Visualizzazione post con etichetta Bellagio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bellagio. Mostra tutti i post

giovedì 9 luglio 2026

Piccole storie per una Grande montagna: al via gli incontri d'estate del Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo'


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 


Mentre le istituzioni regionali e locali confermano la volontà di investire circa 2 milioni di euro di fondi pubblici nel progetto "OltreLario" finalizzato anche alla realizzazione di nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale sotto i 1.500 metri di quota sul Monte San Primo, il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' risponde con la cultura, la sensibilizzazione e la valorizzazione del territorio.

Nasce così la rassegna "Piccole storie per una Grande montagna", un ciclo di tre incontri culturali estivi e gratuiti che si terranno nei prati della Colma di Sormano, alle pendici del Monte San Primo. L'iniziativa punta a dimostrare come sia possibile una fruizione alternativa, dolce e sostenibile di questo prezioso habitat del Triangolo Lariano, in contrapposizione a opere anacronistiche e dall'elevato impatto ambientale.

Sono in programma tre appuntamenti tra luglio e settembre:

  1. Sabato 25 Luglio (ore 10): "La vita illustrata o come il disegno ti cambia la VITA". Un workshop silvestre di Sketchbook per adulti (dai 16 anni in su) guidato dall'artista Anna Canavesi, in arte Bic Indolor. I partecipanti, muniti del proprio diario, potranno cimentarsi nel disegno dal vero all'aria aperta tra betulle e pascoli, riscoprendo la natura attraverso l'arte. I posti sono limitati a un massimo di 20 partecipanti con iscrizione obbligatoria.
  2. Sabato 29 Agosto (ore 21): "La distanza della Luna". Una serata speciale aperta a tutti e dedicata alle storie al chiaro di Luna al Planetario di Sormano. Immaginazione letteraria, animazione teatrale e narrazione scientifica per un momento suggestivo di condivisione e racconti liberamente ispirati alle Cosmicomiche di Italo Calvino, sotto il cielo stellato del San Primo illuminato dalla Luna. Un viaggio sospeso tra terra e cielo, orizzonti capovolti, l'incanto del volo, la meraviglia dello stellato e della Luna, con le attrici Pia Mazza e Arianna Pollini e la partecipazione di Emilio Novati, astrofisico, Gigi Manara, Maurizio Lietti e Daniele Brioschi, docente presso la Scuola Media di Carimate, con i suoi giovani astrofili.
  3. Domenica 20 Settembre (ore 10): "Diventare bosco". Un appuntamento pensato per i bambini dai 4 anni in su e per le loro famiglie, una passeggiata nella natura guidata da racconti e gioco yoga, volta ad avvicinare i più piccoli alla scoperta dell'ambiente montano, degli alberi, degli animali e delle erbe, per provare a sentirsi parte del bosco. Anche in questo caso il limite è di 20 partecipanti con iscrizione obbligatoria. Con Massimo Lozzi, insegnante di Yoga e Marta Stoppa, narratrice.

«Il nostro obiettivo rimane proteggere la montagna e dimostrare che il turismo del futuro non ha bisogno di neve artificiale o di impianti destinati al fallimento per la mancanza di nevicate», spiegano i rappresentanti del Coordinamento, che unisce quasi 40 associazioni civiche e comitati della zona. «Vogliamo interventi di reale ripristino ambientale - aggiungono - ovvero sentieri curati e trasporti efficienti, non opere che snaturano l'ambiente montano e che non tengono conto della crisi climatica».

Tutti gli eventi sono gratuiti (verranno annullati in caso di pioggia). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie per il primo e il terzo incontro) è possibile scrivere a info@bellagiosanprimo.com o visitare il sito internet ufficiale bellagiosanprimo.com

lunedì 22 giugno 2026

Monte San Primo: occorre stralciare gli impianti sciistici dal progetto!


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 


Il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' torna a ribadire con forza la richiesta di stralcio della parte sciistica dal progetto di rilancio turistico della località San Primo di Bellagio.

E lo ribadisce anche a seguito di quanto emerso nel corso dell'audizione dello scorso mercoledì 17 giugno dei promotori del progetto 'OltreLario' (Comunità Montana Triangolo Lariano e Comune di Bellagio), presso le Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia. Nel corso dell'audizione sono state fornite indicazioni fuorvianti rispetto all'effettiva consistenza del progetto, in termini di dati e costi. Infatti, a fronte dei 5 milioni di euro dell'intero progetto, i costi effettivi della parte sciistica ammontano a oltre 2 milioni, includendo la sistemazione delle piste baby, l'installazione dei 3 tapis roulant (ciascuno con un costo da 150 mila euro!) e dei cannoni sparaneve, la realizzazione del laghetto artificiale. Quest’ultimo in particolare è indicato dai promotori per più usi: antincendio, abbeveramento bestiame e innevamento artificiale, dimenticando però di precisare che queste 3 funzioni sono totalmente incompatibili tra loro. Oltretutto l’utilizzo di acqua per la neve artificiale rappresenta uno spreco insostenibile della risorsa, in un compendio già ora in sofferenza per la carenza idrica.  

Il nostro Coordinamento esprime rammarico per il sostegno al progetto da parte dei consiglieri di maggioranza (fatta eccezione per il consigliere Zamperini, oltre che per il consigliere Rosati della minoranza che ha chiesto una sostanziale revisione del progetto) e dell'assessore Fermi il quale, nelle proprie dichiarazioni, ha affermato che a guidare la scelta del ripristino degli impianti sciistici all'Alpe Borgo non sono stati i dati scientifici sull'andamento climatico, quanto una sorta di 'operazione nostalgia'.

Noi riteniamo che la base delle scelte politiche debba essere la scienza; chiediamo pertanto che il progetto per il ripristino dello sci al San Primo venga affiancato - cosa mai fatta finora dalle Istituzioni - da uno studio climatico che tenga conto degli scenari attuali e futuri connessi al riscaldamento globale. Ad oggi l'unico studio condotto sul tema è quello realizzato dal professor Mauro Guglielmin (UniInsubria)  - su incarico del nostro Coordinamento - che ha evidenziato in maniera inequivocabile, con le misure disponibili sul posto, la scarsità dei giorni adatti per l’innevamento artificiale e quindi la non sostenibilità economica dell’impianto sciistico al San Primo.

A tale scopo sottolineiamo ancora una volta che l’intero intervento non definisce le ricadute sul piano economico: mancano una stima dei costi di gestione, una valutazione dei flussi e un vero business plan, soprattutto per la parte relativa allo ski park.

Paradossalmente nel corso dell'audizione i proponenti hanno inoltre affermato che il progetto comprenderebbe la 'sistemazione dei boschi', cosa invero non contemplata nel progetto 'OltreLario', se non per la parte di bosco che verrà tagliata per fare spazio ai nuovi parcheggi e in particolare di quello denominato 'Genzianella'. Il tutto, quindi, con un forte impatto ambientale.

