un progetto di mitigazione per nascondere la buca dei servizi.”

Non trattasi solo di buca ma di realizzazione in superficie di opera in cemento armato e metallo, saremo ben contenti di capire come intende mitigare

“…ci sia una contestazione ogni volta che dalla Villa esce una foto più o meno clandestina.”

Non sapevamo che fotografare i lavori della Villa reale fosse cosa clandestina  e che è vietato fotografare ciò che viene fatto; peraltro se ci fosse trasparenza e chiarezza da parte del Consorzio e degli addetti ai lavori con pubblicazione corretta e obbligatoria per legge sul sito del Consorzio dei progetti e dello stato avanzamento lavori, con eventuali varianti in corso d’opera, non dovremmo perdere tempo a fare fotografie”Rubate” (il Dott. Lamperti si era impegnato a pubblicare sul sito quanto richiesto, anche se , a suo dire, non eravamo in grado di valutare , poveri noi meschini, non avendo capacità tecniche di lettura di un progetto, ecc.)

Per quanto concerne il Labirinto “non è previsto da nessuna parte”

Faceva parte del progetto originale , non fu realizzato, era una proposta costruttiva e fattiva del Comitato “La Villa reale è anche mia” quel Comitato che erroneamente viene visto sempre e solo come elemento di disturbo e con desideri solo distruttivi, privo di qualsiasi capacità propositiva .

“Basta trovare pretesti”

Per il Dott. Lamperti avere perplessità e chiedere spiegazioni su lavori a dir poco inopportuni, significa trovare pretesti

“La Soprintendenza è sempre sul Cantiere”
Bene, stiamo infatti valutando se la Soprintendenza fosse a conoscenza e se abbia dato parere favorevole, nel qual caso ci dovrebbe spiegare come mai lo abbia dato , quali sono le ragioni e quali le previsioni di intervento per sistemare questo scempio.

Lascio a voi ogni altra eventuale considerazione in merito e chiedo con passione una risposta esaustiva  alle nostre domande  che sono fatte per conto  di tantissime persone , di cittadini che hanno semplicemente a cuore la Villa Reale e il Parco e in nome di una trasparenza, chiarezza, correttezza e accesso agli atti DOVUTA a tutti e obbligatoria per legge.

domenica 21 luglio 2013

Il Comitato Beni Comuni difende l'acqua pubblica in Brianza


Comunicato stampa del Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza

IL GATTOPARDISMO DEI PREDATORI DELL’ACQUA PUBBLICA

In perfetto stile gattopardesco la casta dell'acqua manifesta episodi di cambiamento, inserendoli nel più ampio disegno teso alla sottrazione di risorse e al depauperamento del patrimonio idrico dei brianzoli.
I pochi elementi di novità sono rappresentati da un nuovo CdA di Brianzacque, che ha avuto l’incarico di presentarsi con una “nuova immagine”, nel disperato tentativo di segnare una sorta di discontinuità rispetto a un consiglio impresentabile che si è sentii in dovere di rinnovare nello sforzo di mitigare gli effetti degli “scarsi” risultati prodotti nell’arco di tutto il precedente mandato. Tra i primi interventi che si richiede al nuovo Consiglio vi è quello della revoca dell'appalto a New Lisi, società priva di iscrizione all'albo gestori dei rifiuti, incaricata di trattare i fanghi degli impianti di depurazione per la modica cifra di 7 milioni e selezionata in quanto unica titolare di un misterioso brevetto custodito nei segreti paradisi fiscali dei soci. Contestualmente andrebbe però rimosso l'ing Belotti, luogotenente del lader della casta Raho, promosso a curare lo scempio economico, sociale e legale che prende il nome di Expo. Riteniamo che di esperti in Brianzacque ve ne siano a iosa e che il pagare un consulente sia un inutile spreco economico. Tra l’altro, l’ing. Belotti pare godere di una più che discreta pensione; quindi non si corre certo il rischio di mettere in difficoltà nessuno in un periodo così difficile. Difficoltà in cui versano invece i lavoratori di Idra fanghi, rimossi e non reintegrati, che pagano l'incapacità gestionale e l'arroganza politica di una classe dirigente che ha portato il nostro paese al fallimento e sull’orlo di un dramma sociale che a breve esploderà. Ovviamente la politica si guarda bene dal reintegrare degli operai che ne hanno il diritto, mentre concede incarichi e stipendi da nababbi senza un minimo di selezione. Salvo poi scaricare il direttore Bratta che comunque, allo stato, non risulta aver realizzato la minima parte di quello che proponeva. E cosi assistiamo all'ennesimo finto cambiamento, segno di una incapacità di governo che al confronto Letta appare un insigne statista. Se questo CdA non è un semplice Gattopardo deve rimuovere tutti quelli che hanno sbagliato o non hanno raggiunto gli obiettivi e perseguire i responsabili per danno erariale o altro.

