mercoledì 30 settembre 2026
Una passeggiata contro Pedemontana, tra gli alberi e la musica
Sabato 10 ottobre, al Bosco delle Querce di Seveso, la musica accompagnerà una passeggiata tra alberi, sentieri e memoria. A suonare sarà la Banda degli Ottoni, insieme a tutte le musiciste e ai musicisti che vorranno partecipare. Un modo insolito per conoscere il bosco: camminare, ascoltare, fermarsi. E proprio attraverso la musica, secondo i promotori, mettere in evidenza ciò che potrebbe cambiare con la realizzazione di Pedemontana.
Il Bosco delle Querce non è soltanto una superficie verde sulla carta. È un luogo con una storia particolare, nato dalla bonifica dell'area colpita dal disastro Icmesa e diventato negli anni uno spazio di natura, memoria e vita quotidiana. La passeggiata vuole quindi essere anche un modo per guardare con attenzione il territorio e interrogarsi sulle trasformazioni che una grande infrastruttura può comportare: quanto spazio verrà modificato? quali aree saranno interessate? che cosa resterà del paesaggio che oggi attraversiamo a piedi? La musica farà da filo conduttore, ma sarà il bosco il vero protagonista. Una banda che cammina tra gli alberi può sembrare un'immagine curiosa. Forse lo è proprio perché ci invita ad ascoltare un luogo prima di parlare della sua trasformazione.
Appuntamento sabato 10 ottobre alle ore 10.00, all'ingresso del mercato di via Redipuglia (Bocciodromo), a Seveso.
martedì 29 settembre 2026
A piedi nel Meredo, tra strade vicinali, cascine e memoria
Sabato 3 ottobre una nuova camminata narrante alla scoperta del Parco Agricolo del Meredo
Ci sono luoghi che si possono attraversare tante volte senza riuscire davvero a vederli. E poi ci sono le strade vicinali del Meredo: basta percorrerle a piedi, con qualcuno che sappia raccontarle, per scoprire che dietro un nome, una cascina, un boschetto o una vecchia crocetta si nasconde una parte importante della storia di Seregno. È questo l'obiettivo della camminata narrante “Per le strade vicinali del Parco Agricolo del Meredo”, in programma sabato 3 ottobre 2026, con ritrovo alle ore 10 presso il parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord. L'iniziativa riprende l'esperienza dello scorso anno, quando la passeggiata alla scoperta delle vie vicinali del quartiere Sant'Ambrogio registrò il tutto esaurito e accompagnò i partecipanti attraverso le strade rurali, le cascine, i boschi e i luoghi della memoria del Meredo.
Anche questa volta il cammino sarà un'occasione per guardare con occhi diversi un territorio che conserva ancora importanti tracce del suo passato agricolo. Le vecchie strade vicinali, nate per collegare campi e cascine, sono oggi percorsi preziosi per conoscere e vivere il paesaggio del Parco Agricolo del Meredo. Un patrimonio tanto più significativo in una città dove gli spazi agricoli e naturali sono sottoposti da decenni a una forte pressione urbanistica. La passeggiata sarà accompagnata da Alberto Isnenghi del WWF Insubria, per gli aspetti naturalistici, da Zeno Celotto del Circolo culturale Seregn de la memoria, che accompagnerà i partecipanti tra storia, toponomastica e curiosità del territorio, e da Massimiliano Morelli, che racconterà la storia delle cascine e del paesaggio agricolo del Meredo. Il percorso permetterà così di intrecciare natura, storia e memoria, seguendo quelle strade che ancora oggi attraversano campi e aree boscate e che costituiscono una delle caratteristiche più interessanti del paesaggio del Meredo. La rete delle strade vicinali non è infatti soltanto una rete di percorsi: è una testimonianza concreta della lunga storia agricola di questa parte di Seregno.
E alla fine della camminata ci sarà anche un momento conviviale. Presso Cascina Monti Brivio saranno allestiti alcuni gazebo informativi del Parco GruBrìa e del Circolo culturale Seregn de la memoria, prima del rinfresco finale offerto dagli abitanti della cascina. Un modo semplice per stare insieme e, soprattutto, per ricordare che il paesaggio non è qualcosa di separato dalla nostra storia: è la storia che ancora possiamo attraversare a piedi.
Informazioni
- Sabato 3 ottobre 2026
- Ritrovo: ore 10
- Luogo: parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord, Seregno
- Partecipazione: gratuita
- Iscrizione obbligatoria entro il 1° ottobre 2026 scrivendo a comitato.santambrogio@seregno.info
Natura e memoria: un omaggio a Laura Conti
Ci sono persone che hanno saputo parlare di ambiente molto prima che la parola sostenibilità entrasse nel linguaggio quotidiano. Laura Conti è una di queste.
Medica, scienziata, scrittrice, divulgatrice, politica e partigiana, Laura Conti ha dedicato gran parte della sua vita a mettere in relazione ambiente, salute, territorio e responsabilità collettiva. Una figura particolarmente importante anche per il nostro territorio, perché dopo il disastro dell’ICMESA del 1976 fu tra le voci che contribuirono a leggere la vicenda di Seveso non soltanto come un incidente industriale, ma come una questione ambientale, sanitaria e sociale.
I suoi scritti hanno lasciato una lezione ancora attuale: difendere l’ambiente non significa occuparsi soltanto di alberi, acqua o aria, ma interrogarsi sul modello di sviluppo, sulle scelte industriali e urbanistiche, sulla salute delle persone e sul futuro dei territori.
È quindi particolarmente interessante l'iniziativa “Natura loci”, un’opera site specific di Enrico Cazzaniga dedicata proprio a Laura Conti.
L'appuntamento è per venerdì 2 ottobre alle ore 18, all’Oasi Lipu di Cesano Maderno, in via Don Luigi Orione 43. Dopo la presentazione dell’opera seguiranno letture tratte dagli scritti di Laura Conti.
Un’occasione per tornare a una voce che, a cinquant’anni dalla tragedia di Seveso, continua a porre domande tutt’altro che superate: che rapporto vogliamo avere con i luoghi in cui viviamo? Quale prezzo siamo disposti a pagare in nome dello sviluppo? E chi si assume la responsabilità delle conseguenze delle nostre scelte?
Anche per questo vale la pena riscoprire Laura Conti. Non soltanto come figura del passato, ma come una delle persone che hanno contribuito a costruire quella cultura ambientalista di cui oggi sentiamo ancora profondamente il bisogno.
Natura loci
- 📍 Oasi Lipu di Cesano Maderno – Via Don Luigi Orione, 43
- 📅 Venerdì 2 ottobre 2026
- 🕕 Ore 18.00
Un’iniziativa di Insieme per la memoria e il futuro del Bosco delle Querce, ideata da FARE e Legambiente Seveso, con il patrocinio del Comune di Cesano Maderno e di Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, e in collaborazione con LIPU.
Pedemontana e il senso dei luoghi: quando una strada cancella il paesaggio
![]() |
| Foto: La Rondine di Concorezzo |
Vent’anni fa arrivava al cinema Cars, una storia apparentemente semplice ambientata lungo una vecchia strada americana. La Route 66, con le sue stazioni di servizio, i piccoli centri, le insegne, le attività e i paesaggi, diventava molto più di una strada: era il filo che teneva insieme una comunità e il territorio nel quale viveva. Nel film, l’arrivo della grande autostrada cambia tutto. Le automobili smettono di attraversare quei luoghi, i viaggiatori non si fermano più, le attività chiudono e quello che prima era un paesaggio vissuto diventa, lentamente, un paesaggio dimenticato. È una storia per bambini. Ma forse proprio per questo riesce a raccontare con una semplicità che noi adulti abbiamo perduto qualcosa di molto serio: una strada non attraversa semplicemente un territorio. Lo trasforma. È questa la riflessione che propone in questi giorni la pagina Facebook di Ferma Ecomostro D Breve, richiamando Cars e mettendo in relazione quella vecchia strada americana con la Pedemontana e, in particolare, con la controversa tratta D Breve.
Il paragone non è soltanto cinematografico. Quando si parla di una nuova infrastruttura siamo abituati a contare chilometri, veicoli, minuti risparmiati, svincoli e costi. Tutto viene tradotto in numeri. Molto più raramente ci chiediamo che cosa quei numeri significhino quando vengono calati dentro un paesaggio.