In definitiva chiediamo che la Regione e le Istituzioni locali (Comunità Montana e Comune di Bellagio) ritornino sui loro passi e stralcino le opere più impattanti del progetto, ovvero: sistemazione piste baby, cannoni sparaneve, tapis roulant, laghetto artificiale, parcheggi. Per la parte sciistica - come detto più volte anche nella precedente audizione in Regione dello scorso 15 ottobre 2025 - il progetto non risulta economicamente sostenibile e non tiene conto in alcun modo della crisi climatica e, pertanto, non avrebbe alcun senso, sia in relazione alla situazione attuale sia, soprattutto, rispetto agli scenari futuri connessi alla crisi climatica.

venerdì 8 maggio 2026

Monte San Primo: tra crisi climatica e rilancio dello sci, la Regione resta ambigua


La vicenda del Monte San Primo continua a sollevare interrogativi sempre più urgenti. Dopo mesi di mobilitazione e il confronto istituzionale avvenuto nell’audizione del 15 ottobre 2025, è arrivata la risposta ufficiale della Regione Lombardia all’interpellanza presentata dai consiglieri regionali. Una risposta che, tuttavia, non scioglie i nodi centrali e che ha suscitato la dura reazione del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Proponiamo qui un’analisi della posizione regionale, affiancata da ampi stralci del comunicato stampa del Comitato, che mettono in luce le contraddizioni di un progetto sempre più contestato.

Il documento regionale ricostruisce con precisione il quadro degli investimenti, che supera complessivamente i 5 milioni di euro tra fondi regionali e finanziamenti ministeriali, destinati alla cosiddetta “riqualificazione e tutela ambientale” del compendio. In questa cornice trovano spazio interventi diversi tra loro: dalla manutenzione della sentieristica al recupero di edifici e parcheggi, fino però anche a opere chiaramente legate alla pratica dello sci, come l’innevamento artificiale, i tapis roulant e la sistemazione delle piste.

La Regione richiama inoltre la propria strategia di adattamento climatico, riconoscendo esplicitamente “la diminuzione della copertura nevosa stagionale” e la conseguente riduzione della redditività degli impianti sciistici. Eppure, da questa consapevolezza non deriva alcuna scelta conseguente. La risposta evita accuratamente di chiarire se la componente sciistica verrà rivista o meno e si limita a segnalare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura”.

Resta quindi inevasa la domanda centrale: ha ancora senso investire nello sci a bassa quota?

Durissima la replica del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che in un comunicato denuncia l’assenza di una presa di posizione politica. “Incredibilmente nella risposta all'interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti […] In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva.”

Il punto è chiaro: per il Comitato, il silenzio equivale a un via libera implicito al progetto.

Uno dei passaggi più significativi del comunicato riguarda proprio il tema climatico: “La Regione cita […] la diminuzione della copertura nevosa […] e la riduzione della redditività delle stazioni sciistiche. Da queste premesse, però, non trae alcuna conseguenza operativa.”

Il paradosso è evidente. Da un lato si riconosce che lo sci a bassa quota è sempre meno sostenibile; dall’altro si continuano a finanziare infrastrutture dedicate. Il Comitato lo sottolinea con forza: “Come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento.”

Altro punto critico sollevato riguarda la quota del progetto. Nel 2016 la stessa Giunta Regionale aveva approvato un documento decisivo, in cui si legge che: “Gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi.”

Eppure, le piste del Monte San Primo si collocano tra i 1.100 e i 1.200 metri. Qui la contraddizione diventa ancora più concreta: non si tratta solo di una tensione teorica, ma di un possibile errore di pianificazione rispetto agli stessi indirizzi regionali.

Nonostante la narrazione sulla “destagionalizzazione”, il Comitato evidenzia come una parte rilevante delle risorse sia ancora orientata allo sci: “Un piano da oltre 5 milioni di euro […] che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato.”

E aggiunge un elemento spesso trascurato: “In un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia […] si scontra con la stessa crisi idrica regionale.”

Il Coordinamento, che riunisce 39 associazioni, avanza una proposta alternativa netta: “Stralcio integrale della componente sciistica del progetto: rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi.”

Parallelamente indica una direzione diversa per l’utilizzo delle risorse pubbliche, puntando su riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna.

La risposta della Regione lascia aperti tutti gli scenari, ma proprio questa ambiguità rappresenta oggi il nodo politico principale. Da un lato si riconosce la crisi dello sci a bassa quota e si parla di diversificazione e turismo sostenibile; dall’altro si continua a investire in infrastrutture sciistiche senza assumere una posizione chiara.

Come sottolinea il Comitato: “Continueremo le iniziative di mobilitazione […] fino al ritiro della parte sciistica del progetto.”

Il caso del Monte San Primo non è solo una questione locale. È un banco di prova per capire se le politiche pubbliche sapranno davvero adattarsi alla crisi climatica oppure continueranno a inseguire modelli del passato.

Oggi più che mai, la domanda resta aperta: ha senso investire nello sci a 1.200 metri nel 2026?

La risposta, per ora, la Regione non l’ha data.

COMUNICATO STAMPA


Monte San Primo: la Regione persevera nel pessimo progetto per lo sci!
La Giunta Regionale non risponde nel merito all’interrogazione e conferma di fatto un progetto in contrasto con i propri stessi documenti sul clima


BELLAGIO (CO)  -  Sulla questione del Monte San Primo la Regione Lombardia sceglie il silenzio politico e conferma il pessimo progetto per il rilancio dello sci, progetto voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio! 
Incredibilmente nella risposta all'interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti dai consiglieri Onorio Rosati e Angelo Orsenigo. In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva, ignorando le perplessità espresse in audizione anche da consiglieri della maggioranza, che avevano chiesto un approfondimento e una possibile revisione della parte sciistica.

La Regione cita a supporto della propria posizione la nuova Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, riconoscendo il rischio per il turismo invernale legato alla “diminuzione della copertura nevosa stagionale nelle aree montane lombarde” e alla “riduzione della praticabilità degli impianti sciistici e della operatività e redditività delle stazioni sciistiche”. Da queste premesse, però, non trae alcuna conseguenza operativa per il caso concreto: il progetto del Monte San Primo viene ricondotto sotto la generica voce “destagionalizzazione e diversificazione delle attività”, come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento.

Va inoltre rilevato che la Regione omette di richiamare un proprio documento decisivo, approvato dalla Giunta nel 2016, in cui si legge che “allo stato attuale, gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi”. Un’indicazione che il progetto sul Monte San Primo, con piste comprese tra i 1.100 e i 1.200 metri, contraddice in modo palese!

Mentre l’audizione del 15 ottobre 2025 aveva fatto emergere la necessità di rivedere la componente sciistica del progetto, la risposta della Regione si limita a comunicare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura” di individuazione dell’area sciabile, senza alcun riferimento alle criticità ambientali, climatiche ed economiche evidenziate dal nostro Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" e da numerosi consiglieri. Si rischia così di confermare, di fatto, un piano da oltre 5 milioni di euro di risorse pubbliche che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato, in un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia per l’innevamento si scontra con la stessa crisi idrica regionale.

Il nostro Coordinamento, che riunisce 39 associazioni, ribadisce la richiesta di stralcio integrale della componente sciistica del progetto: rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi che comporterebbero anche il taglio di un’area boschiva. Chiediamo che le risorse pubbliche siano riorientate verso interventi di riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna, in coerenza con la stessa pianificazione regionale di adattamento al cambiamento climatico. Continueremo le iniziative di mobilitazione, informazione e pressione istituzionale fino al ritiro della parte sciistica del progetto.

