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giovedì 8 maggio 2025

BloomCinema presenta “The Other Side of the Pipe”: una serata di cinema e dibattito sul futuro dell’energia e della democrazia ambientale


Mercoledì 14 maggio 2025 alle ore 20:30, BloomCinema propone una serata speciale dedicata al cinema d’impegno civile con la proiezione del documentario The Other Side of the Pipe del regista sloveno Marko Kumer. L’evento, che si terrà presso la sala di Bloom a Mezzago, offre al pubblico non solo la visione di un film di grande attualità, ma anche l’occasione di partecipare a un dibattito pubblico con attivisti ed esperti impegnati nella difesa del territorio.

Il documentario racconta la storia di tre cittadini europei - Themis, agricoltore greco; Ippazio, insegnante in pensione del Sud Italia; e Giacomo, giovane attivista - le cui vite vengono profondamente trasformate dal passaggio del Southern Gas Corridor, il più imponente progetto energetico europeo mai realizzato. Lungo oltre 3.500 chilometri, il gasdotto collega l’Azerbaigian al Mediterraneo, attraversando territori agricoli, comunità locali e aree naturali. Di fronte a questa grande opera infrastrutturale, i protagonisti decidono di unire le forze in una lotta internazionale che mette al centro la difesa dell’ambiente, della democrazia partecipativa e dei valori europei.

Al termine della proiezione, la serata proseguirà con un dibattito pubblico che proverà a rispondere ad alcune domande cruciali: cosa possono fare i singoli cittadini per contrastare opere che minacciano il territorio? Quali strumenti esistono per influenzare le decisioni pubbliche? Come si può far sentire la propria voce?

Interverranno:

  • Manuela Meloni, del Comitato Ferma Ecomostro
  • Roberto Fumagalli, portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”
  • Guido Scaccabarozzi, dell’Associazione Simbio
  • Federico Anghelè, rappresentante di The Good Lobby, rete europea per la partecipazione civica

A moderare la discussione sarà Valeriano Musiu, giornalista professionista specializzato in temi ambientali e collaboratore per l’inserto “Pianeta 2030” del Corriere della Sera.

L’ingresso è previsto con biglietto intero a 7€, ridotto a 5€ per over 65 e soci Bloom, e ulteriormente ridotto a 4€ per under 26.

sabato 12 gennaio 2019

La Brianza che accoglie


Immagine e testo tratti dal dossier Accoglienza 2018 di Legambiente

Mezzago è uno dei 29 comuni consorziati nell’azienda speciale consortile del Vimercatese e del Trezzese, Offertasociale, ente gestore di uno Sprar che ospita 50 persone. Siamo a cavallo tra le provincie di Monza e di Milano. I migranti sono distribuiti in una parte dei 29 comuni, non in tutti.

“L’aspetto più peculiare della nostra esperienza -  riflette Giorgio Monti, sindaco di Mezzago - sta nel fatto che un territorio così ampio si sia dato una progettualità unica e l’abbia inserita all’interno delle funzioni della sua  azienda speciale che si occupa dei servizi alla persona”.

Il progetto è nato nel 2016, prima delle modifiche ministeriali che incrementarono le progettualità sullo Sprar. È partito con 10 posti, portati progressivamente ai 50 attuali.

“Come territorio, avevamo già un’esperienza di gestione positiva dei Cas: dal 2011-2012 ogni comune si era impegnato ad accogliere una parte dei richiedenti asilo che arrivavano attraverso il canale prefettizio e  avevamo già un’accoglienza molto diffusa.  Guardando quindi all’evoluzione del sistema di accoglienza con i Cas, siamo andati verso lo Sprar, prima con due appartamenti che erano a disposizione a Vimercate; poi  con le agevolazioni che ci sono state a fine 2016 abbiamo esteso il progetto. Con tutti gli aspetti postivi del sistema Sprar rispetto al Cas: la possibilità di gestire direttamente il progetto, la possibilità di inserire oltre alle attività e ai servizi minimi che ci sono nei Cas tutta una serie di altri servizi che puntino all’integrazione, all’inserimento lavorativo, cioè all’accoglienza di secondo  livello. Abbiamo presentato, prima dell’estate scorsa, altri due progetti che prevedevano un’ulteriore estensione dello Sprar per adulti e l’avvio di uno Sprar minore di 10 posti, però sono rimasti fermi”.

Sul territorio rimangono ospiti dei Cas circa 450 persone.

