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mercoledì 9 settembre 2026

Seregno, dal Piano Clima alle scelte del nuovo PGT. La città che ci protegge dal caldo è quella che non distrugge il verde


Un recente articolo di Swissinfo racconta una situazione che potrebbe sembrare lontana dalla Brianza, ma non lo è affatto. Anche in Svizzera le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense e diverse città hanno cominciato a introdurre rifugi climatici, sistemi di allerta e interventi per rendere gli spazi urbani più vivibili durante le giornate più calde. Ma, osserva Swissinfo, manca ancora una strategia complessiva: le iniziative sono spesso frammentarie e non tutte le persone più esposte riescono a beneficiarne.

La domanda che dovremmo porci è allora molto semplice: quanto sono preparate le nostre città?

Prendiamo Seregno. Non è necessario partire da zero. Nel 2024 il Comune ha presentato un Piano Clima, nato anche dalla necessità di rispondere agli eventi estremi che avevano colpito il territorio nell'estate precedente. Il piano contiene indicazioni precise: più alberi, meno superfici impermeabili, maggiore capacità di trattenere l'acqua, spazi ombreggiati e l'individuazione di veri e propri «rifugi climatici». Sono tutte cose ragionevoli. Il problema è un altro: quanto di tutto questo sta realmente cambiando la città?

Negli scorsi giorni è stato annunciato il primo intervento importante collegato al Piano Clima: la depavimentazione del grande piazzale davanti alle scuole Cadorna. Si tratta di un intervento significativo, perché riguarda circa 4.000 metri quadrati oggi impermeabilizzati e prevede di restituire spazio al suolo, alla vegetazione e alla capacità di assorbire l'acqua piovana. È difficile sostenere che sia una cattiva idea. Ma proprio per questo vale la pena porsi una domanda diversa: piazza Cadorna è il luogo dove era più urgente intervenire? Non è una critica al progetto. È una questione di metodo. Seregno ha piazze e spazi pubblici completamente mineralizzati, esposti al sole e con pochissima ombra. In alcune di queste aree, durante una giornata estiva, la possibilità di trovare un luogo dove fermarsi al fresco è praticamente nulla.

Se le risorse per adattare la città al cambiamento climatico sono limitate, non sarebbe allora necessario stabilire prima quali sono i luoghi più caldi e più vulnerabili, e intervenire partendo da quelli? Una vera politica di adattamento dovrebbe partire da una mappa delle isole di calore, individuare le aree maggiormente esposte e costruire una graduatoria degli interventi. Solo dopo dovrebbero arrivare i progetti. Altrimenti si rischia di fare una cosa buona, ma di farla semplicemente dove è più facile intervenire, anziché dove sarebbe più urgente.

Recentemente, in occasione di una passeggiata, abbiamo visto un cartello con una frase che merita di essere ripresa: «La casa della salute c'è già: è il parco!» È uno slogan, certo. Ma contiene una verità molto concreta. Quando parliamo di adattamento climatico, la prima cosa da fare non dovrebbe essere costruire qualcosa di nuovo. Dovrebbe essere tutelare ciò che già abbiamo. Un albero adulto, un'area agricola, un prato, un bosco, un corridoio verde non sono spazi vuoti. Sono già infrastrutture ambientali: assorbono acqua, contribuiscono a mitigare il calore, offrono biodiversità e rendono più vivibile il territorio. Eppure continuiamo troppo spesso a ragionare al contrario: prima si individua un'area verde e poi si cerca una buona ragione per costruirci sopra.

A Seregno questo tema è particolarmente evidente anche nella discussione sulla proposta di realizzare un nuovo polo ospedaliero nella zona del Dosso, su un'area oggi agricola e verde. La domanda dovrebbe essere inevitabile: se stiamo cercando di rendere la città più resiliente al caldo, ha senso consumare nuovo suolo verde per costruire nuove infrastrutture? Prima di trasformare un'area agricola, dovremmo verificare seriamente se esistano alternative attraverso il recupero di aree dismesse, la rigenerazione urbana e l'utilizzo di spazi già urbanizzati. Non perché un ospedale non sia un'opera pubblica importante. Ma proprio perché lo è, dovrebbe essere sottoposto allo stesso principio che vale per qualsiasi altra trasformazione: prima si utilizza ciò che è già costruito, poi, solo se non esistono alternative praticabili, si valuta il consumo di nuovo suolo.

Qui arriviamo a un'altra questione che merita di essere affrontata senza ipocrisie. Siamo ormai abituati a leggere documenti nei quali un intervento che occupa nuovo terreno agricolo viene definito, per ragioni normative, come intervento che «non determina consumo di suolo». La legislazione lombarda prevede effettivamente fattispecie e criteri per stabilire cosa debba essere contabilizzato come consumo di suolo e cosa no. Ma una definizione amministrativa non modifica la realtà fisica. Possiamo anche scrivere per legge che la Terra è piatta. La Terra resterà tonda.

Se oggi abbiamo un prato, un campo agricolo o un'area verde e domani su quella superficie realizziamo un edificio, una strada, un parcheggio o le relative infrastrutture, quella superficie avrà perso la sua funzione naturale, indipendentemente da come la contabilizziamo in una tabella. È proprio questa distinzione che dovrebbe entrare nel dibattito sul nuovo PGT. Il consumo di suolo non dovrebbe essere soltanto quello che una norma decide di conteggiare. Dovrebbe essere valutato anche per quello che realmente produce sul territorio. E in una città che vuole prepararsi alle ondate di calore, perdere verde e suolo permeabile è esattamente la direzione opposta a quella che il Piano Clima indica.

Il problema, quindi, non è la mancanza di parole. Di piani, strategie, linee guida e dichiarazioni sul cambiamento climatico ne abbiamo già molte. Il problema è trasformarle in decisioni. 
Seregno ha già fatto un passo importante elaborando il Piano Clima. Ora ha davanti un'occasione ancora più importante: la revisione generale del Piano di Governo del Territorio. Il nuovo PGT dovrà decidere che cosa potrà essere costruito, dove, con quali criteri e a quale prezzo per il territorio. Il Comune presenta il PGT come lo strumento attraverso il quale orientare lo sviluppo urbano, tenendo insieme crescita, tutela ambientale e qualità della vita. È proprio questo il momento nel quale verificare se quelle parole hanno un significato concreto. 

  • Non soltanto dichiarare che servono più alberi, ma proteggere quelli che già esistono.
  • Non soltanto parlare di riduzione del consumo di suolo, ma evitare di consumare nuovo terreno.
  • Non soltanto progettare nuove aree verdi, ma impedire che quelle esistenti vengano progressivamente frammentate.
  • Non soltanto parlare di «rifugi climatici», ma fare in modo che ogni quartiere abbia davvero luoghi freschi e facilmente raggiungibili.

Il cambiamento climatico obbliga a cambiare il modo in cui pensiamo lo spazio urbano.

  • Un parcheggio completamente asfaltato è una grande superficie che accumula calore.
  • Una piazza senza alberi può diventare inutilizzabile durante un'ondata di calore.
  • Un cortile scolastico impermeabilizzato è un'occasione perduta per creare ombra e suolo permeabile.
  • Un'area agricola trasformata in edificabile è una superficie naturale che non potrà più svolgere le funzioni che svolgeva prima.

Per questo la risposta non può essere soltanto «bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde».

La salute delle persone dipende anche dalla città nella quale vivono. E la città più resiliente non è necessariamente quella che costruisce più infrastrutture per adattarsi al cambiamento climatico. È quella che conserva le infrastrutture naturali che già possiede.