- Quanti alberi?
- Quanti campi?
- Quanti percorsi rurali interrotti?
- Quanti margini di bosco cancellati?
- Quante visuali che non esisteranno più?
E soprattutto: quanto territorio siamo disposti a perdere per rendere più veloce il nostro attraversamento del territorio stesso? Forse il problema è proprio qui. Abbiamo progressivamente smesso di considerare il paesaggio come qualcosa che ci appartiene e di cui siamo responsabili. Lo abbiamo ridotto a uno spazio disponibile, a una superficie sulla quale tracciare infrastrutture, costruire, collegare, compensare. Un campo non è più necessariamente un campo: può diventare un'area da trasformare. Un bosco non è più necessariamente un bosco: può diventare una porzione di territorio da attraversare. Una strada rurale non è più una parte della storia di un luogo: può diventare semplicemente un ostacolo da superare. E così, pezzo dopo pezzo, perdiamo qualcosa che non compare nei computi metrici e non entra facilmente nelle tabelle dei costi-benefici: il senso dei luoghi.
Il paesaggio non è soltanto ciò che vediamo. È ciò che riconosciamo. È memoria, relazione, esperienza. È il percorso che abbiamo fatto mille volte in bicicletta, il filare di alberi che conosciamo da sempre, il campo che cambia colore con le stagioni, il campanile che compare oltre le cascine, il bosco nel quale abbiamo imparato a orientarci. È anche il modo nel quale una comunità abita il proprio territorio. Per questo una grande infrastruttura non è mai soltanto una questione di traffico. Pedemontana, come ricordano i promotori della mobilitazione contro la tratta D Breve, pone anche una domanda molto più radicale: che cosa siamo disposti a sacrificare in nome della strada?
La risposta non può essere affidata soltanto alla velocità con cui potremo percorrerla. Perché una volta costruita, una strada resta. Il cemento resta. Gli svincoli restano. Le recinzioni restano. Le aree trasformate restano. E ciò che viene cancellato dal paesaggio non sempre torna indietro. La vecchia Route 66 di Cars raccontava proprio questo: la perdita di una strada significava la perdita di un mondo. Noi rischiamo di fare il contrario. Costruire nuove strade per perdere il mondo che attraversano. Ed è forse questo il paradosso più amaro.
Abbiamo imparato a progettare strade sempre più efficienti, ma abbiamo dimenticato che anche il paesaggio ha bisogno di essere attraversato senza essere distrutto.
La pagina Ferma Ecomostro D Breve invita a fare comunità, coinvolgendo cittadini, associazioni, comitati e amministratori locali. Al di là delle diverse posizioni sulla singola opera, è una sollecitazione che merita attenzione: tornare a discutere delle infrastrutture non soltanto come opere da realizzare, ma come trasformazioni profonde del territorio.
Il Bosco ricorda. La Pedemontana lo attraversa
Sabato 26 settembre è stato inaugurato il Museo Bosco delle Querce, allestito all'interno dello chalet del Centro Visite. Un luogo dedicato alla memoria del disastro dell'ICMESA e alla storia di Seveso, che vale la pena visitare. È un'iniziativa importante perché il Bosco delle Querce non è soltanto un'area verde. È il risultato di una storia che nasce da una tragedia ambientale e che, nel corso dei decenni, ha trasformato una terra colpita dalla diossina in un luogo di vita, di rinascita e di memoria. Ed è proprio per questo che l'inaugurazione del Museo pone inevitabilmente anche una domanda sul presente.
Alberto Colombo, ambientalista di Meda e da anni impegnato sulle vicende del Bosco, ha sintetizzato così il senso della giornata: «Poco ci interessava la liturgia inaugurativa e il taglio del nastro con autorità regionali e locali e altri presenzialisti. Ci interessava invece vedere i contenuti del Museo sul Disastro Diossina dell'ICMESA integrato nel Centro Visite del Bosco delle Querce». Una posizione che condividiamo almeno in un punto fondamentale: più del rituale inaugurale, interessa ciò che il Museo racconta. E il racconto è interessante anche perché nella ricostruzione della memoria del Bosco trovano spazio le battaglie, le iniziative e i racconti del mondo ambientalista che nel corso degli anni ha contribuito a mantenere viva l'attenzione sulla tragedia di Seveso e sul significato di questo luogo.
Tra i contenuti del percorso espositivo viene ricordata anche la manifestazione ambientalista del 2011, promossa dal coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile, quando associazioni, gruppi ambientalisti, cittadini e le amministrazioni di Meda e Seveso si mobilitarono contro lo sbancamento previsto per la Pedemontana e per la difesa del Bosco. È una pagina di memoria che acquista oggi un significato particolare. Perché il problema non appartiene soltanto al passato. È qui che il Museo Bosco delle Querce diventa, suo malgrado, qualcosa di più di un museo. Perché la memoria del disastro dell'ICMESA non può essere separata dalla storia successiva del Bosco. La bonifica, la rinaturalizzazione, la nascita del parco e la sua trasformazione in luogo della memoria sono parte della risposta che Seveso ha dato alla tragedia. Ma anche le mobilitazioni ambientaliste fanno parte di questa storia. Nel 2011 il problema era già la Pedemontana. La grande manifestazione promossa da Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile portò al Bosco associazioni, cittadini, gruppi ambientalisti e amministratori locali. Il messaggio era quello di difendere il parco e impedirne la riduzione a causa della nuova infrastruttura. Quella protesta oggi è diventata, a sua volta, memoria. Ma è una memoria particolare, perché non riguarda soltanto qualcosa che è accaduto quindici anni fa. Riguarda una questione che è ancora aperta.
Il Bosco delle Querce è nato dalla necessità di trasformare una ferita in un luogo di vita. Oggi Pedemontana interviene su una parte di quel paesaggio. Ed è difficile non vedere, proprio a partire da questa vicinanza tra passato e presente, una contraddizione. Da una parte costruiamo un luogo nel quale ricordare una tragedia ambientale e il lungo percorso che ha portato alla rinascita di un territorio. Dall'altra, nello stesso territorio, un'infrastruttura interviene modificando una parte del bosco e comportando l'abbattimento di migliaia di alberi. Non si tratta soltanto di stabilire quanti alberi verranno abbattuti o quanti ne verranno piantati in compensazione. La questione riguarda anche il significato che attribuiamo a questo luogo.
Perché il Bosco delle Querce non è un bosco come gli altri. È nato dalla memoria di una catastrofe ambientale. È cresciuto anche grazie alla volontà di trasformare quella tragedia in qualcosa di positivo. È diventato un luogo nel quale la natura, la memoria e la vita quotidiana convivono. Per questo la sua trasformazione non può essere considerata soltanto come una questione tecnica o infrastrutturale. La memoria, per essere davvero tale, dovrebbe aiutarci a leggere il presente. E forse anche a porci qualche domanda sulle scelte che stiamo compiendo.
Il Museo ci invita a ricordare ciò che è accaduto a Seveso. Il Bosco ci ricorda che da quella tragedia è potuto nascere qualcosa di nuovo. La Pedemontana ci costringe oggi a chiederci che cosa siamo disposti a cancellare di quel patrimonio. È una domanda che, proprio entrando nel nuovo Museo, diventa ancora più difficile da evitare.
lunedì 28 settembre 2026
Successo per la "Festa delle Api" di Ponte Lambro
Successo per la "Festa delle Api" - organizzata come sempre dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - che si è tenuta nello scorso weekend del 26 e 27 settembre presso Villa Guaita di Ponte Lambro. Una edizione (la 17^) caratterizzata - grazie anche al sole splendente - da un'ottima presenza di visitatori e da un sicuro interesse per le iniziative rivolte ad adulti e bambini. A partire dalla scoperta del mondo delle api, attraverso le visite guidate agli alveari condotte dagli apicoltori. E poi le varie animazioni rivolte ai più piccoli, tra cui il 'Circo delle api' che ha catalizzato l'attenzione di numerosi bambini. Si sono poi susseguiti i vari laboratori e giochi a cura delle associazioni: Tic Tac, I Geppetti, Il Ticheco e Il Germoglio.
Quindi le conferenze e i dibattiti sui temi riguardanti l'interazione tra le api, l'ambiente, il cibo e la salute.