Nello Sprar di Mezzago, alle persone accolte sono offerti corsi di lingua e una formazione lavorativa e di sviluppo delle capacità di ognuno. A seconda delle competenze,  viene ipotizzata una formazione che porti a dei tirocini o a un inserimento lavorativo. E le persone, che terminato il progetto si sono fermate sul territorio e lavorano, ci sono. “Lo Sprar era un servizio che funzionava alla grande in Italia - dice Giorgio Monti - sono evidenti la differenza e l’impatto tra i sistemi Cas e Sprar. Con il nuovo decreto Sicurezza noi perdiamo tanto, perché abbiamo costruito delle cose che adesso non resteranno più in piedi”.

Parliamo di soldi.

“Se parliamo di indotto - prosegue  Monti - l’accoglienza è un settore che negli ultimi anni in Italia ha occupato quasi 15 mila operatori, non un settore di poco conto”. Poi c’è il discorso delle esternalità, perché lo Sprar consente di introdurre attività migliorative che hanno ricadute per tutti. Tante e diverse a seconda delle caratteristiche dei comuni. “Noi, ad esempio, abbiamo attivato una formazione importante per operatori sociali e operatori dei centri psicosociali sulla cura del disagio da traumi migratori. Corsi a cui hanno avuto accesso tutti, non solo gli operatori che si occupano di accoglienza ma anche quelli dei servizi sociali e socioassistenziali del territorio. Abbiamo realizzato progetti nelle scuole sulla cultura dell’immigrazione, con ragazzi delle superiori; fatto cultura e informazione. Poi, non nel caso nostro perché fortunatamente abbiamo una rete di servizi già abbastanza articolata, ma in altri territori i progetti Sprar hanno finanziato servizi a cui hanno accesso anche i residenti”. Con lo Sprar, l’accoglienza può essere più costosa rispetto a quella dei Cas, ma rispetta gli indirizzi per la definizione del budget. Si può dire che costasse troppo? Non più della repressione, forse meno. Senza contare il probabile aumento dei costi sociali. “Perché una comunità in cui non ci si integra, in cui chi è nuovo e arrivato per ultimo, non può accedere ai servizi, non può mettersi alla prova, per forza di cose poi dopo diventerà un problema - conclude il sindaco di Mezzago - Questo accrescerà il  consenso di chi è contro l’accoglienza. Per i cittadini, forse, varrebbe la pena, invece, affidarsi a un sistema che cerca di far convivere tutti, per il bene di tutti”. 
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lunedì 18 aprile 2016

Più asparagi, meno autostrade


di Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile

“Più asparagi, meno  autostrade” questo il messaggio affatto banale del Sindaco di Mezzago al Ministro  Delrio e agli altri amministratori presenti all’incontro dello scorso 11 aprile in Provincia di Monza e Brianza per parlare di Pedemontana. Un Sindaco che in dono al Ministro porta il frutto di un territorio che ha qualcosa da tutelare, risultato di investimenti di precedenti amministratori, che già a suo tempo, per altro - pochi tra molti - avevano opposto il loro fermo no al progetto di un’autostrada inutile e dannosa come quella che si è rivelata essere l’incompiuta e monca Pedemontana.


Sembrava un’opera inarrestabile ma ora è  ferma  al palo.  Per quarant’anni è  avanzata  lenta  sui tavoli degli amministratori locali accelerando poi con la velocità artificiosa di una legge berlusconiana - la legge obiettivo - ideata  per agevolare la realizzazione di opere definite, ad insindacabile giudizio di pochi, “strategiche”, come il ponte di Messina, crollato ancor prima della sua costruzione.

Una  legge  però  che  come  ogni  legge,    può  essere  messa  in  discussione,  modificata,  abrogata  come  tutto quello che non appartiene all’ordine dei valori fondanti del nostro vivere civile. Sic transit gloria mundi. 

Qualcuno in Parlamento - ci ha detto Anna Donati di Green Italia lo scorso 18 marzo a Seveso nell’incontro promosso da Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile - sta cominciando a lavorare su questo. E’  quindi  ora  di  smetterla  di  prostrarci  davanti  al  totem  di  una  legge  sbagliata  che  nel  racconto  della  sua origine, disvela la malattia dell’Italia dei nostri giorni: sporchi affari, sprechi e devastazioni connessi al cemento e all’asfalto  spacciati per opportunità di sviluppo.