Il tema, naturalmente, non riguarda soltanto Seregno. Lissone, Monza, Desio e gli altri Comuni brianzoli hanno problemi molto simili: alta densità urbana, grandi superfici impermeabilizzate, traffico, scarsità di ombra in molte aree e una crescente pressione sulle aree verdi. Il caldo, del resto, non conosce i confini comunali. Sarebbe quindi interessante che i Comuni della Brianza cominciassero a confrontarsi su una strategia comune: mappe delle isole di calore, rete dei luoghi freschi, alberature urbane, depavimentazione, tutela del suolo e recupero delle aree dismesse prima di qualsiasi nuovo consumo di territorio. Non servono necessariamente grandi opere. Servono molte scelte piccole, coerenti tra loro, e soprattutto una gerarchia delle priorità.

Il nuovo PGT di Seregno sarà quindi un banco di prova. Il Piano Clima ha già detto, in buona parte, che cosa bisognerebbe fare. Adesso bisogna capire dove, quando e con quali priorità. E soprattutto se quelle indicazioni entreranno davvero nelle regole con cui nei prossimi anni verrà trasformata la città. Perché alla prossima ondata di calore non servirà l'ennesimo documento. Servirà una città che sia già stata preparata.

E forse la prima scelta da fare è anche la più semplice: non distruggere le infrastrutture verdi che abbiamo già.

Prima di costruire un «nuovo ospedale», chiediamoci allora se non sia il caso di prenderci cura della casa nella quale viviamo già. Perché il parco, il bosco, il campo, l'albero adulto non sono il contrario di un'infrastruttura. Sono infrastrutture. E spesso sono quelle che non abbiamo bisogno di costruire.

sabato 4 luglio 2026

Caldo record in Brianza: il Parco GruBrìa rilancia l'allarme. Difendere il verde significa difendere la salute

Rilevazione alle ore 16:00 del 29/06/2026 - (fonte MeteoRed Italia)

Le temperature eccezionali che stanno investendo la Brianza non rappresentano più un'anomalia, ma l'anticipazione di un futuro già iniziato. Giornate con picchi vicini ai 40 gradi, notti tropicali sempre più frequenti, lunghi periodi di siccità alternati a nubifragi violenti: il cambiamento climatico sta modificando profondamente il territorio brianzolo e impone un ripensamento delle politiche urbanistiche e ambientali.

È il messaggio che il Parco GruBrìa lancia con forza attraverso un articolato comunicato dedicato alle recenti ondate di calore. Un appello che Brianza Centrale condivide pienamente, perché mette al centro una questione spesso sottovalutata: la tutela del verde non è un tema paesaggistico né un lusso per ambientalisti, ma una vera politica di salute pubblica e di adattamento climatico.

Il Parco ricorda come boschi, prati, alberature e suoli permeabili costituiscano una vera e propria infrastruttura naturale capace di mitigare gli effetti delle ondate di calore. Nelle aree ricoperte da asfalto e cemento, infatti, le temperature superficiali possono raggiungere i 50 °C, mentre nei prati e nei boschi il terreno mantiene valori vicini alla temperatura dell'aria. Una differenza di oltre venti gradi che incide direttamente sul benessere delle persone.

Ma gli ecosistemi fanno molto di più: raffrescano l'aria attraverso l'evapotraspirazione, assorbono anidride carbonica, migliorano la qualità dell'aria, favoriscono l'infiltrazione delle acque piovane e contribuiscono alla conservazione della biodiversità. Sono servizi ecosistemici indispensabili proprio mentre il clima rende sempre più frequenti sia le ondate di calore sia gli eventi meteorologici estremi.

Il comunicato richiama anche i dati più recenti dell'Osservatorio meteo-climatico di BrianzAcque, che confermano una tendenza ormai evidente.

Dopo un aprile più caldo di circa due gradi rispetto alla media climatica e caratterizzato da precipitazioni dimezzate, il mese di maggio ha registrato temperature eccezionali, culminate con i 34 °C misurati a Seregno il 27 maggio e una notte tropicale record con una minima di 22,9 °C. Il calore accumulato si è poi trasformato, nei primi giorni di giugno, in violenti temporali con oltre 100 millimetri di pioggia caduti in poche ore in alcune zone, mentre per tutto giugno le centraline di ARPA Lombardia hanno registrato temperature ben superiori alle medie stagionali, con punte prossime ai 40 °C.

Una situazione aggravata da un altro dato strutturale: la Brianza è una delle aree più urbanizzate d'Italia. Nei comuni del Parco GruBrìa oltre la metà del suolo risulta ormai consumata, riducendo drasticamente la capacità del terreno di assorbire l'acqua e aumentando sia il rischio di allagamenti sia l'effetto "isola di calore" nelle aree urbane.

Per il Parco la risposta non può limitarsi alla conservazione di ciò che rimane. Occorre una vera rigenerazione ecologica del territorio: più forestazione urbana, nuovi boschi, incremento delle alberature, recupero dei prati, rafforzamento dei corridoi ecologici e una diffusa deimpermeabilizzazione delle superfici artificiali.

Una strategia perfettamente coerente con gli indirizzi europei e con gli obiettivi della Strategia di Transizione Climatica aGREENment, che individua proprio nelle infrastrutture verdi uno degli strumenti principali per adattare i territori ai cambiamenti climatici.

Particolarmente significativo è il richiamo del presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, che sintetizza con chiarezza la posta in gioco.

"La crisi climatica ci impone un cambio di paradigma. Le immagini delle temperature registrate in questi giorni dimostrano con evidenza quanto il sistema dei parchi e delle aree verdi rappresenti una vera infrastruttura climatica per l'intera Brianza."

Lanzani invita ad abbandonare una visione del verde come semplice elemento decorativo.

"Il verde non è un elemento accessorio del territorio, ma una componente essenziale della salute pubblica. Salvaguardare e ampliare il capitale naturale significa costruire comunità più sicure, più resilienti e più vivibili."

E individua con precisione le priorità per il futuro.

"Oggi non basta più difendere il verde esistente: occorre ridurre il consumo di suolo, aumentare la forestazione urbana e restituire permeabilità alle nostre città, affinché siano in grado di affrontare sia le ondate di calore sia gli eventi meteorologici estremi che il cambiamento climatico rende sempre più frequenti."

Le parole del presidente del Parco GruBrìa dovrebbero entrare stabilmente nel dibattito pubblico brianzolo. Per troppo tempo il verde è stato considerato un ostacolo allo sviluppo o una risorsa sacrificabile di fronte a nuove urbanizzazioni e infrastrutture. Oggi la crisi climatica dimostra esattamente il contrario.

Ogni bosco preservato, ogni prato salvato dal cemento, ogni nuovo albero piantato rappresentano un investimento sulla salute collettiva, sulla sicurezza delle città e sulla qualità della vita. In un territorio tra i più densamente urbanizzati d'Europa, il sistema dei parchi non è un lusso, ma un'infrastruttura strategica capace di offrire servizi che nessuna opera artificiale può sostituire con la stessa efficacia.

mercoledì 15 ottobre 2025

Allearsi per il clima: aGREENment cambia prospettiva alla Brianza

La mappa del Parco GruBrìa

In Brianza sta nascendo qualcosa di importante: una rete di enti pubblici e realtà ambientaliste si è unita per mettere in campo una vera e propria strategia locale contro la crisi climatica. Il progetto si chiama aGREENment e coinvolge il Parco GruBrìa insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, oltre al WWF Insubria.

L’obiettivo? Non una singola opera o iniziativa spot, ma un piano organico e integrato per rendere il territorio più verde, resiliente e vivibile nei prossimi anni.


aGREENment
è stato candidato al bando “Strategia Clima 2024” della Fondazione Cariplo, un programma che sostiene le alleanze territoriali capaci di sviluppare strategie climatiche a lungo termine.