Il pubblico ha potuto visitare e apprezzare i prodotti esposti negli stand degli apicoltori - miele, propoli, polline - degli agricoltori bio, degli artigiani; oltre che le bancarelle delle associazioni impegnate in vari settori del sociale e della solidarietà.
Nel corso della Festa si è tenuta anche la premiazione della concorso letterario 'Emily Dickinson'.
Non sono mancati i momenti di divertimento, dall'Alberitivo, ai concerti dei gruppi musicali, al pranzo con prodotti bio.
Molta soddisfazione da parte del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" che ha organizzato la "Festa delle Api" in collaborazione con gli apicoltori locali e con il Comune di Ponte Lambro. Come noto, la manifestazione ha l'obiettivo di far conoscere il lavoro degli apicoltori e dei produttori agricoli biologici. Ma vuole anche creare attenzione sull'importanza delle api e degli insetti impollinatori, la cui presenza è strettamente connessa alle condizioni ambientali e climatiche. Con la crisi climatica - causata dall'inquinamento di origine antropica - che rischia di mettere in pericolo la sopravvivenza degli stessi impollinatori e, di conseguenza, delle produzioni agricole.
Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" vuole ringraziare gli apicoltori e tutti i volontari che hanno reso possibile la realizzazione della Festa, dando appuntamento all'edizione del prossimo anno.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina Facebook https://www.facebook.com/festadelleapi.it/ e la pagina Instagram https://www.instagram.com/festadelleapi/ .
La città è di tutti. E a Seregno?
Mercoledì 30 settembre alle 18, alla Fondazione Ambrosianeum di Milano, Elena Granata presenterà il suo nuovo libro La città è di tutti. Con lei dialogheranno Fabio Pizzul, presidente della Fondazione Ambrosianeum, e Alberto Rossi, sindaco di Seregno.
Ed è proprio quest'ultima presenza che ci sembra particolarmente interessante.
Non è infatti un incontro casuale. Elena Granata ha lavorato anche sul Piano Clima di Seregno, uno strumento che avrebbe dovuto tradurre in indirizzi e azioni concrete alcuni dei temi che ritroviamo al centro della sua riflessione: la qualità dello spazio urbano, il verde, il contrasto alle isole di calore, la mobilità, il consumo di suolo, la capacità della città di adattarsi ai cambiamenti climatici.
Il Piano Clima di Seregno ha ormai circa due anni. La domanda, a questo punto, non può essere soltanto quella relativa alla sua impostazione, ma deve riguardare la sua attuazione concreta.
Quanto di quello che è stato scritto nel Piano è diventato realtà? Quali interventi sono stati effettivamente realizzati? Quali sono ancora da fare? E soprattutto: le trasformazioni che nel frattempo interessano la città sono coerenti con gli obiettivi indicati dal Piano? Sono domande tutt'altro che teoriche. Nel corso degli ultimi anni Brianza Centrale ha seguito e documentato diversi interventi sul territorio di Seregno, evidenziando in più occasioni come alcune scelte urbanistiche e alcune trasformazioni del territorio sembrino difficilmente conciliabili con gli obiettivi dichiarati in materia di adattamento climatico, tutela del verde e contrasto al consumo di suolo.
È proprio qui che il titolo del libro di Elena Granata acquista, almeno per noi, un significato particolare. “La città è di tutti” non dovrebbe essere soltanto una bella affermazione di principio. Significa chiedersi chi decide come cambia una città, quali interessi vengono considerati, quanto spazio viene lasciato al verde e agli spazi pubblici e se le politiche dichiarate dalle amministrazioni trovano poi una corrispondenza nelle trasformazioni concrete.
Anche la recensione di Pier Carlo Palermo, pubblicata dalla Casa della Cultura, invita a non fermarsi alle affermazioni di principio. Palermo riconosce nel libro una forte spinta pedagogica e civile, ma sottolinea anche la necessità di confrontarsi con la complessità dei processi urbani, con i conflitti e con i rapporti di forza che determinano concretamente la trasformazione delle città. È una questione che riguarda Milano, ma riguarda ancora di più le città di provincia, dove le trasformazioni possono essere osservate quasi alla scala della strada, del quartiere, del parco che scompare o della nuova costruzione che prende il posto di uno spazio libero. Per questo la presenza del sindaco di Seregno rende l'appuntamento del 30 settembre particolarmente interessante anche per chi osserva le trasformazioni della nostra città.
Dal Piano Clima alla città reale: che cosa significa, concretamente, dire che la città è di tutti?
Sarà un'occasione per ascoltare Elena Granata, ma anche per riportare quella riflessione dentro la realtà quotidiana di Seregno.
- 📅 Mercoledì 30 settembre 2026
- 🕕 Ore 18.00
- 📍 Fondazione Ambrosianeum – Sala Falck – Via delle Ore 3, Milano
- 🎟️ Ingresso libero e gratuito.
La recensione di Pier Carlo Palermo sul libro di Elena Granata è disponibile sul sito della Casa della Cultura (cliccare qui).
domenica 27 settembre 2026
Il cinema per rompere il silenzio: NAZA in programma a Seveso
Il 28, 29 e 30 settembre, ore 21.00 al Cinema Politeama di Seveso arriva NAZA, il film che affronta la guerra a Gaza e, in particolare, i sistemi attraverso i quali viene condotta la guerra e colpita la popolazione civile palestinese.
La prima delle tre proiezioni in programma, lunedì 28, sarà preceduta da un breve intervento di ANPI Seveso e Seveso Futura.
Girato prevalentemente di notte sui tetti di Tel Aviv, NAZA cerca di osservare dall'interno la realtà israeliana e di interrogarsi sui meccanismi che possono portare alla disumanizzazione di un'intera popolazione. I registi, israeliani, spiegano di aver realizzato il film sentendo il dovere di utilizzare la propria posizione per analizzare i sistemi alla base dell'uccisione di civili palestinesi. Il film nasce anche dalle domande che, secondo gli autori, attraversano la storia del Novecento: come può una società arrivare a permettere la completa disumanizzazione dell'altro? E come funziona, dall'interno, un sistema di questo tipo?
Molti degli elementi affrontati nel film erano già emersi nell'attività di giornalismo d'inchiesta condotta, tra gli altri, da The Guardian, +972 Magazine e Local Call. NAZA prova però a spingersi oltre la semplice ricostruzione dei fatti, concentrandosi anche su ciò che non viene detto: sulle omissioni, sui silenzi e sui meccanismi che rendono possibile ciò che accade.
È un film che non chiede soltanto di guardare, ma di interrogarsi. E, come scrivono i suoi autori, «spetta a tutti noi rompere quel silenzio».
📍 Cinema Politeama – Seveso
📅 28, 29 e 30 settembre, ore 21.00
🎬 NAZA
🎙️ Prima della proiezione di lunedì 28 settembre: intervento di ANPI Seveso e Seveso Futura
CH Meteo e la cultura del clima
Da tempo Brianza Centrale dedica attenzione ai cambiamenti climatici, al clima e alle sue ricadute sul territorio, al contrasto delle isole di calore, al consumo di suolo e agli strumenti urbanistici che possono contribuire a rendere più o meno vulnerabili le nostre città.
Da parecchi anni è attivo anche un canale meteo che non si limita a fornire le previsioni del tempo, ma cerca di raccontare e spiegare i fenomeni meteorologici, aiutando a leggere ciò che accade intorno a noi e a comprendere meglio il clima nel quale viviamo.
Per questo ci fa piacere segnalarlo: perché anche il meteo può diventare un’occasione di informazione e formazione sul clima.
👉 Segui il canale CH METEO su WhatsApp:
https://whatsapp.com/channel/0029VaFx0Fo11ulRGlYYzN3C
venerdì 25 settembre 2026
Lissone, Pedemontana e nuovo PGT: quanto territorio ci resta da perdere?
Pedemontana e nuovo PGT. Due questioni diverse, ma con qualcosa di importante in comune: il futuro del territorio di Lissone. Nei giorni scorsi il tema di Pedemontana è tornato in Consiglio comunale con una mozione sottoscritta da Luca De Vincentis, capogruppo di Vivi Lissone, Elio Talarico, capogruppo del Partito Democratico, e Marino Nava, capogruppo de Il Listone.