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 

giovedì 12 marzo 2026

Nevediversa 2026: Legambiente torna a criticare il progetto sciistico sul Monte San Primo


Il nuovo report “Nevediversa 2026” di Legambiente è stato presentato ieri a Milano. Come di consueto, il documento analizza la situazione del turismo sulle montagne italiane, raccogliendo e studiando scientificamente i dati aggiornati all’ultimo anno, alla luce delle tendenze più generali e di lungo periodo.

Nonostante l’aumento delle temperature, la fusione dei ghiacciai e una neve naturale che fatica sempre più ad arrivare, Legambiente stima che il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continui a sostenere il turismo invernale, lasciando solo briciole di risorse alla riconversione degli impianti abbandonati e alla destagionalizzazione del turismo.

Intanto, su Alpi e Appennini salgono a 273 gli impianti sciistici dismessi. La Lombardia è la seconda regione in Italia per impianti sciistici abbandonati, con 51 località dismesse. In tutta la Penisola risultano 106 quelli chiusi temporaneamente e 98 quelli operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per “accanimento terapeutico”. Gli altri impianti mantengono l’attività solo grazie a bacini artificiali e cannoni spara-neve, con un notevole dispendio di acqua ed energia.

Purtroppo, i riusi e gli smantellamenti restano casi molto sporadici: solo 37 quelli finora conteggiati.

Negli approfondimenti sulla realtà lombarda, il dossier punta di nuovo il dito sul contestato progetto “OltreLario”, che prevede lo sperpero di 5 milioni di euro di fondi pubblici, dei quali circa la metà (2,3 milioni di euro) destinati a riportare lo sci con innevamento artificiale sul Monte San Primo, presso la località Alpe del Borgo, posta a un’altitudine di circa 1.200 metri.

Secondo numerose analisi climatiche, proprio a queste quote si prevede che nevicherà sempre meno e in modo sempre più frammentario, a causa degli effetti del cambiamento climatico.

Considerazioni avvalorate anche dallo studio di analisi climatica condotto dal prof. Mauro Guglielmin, docente di Geografia fisica e Geomorfologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, commissionato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Lo studio conferma, sulla base degli scenari climatici previsti per i prossimi decenni, che il progetto per riportare lo sci sul San Primo risulta assolutamente sconsigliabile e antieconomico.

Nei giorni scorsi il Coordinamento, formato da 39 associazioni, ha trasmesso lo studio alle Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia, chiedendo al Pirellone di rivedere il progetto e di stralciare proprio la parte relativa allo sci.


Per conoscere i contenuti del report “Nevediversa 2026”:

Informazioni sul progetto “OltreLario” per il Monte San Primo: https://bellagiosanprimo.com/

Lo sci dei 15 giorni: il paradosso del Monte San Primo


Il cambiamento climatico sta trasformando profondamente il futuro del turismo invernale sulle Alpi. Un recente approfondimento pubblicato da tvsvizzera.it mostra come anche in Svizzera – uno dei Paesi simbolo dello sci alpino – molte stazioni stiano ripensando il proprio modello di sviluppo a causa della progressiva riduzione dell’innevamento.

Questa riflessione appare particolarmente significativa se letta in parallelo con il dibattito in corso sul Monte San Primo, sopra Bellagio, dove è stato approvato un progetto di fattibilità per il ripristino degli impianti sciistici. Un’idea che però si scontra con le conclusioni di uno studio scientifico coordinato dal professor Mauro Guglielmin, docente dell’Università degli Studi dell’Insubria, secondo cui lo sci in quell’area sarebbe ormai climaticamente ed economicamente insostenibile.

Guardando proprio all’esperienza svizzera emergono alcuni elementi che possono aiutare a leggere il caso del San Primo.

Uno dei punti centrali dell’analisi pubblicata da tvsvizzera.it riguarda la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture sciistiche. Gli studi utilizzati dalle stazioni svizzere indicano che, per essere economicamente redditizia, una pista dovrebbe poter contare su almeno 100 giorni di neve con uno spessore minimo di circa 30 centimetri.

Per questo motivo molti investimenti si stanno concentrando nelle località d’alta quota, dove le condizioni climatiche garantiscono ancora una stagione sciistica relativamente stabile. Al contrario, sotto la soglia critica dei circa 1600 metri di altitudine, la situazione diventa molto più incerta.

Il Monte San Primo si colloca proprio in questo scenario di fragilità climatica. Lo studio del professor Guglielmin, basato sui dati disponibili nell’area dell’Alpe Borgo e su rilevazioni dell’ARPA Lombardia, evidenzia infatti un aumento progressivo delle temperature invernali nel Triangolo Lariano e una diminuzione della durata dell’innevamento. Secondo l’analisi, anche ipotizzando un innevamento artificiale, la copertura sciabile potrebbe ridursi a circa 15–17 giorni nel mese di gennaio, rendendo l’impianto «assolutamente antieconomico».

Proprio nelle località a quote più basse, molte stazioni svizzere stanno cercando di ridurre la dipendenza dallo sci. Sempre secondo l’analisi di tvsvizzera.it, alcune destinazioni hanno iniziato a puntare su attività che richiedono meno neve e meno costi di gestione: escursioni invernali, ciaspolate, turismo lento, esperienze naturalistiche o attività sportive alternative.

In alcuni casi si è arrivati a scelte ancora più radicali: località come il Monte Tamaro in Ticino hanno abbandonato completamente lo sci, concentrandosi su un turismo diverso, più legato alla natura e alla fruizione del paesaggio. Questo approccio punta ad attrarre visitatori durante tutto l’anno, riducendo la dipendenza da una stagione invernale sempre più incerta.

Infine, l’esperienza svizzera mostra anche una realtà spesso poco raccontata: molti piccoli impianti hanno semplicemente chiuso. Decine di skilift di villaggio, un tempo molto frequentati, sono ormai inattivi a causa della cronica mancanza di neve. In molti casi restano sul territorio infrastrutture dismesse, difficili e costose da smantellare. È proprio questo scenario che il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, formato da 39 associazioni e sostenuto dallo studio scientifico commissionato all’associazione Simbio, teme possa ripetersi anche sopra Bellagio.

Lo studio coordinato dal professor Guglielmin conclude che le condizioni climatiche attuali e quelle previste nei prossimi 15 anni non consentiranno un innevamento artificiale efficace né la preparazione di piste da sci con le tecnologie attuali.

Il confronto con quanto sta accadendo in Svizzera suggerisce quindi una domanda di fondo: se molte località alpine stanno riducendo gli investimenti nello sci alle quote più basse e diversificando l’offerta turistica, ha ancora senso puntare sul ritorno dello sci in un’area dove gli studi scientifici indicano una stagione sempre più breve?

mercoledì 11 febbraio 2026

Scenari climatici sul Monte San Primo: lo studio che boccia il progetto sciistico

Studio scientifico mette in discussione il ritorno dello sci nel Triangolo Lariano


“E’ assolutamente sconsigliabile l’attuazione di un impianto sciistico per così pochi giorni all’anno”
. Possiamo riassumere così i risultati di uno studio condotto dal prof. Mauro Gugliemin (UniInsubria), commissionato dall’associazione Simbio, in accordo col Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’, formato da 39 associazioni.  

Nell’autorevole studio scientifico viene evidenziato come risulti insensata e insostenibile la proposta di progetto per ripristinare gli impianti sciistici sul monte San Primo.