Il progetto brianzolo è già passato alle prime due fasi del bando, superando una selezione molto competitiva, e ora si gioca l’accesso alla fase finale. A guidare la candidatura è il Consorzio Parco GruBrìa, che ha coordinato la stesura del dossier progettuale insieme agli enti partner e con il supporto tecnico del Politecnico di Milano, Consorzio Poliedra e TerrAria.

Uno degli aspetti più interessanti di aGREENment è proprio la cooperazione tra soggetti diversi. Non è scontato vedere cinque enti locali e un’associazione ambientalista lavorare fianco a fianco su un piano strategico condiviso.

L’idea è creare una Strategia di Transizione Climatica (STC) intercomunale che abbracci temi diversi ma collegati:

  • gestione delle acque meteoriche
  • forestazione urbana e potenziamento del verde pubblico
  • infrastrutture verdi e mobilità sostenibile
  • miglioramento ecologico delle aree agricole
  • monitoraggio climatico locale
  • formazione, partecipazione e comunicazione con i cittadini

Il piano prevede un investimento complessivo di 3,1 milioni di euro, di cui più della metà richiesti a Fondazione Cariplo. Gli enti locali metteranno sul piatto oltre 1,2 milioni di euro di risorse proprie, mentre altri 170 mila euro arriveranno da BrianzAcque e Gruppo CAP, due aziende pubbliche attive nel settore idrico.

Non si tratta quindi di una semplice richiesta di finanziamento, ma di un cofinanziamento condiviso, segno che il territorio ci crede davvero.

Il dossier di aGREENment mette insieme una serie di interventi ambientali e infrastrutturali che, se finanziati, cambieranno gradualmente il volto del territorio. Alcuni esempi:

  • Rimboschimenti e miglioramenti ecologici nelle aree verdi pubbliche dei Comuni partner
  • Realizzazione della ciclovia MI–ME (Milano–Meda) con infrastrutture verdi integrate
  • Nuova rete locale di sensori climatici, per raccogliere dati utili alla pianificazione
  • Laboratori e percorsi partecipativi nelle scuole e nei quartieri
  • Corsi di formazione e capacity building per tecnici comunali e operatori
  • Revisione degli strumenti urbanistici per renderli più coerenti con gli obiettivi climatici

È una strategia a più livelli: infrastrutturale, ecologica, sociale e amministrativa.

Molti Comuni si trovano ad affrontare in modo frammentato i problemi legati ai cambiamenti climatici: ondate di calore sempre più intense, gestione delle acque piovane, consumo di suolo, perdita di biodiversità, traffico. aGREENment prova a fare sistema, creando una visione comune e coordinando le risorse.

Questo approccio è esattamente ciò che serve per affrontare sfide complesse: nessun singolo ente può farcela da solo, ma una rete territoriale sì.

La candidatura è stata ufficialmente approvata da tutti i partner all’inizio di ottobre 2025. Il dossier è ora nelle mani della Fondazione Cariplo, che valuterà i progetti per l’accesso alla fase finale del bando.

Se approvato, aGREENment diventerà una delle principali strategie climatiche territoriali della Brianza centrale, con benefici concreti per ambiente e cittadini nei prossimi anni.

In sintesi

  • 4 Comuni + 1 Parco + 1 associazione ambientale uniti per il clima
  • 3,1 milioni di euro di investimenti tra contributi e risorse proprie
  • Una strategia climatica integrata: verde, mobilità, acqua, formazione, partecipazione
  • Un modello replicabile per altri territori

martedì 22 luglio 2025

Manti stradali freschi: una strada possibile anche in Brianza

Immagini tratte dalle relazioni pubblicate dal National Centre for Climate Services NCCS

L’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico e il crescente numero di giornate di canicola pongono le città della Brianza di fronte a sfide sempre più pressanti. L’effetto “isola di calore urbano”, causato dalla presenza estesa di superfici asfaltate scure che assorbono e trattengono il calore, sta diventando un pericolo per la salute pubblica, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Ma un’alternativa concreta esiste e arriva dalla Svizzera. Nell’ambito del Programma pilota per l’adattamento ai cambiamenti climatici, il progetto «Manti stradali freschi» ha sperimentato diverse tecnologie per ridurre il surriscaldamento delle superfici stradali, con risultati promettenti. Le città di Berna e Sion hanno ospitato due tratti di strada test, con ben 18 varianti di pavimentazioni sviluppate per riflettere maggiormente i raggi solari e favorire il raffreddamento, sia di giorno che di notte.

Immagine del drone con carta bianca e nera per determinare l'albedo

La chiave è l’albedo, ovvero la capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare. Le superfici chiare, rispetto a quelle scure, assorbono meno calore e rimangono sensibilmente più fresche. Alcune tecnologie testate prevedono:

  • Sostituzione dell’aggregato con materiali più chiari;
  • Spargimento superficiale di pietrisco chiaro su asfalto appena steso;
  • Verniciatura di manti esistenti con pitture ad alta riflettanza;
  • Pigmentazione diretta del conglomerato bituminoso.

Durante l'estate 2020 e i monitoraggi successivi, le superfici fresche hanno mostrato una riduzione della temperatura fino a 12,6 °C rispetto agli asfalti convenzionali durante i picchi di calore. Anche in profondità, le differenze sono significative: le strutture porose e trattate contribuiscono a un migliore raffreddamento notturno.


Non solo: alcune soluzioni si sono rivelate efficaci anche per la riduzione del rumore da traffico, come i manti semidensi trattati con idrogetto o levigati. Un duplice beneficio, quindi, per le città: meno calore e meno rumore.

La Brianza, con la sua elevata urbanizzazione e i crescenti episodi di caldo estremo, potrebbe trarre grande vantaggio dall'adozione di questi manti stradali innovativi. Pensiamo ai marciapiedi dei centri urbani, alle piste ciclabili, ai parcheggi pubblici o alle aree pedonali: superfici dove il traffico veicolare è moderato e l’efficacia dei manti freschi può essere massimizzata con costi contenuti.

Sebbene da sempre contrari alla Pedemontana Lombarda, non possiamo ignorare l’occasione di chiedere che eventuali nuove infrastrutture prendano almeno in considerazione le evidenze scientifiche in merito all’impatto climatico. Se la Pedemontana dovrà esistere, che sia realizzata con criteri climaticamente responsabili, usando materiali ad alta albedo e a ridotto impatto acustico. Una richiesta di buon senso e responsabilità, quantomeno verso le generazioni future.

martedì 1 luglio 2025

Seregno e il clima che cambia

Antonello Dell’Orto accanto all’aiuola in fiore nel cortile della scuola primaria Aldo Moro a Seregno, questa primavera.

Un pomeriggio bollente, quasi irrespirabile, nel cuore del Parco Wojtyla di Seregno. Ci sediamo all’ombra di un albero con Antonello Dell’Orto, storico attivista di Legambiente Seregno, per scambiare quattro chiacchiere sul cambiamento climatico. In via Wagner, a due passi da qui, il termometro al suolo ha toccato i 50 gradi. Non è fantascienza, è la nostra realtà.

D: Antonello, ormai tutti parlano di cambiamento climatico… ma riguarda davvero anche una città come Seregno?
R: Eccome se ci riguarda. Non è più una questione lontana, roba da ghiacciai o deserti. È qui, ora. Le estati sono sempre più estreme, con giornate che sembrano forni e notti in cui non si riesce a dormire dal caldo. A questo aggiungi temporali violenti, lunghi periodi senza una goccia d'acqua… il clima sta cambiando davanti ai nostri occhi.