Il Ministro Delrio finalmente dice una verità: i soldi dello Stato per finanziare l’opera sono finiti e lo Stato non ne metterà altri. Con le risorse sino a qui stanziate  la Pedemontana non è arrivata nemmeno a metà e  non è stata completata delle necessarie Compensazioni Ambientali  e connessioni viabilistiche. In Monza e Brianza questa verità la sa soprattutto il Comune di Lentate sul Seveso dove i cantieri si interrompono, ma la sanno anche i Comuni di Bregnano, Lomazzo, Cislago e tutti quelli delle tratte finora realizzate.

A  metà di marzo scorso il Sindaco di Cislago ha lanciato un accorato appello  denunciando la sua lotta senza risposte  contro il mostro Pedemontana  (e Regione Lombardia  che, ostinatamente,  continua a volerla)  che ha già distrutto il suo territorio.
Perché  questo  grido  di  aiuto  non  viene  raccolto  dai  Sindaci  di  Monza  e  Brianza?  Le  risorse  residue dovrebbero  in  primo  luogo  compensare  l’Ambiente  compromesso, poi chiusi  i  cantieri  si  debbono  trovare soluzioni  alternative a  partire dalla  viabilità  intercomunale e  dall’investimento  sul  trasporto  pubblico  e ferroviario.
L’argomento  “Compensazioni  Ambientali”  e  la  conclusione  dei  lavori  squisitamente  necessari  non  è  stato sinora contemplato e si annuncia un tavolo con il governo dei soli sindaci della provincia di MB.
Perché non tutti i Sindaci dal principio alla fine della potenziale autostrada?  Che  senso ha  ora concentrarsi solo sulla B2 e sulla C e D? Mors tua vita mea?

E che vita sarebbe quella con  un cantiere aperto in piena area diossina? Affrontare una bonifica che farebbe ulteriormente  innalzare  i  costi  e  che  porterebbe  inutilmente  di  nuovo  sul  territorio  lo  spauracchio  della diossina? Perché i Sindaci della B2 non hanno evidenziato questo punto con il Ministro Delrio?

Chiediamo che  al tavolo del Ministro, annunciato per la prossima estate, i Sindaci si preparino ad andare in formazione completa e forti di una collaborazione con il territorio che è fatto di cittadini che vanno informati ma anche di gruppi e associazioni competenti con cui i Sindaci devono seriamente interloquire.

Sono  questi  gruppi,  associazioni,  coordinamenti  che  in  questi  anni  hanno  messo  in  discussione  il  progetto tecnico di Pedemontana,  hanno disvelato  e  contrastato  progetti disgraziati  quali    lo sbancamento del Bosco delle  Querce  di  Seveso  e  Meda - denunciato  le  mancate  rispondenze  alle  prescrizioni  di  legge,  i  rischi ambientali e viabilistici connessi alla realizzazione dell’infrastruttura - come l’iniziale volontà di procedere sulla tratta B2 senza un piano di caratterizzazione per verificare l’inquinamento dell’area.

I Sindaci dicono di parlare per il territorio. Dunque  siano  conseguenti  coinvolgendo  direttamente  chi  per  il  territorio  e  l’ambiente  si  è  sempre  battuto evitando  che  l’intera  e  delicata  partita  per  fermare  quest’inutile  autostrada  e  definire  differenti  soluzioni viabilistiche e trasportistiche  sia relegata al mero tavolo istituzionale  poiché,  in solitudine, quella dei Sindaci e del  Presidente  di  Monza  e  Brianza  rischia  di  essere  un’azione  poco  incisiva  e  poco  tutelante  per  il  nostro territorio e ancora subalterna agli interessi degli asfaltatori e cementificatori.

Per scaricare il programma della manifestazione cliccare qui

domenica 23 novembre 2014

A Mezzago gli asini ti accompagnano a scuola


Compagni di b(r)anco

Tratto da: comunivirtuosi.org 

Andare a scuola è diventato molto più divertente, per gli alunni delle elementari di Mezzago (MB).

Ad accompagnare i bambini del Pedibus, infatti, ci sono due ospiti speciali: Natalino e Neve. I due asinelli, zaini in groppa, offrono un aiuto ai piccoli studenti in cambio di coccole e di qualche carota e rendono il tragitto casa - scuola più allegro e socievole.

L’iniziativa si ripete ogni mercoledì mattina, quando una delle 6 linee del pedibus cammina con i quadrupedi dalle orecchie lunghe.