Attraverso i dati disponibili di Alpe Borgo - seppur riferiti a periodi limitati - e a quelli di due stazioni ARPA, lo studio del prof. Mauro Guglielmin, docente Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell'Università degli Studi dell’Insubria, effettua una previsione degli scenari climatici per la località sciistica dismessa e, prendendo in considerazione le scarse precipitazioni nevose degli ultimi anni, valuta anche la possibilità di innevamento artificiale.

Nell’analisi si attesta l’aumento progressivo delle temperature, soprattutto in inverno, anche nel territorio del Triangolo Lariano.  

Ecco un passaggio dell’analisi del prof. Guglielmin: “Si può rilevare come sia assolutamente sconsigliabile l’attuazione di un impianto la cui possibile durata di innevamento programmato potrebbe - anche solo con uno scenario moderato come questo - essere ridotta a non più di 15-17 giorni nel mese di Gennaio che renderebbe assolutamente antieconomico…”.

Molto chiara la chiosa dello studio condotto dal prof. Gugliemin: “In conclusione si ritiene che le condizioni climatiche attuali e ancor più quelle future nei prossimi 15 anni e ancor più dopo, non consentano l’innevamento artificiale né la preparazione di piste da sci almeno con le tecnologie tradizionali attuali”.


Lo studio evidenzia inoltre come ci sia solo una ridotta quantità di dati affidabili disponibili, segnale di una scarsa conoscenza del territorio e approssimazione nell'investire fondi pubblici: a tal proposito è paradossale che all'Alpe di Borgo - ovvero la località in cui si intendono realizzare impianti di innevamento artificiale - la Comunità Montana Triangolo Lariano sia proprietaria di una stazione meteorologica che potrebbe fornire dati di qualità, ma che è guasta da ormai 18 anni! Il progetto di fattibilità - approvato dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio – che vorrebbe riportare lo sci sul San Primo, non fa menzione della stazione meteorologica e delle previsioni climatiche future, per questo come Coordinamento San Primo chiederemo alla Regione di utilizzare lo studio scientifico commissionato da Simbio per una revisione del progetto, economicamente non sostenibile e anacronistico.  

Infatti, facendo seguito all’audizione dello scorso ottobre, nei prossimi giorni il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ trasmetterà alle Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia lo studio realizzato dal prof. Guglielmin, chiedendo al Pirellone di rivedere il progetto per lo sci sul monte San Primo.  

Per maggiori informazioni: 

lunedì 10 novembre 2025

Un bel weekend dedicato al Monte San Primo


Il weekend appena trascorso è stato dedicato al tema del Monte San Primo, la montagna più alta del Triangolo Lariano, grazie a due iniziative organizzate dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.


Nella serata di venerdì 7 novembre a Erba si è tenuto l’incontro dal titolo “Ombre sul San Primo: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il progetto del Monte San Primo. Gli impianti sciistici che fanno male alla montagna”. Relatore l’ambientalista Luigi Casanova che, in dialogo con Luca Rota, ha presentato il proprio libro “Ombre sulla neve”, in cui affronta i temi dello spreco di denaro pubblico e degli impatti ambientali legati alla realizzazione degli impianti e delle opere connesse alle imminenti Olimpiadi invernali.
Nel corso della serata, Roberto Fumagalli – a nome del Coordinamento, formato da 39 associazioni – ha fatto il punto della situazione sulla vertenza contro la costruzione dei nuovi impianti sciistici in località San Primo, sulla base del progetto voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio.


Le iniziative sono proseguite nella giornata di domenica 9 novembre, con un doppio evento dal titolo “Ascoltare la montagna: il San Primo tra sentieri e musica”: al mattino una camminata lungo un tratto del Sentiero Italia, che ha portato i partecipanti a scoprire alcuni versanti del San Primo con splendide visuali sul lago di Como; nel pomeriggio si è tenuto un momento di intrattenimento musicale con il gruppo Flûtes en vacances e il duo acustico Tou e la Vale.

Il gruppo Flûtes en vacances
Il duo acustico Tou e la Vale

Con queste iniziative il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha voluto ancora una volta far conoscere le peculiarità ambientali e paesaggistiche del Monte San Primo, una montagna che avrebbe bisogno di essere ulteriormente salvaguardata, ad esempio attraverso l’istituzione di un parco di tutela, rinunciando nel contempo al progetto degli impianti sciistici e di innevamento artificiale.

Altre informazioni e foto sul sito web del Coordinamento: https://bellagiosanprimo.com

giovedì 6 novembre 2025

Ascoltare la montagna: il San Primo tra sentieri e musica. Un doppio evento per domenica 9 novembre


Il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' invita al doppio evento: Camminata + Evento musicale “Ascoltare la montagna: il San Primo tra sentieri e musica”​

Domenica 9 novembre 2025

Al mattino: 

  • 'Camminata sul ‘Sentiero Italia’ - Monte San Primo'
  • Ritrovo alle ore 9,00 al parcheggio della stazione di Canzo, per la condivisione della auto, per poi spostarci in loc. San Primo di Bellagio alle ore 9,30.
  • La camminata ha una durata di 3 ore circa, adatta a chi ha un discreto allenamento in montagna; percorso 7 km circa, dislivello 450 m.
  • Si raccomandano scarponcini e abbigliamento da montagna.

Dalle ore 13 alle ore 14: Pranzo al sacco (in autonomia)
  
Al pomeriggio:

  • 'Musica per il Monte San Primo'​
  • Ritrovo alle ore 14,00 nei pressi dell’Alpe Borgo di Bellagio (loc. San Primo)
  • Evento musicale con i gruppi:
  • - Tou e la Vale, duo acustico
  • - Flûte en vacances
  • - La forma delle nuvole       


La partecipazione a ciascuno dei 2 eventi è libera.
È consigliata la prenotazione via email a info@bellagiosanprimo.com
In caso di maltempo, la camminata e l’evento musicale saranno annullati.
L’organizzazione declina ogni e qualsiasi responsabilità per incidenti o danni a persone o cose durante l’iniziativa.
Per informazioni e per condividere le auto (carpooling) dalla stazione di Canzo, potete scrivere a info@bellagiosanprimo.com;  altre info:  bellagiosanprimo.com.   
​

venerdì 31 ottobre 2025

Monte San Primo e Olimpiadi Milano-Cortina: quali analogie? Se ne parla il 7 novembre a Erba


Cosa accomuna le imminenti Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 con il progetto per il Monte San Primo?  Di questo tema se ne parlerà venerdì 7 novembre a Erba, in occasione dell'incontro pubblico dal titolo "Ombre sul San Primo: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il progetto del Monte San Primo: gli impianti sciistici che fanno male alla montagna". 
L'incontro - organizzato dal Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ -  vedrà la partecipazione come relatore di Luigi Casanova, che per l'occasione presenterà il suo libro “Ombre sulla neve: Milano-Cortina 2026, il «libro bianco» delle Olimpiadi invernali" (ed. Altreconomia). Luigi Casanova è presidente di Mountain Wilderness Italia, è stato custode forestale nelle Valli di Fiemme e Fassa, ed è una voce storica dell'ambientalismo in Italia. 
​L'incontro sarà moderato da Luca Rota, scrittore e blogger, esperto di montagna. 
​
Nel corso della stessa serata del 7 novembre, i referenti del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ presenteranno gli aggiornamenti sulla vertenza contro il progetto che riguarda la loc. San Primo. Si ricorda che lo scorso 15 ottobre il Coordinamento è stato ricevuto in audizione presso le Commissioni Ambiente e Territorio della Regionale Lombardia; in tale occasione i rappresentanti del Coordinamento - formato da ben 39 associazioni - hanno avuto modo di ribadire le criticità del progetto che prevede il ritorno dello sci sul San Primo, attraverso la realizzazione di nuove piste con innevamento artificiale. Il tutto in un contesto di crisi climatica che determinerà sempre meno innevamento naturale e temperature sempre più elevate anche d'inverno. I Consiglieri regionali presenti all'audizione - di diversi schieramenti politici di maggioranza e opposizione - hanno sostenuto la necessità di rivedere il progetto, soprattutto per la parte che riguarda gli impianti sciistici. 