D: Ma a livello locale, cosa stiamo già vedendo di concreto?
R: Intanto, il verde urbano fa una fatica enorme. Parchi e giardini arrancano con queste temperature e la mancanza di pioggia. Le grandinate spaccano tetti, danneggiano le auto, rovinano i raccolti. E poi c’è l’aria: quando c’è alta pressione e tanto calore, peggiora. Questo ha un impatto sulla salute e anche sull’umore della gente. Ti senti più fragile, più in balìa degli eventi.

Giardino delle farfalle. Piazza Donatori di Sangue, Seregno

D: Quindi qualcosa possiamo farlo, anche nel nostro piccolo?

R: Assolutamente sì, e dobbiamo farlo. Piantare alberi è una delle cose più efficaci, ma serve anche cambiare mentalità. Evitare potature inutili, lasciare crescere le chiome, smettere di tagliare l’erba ogni due settimane come fosse un’erbaccia. L’erba protegge il suolo, mantiene l’umidità, ospita biodiversità. Tagliarla troppo spesso, specie dove abbiamo appena piantato alberi, può addirittura farli seccare.
E poi ci sono progetti concreti che già esistono: Legambiente Seregno, ad esempio, in pieno centro, in piazza Donatori di Sangue, ha realizzato e sta curando il Giardino delle farfalle. È una piccola oasi con fiori ed essenze scelte apposta per avere fioriture tutto l’anno. Anche se pochi lo sanno, quel giardino contribuisce a mantenere la biodiversità e a mitigare il clima in centro. E questa è una cosa importantissima, se pensiamo che tra il centro e il Parco del Meredo ci possono essere, in questo periodo, anche 7 gradi di differenza. Eppure c’è ancora chi pensa di costruire su terreni vergini… quando invece servirebbe più verde, non più cemento.

D: E chi ha solo un balcone o un giardino? Vale lo stesso discorso?
R: Certo! Ogni spazio verde conta. Anche un vaso può fare la differenza. Piantiamo fiori per api e farfalle, lasciamo crescere qualche cespuglio spontaneo, mettiamo una siepe. Ogni angolo può diventare un piccolo rifugio per la natura. È una rete fatta di tanti piccoli gesti, e ognuno può contribuire.

Esempio taglio a sfalcio ridotto. Fonte immagine: Comune di Milano

D: Una provocazione per chi storce il naso davanti all’erba alta?

R: Chi ha paura dell’erba? (ride) Davvero, perché ci dà tanto fastidio un prato verde e fiorito? Siamo diventati allergici al naturale, lo trattiamo come fosse disordine. Ma il selvatico è bellezza, è vita, è resistenza. Un prato lasciato libero non è incuria: è conoscenza, è rispetto. Magari dobbiamo solo imparare a guardarlo con occhi nuovi.

D: Da dove si comincia, allora?
R: Si comincia col guardarsi intorno. Osservare il proprio quartiere, il proprio giardino, i parchi della città. Capire che il cambiamento climatico non è solo una questione globale, ma anche molto locale. E le soluzioni, guarda caso, iniziano proprio qui. A Seregno.

D: C’è qualche esempio positivo a Seregno o nei dintorni da cui prendere spunto?
R: Certo! Ci sono scuole che hanno piantato alberi nel cortile, condomìni che stanno lasciando crescere le siepi, cittadini che hanno trasformato terrazzi in piccoli boschetti urbani. Non servono grandi risorse, serve voglia. E un po’ di fiducia nel fatto che ogni gesto ha un impatto.

D: E il Comune? Sta facendo la sua parte?
R: Ci sono segnali positivi, ma c’è ancora tanta strada da fare. Spesso mancano coraggio e visione. La transizione ecologica non può basarsi solo sulle buone intenzioni: servono piani concreti, investimenti, ma anche l’ascolto di chi vive la città ogni giorno. Noi di Legambiente ci siamo, e vogliamo continuare a dare il nostro contributo.

mercoledì 26 giugno 2024

Seregno lancia il Piano del Clima: un impegno concreto per il futuro


Lunedì scorso, 24 giugno 2024, l'amministrazione comunale di Seregno ha organizzato un'assemblea pubblica molto partecipata per presentare il percorso di redazione del Piano del Clima. Seregno è una delle poche città delle sue dimensioni ad aver intrapreso un'iniziativa di questo tipo, che avrà anche un impatto significativo sulla stesura del futuro Piano di Governo del Territorio (PGT). Durante la serata, con oltre 120 persone presenti in biblioteca, il sindaco ha introdotto il Piano Clima insieme a Elena Granata, urbanista e docente al Politecnico di Milano.


Il sindaco Rossi ha sottolineato l'importanza del Piano Clima attraverso diversi punti chiave:

  1. Iniziare un percorso: Un anno fa, Seregno ha vissuto eventi climatici estremi che hanno causato danni per oltre 10 milioni di euro e costretto 22 famiglie a sfollare. Questo documento rappresenta l'opportunità di trovare soluzioni collettive per affrontare il nuovo contesto climatico.
  2. Stabilire priorità: La discussione sul Piano di Governo del Territorio deve necessariamente includere l'adattamento ai cambiamenti climatici, che influiscono su tutti gli aspetti della vita cittadina: abitazioni, mobilità, scuole, economia, ambiente, servizi sociali, cultura e sport.
  3. Ascoltare la comunità: Il Piano Clima vuole avviare una discussione pubblica coinvolgendo stakeholder, associazioni, aziende, scuole, consulte e cittadini, per determinare insieme le priorità degli interventi necessari per rendere la città più resiliente ai cambiamenti climatici. Un esempio emblematico è la gestione del verde pubblico, di cui il Comune controlla solo il 30%.
  4. Approfondire la conoscenza: Collaborando con Brianzacque, il centro meteo locale e numerosi professionisti, sono stati raccolti dati significativi che influenzeranno le scelte future. Ad esempio, le temperature a Seregno potrebbero diventare simili a quelle di Marrakesh e ci sono seri rischi idrogeologici, nonostante l'assenza di fiumi in città.
  5. Attirare risorse: Il Piano Clima è essenziale per aumentare le possibilità di ottenere finanziamenti pubblici attraverso bandi europei, nazionali e regionali, destinati a progetti che mitigano gli effetti del cambiamento climatico.

Il sindaco ha inoltre sottolineato che l'obiettivo del Piano Clima va oltre l'attuale mandato amministrativo, delineando un quadro di riferimento per proteggere la città da rischi e pericoli nel lungo termine. Nei prossimi giorni, il piano sarà pubblicato sul sito Seregno 2030 e in autunno verranno promosse ulteriori iniziative.


Noi seguiremo con attenzione le diverse fasi di questo percorso, apprezzando il fatto che finalmente vengono accolte le proposte che da anni le associazioni ambientaliste di Seregno hanno portato avanti. Siamo consapevoli che alcune delle azioni proposte non potranno essere realizzate immediatamente, mentre riteniamo che altre possono essere attuate rapidamente, come gli interventi di manutenzione, gli sfalci, le potature, la scelta dei materiali e l'evitare inutili operazioni di impermeabilizzazione del suolo. Ad esempio, le recenti asfaltature delle strade potevano vedere l'impiego di materiali che riscaldano meno l'ambiente. Seguiremo queste fasi e accogliamo l'invito, come abbiamo sempre fatto, di avanzare proposte in merito.

domenica 11 settembre 2022

FFF Como: Il 23 settembre torniamo in piazza per l'ambiente!


di Margherita Balestrini, portavoce per Fridays For Future Como


Due giorni prima delle elezioni politiche nazionali, torniamo nelle piazze di tutta Italia per un nuovo sciopero per il clima.
A Como il ritrovo è previsto alle ore 9.30 davanti al comune di Como in via Vittorio Emanuele II.

