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venerdì 24 gennaio 2025

Export, consumo e ambiente: le ombre del Piano Cave comasco

Legambiente Como evidenzia le criticità del nuovo Piano Cave quinquennale, approvato dal Consiglio Regionale dopo un lungo iter iniziato nel 2022.

Provincia di Como. Macro ambiti di potenziale interesse estrattivo in relazione ai siti della Rete Natura 2000 (SIC/ZPS)

Il 4 dicembre scorso la Commissione VI Ambiente ha approvato il nuovo Piano Cave quinquennale della Provincia di Como, successivamente ratificato dal Consiglio Regionale. Un passo avanti in termini di sostenibilità rispetto ai piani precedenti, ma non mancano le criticità, come sottolinea Enzo Tiso, portavoce di Legambiente Como.

Il piano conferma otto siti estrattivi già esistenti: sette dedicati all’estrazione di sabbia e ghiaia e uno per pietre ornamentali, senza l’apertura di nuovi poli. Positiva l’attenzione al contenimento dell’impatto ambientale, con prescrizioni sul ripristino dei luoghi al termine delle attività estrattive e monitoraggi per ridurre i rischi. Secondo Tiso, il documento è stato migliorato anche grazie alle osservazioni di enti come ARPA e degli uffici regionali.

Tuttavia, per Legambiente Como, rimangono due grossi nodi irrisolti: la stima del fabbisogno di materiali e la debolezza dei controlli.

Secondo il Piano, in cinque anni serviranno 3,4 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia. Solo una piccola parte, circa 848.000 metri cubi, potrà derivare da fonti alternative come il recupero di inerti. La restante parte, oltre 2,5 milioni di metri cubi, sarà estratta come materiale vergine.

“Nonostante le sempre più frequenti emergenze idrogeologiche, si continua a costruire troppo”, sottolinea Tiso, riferendosi a infrastrutture come strade, poli logistici e centri commerciali. “Siamo ancora lontani dall’obiettivo di consumo di suolo zero. In Italia, al contrario di molti paesi europei, si fatica a ridurre il prelievo da cave e a promuovere il riutilizzo di materiali da demolizione e calcestruzzi innovativi a basso contenuto di sabbia”.

Un altro punto critico è l’esportazione. Secondo il Piano, circa 720.000 metri cubi di sabbia e ghiaia saranno destinati alla Svizzera. “Non è una novità”, spiega Tiso. “Da decenni i poli estrattivi vicino al confine soddisfano una domanda svizzera crescente. La Svizzera, più attenta di noi a preservare il proprio territorio, preferisce importare materiali piuttosto che sfruttare le proprie risorse”.

Un accordo transfrontaliero del 2015, siglato dalla Regione Lombardia, ha favorito questa dinamica: l’Italia esporta sabbia e ghiaia e importa in cambio 400.000 tonnellate di rifiuti inerti ogni anno. “Esportiamo risorse preziose, compromettendo territorio e biodiversità, per importare rifiuti di cui dobbiamo monitorare attentamente la pericolosità. È uno scambio davvero vantaggioso?”.

Grave preoccupazione desta la capacità di controllo. Il Piano non prevede un potenziamento degli organici né un coordinamento efficace tra enti come ARPA, ATS, Agenzia delle Dogane e Comuni. Alcuni siti estrattivi sono situati in aree delicate, vicine a parchi o zone protette. “Se i controlli non sono puntuali e coordinati, qualsiasi tutela rimane solo sulla carta”, avverte Tiso.

In passato, ricorda Legambiente, i controlli insufficienti hanno portato a scempi ambientali i cui danni non sono stati ancora sanati. “Senza un’efficace attività di vigilanza, rischiamo di ripetere gli stessi errori”.

Il nuovo Piano Cave della Provincia di Como rappresenta un miglioramento rispetto al passato, ma non basta. Legambiente Como chiede un cambio di passo su due fronti: ridurre il consumo di materiali vergini promuovendo soluzioni alternative e potenziare i controlli per tutelare territorio e paesaggio. “Non possiamo permetterci di continuare a devastare il nostro ambiente, soprattutto quando esistono soluzioni più sostenibili”, conclude Tiso.

giovedì 31 ottobre 2024

Audizione in Regione Lombardia: l’allarme delle associazioni ambientaliste sul Piano Cave della Provincia di Como

Estratto della Carta geologica della Provincia di Como relativo alla parte meridionale del territorio