Altro capitolo è quello dei soci che hanno modificato lo Statuto, inserendo - tramite una clausola irrilevante messa in bella posta per eludere la normativa - un organismo per il controllo analogo che ci offre una straordinaria occasione per attaccare la partitocrazia del “socialismo” municipale.

Un’ultima domanda: l'eventuale esclusione dei soci di Brianzacque che, alla data del 31 dicembre 2013, non avranno svolto le operazioni di retrocessione con quali denari verrà effettuata? Non di certo con i soldi di Alsi o Brianzacque, visto che questi denari sono destinati dalla tariffa agli investimenti e non per far giocare la casta al Monopoli. Le quote le acquisteranno gli altri Comuni? Riducendo le spese per i cittadini e per gli investimenti? Il dubbio è lecito perché ormai è noto che l’interesse della casta non è certo rivolto al bene dei cittadini, ma piuttosto a mantenere il potere e a depredare le risorse dei contribuenti. Nei libri di storia situazione simili alla nostra vengono descritte in relazione ai periodi antecedenti la Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese.

In conclusione, nel ribadire il dovere morale di reintegrare i lavoratori di Idra fanghi, riproponiamo ancora una volta la richiesta di incontro con i dipendenti e il CdA di Brianzacque, così da poter dibattere apertamente di tali tematiche e di portare alla luce tutte problematiche legate a una gestione del servizio idrico poco trasparente, che un’informazione “filtrata” non consente di far emergere nella loro drammaticità.

mercoledì 19 giugno 2013

Acqua in Brianza: il Comitato Beni Comuni indica la strada

Intervento del Comitato Beni Comuni MB

Al fine di una maggiore comprensione in merito  al SII della Brianza, riteniamo importante condividere quanto di nuovo si sta sviluppando intorno a questo importantissimo ciclo.

In allegato due documenti:

Il primo è un autorevolissimo parere tecnico del Comune di Monza che pone fine alla scellerato progetto di riorganizzazione del servizio idrico portato finora avanti dall'ATO.

Il secondo è uno schema di delibera per l'inizio di un percorso alternativo, nel segno della legittimità e della trasparenza.

L'alternativa all'affidamento a Brianzacque, infatti, non è di certo la gara, come ostinatamente continuano a ripetere i rappresentanti della Provincia e dell'ATO. Ai sensi dell'art. 48 della L.R. n. 26/2003, in materia di scelta del modello gestionale è necessaria la preventiva consultazione obbligatoria e vincolante della Conferenza dei Comuni, cui partecipano tutti i comuni dell'ATO.