Il progetto “Compagni di b(r)anco” è nato dalla collaborazione tra i volontari del pedibus, l’amministrazione comunale, la pro loco e la city farm SBA-Raglio, quest’ultima gestita dall’associazione Passo trotto galoppo, che organizza numerose attività formative fondate sullo speciale rapporto tra bambino e animali.

lunedì 15 luglio 2013

Mezzago: il 50% del territorio comunale è stato conferito al PLIS del Rio Vallone


Il ruolo del Parco del Rio Vallone nel nuovo Piano di Governo del Territorio del comune di Mezzago

Tratto dal sito dell'Associazione dei Comuni Virtuosi

Il PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) del Rio Vallone (www.parcoriovallone.it) riveste un ruolo fondamentale per la salvaguardia dell'ambiente, la conservazione e la gestione equilibrata del territorio, favorendo la tutela del paesaggio, preservando di fatto un polmone di verde in un territorio fortemente urbanizzato dove la pressione edificatoria e infrastrutturale ha assunto nel corso degli anni livelli preoccupanti. Si occupa di preservare lo stato di naturalità ed è schierato in prima fila nel non facile compito di dare continuità e prospettive di sviluppo alle attività agricole, primo importante baluardo al consumo di suolo.
In questi anni il parco ha acquisito importanti aree per il rimboschimento, realizzando una fitta rete sentieristica della quale cura costantemente la manutenzione; ha creato zone umide favorevoli alla conservazione di varie specie di fauna e flora autoctone, al loro riequilibrio, al mantenimento del patrimonio arboreo esistente. Promuove iniziative divulgative, culturali e di educazione ambientale rivolte in modo particolare ai bambini, per favorire la conoscenza dell'ambiente naturale e paesistico.

Credendo fermamente nel ruolo del Parco e sostenendone concretamente l'attività, nel corso tempo il comune di Mezzago ha conferito in esso circa 200 ettari, ovvero il 50 per cento della superficie comunale, confermando il bene comune "territorio-paesaggio" come punto centrale delle proprie politiche pubbliche che, attraverso la valorizzazione dei caratteri specifici di ogni luogo nelle sue componenti urbane, naturali e agroforestali e nella interrelazione fra esse, concorrendo al benessere della vita umana materiale e sociale.

Queste premesse hanno costituito, com'era naturale, l'asse portante del percorso di elaborazione del nuovo Piano di Governo del Territorio il cui scenario progettuale individua nella salvaguardia del valore naturale e paesaggistico del territorio e nel miglioramento dello stato dell'ambiente, le condizioni irrinunciabili per lo sviluppo dei sistemi rurali, insediativi e socio – economici.

In tale prospettiva, fra gli interventi pianificati dal nuovo PGT, la conferma del PLIS del Rio Vallone (non scontata in tutte le realtà amministrative) e ancor di più il suo previsto ampliamento mediante l'estensione delle aree in dotazione, rappresenta un'azione decisa e caratterizzante sotto diversi aspetti.

Di fondamentale importanza è la tutela degli ambiti di pregio agricolo e ambientale e la valorizzazione delle risorse locali, con l'obiettivo di costituire una corona "verde" al territorio edificato garantendo l'esistenza di un corridoio "ecologico" che colleghi la parte est del comune con la parte ovest. Altrettanto importante la volontà di salvaguardare e favorire lo sviluppo delle aree dedicate alla rara e pregiata coltivazione dell'asparago, che conferisce un carattere esclusivo a un comparto rilevante dell'attività agricola di Mezzago.

All'interno dello scenario progettuale del PGT, il PLIS gioca un ruolo rilevante anche per quanto riguarda l'acquisizione e valorizzazione delle "aree obiettivo di qualità territoriale". Queste sono aree verdi da acquisire alla proprietà pubblica mediante lo strumento della perequazione urbana e territoriale. In pratica, a fronte di una trasformazione e quindi di un consumo di suolo (dissipazione di un valore naturale non più riproducibile), è prevista la cessione al comune di una dotazione di aree aggiuntiva rispetto a quella ordinaria prevista dalla legge. Tali aree vengono possono essere conferite in dotazione al PLIS del Rio Vallone e destinate all'incremento degli spazi verdi e alla mitigazione e ricomposizione paesistica degli ambiti interessati da nuove infrastrutture della mobilità (Pedemontana e linea ferroviaria Gronda est) e da nuovi insediamenti.

All'interno del PGT il Parco viene inoltre individuato come elemento di connessione della rete ecologica locale con le reti ecologiche di previste da enti superiori (Provincia e Regione) che, pur con modesto valore intrinseco di naturalità, ha un elevato valore ambientale territoriale e paesaggistico, oltre che di interferenza nell'infrastruttura Pedemontana.

