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sabato 10 ottobre 2026

Seregno, la città secondo Alberto Rossi: «L’urbanistica ha a che fare con la felicità delle persone»

Lo scorso 30 settembre il sindaco di Seregno, Alberto Rossi, è intervenuto alla Fondazione Ambrosianeum, alla presentazione del libro “La città di tutti” di Elena Granata. Riprendiamo i suoi interventi  che offrono diversi spunti di riflessione sul futuro urbano di Seregno, proprio mentre si avvia il percorso partecipativo per il nuovo Piano di governo del territorio.

Da sx a dx: Fabio Pizzul, Elena Granata e Alberto Rossi. Immagine tratta dal web.

(zc) Che cosa significa progettare una città? E, soprattutto, a chi appartiene la città? Sono domande che attraversano La città di tutti, il libro di Elena Granata presentato lo scorso 30 settembre all’Ambrosianeum di Milano, al quale è intervenuto anche il sindaco di Seregno, Alberto Rossi.
Non si è trattato soltanto di una conversazione intorno a un libro. Gli interventi del sindaco hanno offerto l’occasione per raccontare una visione dell'amministrazione urbana maturata attraverso l'esperienza di questi anni, ma anche per mettere a fuoco dubbi, contraddizioni e difficoltà che accompagnano chi è chiamato a trasformare idee e progetti in scelte concrete.
Le parole di Rossi arrivano in un momento particolarmente significativo per Seregno: in questi giorni si è infatti avviato il percorso partecipativo per il nuovo Piano di governo del territorio (PGT), lo strumento attraverso il quale la città dovrà definire le proprie prospettive di sviluppo e le scelte che incideranno sul suo assetto urbano, sul consumo di suolo, sul verde, sulla mobilità e sulla qualità degli spazi pubblici.
Proprio per questo, le riflessioni del sindaco meritano di essere rilette non soltanto come considerazioni generali sull'urbanistica, ma anche come una possibile chiave di lettura delle questioni che Seregno si troverà ad affrontare.

L'urbanistica non è soltanto una questione di numeri

Uno dei passaggi più significativi dell'intervento di Rossi riguarda il modo stesso di intendere l'urbanistica. Rossi ha ricordato come, nella sua esperienza amministrativa, l’urbanistica gli sia apparsa inizialmente soprattutto come una questione di numeri, leggi e codici, per poi maturare la convinzione che debba misurarsi prima di tutto con la felicità delle persone. 
Una osservazione che sposta il punto di osservazione. L'urbanistica non può esaurirsi nella disciplina delle edificazioni, nel rispetto delle norme, nella distribuzione delle volumetrie o nella gestione degli interessi che si confrontano intorno alle trasformazioni immobiliari. Deve interrogarsi sugli effetti che le decisioni producono nella vita quotidiana delle persone.
Come si vive una piazza? Quanto è facile attraversare un quartiere a piedi o in bicicletta? Dove possono incontrarsi i ragazzi? Quali spazi sono accessibili a chi ha difficoltà economiche, a chi è anziano, a chi vive da solo? Quanto verde rimane a disposizione della collettività? Sono domande che appartengono alla qualità urbana almeno quanto gli indici edilizi e le prescrizioni tecniche.
Per Rossi, la collaborazione con Elena Granata è stata importante proprio perché ha contribuito a introdurre questa prospettiva nel lavoro amministrativo. Il sindaco ha raccontato che il rapporto con la docente del Politecnico è nato quasi per caso, dopo aver letto un suo libro e averle scritto privatamente per proporle una chiacchierata. Da quel primo contatto è nata una collaborazione che ha portato anche al "Piano clima" della città.
Il libro, ha spiegato, gli ha offerto l'occasione per riconoscere alcune esperienze già avviate a Seregno, ma anche per interrogarsi su quanto ancora resti da fare e sulle occasioni nelle quali, per prudenza o per convenienza politica, si finisce per rinunciare a una parte delle proprie ambizioni.
Il punto, dunque, non è soltanto amministrare la città esistente, ma domandarsi quale idea di vita urbana debba orientare le decisioni.

Il cambiamento climatico come punto di partenza del PGT

Nel suo primo intervento Rossi ha dedicato ampio spazio al "Piano clima" di Seregno, indicandolo come esempio di un approccio che parte dai dati e dai problemi reali anziché da una visione astratta del territorio.
Il riferimento è agli eventi meteorologici estremi del luglio 2023. Il sindaco ha ricordato la violenta grandinata del 21 luglio, seguita due giorni dopo da una tromba d'aria, che misero in evidenza la vulnerabilità della città.
«Il succo di tutto questo è che noi abbiamo avuto paura, noi ci siamo ritrovati impreparati».
Un'esperienza concreta, dunque, che ha reso impossibile continuare a considerare il cambiamento climatico come un tema da convegno o una questione lontana dalla vita amministrativa quotidiana.
«Nel momento in cui dovevamo ipotizzare un nuovo Piano di governo del territorio, o da lì partivamo o ci raccontavamo storie».
È uno dei passaggi più rilevanti in vista del nuovo PGT. Per il sindaco, il clima non costituisce un capitolo settoriale da aggiungere a un piano già impostato, ma una condizione dalla quale partire per comprendere i problemi e orientare le scelte.
Rossi ha spiegato che il lavoro preparatorio ha permesso di mettere insieme dati che esistevano già, ma che spesso rimanevano separati e poco utilizzati. Da questa ricognizione emergono, nelle sue parole, scenari impegnativi: l'aumento delle temperature, la concentrazione delle precipitazioni in un numero inferiore di giorni e i rischi idraulici legati alle caratteristiche del territorio e alla capacità delle infrastrutture esistenti.
«Seregno tra pochi decenni avrà le temperature medie che oggi ci sono a Tunisi e a Marrakech», ha detto il sindaco. E ancora: «La quantità di piogge è la stessa di cinquant'anni fa, ma i giorni di pioggia sono più che dimezzati».
Il suo intervento ha fatto inoltre riferimento a problemi di invarianza idraulica, alla rete fognaria e alle trasformazioni intervenute in aree nelle quali le infrastrutture erano state concepite per una popolazione e un carico urbano molto diversi da quelli attuali.
Il ragionamento è chiaro: non basta domandarsi dove e quanto si possa costruire. Occorre valutare come il territorio reagirà alle piogge intense, quali aree siano maggiormente esposte agli allagamenti, quanto spazio sia necessario lasciare all'acqua e quale ruolo possano svolgere il suolo permeabile e la vegetazione.
Il "Piano clima", ha precisato Rossi, non è stato un obbligo normativo per il Comune, ma una scelta amministrativa. E il suo valore non sta soltanto nel documento prodotto, bensì nel tentativo di costruire una visione condivisa e di tradurla progressivamente in azioni.
«O ne usciamo collettivamente tutti insieme o individualmente siamo tutti spazzati via da questa cosa», ha affermato, richiamando la necessità di una risposta che coinvolga l'intera comunità.
Per il PGT si pone allora una questione concreta: se il cambiamento climatico deve davvero rappresentare il punto di partenza, quanto peserà nelle decisioni sulle trasformazioni urbanistiche, sulle aree verdi, sulla permeabilità dei suoli e sulla localizzazione delle nuove edificazioni?

A Seregno quasi l'80% del verde è privato

Fra le osservazioni più interessanti del sindaco c'è quella relativa alla distribuzione della proprietà del verde urbano.
«Seregno è una città dove quasi l'80% del verde è privato. Per cui, se noi non ingaggiamo i cittadini sul proprio verde privato, io posso fare il miglior regolamento del verde pubblico, la migliore politica sui parchi, o non sui parchi intesi come riserva indiana, poi lì ci torno magari, ma sull'avere una visione che mette assieme tutto. Ma se è il pubblico da solo non andiamo da nessuna parte».
Il dato, così come riferito da Rossi, richiama un problema centrale per una città densamente urbanizzata: la qualità ambientale non dipende soltanto dai parchi pubblici, ma anche dall'insieme degli spazi verdi distribuiti nei giardini privati, nei cortili e nelle aree non edificate.
Il sindaco invita a superare l'idea che la tutela della natura sia una responsabilità esclusiva dell'amministrazione e che il verde pubblico possa essere trattato come una sorta di enclave separata dal resto della città.
È una considerazione che apre una prospettiva interessante per il PGT. La pianificazione può certamente tutelare le aree verdi pubbliche, individuare connessioni ecologiche e stabilire regole per gli interventi privati. Ma deve anche interrogarsi sulla continuità degli spazi aperti, sulla frammentazione del tessuto urbano e sul ruolo che le aree private possono svolgere nel mantenimento di un ambiente vivibile.
Se il verde è una componente essenziale della resilienza climatica, la sua tutela non può essere valutata esclusivamente in termini quantitativi. Contano anche la distribuzione, la qualità, la possibilità di collegare gli spazi naturali e la conservazione di terreni permeabili.
Rossi ha riconosciuto, d'altra parte, che i risultati non possono essere immediati. Il "Piano clima" contiene una serie di azioni e di obiettivi che richiedono investimenti, continuità amministrativa e il coinvolgimento di cittadini, associazioni e forze politiche.
«Finirò il secondo mandato che di tutte quelle azioni sarò orgoglioso di dire sono riuscito a farne due», ha detto, con una battuta che restituisce il divario tra l'ampiezza di una visione e i tempi necessari per realizzarla.
Ma proprio qui si misura il rapporto tra programmazione e scelte urbanistiche: quali obiettivi si vogliono rendere vincolanti? Quali risorse si intendono destinare? E quali trasformazioni è necessario evitare per non compromettere oggi le possibilità di intervento di domani?