Non spetta, quindi, ne a un Assessore provinciale ne al Vice Presidente dell'ATO stabilire se il servizio debba essere messo a gara o continuare con il modello cosiddetto "in house". Le varie Conferenze dei Comuni hanno già espresso il loro parere vincolante a favore di quest'ultimo modello, indipendentemente dal fatto che l'affidatario sia, o meno, Brianzacque.

lunedì 17 giugno 2013

Il ciclo idrico brianzolo: insieme per la tutela della legittimità

Riceviamo e pubblichiamo

6 GIUGNO 2013: DAL CONSIGLIO COMUNALE DI DESIO UNA BELLA LEZIONE DI DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE ATTIVA PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E DELLA LEGALITA'
 
Il Consiglio Comunale aperto, tenutosi a Desio il 6 giugno 2013, ha rappresentato un momento di grande partecipazione democratica e di discussione, mai realizzato fino ad ora, sul ciclo idrico integrato.
Il Consiglio Comunale di Desio, finalmente, ha potuto esercitare la sua funzione istituzionale perché, prima di esser chiamato ad esprimersi su una proposta di delibera per la retrocessione delle quote del proprio patrimonio idrico e il loro conferimento in una società che non possiede i requisiti previsti dalla legge, ha potuto ascoltare anche la voce di chi dissente da questo progetto.

Va dato atto che l'Amministrazione Comunale di Desio ha dimostrato ampia sensibilità democratica, garantendo alle parti di poter esporre i diversi percorsi possibili per dotare la Brianza di un unico soggetto che gestisca il Ciclo Idrico Integrato.

Gruppi ristretti di potere, invece, pretendono che i Consigli Comunali votino a scatola chiusa dispositivi così importanti, immiserendo il ruolo dei Consigli Comunali che, per conto dei cittadini e per diritto costituzionale, devono esercitare il controllo nella gestione dei Beni Comuni.

Le ragioni espresse dall'ATO sono apparse confuse, contradditorie e omissive.

Appare assurdo il teorema sostenuto dall’ATO secondo il quale un’operazione non può essere considerata illegittima finché l’autorità giudiziaria non si è espressa a riguardo. Non è accettabile che ci si esprima in questi termini di fronte a un Consiglio Comunale! Non è così che si alimenta la cultura della legalità, tanto più in un territorio devastato dalle infiltrazioni criminali! Le istituzioni devono, prima di ogni altra cosa, garantire la legalità e la trasparenza. La legge è l’elemento su cui si fonda il vivere civile e non può essere considerata un ostacolo al raggiungimento di obiettivi più o meno legittimi.

I rappresentanti dell’ATO, poi, hanno apertamente dichiarato che il percorso intrapreso è illegittimo ma da perseguire in quanto unica “strada obbligata”. Hanno poi dichiarato che il dibattito svoltosi a Desio è tardivo e quindi non ci sono altre possibilità, che si è avviata la strada dell'affidamento a Brianzacque perché non c'erano alternative e mai nessuno ha avanzato proposte diverse.

Ma la tardività del dibattito è da ascriversi esclusivamente a una politica fatta solo di logiche di potere, quindi estranee agli interessi dei cittadini, che ha tentato di evitare il confronto, ben sapendo delle difficoltà in esso insite. L’esito referendario e i Comitati per l’acqua pubblica sono esempi di questa volontà di discussione che i partiti hanno deciso di evitare per poter gestire le ingenti risorse idriche per i loro interessi personali, anzichè della collettività.  Il dibattito non è tardivo; forse lo è per loro, in quanto hanno fallito e non vogliono arretrare. Ma è ovviamente ancora possibile intraprendere un percorso legittimo e strategico: la fusione delle patrimoniali che possiedono i requisiti, ALSI e Idra, le quali, con un percorso di gestione unitaria a norma di legge, possono dar vita a un processo di fusione per incorporazione del segmento idrico delle altre Patrimoniali: AEB-GELSIA-ASML-SIB-GSD.