Sono queste operazioni strategiche di "riordino territoriale", da attuare mediante la realizzazione di un appropriato sistema di verde, orientato alla salvaguardia ambientale, alla valorizzazione paesaggistica ed alla ridefinizione dei margini urbani. In questo senso il verde urbano non è considerato esclusivamente come elemento estetico e ricreativo del territorio, ma come un vero ecosistema naturale, un capitale prezioso per contribuire a mitigare l'inquinamento delle varie matrici ambientali (aria, acqua, suolo), migliorare il microclima e mantenere la biodiversità; obiettivi ambiziosi per i quali ancora una volta il Parco del Rio Vallone ricopre un ruolo essenziale.

La parola al Parco

Raccontare "cosa fa il Parco" è uno sforzo non solo utile ma necessario; non per farsene un particolare vanto, ma per cercare di spiegare quanto sia variegata e complessa la "governance" dei residui ambienti naturali e agricoli presenti nelle nostre zone.

Un'azione che talvolta passa inosservata, così come può sfuggire ai nostri occhi il pur indispensabile germinare di un seme o il crescere di una pianta; eppure il Parco "si muove", ogni giorno, con silenziosa e speranzosa insistenza. Raccontarlo significa innanzitutto condividerlo, perché solo così potremo fare sempre meglio. Ecco dunque il motivo per cui Vi invitiamo a leggere il report delle attività portate avanti nel 2012 dal Consorzio Parco del Rio Vallone.

sabato 9 febbraio 2013

Censimento del cemento: in Brianza solo 7 comuni rispondono all'appello

Fonte immagine: earthobservatory.nasa.gov

Monza e Brianza: nonostante gli appelli, il territorio è ancora inascoltato

di Luca D’Achille, tratto da Salviamo il paesaggio del 4/2/2013 

La Provincia di Monza e Brianza, secondo il rapporto di Legambiente Lombardia presentato a dicembre, ha un territorio cementificato all’84%. Poche le risposte al Censimento del Cemento. Manca la volontà di arginare il problema nonostante la criticità della situazione. 

Dopo gli appelli, si contano presenti e assenti

Ad inizio 2013 questa è la situazione delle risposte al Censimento del Cemento proposto da Salviamo il Paesaggio per la Provincia di Monza e Brianza, la più urbanizzata d’Italia.

Su 55 comuni 7 questionari consegnati con 2 risposte giudicate positive e complete (Mezzago e Vimercate) e ben 5 valutate parziali (Agrate Brianza, Biassono, Camparada, Lentate sul Seveso e Seveso).

A distanza di 4 mesi dal precedente punto della situazione e dopo qualche sollecito inviato direttamente ai comuni da associazioni e singoli individui che hanno compreso l’importanza del tema, l’aumento di risposte è comunque limitato a solo 4 schede consegnate.

Tra le assenze spicca soprattutto il capoluogo, Monza. Qui dopo le elezioni dello scorso anno, che hanno portato un cambio alla guida della città, non sono mancate le polemiche su scelte fatte in termini di tutela del territorio.
Lo spostamento previsto di un centro commerciale che verrà chiuso e riaperto ancora più grande, con palazzi per uffici, su un’area agricola, a poca distanza da un altro centro commerciale esistente ha suscitato molta discussione.
Le associazioni, che più delle amministrazioni hanno compreso la gravità della situazione, speravano che le priorità e le scelte dell’amministrazione fossero altre.

Mancano all’appello tanti comuni del vimercatese, tra cui Bernareggio, da tempo protagonista in negativo. A dicembre è scoppiata la polemica a seguito dell’adozione di un PGT  (Piano di Governo del Territorio) che, nonostante il notevole sviluppo urbanistico degli anni passati, prevede ulteriore consumo di suolo. Rimangono inascoltati gli appelli per tutelare il territorio e per non essere più l’unico comune che non aderisce a nessun Parco locale.

Anche dalla fascia ovest della Provincia, fortemente cementificata, in cui il degrado ambientale, misurato attraverso il progetto ACI (Antropentropia Comuni Italiani), fa segnare i risultati più elevati e preoccupanti, sono arrivati pochi riscontri.
Vedano al Lambro (cementificata al 90% secondo il già citato rapporto di Legambiente), Lissone, Bovisio-Masciago, Muggiò, Verano Brianza e Villasanta fanno registrare valori molto alti di alterazione dell’ambiente a causa dell’edificazione.
Considerando che il valore massimo della misura dell’alterazione è 1, in tutti questi comuni siamo oltre lo 0,9.