Le politiche ambientali non dovrebbero cambiare con il colore delle amministrazioni

Il sindaco ha insistito anche sulla necessità che alcuni obiettivi superino le divisioni politiche e la durata dei singoli mandati.
«Possiamo dire che l'amministrazione a Seregno, come in ogni città, fra venti mesi magari cambierà anche colore, certamente cambierà, magari cambierà anche colore politico, ma quel percorso lì, cioè possiamo su questo non dire che i primi sei mesi li passo a distruggere quello che ha fatto quello prima, ma a dire: questo è un tema».
E ha aggiunto, riferendosi agli eventi meteorologici estremi: «Quella tromba d'aria non era di destra o di sinistra».
Il ragionamento è applicabile a molte questioni urbanistiche. Un piano che richiede anni per essere attuato non può dipendere esclusivamente dalla volontà di chi si trova temporaneamente alla guida del Comune. La riduzione del rischio idraulico, l'adattamento climatico, la tutela del verde e la qualità degli spazi pubblici sono temi che richiedono coerenza nel tempo.
Da qui l'importanza del percorso partecipativo appena avviato per il PGT. La partecipazione può contribuire a costruire una visione condivisa, ma la sua efficacia dipende anche dalla capacità di tradurre le indicazioni emerse in scelte verificabili e in obiettivi che resistano ai cambiamenti politici.
Non è sufficiente dichiarare che una questione riguarda tutti: occorre stabilire quali decisioni ne conseguano, quali risorse siano necessarie e quali interessi debbano essere messi a confronto.

Una città di tutti non è una città divisa in recinti

In un secondo intervento, sollecitato da Fabio Pizzul a raccontare che cosa il libro avesse suscitato in lui, Rossi ha spostato l'attenzione sul modo in cui vengono concepiti gli spazi urbani e sul loro rapporto con le diverse componenti della società.
Ha citato alcune esperienze realizzate a Seregno: gli spazi per i ragazzi, le scuole aperte nel pomeriggio, un museo diventato scuola, il giardino della biblioteca dedicato a Giulio Regeni e alcuni progetti legati all'abitare e all'innovazione.
Sono esempi diversi, ma accomunati da un'idea: i luoghi della città possono avere funzioni molteplici e mettere in relazione persone che altrimenti rischierebbero di restare separate.
A proposito del giardino della biblioteca, inaugurato nel maggio 2025, Rossi ha raccontato un'esperienza che considera significativa: «È un giardino che non ha per ora in quasi diciotto mesi avuto bisogno di un cestino». Il riferimento è alla responsabilità dei ragazzi che frequentano lo spazio, abituati a consumare il proprio cibo e a portare via i rifiuti.
Al di là del singolo esempio, il messaggio è che la qualità degli spazi pubblici non dipende soltanto dalle attrezzature e dalle regole, ma anche dai comportamenti e dalle relazioni che quei luoghi riescono a favorire.
Il sindaco ha richiamato anche il ruolo della biblioteca, descrivendola come un luogo nel quale le persone senza dimora possono trovare accoglienza e stare insieme agli studenti.
«La biblioteca per noi c'è, la biblioteca è l'unico luogo dove i senzatetto sono accettati», ha detto, riferendosi alla possibilità per queste persone di trovare un ambiente nel quale sostare e ricaricare i propri dispositivi.
È una riflessione che riguarda la natura stessa dei servizi e degli spazi pubblici: non soltanto strutture destinate a chi possiede già le risorse per usufruirne, ma luoghi capaci di accogliere bisogni diversi e di favorire la convivenza.
Il sindaco ha contrapposto questa visione a un precedente approccio amministrativo che rivendicava le panchine senza schienale, sul presupposto che una seduta scomoda avrebbe indotto le persone a fermarsi meno a lungo. Il richiamo non è secondario. Anche un elemento apparentemente banale dell'arredo urbano esprime una determinata idea di città: uno spazio progettato per trattenere le persone, favorire la permanenza e l'incontro è diverso da uno concepito per scoraggiarli.
La domanda posta da La città di tutti torna così in primo piano: chi può utilizzare gli spazi urbani, per quanto tempo e a quali condizioni?

La strada può essere anche un luogo di incontro

Un altro passaggio significativo riguarda la mobilità e il rapporto tra pedoni, ciclisti e automobilisti.
Rossi ha raccontato di essersi rivolto a Elena Granata durante una discussione sulle possibili collocazioni di una pista ciclabile. La questione era se realizzarla lungo una strada oppure lungo un'altra.
La risposta della docente, secondo il racconto del sindaco, lo ha spiazzato: «Non fate la ciclabile perché non c'è da fare la ghettizzazione dei ciclisti lì in uno spazio che può essere scomodo per i ciclisti, per gli automobilisti, magari anche per i pedoni. Facciamo che qui ci educhiamo ad andare tutti insieme in un certo modo».
Rossi ha collegato questa riflessione al tema delle zone 30 e, più in generale, alla possibilità di ripensare lo spazio stradale senza considerare necessariamente ogni categoria di utenti come una presenza da separare dalle altre.
Per spiegare il concetto, ha raccontato un episodio vissuto nel paese siciliano nel quale abita la nonna di sua moglie. Una sera, gli abitanti avevano portato i tavoli delle proprie case sulla strada per cenare insieme. Quando arrivava un'automobile, la situazione si risolveva attraverso un accordo informale fra le persone presenti.
«Ma chi vive meglio la città?», si è chiesto Rossi, contrapponendo la propria prima reazione, legata all'idea di un'occupazione impropria dello spazio pubblico, a una diversa concezione della strada come luogo condiviso.
L'episodio non costituisce una ricetta da applicare automaticamente a una città come Seregno, con le sue caratteristiche e le sue esigenze di mobilità. Suggerisce però un cambio di prospettiva: la strada non è necessariamente soltanto un corridoio per spostarsi, ma può diventare anche uno spazio di relazione.
La questione è particolarmente pertinente per la pianificazione urbana. Le scelte sulla mobilità non riguardano esclusivamente la circolazione dei veicoli: incidono sull'accessibilità dei quartieri, sulla sicurezza, sulla possibilità per i bambini di muoversi autonomamente e sulla presenza di attività e occasioni di incontro nello spazio pubblico.
La domanda da porsi non è soltanto dove collocare una pista ciclabile, ma quale assetto dello spazio consenta a tutti di muoversi in sicurezza e quale equilibrio si voglia costruire tra le diverse funzioni della strada.

La solitudine come problema urbano

Tra le riflessioni più nette del sindaco c'è quella sulle forme di povertà che un'amministrazione si trova ad affrontare.
«Io dico spesso che ci sono tre tipi di povertà che ho avuto a che fare da amministratore. Quella più semplice da affrontare è la povertà economica».
Rossi ha precisato che si tratta di una provocazione: anche un sostegno economico molto consistente non sarebbe sufficiente se non si intervenisse contemporaneamente sulla povertà educativa e formativa e su quella relazionale.
«Se non creiamo qualcosa che sostenga una povertà educativa, formativa e una povertà relazionale, sei mesi dopo siamo nella stessa situazione, se non peggio».
Il passaggio centrale è quello successivo: «Più grande nemico di un sindaco è la solitudine delle persone e io di questo faccio esperienza tutti i giorni».
La solitudine non è soltanto una condizione individuale. Può essere favorita o contrastata anche dal modo in cui sono organizzati i quartieri, dalla presenza di luoghi accessibili, dalla possibilità di incontrarsi senza dover necessariamente consumare qualcosa e dalla disponibilità di servizi che non si limitino a rispondere a emergenze specifiche.
Una città nella quale gli spazi pubblici sono pochi, difficilmente raggiungibili o progettati soprattutto per il transito rischia di offrire meno occasioni di relazione. Al contrario, una rete di luoghi di incontro, servizi e spazi aperti può contribuire a ridurre l'isolamento.
È qui che l'urbanistica incontra le politiche sociali. La qualità della città non si misura soltanto attraverso il numero dei servizi disponibili o la quantità di verde presente, ma anche attraverso la possibilità concreta per persone diverse di partecipare alla vita collettiva.
Rossi ha descritto una difficoltà che conosce direttamente: la necessità di conciliare il diritto alla quiete con il diritto alla gioia, la tranquillità dei residenti con le esigenze dei ragazzi che cercano luoghi nei quali incontrarsi.
«Ci sentiamo più sicuri, chiusi dentro», ha osservato, invitando a interrogarsi sulla tendenza a ridurre il rischio e il conflitto attraverso la limitazione delle occasioni di vita all'aperto.
Ha raccontato di essersi confrontato con gruppi di ragazzi per individuare luoghi alternativi a quelli nei quali la loro presenza provocava tensioni con i residenti. In alcuni casi, ha riferito, sono nate possibilità di dialogo e percorsi per immaginare spazi diversi in altre parti della città.
Il sindaco ha però aggiunto una precisazione importante: la percezione di sicurezza non può essere liquidata, perché riguarda in modo particolare le persone più fragili.
La sfida, quindi, non consiste nel contrapporre indiscriminatamente libertà e sicurezza, ma nel trovare soluzioni capaci di far convivere esigenze diverse. È un tema che riguarda la progettazione delle piazze, dei parchi, dei percorsi pedonali e degli spazi di aggregazione, ma anche la capacità dell'amministrazione di ascoltare e mediare.