Partendo dall’Agenda Climatica di Fridays For future Italia, porteremo in piazza delle richieste urgenti all’amministrazione, che vertono principalmente su tre temi: trasporti, spazi verdi e rifiuti.

  • La mobilità richiede infatti di essere maggiormente governata a favore di investimenti nel trasporto pubblico per disincentivare l'uso dei mezzi privati. Una conversione del settore che si può ottenere: potenziando i servizi pubblici di trasporto, riorganizzando gli orari delle corse, e favorendo quindi l'intermodalitá tra mezzi diversi (su gomma, su ferro e su acqua) e abbattendo il costo dei biglietti tramite forme di gratuità dei trasporti pubblici;
  • La gestione del verde, che a Como può essere migliorata con la messa a dimora di nuovi alberi, la creazione di spazi verdi come punti focali per la socialità e la tutela delle aree verdi esistenti (extraurbane) con l'estensione degli attuali parchi sovraccomunali e/o regionali;
  • La circolarità dell'economia dei rifiuti che non può essere messa in discussione e per tanto si può realizzare fermando la terza linea di incenerimento fanghi della Guzza (a cui il sindaco Rapinese ha già mostrato particolare sensibilità e ci auspichiamo continui nelle sedi opportune a mostrare il proprio dissenso verso la costruzione di questo impianto).

Infine quest'estate abbiamo visto gli effetti dei cambiamenti climatici anche sul nostro territorio con la prolungata siccità che ha determinato una riduzione della resilienza degli ecosistemi.
Un motivo in più per scendere in piazza e ribadire che il momento per agire è ora!

mercoledì 4 maggio 2022

A qualcuno piace caldo. Conferenza spettacolo a Como


 

Arci Como e Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” presentano, sabato 7 maggio 2022 alle ore 21 allo Spazio Gloria di Como (via Varesina 72), ‘A qualcuno piace caldo’, conferenza-spettacolo, con la partecipazione del climatologo Stefano Caserini - voce narrante, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano - e Erminio Cella, pianista jazz; regia di Francesca Cella. Ingresso libero con tessera Arci.

Il problema del surriscaldamento del clima preoccupa e mette in discussione ognuno di noi, in quanto parte del problema e della soluzione. Il racconto scientifico, svolto con immagini e animazioni e accompagnato dalla musica del celebre film di Billy Wilder, invita a riflettere su come individualmente e collettivamente affrontiamo o potremmo affrontare la questione climatica, e sulla sua dimensione etica e politica.
I testi e la sceneggiatura dello spettacolo sono di Stefano Caserini e Francesca Cella. L'adattamento delle musiche è curato da Erminio Cella. Il testo è recitato da Stefano Caserini. Le musiche sono eseguite da Erminio Cella. La gestione dei video e la regia è curata da Francesca Cella.
 

Il prof. Stefano Caserini è titolare del corso di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici al Politecnico di Milano, svolge attività di ricerca e consulenza nel settore dell'inquinamento dell'aria e dei cambiamenti climatici; è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative fra cui i libri "A qualcuno piace caldo", "Guida alle leggende sul clima che cambia", "Aria pulita" e "Il clima è (già) cambiato - Dieci buone notizie sul cambiamento climatico", divenuto nella riedizione 2019: "Il clima è (già) cambiato - Nove buone notizie sul cambiamento climatico". Ha fondato e coordina il blog www.climalteranti.it, uno dei principali blog scientifici italiani sul tema del cambiamento climatico ed è co-direttore della rivista scientifica "Ingegneria dell'Ambiente".
 

Erminio Cella è un pianista jazz, tastierista, arrangiatore, compositore, è docente di pianoforte jazz, armonia e computer-music in diverse scuole di musica. Ha collaborato con tanti musicisti italiani e ha inciso il cd "Spike". Ha partecipato come pianista e responsabile musicale a diversi spettacoli teatrali fra cui "Novecento" e "Moby Dick".
 

Francesca Cella è laureata in informatica, appassionata di cinema, esperta di elaborazione grafiche e audio-video.

 



L'incontro fa parte del progetto ID 2285150 ‘Il futuro è oggi’, di Arci Como, Auser Como, Legambiente Como, L’isola che c’è, Battito d’ali, Sentiero dei sogni e ecoinformazioni, approvato e finanziato con DDUO n. 16298/2020 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e da Regione Lombardia.
L’evento è inserito anche nel cartellone della rassegna Ecolario 2022. Ingresso libero con tessera Arci. Saranno rispettate tutte prescrizioni anti-Covid.


sabato 23 ottobre 2021

Ponte Lambro: il 23 ottobre l’incontro sul riscaldamento climatico ‘La Terra ha la febbre?’


 

“Che cos’è il ‘cambio climatico’ o ‘riscaldamento del clima’?  Di chi è la colpa del riscaldamento dell’atmosfera?  Come possiamo ridurre il riscaldamento globale nelle nostre scelte di tutti i giorni?”.   
Sono queste le domande a cui si cercherà di rispondere sabato 23 ottobre a Ponte Lambro nel corso dell'incontro dal titolo ‘La Terra ha la febbre?’, in cui si discuterà appunto di riscaldamento climatico, un tema di sicuro interesse, soprattutto per le giovani generazioni.
L'incontro è rivolto in particolare ai bambini e ai ragazzi dai 6 ai 17 anni.  
Ad intervenire sarà Mario Grosso, esperto di ambiente e di clima.
L’evento è inserito nell'ambito de ‘I Sabati dell’ambiente’, organizzati dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” in collaborazione con la Biblioteca comunale di Ponte Lambro.

Sabato 23 ottobre  | ore 14.30 - 16.30     
‘La Terra ha la febbre?’                     
con Mario Grosso
Che cos’è il ‘cambio climatico’ o ‘riscaldamento del clima’?  Di chi è la colpa del riscaldamento dell’atmosfera?  Come possiamo ridurre il riscaldamento globale nelle nostre scelte di tutti i giorni?

L’incontro si terrà dalle ore 14.30 alle ore 16.30 presso la Sala consiliare di via Roma n. 23.
Dovranno essere rispettate le vigenti disposizioni sanitarie anti-Covid19: è necessario portare la mascherina e presentare il Green Pass per i maggiori di anni 12.

Il programma de ‘I Sabati dell’ambiente’ è inserito nell’ambito dell’iniziativa “Estate Insieme” promossa e finanziata da Regione Lombardia.

lunedì 22 marzo 2021

Non possiamo stare a guardare! L'ambiente e la scuola non possono più essere dimenticati!


 

Venerdì 19 marzo 2021, nel pomeriggio, si è svolto a Como un sit-in organizzato da Fridays For Future e dall'Unione degli Studenti di Como. Pubblichiamo di seguito il comunicato delle due associazioni mentre, cliccando qui, potete leggere l'articolo con il resoconto dell'iniziativa pubblicato su Ecoinformazioni.
 
BASTA FALSE PROMESSE!

 


di Fridays For Future e Unione degli Studenti di Como

Nell'ultimo anno abbiamo assistito in tanti a l'irresponsabilità della classe dirigente a dover fronteggiare la pandemia da covid19. Politici che dovevano rivoluzionare i trasporti pubblici per far fronte al problema degli affollamenti sui mezzi e che hanno lasciato i trasporti così com'erano. Politici che, a parole, dovevano rivoluzionare il sistema scolastico e sono riusciti a distanza di un anno a chiudere in casa di nuovo le studentesse e gli studenti, negando ai più il diritto all'istruzione (che non è solo fare lezioni in DAD).