​L'appuntamento è per Venerdì 7 novembre 2025 ore 20:45 , presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina – piazza Prina 5 - Erba. L'invito alla partecipazione è rivolto a tutta la cittadinanza, ingresso libero. 

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
​https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com

mercoledì 1 ottobre 2025

Monte San Primo: il Coordinamento in Regione contro il progetto sciistico


Il prossimo 15 ottobre il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” sarà in audizione presso le Commissioni V (Territorio) e VI (Ambiente) del Consiglio regionale della Lombardia, riunite in seduta congiunta, per ribadire la propria contrarietà all’individuazione di un’area sciabile in località San Primo, sulle pendici dell’omonima montagna del Triangolo Lariano.

A seguito della richiesta presentata lo scorso luglio, i presidenti delle Commissioni hanno accolto l’istanza avanzata dal Coordinamento di discutere il progetto di riqualificazione dell’area del San Primo, che prevede in particolare la sistemazione delle piste da sci con innevamento artificiale. Le considerazioni – più volte ribadite dal Coordinamento – sottolineano l’assurdità di questo progetto, promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio. Il piano prevede infatti di riattivare impianti sciistici a bassa quota, tra i 1100 e i 1300 metri di altitudine, utilizzando circa la metà dei fondi pubblici stanziati, pari a oltre 5 milioni di euro, di cui oltre 1 milione messi a disposizione dalla stessa Regione Lombardia.

In audizione, i rappresentanti del Coordinamento – che riunisce 39 associazioni – ribadiranno gli elementi di criticità del progetto, ricordando che è stata la stessa Regione Lombardia, con una delibera del 2016, ad affermare che:
“Allo stato attuale, ... gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi. Stante le attuali conoscenze e i dati di proiezione a disposizione, tali impianti, se anche risultassero economicamente produttivi nel breve periodo, diventerebbero inservibili su un orizzonte temporale medio-lungo (2030-2050).”
[cfr. Documento di Azione Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, approvato con D.g.r. 19 dicembre 2016 - n. X/6028].


Anche ARPA Lombardia, ente di riferimento ambientale della stessa Regione, in una recente audizione in Consiglio regionale sul cambiamento climatico, ha confermato che “l’aumento delle temperature comporta una riduzione delle nevicate al di sotto dei 2000 metri”.


Il Coordinamento ambientalista chiederà quindi che la Regione esprima parere negativo sul progetto di individuazione di un’area sciabile sul Monte San Primo, coerentemente con il proprio orientamento che ritiene inservibili e antieconomici gli impianti al di sotto dei 1500 metri.

Si ricorda che il progetto “OltreLario” è promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio, attraverso l’utilizzo di fondi totalmente pubblici. Dei 5 milioni disponibili, oltre 2 milioni sono destinati a interventi per la riattivazione di una stazione sciistica a bassa quota (1200 metri), non a caso dismessa già da una decina d’anni proprio a causa della mancanza di neve sul Monte San Primo.

Concludono i rappresentanti del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”:
“Ringraziamo i Presidenti e i membri delle Commissioni regionali per averci accordato l’audizione del prossimo 15 ottobre. Per noi sarà l’occasione – dopo tre anni di vertenza – di ribadire e documentare le criticità del progetto che riguarda il San Primo. Ma sarà anche l’occasione per presentare le nostre proposte alternative, tese a tutelare il Monte San Primo, un territorio che racchiude peculiari valenze ambientali e paesaggistiche, tanto che si potrebbe proporre l’istituzione di un Parco a sua protezione.”

mercoledì 30 luglio 2025

Monte San Primo: il Coordinamento chiede un’audizione in Regione


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com

Il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha inviato alla Regione Lombardia una richiesta di audizione alle Commissioni regionali Territorio e Ambiente, allo scopo di discutere delle criticità relative all’individuazione di un’area sciabile in località San Primo sotto i 1200 metri di altitudine, come ipotizzato dal progetto ‘OltreLario’ che prevede un importante investimento di fondi pubblici da parte della Comunità Montana Triangolo Lariano e del Comune di Bellagio.

La richiesta di audizione è stata inviata alcuni giorni fa ai presidenti delle Commissioni regionali interessate, oltre che ai Consiglieri regionali eletti in provincia di Como: Marisa Cesana, Anna Dotti, Alessandro Fermi, Sergio Gaddi, Angelo Orsenigo.

Le perplessità del Coordinamento San Primo (che riunisce ben 39 associazioni) prendono spunto anche da documenti ufficiali approvati dalla stessa Regione Lombardia, coi quali vengono messe in evidenza le problematiche relative agli impianti sciistici sotto i 1500 m, come si rileva ufficialmente nel “Documento di Azione Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico” [approvato con D.g.r. 19 dicembre 2016 - n. X/6028].  


Il documento della Regione riporta testualmente:  “Allo stato attuale, fatte salve particolari eccezioni, in generale gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi. Stante le attuali conoscenze e i dati di proiezione a disposizione, tali impianti, se anche risultassero economicamente produttivi nel breve periodo, diventerebbero inservibili su un orizzonte temporale medio-lungo (2030-2050).”

Pertanto l’attuale orientamento della Regione Lombardia dovrebbe essere già indirizzato ad escludere finanziamenti legati a riattivazione di impianti sotto i 1500 metri.

Tali dati concordano con gli scenari di ARPA Lombardia. Non sembra invece che per il progetto ‘OltreLario’ siano stati utilizzati dati specifici sull’innevamento e sulle temperature rilevate sul monte San Primo, considerato che – come più volte denunciato dal nostro Coordinamento - dal 2008 la stazione meteorologica ubicata all'Alpe di Borgo – proprio dove si intendono realizzare i nuovi impianti sciistici con innevamento artificiale - è guasta, così la serie storica di dati sul campo è interrotta, con danno per la ricerca scientifica e la possibilità di avere informazioni dirette per validare il progetto di investimento.


Per tutti questi motivi, il Coordinamento San Primo intende discutere con le Commissioni Regionali competenti delle incongruenze e criticità per l’impatto sull’ambiente e l’uso di fondi pubblici in progetti anacronistici di impianti a bassa quota a causa delle mutate condizioni climatiche. L’appuntamento sarebbe l’occasione anche per presentare le osservazioni inviate lo scorso aprile dal Coordinamento alla Giunta Regionale e al Comitato tecnico per le aree sciabili.