Mercoledì 30 ottobre 2024 durante l’audizione della Commissione "Ambiente, Energia e Clima, Protezione Civile" di Regione Lombardia, Gianni Del Pero, presidente delegato del WWF Lombardia, ha presentato un contributo a nome di diverse associazioni ambientaliste del territorio. Tra queste: il Circolo Ambiente Ilaria Alpi, il Gruppo Naturalistico della Brianza, Legambiente Circolo Angelo Vassallo Como, Coordinamento per la Mobilità Sostenibile – No Canturina Bis (Fridays for Future Como), Legambiente Circolo Laura Scotti Valle Intelvi, Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, WWF Insubria e WWF Lombardia. Il contributo esprime osservazioni e proposte sul Nuovo Piano delle Attività Estrattive di Cava della provincia di Como, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla tutela ambientale.

Nel documento, le associazioni sottolineano l'importanza di aggiornare la valutazione dei fabbisogni materiali, tenendo conto delle attuali condizioni di mercato e della crescente crisi nel settore edilizio, accentuata dagli incentivi come il superbonus 110%. Le associazioni rilevano inoltre il ruolo significativo delle attività di recupero e riciclaggio dei materiali edili in provincia, che stanno fornendo materiali di qualità per il comparto edile, riducendo così la dipendenza dalle risorse estratte.

Per garantire un’autosufficienza a livello provinciale, viene evidenziata la necessità di un controllo più rigoroso sui materiali importati dall’estero, in particolare quelli provenienti dalla Svizzera. Le associazioni propongono di introdurre un obbligo di trasmissione dei documenti doganali ai vari enti competenti, al fine di monitorare i flussi transfrontalieri di materiali e ridurre il rischio di un eccessivo approvvigionamento dall’estero.

Il contributo delle associazioni invita a promuovere l’uso di materiali riciclati nei progetti di opere pubbliche, suggerendo l’inserimento negli appalti di specifiche che privilegino gli aggregati riciclati, riducendo il ricorso ai materiali di cava. Tale proposta punta a favorire un'economia circolare e a ottimizzare l’impiego di risorse sostenibili.

I poli estrattivi ATE g4 nord (nel riquadro) e ATE g4 sud

Le associazioni segnalano criticità specifiche per i poli estrattivi situati in aree sensibili, come il sito ATE g4 Colverde Faloppio, in prossimità del Parco Regionale Spina Verde e di una falda acquifera. Le associazioni richiedono che ogni sito estrattivo sia oggetto di una valutazione ambientale accurata e continuativa, che consideri fattori come l’impatto acustico, la qualità dell’aria e la protezione delle falde acquifere, a tutela della biodiversità e della salute pubblica.

Riguardo all’esportazione di inerti verso la Svizzera, le associazioni esprimono la loro netta opposizione, poiché questa pratica contravviene al principio di autosufficienza provinciale. Notano che in Svizzera l'uso di materiali da demolizione è ormai prevalente, permettendo una significativa riduzione della domanda di inerti provenienti da cave. Tale approccio dimostra la possibilità di soddisfare parte delle esigenze edilizie con materiali riciclati, favorendo una gestione delle risorse più sostenibile.

Le associazioni propongono una migliore organizzazione dei controlli, suggerendo un coordinamento tra gli enti locali (comuni, Provincia, ARPA e altri) per monitorare le attività estrattive e di recupero ambientale. Inoltre, chiedono che la Provincia organizzi corsi di formazione specifici per il personale comunale, affinché gli addetti possano svolgere con maggiore efficacia i controlli sul territorio.

Infine, le associazioni raccomandano di collegare l’attività estrattiva al rispetto del piano di recupero ambientale: qualora le attività di recupero non rispettino i cronoprogrammi previsti, dovrebbe essere interrotta l’attività estrattiva. Tale proposta mira a prevenire situazioni di recupero ambientale incompleto, responsabilizzando le imprese a rispettare le prescrizioni concordate.

In chiusura, le associazioni firmatarie hanno ribadito la necessità di un approccio sostenibile per la pianificazione delle attività estrattive, in linea con un’economia circolare e con criteri di salvaguardia ambientale e della salute pubblica.

mercoledì 26 gennaio 2011

Stralciate dal Piano cave della Provincia di Como le cave del "Mozzatese"

articolo di Manuel Sgarella - tratto da VareseNews

Il consiglio provinciale comasco ha deciso di stralciare l’impianto da quasi tre milioni di metri cubi dal piano cave. Soddisfatti amministratori e ambientalisti

La cava da estrazione a Locate Varesino non si farà più. Lo ha deciso il consiglio provinciale comasco che dopo tre giorni di seduta dedicati al piano cave provinciale, ha deciso di non approvare la realizzazione della cava da tre milioni di metri cubi che aveva destato una vera e propria sollevazione popolare. Si erano infatti detti contrati il sindaco del paese, gli ambientalisti e anche tutti i sindaci della zona. Tutti con la stessa motivazione: il territorio era già stato sfruttato abbastanza dal punto di vista cave. Il consiglio ha quindi deciso di togliere, oltre alla cava di Locate anche quella più piccola di Mozzate.