Ora, come cittadini ci domandiamo se ha senso continuare a subire i danni di chi per anni ha investito nel trasporto privato, facendo terra bruciata del trasporto pubblico. Ci domandiamo se dobbiamo continuare a subire i danni di chi ha distrutto la scuola in tutte le sue forme. Ci domandiamo se ha senso che una parte politica creda ancora che il futuro dell'Italia sia appeso alle grandi opere, al cemento, al petrolio, alle fonti di energia non rinnovabili e ovviamente agli interessi finanziari che ne derivano.

E’ ora di cambiare rotta! Che nelle scuole venga portata una vera educazione alla sostenibilità ambientale e che si parli di ecologia non solo marginalmente, ma che questa sia inserita anche all’interno dei programmi didattici. Che le Istituzioni scolastiche incentivino e sostengano iniziative a favore dell'ambiente e che si impegnino a collaborare con gli Enti competenti affinché vengano finanziate opere che mirino all'efficientamento energetico degli edifici scolastici.

 



Non possiamo stare a guardare! L'ambiente e la scuola non possono più essere dimenticati!

Sempre più studi scientifici hanno concordato sull'esistenza di una correlazione tra la letalità legata al Covid-19 e l'inquinamento atmosferico (per esempio gli studi condotti in Pianura Padana e altre aree del Nord Italia). Le ricerche dimostrano infatti come sia sufficiente anche un leggero aumento delle concentrazioni di polveri sottili (Pm 2.5) per aumentare il rischio di mortalità per Covid-19 anche dell'11%. A fronte di questo, dobbiamo stare ancora a sentire chi non ha intenzione di considerare il problema della qualità dell'aria nella nostra regione?

Per questo ci appelliamo affinchè i fondi del Next Generation Eu vengano investiti in politiche per azzerare le emissioni di gas serra e l'inquinamento. Le risorse economiche dell'Unione Europea non possono finire nella mani di chi ha speculato sull'ambiente in tutti questi anni. Servono ingenti investimenti per la conversione ecologica dell'economia, altrimenti non ci sarà futuro per nessuno.

E infine vi parliamo anche di GreenWashing. Ovvero dell'ipocrisia messa in atto da numerosi partiti che nonostante sostengono delle scelte politiche completamente opposte rispetto ai buoni principi di sostenibilità, continuano a sbandierare il “verde” in casa propria.

 

 

Questo è un fatto grave. E' grave che un tema come l'ambiente venga banalizzato a puro slogan per consensi elettorali. La sostenibilità di una scelta politica non può essere valutata solo dal motto: “è sostenibile”. Ne è un esempio la campagna messa in atto dal centrosinistra sul nostro territorio, che associa a una nuova colata di cemento (la Canturina Bis), la parola “sostenibilità” che però rimane vuota e priva di senso. L'approccio usato in tal caso dal PD è l'esempio perfetto di ipocrisia ambientale. Serve parlare di mobilità sostenibile, non di nuove opere stradali!

venerdì 9 ottobre 2020

Fridays For Future: "Quello che serve a Como è un cambio di rotta!"

 

di Fridays For Future, Como

 

Poco più di un anno fa, in occasione del terzo sciopero globale per il clima tenutosi nelle piazze di tutto il mondo il 27 settembre, un assessore del comune di Como ci disse che il comune rappresenta i comaschi, e siccome a Como non c'è molta sensibilità sulle tematiche ambientali, allora la questione "Ambiente" può essere tralasciata rispetto ad altre criticità ben più importanti.

Ci piacerebbe conoscere quali sono le sensibilità di questa giunta comunale, visto che da qualche mese a questa parte c'è una manifestazione a settimana contro la giunta.

Oggi siamo tornati in piazza, per la prima volta, dopo il lungo periodo del lockdown e dell'emergenza sanitaria. Molti tra noi sono studenti e studentesse, giovani che hanno a cuore il futuro di questo pianeta. Siamo qui per dimostrarvi che non è vero che la sensibilità ambientale è solo di pochi, ma di un'intera generazione. E siamo qui per dirvi, non solo che il clima sta cambiando per il riscaldamento globale, ma anche per dirvi che il clima politico è già cambiato. E l'ambiente sarà centrale nelle scelte politiche che compirete nei prossimi anni, per il semplice motivo che non potrete più ignorare ambientalisti e quelli che definite i "Gretini".


 
 

Ci avete preso in giro a ogni livello istituzionale, dicendoci che l'emergenza climatica non esiste oppure come ha detto qualche settimana fa, l'assessore all'ambiente di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, che il movimento di Greta è troppo allarmista. L'assessore Cattaneo forse però ignora -o finge di ignorare- che la caratteristica principale del "movimento di Greta", come dice lui, è quella di basarsi unicamente sulla scienza. La maggior parte di noi è studente, molti vanno ancora al liceo, nessuno di noi pretende di avere le facoltà di parlare di clima come un esperto o un esperta, nessuno di noi spara sentenze basandosi solo sulle proprie opinioni. Il nostro "allarmismo", come l'ha voluto definire il caro Cattaneo, assessore di una regione la cui economia si basa unicamente sul profitto economico e non sulla tutela dell'ambiente, è dettato solo e soltanto dai fatti, puri e oggettivi della scienza.

 

Quello che serve è un cambio di rotta. Serve che le istituzioni si prendano carico dei problemi ambientali, servono fin da subito politiche che agiscano per ridurre l'aumento delle emissioni di gas serra globali. E partendo dalla nostra città, serve una conversione ecologica del sistema trasportistico.

A chi ci governa chiediamo di smetterla di investire ingenti quantità di denaro nella mobilità privata su gomma. Investite per la realizzazione di piste ciclabili, investite per i treni della ferrovia Como - Lecco, investite in una maggiore frequenza del trasporto pubblico, basta a sostenere chi vuole realizzare strade, tangenziali e autostrade che incentivano proprio quella mobilità che tanto inquina.

Chi ci governa a Como, però, ovvero questa giunta non sembra interessata ad attuare il minimo cambiamento. Abbiamo provato per un anno a collaborare con loro per il bene della città e abbiamo ottenuto solo prese in giro e tentativi di raggiramento.
Dopo un anno di tentativi siamo giunti alla conclusione che, data la mancanza di volontà, di impegno e la totale incompetenza di questa giunta, l'unico modo per riuscire a cambiare le cose siano le loro dimissioni. E i numerosi movimenti che si sono mobilitati quest'estate per chiedere esattamente la stessa cosa confermano l'esasperazione dei cittadini nei confronti di una giunta inefficiente.

Detto ciò, andiamo avanti e lanciamo il nostro appello a tutte le istituzioni (comune, provincia, regione e stato).



Fate quanto possibile nei vostri poteri per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2030. Pensate a un educazione ambientale che davvero educhi gli studenti alle tematiche ambientali, non con ENI in cattedra. Pensate a tutelare il suolo da ogni possibile nuova lottizzazione non giustificata. Pensate alla tutela delle aree verdi ricche di biodiversità. Convertite la produzione di energia al rinnovabile e pulito. Smettetela di investire nei combustibili fossili. Decarbonizzate le nostre economie.

Investite affinché il lago di Como torni ad essere pulito, senza le microplastiche. Investite per togliere gli scarichi abusivi lungo le aste torrentizie dei nostri fiumi. Fermate la monocoltura che sta distruggendo i nostri campi. Investite nella conversione dell'agricoltura verso il biologico e senza pesticidi.