Il Vice presidente dell'ATO ha poi palesemente omesso un dato incontrovertibile, dicendo che non c'è stata mai una proposta alternativa, mentre nella prima decade di luglio 2010, l'allora neo eletto C.d.A di ALSI propose un percorso di fusione delle patrimoniali, in ossequio alla normativa. Tale percorso fu bloccato dal C.d.A di Brianzacque, in accordo con la Provincia e l'ATO di MB. Fu bloccato perché la ristretta cerchia di potenti comandava contestualmente in Brianzacque e in Idra e il processo fu liquidato per meri interessi partitocratici.
Veniamo, ora, alle tesi dell'Avvocato, consulente dell'ATO di MB. Esse appaiono flebili e contradditorie, in particolare sulle sentenze della Corte Costituzionale relative alla valenza delle patrimoniali costituite prima del 2008 e la proprietà dei beni demaniali. Il patrimonio detenuto da Brianzacque non ha la qualifica di inalienablità e incedibilità e cioè non gode della particolare tutela garantita alle patrimoniali costituite prima del 2008.

Alla luce di tutto ciò, il Sindaco e la Giunta di Desio hanno dovuto prendere atto che la complessità della materia e le diverse posizioni in campo necessitano di opportuni approfondimenti.

Vale la pena evidenziare la posizione del Sindaco Corti che ha sostenuto che in Brianza qualunque operazione finalizzata a un affidamento diretto del servizio idrico sarebbe illegittima. Questo, a suo parere, perché nel nostro territorio non esisterebbe alcun soggetto “in house”, visto che nessuno applica correttamente quello che dovrebbe essere il principio del controllo analogo. Al di là del legittimo dubbio di non essere in uno stato di diritto, così come della certezza del disprezzo che la Casta dell’Acqua nutre per la legge, va sottolineato che non può essere confuso il piano della corretta amministrazione delle società pubbliche con quello della corretta modalità di affidamento del servizio idrico. Non è giusto e non è intellettualmente onesto fare di ogni erba un fascio per nascondere le magagne di Brianzacque.
Dato che ogni decisione deve essere ponderata per queste ragioni la delibera di retrocessione delle quote è stata ritirata e, probabilmente, verrà riproposta al Consiglio comunale.

Ora, acclarato che il percorso di Brianzacque è illegittimo e pericoloso per il patrimonio pubblico, esponiamo la soluzione possibile e immediatamente percorribile, priva di ostacoli di natura tecnica e giuridica. Gli unici ostacoli sono di natura politica, e in quanto tali, devono essere rimossi.

  1. Riconvocazione urgente dell'assembla dei soci Alsi per il ritiro della delibera votata il 22 maggio 2013 che prevede la fase di “studio” di smembramento della patrimoniale stessa, richiesta delle dimissioni dell'amministratore unico, rielezione di un nuovo C.d.A autorevole che, viceversa  abbia la missione di ottenere l’affidamento in house e di elaborare un piano industriale strategico che preveda la fusione per incorporazioni delle altre patrimoniali minori.
  2. Convocazione urgente dell'assemblea dei soci di Idra per bloccare il processo unilaterale di scissione dei comuni soci della Provincia di Milano e contestuale avvio di una fase di studio e di trattativa con il Cap per attuare in simultanea il concambio la cessione dei comuni della provincia di Milano, in cambio dei comuni ricadenti nella Provincia di Monza e Brianza, ora detenuti dal Cap.
  3. Creazione di un comitato garante dell'operazione, i cui componenti siano scelti nei Consigli comunali, previa presentazione di curricula attestanti conoscenze nel campo idrico, tra personalità di provata rettitudine che rappresentino la società civile e i comitati che da anni sono impegnati nella difesa dei Beni Comuni. Le finalità e il ruolo di questo comitato dei garanti deve essere tale da garantire la massima trasparenza, validità legale e industriale del nuovo iter.
  4. Il patrimonio e la liquidità finanziaria di Alsi devono essere inviolabili e di conseguenza non utilizzati per ripianare la enorme massa di debiti di Brianzacque.
  5. Nomina del nuovo Cda di Brianzacque, in base a quanto stabilito dalla legge.
  6. Immediata attuazione di un piano di rientro dei debiti che Brianzacque ha nei confronti di Alsi e di altri enti.
  7. Organizzazione di Consigli Comunali aperti, con le stesse modalità di quello organizzato a Desio il 6 giugno 2013.