Si ricorda che il progetto ‘OltreLario’ è promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio, attraverso l’utilizzo di fondi totalmente pubblici, messi a disposizione dal Ministero dell’Interno e dalla stessa Regione Lombardia, tramite fondi di un bando AREST. Dei 5 milioni disponibili, una quota di almeno 2 milioni è riconducibile a interventi dedicati alla riattivazione di una stazione sciistica a bassa quota (1200 metri) non a caso dismessa già da una decina di anni, proprio a causa della mancanza di neve sul monte San Primo.

venerdì 11 luglio 2025

Monte San Primo, il futuro è senza certezze di neve. Perché il progetto “OltreLario” è una scelta sbagliata


Il cambiamento climatico non è più un rischio lontano: sta già trasformando profondamente l’ambiente alpino e prealpino. Secondo una scheda informativa pubblicata da Funivie Svizzere e ripresa da tvsvizzera.it, entro il 2050 lo zero termico nelle Alpi salirà di altri 300 metri. Significa che molte stazioni sciistiche, anche a quote finora considerate sicure, dovranno fare i conti con inverni più caldi e con precipitazioni sempre più spesso sotto forma di pioggia anziché neve.

Copertina della "Scheda informativa" pubblicata da Funivie Svizzere

“Garantire 100 giorni all’anno con un manto nevoso di 30-50 cm sta diventando sempre più irrealistico”
, afferma Berno Bandi, segretario generale di Funivie Svizzere. E non basteranno i cannoni da neve a risolvere il problema: funzionano solo con temperature inferiori a zero gradi, condizioni sempre meno frequenti, soprattutto nelle stagioni di inizio e fine inverno.

Sviluppo della quota dello zero termico senza protezione del clima
Quota dello zero termico in inverno (media svizzera e media mobile su 30 anni)
© Scenari climatici CH2018

Questi dati dovrebbero indurre alla massima prudenza di fronte a progetti che puntano ancora sullo sci da discesa, anche in zone come le Prealpi Comasche. Eppure, sul Monte San Primo (1.682 m s.l.m.) è previsto il rilancio turistico “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor”. Il progetto contempla nuovi impianti di risalita, quattro tapis roulant, un invaso per la neve artificiale, piste da sci e da tubing, oltre a nuovi parcheggi.

Anche se il Monte San Primo supera i 1.500 metri, non è affatto immune dagli effetti del riscaldamento globale. La quota del suo comprensorio sciistico, infatti, non corrisponde alla sola cima: buona parte delle aree interessate dal progetto (come l’Alpe del Borgo) si trova a quote medio-basse, tra i 1.100 e i 1.300 metri, dove già oggi la neve scarseggia o si scioglie velocemente. Proprio il documento svizzero evidenzia che l’innevamento naturale si ridurrà drasticamente sotto i 1.500-1.800 metri, soprattutto all’inizio e alla fine dell’inverno, rendendo le stagioni sciistiche più corte e inaffidabili.

Ci sono almeno tre motivi per ritenere il progetto “OltreLario” una scelta sbagliata:

  1. Quota critica per lo sci sostenibile - Pur avendo una cima relativamente alta, il Monte San Primo è caratterizzato da pendii sciistici che si sviluppano sotto i 1.500 metri. Si tratta di quote sempre più esposte a inverni miti e a scarse nevicate, rendendo l’attività sciistica economicamente incerta.
  2. Innevamento artificiale insostenibile - Produrre neve artificiale richiede molta acqua ed energia. Ma soprattutto, se le temperature restano sopra lo zero, nemmeno i cannoni possono funzionare. Il rischio è investire risorse pubbliche in impianti che potrebbero non essere utilizzabili già nel prossimo futuro climatico.
  3. Consumo di suolo e danno ambientale - Nuovi impianti, piste e parcheggi significherebbero ulteriore consumo di suolo, erosione del paesaggio e perdita di habitat naturali, in un’area preziosa dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Per queste ragioni, il Coordinamento ambientalista Salviamo il Monte San Primo ha lanciato un appello pubblico alla Comunità Montana del Triangolo Lariano e al Comune di Bellagio, chiedendo di rinunciare al progetto e di destinare i circa 2 milioni di euro disponibili a interventi di tutela ambientale e di promozione di un turismo sostenibile.

L’alternativa esiste: investire in sentieri, percorsi escursionistici, itinerari naturalistici e attività dolci, che possano attrarre turisti tutto l’anno, senza bisogno di neve e senza compromettere l’ambiente. È una visione moderna e lungimirante, che guarda alla montagna non più soltanto come pista da sci, ma come spazio di natura, salute e cultura.

In un’epoca in cui il clima cambia sempre più rapidamente, continuare a puntare sullo sci, persino su montagne relativamente alte ma esposte agli effetti del riscaldamento globale, rischia di essere una scelta ambientalmente ed economicamente insostenibile. Il futuro del Monte San Primo e delle Prealpi passa per strade più verdi e responsabili.

giovedì 5 giugno 2025

Monte San Primo: un parco per salvare il monte o per nascondere un progetto dannoso?


Riceviamo e pubblichiamo


La Comunità Montana Triangolo Lariano ha di recente lanciato l’idea di istituire un Parco Locale di Interesse Sovracomunale per il Monte San Primo, ipotesi già lanciata dal nostro Coordinamento alcuni mesi fa. L'individuazione di un parco potrebbe rappresentare un passo in avanti verso la tutela del territorio montano, che ha confini propri di tipo geografico, diversi da quelli comunali.
Sono invece sospette le circostanze in cui la proposta viene lanciata dalla Comunità Montana, quasi in concomitanza con l’incarico all’ing. Invernizzi di stendere il progetto esecutivo per la conversione della località San Primo in parco dei divertimenti sciistici e non.

Il sindaco di Bellagio ritiene che il progetto (da lui definito 'ecologico', mentre noi lo definiamo 'anti-ecologico') per il San Primo si integri benissimo con un parco di tutela, ma ricordiamo che solo un paio di anni fa lo stesso Barindelli presentava il medesimo progetto come finalizzato unicamente a favorire l’attrattività sportiva e turistica e la competitività di territori e imprese. Evidentemente nel pensiero del sindaco di Bellagio il linguaggio è cambiato, il progetto purtroppo no.
Non vorremmo che l'idea - lanciata solo ora - della creazione di un Parco sovracomunale, rappresenti per la Comunità Montana solo un’occasione per confondere le acque, per continuare con un progetto - il cui costo complessivo supera i 5 milioni di euro di fondi pubblici - che è dannoso per la natura e per la collettività, ma che evidentemente appare irrinunciabile ai suoi grandi sostenitori: il Presidente della Comunità Montana e il Sindaco di Bellagio.
 

Noi come Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' siamo in ogni caso disponibili - come sempre - al confronto sui temi che riguardano la tutela del territorio montano, e quindi a prendere parte al necessario percorso partecipato per l'istituzione del PLIS. Riteniamo però che la primaria salvaguardia dell'ecosistema montano sia incompatibile col progetto sviluppato per il San Primo, in particolare la parte che riguarda gli impianti sciistici e di innevamento artificiale, oltre che i nuovi parcheggi che determineranno consumo di suolo e il taglio del bosco. Anche su quest'ultimo aspetto vi è una pesante incongruenza: solo pochi mesi fa la stessa Comunità Montana ha approvato il Piano di Indirizzo Forestale per la tutela delle aree boschive, ma contemporaneamente prevede il taglio di molti alberi di pregio per fare spazio ai nuovi parcheggi. Occorre decidere se la natura va tutelata anche grazie all'istituzione di un parco, oppure vada sacrificata per far spazio ad un progetto assurdo dal pesante impatto ambientale.