Investite per il futuro! Agite ora per difendere l'ambiente! Ve lo chiede l'opinione pubblica nelle piazze di tutto il mondo!

 

martedì 6 ottobre 2020

Fridays For Future torna nelle strade e nelle piazze con un nuovo sciopero globale per il clima


 a cura di  Fridays For Future, Como

 

Venerdì 9 ottobre 2020 il movimento Fridays For Future torna nelle strade e nelle piazze di tutta Italia con un nuovo Sciopero Globale.
 
Lo facciamo per numerose motivazioni, alcune delle quali di carattere universale quali il disastro ecologico prodotto dai cambiamenti climatici, che hanno da sempre connotato le nostre lotte.
 
I motivi per scendere in piazza ovviamente non mancano neppure a livello locale, come l'assurda realizzazione della così detta "Canturina bis", avallata tra l'altro dall'ipocrisia della dirigenza del Parco delle Groane e dai partiti politici delle destre e del centrosinistra.
 
Ma la manifestazione è anche contro l'ipocrisia di Stato secondo cui l'educazione ambientale debba essere insegnata anche nelle scuole da una delle aziende più responsabili della catastrofe ambientale, come l'Eni.
 
Per questi motivi vi invitiamo a partecipare numerosi (con mascherina e distanziamento)!
 

VENERDÌ 9 OTTOBRE 2020 ALLE ORE 9.30 

IN PIAZZA VOLTA A COMO

martedì 1 settembre 2020

Ripensare le città della Brianza: il "calore urbano" si può contrastare!


Gli scorsi mesi di luglio e agosto hanno visto le nostre città soffocare da "ondate di calore". La colpa viene data al "cambiamento climatico" in corso e tale affermazione viene usata come scusa per non fare nulla a livello locale. Esperienze che altri paesi stanno sperimentando ci dicono il contrario. Facciamo nostro, nuovamente, lo storico slogan degli ambientalisti: pensare globalmente, agire localmente.

Sicuramente l'impianto di alberi ombrosi, la difesa delle superfici verdi e d'acqua (ruscelli, stagni o fontane) svolgono un ruolo centrale per combattere le ondate di calore nelle città, ma non basta!

Dobbiamo ripensare le città.

Alcuni esempi: ci sono miscele di asfalto che riscaldano le strade meno di altre, perchè non inserirle nei capitolati? Perchè non sfruttare la produzione di aria fredda dei parchi creando correnti di aria fresca che attraversano i quartieri residenziali? La città vivibile di domani combina misure innovative con elementi che rinfrescano in modo naturale
!

Niente più notti tropicali grazie all’asfalto rinfrescante
di BAFU, tratto da https://ambiente-svizzera.ch/it/innovazioni/urban-heating

Chi nelle sere d’estate attende il tram sul marciapiede o inforca la bicicletta conosce la sensazione: un caldo rovente, come in una fornace! Si tratta del cosiddetto «Urban Heating», il calore urbano, noto anche come effetto isola di calore: strade, marciapiedi e piste ciclabili coperte di asfalto scuro incamerano di giorno una quantità enorme di energia solare che rilasciano poi di notte.

Si tratta di veri e propri punti caldi che riscaldano le città costituendo così un pericolo per la popolazione. E con le temperature in continuo aumento a causa del cambiamento climatico questo problema non farà che accentuarsi.

Innovazione rinfrescante per notti canicolari: la pavimentazione stradale come condizionatore d’aria

Quasi il 20 per cento del suolo nelle città e nelle agglomerazioni è costituito da strade o marciapiedi. Si tratta di un’enorme fonte di calore. Ed è proprio su questo aspetto che, nella vicina Svizzera, fanno leva gli enti pubblici con il progetto pilota innovativo «Manti stradali freschi». L’idea di base è semplice: con una nuova miscela di asfalto chiara si intende ridurre l’effetto isola di calore e far sì che le estati in città siano caratterizzate da temperature sopportabili.

Dopo una prima serie di studi, nel giugno 2020 è iniziata la fase dei test: dodici miscele d’asfalto diverse sono state posate lungo appositi tratti a Sion (VS) e a Berna (BE). Nei prossimi mesi si esamineranno fra l’altro i risultati dell’utilizzo di manti stradali chiari, vernici chiare e asfalto con pietrisco chiaro. Oltre all’assorbimento di calore, si esamineranno anche le emissioni acustiche prodotte dall’interazione veicolo-pavimentazione. Una situazione doppiamente vantaggiosa, dato che le nuove miscele saranno anche più silenziose.

martedì 24 dicembre 2019

Il calore del Natale in Brianza

Seregno - piazza Concordia
Natale dai cieli sereni, addirittura tersi, in gran parte della regione. Solo sui monti di confine i cieli saranno nuvolosi con nevicate da sfondamento su Alta Valtellina, Valchiavenna.
Venti di fohn su milanese, varesotto, comasco, lecchese, brianza, ovest bergamasca.
Temperature massime quasi primaverili...ossia 14/15 gradi, con punte anche di 16 gradi nelle zone piu ventose.

S.Stefano cieli sereni e freddino al mattino (0-3 gradi su bassa e media pianura, 2/4 gradi nelle aree urbane e sull'alta pianura), in giornata temperature max sui 11/13 gradi.

(cb)

mercoledì 27 novembre 2019

Nel 2080 rischiamo di non avere più ghiacciai sulle nostre Alpi

Il ghiacciaio dei Forni a confronto 1890-2018
Sala piena anche per il secondo incontro della Rassegna "Il Pianeta sta bruciando!", organizzata dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”
 

Il glaciologo: “C’è poco tempo per fermare la scomparsa dei ghiacciai”

“Nel 2080 rischiamo di non avere più ghiacciai sulle nostre Alpi! Infatti i ghiacciai rischiano la scomparsa a causa dell’inquinamento prodotto dall'uomo”. È questo, in estrema sintesi, l'allarme lanciato venerdì scorso a Inverigo, in occasione del secondo appuntamento della Rassegna “Il Pianeta sta bruciando!”, organizzata dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi", in collaborazione con i comuni di Inverigo e Lurago d'Erba.


Ad ascoltare il ricercatore Roberto Sergio Azzoni, nell’incontro dal titolo “I ghiacciai stanno scomparendo", una sala consiliare gremita. Il relatore ha illustrato, anche con l'ausilio del raffronto di fotografie, i dati relativi alla progressiva riduzione dei ghiacciai, in particolare sulle nostre Alpi. Basti pensare che la superficie totale dei ghiacciai italiani era, fino a qualche decennio fa, pari alla superficie del lago di Garda; nel corso degli ultimi anni tali ghiacciai si sono ridotti per una superficie pari a quella del lago di Como. Un estremo allarme quindi, da attribuire alle attività umane, che causano le emissioni di anidride carbonica responsabili del progressivo aumento delle temperature che determinano lo scioglimento dei ghiacciai.


Inoltre il ricercatore Azzoni ha ricordato come, da studi eseguiti, sugli stessi ghiacciai è purtroppo possibile ritrovare tracce delle diverse forme di inquinamento: dai pesticidi utilizzati in agricoltura, ai contaminanti che ammorbano la nostra atmosfera, fino alle microplastiche.