Il verde non è una riserva indiana

Rossi ha riconosciuto che alcune delle idee proposte dal libro richiedono un lavoro di revisione culturale prima ancora che amministrativa.
«Io sono cresciuto così», ha detto, riferendosi alla concezione del parco come luogo separato, quasi una riserva destinata allo svago, e all'idea che le risorse naturali fossero sostanzialmente infinite.
Il sindaco ha collegato questa mentalità alla cultura nella quale è cresciuta la sua generazione, richiamando anche un'etica del sacrificio e del lavoro che tende a considerare il tempo libero e il benessere come elementi secondari.
Il cambiamento, nella sua lettura, consiste anche nel superare una separazione troppo netta tra la città costruita e la natura, fra gli spazi destinati alla produzione e quelli riservati allo svago.
Questa osservazione si lega direttamente al tema del verde urbano affrontato nel primo intervento. Se il verde non deve essere una riserva separata dal resto della città, occorre ripensarne il ruolo all'interno del tessuto urbano e nella vita quotidiana delle persone.
Un parco non è soltanto un'area nella quale recarsi occasionalmente per passeggiare. Può contribuire alla regolazione del microclima, favorire l'incontro, offrire spazi di gioco e rendere più gradevoli i percorsi quotidiani. Analogamente, un giardino, un filare alberato o un'area permeabile non sono necessariamente elementi residuali da considerare disponibili per nuove trasformazioni.
La riflessione diventa particolarmente importante in una fase nella quale il PGT dovrà confrontarsi con le diverse esigenze della città e con il valore degli spazi aperti.
Considerare il verde come parte integrante della struttura urbana significa chiedersi non soltanto quante aree verdi siano presenti, ma anche come siano distribuite, quanto siano accessibili e quale ruolo svolgano nel collegare quartieri e luoghi della vita collettiva.

La città perfetta non esiste: conta la qualità della vita

Nel suo intervento Rossi ha anche messo in guardia da una concezione eccessivamente rigida della sicurezza e della regolazione degli spazi.
Le città che amiamo, ha osservato, non sono necessariamente quelle perfette, prive di inconvenienti e completamente organizzate secondo criteri astratti. Sono anche città nelle quali riconosciamo odori, storia, vitalità e una certa dose di disordine.
Il passaggio si collega a una delle tensioni più difficili per chi amministra: da una parte la necessità di garantire sicurezza, tranquillità e rispetto delle regole; dall'altra il rischio che ogni uso imprevisto dello spazio venga percepito come un problema da eliminare.
Rossi ha raccontato, per esempio, di aver dovuto confrontarsi con le lamentele di chi considera inaccettabile che i bambini giochino in una piazza. «La piazza servirebbe a quello», ha osservato, sintetizzando la necessità di recuperare il significato originario di alcuni luoghi pubblici.
Non significa ignorare i conflitti, né sottovalutare le esigenze dei residenti. Significa chiedersi se ogni conflitto debba essere risolto restringendo gli usi possibili di uno spazio oppure se sia possibile ripensarne l'organizzazione per consentire a più persone di frequentarlo.
Il rischio, altrimenti, è quello di produrre una città formalmente ordinata ma sempre meno capace di ospitare la complessità della vita quotidiana.
Anche da questo punto di vista, il PGT non è soltanto uno strumento tecnico. Le sue scelte possono contribuire a definire il rapporto tra gli spazi destinati alle automobili e quelli destinati alle persone, tra gli ambienti privati e quelli condivisi, tra la necessità di proteggere e quella di lasciare spazio all'iniziativa e all'incontro.

Le buone idee devono fare i conti con i soldi, il tempo e gli uffici comunali

L'intervento del sindaco non è stato però una celebrazione delle buone pratiche o delle potenzialità della progettazione urbana. Rossi ha insistito anche sui limiti materiali entro i quali opera un'amministrazione comunale.
«Su tante proposte, quelle che Elena diceva di copiare, io mi dicevo: sì, ma i soldi? Sì, ma il tempo?».
Il problema è quello della distanza fra l'orizzonte di una trasformazione e le risorse necessarie per realizzarla. Una ricerca può richiedere anni; un progetto urbano può attraversare più mandati amministrativi; un intervento può avere costi che un Comune non è in grado di sostenere autonomamente.
Rossi ha richiamato anche le difficoltà degli enti locali nel reperire e trattenere professionalità adeguate, facendo riferimento ai dipendenti comunali e alle condizioni economiche nelle quali sono chiamati a svolgere compiti sempre più complessi.
«La vivibilità di certe scelte poi la fanno concretamente non gli assessori o il sindaco, ma i dipendenti comunali», ha osservato, ricordando che la transizione digitale, la gestione tecnica e la realizzazione dei progetti richiedono competenze e risorse.
Ha inoltre evidenziato la fragilità finanziaria dei Comuni quando vengono meno risorse previste o arrivano trasferimenti inferiori alle necessità. Ha citato, come esempio, una riduzione di fondi destinati all'assistenza dei minori stranieri non accompagnati, che secondo il suo racconto avrebbe comportato per Seregno la perdita di un milione di euro rispetto alle risorse attese.
Il ragionamento è pertinente anche per il PGT. Definire obiettivi ambiziosi è necessario, ma la loro attuazione richiede strumenti, finanziamenti, personale e una sequenza di interventi coerente.
La concretezza amministrativa, tuttavia, non dovrebbe tradursi automaticamente in una riduzione delle ambizioni. Il problema è piuttosto individuare priorità, stabilire tempi realistici e distinguere ciò che può essere fatto subito da ciò che richiede un percorso più lungo.
Il sindaco ha riconosciuto esplicitamente la difficoltà di trovare questo equilibrio. Il cambiamento, ha osservato, «è possibile quando è reso desiderabile, quando non è imposto», richiamando una riflessione legata anche al pensiero di Alexander Langer.
È una considerazione che riguarda direttamente il rapporto tra amministrazione e cittadini. Una trasformazione urbana può essere tecnicamente corretta e tuttavia incontrare resistenze se non viene compresa, condivisa o accompagnata da alternative credibili.
La partecipazione, in questa prospettiva, non è un passaggio accessorio: può contribuire a rendere le trasformazioni comprensibili e desiderabili, senza però cancellare la responsabilità dell'amministrazione di assumere decisioni.

Il percorso partecipativo: ascoltare non basta

L'avvio del percorso partecipativo per il PGT rende particolarmente attuale questo aspetto dell'intervento. Rossi ha più volte insistito sulla necessità di coinvolgere i cittadini e le diverse componenti della società, nella consapevolezza che il Comune, da solo, non può realizzare tutte le trasformazioni necessarie. Ma la partecipazione acquista significato soprattutto quando è in grado di mettere in relazione le esigenze quotidiane con una visione complessiva della città.
Le richieste dei residenti, le necessità delle associazioni, le esigenze delle attività economiche, le aspettative dei giovani e le preoccupazioni di chi teme di perdere tranquillità o qualità ambientale possono essere anche molto diverse fra loro. Il compito di un percorso partecipativo non è fingere che queste differenze non esistano, ma renderle visibili e consentire un confronto sulle priorità.
In questo senso, le parole del sindaco offrono anche alcuni criteri con i quali valutare il processo che si è appena avviato.
Il primo riguarda il clima: se i dati climatici devono orientare la pianificazione, occorre capire come si tradurranno nelle decisioni sul suolo, sul verde e sulle trasformazioni urbanistiche.
Il secondo riguarda l'accessibilità e la qualità degli spazi pubblici: quali luoghi si vogliono rendere più accoglienti, quali connessioni migliorare, quali opportunità creare per i ragazzi e per le persone che rischiano di rimanere ai margini?
Il terzo riguarda la continuità del verde e la sua integrazione nel tessuto urbano: come conservare non soltanto i parchi, ma anche gli spazi aperti che contribuiscono alla qualità ambientale complessiva?
Il quarto riguarda la concretezza: quali obiettivi possono essere perseguiti, con quali risorse e in quali tempi?
Sono domande che non trovano risposta in una singola assemblea. Richiedono un percorso nel quale il confronto iniziale sia seguito dalla possibilità di verificare come le osservazioni raccolte siano state considerate nelle scelte effettive.
È qui che si misura la differenza tra una consultazione e un processo partecipativo capace di incidere.