La mozione parte da una situazione che i cittadini di Santa Margherita conoscono bene: i lavori delle tratte B2 e C, affidati a Webuild in qualità di general contractor, stanno procedendo con ritardi rispetto alle previsioni formulate nel 2024, quando in una Commissione consiliare era stata indicata una durata complessiva dei lavori di circa 1.000 giorni. Ora si aggiungono le notizie sulle difficoltà finanziarie del general contractor. I firmatari della mozione ricordano le indiscrezioni di inizio settembre sulla richiesta di copertura di ingenti extra-costi da parte di Webuild, successivamente ridimensionate dalla stessa società, e richiamano anche il giudizio della Corte dei Conti sulla situazione economica di Pedemontana. Proprio la Corte dei Conti, nel giudizio di parifica sui bilanci regionali, aveva evidenziato che dai dati disponibili non emergeva la capacità della società di generare, almeno nel medio periodo, liquidità sufficiente a rimborsare i finanziamenti, remunerare i soci e sostenere i costi necessari al completamento dell'opera.
Per i tre capigruppo il quadro merita quindi chiarimenti immediati. La mozione chiede al sindaco e alla Giunta di rivolgersi a Regione Lombardia, socio di maggioranza di Pedemontana, per conoscere la situazione e di riferire poi al Consiglio comunale. Chiede inoltre che a Webuild venga richiesto un cronoprogramma dettagliato dei prossimi lavori. L'obiettivo dichiarato è evitare che i ritardi e le eventuali difficoltà finanziarie si traducano in nuovi disagi per il territorio e, soprattutto, nello spettro del «cantiere infinito».
Ed è proprio qui che la questione Pedemontana incrocia un'altra discussione che si è aperta a Lissone: quella sul nuovo Piano di Governo del Territorio. A raccontare dal punto di vista del Comitato per la difesa del territorio di Lissone quanto emerso nella presentazione del nuovo PGT è Luigi De Vincentis.
De Vincentis osserva che il termine consumo di suolo è stato molto presente nell'esposizione del Piano, anche in relazione ai tagli previsti dalla Regione su alcuni progetti già deliberati. Ma, secondo De Vincentis, questo non basta. Lissone parte infatti da una situazione particolarmente pesante: oltre il 71% del territorio risulta già consumato, un dato che colloca la città ai vertici regionali per urbanizzazione. Per questo, osserva De Vincentis, parlare di consumo di suolo come questione esclusivamente urbanistica rischia di non cogliere il problema più ampio. La sua critica riguarda soprattutto l'assenza, nella discussione sul PGT, di un riferimento sufficientemente forte al cambiamento climatico. Secondo il rappresentante del Comitato, le scelte urbanistiche dovrebbero partire proprio da questa consapevolezza: in una città già così densamente urbanizzata, continuare a impermeabilizzare il territorio significa anche ridurre la capacità di affrontare le temperature sempre più elevate e gli eventi meteorologici estremi.
La proposta che ne deriva è sintetizzata da De Vincentis in due parole: «DEPAVIMENTIAMO, PIANTUMIAMO».
Non è soltanto uno slogan ambientalista. È una diversa idea di pianificazione: recuperare ciò che è già urbanizzato, aumentare il verde, ridurre le superfici impermeabili e mettere la resilienza climatica tra i criteri fondamentali delle trasformazioni urbane.
Pedemontana e PGT non sono naturalmente la stessa cosa. La prima riguarda una grande infrastruttura viabilistica sovracomunale, i suoi cantieri, i suoi costi e le sue conseguenze sul territorio. Il secondo dovrebbe invece stabilire le regole con cui Lissone organizzerà il proprio sviluppo urbano nei prossimi anni. Ma entrambe le discussioni portano alla stessa domanda: come si governa un territorio che ha già consumato più del 71% del proprio suolo e che deve contemporaneamente affrontare gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico?
È una domanda che va oltre Pedemontana e oltre il singolo PGT. Perché continuare a parlare di nuove strade, nuove edificazioni e nuove trasformazioni senza considerare la quantità di territorio che abbiamo già perso rischia di farci guardare ogni intervento separatamente, senza vedere il quadro complessivo. E quel quadro, a Lissone, è quello di una città che ha ormai pochissimo suolo libero da perdere. Per questo la richiesta di non abbassare la guardia su Pedemontana, contenuta nella mozione dei tre gruppi consiliari, e quella di cambiare prospettiva nella pianificazione urbanistica, avanzata da Luigi De Vincentis e dal Comitato, possono essere lette insieme. Non perché dicano la stessa cosa. Ma perché entrambe ci ricordano che il territorio non è infinito e che le decisioni prese oggi avranno conseguenze molto oltre la durata di un cantiere o di un Piano urbanistico. E forse, prima di chiederci quanto altro possiamo ancora costruire, sarebbe il caso di domandarci quanto territorio siamo ancora in grado di proteggere.
mercoledì 23 settembre 2026
Sindaco Pilotto, anche noi vediamo ciò che vedono i cittadini
Il sindaco di Monza Paolo Pilotto, in un suo recente intervento, ha spiegato le ragioni delle scelte amministrative riguardo all'area del cosiddetto Polo istituzionale, dove è prevista anche la realizzazione del capolinea della M5.
Ha scritto, tra l'altro, che «chi amministra vede ciò che vedono i cittadini» e che anche chi governa può provare le loro stesse preoccupazioni.
A quanto pare, però, c'è qualcuno che non era ancora intervenuto nel dibattito: il bosco.
Gli alberi dell'area, che da circa trent'anni crescono in quello spazio e che sono destinati a essere abbattuti, hanno deciso di rispondere.
E noi, naturalmente, abbiamo voluto dare loro voce.
Questa è la loro lettera.
lei scrive che «chi amministra vede ciò che vedono i cittadini» e che può provare le loro stesse preoccupazioni. Bene. Allora ci permetta di intervenire anche noi. Siamo gli alberi dell'area del Polo istituzionale. Quelli che, tra qualche tempo, dovrebbero lasciare il posto al cemento, alle strade, al parcheggio e alle opere necessarie per la nuova stazione di M5.
Sappiamo che non abbiamo diritto di voto. Non abbiamo un comitato, non partecipiamo alle riunioni, non abbiamo tecnici che siedono ai tavoli di MM. E, soprattutto, non abbiamo mai firmato alcun accordo. Però siamo qui da circa trent'anni. Trent'anni sono tanti, anche per un albero. Nel frattempo siamo cresciuti, abbiamo fatto ombra, trattenuto polveri, assorbito anidride carbonica, restituito ossigeno, trattenuto acqua nel terreno. Intorno a noi sono arrivati uccelli, insetti, piccoli mammiferi, altre piante. Insomma, mentre gli uomini decidevano che cosa fare di quest'area, noi abbiamo fatto quello che fa la natura quando le viene lasciato un po' di spazio: abbiamo costruito un bosco.
Lei lo definisce «un'area cresciuta dopo la bonifica». È vero. Ma forse proprio questo è il punto. Trent'anni fa era un'area da bonificare. Oggi è un ecosistema. E il fatto che sia cresciuto spontaneamente non lo rende meno importante. Semmai dovrebbe renderlo più interessante: significa che la natura ha fatto gratuitamente qualcosa che oggi, nelle città, cercate faticosamente di ricostruire spendendo milioni. Ci dispiace che la nostra presenza possa essere considerata un problema. Soprattutto quando sentiamo parlare di «compensazioni». Perché un albero adulto non è un alberello appena piantato. Un bosco non è una somma di tronchi da sostituire uno a uno. E un ecosistema che si è formato in trent'anni non si trasferisce altrove con una delibera. Potete piantare cento alberi domani. Ma domani non avrete cento alberi come noi. Avrete cento alberi appena piantati. Noi, invece, siamo già grandi. Abbiamo radici, cavità, cortecce, foglie, funghi, insetti, nidi e vita intorno a noi. Abbiamo attraversato estati torride, temporali, siccità e inverni. Abbiamo fatto il nostro lavoro ogni giorno, senza chiedere nulla al Comune.