Ora che in Brianza si presenta questa grande possibilità di cambiamento nel segno della trasparenza, è necessario ridare dignità alla gestione dei servizi pubblici, sfruttando l'opportunità per elaborare un progetto di accorpamento in un'unica grande azienda pubblica brianzola.
Molti sono al corrente che nel settembre del 2007 tra i Presidenti di alcune patrimoniali brianzole che si occupano della gestione di servizi pubblici, tra i quali i servizi di igiene ambientale, e i Sindaci dei Comuni soci di tali patrimoniali fu firmato un Protocollo di intesa che prevedeva l'aggregazione di tali patrimoniali per la gestione congiunta dei servizi.

Vi è da notare che le citate patrimoniali che firmarono l'intesa, per la quasi totalità, sono proprietarie di quote di Brianzacque e che i Sindaci firmatari, sempre per la quasi totalità, rappresentano Comuni soci di ALSI.
Costituire una grande azienda speciale brianzola del ciclo idrico metterebbe al riparo il settore da qualsiasi pretesa di privatizzazione, porrebbe il patrimonio idrico al riparo degli interessi della speculazione finanziaria con i relativi rischi di default, di assorbimento da parte di Cap Holding e della conseguente sottrazione della titolarità delle reti ai Comuni brianzoli. La sinergia con le altre aziende pubbliche firmatarie del Protocollo garantirebbero le economie di scala necessarie al sostenimento degli investimenti.
Il presente comunicato è sottoscritto dalle forze politiche e sociali democratiche che avversano l’illegittimo affidamento a Brianzacque e che sono disponibili al confronto democratico per un nuovo percorso aggregativo nel rispetto della Legge.
  • Piergiorgio Borgonovo Consigliere Comunale di Seregno e Presidente Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza
  • Paolo Di Carlo Consigliere Comunale di Desio
  • Nicola Emanuele Fuggetta Consigliere Comunale di Monza
  • Tiziano Garbo Consigliere Comunale di Desio
  • Gianmarco Novi Consigliere Comunale di Monza
  • Comitato Beni Comuni di MB

giovedì 13 giugno 2013

I giorni della civetta: dal 13 al 16 giugno insieme per i beni comuni a Desio

PROGRAMMA

GIOVEDI’ 13 GIUGNO, DALLE ORE 17.00-19.00
Presentazione libro  “Il sistema corruzione” (come rubano i nostri soldi e perché dobbiamo dire basta); saranno presenti i due autori: Piero di Caterina e Laura Marinaro. Modera: Alessandro Crisafulli giornalista de  “Il  Giorno”.

GIOVEDI’ 13 GIUGNO DALLE ORE 21.00 ALLE 23.30
Riunione plenaria coordinamento regionale Rifiuti Zero: il punto sulla raccolta firme, rapporto con gli enti locali e distribuzione materiali per  proseguire con la campagna.

VENERDI’ 14 GIUGNO, DALLE ORE 17.00 ALLE 20.00
Incontro con gli eletti brianzoli: in regione, al parlamento e al senato, per discutere come rilanciare la Brianza, impedire le opere inutili, ciclo dell’acqua, ciclo dei rifiuti, piano straordinario per la bonifiche delle cave dei veleni; in primo luogo la cava della 'ndrangheta di via Molinara e le altre 276  presenti in Brianza, condurranno l’incontro Marco Fumagalli, Marco Fraceti e Biagio Catena Cardillo.

VENERDI' 14 GIUGNO, DALLE ORE 21.00 ALLE 23.00
Presentazione del progetto: risparmio energetico, energie rinnovabili, riqualificazione energetica degli edifici civili, industriali e commerciali a cura di Casa Clima.