Riannodare il filo tra il pensare e l'agire

Verso la conclusione, Rossi ha affrontato anche il rapporto fra l'esperienza amministrativa e la possibilità di fermarsi a riflettere.
Ha raccontato che, dopo oltre otto anni da sindaco, considera questo periodo della sua vita un'esperienza straordinaria, capace di metterlo in contatto con persone e mondi che difficilmente avrebbe conosciuto altrimenti. Al tempo stesso, ha riconosciuto che la frenesia quotidiana del lavoro amministrativo lascia poco spazio alla formazione e alla riflessione.
«Penso che in tutta questa frenesia, in tutto quello che ho imparato sul campo, in cui ho rotto le bolle della mia vita, ho conosciuto persone e mondi mai conoscibili nelle mie vite precedenti, ma è stato il periodo della mia vita sorprendentemente in cui mi sono formato di meno».
Il sindaco ha parlato di decine di migliaia di riunioni e di pochi momenti nei quali la politica gli abbia proposto l'occasione di fermarsi, pensare e formarsi.
Da qui il valore attribuito alla collaborazione con Elena Granata, intesa come tentativo di tenere insieme l'elaborazione culturale e la pratica amministrativa.
Riprendendo una frase conclusiva del libro, Rossi ha richiamato la necessità di «riannodare il filo tra l'agire e il pensare».
È forse questa la chiave che tiene insieme i due interventi. La visione urbana non può rimanere una dichiarazione di principi, ma neppure l'azione amministrativa può ridursi alla gestione delle urgenze, alla risposta alle singole richieste o alla ricerca della soluzione più semplice nell'immediato.
Occorre un progetto capace di collegare i problemi concreti a obiettivi di lungo periodo, senza ignorare i limiti delle risorse e le difficoltà del cambiamento.

Quale città per Seregno?

La presentazione milanese di La città di tutti non era una seduta dedicata al nuovo PGT di Seregno, e le parole del sindaco non costituiscono un programma urbanistico né permettono, da sole, di stabilire quali scelte saranno effettivamente adottate nel piano.
Offrono però un insieme di indicazioni che meritano di essere messe alla prova proprio nel momento in cui la città comincia a discutere del proprio futuro.
Se l'urbanistica deve avere a che fare con la felicità delle persone, come ha detto Rossi, sarà necessario capire come questo principio possa tradursi nelle decisioni concrete. Se il cambiamento climatico deve essere il punto di partenza, occorrerà verificare quali conseguenze ne deriveranno per la tutela del suolo, del verde e delle aree permeabili. Se la solitudine è uno dei problemi più importanti da affrontare, bisognerà interrogarsi sul ruolo dei luoghi pubblici e sulla possibilità di renderli davvero accessibili a tutti.
E se, come sostiene il sindaco, alcune questioni devono essere considerate patrimonio comune al di là delle maggioranze politiche, il PGT potrebbe rappresentare l'occasione per individuare obiettivi condivisi e costruire una prospettiva che non si esaurisca con la durata di un mandato.
Resta una questione decisiva: come conciliare questa visione con le trasformazioni urbanistiche effettive, con gli interessi in gioco, con le risorse disponibili e con le scelte che determineranno il futuro del territorio?
La risposta non può arrivare soltanto dalle parole di una presentazione editoriale. Dovrà emergere dal confronto pubblico, dai contenuti del piano e dalle decisioni che l'amministrazione assumerà.
È proprio per questo che, mentre il percorso partecipativo prende avvio, vale la pena tornare a quelle parole. Non come una dichiarazione da archiviare, ma come un insieme di principi rispetto ai quali misurare le scelte future.
Perché la città di tutti non è semplicemente quella nella quale tutti possono abitare. È quella nella quale le decisioni sul territorio tengono conto della vita di tutti, anche di chi ha meno voce, di chi non dispone di spazi privati, di chi rischia di essere escluso e di chi vivrà a Seregno negli anni a venire.

lunedì 28 settembre 2026

La città è di tutti. E a Seregno?


Mercoledì 30 settembre alle 18, alla Fondazione Ambrosianeum di Milano, Elena Granata presenterà il suo nuovo libro La città è di tutti. Con lei dialogheranno Fabio Pizzul, presidente della Fondazione Ambrosianeum, e Alberto Rossi, sindaco di Seregno.

Ed è proprio quest'ultima presenza che ci sembra particolarmente interessante.

Non è infatti un incontro casuale. Elena Granata ha lavorato anche sul Piano Clima di Seregno, uno strumento che avrebbe dovuto tradurre in indirizzi e azioni concrete alcuni dei temi che ritroviamo al centro della sua riflessione: la qualità dello spazio urbano, il verde, il contrasto alle isole di calore, la mobilità, il consumo di suolo, la capacità della città di adattarsi ai cambiamenti climatici.

Il Piano Clima di Seregno ha ormai circa due anni. La domanda, a questo punto, non può essere soltanto quella relativa alla sua impostazione, ma deve riguardare la sua attuazione concreta. 
Quanto di quello che è stato scritto nel Piano è diventato realtà? Quali interventi sono stati effettivamente realizzati? Quali sono ancora da fare? E soprattutto: le trasformazioni che nel frattempo interessano la città sono coerenti con gli obiettivi indicati dal Piano? Sono domande tutt'altro che teoriche. Nel corso degli ultimi anni Brianza Centrale ha seguito e documentato diversi interventi sul territorio di Seregno, evidenziando in più occasioni come alcune scelte urbanistiche e alcune trasformazioni del territorio sembrino difficilmente conciliabili con gli obiettivi dichiarati in materia di adattamento climatico, tutela del verde e contrasto al consumo di suolo. 

È proprio qui che il titolo del libro di Elena Granata acquista, almeno per noi, un significato particolare. “La città è di tutti” non dovrebbe essere soltanto una bella affermazione di principio. Significa chiedersi chi decide come cambia una città, quali interessi vengono considerati, quanto spazio viene lasciato al verde e agli spazi pubblici e se le politiche dichiarate dalle amministrazioni trovano poi una corrispondenza nelle trasformazioni concrete.

Anche la recensione di Pier Carlo Palermo, pubblicata dalla Casa della Cultura, invita a non fermarsi alle affermazioni di principio. Palermo riconosce nel libro una forte spinta pedagogica e civile, ma sottolinea anche la necessità di confrontarsi con la complessità dei processi urbani, con i conflitti e con i rapporti di forza che determinano concretamente la trasformazione delle città. È una questione che riguarda Milano, ma riguarda ancora di più le città di provincia, dove le trasformazioni possono essere osservate quasi alla scala della strada, del quartiere, del parco che scompare o della nuova costruzione che prende il posto di uno spazio libero. Per questo la presenza del sindaco di Seregno rende l'appuntamento del 30 settembre particolarmente interessante anche per chi osserva le trasformazioni della nostra città.

Dal Piano Clima alla città reale: che cosa significa, concretamente, dire che la città è di tutti?
Sarà un'occasione per ascoltare Elena Granata, ma anche per riportare quella riflessione dentro la realtà quotidiana di Seregno.

  • 📅 Mercoledì 30 settembre 2026
  • 🕕 Ore 18.00
  • 📍 Fondazione Ambrosianeum – Sala Falck – Via delle Ore 3, Milano
  • 🎟️ Ingresso libero e gratuito.

La recensione di Pier Carlo Palermo sul libro di Elena Granata è disponibile sul sito della Casa della Cultura (cliccare qui). 

giovedì 9 aprile 2026

Seregno. Ospedale al Dosso, progetto avanti o ancora fermo? Le versioni non coincidono


Il progetto del nuovo ospedale di riabilitazione al Dosso prende forma oppure è ancora alle fasi iniziali? A leggere le dichiarazioni di Asst Brianza e del sindaco Alberto Rossi apparse su "Il Giornale di Seregno" del 7/04/2026, emergono ricostruzioni non del tutto coincidenti sullo stato dell’iter e sul livello di confronto in corso.

Da un lato, il direttore generale di Asst Brianza, Carlo Alberto Tersalvi, parla di un percorso già avviato. «Con lo studio, qualche mese fa, abbiamo visto una prima ipotesi di layout che è servita a illustrare il progetto a Regione Lombardia», spiega, aggiungendo che si sta lavorando a una «release 2.0» del progetto «in accordo con il sindaco».