E non siamo nemmeno contro M5. Anzi, siamo abbastanza vecchi da aver capito che una città ha bisogno di trasporto pubblico, di servizi e di infrastrutture. La domanda è un'altra. Perché la necessità di M5 dovrebbe significare necessariamente la nostra distruzione? Lei ci dice che il progetto è stato approvato, finanziato, messo a gara. Che l'ubicazione del capolinea è nota da anni. Che modificarlo significherebbe rimettere in discussione un percorso lungo e complesso. Lo comprendiamo. Ma se una decisione presa ieri si dimostra oggi problematica, davvero l'unica possibilità è dire: «Ormai è troppo tardi»? Perché se fosse così, Sindaco, avremmo una strana idea della politica. La politica dovrebbe servire anche a correggere le proprie decisioni quando cambiano le conoscenze, le sensibilità e le condizioni. Altrimenti non sarebbe più scelta. Sarebbe soltanto inerzia amministrativa con un progetto già finanziato.
Lei parla giustamente delle molte opere pubbliche che Monza deve affrontare. Scuole, ospedale, servizi, aree dismesse, bonifiche. E proprio per questo ci permettiamo una domanda: non potrebbe essere questa l'occasione per dimostrare che una città può crescere senza considerare il verde come ciò che rimane dopo aver deciso tutto il resto?
Ci chiamate «compensazione». Noi preferiremmo essere chiamati conservazione. Ci dite che altrove si pianteranno nuovi alberi. Noi vi ricordiamo che, mentre cresceranno quelli nuovi, noi saremo già scomparsi. Ci dite che l'area è destinata da trent'anni a funzioni pubbliche. Noi vi facciamo notare una cosa curiosa: in questi trent'anni, mentre aspettavamo il futuro previsto dai documenti urbanistici, siamo diventati parte del presente della città. E forse questa è proprio la cosa che i progetti fanno più fatica a comprendere.
La natura non legge i cronoprogrammi. Cresce. Occupa gli spazi che trova. Si adatta. Crea vita. E qualche volta, dopo trent'anni, si accorge che gli uomini hanno finalmente deciso che quello spazio serve a qualcos'altro.
Lei dice che ci sono momenti in cui le scelte devono essere affrontate. Siamo d'accordo. Ma esiste anche un'altra scelta: quella di fermarsi un momento davanti a ciò che si sta per perdere e chiedersi se non esista un modo diverso per raggiungere lo stesso obiettivo. Non chiediamo che Monza rinunci al futuro. Chiediamo che, nel progettare il futuro, non sia necessario distruggere ciò che il futuro stesso dovrebbe imparare a proteggere. Perché tra qualche anno qualcuno potrebbe anche inaugurare una nuova stazione, un parcheggio o un edificio pubblico. Ma nessuno inaugurerà il bosco che c'era prima. Noi non saremo più lì. E forse allora ci si accorgerà che non eravamo semplicemente «un'area verde». Eravamo già qualcosa. Eravamo un pezzo di città. Eravamo natura. Eravamo trent'anni di crescita. Eravamo casa per molti altri esseri viventi.
E, soprattutto, eravamo una possibilità. La possibilità di lasciare in piedi ciò che non abbiamo creato noi e che non siamo più capaci di ricreare in tempi umani. Questa è la nostra risposta, Sindaco. Prima di abbatterci, almeno, ci guardi.
Noi, nel frattempo, continueremo a fare quello che facciamo da trent'anni. Crescere.
Miele, agricoltura bio e divertimento alla "Festa delle Api" di Ponte Lambro
Tutto pronto per la partenza della "Festa delle Api" che si terrà in questo weekend del 26 e 27 settembre presso Villa Guaita di Ponte Lambro (CO).
Molto intenso il programma della manifestazione dedicata al mondo delle api, dell'apicoltura e dell'agricoltura biologica, evento organizzato come sempre dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" in sinergia con gli apicoltori del territorio e in collaborazione con il Comune di Ponte Lambro.
Gli orari della Festa sono: il sabato pomeriggio dalle ore 14:00 alle 21:00 e la domenica per tutta la giornata dalle ore 10 alle 19.
In questi stessi orari si terrà il tradizionale mercato agricolo e artigiano a filiera corta, con la presenza dei produttori di miele, degli agricoltori biologici e gli espositori dell'artigianato.
Sia sabato pomeriggio che per tutta la domenica, ci saranno giochi e laboratori per bambini a cura di varie associazioni: i Geppetti, il Tricheco, il Germoglio e Tic Tac.
Durante tutta la festa sarà possibile visitare gli alveari, con la guida degli apicoltori (sabato dalle ore 16 alle ore 18:30, mentre domenica dalle 11 alle 13 e poi dalle 14 alle 18).
Numerosi i singoli eventi del sabato pomeriggio.
- Dopo l'inaugurazione della Festa (alle ore 15:00 presso il cortile di Villa Guaita),
- alle ore 16 si terrà una conferenza sull'importanza degli alberi, elementi essenziali del territorio e alleati della natura e della salute, a cura dell'agronomo Elia Galbusera;
- alle 17 un incontro dedicato all'idromele, la bevanda fermentata più antica del mondo, a cura di Cristian Missaglia.
- Sempre sabato, dalle ore 18:30 l'"Alberitivo", a cura dell'associazione Testa di rapa, con buon cibo biologico (pizza agricola e taglieri con prodotti locali) e musica dal vivo con i Rhythm and Sugar.
Altrettanto intenso il programma degli eventi della domenica.
- Alle ore 10:30 una conferenza dal titolo "Cibo sano e cibo ultra processato, mangiamo consapevolmente e impariamo a leggere le etichette", a cura di Alessandra Borgo e Amalia Citterio.
- Dalle ore 12 alle 15 sarà possibile pranzare con i prodotti dell'azienda agricola La Runa.
- Nel pomeriggio alle 15 la conferenza dal titolo "Oltre l'alveare, alla scoperta del vero significato della parola 'ape'", a cura di Nicola Orempuller.
- In contemporanea per i bambini alle ore 15 il laboratorio "Fantainsetti? No, api selvatiche", a cura di Mirabilia;
- sempre per i bambini alle ore 16 "Il Circo delle api, il mondo delle api tra narrazioni e altri circensi", con Sara Micol Natoli.
- Sempre alle 16 un workshop di costruzione dei 'Bee hotel'.
- Alle 17, letture per bambini e adulti con il metodo kamishibai, a cura di Mirabilia.
- In contemporanea, alle 17 la premiazione del concorso letterario 'Emily Dickinson'.
- La Festa si concluderà all'insegna della buona musica: dalle 17 alle 19 il concerto di musica popolare dei Merendino's band.
Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" invita tutti a partecipare a questa edizione (la 17^) della "Festa delle Api", consigliando l'arrivo in treno alla stazione di Ponte Lambro, situata a poche decine di metri da Villa Guaita.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina Facebook https://www.facebook.com/festadelleapi.it/ e la pagina Instagram https://www.instagram.com/festadelleapi/ .
Conosci il lupo? A Macherio si parla del ritorno del grande predatore
Il lupo è tornato. Dopo decenni di assenza, il grande predatore è nuovamente presente sulle montagne lombarde e la sua ricomparsa sta alimentando discussioni, curiosità e anche qualche timore. Ma quanto conosciamo davvero il lupo? E soprattutto, cosa significa il suo ritorno nei nostri territori? A queste domande è dedicata la serata “Conosci il lupo? Il ritorno del grande predatore nei nostri territori”, in programma venerdì 9 ottobre 2026 alle ore 21 a Macherio, nella sala mostre della Biblioteca di Macherio, in via Roma 38.
A raccontare il lupo saranno Vincenzo Perin, guardaparco ed esperto naturalista, autore del libro Come l’acqua il lupo. Il lupo sulle montagne del Lago di Como, e Costanza Rovida, componente del Gruppo Regionale Tutela Ambiente Montano del CAI Varese.
Una serata quindi dedicata alla conoscenza di questo animale e al suo rapporto con l'ambiente, ma anche all'incontro fra il lupo e un territorio profondamente antropizzato come quello lombardo. Ad accompagnare l'incontro ci sarà anche una piccola esposizione di opere dell'artista Armando Fettolini, dedicata al lupo.
L'iniziativa è organizzata dalla Sezione CAI di Macherio e da ARCI Macherio, con il patrocinio del Comune.
Un'occasione per tornare su un tema che negli ultimi anni è comparso più volte sul nostro blog: perché parlare del lupo significa parlare non soltanto di un animale, ma anche del modo in cui guardiamo alla natura quando questa torna a occupare spazi dai quali l'avevamo fatta scomparire.
Venerdì 9 ottobre, ore 21 – Macherio, via Roma 38. Ingresso libero.