In conclusione si tratta quindi, a parere del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, di invertire la rotta:  “Bisogna ridurre da subito le emissioni di CO2, abbandonando l'uso dei combustibili fossili per la produzione di energia, per il riscaldamento e per i trasporti, passando quindi alle fonti rinnovabili e in particolare all’energia solare. Solo così riusciremo a ripulire la nostra atmosfera e a evitare la scomparsa dei ghiacciai!”

giovedì 21 novembre 2019

Fridays For Future: in Lombardia è emergenza climatica e ambientale!


a cura di Fridays For Future Como

Il coordinamento di Fridays For Future Lombardia rappresentato anche dal gruppo locale di Como ha presentato nei giorni scorsi la richiesta di dichiarazione dell’emergenza climatica e ambientale agli uffici della regione. Il nostro movimento  da sempre convinto che la tutela dell’ambiente debba essere al centro dell’attuale agenda politica torna a chiedere che ogni ente all’interno delle sue competenze fissi un obiettivo di riduzione a zero delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030, ritenendo l’obiettivo di zero emissioni nel 2050 insufficiente e incoerente con uno stato di emergenza.

Il coordinamento regionale di Fridays For Future ha individuato una serie di azioni, a titolo esemplificativo e non esaustivo, che la Regione Lombardia deve porre in essere per la lotta al cambiamento climatico.

A livello del nostro territorio chiediamo a regione Lombardia e agli enti istituzionali preposti di agire nel settore dei trasporti e della mobilità sostenibile. Per questo motivo chiediamo vengano sospesi e abbandonati i progetti del secondo lotto della tangenziale di Como. Questa, infatti,  è un’opera altamente impattante su un territorio fortemente connotato sotto il profilo paesistico. Inoltre risulterebbe essere un ennesimo incentivo alla mobilità privata, altamente inquinante.

Le soluzioni per risolvere il problema del traffico esistono già. E’ necessario che il servizio di trasporto pubblico locale venga pianificato in modo ampio su tutto il territorio, garantendo agli utenti (pendolari e non solo) di muoversi con l’uso esclusivo dei mezzi pubblici. Per questo chiediamo a regione Lombardia di investire sulla ferrovia Como – Lecco che realmente può sgravare il traffico del canturino e dell’alta Brianza. Chiediamo più corse dei treni e una pianificazione migliore dell’intermodalità tra i mezzi di trasporto per garantire collegamenti con i mezzi pubblici tra le stazioni della linea e le aree limitrofe. Ricordiamo inoltre che la linea oggi non è ancora elettrificata e l’elettrificazione della stessa consentirebbe oltre alla riduzione del carico inquinante anche il prolungamento del servizio ferroviario Tilo verso Lecco. 

Altra tematica emersa nel documento è la richiesta di fermare il consumo di suolo. Viviamo in uno tra i territori più urbanizzati d’Italia, per questo è necessario porre fine alla cementificazione del territorio. Questo processo sta portando alla perdita di servizi eco sistemici, biodiversità e ambiente naturale. Riteniamo importante che regione Lombardia si adoperi per l’azzeramento del consumo di suolo in qualsiasi suo strumento di pianificazione urbanistica. Allo stesso tempo, è necessario il recupero delle numerose aree abbandonate presenti sul territorio garantendo una riconversione del patrimonio edilizio sfitto.

Per questo torneremo in piazza a manifestare. Venerdì 22 novembre dalle ore 17.00 presidieremo davanti al palazzo di Regione Lombardia con gli attivisti e le attiviste di FFF da tutta la regione.

Link all'evento: https://www.facebook.com/events/749847155483723/

Il riscaldamento globale e i ghiacciai che stanno scomparendo. Secondo incontro della Rassegna "Il Pianeta sta bruciando!", organizzata dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Dopo il successo del primo incontro della Rassegna “Il Pianeta sta bruciando!”, il prossimo appuntamento è previsto per venerdì 22 novembre alle ore 21, presso la sala consiliare di Inverigo, ed avrà per titolo “I ghiacciai stanno scomparendo”.

Relatore sarà il ricercatore Roberto Sergio Azzoni, che parlerà appunto della riduzione dei ghiacciai a causa del riscaldamento globale; anche questo secondo incontro è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, col patrocinio dei comuni di Inverigo e Lurago d’Erba.

Il ricercatore Roberto Sergio Azzoni è dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano; si occupa di glaciologia, geomorfologia glaciale e periglaciale e in particolare dell’evoluzione dei ghiacciai in risposta al cambiamento climatico.

Così il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” presenta l’appuntamento del 22 novembre a Inverigo: “Dopo il successo della serata di Lurago col climatologo Frank Raes, nel secondo incontro parleremo di uno degli effetti più diretti e infausti del riscaldamento globale, ovvero la riduzione dei ghiacciai, sia di quelli montani (a partire dalle nostre Alpi) sia delle aree polari. I ghiacciai rappresentano una riserva millenaria di acqua dolce, indispensabile per la continuazione della vita sul nostro Pianeta. La progressiva riduzione o, peggio, la scomparsa dei ghiacciai minaccia quindi la sopravvivenza della vita sulla Terra. Come in occasione del primo incontro, col pubblico vorremmo discutere anche dei possibili rimedi per creare un’inversione di tendenza del fenomeno del riscaldamento globale e della conseguente riduzione dei ghiacciai”.

L’invito alla partecipazione è esteso a tutti i cittadini, con ingresso libero. Hanno aderito alla Rassegna alcune associazioni: Le Contrade e il CAI di Inverigo, oltre al G.A.S.S. di Lurago.

N.B.: il ricercatore Azzoni sostituisce la glaciologa Guglielmina Diolaiuti, inizialmente prevista, che non potrà intervenire per impegni universitari sopraggiunti.

Cinisello Balsamo: Capire l'emergenza climatica


lunedì 11 novembre 2019

Successo per il primo incontro della Rassegna “Il Pianeta sta bruciando!”, organizzata dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Il climatologo: “Il riscaldamento globale si combatte riducendo i consumi”
 
Frank Raes a Lurago: “Spetta ai cittadini e ai governi impegnarsi contro il cambio climatico”


Sala consigliare piena a Lurago d'Erba per ascoltare il climatologo di fama mondiale Frank Raes, in occasione del primo appuntamento della Rassegna “Il Pianeta sta bruciando!”, organizzata dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, col patrocinio dei comuni di Lurago d’Erba e Inverigo.
Dopo la presentazione da parte di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambientalista, il climatologo Raes ha illustrato i dati che attestano come, da alcuni decenni, si sta verificando un netto aumento delle temperature a livello globale. Le cause sono da individuarsi sicuramente nelle attività umane e, in particolare, nel massiccio utilizzo dei combustibili fossili, che determinano l’emissione in atmosfera di ingenti quantitativi di anidride carbonica, responsabile appunto del riscaldamento globale.

Il climatologo ha quindi auspicato vengano adottati da subito interventi per la progressiva riduzione ed eliminazione delle emissioni climalteranti. Per questo servono azioni sia a livello individuale che da parte dei governi dei Paesi più industrializzati, Italia compresa.


A livello individuale occorre adottare comportamenti “virtuosi”, riducendo i consumi superflui e attraverso il riuso delle merci. Occorre poi limitare gli spostamenti in aereo o con le auto, privilegiando i trasporti pubblici; serve infine la coibentazione degli edifici per ridurre il consumo dei combustibili. Altri provvedimenti devono essere presi a livello politico, per passare gradualmente dalla produzione energetica basata sui fossili (carbone e derivati dal petrolio) alle energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico), oltre all’adozione di sistemi di economia circolare che riducano alla fonte i rifiuti; tutto questo può essere fatto anche introducendo forme di incentivo e di tassazione, sul principio del “chi inquina paga”.


Numerose le domande da parte del pubblico, a cui il climatologo Raes ha risposto anche con altri esempi su come adottare stili di vita più sobri.

Si ricorda che prossimo appuntamento della Rassegna è previsto per il 22 novembre a Inverigo ed avrà per titolo “I ghiacciai stanno scomparendo”, con la glaciologa Guglielmina Diolaiuti.