«Il Comitato per il "No alla cava di Locate Varesino" nato due anni e mezzo fa ha raggiunto l'obiettivo per cui si era battuto sin dall'inizio – spiega soddisfatto il portavoce Eugenio Maria Castiglioni -. Quale portavoce e responsabile del comitato devo ringraziare tutti quelli che ci hanno creduto e si sono dati da fare per impedire la distruzione del nostro ambiente. A Locate con questa decisione di stralciare la cava dal piano provinciale hanno vinto tutti. Ha vinto il buon senso! La salvaguardia del territorio, dell'ambiente e del paesaggio è segno di civiltà. Ora la decisione finale passa in Regione Lombardia che, se non accade qualcosa di stravolgente, dovrebbe prendere atto di quanto deciso in Provincia di Como. Dobbiamo ancora tenere alta la nostra attenzione sino alla ratifica finale».
«Grande vittoria per tutti – commenta soddisfatto il sindaco di Locate, Luca Castiglioni -. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con il gruppo Lega della Provincia che dato i suoi frutti, anche con i sindaci del territorio. Adesso terremo alta l’attenzione. Il nostro punto era di portare a casa un piano approvato dagli enti locali, non stralciare tutto. Se non si fosse impuntato il presidente della provincia e tutti gli altri non si sarebbe riusciti».

«Vogliamo esprimere la nostra gioia e la soddisfazione per questo che riteniamo un esito positivo conseguente alle nostre numerose lotte – commenta Francesca Preatoni del circolo del Seprio del Partito Democratico -. Vogliamo infatti sottolineare che insieme ai comitati Salute e Ambiente di Mozzate e No alla cava di Locate, fina dall’inizio dell’iter progettuale per il Piano Cave si era schierato contro l’apertura di nuovi poli estrattivi nelle nostre zone e a tale proposito ha organizzato diverse iniziative e presentato dettagliate osservazioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Vogliamo quindi dire a tutti i cittadini che hanno partecipato alla nostra raccolta firme che il loro contributo è stato prezioso ed è servito e ringraziamo quanti ci hanno sostenuti nella nostra battaglia e in particolare i nostri consiglieri provinciali di minoranza che ci hanno appoggiato riportando in consiglio le nostre ragioni e sostenendo con convinzione le nostre posizioni».

Foto tratta dal web

giovedì 6 gennaio 2011

Il basso comasco ha bisogno di risanamento e non di cave di sabbia...

Intervento del Comitato Mozzatese Salute a Ambiente

Il vigente Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Como è stato approvato e pubblicato sul BURL del 15 aprile 2003 e contemplava una programmazione limitata di 5 anni rispetto agli altri Piani provinciali lombardi che avevano invece una durata di 10 anni.

Quel Piano è teoricamente scaduto nel 2008 senza che la Provincia sia stata in grado di elaborare un nuovo strumento di programmazione e nonostante le prescrizioni della Regione a prolungare  a 10 anni la validità ed a reperire risorse aggiuntive “entro il termine di un anno”!

Per la prolungata inerzia della Provincia la Giunta Regionale nel 2007  emette una diffida!

Il 14 luglio 2008 con DCP n. 54 la Provincia dava il via al mancante strumento approvando le linee guida su cui agire e cioè: possibili ampliamenti delle cave esistenti, proposte di nuove aperture e cave dove vi sono proprietà comunali e  sono previste opere pubbliche.
Si è evidenziato l’elevata urbanizzazione che condiziona le localizzazioni accanto alla povertà di risorse nell’assetto geologico della Provincia e nonostante un Accordo di Programma del 1998 tra Provincia (Presidente Selva) e Comune di Mozzate (Sindaco Franchi) che impegnava la Provincia stessa a non prevedere ulteriori cavazioni (ampliamenti e nuovi siti) nei Comuni di Mozzate, Carbonate e Locate, viene proposto di reperire il 44 % del fabbisogno provinciale nel contesto del Mozzatese (5.850.000 mc. per Mozzate e 2.500.000 mc. a Locate Varesino).