.
martedì 22 settembre 2026
Sacco e Vanzetti: a Seregno la memoria ha scelto la strada più corta
![]() |
| Fonte immagine: Wikipedia |
Ci sono strade che, per arrivarci, bisogna quasi andare a cercare.
È il caso di via N. Sacco e B. Vanz.. Sì, proprio così: N. Sacco e B. Vanz.. Non è un refuso di questo articolo, ma la denominazione che si legge sul cartello stradale.
La strada si trova a Seregno, ma per arrivarci in automobile bisogna passare dal territorio di Cesano Maderno. È una laterale della Strada Vicinale Cassina Savina e oggi ha quasi l'aria di essere una piccola enclave seregnese oltre confine.
Non è sempre stato così. Un tempo la strada era collegata direttamente a via Saronno attraverso un passaggio a livello. Poi il passaggio a livello è stato chiuso, qualche decennio fa, e con la sua soppressione è venuto meno anche il collegamento diretto con quella parte di Seregno. Da allora, per arrivare in auto, bisogna fare un piccolo giro passando da Cesano Maderno.
Ma chi erano quei due nomi?
![]() |
| Bartolomeo Vanzetti a sx e Nicola Sacco a dx. Fonte: Wikipedia |
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due italiani emigrati negli Stati Uniti, anarchici, che all'inizio del Novecento si trovarono coinvolti in una delle vicende giudiziarie più controverse della storia americana. Sacco era un calzolaio, Vanzetti un pescivendolo. Vivevano e lavoravano nel Massachusetts quando, nel 1920, furono arrestati e accusati di aver partecipato a una rapina durante la quale erano stati uccisi due uomini. Il processo si trasformò presto in qualcosa che andava ben oltre le accuse contestate ai due immigrati italiani. Il clima politico dell'epoca era fortemente segnato dalla paura del radicalismo e dell'anarchismo. Sacco e Vanzetti erano anarchici e questo elemento finì per pesare enormemente sulla loro vicenda.
Furono condannati a morte.
Per anni, dentro e fuori dagli Stati Uniti, si moltiplicarono le proteste e le iniziative per ottenere un nuovo processo. La loro storia diventò un simbolo delle battaglie contro l'ingiustizia e contro la persecuzione politica. Ma non bastò. Il 23 agosto 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica nel carcere di Charlestown, nel Massachusetts.
La loro vicenda entrò poi nella memoria collettiva anche attraverso la musica. Nel 1971 Joan Baez dedicò loro Here's to You, con parole destinate a diventare una sorta di omaggio universale:
Here's to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!
Vi rendo omaggio Nicola e Bart
Per sempre riposate qui nei nostri cuori
Il momento estremo e finale è vostro
Quell'agonia è il vostro trionfo!
Nel 1977, cinquant'anni dopo la loro esecuzione, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe ufficialmente che il processo aveva prodotto una grave ingiustizia.
Peccato che a Seregno la memoria abbia scelto la strada più corta: N. Sacco e B. Vanz.
Dopo una vicenda che per decenni ha rappresentato una delle più note battaglie contro un'ingiustizia giudiziaria, forse Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti avrebbero meritato almeno il privilegio di vedere il proprio nome scritto per intero.
lunedì 21 settembre 2026
Pedemontana e metrotranvia: avere il coraggio di cambiare strada
La Brianza davanti a un bivio. E oggi, sulla metrotranvia Milano-Desio-Seregno, qualcosa si sta muovendo: il Comune di Desio ha ottenuto la convocazione di un tavolo istituzionale con Città Metropolitana per fare chiarezza sullo stato dei lavori, sui costi e sugli extracosti dell'opera. Una richiesta precisa: trasparenza, responsabilità, programmazione. È un passo necessario. Perché non è più tempo di rassicurazioni generiche. Servono numeri, responsabilità chiare e soprattutto una prospettiva concreta per completare un'opera che da anni condiziona la vita di cittadini, commercianti e interi quartieri. Ma la vicenda della metrotranvia racconta anche qualcosa di più generale.
- Per la gomma ci si dà da fare.
- Per il ferro si aspetta.
Quando si parla di Pedemontana, infatti, non mancano la mobilitazione politica e la ricerca delle risorse per portare avanti l'autostrada. Quando si parla di trasporto pubblico, invece, ci ritroviamo a discutere ancora di come trovare i soldi per completare un'infrastruttura già avviata.
E non basta. Per realizzare Pedemontana si trasformerà in autostrada anche un tratto della Milano-Meda oggi gratuito, sottoponendolo al pedaggio. Un collegamento fondamentale per questo territorio diventerà così a pagamento. E dove finiranno i veicoli che non vorranno o non potranno pagare? Sulle strade locali?
- Ancora traffico.
- Ancora congestione.
- Ancora inquinamento.
E allora il paradosso è completo: si costruisce nuova capacità stradale e, nello stesso tempo, si rischia di scaricare traffico sulla viabilità ordinaria.
Intanto il ferro aspetta. Per questo la richiesta arrivata da Desio è importante. Non chiede soltanto di riprendere i lavori: chiede di sapere con chiarezza quanto costa completare l'opera, quali sono gli extracosti, quali risorse sono disponibili e quali decisioni devono essere prese. È un modo concreto per riportare la metrotranvia al centro delle scelte sulla mobilità della Brianza. Noi invece pensiamo che sia proprio il momento di cambiare direzione. Non più una Brianza progettata attorno all'automobile.
- Più treni.
- Più tram.
- Più autobus.
- Più mobilità collettiva.
- Meno asfalto.
- Meno consumo di suolo.
Anche perché aiutare chi si muove non significa necessariamente incentivare l'uso dell'auto. In un momento in cui carburanti e costi della mobilità pesano sempre di più sulle famiglie, dovremmo investire nel trasporto pubblico, rendendolo più efficiente e più conveniente. Il futuro non è una Brianza con più automobili e più autostrade. Il futuro è una Brianza nella quale possiamo muoverci senza dover consumare continuamente il territorio per poterci muovere. Per questo diciamo ancora una volta:
- NO ALLA PEDEMONTANA.
- SÌ AL FERRO.
Perché il progresso non è andare più veloci verso lo stesso modello. È avere il coraggio di cambiare strada.
domenica 20 settembre 2026
Dalla Resistenza alla Costituzione: l’ANPI Seregno racconta le 21 madri costituenti
La storia della Repubblica non comincia soltanto nelle aule dell’Assemblea Costituente. Comincia anche nella lotta contro il fascismo, nella Resistenza e nella conquista di diritti che fino ad allora erano stati negati a una parte fondamentale della società. È questo uno dei significati della mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946”, inaugurata sabato 19 settembre alla Biblioteca Civica “E. Pozzoli” di Seregno.
Promossa dalla sezione ANPI di Seregno, intitolata al partigiano seregese Livio Colzani, e realizzata con il patrocinio del Comune, la mostra arriva in occasione dell’ottantesimo anniversario del suffragio universale e del primo voto delle donne italiane. All’inaugurazione sono intervenute l’assessora alla Cultura Federica Perelli e la presidente dell’ANPI Seregno Mariadele Frigerio. Una performance teatrale ha poi dato voce alle storie delle ventuno protagoniste. Al termine è intervenuto il sindaco per l’inaugurazione ufficiale.
Il dato di partenza è noto, ma vale la pena ricordarlo: il 2 giugno 1946 le donne italiane votarono per la prima volta in una consultazione politica nazionale e poterono essere elette. Nell’Assemblea Costituente entrarono 21 donne su 556 componenti. Quelle ventuno non furono però semplicemente le prime parlamentari della storia italiana. Molte di loro arrivavano da esperienze maturate durante gli anni della dittatura e della guerra, dalla clandestinità alla Resistenza, dall’organizzazione politica alla lotta contro l’occupazione nazista e il fascismo. La conquista della democrazia e quella dei diritti non furono quindi due percorsi separati. La Repubblica nacque dalla sconfitta del fascismo e dalla volontà di costruire un ordinamento fondato su principi radicalmente diversi da quelli della dittatura. E tra questi principi c’era anche l’uguaglianza tra donne e uomini.