Parole che fanno pensare a un livello di elaborazione già concreto, anche alla luce dell’incarico da circa 170mila euro affidato a uno studio di architettura per sviluppare ulteriori approfondimenti progettuali.

Di segno diverso, però, la lettura del Comune. «Non è uno studio di fattibilità» precisa il sindaco Alberto Rossi, sottolineando come «non c’è nessuna procedura tecnica avviata» e che, ad oggi, «non è ancora stato richiesto da Asst un incontro con i tecnici del Comune su questo aspetto».

Una distanza che si riflette anche sul tema del confronto istituzionale. Se da un lato Asst parla di un lavoro che procede «in accordo con il sindaco», dall’altro il primo cittadino afferma che «con Asst non ci sono state interlocuzioni recenti».

Un elemento che solleva interrogativi sul reale livello di coordinamento tra i due enti, soprattutto in una fase che, almeno secondo Asst, avrebbe già prodotto una prima ipotesi progettuale utilizzata anche per interlocuzioni con Regione Lombardia.

Altro punto di possibile divergenza riguarda la localizzazione. Asst fa riferimento esplicito all’area del Dosso, all’interno del Parco Grubria, mentre il Comune mantiene una posizione più aperta: «Siamo disponibili a valutare tutte le ipotesi», spiega Rossi, citando anche possibili alternative, dalle aree dismesse private ad altre soluzioni nel perimetro del parco.

Su questo tema si inseriscono anche le osservazioni del presidente del Parco Grubria, Arturo Lanzani, che ha espresso perplessità sulla collocazione al Dosso. Una posizione che il sindaco richiama indirettamente quando parla della necessità di valutare opzioni diverse, mentre Asst tende a ricondurre il dibattito a un confronto tra opinioni.

Non mancano, tuttavia, elementi di convergenza. Comune e Asst condividono l’obiettivo di non perdere il presidio sanitario sul territorio.
«La soluzione peggiore è perdere il presidio», ribadisce Rossi, evidenziando l’importanza di mantenere un servizio pubblico considerato strategico a livello sovracomunale.

Resta però da chiarire un punto centrale: il progetto è già in una fase avanzata, come lasciano intendere le parole di Asst, oppure è ancora agli inizi, come sostiene l’amministrazione comunale?

domenica 29 marzo 2026

Nuovo ospedale di Seregno: una scelta coerente con il programma elettorale?

Fonte immagine: Wikipedia

Nel dibattito in corso sulla realizzazione del nuovo ospedale di Seregno emerge una questione che finora è rimasta sullo sfondo, ma che merita attenzione: la coerenza di questa scelta con il programma amministrativo presentato agli elettori nel 2023 (per scaricarlo cliccare qui).

Nel documento con cui l’attuale maggioranza si è presentata alle elezioni non compare alcun riferimento alla costruzione di un nuovo presidio ospedaliero. Al contrario, sul piano urbanistico e ambientale vengono indicati alcuni indirizzi molto chiari, più volte ribaditi nel testo.

Tra questi, in particolare, l’obiettivo del “consumo di suolo zero” e la priorità della rigenerazione delle aree dismesse, indicata come modalità privilegiata per rispondere ai bisogni della città senza ulteriore espansione urbana.

Si tratta di principi che non hanno un valore meramente tecnico, ma rappresentano un orientamento politico preciso: contenere l’uso di nuovo suolo, valorizzare il patrimonio esistente e limitare l’impatto delle trasformazioni sul territorio.

Alla luce di questi indirizzi, l’ipotesi di realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola, per di più all’interno del Parco GruBrìa, introduce una evidente tensione tra quanto dichiarato nel programma e le scelte che oggi sembrano prendere forma nel dibattito pubblico.

Non si tratta di una questione formale, ma sostanziale. Una decisione di questo tipo non è neutra: implica consumo di suolo, trasformazione permanente di un’area libera e incide su uno degli ambiti più delicati del territorio.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento. Proprio perché il nuovo ospedale non era tra gli interventi esplicitamente indicati nel programma, gli elettori non si sono espressi su questa specifica scelta.

Questo non mette in discussione la legittimità dell’amministrazione, ma pone un tema di metodo. Quando emergono decisioni così rilevanti e non previste nel mandato elettorale, diventa ancora più importante costruire momenti di confronto pubblico ampi e strutturati.

Assemblee, percorsi partecipativi, occasioni di approfondimento: strumenti che permettono di discutere nel merito le alternative, valutare gli impatti e rendere trasparenti le motivazioni delle scelte.

L’ampio consenso elettorale ottenuto dal sindaco rappresenta una base solida per governare, ma non esaurisce la necessità di costruire condivisione su decisioni specifiche che non erano contenute nel programma e che incidono in modo significativo — e non reversibile — sul futuro della città.

Per questo, il tema della coerenza non riguarda solo il passato, ma anche il modo in cui si costruiscono le decisioni nel presente.

Se davvero si ritiene che la realizzazione di un nuovo ospedale — eventualmente anche su suolo agricolo — sia la scelta più corretta, è necessario dirlo con chiarezza e motivarlo pubblicamente, spiegando perché questa opzione sia compatibile, o eventualmente debba prevalere, rispetto agli obiettivi di consumo di suolo zero e rigenerazione urbana indicati nel programma.

Solo così il confronto può diventare reale e le decisioni realmente condivise.

sabato 28 marzo 2026

Verde urbano a Seregno: tra nuove piantumazioni e alberi abbattuti


Il tema del verde urbano è tornato al centro dell’attenzione a Seregno, dopo un intervento del sindaco Alberto Rossi sulla propria pagina Facebook. Il post, pubblicato in concomitanza con episodi di forte vento, prova a tenere insieme due aspetti spesso percepiti come contrapposti: la sicurezza e la tutela del patrimonio arboreo.

Il sindaco parte da un punto sensibile, quello degli abbattimenti, sottolineando come ogni intervento venga effettuato sulla base di perizie agronomiche e con l’obiettivo di prevenire rischi, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. “Ogni albero abbattuto è un dispiacere”, scrive Rossi, ribadendo però la necessità di intervenire su piante morte o malate.

Accanto a questo, l’amministrazione mette in evidenza l’attività di piantumazione: 210 nuove piante messe a dimora nelle ultime settimane in diverse zone della città, tra parchi, scuole e strade, per un investimento di circa 70 mila euro. Il messaggio conclusivo è chiaro: “Tagliare quando serve, ma soprattutto piantare, rigenerare, far crescere”.

Un’impostazione che, almeno nei principi, trova il nostro consenso: intervenire quando non ci sono alternative e, al tempo stesso, investire sul verde. Tuttavia, il dibattito sul tema è più ampio e complesso, e non si esaurisce nel semplice equilibrio tra abbattimenti e nuove piantumazioni.

Uno dei punti più discussi riguarda proprio il rapporto tra alberi abbattuti e alberi piantati. Nel post del sindaco vengono forniti dati dettagliati sulle nuove messe a dimora, ma non sul numero delle piante rimosse. Un elemento che è importante per valutare in modo completo le politiche sul verde.

C’è poi una questione di natura qualitativa, oltre che quantitativa. Come sottolineano molti esperti, non tutti gli alberi hanno lo stesso valore. Un albero adulto, con decenni di crescita alle spalle, svolge funzioni ecosistemiche – dall’assorbimento di CO₂ alla regolazione del microclima, fino al supporto alla biodiversità – che una pianta giovane non può garantire nel breve periodo.

Su questo punto è particolarmente netto Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale ed esperto di alberi monumentali. In una recente intervista ha evidenziato come la sostituzione di alberi maturi con nuove piantumazioni non sia, di per sé, una compensazione equivalente: il valore ecosistemico di una pianta adulta è “nettamente superiore” rispetto a quello di un giovane albero.

Zanzi richiama, a questo proposito, anche una stima del professor William Moomaw: per compensare il valore di un solo albero abbattuto di circa 80 anni di vita, sarebbe necessario mettere a dimora oltre 3000 nuove piante con una circonferenza del tronco non inferiore a 14 centimetri, in modo da garantire fin da subito una funzione fotosintetica significativa.

Zanzi richiama anche l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: ogni albero non è un elemento isolato, ma un piccolo ecosistema che ospita fauna, funghi e microrganismi. La sua rimozione comporta quindi una perdita più ampia rispetto alla sola pianta.

Un altro tema riguarda la gestione del rischio. Secondo l’agronomo, il pericolo di caduta spontanea degli alberi è generalmente molto basso, mentre una parte significativa degli incidenti sarebbe legata a manutenzioni non corrette o a danni all’apparato radicale causati da interventi umani. Da qui l’invito a puntare maggiormente sulla cura e sulla gestione corretta del patrimonio esistente.

Questo non significa negare la necessità degli abbattimenti in presenza di situazioni di reale pericolo, ma piuttosto inserirli in una visione più ampia, che privilegi – quando possibile – la conservazione e la cura delle piante mature.

