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martedì 21 luglio 2026

Pedemontana, dagli scavi di Desio riaffiora la Brianza contadina

L'area di ritrovamento. Sullo sfondo si nota l'ospedale di Desio. Le immagini sono tratte dalla Relazione di scavo archeologico redatta da "Cooperativa archeologia".

Sul sito di Pedemontana Lombarda è stata pubblicata recentemente la relazione specialistica sul paesaggio che documenta gli scavi archeologici, eseguiti a Desio nel febbraio 2025, durante i lavori della Tratta C. Una pubblicazione che permette di conoscere un aspetto poco noto dei cantieri: quello delle indagini archeologiche preventive, che accompagnano le grandi opere infrastrutturali.

Quando si parla della Pedemontana Lombarda, l'attenzione si concentra quasi sempre sull'opera, sul traffico o sulle polemiche. Eppure, ogni grande scavo offre anche un'occasione unica: guardare sotto la superficie del territorio e scoprire tracce della sua storia. È proprio quanto emerge dalla documentazione resa disponibile, nella quale gli archeologi descrivono il rinvenimento di alcune piccole strutture rurali rimaste sepolte per secoli nel territorio di Desio.

Le strutture B e C.

Non sono emerse ville romane, mosaici o monete preziose. Al contrario, gli archeologi hanno trovato tre semplici strutture rettangolari costruite con ciottoli e mattoni, conservate appena cinquanta centimetri sotto l'attuale piano di campagna. Proprio questa apparente semplicità rende il ritrovamento interessante. Le strutture raccontano infatti la vita quotidiana della Brianza agricola, molto più di quanto potrebbe fare un oggetto di valore. Secondo gli studiosi, si tratta probabilmente di piccoli depositi destinati allo stoccaggio di prodotti agricoli, forse utilizzati da una singola famiglia o da un piccolo podere. Le dimensioni sono ridotte, comprese tra uno e due metri, e alcune modifiche interne fanno pensare che siano state adattate nel tempo per facilitarne l'utilizzo.

La struttura A.

L'area del ritrovamento non è casuale. Le strutture sorgono infatti vicino a quella che ancora oggi è ricordata come la Strada consorziale del Molinello, poi detta dei Boschi, un antico percorso che collegava Desio con Cesano Maderno. Oggi la zona è interessata dal cantiere della Pedemontana, ma per secoli è stata un paesaggio agricolo attraversato da sentieri, campi e piccoli insediamenti rurali. Le strutture rinvenute sembrano inserirsi perfettamente in questo contesto.

Uno degli aspetti più curiosi della relazione riguarda proprio ciò che manca. Gli archeologi non hanno trovato ceramiche, monete o altri reperti capaci di fornire una data precisa. Le lavorazioni agricole succedutesi nei secoli hanno infatti cancellato buona parte degli strati superficiali, lasciando soltanto le strutture interrate. Anche la tecnica costruttiva, basata su ciottoli e laterizi posati a secco, è stata utilizzata per molti secoli. Per questo gli studiosi propongono una datazione prudente, collocando il complesso in età postmedievale ed escludendo, invece, un'origine romana.

Questo ritrovamento ricorda anche il ruolo dell'archeologia preventiva, spesso poco conosciuta. Prima che un'opera infrastrutturale modifichi definitivamente il territorio, gli archeologi verificano la presenza di testimonianze del passato, documentandole e studiandole. Nella maggior parte dei casi non emergono reperti spettacolari, ma informazioni preziose per ricostruire l'evoluzione del paesaggio. Ogni muro, ogni pavimentazione, ogni piccolo deposito contribuisce ad arricchire la conoscenza della Brianza di un tempo.

venerdì 13 febbraio 2026

Quando l’archeologia racconta il territorio: musei, comunità e paesaggio nel Lecchese


Dopo il successo del primo appuntamento, già svoltosi a febbraio, il ciclo “L’archeologia racconta che…” prosegue con altri quattro incontri, da febbraio a luglio, pensati come brevi dialoghi divulgativi della durata di 45 minuti, seguiti da visite guidate ai musei o al territorio di circa 40 minuti. Una formula agile e accessibile, che invita all’ascolto, alla curiosità e al confronto.