Nel suo intervento, la presidente dell’ANPI Mariadele Frigerio ha ricordato proprio questo percorso, sottolineando come le ventuno costituenti, pur appartenendo a culture politiche e religiose diverse, riuscirono a confrontarsi e a sostenere le battaglie delle altre, andando oltre le divisioni di partito quando erano in gioco i diritti delle donne e i principi della nuova Repubblica. Non fu un percorso semplice. Il fascismo aveva costruito anche attraverso la legislazione e la propaganda una precisa idea del ruolo femminile nella società. E quella cultura non scomparve automaticamente con la fine della dittatura. Le donne che entrarono nella Costituente si trovarono così a dover conquistare uno spazio politico che sulla carta era stato appena aperto, ma che nella realtà continuava a essere condizionato da una società profondamente segnata da una cultura patriarcale.
Diritti conquistati, non concessi. È forse questo uno degli aspetti della mostra che parlano più direttamente al presente. L’articolo 3 della Costituzione afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. L’articolo 37 riconosce alla donna lavoratrice gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni spettanti al lavoratore. Sono principi che oggi possono apparire acquisiti, ma che ottant’anni fa rappresentavano una rottura profonda con il passato. E soprattutto non sono diritti arrivati spontaneamente né concessi dall’alto. Sono il risultato di conflitti, battaglie politiche, partecipazione e scelte compiute da persone che, in un momento decisivo della storia italiana, hanno contribuito a cambiare il Paese. Per questo la memoria della Costituente non riguarda soltanto il passato.
Quando Mariadele Frigerio ha ricordato che «i diritti di cui godiamo oggi non sono piovuti dal cielo e non sono per sempre», ha toccato un punto essenziale: la Costituzione non è soltanto il documento che racconta come è nata la Repubblica, ma è anche il riferimento con cui misurare la qualità della democrazia nel presente. Ricordare come sono stati conquistati quei diritti significa anche ricordare che la democrazia ha bisogno di essere praticata, difesa e continuamente attuata.
Anche la scelta dell’allestimento va nella stessa direzione. I 45 pannelli della mostra non sono raccolti in una sala separata, ma attraversano gli spazi della biblioteca, dall’ingresso alle aree di lettura. I ritratti e le parti pittoriche sono opera dello street artist Carlo Gori, mentre la grafica è curata da Alice Ciangottini. La rosa, elemento ricorrente nelle schede, diventa il filo visivo che accompagna le storie delle ventuno donne. La mostra diventa così parte della vita quotidiana della biblioteca. Non bisogna necessariamente andare a cercarla: è la storia che viene incontro a chi entra, studia, legge o prende un libro in prestito. È una scelta particolarmente significativa quando si parla di Resistenza, antifascismo e Costituzione. Perché la memoria non dovrebbe essere qualcosa da confinare nelle celebrazioni o nelle ricorrenze, ma uno strumento per comprendere il presente. Accanto alla mostra è stata infatti allestita anche una bibliografia dedicata, per permettere a chi vuole approfondire di andare oltre i pannelli e conoscere meglio le biografie, le idee e le battaglie delle ventuno costituenti.
Ottant’anni dopo quel 2 giugno, le fotografie e i nomi delle ventuno donne della Costituente possono apparire come una pagina ormai lontana. Ma basta guardare la Costituzione per accorgersi che molte delle questioni sulle quali si confrontarono sono ancora al centro della vita democratica: uguaglianza, lavoro, dignità, diritti, partecipazione, parità tra donne e uomini. Ed è proprio questo che rende utile una mostra come questa. Non soltanto ricordare chi furono le ventuno madri costituenti, ma capire da dove arrivano i diritti che oggi consideriamo normali e quanto sia stato necessario lottare per conquistarli.
La mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946” rimarrà aperta fino a sabato 3 ottobre 2026 negli spazi della Biblioteca Civica “E. Pozzoli” di via Cavour. Un invito, quindi, a entrare in biblioteca e incontrare quelle ventuno donne. Non come figure lontane consegnate alla storia, ma come protagoniste di una vicenda che riguarda ancora il nostro modo di vivere la democrazia.
sabato 19 settembre 2026
Dal Parco GruBrìa al nuovo Parco regionale: una rete verde per la Brianza che resiste al cemento
2.150 ettari, 11 Comuni e circa 10 chilometri di sistema fluviale: la prospettiva del nuovo Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale è un passo che il blog Brianza Centrale ha sempre auspicato.
Ci sono notizie che meritano di essere raccontate non soltanto per quello che annunciano, ma anche per il percorso che le ha rese possibili. È il caso della Conferenza programmatica per l'istituzione del Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, svoltasi il 16 settembre 2026 nella sede del PLIS GruBrìa a Nova Milanese. La prospettiva ci interessa particolarmente perché va nella direzione che il blog Brianza Centrale ha sostenuto e auspicato da anni: rafforzare la tutela degli spazi aperti della nostra parte di Brianza, superando la frammentazione amministrativa e territoriale e mettendo in relazione boschi, aree agricole, corsi d'acqua, parchi, percorsi ciclabili e aree naturali.
Non è quindi una novità che guardiamo con favore. È piuttosto un nuovo capitolo di una storia che seguiamo da tempo. Il percorso può essere letto attraverso alcune tappe. Prima c'è stato il sostegno al Parco Brianza Centrale, quando la difesa degli spazi aperti passava soprattutto attraverso la costruzione di parchi locali. Poi è arrivata la proposta di un ampliamento verso est con il progetto del Parco Almasolis, nella prospettiva di creare una maggiore continuità tra le aree verdi della Brianza centrale. Successivamente, con l'unione con il Parco del Grugnotorto e del Villoresi, è nato il PLIS GruBrìa, mettendo insieme territori e amministrazioni in un sistema di tutela più ampio.
Oggi si apre la prospettiva della regionalizzazione. Sono passaggi diversi, ma legati da una stessa idea: in una delle aree più densamente urbanizzate della Lombardia, le aree verdi rimaste non possono essere considerate semplicemente come vuoti tra un edificio e l'altro. Sono una parte fondamentale del territorio. E proprio per questo devono essere messe in rete, protette e possibilmente ampliate.
La proposta del nuovo Parco regionale interessa 2.150 ettari, coinvolge 11 Comuni e comprende circa 10 chilometri di sistema fluviale, considerando Seveso e Tarò. I Comuni interessati sono Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lissone, Meda, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano, Seregno e Varedo. Circa 1.830 ettari sono già compresi nel PLIS GruBrìa, mentre altri 320 ettari sono oggi privi di protezione. Questi numeri sono importanti. Ma lo è ancora di più il principio che sta dietro alla proposta: mettere insieme territori che fino a oggi sono stati spesso considerati separatamente. Perché la natura non segue i confini comunali. Un corridoio ecologico non si interrompe perché cambia il Comune. Un corso d'acqua non diventa un altro corso d'acqua quando attraversa una strada provinciale. Un'area agricola non perde il proprio valore ambientale perché si trova a pochi metri dal confine amministrativo di un altro territorio. E nemmeno il problema del consumo di suolo si ferma davanti ai cartelli che indicano l'ingresso in un nuovo Comune.
La Brianza del cemento ha bisogno di una rete verde. È una considerazione particolarmente importante in un territorio come quello brianzolo. Qui la trasformazione del territorio è stata intensa e continua: nuove strade, insediamenti produttivi e commerciali, espansioni residenziali, infrastrutture e grandi opere hanno progressivamente frammentato gli spazi aperti. Anche per questo, quando si parla di tutela, non basta più ragionare per singole “oasi”. Occorre costruire connessioni.
Il comunicato del GruBrìa parla esplicitamente di una nuova “infrastruttura verde per la Brianza centrale”. È un'espressione che ci sembra particolarmente significativa. Perché per decenni abbiamo considerato infrastruttura quasi esclusivamente ciò che viene costruito: strade, svincoli, ferrovie, capannoni, parcheggi. Oggi dovremmo imparare a considerare infrastruttura anche ciò che non dobbiamo costruire, ma conservare e collegare.
- Un bosco.
- Un campo.
- Un fontanile.
- Un corso d'acqua.
- Un corridoio ecologico.
- Un percorso ciclabile.
- Un parco urbano collegato a un'area agricola.
Tutti elementi che, se isolati, hanno un valore. Ma che possono averne uno molto maggiore quando diventano parti di una rete.