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 

lunedì 31 marzo 2025

Monte San Primo: 300 voci per dire no a un progetto insostenibile


Oltre trecento persone hanno partecipato ieri, domenica 30 marzo 2025, al doppio evento dal titolo "Animiamo il Monte San Primo", organizzato dall'omonimo Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo".

Al mattino, con partenza dalla Colma di Sormano, circa 150 persone hanno partecipato alla camminata fino alla vetta più alta del Triangolo Lariano, a 1680 metri di altitudine.


Nel pomeriggio circa 200 persone (di cui solo una parte comprendeva i camminatori) hanno assistito, nell'area della Colma, all'evento teatrale "Donne che amano gli alberi" con le attrici Marta Stoppa e Cristina Quadrio e le violiniste Giulia Larghi e Clara Marzorati. La giornata si è conclusa con un mini-concerto di musica popolare del gruppo D'Altrocanto.


Durante l'intera giornata, il Coordinamento ha ricordato la vertenza contro il progetto - voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio - per la località San Primo, che prevede la costruzione di impianti sciistici e di innevamento artificiale, oltre a opere invasive come nuovi parcheggi, che comporteranno consumo di suolo e l'abbattimento di numerosi alberi in aree boschive che, paradossalmente, la stessa Comunità Montana chiede di preservare!


Per contrastare l'assurdo progetto, da due anni e mezzo il Coordinamento - formato da 35 associazioni - si batte strenuamente. È infatti impensabile progettare nuovi impianti dedicati allo sci, per i quali verrebbe utilizzata circa la metà degli oltre 5 milioni di euro di fondi pubblici stanziati, in un periodo di conclamata crisi climatica, con sempre meno innevamento naturale e temperature raramente sottozero, indispensabili per la neve artificiale.

Il Coordinamento si dice molto soddisfatto della grande partecipazione e del forte interesse suscitato, e continuerà nei prossimi mesi con iniziative di informazione sui contenuti del progetto, oltre che con eventi di approfondimento sulle tematiche della montagna e del riscaldamento globale. Prosegue inoltre la raccolta di firme contro il progetto, che ha già raggiunto 3.500 adesioni.

Tutte le informazioni sui contenuti e sulle iniziative del Coordinamento sono disponibili sul sito web bellagiosanprimo.com

sabato 1 febbraio 2025

Il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" contro la politica dell’assurdo


C’è chi sogna di sciare tra le nuvole, chi immagina distese di neve immacolata e chi, più pragmaticamente, decide di costruire un comprensorio sciistico dove la neve non cade più. Benvenuti sul Monte San Primo, a pochi chilometri da Milano, dove alcuni amministratori locali hanno deciso di sfidare non solo la natura, ma anche il senso comune.

Come riporta Vanity Fair in un articolo che definisce il progetto “assurdo”, l’idea è quella di realizzare un piccolo comprensorio sciistico tra i 1.120 e i 1.650 metri di quota, su una montagna dove di neve naturale, negli ultimi anni, ne è caduta ben poca. Del resto, perché farsi scoraggiare da dettagli irrilevanti come il cambiamento climatico, le temperature sempre più alte o la semplice realtà dei fatti? Basta crederci, no?

L'articolo pubblicato su Vanity Fair

Il Monte San Primo, situato nel cuore del Triangolo Lariano, aveva già ospitato impianti sciistici negli anni ’60 e ’70. All’epoca, c’era ancora abbastanza neve per giustificare tre skilift e altrettante piste, chiuse nel 2000, poi riaperte, poi richiuse definitivamente nel 2013. Se già allora la situazione non era delle migliori, oggi la prospettiva è ancora meno rosea: temperature più alte, meno neve e il progetto di riportare lo sci su una montagna che sembra aver già detto chiaramente di preferire il verde al bianco.

Eppure, gli amministratori locali non demordono. Forse, nella loro fervida immaginazione, vedono il Monte San Primo come una nuova Cortina, una piccola St. Moritz in riva al Lago di Como, un’attrazione turistica che attira folle di sciatori... Magari in canottiera e occhiali da sole.

Fortunatamente, non tutti hanno deciso di spegnere il cervello davanti a questo piano surreale. Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente e portavoce delle 35 associazioni che compongono il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo", ha dichiarato senza mezzi termini: “Ormai a credere che sia un progetto 'sano' resta solo chi amministra (male) la Comunità Montana Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio, bontà loro...”

Un modo elegante per dire che siamo di fronte all’ennesimo esempio di amministratori che si ostinano a non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: la neve non c’è più, e se anche tornasse, non durerebbe abbastanza per rendere sostenibile un comprensorio sciistico.

Ma a quanto pare, nella politica locale, c’è chi preferisce ignorare la realtà pur di difendere scelte discutibili. Forse pensano che, con qualche bacchetta magica (o meglio, qualche cannone sparaneve a pieno regime), si possa trasformare una montagna ormai primaverile in una pista da sci perenne.

Come sottolinea Vanity Fair, negli anni ’60 l’idea poteva anche avere un senso. Ma nel 2025, scommettere su un comprensorio sciistico a così bassa quota è come investire in carrozze trainate da cavalli sperando di battere le auto elettriche. E mentre la natura continua a dimostrare che il Monte San Primo non è più un luogo per sciare, la politica locale continua a volerlo imbiancare a tutti i costi, anche solo con una mano di vernice bianca.

Forse, più che un progetto sciistico, servirebbe un corso accelerato di geografia e climatologia per chi amministra. Perché se c’è una cosa che questo piano dimostra, è che la realtà può anche scivolare via… peccato che qui non ci sia più neve per farlo.

mercoledì 29 gennaio 2025

Monte San Primo: un progetto che ignora il cambiamento climatico


Il recente aggiornamento del progetto di rilancio turistico del Monte San Primo, situato nel territorio di Bellagio, ha suscitato numerose polemiche. Nonostante alcune modifiche rispetto alla versione originale del 2022, la Comunità Montana Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio continuano a puntare sugli impianti sciistici e sull’innevamento artificiale. Il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’, composto da 35 associazioni, ha espresso una forte critica al progetto, definendolo "assurdo" e contrario alle esigenze ambientali attuali.

Secondo il Coordinamento, il nuovo piano prevede ancora un ingente investimento pubblico destinato allo sci: oltre 2 milioni di euro su un totale di 5.310.000 euro. Tra le opere pianificate vi sono la sistemazione di tre piste baby, la realizzazione di tre tapis roulant, un laghetto artificiale per l’innevamento e nuovi parcheggi per circa 300 mila euro.

Aree boschive dove sono previsti i nuovi parcheggi

Una delle principali critiche mosse riguarda il mancato riconoscimento dell’impatto del cambiamento climatico, che ha già determinato un aumento delle temperature e una riduzione della neve, rendendo sempre meno sostenibile l’investimento negli impianti sciistici. "Questo progetto non tiene conto della realtà climatica attuale né della sostenibilità economica della gestione degli impianti", sottolinea il Coordinamento.