Per il  “fabbisogno” del Piano cave è il Presidente della Commissione Galli ad indicare una stima di 20 milioni di mc. (2 milioni all’anno, 4 mc. di sabbia per ogni comasco).

Il 17/12/2008 viene convocata la 1° Conferenza  di Valutazione ed i nostri Comitati chiedono ai progettisti il totale rispetto delle regole per l’applicazione della V.A.S.
Nel nuovo Piano vengono proposte 2 nuove cave a Mozzate, con localizzazione diversa dalle precedenti per complessivi 2.900.000 mc., mentre la cava prevista a Locate aumenta a 2.800.000 mc.

Il 21/12/2009 viene convocata la 2° Conferenza ed i rappresentanti dei Comitati e delle forze politiche, contrari al progetto, dopo aver presentato corpose Osservazioni critiche, intervengono denunciando fortemente la pessima stesura della VAS che privilegia il fabbisogno rispetto al rispetto dell’ambiente e del territorio della zona, criticando pure alcune contro deduzioni fatte in modo distorto e senza il rispetto delle Leggi vigenti.

Nella Commissione provinciale del 3/5/2010 che discutono le Osservazioni presentate, vengono stralciate dal Piano diversi siti tra cui la mcava di Mozzate di 2.300.000 mc. per cui rimane un quantitativo complessivo  inferiore agli 11milioni di mc. di sabbia da cavare.

Il 17 maggio 2010 una sentenza del TAR Lombardia riferita al comune di Cermenate precisa che “l’Autorità competente per la VAS nell’ambito della stessa Amministrazione (..) non appare rispettosa delle normative, in quanto appare assolutamente inidonea a garantire la necessaria imparzialità dell’autorità competente rispetto a quella procedente”.
Visto pertanto che la procedura di VAS  del Piano provinciale risulterebbe viziata in quanto l’autorità procedente e competente appartengono alla stessa Amministrazione Provinciale, si è deliberato di individuare il Dirigente dell’area Ambiente della provincia di Brescia come nuova Autorità competente per la VAS del Piano cave comasco.

Il 27/5/2010 viene emesso il Decreto Regionale n. 5600, relativo alla Valutazione di Incidenza del Piano cave, che dichiara la Valutazione positiva con diverse prescrizioni.
Questo Decreto però rivela che la VAS fatta dalla Provincia di Como nell’agosto del 2009, “non fornisce nessuna analisi” tra i siti di cava previsti dal Piano e la Rete Ecologica Regionale (RER) approvata dalla Giunta Regionale il 30/12/2009.
La RER impone azioni di riequilibrio ambientale nell’ottica dello sviluppo sostenibile ed ha una triplice finalità: tutela, valorizzazione e ricostruzione attiva della naturalità e della biodiversità esistente.
Il Decreto Regionale individua il fatto che alcuni siti di cavazione sono stati previsti “internamente o in adiacenza ad elementi di primo livello della RER” e tra questi vi sono ben 3 siti di cui due a Mozzate (ATEg10 e ATEg17) ed uno a Locate (ATEg9).
Tale documento in modo incomprensibile “suggerisce lo stralcio” di uno solo dei tre siti di cavazione sopra riportati; se tutte le tre cave previste sono “interferenti con elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale” non si comprende lo stralcio di una sola.

Il 9/11/2010 viene emesso il Parere Motivato in merito alla VAS dall’autorità competente nuovo d’intesa con l’autorità procedente che decreta “parere positivo” a condizioni che si ottemperi ad alcune prescrizioni riportate ed alle prescrizioni dettate dal Decreto Regionale
sopra citato.

In questo ultimo Parere non è minimamente riportato il fatto che le tre cave previste nel Mozzatese sono “interferenti con elementi di primo livello della RER” e quindi da stralciare.

I Comitali ambientali della zona ed il Circolo locale del PD hanno proposto ai Consiglieri Provinciali diversi emendamenti al Piano Cave della Provincia di Como, in grado di ribaltare la proposta di Piano esistente e portare invece un risanamento ambientale in una zona, del basso comasco, degradata da continue politiche dissennate che hanno voluto nella nostra zona discariche di rifiuti in continuazione, ancora da bonificare ed ultimamente la Pedemontana con un’area di servizio enorme che estirpa oltre 300.000 mq di boschi creati dai fratelli Castiglioni, botanici che  nel 1700 portarono i semi dal Canada.

Per parlare di tutto ciò sabato 8 gennaio 2011 alle ore 12.00 è stata indetta una conferenza stampa presso il Comune di Locate Varesino.