La proposta individua alcuni assi fondamentali: il sistema nord-sud del Seveso, della Ciclovia Mi-Me e della dorsale VeloVal (mobilità ciclabile lungo la SS36), le connessioni trasversali del Canale Villoresi e della Greenway, oltre alla rete di percorsi pedonali e ciclabili. Non si tratta quindi soltanto di delimitare un perimetro. L'ambizione dichiarata è quella di mettere a sistema ciò che già esiste e di intervenire dove le connessioni sono interrotte. È un'impostazione che riteniamo particolarmente importante. Perché uno dei problemi della Brianza contemporanea è proprio la frammentazione: aree verdi separate da strade, ferrovie e urbanizzazioni; corsi d'acqua confinati e spesso poco accessibili; percorsi ciclabili che terminano davanti a una strada; aree agricole rimaste isolate dentro un territorio sempre più costruito. Il nuovo Parco potrebbe diventare uno strumento per affrontare proprio questo problema.
Il territorio interessato dalla proposta dispone già di un patrimonio ambientale tutt'altro che trascurabile. Il comunicato parla di circa 100 ettari di boschi pubblici, cinque specchi d'acqua, un torrente, un articolato reticolo irriguo e oltre 200 specie di vertebrati. Sono numeri che aiutano a cambiare prospettiva. La Brianza centrale non è soltanto quella delle strade trafficate, dei capannoni, delle aree commerciali e delle nuove infrastrutture. Esiste anche una Brianza verde, spesso frammentata e poco conosciuta, che proprio per questo rischia di essere considerata sacrificabile. Il Parco può contribuire a renderla riconoscibile. E soprattutto a renderla più difficile da sacrificare.
Questa riflessione assume un significato ancora maggiore mentre il territorio continua a essere interessato da grandi trasformazioni infrastrutturali. La vicenda della Pedemontana, con i suoi cantieri, le nuove infrastrutture, le opere connesse e la conseguente trasformazione di aree agricole e naturali, ci ricorda quanto sia concreto il problema della frammentazione territoriale. Non è necessario ripetere qui tutte le osservazioni che il blog Brianza Centrale ha fatto negli anni. Ma proprio per questo riteniamo importante che, accanto alle grandi infrastrutture viarie, venga costruita e rafforzata anche un'altra infrastruttura: quella ecologica e paesaggistica. Una rete capace di garantire continuità agli spazi aperti.
- Di collegare i parchi.
- Di proteggere i corsi d'acqua.
- Di conservare le aree agricole.
- Di recuperare quelle degradate.
- Di creare percorsi per la mobilità dolce.
- Di ridurre, dove possibile, gli effetti della frammentazione e delle isole di calore.
In altre parole: se il territorio viene continuamente trasformato, deve esistere anche una politica altrettanto forte per ciò che vogliamo conservare.
Nel comunicato del GruBrìa compare un'altra espressione interessante: “tutela attiva”. Il presidente Arturo Lanzani spiega: «Tutela attiva del territorio significa che il Parco regionale potrà con maggiore forza materializzare progetti, potenziare risorse, incrementare il benessere delle comunità». È un concetto condivisibile, a condizione che “tutela attiva” non significhi semplicemente realizzare nuovi interventi, ma prima di tutto dare valore a ciò che ancora esiste. Il progetto indica infatti obiettivi che vanno nella direzione del recupero e della riqualificazione: aree degradate o abbandonate, patrimonio rurale e storico, reticolo idrico, forestazione, corridoi ecologici, contrasto alle isole di calore. Sono tutti temi che, in un territorio densamente urbanizzato, hanno una relazione diretta con la qualità della vita delle persone.
Un parco non è soltanto un confine. È forse questo il punto fondamentale. Il nuovo Parco regionale non dovrebbe essere visto semplicemente come un nuovo perimetro sulla carta. La sua efficacia dipenderà da quello che quel perimetro consentirà di fare.
- Dalla capacità di coordinare i Comuni.
- Dalla disponibilità di risorse.
- Dalla capacità di intervenire sulle aree degradate.
- Dalla possibilità di creare connessioni dove oggi esistono interruzioni.
- Dalla tutela effettiva delle aree agricole e naturali.
E anche dalla capacità di rendere questi luoghi più conosciuti e fruibili dalle persone.
Il comunicato parla di una rete nella quale “natura, paesaggio, agricoltura, storia e fruizione pubblica possano integrarsi”. È una prospettiva che condividiamo.
La Conferenza programmatica del 16 settembre è dunque un passaggio importante, ma non è ancora la nascita del nuovo Parco. Gli esiti della Conferenza costituiranno la base per il prosieguo dell'istruttoria regionale e per il successivo percorso amministrativo e legislativo necessario alla sua istituzione. È quindi adesso che occorrerà seguire con attenzione i prossimi passaggi. Da parte nostra continueremo a farlo. Perché, al di là delle diverse denominazioni e dei diversi strumenti amministrativi, il filo conduttore è sempre lo stesso.
Parco Brianza Centrale. Parco del Grugnotorto e del Villoresi. GruBrìa. Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Sono tappe di un percorso lungo, nel quale l'idea di fondo non è cambiata: difendere gli spazi aperti della Brianza centrale e metterli in relazione. Oggi quella prospettiva sembra fare un passo avanti. E, in un territorio sottoposto a una pressione urbanistica e infrastrutturale sempre maggiore, non è una questione secondaria. È una questione di futuro. Perché una Brianza sempre più costruita ha bisogno di boschi, campi, acqua, alberi, corridoi ecologici, paesaggio e spazi pubblici. E questi elementi, una volta perduti, non si possono ricostruire con la stessa facilità con cui si costruisce una strada. Per questo il percorso verso il nuovo Parco regionale merita di essere seguito e sostenuto.
venerdì 18 settembre 2026
38ª ME-MO "al contrario": da Montorfano a Meda
Torna domenica 4 ottobre 2026 la storica ME-MO, la camminata che da 38 anni attraversa la brughiera collegando Montorfano e Meda.
Organizzata da CAI Meda, Società Escursionisti Medesi SEM e Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, l’edizione 2026 sarà per il secondo anno consecutivo “al contrario”: dalla partenza di Montorfano, alle 8.00 in piazza Roma, si seguirà il sentiero fino a Meda, dove l’arrivo è previsto tra le 13 e le 14 in piazza Vittorio Veneto. Negli ultimi anni è stata infatti scelta l’alternanza della direzione, offrendo ai partecipanti prospettive sempre diverse sul percorso.
Un’occasione per attraversare a piedi un prezioso territorio di boschi e brughiere, lungo un itinerario che collega l’area milanese a quella comasca e ai percorsi verso i parchi della Svizzera.
Per raggiungere Montorfano saranno disponibili tre pullman da Meda, con partenza alle 7.00 da piazza del Mercato, offerti con il contributo del Comune di Meda. I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria (cliccare qui).
Anche l’arrivo a Meda sarà parte della giornata: dopo la camminata, gli organizzatori offriranno gli storici spaghetti all’Amatriciana della ME-MO, ospitati dalla famiglia Antona Traversi nella suggestiva Rotonda del Parco Storico di Villa Antona Traversi.
Saranno inoltre disponibili, con prenotazione, visite guidate alla chiesa di San Vittore, a cura degli Amici dell’Arte, e a piazza Vittorio Veneto, a cura di Pro Loco Pro Meda, alle 14.30 e alle 15.30 (cliccare qui).
Durante la giornata saranno distribuite anche la mappa del sentiero ME-MO, la nuova maglietta 2026 con nuova grafica e altri materiali dedicati alla brughiera e al Parco. Le offerte libere raccolte durante l’iniziativa, al netto delle spese organizzative, saranno devolute all’associazione medese L’Abbraccio OdV.
Per chi avesse necessità di rientrare a Montorfano sono previsti anche collegamenti treno + bus dalla stazione FNM di Meda.
⚠️ L’iscrizione alla camminata è obbligatoria e le prenotazioni per escursione, pullman e visite guidate si apriranno dalle ore 10.00 di domenica 20 settembre (cliccare qui).
In caso di maltempo, l’escursione sarà rinviata a domenica 11 ottobre 2026.
- 📅 Domenica 4 ottobre 2026
- 🥾 Montorfano → Meda
- 📍 Partenza: piazza Roma, Montorfano, ore 8.00
- 🚌 Pullman da Meda: ore 7.00





















.jpg)


,_Vanzetti_(Pacific)_-_btv1b53178550c.jpg)
