Nonostante questo non si agisce e ancor peggio, non si vuole affrontare il tema neanche tramite la compilazione del censimento.
Chi ha risposto cosa dice

Apriamo i questionari e diamo una prima ed indicativa lettura dei dati che saranno ovviamente oggetto di analisi più dettagliate.

Cominciamo da Mezzago, comune che da subito si è dimostrato sensibile al problema con il tentativo di riunire più amministrazioni in una sorta di carta d’intenti per la tutela del paesaggio. A Mezzago questa è la situazione : su 1576 unità immobiliari di qualsivoglia destinazione risultano vuote o non utilizzate 121. Nello specifico per le unità abitative risultano non occupate 93 su 1482. Si apprende inoltre che sono 52 gli ettari di verde in previsione rispetto ai 45 già presenti.

Vimercate, uno dei comuni più grandi della provincia, comunica invece questa situazione: su 29701 unità immobiliari di diversa destinazione sono 677 quelle vuote. Per le unità abitative invece le non occupate sono più di 2000 sulle 13000 totali circa.

Restando nel vimercatese, questa è la situazione ad Agrate Brianza: non è disponibile il dato delle non occupate, ma si apprende che sono ancora da costruire 317063 mq di superficie lorda già prevista dal PGT (Piano di Governo del Territorio) di cui 33078 mq a destinazione abitativa. In aumento le aree a verde già previste: 52,42 ettari rispetto a 31,77 già disponibili. Si rileva anche che 1,58 ettari di superficie sono utilizzati per fotovoltaico “a terra”.
Dai Comuni alla Provincia: è fondamentale capire il territorio prima di decidere

Queste situazioni locali si incrociano con quanto sta succedendo ad un livello di pianificazione più alto, quello provinciale. Questo incrocio evidenzia ancor di più la notevole distanza tra associazioni e politica.

Nelle osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P) sono tante infatti le richieste di nuova edificazione presentate da privati e dalle stesse amministrazioni comunali, in direzione totalmente contraria a quelle presentate dalle associazioni che chiedono disperatamente di scegliere la tutela del territorio.

Per quest’ultime sembra veramente un’impresa disperata quella di far superare gli interessi e le diverse priorità che la politica, provinciale e non solo, continua ad avere e che continuano a prevalere.
Proprio i Comuni, l’ente che dovrebbe essere più vicino alle richieste della cittadinanza e attento nella gestione di un bene pubblico così prezioso, chiedono di edificare ancora nonostante la crisi del mercato immobiliare, la disponibilità di case sfitte e la possibilità di recuperare aree dismesse.

Le entrate provenienti dagli oneri di urbanizzazione ingolosiscono ancora troppo le casse delle amministrazioni locali che continuano così a scegliere il cemento peggiorando ulteriormente la situazione.

Manca ancora la consapevolezza, o peggio, la volontà di trovare quella convergenza di intenti tra la difesa dell’interesse pubblico e la corretta scelta politica che rappresenta l’unica possibilità di salvezza per il nostro territorio.

Leggi anche:
- Censimento sul cemento a Seregno: smentiamo l'assessore Mazza
- Perchè il comune di seregno non ha risposto al censimento sul cemento?

sabato 29 dicembre 2012

Acqua senza macchia. Parte dal vimercatese la raccolta differenziata dell’olio alimentare usato esausto


Tratto  da comunivirtuosi.org

Sta per prendere il via a Mezzago ed  in altri due comuni dell’est vimercatese (Vimercate e Bellusco ) il progetto “Acqua senza macchia” finalizzato alla raccolta differenziata dell’olio alimentare usato esausto.

Voluto da Fondazione Idra con il patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Monza e Brianza, il supporto scientifico di Università Bicocca e territoriale dei Comuni di Vimercate, Mezzago e Bellusco, il progetto è stato realizzato in co-finanziamento con Fondazione Cariplo, con la partecipazione di CEM Ambiente e Brianzacque e in collaborazione con la Provincia di Milano.

Ogni anno in Italia si producono 280.000 tonnellate di oli vegetali esausti. Di questa quantità, il 57% (2,6 Kg procapite) proviene dall’utilizzo domestico e solo in piccola parte viene attualmente intercettata come rifiuto. Il resto viene buttato erroneamente negli scarichi (lavandino/wc).