Il punto di incontro tra queste diverse posizioni sembra emergere proprio nella frase conclusiva del sindaco: intervenire quando necessario, ma soprattutto investire nella crescita del verde. Una sintesi che, per essere pienamente efficace, richiede però trasparenza sui dati complessivi (abbattimenti e nuove piantumazioni) e una riflessione più approfondita sul valore del patrimonio arboreo esistente.

Perché, se è vero che piantare nuovi alberi è fondamentale per il futuro, è altrettanto vero che il verde urbano è fatto anche – e soprattutto – di ciò che è già cresciuto nel tempo. E che, proprio per questo, rappresenta una risorsa difficile da sostituire.

venerdì 5 dicembre 2025

Miracolo a Seregno!

 

Nei giorni scorsi, sulla pagina Facebook del Sindaco di Seregno è apparso un video in cui annuncia che i lavori della rotonda tra via Wagner ed Einaudi verranno chiusi in anticipo rispetto alle previsioni, riducendo così i disagi per i cittadini e per chi transita quotidianamente in zona.
Una buona notizia che merita un sorriso… e una rima.

Alla rotonda di Wagner/Einaudi
i lavori corrono, mica vanno lenti:
si parlava di sei mesi pieni…
ma in un lampo son quasi pronti i cantieri!

Il Sindaco annuncia: “Per Natale si passa!”.
E noi pendolari cadiamo dalla massa:
“Prima di Natale? Ma è stregoneria!”
— invece no: pura ingegneria.

Qualcosa manca? Sì, qualche rifinitura,
ma niente che blocchi la nostra andatura:
il traffico scorre, la curva è servita,
la rotonda è quasi… miracolata e finita.

E allora ridiamo, senza cattiveria:
qui la velocità sfida ogni miseria!
E con tono giocoso, senza alcun clamore:
“Signor Sindaco, al Ministero farebbe furore!”

Nota finale: 
Questi versi son satirici, si sa.
Complimenti al Sindaco e a chi ha lavorato qua.
Se ai Trasporti arrivasse qualcuno coi miracoli veri…
noi pendolari saremmo i primi ad esserne fieri!

domenica 3 agosto 2025

Seregno: il Piano Clima esiste, ma non si vede

Riqualificazioni urbane e coerenza climatica. Una riflessione oltre le polemiche

Immagini tratte da Facebook

Il sindaco Alberto Rossi ha annunciato sulla sua pagina Facebook l’avvio dei lavori di riqualificazione di via Umberto I, nel pieno centro di Seregno. Un intervento sostenuto anche da fondi regionali, che prevede la posa di una nuova pavimentazione “di pregio” per valorizzare esteticamente l’area.

Il post ha subito suscitato reazioni contrastanti: da un lato, critiche sull’attenzione riservata (ancora una volta) al centro storico rispetto alle periferie; dall’altro, chi ha difeso l’iniziativa, affermando che "qualunque cosa si faccia, qualcuno si lamenta".

A noi non interessa alimentare questa contrapposizione. Vogliamo spostare lo sguardo: non sulla scelta del luogo, né sul tipo di materiale utilizzato, ma sul significato più ampio che dovrebbe accompagnare ogni intervento urbano oggi. In particolare, su quanto tali interventi siano coerenti con gli impegni climatici che la città si è data ufficialmente solo un anno fa.

Piano del Clima, Comune di Seregno

Il Piano del Clima di Seregno, frutto della collaborazione con il Politecnico di Milano, pone obiettivi ambiziosi ma imprescindibili per il futuro urbano: ridurre la vulnerabilità agli eventi climatici estremi, contenere il consumo di suolo, aumentare il verde urbano e favorire superfici permeabili. Si legge, ad esempio:

    “La sola rimozione di asfalto e cemento e la sostituzione con pavimentazioni drenanti, con materiali freddi o vernici termoriflettenti, può incidere in modo determinante sul nostro benessere psico-fisico, riuscendo ad abbattere drasticamente le temperature.”

E ancora:

    “Intervenire sulle isole di calore, anno dopo anno, con piani di mitigazione che riducano le superfici impermeabili e aumentino quelle verdi è oggi una priorità per la sopravvivenza di tutti.”

Alla luce di queste linee guida, ci colpisce che l’unico elemento evidenziato dal sindaco sia il carattere “di pregio” della nuova pavimentazione, senza alcun riferimento alla sostenibilità, alla permeabilità del suolo, alla gestione delle acque o all’ombreggiamento. Non abbiamo visto il progetto, ma è difficile immaginare che contenga elementi coerenti con il Piano Clima se nemmeno un accenno è stato ritenuto meritevole di comunicazione pubblica.

Piano del Clima, Comune di Seregno

E questo è un punto su cui vale la pena fermarsi. Non per accusare, ma per chiedere una maggiore responsabilità politica e culturale: è tempo che le parole “transizione ecologica” diventino criteri guida nei progetti, non slogan nei documenti.

Un centro storico riqualificato può – e dovrebbe – essere anche un laboratorio di adattamento climatico, un esempio visibile di come una città possa conciliare estetica, funzionalità e sostenibilità. Perché la crisi climatica non è un argomento da convegno, ma una sfida concreta che attraversa anche le scelte più quotidiane, come la riqualificazione di una via.

Seregno ha gli strumenti e le conoscenze per essere un esempio virtuoso. Ma serve coerenza tra piani e progetti, tra impegni pubblici e interventi reali. Altrimenti rischiamo di costruire il futuro su una superficie bella, sì, ma impermeabile – in tutti i sensi.

🌡️ ISOLE DI CALORE URBANE

Piano del Clima, Comune di Seregno

Dove il caldo si fa più estremo
  • In estate, una piazza asfaltata può essere da 5 a 8°C più calda rispetto a un'area verde con alberi e acqua.
  • Le isole di calore non sono eccezioni, ma effetti strutturali dell’urbanizzazione.
  • I quartieri più colpiti a Seregno (secondo il Piano Clima): Centro, San Rocco, Ceredo, Lazzaretto.
  • Pavimentazioni compatte (come pietra, asfalto, cemento) contribuiscono in modo diretto a questo surriscaldamento urbano.
Le conseguenze non sono solo termiche, ma sanitarie: colpiscono anziani, bambini, persone fragili e a basso reddito.

    “Le città sono malate: ondate di calore, alluvioni improvvise, inquinamento. Serve agire sulle superfici, riportare suolo libero, piantare alberi.” – Piano del Clima, Comune di Seregno

domenica 27 luglio 2025

Pedemontana a Seregno – Parte 4: Sicurezza, rumore e terre di scavo. Tutto ciò che non è stato detto


Martedì 22 luglio 2025, presso la Biblioteca civica di Seregno, si è tenuta un’assemblea pubblica indetta dall’Amministrazione comunale alla presenza dei vertici di Pedemontana. Un’occasione utile – almeno in teoria – per fare il punto sull’avanzamento dei cantieri e informare la cittadinanza.

Ma su molti aspetti concreti, e particolarmente impattanti per chi vive nei pressi delle aree di lavoro, il silenzio è stato assordante: nessuna risposta chiara su logistica, movimentazione dei mezzi, viabilità di cantiere, polveri, rumori o tempistiche dettagliate. A sottolineare questa lacuna è stato lo stesso Sindaco di Seregno, Alberto Rossi, che più volte ha richiesto al direttore di Pedemontana, ing. Sabatino Fusco, di garantire comunicazioni tempestive e trasparenti, affinché il Comune possa informare adeguatamente i cittadini.

Eppure, le prescrizioni del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) sono chiare: il coinvolgimento informato della popolazione non è una concessione, ma un obbligo.

Nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18/02/2010, sono elencate precise prescrizioni tecniche e ambientali per la realizzazione dell'autostrada Pedemontana. Qui vogliamo ricordarle, sia a Pedemontana che all’Amministrazione pubblica:

▪ Prescrizione n. 135
“Dovrà essere data adeguata informazione alla popolazione interessata circa lo svolgimento, collocazione temporale e durata prevista delle attività di cantiere […]”

Il cantiere per la realizzazione della tangenziale al Ceredo - Seregno

All’assemblea, invece, nessun piano temporale di dettaglio è stato presentato, né un quadro organizzativo delle fasi più impattanti.
Ricordiamo, ad esempio, che i lavori per la tangenziale Meda–Seregno sono già iniziati.

▪ Prescrizione n. 159
Contenimento dell’inquinamento atmosferico durante la cantierizzazione, mediante bagnatura delle piste, lavaggio ruote, copertura dei materiali polverosi, limitazione della velocità, tracciabilità delle terre.

Di queste misure, nulla è stato illustrato al pubblico. Nessuna rassicurazione sull’esistenza o sull’effettivo avvio di sistemi di lavaruote, piste stabilizzate o procedure per la gestione delle polveri e dei mezzi in transito.