Esempio di tapis roulant

Dal 2022, anno di presentazione del progetto ‘OltreLario’, i cittadini non sono stati coinvolti nelle decisioni, nonostante le possibili ripercussioni sul territorio del Triangolo Lariano. Inoltre, ogni tentativo di dialogo da parte del Coordinamento e di esperti è stato respinto. "Abbiamo ricevuto solo accuse di disinformazione e mistificazione da parte degli amministratori", denunciano le associazioni.

Un altro punto critico riguarda la futura gestione degli impianti sciistici. "Chi si accollerà gli elevati costi di gestione, tra energia, acqua e personale, senza la certezza di temperature adatte allo sci?", si chiede il Coordinamento. Il progetto non include infatti alcuna previsione economica per la gestione post-realizzazione degli impianti.

Dubbi emergono anche sulla ristrutturazione dell’ex colonia Bonomelli, un edificio di grandi dimensioni per cui non è stato previsto alcun piano gestionale. La mancanza di trasparenza nelle spese è un ulteriore elemento di preoccupazione: "Non c’è chiarezza sulla contabilità dei lavori previsti".

Per tutti questi motivi, il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ chiede lo stralcio dell’intero comparto sciistico dal piano di rilancio. "Non ha senso investire soldi pubblici in un progetto insostenibile e dannoso per l’ambiente", affermano le associazioni, che criticano anche la prevista realizzazione di nuovi parcheggi con il conseguente abbattimento di un’area boschiva.

Infine, viene sollevata la questione dell’Alpe Borgo, ristrutturata con fondi europei nel 2012 e poi abbandonata. "Perché si continua a sprecare risorse senza una vera pianificazione?", si chiedono gli attivisti.

Il Coordinamento ribadisce quindi la sua netta opposizione al progetto, denunciando il tentativo di trasformare la montagna in un luna park e l’uso discutibile dei finanziamenti pubblici. "Continueremo la nostra battaglia per una corretta informazione e per la salvaguardia del Monte San Primo", concludono le associazioni.

Per maggiori informazioni: bellagiosanprimo.com - Email: info@bellagiosanprimo.com

domenica 29 dicembre 2024

Proteggere il Monte San Primo significa tutelare l’acqua di tutti


La maestosa vista delle Prealpi Lombarde che sovrastano il Lago di Como, utilizzata in passato dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" per promuovere manifestazioni a tutela del monte contro i prospettati impianti sciistici, è stata scelta anche da un’azienda che imbottiglia acqua minerale per raccontare l’origine della sua purezza e unicità.

Questa immagine potente celebra non solo la bellezza del territorio, ma anche il delicato equilibrio naturale che lo caratterizza. Tuttavia, essa rappresenta anche un monito: preservare l’ambiente non è solo un atto di rispetto verso la natura, ma una condizione indispensabile per mantenere la qualità di risorse fondamentali come l’acqua.

Le acque che sgorgano dalle falde profonde del Monte San Primo intraprendono un lungo percorso geologico attraverso stratificazioni di rocce glaciali e carbonatiche. Questo processo millenario le arricchisce di sali minerali e oligoelementi, rendendole un bene prezioso e di alta qualità.
 
Nonostante la promozione di quest’acqua come prodotto esclusivo imbottigliato, è importante ricordare che essa è accessibile a tutti: basta aprire il rubinetto. Molte delle acque captate dagli acquedotti pubblici della Brianza Comasca provengono dalle stesse falde profonde, condividendo caratteristiche di purezza e composizione. Bere l’acqua del rubinetto non solo è una scelta ecologica e sostenibile, ma permette di evitare rifiuti e trasporti inutili, oltre che risparmiare risorse economiche.

La qualità di queste acque dipende strettamente dalla salute del territorio. Il Monte San Primo, che alimenta in modo significativo le falde idriche locali, è oggi minacciato dal progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell'outdoor”, che prevede la realizzazione di:

  • Impianti sciistici e di innevamento artificiale.
  • Piste da sci e aree per il “tubing” in plastica.
  • Nuovi parcheggi e infrastrutture invasive.

Queste opere, oltre a consumare suolo, richiederebbero anche elevate quantità di acqua ed energia, alterando il ciclo idrico naturale e rischiando di compromettere le sorgenti che alimentano non solo l’acqua imbottigliata, ma anche quella potabile dei comuni circostanti.

Il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" ha proposto un modello di sviluppo alternativo che valorizzi la montagna senza danneggiarla, puntando su:

  • Interventi di tutela ambientale, per preservare il paesaggio e la biodiversità.
  • Turismo dolce, con percorsi di trekking e attività a basso impatto.
  • Promozione dell’acqua pubblica, che è uguale a quella pubblicizzata, ma ecologicamente ed economicamente più sostenibile.

Bere acqua del rubinetto, infatti, significa fare una scelta consapevole e responsabile: non solo si risparmia, ma si riduce la produzione di rifiuti e di inutili trasporti, sostenendo la tutela delle risorse naturali.

La bellezza del Monte San Primo non è solo una risorsa paesaggistica, ma un simbolo della nostra relazione con l’ambiente. Le sue falde, che alimentano sia l’acqua pubblica sia quella imbottigliata, ci ricordano quanto sia importante mantenere intatto questo equilibrio.

Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e portavoce del Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo": "Proteggere le nostre montagne significa anche garantire la qualità delle acque che scorrono nei nostri rubinetti, valorizzare il nostro patrimonio naturale e costruire un futuro più sostenibile. È un impegno che richiede consapevolezza e scelte responsabili, partendo dalla semplice, ma significativa, decisione di bere acqua del rubinetto".

sabato 23 novembre 2024

Clima, ghiacciai e montagne: la sfida del futuro al Monte San Primo


"Grotte glaciali e cambiamento climatico"
è il titolo della serata culturale promossa dal Coordinamento Salviamo il Monte San Primo in collaborazione con la Federazione Speleologica Lombarda.

L'evento si terrà giovedì 28 novembre alle ore 20:45 presso la Sala Convegni del Municipio di Canzo, in via Mazzini 28. Relatrice della serata sarà Paola Tognini, geologa e membro del Gruppo Grotte Milano della sezione CAI S.E.M.

L’incontro sarà dedicato agli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai, un fenomeno che sta trasformando non solo la loro superficie, ma anche il loro interno, con conseguenze spesso drammatiche documentate dalle esplorazioni speleologiche.


Il riscaldamento globale incide in modo significativo sui territori montani, accelerando lo scioglimento dei ghiacciai e riducendo drasticamente la nevosità. Questo ha un impatto diretto sul turismo e sull’economia delle aree montane: come sottolineano i climatologi, investire in nuovi impianti sciistici sotto i 2.000 metri di altitudine non è più sostenibile. Un tema particolarmente rilevante per il nostro territorio, dove è in corso un acceso dibattito sul progetto di "rilancio" turistico del Monte San Primo. Tale progetto prevede la realizzazione di nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale tra i 1.100 e i 1.300 metri di quota, una scelta definita insensata e controproducente.

Da oltre due anni, il Coordinamento Salviamo il Monte San Primo si oppone a questo progetto, ritenendolo incompatibile con la tutela ambientale. Con l’iniziativa del 28 novembre, che si inserisce nel programma di sensibilizzazione condotto in collaborazione con 35 associazioni, il Coordinamento ribadisce il proprio impegno per la salvaguardia delle montagne del Triangolo Lariano.


La serata è a ingresso libero e gratuito. Per ulteriori informazioni: https://bellagiosanprimo.com/ oppure info@bellagiosanprimo.com.