SABATO 15 GIUGNO,  DALLE ORE 9.30 ALLE 17.00
La mobilità insostenibile in Lombardia e in Brianza:
Proposte per riprogettare la mobilità delle persone e delle merci, ne parliamo: con Dario Ballotta - Andrea Poggio - Marco Fraceti - Maurizio Bertinelli - Massimo Gatti - Paolo Conte - Davide Biggi.

SABATO  15 GIUGNO, DALLE ORE 16.00 FINO ALLE 20.00
Giocoleria per bambini.

SABATO 15 GIUGNO DALLE ORE 17.00
Visita guidata presso la cava dei veleni  di via Molinara.

SABATO 15 GIUGNO, DALLE ORE 20.30: CONCERTO DEI DAMATRA’

DOMENICA 16 GIUGNO, DALLE ORE 9.30 ALLE 12.30
Un’altra politica è possibile incontro per introdurre pratiche amministrative e produttive virtuose: rilancio dell’agricoltura – degli orti urbani - introduzione della filiera della canapa come modello alternativo alla chimica: saranno presenti Associazione Assocanapa - Marco Boschini Associazione Comuni Virtuosi.

DOMENICA 16 GIUGNO, DALLE ORE 16.00
Insieme a Stefano Pergolino, proprietario della panetteria – pasticceria di desio  ci aiuterà  a condurre il laboratorio per imparare ad auto produrre il pane della consapevolezza.

DOMENICA 16 GIUGNO, DALLE ORE 16.00
Insieme a Marco Maroni: laboratorio come  prodursi il compost.

DOMENICA 16 GIUGNO DALLE ORE17.00 ALLE ORE 20.30
Rifiuti  zero il futuro della Lombardia e della Brianza senza discariche e inceneritori  con una gestione del ciclo dei rifiuti pubblica, trasparente ed efficiente: ne parliamo con Enzo Favoino, Gianmarco Corbetta, Corrado Fossati.

DOMENICA 16 GIUGNO DALLE 21.30
Proiezione del film, "Il giorno della civetta" tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia, diretto da Damiano Damiani; interpreti Claudia Cardinale e Franco Nero. (Dopo la proiezione dibattito e scambio di pareri sull’attualità di questo film prodotto nel 1969).

DURANTE I QUATTRO GIORNI FUNZIONERNNO: BAR, CUCINA CON PRODOTTI A KM ZERO, EROGATORE DELL’ACQUA(FRIZZANTE, FRESCA E NATURALE), MOSTRE, LIBRERIE, STAND DELL’USO E RIUSO,  STAND CON ALCUNI MATRIALI DERIVATI DALLA CANAPA, LABORATORIO PER BAMBINI E ADULTI (COME RISCOPRIRE E PRODURSI IL PANE DELLA COSAPEVOLEZZA), LABORATORIO PER ADULTI E BAMBINI (COME PRODURSI IL COMPOST).


GLI ADERENTI E I PROMOTORI DELLA FESTA:

domenica 9 giugno 2013

Il Comitato Beni Comuni plaude il consiglio comunale di Desio


Riceviamo e pubblichiamo

di Biagio Catena Cardillo, portavoce del Comitato Beni Comuni di MB

Giovedì 6 giugno 2013, a Desio, il Consiglio Comunale intero, ha respinto l’approvazione della delibera  fotocopia imposta dalla Provincia, dall’Ato e da Brianzacque, che prevedeva la retrocessione delle quote.

Il Consiglio Comunale aperto, tenutosi a Desio il 6 giugno 2013, ha rappresentato un momento di grande partecipazione democratica e di discussione, mai realizzato fino ad ora, sul ciclo idrico integrato.

Il Consiglio Comunale di Desio, finalmente, ha potuto esercitare la sua funzione istituzionale perché, prima di esser chiamato ad esprimersi su una proposta di delibera per la retrocessione delle quote del proprio patrimonio idrico e il loro conferimento in una società che non possiede i requisiti previsti dalla legge, ha potuto ascoltare anche la voce di chi dissente da questo progetto.