▪ Prescrizione n. 162
Piano di Azione per la gestione delle emergenze in caso di incidenti, rischio industriale, esondazioni o cantieri in aree urbane sensibili.
Sia il quartiere Ceredo che la zona dello Stadio rientrano tra le aree urbane sensibili.
Anche su questo tema, nessuna menzione è stata fatta durante l’incontro. Eppure il tracciato tocca zone densamente abitate, dove la prevenzione dovrebbe essere al centro della pianificazione.

Immagine tratta dalla relazione presentata dall'ing. Monguzzi, scaricabile qui

Un aspetto particolarmente delicato è quello del deposito delle terre di scavo, che – come confermato nella stessa assemblea – avverrà in un’area situata a cavallo tra i Comuni di Cesano Maderno e Desio, al confine con Seregno. Un tema che approfondiremo in un prossimo aggiornamento.

Cosa chiedono i cittadini (e cosa prevede il CIPE)

Il CIPE raccomanda che in fase di cantierizzazione siano predisposti:

  • Piani di circolazione dei mezzi, con indicazione di percorsi, orari, volumi di traffico (Raccomandazione n. 17);
  • Piani temporali delle opere che tengano conto anche della stagionalità ambientale, per tutelare la fauna e le condizioni climatiche (Raccomandazione n. 3);
  • Informazione continua e anticipata verso la popolazione, soprattutto nei casi di attività rumorose, movimentazione terre e fasi ad alta impattività (Prescrizione n. 135).

Serve un cambio di passo immediato: non solo per rispetto delle prescrizioni CIPE, ma per un principio elementare di democrazia ambientale e tutela della salute pubblica.

Parafrasando il Sindaco Rossi: “prima di avviare i cantieri, bisogna sapere – e far sapere – che cosa si sta facendo.”

📌 Scheda tecnica – Prescrizioni e Raccomandazioni CIPE

Supplemento ordinario n. 34 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 40 del 18/02/2010

Prescrizioni rilevanti:
  • 91) Coordinamento cantieri metrotranvia/autostrada (comune di Desio): elaborato con cronoprogrammi integrati e collaborazione obbligatoria con la Provincia di Milano.
  • 135) Monitoraggio acustico in corso d’opera e informazione dettagliata alla popolazione sulle attività rumorose.
  • 159) Contenimento inquinamento atmosferico in cantiere: polveri, lavaruote, materiali tracciabili, stabilizzazione piste, uso mezzi coperti, impianti chiusi, tecnologie a basse emissioni.
  • 162) Piano di emergenza per incidenti, esondazioni, rischio industriale: comunicazione ai lavoratori, indicazioni operative, protezioni contro cadute, scavi, linee elettriche, traffico.
  • 166 c) Nomina obbligatoria del Dirigente Tecnico della Sicurezza, sempre presente in cantiere.
  • 219) Pulizia delle strade urbane infangate dai mezzi: impianto lavaruote raccomandato.
Raccomandazioni:
  • 3) Evitare fasi di cantiere durante il periodo riproduttivo della fauna.
  • 17) Piano di circolazione mezzi d’opera con valore contrattuale, contenente: percorsi impegnati, tipo di mezzi, volumi di traffico e velocità, calendario e orari, percorsi alternativi, misure di salvaguardia degli edifici sensibili in aree urbanizzate.

 

Leggi anche:

  1. Pedemontana a Seregno – Parte 1: il nodo della tangenziale Meda-Seregno (23/07/2025)
  2. Pedemontana a Seregno – Parte 2: Gallerie, svincoli e cambiamenti a sud della città
  3. Pedemontana a Seregno – Parte 3: “Tre maxi depositi nel cuore del Parco”. La denuncia di Arturo Lanzani scuote l’assemblea
  4. Pedemontana e la tangenziale Meda-Seregno. Basta numeri a caso: diciamo le cose come stanno 

 

venerdì 4 luglio 2025

Pedemontana e ospedale, la Seregno che avanza (senza dire dove va)

Il Giorno, ed. Monza - 2 luglio 2025

Nei giorni scorsi, sulle pagine locali de Il Giorno, è apparso in bella evidenza un articolo piuttosto allarmante sull’avvio dei lavori della Pedemontana a Seregno. Diversi Comitati di Quartiere hanno chiesto ufficialmente al sindaco Alberto Rossi un incontro, seguito da un’assemblea pubblica, per informare la cittadinanza sui lavori della Pedemontana che potrebbero avere impatti diretti e indiretti sul territorio comunale.

Ma se le ruspe rombano, l’amministrazione comunale, per ora, tace. E qui entra in gioco il nuovo motto che serpeggia tra cittadini e comitati: “Pedemontana, non se ne parla!”

Il bello (si fa per dire) è che questa frase funziona su due livelli: da una parte, c’è chi la pronuncia con tono deciso, quasi a dire “non vogliamo quest’opera”; dall’altra, c’è chi la dice sospirando, perché dal Comune non arriva nemmeno mezza parola.

Nelle ultime settimane, gli sbancamenti sono ben visibili nei comuni vicini e anche a Seregno, dove sta prendendo forma la famigerata “tangenziale sud di Meda”, senza dimenticare la zona Stadio, dove è prevista una galleria. E guai a illudersi che Seregno possa cavarsela con poco: tra cantierizzazioni, viabilità impazzita e traffico pronto a riversarsi sulle strade locali, la città è già parte in causa.

Sono già passate due settimane da quando i Comitati di Quartiere - inizialmente quelli delle zone più coinvolte, come Ceredo, Sant’Ambrogio, Lazzaretto-San Giuseppe e San Carlo - hanno chiesto con urgenza di incontrare il sindaco Rossi. I temi sul tavolo non sono certo dettagli da tecnici:

  • le opere di mitigazione ambientale, cruciali per salvare il Parco agricolo del Meredo;
  • il destino del tunnel previsto dietro l’ospedale e quello del passaggio a livello di San Giuseppe;
  • la viabilità cittadina, già al limite in vie come Cadore e Wagner, dove i camion rischiano di diventare più numerosi degli alberi.

Segno evidente che la Pedemontana non è faccenda “da quartiere”: anche i Comitati di Santa Valeria e del Centro hanno deciso di farsi sentire. Ormai è chiaro a tutti che un’autostrada di queste dimensioni non si limita a scavare buche nel terreno, ma rischia di scavare solchi profondi nella qualità della vita cittadina.

Ma non è solo la Pedemontana a sollevare domande sul futuro urbanistico di Seregno.

La pagina Facebook del Sindaco Rossi - 3 luglio 2025

Mentre il sindaco sembra non trovare il tempo per parlare con i Comitati sul tema Pedemontana, lo trova invece per schierarsi a favore della costruzione di un nuovo ospedale, non su un’area dismessa o riqualificabile, ma su terreni agricoli vergini. Una scelta che stride apertamente con quanto dichiarato dallo stesso Comune nel Piano Clima, dove si auspica il consumo di suolo zero e la tutela delle aree verdi residue.

È una contraddizione che non sfugge a chi osserva la città: da un lato, si denuncia l’impatto della Pedemontana sui quartieri e sull’ambiente; dall’altro, si propone di costruire un’opera enorme come un ospedale su terreno verde, invece di dare priorità al recupero delle tante aree dismesse esistenti.

Il racconto distopico da noi pubblicato - “La salute non si costruisce sul cemento. L’Ospedale di Seregno e il costo del nuovo: una lezione urbanistica per la Brianza” - fotografa con chiarezza il problema: la salute dei cittadini si tutela con una città vivibile, verde, con aria respirabile e servizi accessibili. Non con muri e cemento.

Il vero nodo è la mancanza di una visione strategica. La consiliatura Rossi, dopo 7 anni, non ha ancora varato un nuovo Piano di Governo del Territorio, e si procede a colpi di interventi spot: un rendering qui, una pista ciclabile lì, un’inaugurazione altrove. Senza però un disegno complessivo su come Seregno dovrà essere tra dieci o vent’anni.

Nel frattempo, il silenzio sulla Pedemontana diventa sempre più rumoroso. Come dicono con sarcasmo alcuni cittadini, «fa più baccano dei camion che attraversano il Ceredo».

I Comitati e molti cittadini, però, non hanno alcuna intenzione di mollare. Sono convinti che il momento per parlare sia adesso, perché più passa il tempo, più le questioni rischiano di diventare ingovernabili. Anche perché una città senza visione rischia di trovarsi, presto, con molto cemento e pochissima salute.

martedì 26 novembre 2024

Piano Clima di Seregno: ora coivolgiamo i cittadini, non abbiamo tempo da perdere!

Riceviamo e pubblichiamo.

(dc) - Seregno incassa un altro riconoscimento per il suo Piano Clima e può certamente festeggiare. Dopo il premio ricevuto a Padova poche settimane fa, il progetto ha conquistato anche il Premio Nazionale Innovazione e Sviluppo Next Generation 2024, organizzato da ANCI Piemonte sotto il prestigioso patrocinio del Parlamento Europeo, di ministeri italiani e della RAI. Insomma, una sfilata di medaglie che brilla di successo.