L’olio alimentare usato che arriva ai fiumi, laghi e mari, crea problemi alla fauna e flora acquatica. Se arriva in falda compromette la potabilità dell’acqua. In fognatura si accumula e aumenta i costi di manutenzione della rete e di depurazione dell’acqua (1Kg di olio in fognatura costa 0,90 euro di manutenzione e depurazione).

Il progetto “Acqua senza macchia” riguarderà inizialmente 6900 famiglie per un totale di oltre 15.500 cittadini; al termine della fase di sperimentazione  verrà poi esteso ad altri 50 mila cittadini del circondario.

Oltre all’obiettivo più immediato di evitare il versamento dell’olio nella rete fognaria e sgravare quindi i depuratori da un trattamento elaborato e costoso, il progetto si pone un secondo obiettivo, innovativo e ambizioso; trasformare l’olio raccolto in vera e propria risorsa per produrre energia elettrica e calore attraverso gli impianti di cogenerazione, biodiesel, oppure come lubrificante o in edilizia.

La raccolta oli avverrà in 4 modi sperimentali diversi sul territorio:
  1. ecomobile è una raccolta di prossimità che prevede il passaggio, con cadenza quindicinale, di un automezzo autorizzato, l’ecomobile appunto, nei punti strategici del comune.
  2. campana da 260 litri posta in luogo semiprotetto.
  3. porta a porta per i condomini: il ritiro dell’olio avverrà con una cadenza mensile. Ai condomini interessati dal progetto (in via di individuazione) saranno distribuiti bidoni da circa 30 litri dove potranno versare l’olio raccolto nella propria abitazione.
  4. isola ecologica, è il conferimento diretto in isola ecologica dotata di appositi contenitori
Tutte le utenze domestiche saranno dotate di un contenitore apposito da utilizzare per la raccolta e il conferimento.

Il progetto è preceduto e accompagnato da una campagna di sensibilizzazione dei cittadini e dei tecnici comunali che prevede la distribuzione dei contenitori con foglietto illustrativo, guide digitali per informare i cittadini sugli obiettivi, sui vantaggi attesi e sulle nuove modalità di raccolta, un sito internet dedicato www.riciclalolio.it (in costruzione), serate informative per i Comuni ed eventi dedicati alla cittadinanza.

Un progetto innovativo e importante che conferma l’attitudine alla sperimentazione di un territorio che ha sempre dimostrato grande attenzione alla gestione dei rifiuti e ribadisce l’importanza di una cultura di rete, che punta all’interazione fra diverse realtà territoriali interessate.

giovedì 9 agosto 2012

Possibili infiltrazioni mafiose in Brianza. Smaltimento abusivo di rifiuti a Mezzago

Operazione Starwars - Sito di Desio, anno 2008
Smaltimento illegale di rifiuti. Sequestrati 16 tir a società brianzola per un valore di 1,5 milioni

L'operazione, dopo quella Starwars del 2008, coordinata dalla polizia provinciale di Milano, riapre il capitolo delle possibili infiltrazioni mafiose in Brianza attraverso attività edili e di movimento terra


di Antonio Caccamo - tratto da Il Giorno dell'8/8/2012

La polizia provinciale di Monza e Brianza, in un'operazione congiunta con quella di Milano, ha sequestrato 16 fra tir e rimorchi per un valore di almeno 1,5 milioni di euro, tenuti su un terreno agricolo di Mezzago. I proprietari degli automezzi marchiati Man e Scania sono originari del crotonese, riconducibili ad una società operante nel settore del movimento terra in Brianza, ma con sede legale sempre in Calabria. I reati contestati sono lo smaltimento abusivo di rifiuti, la creazione di discariche abusive e la gestione non autorizzata dello smaltimento dei rifiuti. Il sequestro preventivo è stato disposto dal Gip del tribunale di Milano Stefania Donadeo.

Da quanto comunica la polizia provinciale brianzola, la società era finita nel mirino nel 2011, quando era stato sequestrato un terreno adibito a discarica abusiva sempre nell’est della Brianza. Era stata inoltre segnalata nell’ambito della vigilanza sugli appalti pubblici, poiché avrebbe dovuto partecipare  ai lavori di riqualificazione della linea ferroviaria Saronno - Seregno delle Ferrovie Nord spa. Già allora era emerso che, tra i partecipanti societari figuravano persone con precedenti per porto abusivo d'armi e altri reati. L'operazione, dopo quella Starwars del 2008, coordinata dalla polizia provinciale di Milano, riapre il capitolo delle possibili infiltrazioni mafiose in Brianza attraverso attività edili e di movimento terra.