Gli incontri sono costruiti come conversazioni tra due o tre interlocutori, rivolte a un pubblico non tecnico. L’obiettivo è raccontare la pluralità di temi che attraversano le discipline archeologiche, mettendo in relazione reperti, paesaggi, pratiche umane e questioni contemporanee. Al centro ci sono la tutela del patrimonio, la sua valorizzazione e la fruizione consapevole da parte della comunità, intesa come soggetto attivo nella conoscenza del territorio e della sua storia.

Non mancano riflessioni critiche su stereotipi e luoghi comuni legati al passato: alcune “verità di buon senso” vengono messe in discussione, mostrando come talvolta possano trasformarsi in vere e proprie fake news storiche.

I primi due appuntamenti si tengono presso il Museo Archeologico di Lecco, ospitato a Palazzo Belgiojoso, mentre i successivi tre si svolgono al Museo Archeologico del Barro, a Galbiate, con momenti di visita anche al Parco del Barro. A guidare il pubblico in questo percorso sono figure di riferimento dell’archeologia locale e nazionale, tra cui Marina Uboldi (direttrice del Museo del Barro), Nicolò Donati (conservatore del Si.M.U.L.) e Mauro Rossetto (direttore del Si.M.U.L.), affiancati da studiosi e studiose provenienti da università e istituzioni di ricerca.

I prossimi appuntamenti

Il programma affronta temi trasversali che intrecciano ambiente, società e cultura materiale:

  • Le armi raccontano che… (7 marzo): una riflessione sulla violenza nella preistoria e nell’alto medioevo, tra resti umani e fonti storiche.
  • Il cibo racconta che… (9 maggio): la storia dell’alimentazione antica tra risorse locali e contaminazioni culturali, con uno sguardo anche al rapporto tra uomo e ambiente.
  • L’oggetto racconta che… (6 giugno): storie di manufatti, tecnologie e sistemi produttivi del passato.
  • Il paesaggio racconta che… (4 luglio): l’abitare la montagna e l’adattamento umano tra clima, tecnologie e verticalità.

Tutti gli incontri si svolgono il sabato alle ore 16.00 e sono a ingresso gratuito.

Informazioni utili

martedì 27 maggio 2025

Alla scoperta del Neolitico comasco: gli scavi svelati a Lipomo

Fonte immagine: Pagina FB Associazione Lepomis

Prosegue l'impegno culturale dell'Associazione Lepomis nel valorizzare il patrimonio storico del territorio comasco. Mercoledì 28 maggio alle ore 20:30, presso la Sala del Consiglio Comunale di Lipomo, si terrà l'incontro intitolato “Il Neolitico comasco e gli scavi svelati a Lipomo”.

La serata vedrà la partecipazione di esperti del settore: Stefano Rossi e Grazia M. Facchinetti della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio, Clelia Orsenigo del Museo Civico di Erba e l'archeologa Giordana Ridolfi. L'evento offrirà l'opportunità di approfondire la conoscenza della preistoria locale, con un focus particolare sugli scavi archeologici effettuati nella zona del cimitero di Lipomo.

Il Neolitico, periodo compreso tra il 5500 e il 3300 a.C., rappresenta una fase cruciale nella storia dell'umanità, caratterizzata dalla transizione da società di cacciatori-raccoglitori a comunità agricole stanziali. Nel territorio comasco, siti come quello di Montano Lucino, associato alla Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, forniscono preziose testimonianze di insediamenti neolitici .


L'incontro di Lipomo si inserisce in un più ampio contesto di iniziative volte a promuovere la consapevolezza e la valorizzazione del patrimonio archeologico locale. Eventi come questo contribuiscono a rafforzare il legame tra la comunità e la propria storia, stimolando l'interesse per le radici culturali del territorio.

L'ingresso all'evento è libero, e l'Associazione Lepomis invita tutti gli interessati a partecipare a questa serata di approfondimento storico e culturale.