Il sindaco Alberto Rossi, giustamente soddisfatto, ha condiviso il momento su Facebook, ricordando come tutto sia nato dalla necessità di reagire agli eventi estremi del 2023: la grandinata e la tromba d’aria che hanno scosso la città. L’orgoglio c’è, la visione pure. Ma manca ancora un elemento fondamentale: il confronto pubblico e partecipato, annunciato mesi fa e rimasto per ora solo sulla carta.

In un’intervista su LinkedIn, Rossi ha descritto le ambiziose misure previste dal Piano Clima: depavimentazioni per migliorare il drenaggio, aree allagabili per contrastare le inondazioni e piantumazioni per mitigare le isole di calore. Un modello di progettazione urbana avanzata, combinato con l’intento di sensibilizzare e coinvolgere la comunità. Parole che suonano bene e che giustamente hanno attirato l’attenzione dei giudici dei premi.

Eppure, qualcosa non torna. Le presentazioni pubbliche, promesse durante l'incontro iniziale dello scorso giugno, non si sono ancora tenute. I cittadini, teoricamente il cuore pulsante di un piano così inclusivo, non hanno avuto modo di partecipare, ascoltare, proporre o sentirsi davvero parte del progetto.


Il sindaco rassicura: alcune attività partiranno presto, soprattutto nelle scuole, e il bilancio 2024 prevede risorse destinate alle prime azioni concrete. Bene, anzi benissimo. Ma l’impressione è che i premi abbiano viaggiato più veloci delle attività sul campo.

In fondo, il Piano Clima è un’opera tanto necessaria quanto innovativa. Merita il successo, ma ancor di più merita di essere vissuto dai cittadini di Seregno. Tra un premio e un altro, la vera vittoria sarà portare il progetto nelle piazze, nei quartieri e, perché no, sui tavoli delle discussioni partecipative promesse.

Per ora, Seregno può lucidare i suoi trofei. Ma chissà, forse è il caso di spolverare anche le agende per fissare qualche data di incontro con i suoi abitanti.

lunedì 25 novembre 2024

Pedemontana: Quale futuro per Biassono? Incontro pubblico per analizzare le criticità


La realizzazione della nuova autostrada Pedemontana continua a suscitare un vivace dibattito nelle comunità locali. La lista civica "Biassono Civica" ha deciso di affrontare il tema con un incontro pubblico dal titolo "Pedemontana a Biassono. Cosa ci aspetta, cosa possiamo fare", che si terrà il prossimo 4 dicembre 2024 alle ore 20:45 presso la Sala Civica Carlo Cattaneo in via Verri 14 a Biassono.


L'autostrada Pedemontana è un'infrastruttura ambiziosa, ma il progetto non è esente da pesanti criticità. Tra le principali preoccupazioni emerse vi sono:

  • Impatto ambientale: il tracciato dell'autostrada attraversa zone sensibili dal punto di vista ecologico e agricolo. L'opera minaccia aree verdi di pregio, compromettendo la biodiversità e riducendo il patrimonio naturale disponibile per le comunità locali.
  • Costi e sostenibilità economica: i costi elevati del progetto e le incertezze sui fondi necessari per il completamento continuano a sollevare dubbi sulla sostenibilità economica dell'opera, soprattutto considerando i benefici limitati rispetto ai disagi causati.
  • Problemi di inquinamento: l'autostrada potrebbe comportare un aumento significativo delle emissioni di CO2 e polveri sottili, peggiorando la qualità dell'aria in un'area già fortemente industrializzata.
  • Impatto sociale: le espropriazioni e i disagi causati dalla costruzione dell'autostrada potrebbero colpire duramente le comunità locali, compromettendo il tessuto sociale e la qualità della vita degli abitanti.

Per discutere di questi temi, Biassono Civica ha organizzato un evento che vedrà la partecipazione di numerosi esperti e rappresentanti istituzionali. Tra i relatori ci saranno:

  • Federico Carrer, architetto;
  • Alberto Rossi, sindaco di Seregno;
  • Sara Dossola, sindaca di Lesmo;
  • Massimo Stucchi, del comitato No Pedemontana Lesmo;
  • Alberto Colombo, esponente di Sinistra e Ambiente Meda;
  • Concetta Monguzzi e Giorgio Garofalo, consiglieri provinciali.

La serata sarà un’occasione per fare il punto sul progetto, comprendere i possibili impatti per Biassono e i comuni limitrofi, e valutare le alternative praticabili. L’invito a partecipare è rivolto a tutti i cittadini interessati a informarsi e a contribuire al dibattito.


"Vi aspettiamo il 4 dicembre 2024 in Sala Civica a Biassono per parlare di Pedemontana"
è il messaggio della lista civica. La partecipazione attiva è fondamentale per costruire una risposta condivisa a una questione che potrebbe ridefinire il futuro del territorio.

 


 

giovedì 4 luglio 2024

Il futuro degli alberi urbani a Seregno: le ragioni del sindaco Rossi e le nostre osservazioni

Gli olmi di via Parini prima del taglio

La pubblicazione del nostro post riguardante l'abbattimento degli olmi di via Parini (leggi qui) ha attirato molta attenzione ed è stata ripresa da diversi canali social. Alberto Rossi, Sindaco di Seregno, ci ha scritto per spiegare le ragioni di tale intervento. Lo ringraziamo per questo e ci auguriamo che, come ha già dimostrato in passato, sappia cogliere gli aspetti positivi di questo confronto e "guardare alla problematica complessivamente". Al termine del suo intervento, pubblichiamo alcune nostre riflessioni.

 

La gestione del patrimonio arboreo a Seregno: le motivazioni dell'amministrazione comunale 

 

L'area di via Parini dopo il taglio degli olmi

di Alberto Rossi, Sindaco di Seregno
 

So bene che ad ogni abbattimento di alberature, si rinnovano proteste di persone con spiccata sensibilità ambientalista, come quelle da voi citate. Credo sia necessario, però, guardare alla problematica complessivamente. A Seregno gli alberi di proprietà pubblica sono circa 11 mila, solo considerando i parchi urbani e i filari (poi ci sono le fasce boscate, dove solo nell’ultimo biennio abbiamo impiantato quasi 5000 nuovi esemplari). Un patrimonio così ampio comporta, inevitabilmente, una manutenzione periodica, fatta di nuove piantumazioni (che in questi anni sono state regolarmente effettuate) e fatta, purtroppo, anche di abbattimenti. Che, fisiologicamente, riguardano poche decine di alberi all’anno.

Gli alberi, infatti, non sono eterni: qualche volta si ammalano e diventano pericolanti. Qualche volta portano insetti. E qualche volta raggiungono dimensioni che non sono più compatibili con la loro collocazione, magari perché la loro chioma danneggia i tetti delle case o magari perché l’apparato radicale (come quello degli olmi di via Parini, intervento di cui parliamo da due anni almeno) intercetta pericolosamente la rete dei sottoservizi, fino ad invadere le proprietà laterali. E poi abbiamo diversi alberi ormai irrimediabilmente secchi. In questi casi, è fisiologico l’abbattimento. Che è una scelta sempre complessa, ma mai immotivata. Rimane poi il tema rispetto al reimpianto nelle aree urbane, su cui rinnoviamo l’impegno e concentreremo risorse nei prossimi anni.


Gli olmi di via Parini: perché il loro valore non va sottovalutato
 
Immagine tratta dal Piano Clima del Comune di Seregno

Gentile Sindaco Rossi,

La ringraziamo per le spiegazioni fornite e per l’impegno preso riguardo al reimpianto delle alberature in ambito urbano. Tuttavia, nel caso specifico degli olmi di via Parini, ci sembra che non si sia tenuto sufficientemente conto dei benefici che tali alberi portavano agli abitanti di quel rione e, più in generale, alla nostra città.

Come lei ben sa, gli alberi sono cruciali per contrastare il fenomeno globale delle "isole di calore": un singolo albero può fornire un refrigerio pari a quello prodotto da cinque condizionatori. Oltre a questo, gli alberi contribuiscono a ridurre gli inquinanti atmosferici, immagazzinano CO2, conservano l'acqua piovana e favoriscono la biodiversità. Sono elementi vitali per la salute del nostro ambiente urbano e per il benessere dei cittadini.

Il posizionamento degli elementi vegetali nelle strutture urbane può facilitare o inibire la separazione tra gli effetti microclimatici e di inquinamento (fonte: Scudo, 2003)

Inoltre, non sembra ci fossero urgenze stringenti, dato che l'intervento era stato discusso per almeno due anni. Pertanto, ci chiediamo se non fosse stato possibile posticipare l'abbattimento a settembre, dopo la stagione riproduttiva degli uccelli, per minimizzare l'impatto sulla fauna locale.

Auspichiamo che in futuro vengano considerati non solo i problemi manutentivi, ma anche i grandi vantaggi che gli alberi offrono.