Fonte foto: Polizia Provinciale di Milano 
Leggi anche:
- Dalla Calabria alla Brianza: discariche abusive di rifiuti  
- Zanardo: "Bisogna vigilare su questo territorio senza mai mollare"

martedì 14 febbraio 2012

Pedemontana, il gigante di cemento che si mangerà i campi


Pedemontana - Da Mezzago a Cornate si scatena la rabbia dei contadini: devastano il territorio
di Marco Dozio da Il Giorno del 14/02/2012

MEZZAGO — L’AUTOSTRADA se li mangerà in un sol boccone i suoi terreni. Tutti. Quelli dove coltiva l’asparago rosa, uno dei simboli della Brianza a tavola. Ma già ora Enrico Solci è un «dannato» della Pedemontana, non serve attendere la posa della prima pietra. La spada di Damocle dell’esproprio pende sulla sua testa da cinque anni: significa che può solo lavorare a vista, non può programmare, non può nemmeno mettere in piedi un capanno per gli attrezzi, le regole non glielo consentono, la terra è sua ma non è sua. «Come posso lavorare in queste condizioni? Neanche dieci anni fa ho lasciato tutto, facevo tutt’altro mestiere, stampavo assegni in ditta, poi sono voluto tornare alla terra, coltivando un prodotto che è un pezzo della nostra tradizione». Aspetta l’arrivo dei camion con ansia. Avrà il risarcimento «obbligatorio», ma non sa ancora come potrà andare avanti nei prossimi anni, se sarà costretto a chiudere i battenti dell’azienda e a reinventarsi un nuovo lavoro: «Spero di trovare una sistemazione per continuare a fare il contadino, ma non è vero che un terreno vale l’altro, conta la qualità, la distanza dalle fonti di inquinamento». «La distanza dalle macchine e dai cavi dell’alta tensione», specifica Chiara Scarabelli, figlia del «pasionario» Giuseppe, stesso gusto per la resistenza culturale al cemento. Ha un progetto, Chiara, 28 anni: proseguire l’attività paterna con l’aiuto del marito. A Mezzago, non altrove: «Perché farlo qui è più difficile, non me ne voglio andare anche se le condizioni per fare agricoltura di qualità stanno diventando impossibili». Vuole tirar su una casa rurale, coltivare e vendere i prodotti allo spaccio. Una bambina piccola, un fratellino in arrivo: «Sto lottando per un modello di vita diverso, lo faccio per loro».

MA È TUTTO IN SOSPESO, tutto dipende dal gigante d’asfalto: «Mi chiedo che cosa succederà nei prossimi anni: i lavori per il cantiere stravolgeranno la nostra vita. Ma io davvero farò il possibile per resistere, la parola giusta è resistere». Anche se i segnali vanno nella direzione opposta: «Basta chiedere quanto costano i terreni agricoli intorno alla Pedemontana: i prezzi sono aumentati perché tutti sanno che ci sarà l’invasione dei capannoni, come succede nelle altre autostrade lombarde». Mezzago farà eccezione. L’Amministrazione ha vincolato le aree contigue al tracciato inserendole nel Parco Rio Vallone: «Purtroppo siamo gli unici ad averlo fatto finora - spiega Vittorio Pozzati, consigliere provinciale ed ex sindaco del paese -. Rumore, inquinamento, devastazione ambientale e paesaggistica: ho la sensazione che i brianzoli non si siano resi conto di quello che accadrà. Ci saranno solo enormi disagi e nessun vantaggio per il territorio. L’infrastruttura infatti non servirà nemmeno a risolvere il problema del traffico locale: non sono previsti tratti di libera circolazione, al contrario di quanto era stato promesso alle Amministrazioni comunali». C’è una previsione che ricorre. Ed è quella che vede i piccoli Comuni del Vimercatese sempre più somiglianti alle aree dell’hinterland milanese o della zona iperurbanizzata compresa tra Monza e Seregno. «La nostra specificità sarà distrutta: diventeremo una periferia dell’area metropolitana». Pochi chilometri più in là, a Cornate, un paese presto tagliato in due. E in più quel ponte che molti hanno ribattezzato «ecomostro»: «Abbiamo chiesto di modificare il progetto e l’estetica del ponte ma non siamo stati ascoltati - dice il sindaco Fabio Quadri -. L’opera è destinata a dividere la nostra comunità, un impatto pesantissimo: ma ormai è tutto nella legge-obiettivo, è solo questione di tempo».